10 Marzo 2011 – Pagina culturale “Il Golfo” di Domenico Di Meglio

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10 Marzo 2011 – Pagina culturale “Il Golfo” di Domenico Di Meglio

10 Marzo 2011

10 Marzo 2011 - Pagina culturale "Il Golfo" di Domenico Di Meglio
http://www.emmegiischia.com/wordpress/amici/redazione-la-nostra-isola/

Nicola Pantalone

Musicista e voce recitante del progetto
“La nostra Isola”
Antologie Poetiche a cura di

Bruno Mancini e di

Roberta Panizza

Ischia è sempre stata un riferimento per Nicola Pantalone, più volte, per ragioni di lavoro o impegni riguardanti la sua attività artistica, si è allontanato dall’isola, anche per lunghi periodi, ma è sempre rientrato, sia pure brevemente, nel luogo in cui ha trascorso i primi due decenni della sua esistenza.

Ora da tanti anni vi risiede stabilmente, e basta ascoltarlo per comprendere cosa abbia rappresentato per lui Ischia.

Si respira nelle sue parole l’orgoglio d’essere Ischitano..
Nicola, amando l’Arte in tutte le sue manifestazioni, ha aderito con entusiasmo al progetto culturale “La nostra isola” fin dal momento iniziale della sua fondazione decidendo di partecipare attivamente alle iniziative promosse dai pionieri, in particolare Bruno Mancini e Roberta Panizza, e così, nel corso di numerose manifestazioni ha letto alcuni testi poetici degli autori facenti parte delle Antologie, ritrovandosi in perfetta sintonia con il gruppo,

Un modo per rapportarsi con il mondo della poesia in maniera semplice e spontanea; chi ama la musica comprende il ritmo intrinseco delle parole, l’impatto fonetico che richiama in qualche modo un pentagramma di suoni, naturalmente.

Noi siamo orgogliosi di averlo tra noi,

e siamo certi che la costante fattiva collaborazione potrà solo arricchire il prospetto culturale e la programmazione di ogni futuro progetto.

Nicola Pantalone

La musica è stata la discreta e fedele compagna di tutta la mia esistenza, una musa intrigante, che mi ha coinvolto col suo idillio fin dall’adolescenza. Io credo sia stata lei a trovarmi, una passione quando è così forte, riesce ad avere ragione anche delle montagne che si presentano sotto le sembianze d’incertezze, timori. Così sono riuscito ad andare oltre il muro delle riserve e a mettere al rogo ogni paura che mi rendeva esitante e insicuro nelle mie scelte, prendendo semplicemente atto delle mie inclinazioni.

Così esordisce Nicola Pantalone, musicista ischitano che si è lasciato travolgere dalla musica seguendo la sua inclinazione anche nei momenti meno favorevoli della vita. Le prime note risalgono all’epoca in cui aveva solo 16 anni; con alcuni amici fondò un gruppo ad Ischia nel quale svolse il ruolo di batterista.

Nicola Pantalone, alla batteria, suona per Mina con il suo complesso “I diavoli”
Lo strumento era congeniale al suo desiderio di abbattere la cortina d’introversione e riservatezza; il suo essere schivo lo induceva infatti a blindare le porte di un animo piuttosto chiuso.
Seguire il richiamo della musica era stato come aprire la porta di quel sé riottoso, e consegnare la chiave.

Il passaggio fu forse conflittuale, ma la passione, come un benevolo Caronte, riuscì a condurlo nell’altra sponda, esorcizzando lentamente gli angoli oscuri di una personalità ancora in via di formazione.

Si trattava delle prime esperienze, ed egli sostiene d’essersi avvalso del supporto del pubblico che ascoltava con interesse le esibizioni del gruppo, musicisti imberbi come lui. In definitiva egli ritiene che questo primo tracciato sia stato simile ad un solco che ha delineato le fondamenta di tutta la sua attività artistica.

