Kenro Izu allo Spazio Damiani a Bologna con la mostra “Seduction”

L’artista giapponese è in mostra  dal 22 marzo 2019 nello Spazio Damiani con i suoi scatti che vanno oltre la realtà per restituire Immagini in cui l’ombra crea espansioni di corpi e oggetti

Dall’interesse per i luoghi sacri delle grandi antiche civiltà  a quello per le persone ai margini della società in particolare quella indiana, fino al richiamo per PompeiKENRO IZU attraverso la fotografia ha restituito aspetti della storia dell’uomo con sguardo attento e partecipe cogliendo quel senso di rinascita e smarrimento e quelle luci e ombre che attraversano l’esistenza. Allo stesso tempo anche lo studio della natura morta lo porta ad una interpretazione nuova del soggetto di cui cattura l’essenza spirituale insita nei corpi e negli stessi oggetti.

Nato ad Osaka in Giappone nel 1949, KENRO IZU si è formato a Tokyo alla Art at Nippon University, scegliendo poi di trasferirsi a New York nel 1974 dove attualmente vive e lavora.

Kenro Izul esposizione “Seduction”, Spazio Damiani, Bologna

A questo protagonista della fotografia contemporanea, le cui opere sono state esposte in diverse gallerie dall’Asia all’ Europa agli Stati Uniti tra cui: il Rubin Museum of Art di New York, l’Arthur M. Sackler Gallery di Washington, il Kiyosato Photographic Art Museum in Giappone, la Serindia Gallery di Bangkok e la Galleria Forma a Milano, è dedicata l’esposizione “SEDUCTION” presso lo Spazio Damiani a Bologna. La personale del fotografo giapponese, che inaugura il 22 marzo 2019 alle 18.30, aperta fino al 31 luglio, presenta 15 scatti della serie “Still Life” realizzati da Kenro Izu tra il 1991 e il 2017, in cui il concetto di ombra viene valorizzato in quanto fenomeno che restituisce un nuovo modo di osservare l’oggetto, i corpi e lo spazio dove essi si collocano ed inseriscono.

Si tratta di fotografie dai soggetti eleganti e raffinati prese dalle quattro sezioni in cui si articola la serie: Flora, Body, Blue e Orchard. Si procede da soggetti quali fiori, frutta e corpi umani cui viene restituita una nuova visione, a composizioni di oggetti dal sapore metafisico, per poi passare all’omaggio a Picasso del periodo blu con due cianotipie tratte dalla sezione Blue. Le forme astratte del corpo femminile, grazie a questa tecnica della cianotipia su platino sviluppata dal fotografo, emergono dal colore blu e dalle ombre profonde del platino.

Il suo lento processo creativo nello svelare l’essenza spirituale di corpi e oggetti, lo porta a rendere palese un atto di seduzione tra l’artista stesso e il soggetto osservato, Dalla cultura tradizionale giapponese egli riprende il fenomeno delle ombre che al pari della luce, definiscono i corpi, gli oggetti e gli spazi assumendo un valore positivo rispetto a quanto ritenuto nella cultura occidentale.

Viene utilizzata per tredici fotografie la tecnica di stampa al palladio, la più raffinata delle tecniche di stampa in bianco e nero attraverso cui le immagini presentano una vasta ampiezza nelle sfumature, dando valore alla resa del gioco di luci e ombre.

Il suo primo accostamento alla fotografia digitale avviene con la serie “ Requiem”  che fa riferimento alla vicenda della città di Pompei quasi duemila anni fa distrutta dall’eruzione del Vesuvio.

A seguito del viaggio in Cambogia nel 1993 in cui constata le condizioni di estrema povertà della popolazione con molte carenze nel sistema sanitario, si decide a fondare un’associazione no-profit, Friends Without A Border (Friends). per dare vita in Cambogia a Siem Reap, all’ospedale pediatrico Angkor Hospital for Children (AHC), che da allora ha curato oltre un milione e seicentomila bambini. Inoltre nel 2015 ha fondato un secondo ospedale pediatrico a Luang Prabang, in Laos, il Lao Friends Hospital for Children (LFHC).

Diversi i volumi da lui pubblicati tra cui “Sacred Places” (Arena Editions), “Bhutan sacred within” (Nazraeli), “Teritories of Spirits” (Skira Books), “Eternal Light (Steidle)”, “Seduction” (Damiani).

Numerosi anche i premi e riconoscimenti ricevuti tra cui: il National Endowment for Arts, il New York Foundation for Arts e la Guggenheim Fellowship.

Silvana Lazzarino

 

KENRO IZU

“Seduction”

Spazio Damiani,

Via dello Scalo 3/2 abc, Bologna

Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 18.00, il venerdì dalle 9.00 alle 16.30,

Inaugurazione venerdì 22 marzo 2019 ore 18.30

Dal 22 marzo al 31 luglio 2019

 

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Ciro Borrelli e il libro “Peppino De Filippo tra palcoscenico e cinepresa”

Il saggio dello scrittore napoletano intende restituire il giusto riconoscimento a questo grande artista poliedrico e versatile tra teatro e cinema.

La presentazione a Roma alla Libreria “Hora Felix” in Via Reggio Emilia, il 23 marzo 2019

Spesso considerato secondo al fratello Eduardo, in realtà Peppino De Filippo (Napoli 1903-Roma 1980) tra i più importanti e apprezzati comici italiani, attraverso il suo personaggio sulla scena, ha saputo mostrarsi unico, sempre in perfetta sintonia con il partner. Il successo di una rappresentazione teatrale, e anche cinematografica spesso era dovuto alla capacità della “spalla” di condurre l’attore principale a dare il meglio di sé in scena. Il suo essere stata la “spalla” perfetta per attori come Eduardo e  Totò ha contribuito in qualche modo alla loro fama e popolarità.

Peppino De Filippo, però, è stato un personaggio completo: grande attore di teatro e di cinema, novelliere e disegnatore, poeta e canzoniere, inoltre ha scritto circa cinquanta opere tra commedie e farse. Insieme a Totò formò una delle coppie più acclamate del cinema italiano dando vita a film di grande successo tra cui “La banda degli onesti” e “Totò Peppino e la…. malafemmina”.

