Per Aurora volume terzo di Bruno Mancini

Per Aurora volume terzo

Racconti
Così o come
La sesta firma

Per Aurora volume terzo – Così o come – AUDIOLIBRO Mencarini

PER AURORA VOLUME TERZO – COSI’ O COME – LA SESTA FIRMA

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COSI’ O COME

-Un racconto

Per Aurora vol.3

QUANDO UNO SQUILLO

Capitolo primo

Per Aurora volume terzo – Così o come – AUDIOLIBRO Mencarini
Avevo da poco terminato di scrivere le pagine che avete letto, e mi accingevo ad un primo approccio con il capitolo cinque ancora vuoto quando uno squillo, dallo strano sapore di mandorle o nocciole tostate e zucchero nasprato, fece sobbalzare, non solo il segnale d’avviso del mio videotelefono, non solo i pesciolini rossi nella boccia trasparente casualmente aderente all’appoggio rumoroso e traballante (per loro fu quasi un terre-mare-aria moto secondo la teoria fisica della propagazione delle onde nei liquidi), non solo gli occhiali sul mio naso per il repentino movimento della testa, e la bionda schiuma di birra commerciale versata distrattamente nel bicchiere arrotondato a forma di bocca di vulcano spento, e poi la lunga scia di fogli sparpagliati sovrapposti disordinati in equilibri provvisori ed instabili, e la cenere della sigaretta che stringevo tra i denti per il tiro tiraccio tirone tiretto finale, ma, se volessi dire tutta la verità, dovrei aggiungere particolari perfino sulla rottura sobbalzo sballottamento scatenamento giramento girotondo di… parti basse del mio ventre, mentre, invece, mi voglio limitare ad affermare che quello squillo, la cui provenienza avevo identificato sul minuscolo schermo tecnologico luminoso, creava un potente sbarramento per ogni via di fuga della mia solitudine notturna.


Cercavo di distrarmi, quantunque l’aggeggio continuasse a vibrare, squillare, tormentare i pesciolini rossi, con un forte odore di odissea nello spazio intriso di sfumature all’incenso e vino cotto tanto invadente che, insinuandosi nei lobi auricolari, attraversava incudini e martelli per biforcarsi maleficamente (i miei amici Indiani chiamavano l’uomo bianco lingua biforcuta) tra una papilla gustativa spugnata di birra popolare ed un pigmento olfattivo catramato nicotinizzato bruciacchiato.

Ero stanco, avevo martoriato mortificato martellato per ore lo strumento della mia incapacità, della mia disperazione, del mio sublime aver voluto: il sassofono tenore di marca Orsi ed ancia selezionata in faticosi esperimenti.

Ero suonato, per l’accesso intermittente ininterrotto intenso alla cassetta caverna cassaforte caveau del grosso stipone stipato nell’angolo dietro la porta della cucina: silenzioso bianco latte frigorifero custode delle mie birre popolari.

Ero nel panico per mancanza di appigli appoggi appelli, apriti Sesamo, a chi mi rivolgo, aprimi Sesamo aprimi uno spiraglio speranza abbaglio, per la matita spuntata nell’ultima riga.

E lui suonava!

Mi correggo.

Correggo la frase plebea.

E lui suonava, significa che un lui, quindi un individuo di sesso maschile usava uno strumento adatto a produrre piacevoli onde sonore ecc, in vero io volevo dire che lui, il telefono, esso, continuava ad emettere vibrazioni sgradevoli sgradite sgraziate, grazie.

Lui, esso, squillava, e la curiosità, onde scoprirne il motivo, sculettava per
sedurre indurre il pigro indolente rotore del mio sistema ad attivare…

Titolo: Per Aurora volume terzo

codice 003

Titolo: Per Aurora volume terzo

Dettagli del prodotto

Stampato: 166 pagine, 6″ x 9″, rilegatura termica rilegatura, 60#
crema carta per l’interno, B/N inchiostro per l’interno , 100# bianco carta per
l’esterno, in quadricromia inchiostro per l’esterno

Editore: Bruno Mancini

Copyright: ©2006 M.G.s.a.s.
Standard Copyright License

Lingua: Italian

Paese: Italy

Edizione: primo

Versione: 2

Autore: Bruno Mancini

Only you
Sbarcato nella melma appiccicosa
– chiara di sotto
negra di sopra -,
il rude tocco del mio felino uccello
– gelido capo
ardente impulso -,
sbatacchia testicoli sui bordi
ancora gonfi
degli altrui piaceri.

—°°°—°°—

Sbalzando da scanni e mausolei
– bari di scienze
cavalieri neri -,
confuse fra dilemmi
– teorica arte
concreto
sesso -,
le sfere strofinano peletti
sull’indecente reticolo
di fraudolente ossessioni.

—°°°—°°°

Sbattuti nella parola merda
– gli occhi
i fiati -,
ancora più lontana dai miei sogni
– paure adulte
certezze affumicate -,
sboccata sarà la mia poesia del cazzo:
“Only you
only you”.

—°°°—°°°

Sfatate oniriche memorie
– l’autunno è pronto
tra buriane d’agosto -,
strusciando sul petalo il pistillo
– mai più
mai prima -,
sparuti segni
decorerò sul tuo profilo<
con lacche di gerani selvatici.