Nicola Pantalone al centro tra Bruno Mancini (alla sua destra), il chitarrista Enrico Roja (alla sua sinistra) e Franco Esposito accovacciato

“Non puoi essere musicista senza il supporto delle persone che ti stanno intorno – sostiene Nicola – neppure ai massimi livelli.”

In seguito, ancora giovanissimo, fu ingaggiato da un gruppo musicale di Procida, in qualità di chitarrista, e fu un ulteriore passo avanti in termini di esperienza, continuò in gruppo fino al ’68. Poi proseguì da solo, esibendosi in tavernette, proponendo le più famose canzoni napoletane dell’epoca, come ‘O surdato innamorato e altre in voga in quegli anni.

Finché prese atto che tra il pubblico c’erano tanti turisti tedeschi, i quali privilegiavano lo Swing americano, e pertanto Sinatra entrò nel suo repertorio in maniera naturale, si trattò solo d’interpretare i gusti e le richieste del pubblico che ogni sera si assiepava davanti a lui.

Dopo alcuni anni si trasferì a Milano, durante il giorno lavorava per una casa editrice, mentre la sera suonava la chitarra in qualche locale della città.

Nicola racconta che una sera si trovava a Bergamo e doveva rientrare a Milano per un appuntamento in Piazza Fontana, arrivò in ritardo… e fu solo un misterioso atto di grazia del destino, il quale, per ragioni che non ci competono, agisce sempre a nostra insaputa e decide il corso degli eventi.

Grazie a quel ritardo si salvò dalla strage, avvenuta proprio in quelle ore, ossia quando Nicola avrebbe dovuto essere presente.

Ogni parola in queste circostanze diventa inopportuna, retorica direi.

A Milano s’impegnò in un progetto che non andò a buon fine, l’intento era quello di formare una società di marketing, che avrebbe dovuto vendere articoli per corrispondenza, ma il periodo non fu particolarmente favorevole per iniziative economiche di quel genere.

Decise pertanto di rientrare ad Ischia. Nell’isola firmò un impegno con l’hotel Excelsior, per suonare durante l’estate.

Arrivò in quei mesi anche il risultato di un colloquio svoltosi mesi prima a Milano, per un lavoro di tipo amministrativo. Fu così informato di essere stato assunto in qualità di direttore amministrativo de “Il piccolo teatro di Milano”.

Nicola Pantalone e Pippo Baudo

Declinò l’incarico.

“E il bello è che non mi sono mai pentito” – aggiunge Nicola.

Aveva già firmato un impegno con l’Excelsior ed egli si considera per natura uomo leale, così continuò a suonare nell’isola senza tanti patemi d’animo.

Frattanto nel ’71 si sposò, e l’anno seguente nacque il primo figlio.

La sua attività di musicista lo portò proprio nel corso di quei mesi a Monaco di Baviera; suonava la chitarra in un locale dalle nove di sera fino alle tre del mattino, senza microfono o altri supporti tecnici. Era tuttavia ben retribuito e si muoveva in taxi per ogni esigenza, cominciando intanto ad apprendere i primi rudimenti della lingua tedesca.

La sera andava ad ascoltarlo un signore distinto e attento alla musica che suonava. Un giorno gli chiese di fargli visita, non sospettava chi fosse e quale attività svolgesse. Si chiamava Bert Grund, ed era direttore nell’orchestra classica della Radio Nazionale Bavarese..

Nicola rimase interdetto, certo sorpreso. Lo condusse nella cabina di regia, mentre si svolgevano delle registrazioni.

A questo punto pensò che il tedesco lo stesse mettendo in qualche modo a disagio e gli chiese: “Senti.. perché mi hai condotto qui?”

E quegli rispose con aria irreprensibile: “Vedi… questi musicisti non sbaglierebbero una nota, e sono sinergicamente perfetti, io vengo ad ascoltarti per sentire il colore della tua musica…”

Da restare senza uno spicciolo in tasca!

Con una semplice sinestesia gli aveva lasciato intendere che la sua chitarra produceva suoni solari, che poi hanno sempre affascinato i tedeschi.