A ripercorrere la sua vita di uomo e attore, tra contesto familiare e teatro spesso intrecciati tra loro, dando spazio ad opere teatrali mai rappresentate in cui spicca la sua bravura, unitamente a testi critici e pubblicazioni sul suo conto, è lo scrittore napoletano Ciro Borrelli con il saggio Peppino De Filippo, Tra palcoscenico e cinepresa” edito da Kairòs (2017) che sarà presentato a Roma il 23 marzo 2019 alla Libreria Caffè Letterario “Hora Felix” in Via Reggio Emilia, 89 alle 18.00.

A moderare l’incontro sarà Maria Rizzi, presidente Iplac, relatori Roberto De Luca e Laila Scorcelletti,, mentre le letture saranno a cura di Loredana D’Alfonso eccellente scrittrice di gialli e racconti.

L’autore Ciro Borrelli, che parallelamente al lavoro come impiegato pubblico, coltiva la sua grande passione per il teatro, il cinema, la musica e lo sport all’aperto, con questo saggio ha voluto non solo render omaggio ad un grandissimo attore teatrale del secolo scorso, ma in particolare restituirgli il giusto merito.

Suddiviso in sette parti il libro, partendo dalla biografia di questo personaggio dalla innata capacità di intuire le esigenze del suo partner durante la rappresentazione, e soffermandosi sul rapporto che egli ebbe non solo in scena con i fratelli Eduardo e Titina con cui fondò nel 1931 la Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo, da cui si separò nel 1944, restituisce una figura dalla grande sensibilità e personalità scenica.

Viene trattata anche la maschera di Pappagone da lui inventata per la televisione che da personaggio di intrattenimento era divenuto una sorta di divo dello spettacolo, un eroe amato dai bambini. Non mancano pensieri e ricordi su di lui riportati nel volume grazie alle interviste fatte a personaggi che lo hanno conosciuto e con cui ha lavorato .

Nel libro si parla anche di cinque pellicole, poco conosciute, dove Peppino è protagonista e non spalla: come “Un giorno in pretura”, “Ferdinando I re di Napoli” e  “Arrangiatevi” a testimoniare la sua versatilità e bravura; e poi spazio ad altre opere non note quali: “Cupido scherza e spazza” (1931), “Un povero ragazzo del 1936” e “Le metamorfosi di un suonatore ambulante” (1956) che segnò il suo trionfo a Parigi, Praga, Londra e Mosca. Una figura quella di Peppino De Filippo da rivalutare e riscoprire.

Silvana Lazzarino

 

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Francesca Di Sarno, “Emo-Azioni-Amo-Ci”: Emozioni e Relazioni

Counselor olistico, Thetahealer e Formatrice Crescita Personale, Francesca Di Sarno presenta a Roma due percorsi dedicati al viaggio interiore nel mondo delle Emozioni

Affascinata dal mondo della Psicologia e della Spiritualità, ma anche  dell’Arte, dal Teatro e da tutto quello che include autoconoscenza FRANCESCA DI SARNO Counselor olistico, Thetahealer e Formatrice Crescita Personale, ha acquisito sempre più la convinzione di quanto sia fondamentale entrare in contatto con le proprie emozioni per poterle riconoscere e comunicare, aprendosi così ad un vero rapporto con gli altri senza sovrastrutture, liberi da quei  condizionamenti che questa società sembra imporre sempre di più.

Approdata al mondo del Counseling si è interessata anche di Bioenergetica, Psicosomatica, Meta-Medicina, Antroposofia di Rudolf Steiner e della pratica sciamanica-animistica del Mantra Madre diffusa da Selene Calloni Williams. Attraverso il suo lavoro di counselor olistico, formatrice nell’ambito della crescita personale, intende guidare le persone verso una maggiore consapevolezza su come riconoscere e gestire le proprie emozioni, svincolati da limitazioni e dipendenze.

  “Serata SIAF” incontro dedicato alle emozioni “Emo-Azioni-Amo-Ci” il 21 marzo 2019 a Roma Galleria Sallustiana

Il prossimo 21 marzo 2019 Francesca Di Sarno in occasione della manifestazione “Serate SIAF” presso la Galleria Sallustiana Art Today di Roma (Via Sallustiana 27 A) terrà un incontro dedicato alle emozioni “Emo-Azioni-Amo-Ci” dalle 18.30 alle 21.00. Si tratta di un incontro esperienziale nell’ambito della Crescita Personale per entrare in contatto con le proprie emozioni e scoprire quanto la loro conoscenza e gestione consenta una migliore qualità di vita, accrescendo la relazione con sé e gli altri.

Per quanti parteciperanno all’intera serata verranno rilasciati 3 crediti formativi ECP per l’aggiornamento di Counselor, Operatori Olistici e altri professionisti del settore. Per informazioni e prenotazioni contattare il 340/58.88.027 o scrivere a info@francescadisarno.it

Percorso su emozioni e relazioni “Emo-Azioni-Amo-Ci” dal 30 marzo a Roma presso l’Ass. “L’IncontroèQui”

Da non perdere inoltre l’appuntamento che Francesca Di Sarno dedica al ciclo di incontri da lei ideato,  “EMO-AZIONIAMO-CI” formato da 5 workshop teorici esperienziali, sulle emozioni e relazioni nell’ambito della crescita personale, che si svolgerà a Roma a partire dal 30 marzo 2019 – primo incontro – (dalle 15.00 alle 18.00) al 6 luglio, presso l’Associazione “L’IncontroèQui” in Via Nicola Festa 13, zona Bufalotta.

In questo primo workshop intitolato “CONTATTIAMO LE NOSTRE EMOZIONI“, Francesca Di Sarno affronterà la complessità del mondo emozionale, e come le stesse emozioni influiscano sulle proprie scelte non sempre consapevoli. In particolare si esamineranno i diversi tipi di emozioni e si entrerà in contatto con esse, percependole nel corpo. All’interno di questo ciclo di Workshop, “EMO-AZIONI-AMO-CI”, si entrerà in contatto con le proprie emozioni, si conosceranno le ragnatele invischianti e le sabbie mobili risucchianti che trattengono l’individuo dall’esprimere il proprio potenziale per attivare in sé un processo di conoscenza e di riconoscimento del proprio valore. Questo al fine di sviluppare autostima, risvegliare il proprio potere personale, migliorare la propria capacità di prendere decisioni. Questo percorso mira a stimolare i partecipanti a prendersi la responsabilità sia delle proprie emozioni, imparandole a gestire, sia delle proprie scelte, migliorando la propria qualità di vita e creando una relazione d amore e rispetto per sé e gli altri.