Per Aurora volume terzo

 COSI’ O COME

-Un racconto

Parte prima

BOZZETTO ISCHITANO

Capitolo terzo

C’era una volta ed ora non c’è più, è una espressione di dolore dissimulato, la maniera atavica di considerare una perdita, qualsiasi essa sia stata, al pari di un accadimento ineluttabile, una forza del destino, una scelta divina, a secondo delle diverse dottrine alle quali ci si voglia rapportare.

C’era una volta ed ora non c’è più, è comunque una frase meno sferzante e dolorosa di: c’erano una volta ed ora non ci sono più.

Meno sotto tutti gli aspetti: quantità, certezze, valori.

Non sempre è possibile accertare, per singoli eventi, quanti siano stati coloro che “C’erano!”.

Nel tentativo d’identificare chi o cosa valga l’affetto che gli dedichiamo, e ne sia degno fino al punto da meritare l’inserimento nel nostro personale elenco speciale dei “C’erano!”, dobbiamo ricostruire molte difficili certezze.

Non sono certo che esista, per ogni situazione, uno specifico sistema adatto a farmi assegnare valore alle univoche diversità, nel caso in cui esse rappresentino i tanti o tante che “C’erano!”

“Così o come”: così trama e dubbio (sempre lui), o come da rivolo a torrente, il mio segreto addio saluta le PINETE D’ISCHIA.

C’erano.

Grazie ai miei amici ed ai miei nemici, se mai ne ho avuti degli uni e/o degli altri, le PINETE D’ISCHIA non ci sono più.

Per Aurora volume terzo

COSI’ O COME

-Un racconto

Parte terza

FERMATE IL TEMPO

Capitolo primo

Seguendo Petrus mi preparavo alla spiacevole eventualità di aprire la porta su una scena differente da quella del mio ricordo.

Con cautela, con la discrezione di chi non intendeva disturbare, mossi, lentamente, la maniglia, e spinsi.

Nulla era diverso. Nulla. Quasi si fosse trattato di un’antica scultura.

Il pianoforte, le luci, il lampadario, le piccole anse ricavate sul lato del banco
bar, le rustiche grotte dei desideri con al centro la chitarra rossa di Elvis,
i trecento quasi invisibili ciondoli tra i rami di una ginestra (ginestra,
fiore amato dalla mia donna) che io, anni prima, avevo interpretato come
ricordi di melodie assimilate in altri luoghi ed in altri tempi.

La fantasia della fantasia.

Le più belle scelte, messe in ordine dalla più eccentrica stravaganza.

Al centro del soffitto l’antico lampadario a cinquanta bracci, di una mescola ottenuta con sabbia e petrolio, ancora troneggiava, aprendo la porta, riflesso nello stesso specchio, irregolare, ambrato.

Gigantesco padrone assoluto dell’intera parete frontale, continuava a sbalordirmi come la prima volta.

I due amici che mi stavano aspettando, due cari compagni, non si erano accorti del mio ingresso e più innamorati di mai, nella naturalezza del tenero sentimento che li univa, seguitavano a creare atmosfere musicali difficili da dimenticare.

Lui, con l’immancabile ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) al bavero, e lei con l’identico ventaglio giapponese che aveva nel giorno del loro
ricongiungimento.

Per me, erano stati la mia Anima e il mio Cervello.

Ebbi forte la tentazione di effettuare un balzo ed abbracciarli con un simpatico
effetto sorpresa.

Tutto ciò durò solo qualche attimo, poiché all’improvviso, guardando la mia figura nell’immenso specchio, ebbi un sussulto.

Only you 2

Per Aurora vol.3 Bruno Mancini QUANDO UNO SQUILLO Così o come - Avevo da poco terminato di scrivere le pagine che avete letto, e mi accingevo a

Only you 2

Sbattuti
nella parola merda


gli occhi

i fiati -,

ancora
più lontana dai miei sogni


paure adulte

certezze
affumicate -,

sboccata
sarà la mia poesia del cazzo:

“Only you

only you”.

 

—°°°—°°°

LA SESTA FIRMA
Capitolo terzo

Troncai di botto elucubrazioni e sotto insiemi di pensieri, ansiti interiori per timorosi accumuli d’indecenti indecisioni e contrapposte mature certezze mai esaminate con compiutezza, virtuose virtù precipitate in una quotidianità brutalmente anonima e…uscii.

Uscii.

Non mi mossi in cerca di avventure.

Non avevo deciso di costruire la notte più bella della mia esistenza.

Ai miei passi mancava l’intenzione di reiterare assalti a Ciccioline con poche pretese ed illimitate dedizioni. Né tanto meno, la cadenza monotona dell’andatura mi spingeva verso l’alcova di qualche indimenticabile gheiscia trasferita nella mia isola dalle fantasticherie, finanche eccessive e perverse ma giammai sguaiate, disseminate
tra le balere notturne nell’arrendevole Budapest degli anni ottanta.

Le notti senza stelle delle mie peregrinazioni epicuree!

Neppure volevo mortificare i teneri boccioli, o forse solo appendici irrilevanti, che piccoli corpi anonimi offrivano entro bettole, di facili identificazioni per le insegne con gli ideogrammi del lontano oriente, affogate nei fumi e nella coca…

La radio avanza sulle curve magnetiche.
Nel suo frantoio
spirano avanzi
innominabili
di belle speranze.
Nessun arpeggio interrompe la macina.
Stritolata
sporca poesia mi imbratta.

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