Propose a Nicola la registrazione di qualche pezzo musicale, ed egli pensò alle commedie dei De Filippo, a quella musica tutta partenopea.

Stava entrando a far parte di un contesto artistico serio e importante, volle dunque condividere quel momento con la moglie.

Dopo la telefonata si ritrovò in una frontiera, sul limite di una scelta che condizionò gli sviluppi di un incontro forse decisivo per la sua carriera artistica.

La moglie lo obbligò a scegliere: la famiglia o la musica.

“Quelle due” si guardavano “in cagnesco”, una era di troppo all’altra.

E così Nicola scelse la famiglia, aveva un figlio di soli 7 mesi e sentì in quel momento tutta la responsabilità di un bambino da crescere.
Tornò ancora ad Ischia, malgrado i rimpianti.

Poco dopo partecipò ad un concorso a Milano, di tipo amministrativo, e lo vinse.

Fu destinato a Como, città nella quale risiedette con la famiglia per circa 15 anni. Non gratificato dall’attività burocratica dell’ufficio, continuava imperterrito a suonare in qualche locale, per dimenticare lo squallore delle giornate “costrette” in una stanza grigia, senza prospettive.

Si sentiva in un limbo, talora in catene, era insomma un sistema di vita che non apparteneva alla sua indole libera e agli orientamenti che intendeva dare al futuro. Il maestro di musica incontrato a Monaco lo rintracciò e gli propose di suonare in qualche locale della Svizzera, e così cominciò a suonare a Lugano e dintorni, cercando di conciliare impegni musicali e famiglia, con orari quasi impossibili da gestire, ma la musica chiamava, ed egli le aveva giurato tacita fedeltà anche nell’impossibile.

Suonò in quegli anni ad Amburgo, Losanna, Montreux, Zurigo.

I figli erano cresciuti, ne aveva due ormai, e studiavano con risultati brillanti, rendendo orgoglioso Nicola e incentivando il suo desiderio di offrire loro il meglio.

Un giorno – racconta – venne mio figlio dalla Bocconi a trovarmi in Svizzera, vide la suite dell’albergo in cui mi trovavo e ne fu alquanto colpito. “Mi chiedo come fai poi a tornare alla normalità, papà, con la semplicità che conosciamo…” Nicola non ha dimenticato, e oggi che i figli dopo i loro studi si sono realizzati nel lavoro (uno è diventato fotografo di successo, sempre in giro per il mondo, e l’altro dirigente d’azienda), ne sorride.

Dopo la sua frenetica attività musicale in tante città Europee, risolse di rientrare ancora una volta, definitivamente, ad Ischia con la famiglia. Decisivo fu un incidente che poteva avere conseguenze tragiche, ma rimase incolume, e tuttavia con una coscienza più razionale.

La sua vita era stata al limite delle risorse fisiche e psicologiche, la passione per la musica bruciava ogni istanza della ragione, del buon senso, ma lasciava il suo entusiasmo immune, incombusto.
Sono questi i momenti in cui si rischia di perdere le redini di se stessi.

D – Nicola, cosa ha rappresentato la musica nel corso della tua esistenza, prova a dirlo in una frase.
R – La musica è stata la luce della mia esistenza.

D – Se dovessi esprimere un parere su chi ha meglio interpretato te stesso.. la vita o la musica… cosa risponderesti?
R – La musica è stata la colonna sonora della mia vita, se dovessi fare un resoconto, direi che il disavanzo è stato sempre positivo; ogni esistenza ha la sua partita doppia, io in fin dei conti ho un animo inesorabilmente romantico, per non perdere nessuno dei valori ai quali ho sempre tenuto, ho cercato di ‘raggirare’ il destino tenendo il piede in più staffe, preservando la famiglia e non rinunciando mai alla musica. Oggi il bilancio è sempre attivo, e dietro le spalle ho una strada con pochi sassi, ossia rimpianti, che tormentano la mia memoria.

Virginia Murru

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