Per giungere ad una piena consapevolezza nelle scelte e nel costruire relazioni armoniche sono necessarie l’ascolto, l’accoglienza, ma il primo ascolto deve avvenire dentro se stessi riscoprendo e riconoscendo le emozioni.

Si può scegliere di frequentare sia i workshop di maggiore interesse, sia l’intero percorso.A seguito dell’intero percorso saranno rilasciati 22.5 crediti formativi ECP per l’aggiornamento di Counselor, Operatori Olistici e altri professionisti del Benessere. Questi professionisti, oltre ad accrescere le loro conoscenze e migliorare la loro qualità di vita, acquisiranno tecniche utili per espandere la loro intelligenza emotiva e divenire sempre più empatici, accoglienti e intuitivi verso i propri clienti.

Questo ciclo di cinque workshop è inoltre utile anche a chi è interessato a questi argomenti per la propria crescita personale per innalzare la propria conoscenza e consapevolezza e per migliorare la relazione con sé e gli altri. Viene utilizzato per la conduzione dei cinque workshop un approccio olistico integrato che si avvale di diverse tecniche, quali la visualizzazione guidata e strumenti di mediazione artistica come il teatro, la musica, la scrittura creativa.

Il percorso prevede i seguenti incontri:

– 30 Marzo h 15-18 “Contattiamo le nostre emozioni”

– 6 Aprile h 15-18 “Libera-mente, libero cuore, libero te”

– 18 Maggio h 15-18 “Guarire le Ferite dell’Anima”

– 15 Giugno h 15-18 “Cosa si nasconde dietro la maschera?”

– 6 Luglio h 15-18 “Risveglia il tuo potere personale”

Per informazioni e iscrizioni si prega di contattare entro il 28/3 il numero 340/5888027 o scrivere a info@francescadisarno.it

Silvana Lazzarino

 

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Il Dispari 20190107 – Redazione culturale Il Dispari 20190107 ADRIANA IFTIMIE CEROLI: presentazione ed intervista esclusiva per DILA a cura di Silvana Lazzarino. Coraggio, determinazione, profonda sensibilità e un’innata curiosità

ADRIANA IFTIMIE CEROLI: presentazione ed intervista esclusiva per DILA a cura di Silvana Lazzarino.

Coraggio, determinazione, profonda sensibilità e un’innata curiosità sono state le motivazioni principali che hanno accompagnato Adriana Iftimie, scrittrice e poetessa bella, colta, sensibile, amante della letteratura e della poesia.

Nata in Romania, Adriana nel suo percorso di bambina, giovane donna e madre ha saputo cogliere gli aspetti positivi della vita nonostante la sua infanzia e adolescenza siano state dolorose e difficili per la critica situazione familiare e l’atmosfera del regime.
Sotto il regime di Ceausescu ha dovuto trovare in se stessa quella forza ed energia per fare di ogni suo giorno un’opportunità per essere felice.

Curiosa da sempre, fin da piccolissima a farle compagnia non erano giocattoli e bambole, bensì i libri della libreria del padre tra i quali Proust, Schopenhauer e Zola.

Così già a 4- 5 anni riusciva a leggere testi di letteratura e filosofia con cui trascorreva molti pomeriggi.

Lo studio è stato importante per la sua formazione culturale e personale: attenta e interessata ai vari argomenti che apprendeva a scuola, Adriana si mostrava molto portata per le diverse materie fin dalle elementari quando ha scoperto una particolare predisposizione per la poesia con cui dare vita alle proprie emozioni e stati d’animo.
A sei anni ha scritto la sua prima poesia intitolata “Il cuore è una foglia”.

Caduto il regime, espatria, e dopo diversi spostamenti, incontri ed esperienze come fotomodella e nel cinema in diverse fiction, giunge a Roma dove vive da 24 anni con i figli Alessia e Kevin ed il suo compagno il Maestro Mario Ceroli scultore noto al pubblico per il Cavallo alato posto di fronte alla sede RAI di Saxarubra.

Ceroli è anche autore di 4 chiese: una a Porto Rotondo, una a Tor Bella Monaca, una a Napoli ed una all’Istituto Superiore di Polizia e di tante altre opere collocate in Italia e nel mondo.

Adriana è autrice di una sceneggiatura e ha pubblicato due libri e vinto un primo premio internazionale di poesia con “Inima Pierduta” scritto completamente in italiano.

Un libro che ha ricevuto molte testimonianze di stima ed apprezzamento da parte di personaggi illustri tra i quali vanno menzionati: Paolo Villaggio, Luca Cordero di Montezemolo, Bimba De Maria.

 

Il Dispari 20190107 – Redazione culturale Il Dispari 20190107 ADRIANA IFTIMIE CEROLI: presentazione ed intervista esclusiva per DILA a cura di Silvana Lazzarino. Coraggio, determinazione, profonda sensibilità e un’innata curiosità


D: – Fin da piccola alle elementari hai dimostrato una grande predisposizione per le materie letterarie forse anche dovuta al fatto che i tuoi pomeriggi trascorsi nella libreria di tuo padre prima e del tuo patrigno poi, ti hanno inevitabilmente avvicinata ad un mondo legato al pensiero, alla dissertazione sull’uomo e l’esistenza. Tra gli autori a cui ti sei accostata fin da piccola quali quelli che ti hanno colpito maggiormente?
R: – Trascorrevo i pomeriggi nella mia camera in casa di mio patrigno, leggendo libri che nemmeno comprendevo, ma mi incuriosivano. Fui colpita da Stendhall con “Il Monastero di Parma”, dalle “Metamorfosi” di Kafka diventato un scarafaggio, “il Tempo Ritrovato” di Proust. Amavo i consigli di Schopenhauer e Goethe. Il Decamerone mi scandalizzava.

D: – Riguardo la poesia cui ti sei accostata fin dall’età di sei anni quando hai scritto il tuo primo componimento “Il cuore è una foglia”, quali gli autori che amavi leggere più di frequente? Quali tematiche affronti nei tuoi versi che diventano occasione per parlare di te e delle tue emozioni?
R: – Naturalmente leggevo autori romeni. In adolescenza ho scoperto Pirandello, Alighieri, Montale; miei versi raccontano parole mai dette, ricordi sottili dell’anima, amori proibiti, sogni, presente, passato, futuro, stagioni. Potrei dire che scrivo di getto ciò che sento al momento.

D: – Lasciare la tua terra la Romania ha rappresentato un distacco difficile, ma rappresentava l’inizio di una nuova vita, di una rinascita seppur attraverso spostamenti da un luogo ad un altro. Cosa ti ricordi a livello di sensazioni di quando hai messo piede in Europa?
R: – Lasciare la mia terra, nonostante i successi avuti come modella e fotomodella mi ha restituito una nuova occasione. L’Europa l’ho vissuta da privilegiata, continuando a fare la modella a Francoforte, Düsseldorf e Zurigo.

D: – Come sei arrivata poi a Roma dove vivi da circa 24 anni?
R: – A Roma arrivai da clandestina, attraversando di notte due dogane, accompagnata da una guida a pagamento con altre due persone. Fu un’avventura che non auguro a nessuno.

D: – Il tuo primo libro di poesie è la raccolta INIMA PIERDUTA. Me ne parli? Che emozione hai provato quando è stato presentato?
R: – “Inima Pierduta”, (anima perduta), significa l’inizio di una nuova me, in una lingua che parlavo bene. Fui incoraggiata dal mio compagno a riprendere la scrittura. Mi fece scrivere la prefazione di un suo catalogo “Il Sesto Senso”. Un lavoro complesso che rappresentava me, esposto anche al museo PS 1 di New York. Presentando il libro fui colpita dall’accoglienza ricevuta dal pubblico e dai personaggi famosi arrivati per me nelle librerie. Ho tanti articoli nei giornali dell’anno 2002.

D: – Questo libro ha vinto nel 2002 un premio che ti ha dato molta soddisfazione. Vuoi raccontarmi quali sono state le tue sensazioni?
R: – Il primo premio internazionale è stato di grande impatto nella mia vita, la mia autostima era andata alle stelle. Però ricevere un premio non ti cambia la vita, ti stimola a proseguire. Non sono mai stata il tipo di persona che ambisce al trionfo e al successo, perché la partecipazione ai concorsi è innanzitutto un modo per dare voce alle mie emozioni e confrontarmi. Il libro fu scelto e premiato per caso e fu una sorpresa davvero gradita per me.

D: – Oltre alla poesia ti sei accostata al genere thriller. Hai in programma un romanzo sul genere?
R: – Sì, il romanzo che sto preparando per adesso l’ho messo in stand by. Ho in programma altri due libri di poesia, soltanto da inviare il materiale alle case editrici, e la biografia segreta del mio compagno impostata su domande e risposte, tipo il libro “Autoritratto a 70 anni” di Sartre.

D: – Come donna che ha lavorato nelle fiction e come fotomodella quali personaggi di spicco del mondo dello spettacolo hai incontrato e conosciuto?
R: – Ne ho conosciuti tanti! Alcuni sono morti. Posso nominare Paolo Villaggio, Pasquale Squittieri, Claudia Cardinale, Franco Nero, Luca Cordero di Montezemolo, Vittorio Sgarbi, Califano, Umberto Tozzi, Corinne Clery, Serena Grandi, Lorenzo Flaherty… A parte gli amici scomparsi, con gli altri sono tuttora in contatto ed ottimi rapporti.

D: – Importante è stato l’incontro con la DILA Associazione Culturale da Ischia l’Arte e Bruno Mancini. Come hai conosciuto Bruno Mancini, affermato scrittore?
R: – L’incontro con il grande amico e scrittore Bruno Mancini fu uno dei più storici legami. È nato in facebook, per caso. I miei figli per prendermi in giro, circa 14 anni fa, più o meno, mi hanno creato un profilo nella rete social e poi creai un gruppo, e mi sono iscritta nel gruppo di Bruno Mancini. Siamo molto amici, è un genio e gli sono grata per le iniziative in cui mi rende protagonista. È un mio fan, come anch’io lo sono nei suoi confronti. Adesso lo considero, oltre amico e artista che stimo tantissimo, un mio promoter. Egli ha scommesso su di me. Credo che la sua affinità selettiva è andata oltre le mie aspettative, perché io non mi aspetto nulla dalla vita, cosi non sarò mai delusa.

D: – Con una delle antologie DILA hai collaborato con diversi componimenti poetici. Tra le poesie pubblicate in questo libro vuoi citare alcuni titoli?
R: – Nell’antologia ho pubblicato due poesie, fu il primo rapporto di lavoro con Bruno, che, sempre molto attento e discreto, ha fatto delle ricerche in internet scoprendo molte cose su di me. Ti assicuro che non mi ricordo cosa gli mandai. Scrivo moltissimo, ecco, una delle poesie parlava del tempo al punto interrogativo.

D: – Cosa porti sempre con te della tua Romania?
R: – Porto ricordi tristi, avventure, sventure, il primo amore, si chiamava Ionel. Fu un amore fulminante, vissuto alla luce del giorno. Eravamo entrambi giovani e pieni di obiettivi ed entusiasmo, soltanto che io feci un passo avanti, o forse indietro andando via da Bucarest e perdendo i contatti con lui.
Fu anche il mio primo fotografo. Mi ricordo le stagioni, la neve, le poesie, le candele nei cimiteri, mio padre che è scomparso troppo presto. Aveva solo 56 anni. Quanta sofferenza…

D: – Cosa pensi dell’esistenza in generale facendo poi riferimento a questa cultura occidentale dove tutti sembrano correre dietro alla visibilità, al potere e al successo?
R: – Penso che nella vita non bisogna mai aspettarsi qualcosa, cosi non si verrà delusi. Il successo, specialmente nel mondo dell’arte di ogni tipo è molto faticoso e avviene quasi sempre post mortem. Io voglio lasciare un segno, una testimonianza che ci sono stata su questa terra. Lasciarla ai miei figli e nipoti, anche ai miei avi che mi guardano ed io li sento.

D: – Secondo te si vive più volte senza coscientemente rendersene conto in modo diretto?
R: – Certo che sì. Io credo nella reincarnazione. L’anima è un energia, l’energia non muore mai. Fluttua. Diventa qualcos’altro. Un altro essere. Tutto dipende da ciò che hai fatto nella vita terrena.

D: – Una frase di un filoso o scrittore che ti accompagna.
R: – Aristotele diceva che tutti gli uomini d’ingegno sono melanconici.

D: – La vita ti ha tolto e poi ti ha dato, ma tutto quello che hai ottenuto te lo sei conquistata dopo aver lasciato il tuo paese in seguito al crollo de regime. Tutto quello che ti sei costruita dopo è stato grazie a te al tuo carattere deciso, curioso e pronto a rimettersi in gioco: sei stata in gamba a non farti travolgere dagli eventi, pronta a ricominciare, portando dentro te anche un prezioso bagaglio culturale che ti ha permesso di guardare la realtà e il mondo con occhi diversi. Che mi puoi dire a riguardo?
R: – Ho superato tantissimi traumi, lunghi periodi di assenza o meglio dire di mancanza di curiosità. Mi sono occupata di altre cose. Leggevo poco e non scrivevo nulla. Mi ero dimenticata di me. Ho deciso di ricominciare quest’anno, all’improvviso, guardando il mio primo libro. L’ho ripreso in mano, poi ho iniziato a scrivere, 10 poesie in mezz’ora, 300 poesie in 4 mesi.

D: – Quale la prossima pubblicazione in uscita?
R: – La prossima pubblicazione sarà “Il Cantico del Cigno”, sempre poesie. Dopo di che un’antologia propria in 5 lingue.

Silvana Lazzarino

 

Il Dispari 20181231

Il Dispari 20181231 – Redazione culturale

Editoriale

Nell’ultimo numero del 2018 di questa pagina, desidero esprimere tanti auguri a tutti voi lettori, tanti ringraziamenti ai numerosissimi collaboratori che hanno permesso la dinamica e colta proposizione di contenuti artistici-sociali-culturali pubblicati qui settimanalmente, e tantissima gratitudine a Gaetano Di Meglio che ci ha lasciata SEMPRE la piena e totale autonomia gestionale della redazione della pagina.

Associazioni di qualsiasi natura, eventi di ogni forma d’arte proposti in ogni regione italiana, Artisti di tutti i continenti hanno trovato spazio e visibilità in questa testata giornalistica che, sempre più, si va affermando ben oltre i confini dell’isola come la vera autentica voce del Made in Ischia.

Ciò non basta a farci adagiare in abitudini ormai consolidate!
Infatti, per il 2019 sono in programma alcune novità tese a diffondere attraverso “Il Dispari” tutto ciò che ci verrà proposto di interessante in alcune regioni d’Italia… e non solo d’Italia.

Nel Lazio, in Emilia Romagna, nel Trentino, in Sicilia e in Algeria, alcuni amici/amiche dei nostri progetti culturali stanno già riscaldando le dita per essere pronti a sfornare articoli, interviste e cronache che costituiranno le colonne portanti di nuove redazioni regionali.

Tutti noi dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Artre – DILA”, con l’auspicio di ricevere l’apprezzamento di voi lettori, contiamo di ricevere un giudizio favorevole se non spesso per l’auspicabile gradimento dei contenuti che proporremo, almeno sempre come premio alla buona volontà con la quale continueremo ad attuare tutte queste nostre iniziative Made in Ischia.
Grazie, buon anno a tutti.

Io fui mortale.

Macroscopiche assoluzioni
per chiodi infissi nella mia coscienza,
Padre,
con benna estirpo ad una ad una
tra scricchiolanti cantilene,
e strascico avvolti
in folti fogli fitti di poesie,
Madre,
nel nostro tempo d’inutili menzogne.
Né sia truce in questi occhi non più asprigni
lo sguardo austero dei tuoi decreti,
Padre,
nel banno affisso sul muro di gomma
impiastricciato dalle mie storie fascinose,
dov’io m’illudo
in voglie e volti in veglie,
Madre,
fra dolci inganni che non sono tradimenti.
Ci sia indulgenza se non perdono
per la mano che respinge i miei sorrisi
per la mano che raccoglie le mie lacrime.
Io fui mortale.

Bruno Mancini

Cerimonia di premiazione premi “Otto milioni” 2018

Domenica 27 Gennaio 2019, alle ore 16.00, a Roma nella sede sociale dell’Associazione culturale Sinergie Solidali (Via Volsini 27) si terrà la cerimonia di premiazione dei vincitori dei Premi Otto milioni 2018 (poesia, arti grafiche, musica, letteratura, giornalismo) già comunicati nell’Aula Magna della SIAM di Milano durante l’evento del 17 novembre inserito nel cartellone del #BCM18 Bookcity e già pubblicati in questa pagina del 19 novembre 2018).

L’anfitrione sarà Mariapia Ciaghi, editrice di “Il Sextante” e del magazine Eudonna.

Sarà presente una folta delegazione dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

Diverse Associazioni culturali invieranno loro rappresentanti.
l grande poeta catalano Joan Jos Josep Barcelò I Bauçà sarà ospite d’onore

Il quotidiano “Il Dispari” sarà la testata di riferimento di tutti i servizi giornalistici, mediatici e audiovisivi.

Saranno premiati con pergamene “Otto milioni”

Arti grafiche

Quinto posto Ismail Akinc
Quarto posto Ravishankar Roy
Terzo posto Osama Salama
Secondo posto Victor Rocha
Primo posto Liga Sarah Lapinska

Giornalismo

Quinto posto Silvana Lazzarino
Quarto posto Liga Sarah Lapinska
Terzo posto Caterina Guttadauro
Secondo posto Angela Maria Tiberi
Primo posto Silvana Lazzarino

Musica

Quinto posto Ivan Defabiani
Quarto posto Enzo Salvia
Terzo posto Valentina Gavrish
Secondo posto Franco Ruggiero Pino
Primo posto Antonio Di Nauta

Narrativa

Quinto posto Ksenia Svetlova
Quarto posto Valery Chursanov
Terzo posto Liga Sarah Lapinska
Secondo posto Angela Maria Tiberi
Primo posto Caterina Guttadauro

Poesia

Quinto premio Giuseppe Vultaggio
Quarto premio Anna Rancāne
Terzo premio Liga Sarah Lapinska
Secondo premio Franco Maccioni
Primo premio Miriam Bruni

Saranno premiati con attestati di partecipazione “Otto milioni”

Roberta Panizza
Bruno Mancini
Domenico Umbro
Roberto Prandin
Flora Rucco
Stefano Degli Abbati
Patrizia Canola

Saranno premiati con attestati di collaborazione “Otto milioni”

Gaetano Di Meglio
Mariapia Ciaghi
Dalila Boukhalfa (Presidente Giuria)
Patrice Gaspari (Direttore La Voce)
Enrico Buono (Patron teleischia)
Pierluigi Goggio (Video)
Boutique Maria Grazia (Sponsor)
Milena Petrarca (Collaborazione eventi)
Antonio Fiore (Veterano premio)
Giovanni Zambito (Direttore di Fattitaliani)
Felice Maria Corticchia (Regista, sceneggiatore)
Joan Jos Josep Barcelò I Bauçà (Poeta)

Seguiranno ulteriori informazioni.
Ingresso libero su prenotazione tramite mail da inviare a emmegiischia@gmail.com fino ad esaurimento dei posti disponibili.
INFO: 3914830355 tutti i giorni dalle 12 alle 23.

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1) Nella prestigiosa rassegna stampa di Bookcity
https://www.bookcitymilano.it/rassegna-stampa
vengono inserite numerose pagine di questo (quotidiano Il Dispari pubblicate dalla Redazione culturale DILA:

Il Dispari 20181210 – 10 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c1/0d0/25b/5c10d025bfbc6716738796.pdf

Il Dispari 20181203 – 3 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/7da/5c0f857da12cc270956686.pdf

Il Dispari 20181126 – 26 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/9cd/5c0f859cd9aba159586020.pdf

Il Dispari 20181119 – 19 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/d8f/5c0f85d8f03f8174678784.pdf

Il Dispari 20181112 – 12 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/c44/5c0f85c44a7c0110202693.pdf

2) La pittrice Milena Petrarca e la scrittrice Raffaella Lanzetta si sono fatte fotografare all’ingresso del Museo della Terra Pontina mostrando il volume antologico “Penne Note Matite” edito da Il Sextante di Mariapia Ciaghi per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
In particolare Milena Petrarca è stata proclamata vincitrice del premio di Arti grafiche “Otto milioni” 2017 durante l’evento DILA approvato dal comitato organizzatore del Bookcity e svoltosi a Novembre 2017 nel MUDEC di Milano.

3) Nellija Matjučenko, ha ricevuto con molto piacere da Liga Sarah Lapinska (opinionista della pagina culturale pubblicata su questo quotidiano Il Dispari) per conto di DILA, l’antologia “Mare Monti Mare” dedicata al compianto Comandante Agostino Lauro.
Nellija Matjučenko lavora nella Biblioteca Scientifica di Jelgava nella quale non è la prima volta che sono stati resi disponibili i nostri libri in gratuita lettura.

Il Dispari 20181224 – Redazione culturale

Il Dispari 20181224

Il Dispari 20181224 – Redazione culturale

Editoriale

Un capitolo del mio racconto “La notizia virgola. La condanna punto” tratto dalla raccolta “Per Aurora volume secondo”.

La condanna punto – Capitolo 1°

Non avevo ancora completamente realizzato cosa fare, se accettare da Aurora il nuovo attestato di amicizia, salutare ed abbandonare il suo regno pur essendo a conoscenza degli eventi pronti ad investirla con nuova e più grande pericolosità, oppure, rimettendo in moto la narrazione (con Edoardo, Tom ed Edith sul palco), lasciare che i miei timori balenassero nella sua psiche se non come certezza, almeno come sospetto.

Così agendo, ne ero consapevole, poteva tuttavia accadere che lei, Aurora, interpretasse in maniera non assolutamente conforme ai miei intenti i risvolti delle azioni e dei convincimenti insiti nella narrazione della parte del racconto che avrei dovuto proporre.
Non muovevo, né in un senso, né nell’altro la mia determinazione, quasi imbambolato, sognante, ad occhi aperti immobili, con a fianco la mia Anima e il mio Cervello tutti magicamente adagiati nelle oblianti attenzioni della nostra amica.

Nessuna altra idea.

L’uomo vestito di bianco riprese il suo posto al pianoforte suonando in nostro onore le più belle melodie napoletane del suo immenso repertorio.

Un’indubbia corrente di pensieri gli consentiva di percepire i miei desideri, tramutandoli in musicalità prima che io li esprimessi.
Indifferentemente” ritornava ad ogni mio impulso, sempre con maggiore intensità.

Una volta intonata da trombe parlanti, ed era lui vestito di bianco a farlo, la successiva, come se cime di palme e di eucalipti, ondeggiando, rumoreggiassero più simili a violoncelli e contrabbassi che ad alberi tra venti tropicali in foreste dense di pioggia.
E nuie pe’ recità l’urtima scena…

La donna dalle mani ambrate e con un ventaglio di seta giapponese a colori sgargianti e stecche di bambù, non smetteva di coccolarlo.

La calma giornata di primavera copriva, con un silenzio innaturale di tutto quanto intorno a noi era realtà fisica dell’esistenza, la nostra stessa voglia di agire, ammantandoci di soddisfatta pigrizia.

L’uomo della ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero, l’indimenticabile protagonista del mio primo incontro con Aurora, era stato da lei invitato ad allietare il nostro gruppo suonando il pianoforte.

Fuggita dal mondo per incontrarlo nel loro ultimo appuntamento, la sua anima gli teneva una mano poggiata sulla spalla.

Edoardo sfogliava e leggeva in silenzio il mio racconto dal punto in cui era stato interrotto, Edith, vorrei dire, usignuoleggiava (ma non credo che l’insensibile correttore delle bozze mi consentirà questa astrusità) antiche canzoni in un inconfondibile accompagnamento.
Aurora, Aurora non lo dimostrava, ma era commossa, intensamente felice e turbata dalla prima sensazione umana della sua esistenza:
-«Petrus, beviamo con il nostro amico che da ora in poi chiameremo Ignazio.
Consigliaci.
Stappa quanto di meglio abbiamo
Davvero?
Davvero anche per Voi, Signora?»
È al loro onore che spetta questo mio brindisi.
Meritano che io beva con loro.
Avanti, Petrus.»
Valpolicella e gassosa?»
Non chiedere, mesci.»
La Signora adesso è veramente Aurora.»

Fu una frase a scuotere il mio torpore e ad impormi la decisione che rifiutavo di assumere.

Aurora aveva detto: “È al loro onore che spetta questo mio brindisi”. Il mio onore decise che non poteva assistere senza partecipare.
Cercai il raggiungimento dello scopo evitando di intaccare il sacrale concetto dell’individualità che ho sempre coltivato.
Lei avrebbe dovuto comprendere attraverso i fatti.

I figli di puttana insinuano.
La Vita no, la Vita mostra. Dissi:

Vuoi e puoi chiamarmi come preferisci.
I nomi sono convenzioni ed è il padrone di casa che stabilisce le regole.
Puoi offrirmi l’eccelsa sapienza di Petrus nello scegliere il vino del migliore vitigno nell’annata di eccezionale qualità, puoi concedermi le mille serenate ballate canzoni delle mie terre, sublimate dall’uomo con l’anello di rubino al dito, ma perché non chiedi cosa io gradisco?
Un urlo?
Aceto?
Oppure forse altro?»

Lei: -«Se tu non fossi Ignazio ti crederei un meschino accattone, ma tu hai altro in mente che non la tua convenienza, parla, che vuoi?»

Io: -«Detto così, il concetto è gratificante, ma non sono sicuro che sia esatto. Corro comunque il rischio e chiedo che tu ascolti almeno un’altra parte del mio racconto.
Non sarà certo un capolavoro, però da quando mi hai chiamato, ricordi “Vieni e fai leggere per me il tuo nuovo racconto a chi più lo merita”, da allora la mia ambizione ha ruotato intorno al piacere di ascoltare le espressioni dei tuoi sensi durante lo svolgersi della narrazione.
Mentre analizzavi segni sospetti della mia partecipazione alle azioni suicide degli infami maledetti, io assaporavo la repressa dicotomia tra l’abbandono innocente e puerile della tua anima e l’attento distacco del tuo cervello. Naturalmente mi riferisco al loro rapporto con il racconto che Edoardo e Edith e Tom stavano rappresentando.
Ora che in te il dubbio è stato chiarito, sarebbe magico, per la ricerca di sensazioni da sempre padrona del mio intimo più segreto, ascoltare in tua compagnia, se non tutto il seguito di “La Notizia”, almeno una parte che credo significativa.»

Lei: -«Adesso so che avevo ragione dicendo che hai altro in mente.
Proviamo, e se non fosse così, non sarebbe il tuo piacere un premio immeritato.
Petrus, alza il sipario.
Vuoi bere una metaxa?»

Petrus: -«Signora, e me lo chiedete?
Sono almeno venti anni che non la schiocco tra lingua e palato.
In un bicchiere caldo grande e pieno.
Grazie.
Signore e Signori, a gentile richiesta, Edoardo, Edith e non so chi altro, leggeranno non so quale capitolo di non ricordo quale libro.
Ancora metaxa, prego.
Grazie.
Noi ascolteremo come vuole la nostra Signora, compiti e composti.
Musica, silenzio.
Carò se arriva qualcuno chiama me.
Questa metaxa sarebbe eccezionale se non finisse così presto. Un’altra.
Grazie.
Posso dare inizio alla lettura?
Sì?
Capitolo?
…Quattordicesimo? Nono, in quanto per ultimo è stato letto l’ottavo! Quattordicesimo?… Perché quattordicesimo?… Va bene, va bene, quattordicesimo… quattordicesimo .
Libro?
La Notizia.
OK.
Via.
No, non toccate il mio bicchiere, lo porto con me.»

INFO: ISBN 9781409282372

Prodotto ID 4637203
Edizione Terza
Editore Bruno Mancini
Pubblicato 18 novembre 2009
Pagine 126
Rilegatura Copertina morbida con rilegatura termica
Inchiostro contenuto Bianco e nero
Peso 0,24 kg
Dimensioni (centimetri) Larghezza: 15,24, altezza: 22,86
Prezzo € 13,91 (IVA esclusa)
Stampa in 3-5 giorni feriali

http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html

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1) Nella prestigiosa rassegna stampa di Bookcity
https://www.bookcitymilano.it/rassegna-stampa
vengono inserite numerose pagine di questo quotidiano Il Dispari pubblicate dalla Redazione culturale DILA:

Il Dispari 20181210 – 10 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c1/0d0/25b/5c10d025bfbc6716738796.pdf

Il Dispari 20181203 – 3 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/7da/5c0f857da12cc270956686.pdf

Il Dispari 20181126 – 26 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/9cd/5c0f859cd9aba159586020.pdf

Il Dispari 20181119 – 19 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/d8f/5c0f85d8f03f8174678784.pdf

Il Dispari 20181112 – 12 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/c44/5c0f85c44a7c0110202693.pdf

2) La pittrice Milena Petrarca e la scrittrice Raffaella Lanzetta si sono fatte fotografare all’ingresso del Museo della Terra Pontina mostrando il volume antologico “Penne Note Matite” edito da Il Sextante di Mariapia Ciaghi per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
In particolare Milena Petrarca è stata proclamata vincitrice del premio di Arti grafiche “Otto milioni” 2017 durante l’evento DILA approvato dal comitato organizzatore del Bookcity e svoltosi a Novembre 2017 nel MUDEC di Milano.

3) Nellija Matjučenko, ha ricevuto con molto piacere da Liga Sarah Lapinska (opinionista della pagina culturale pubblicata su questo quotidiano Il Dispari) per conto di DILA, l’antologia “Mare Monti Mare” dedicata al compianto Comandante Agostino Lauro.
Nellija Matjučenko lavora nella Biblioteca Scientifica di Jelgava nella quale non è la prima volta che sono stati resi disponibili i nostri libri in gratuita lettura.

Una poesia tratta dalla raccolta “Cantico del cigno” di Adriana Iftime Ceroli.

Alibi

Chissà com’era la Terra
prima dell’amore?
Probabilmente colma di anime fluttuanti,
uso e getta,
con la paura del tempo
che sotterrava piano i silenzi
ghiacciati della luna.
Una volta l’ho messa nella tasca dei jeans.
Si è sporcata dei miei demoni
ed è andata via scivolando
verso Washington,
come una bambina
con un kalashnikov in mano
per sparare,
per sparare i sentimenti sprecati.

 

Awooo

Il Dispari 20181224 – Redazione culturale

Il Dispari 20181224 – Redazione culturale

Il Dispari 20181224

Il Dispari 20181224 – Redazione culturale

Editoriale

Un capitolo del mio racconto “La notizia virgola. La condanna punto” tratto dalla raccolta “Per Aurora volume secondo”.

La condanna punto – Capitolo 1°

Non avevo ancora completamente realizzato cosa fare, se accettare da Aurora il nuovo attestato di amicizia, salutare ed abbandonare il suo regno pur essendo a conoscenza degli eventi pronti ad investirla con nuova e più grande pericolosità, oppure, rimettendo in moto la narrazione (con Edoardo, Tom ed Edith sul palco), lasciare che i miei timori balenassero nella sua psiche se non come certezza, almeno come sospetto.

Così agendo, ne ero consapevole, poteva tuttavia accadere che lei, Aurora, interpretasse in maniera non assolutamente conforme ai miei intenti i risvolti delle azioni e dei convincimenti insiti nella narrazione della parte del racconto che avrei dovuto proporre.
Non muovevo, né in un senso, né nell’altro la mia determinazione, quasi imbambolato, sognante, ad occhi aperti immobili, con a fianco la mia Anima e il mio Cervello tutti magicamente adagiati nelle oblianti attenzioni della nostra amica.

Nessuna altra idea.

L’uomo vestito di bianco riprese il suo posto al pianoforte suonando in nostro onore le più belle melodie napoletane del suo immenso repertorio.

Un’indubbia corrente di pensieri gli consentiva di percepire i miei desideri, tramutandoli in musicalità prima che io li esprimessi.
Indifferentemente” ritornava ad ogni mio impulso, sempre con maggiore intensità.

Una volta intonata da trombe parlanti, ed era lui vestito di bianco a farlo, la successiva, come se cime di palme e di eucalipti, ondeggiando, rumoreggiassero più simili a violoncelli e contrabbassi che ad alberi tra venti tropicali in foreste dense di pioggia.
E nuie pe’ recità l’urtima scena…

La donna dalle mani ambrate e con un ventaglio di seta giapponese a colori sgargianti e stecche di bambù, non smetteva di coccolarlo.

La calma giornata di primavera copriva, con un silenzio innaturale di tutto quanto intorno a noi era realtà fisica dell’esistenza, la nostra stessa voglia di agire, ammantandoci di soddisfatta pigrizia.

L’uomo della ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero, l’indimenticabile protagonista del mio primo incontro con Aurora, era stato da lei invitato ad allietare il nostro gruppo suonando il pianoforte.

Fuggita dal mondo per incontrarlo nel loro ultimo appuntamento, la sua anima gli teneva una mano poggiata sulla spalla.

Edoardo sfogliava e leggeva in silenzio il mio racconto dal punto in cui era stato interrotto, Edith, vorrei dire, usignuoleggiava (ma non credo che l’insensibile correttore delle bozze mi consentirà questa astrusità) antiche canzoni in un inconfondibile accompagnamento.
Aurora, Aurora non lo dimostrava, ma era commossa, intensamente felice e turbata dalla prima sensazione umana della sua esistenza:
-«Petrus, beviamo con il nostro amico che da ora in poi chiameremo Ignazio.
Consigliaci.
Stappa quanto di meglio abbiamo
Davvero?
Davvero anche per Voi, Signora?»
È al loro onore che spetta questo mio brindisi.
Meritano che io beva con loro.
Avanti, Petrus.»
Valpolicella e gassosa?»
Non chiedere, mesci.»
La Signora adesso è veramente Aurora.»

Fu una frase a scuotere il mio torpore e ad impormi la decisione che rifiutavo di assumere.

Aurora aveva detto: “È al loro onore che spetta questo mio brindisi”. Il mio onore decise che non poteva assistere senza partecipare.
Cercai il raggiungimento dello scopo evitando di intaccare il sacrale concetto dell’individualità che ho sempre coltivato.
Lei avrebbe dovuto comprendere attraverso i fatti.

I figli di puttana insinuano.
La Vita no, la Vita mostra. Dissi:

Vuoi e puoi chiamarmi come preferisci.
I nomi sono convenzioni ed è il padrone di casa che stabilisce le regole.
Puoi offrirmi l’eccelsa sapienza di Petrus nello scegliere il vino del migliore vitigno nell’annata di eccezionale qualità, puoi concedermi le mille serenate ballate canzoni delle mie terre, sublimate dall’uomo con l’anello di rubino al dito, ma perché non chiedi cosa io gradisco?
Un urlo?
Aceto?
Oppure forse altro?»

Lei: -«Se tu non fossi Ignazio ti crederei un meschino accattone, ma tu hai altro in mente che non la tua convenienza, parla, che vuoi?»

Io: -«Detto così, il concetto è gratificante, ma non sono sicuro che sia esatto. Corro comunque il rischio e chiedo che tu ascolti almeno un’altra parte del mio racconto.
Non sarà certo un capolavoro, però da quando mi hai chiamato, ricordi “Vieni e fai leggere per me il tuo nuovo racconto a chi più lo merita”, da allora la mia ambizione ha ruotato intorno al piacere di ascoltare le espressioni dei tuoi sensi durante lo svolgersi della narrazione.
Mentre analizzavi segni sospetti della mia partecipazione alle azioni suicide degli infami maledetti, io assaporavo la repressa dicotomia tra l’abbandono innocente e puerile della tua anima e l’attento distacco del tuo cervello. Naturalmente mi riferisco al loro rapporto con il racconto che Edoardo e Edith e Tom stavano rappresentando.
Ora che in te il dubbio è stato chiarito, sarebbe magico, per la ricerca di sensazioni da sempre padrona del mio intimo più segreto, ascoltare in tua compagnia, se non tutto il seguito di “La Notizia”, almeno una parte che credo significativa.»

Lei: -«Adesso so che avevo ragione dicendo che hai altro in mente.
Proviamo, e se non fosse così, non sarebbe il tuo piacere un premio immeritato.
Petrus, alza il sipario.
Vuoi bere una metaxa?»

Petrus: -«Signora, e me lo chiedete?
Sono almeno venti anni che non la schiocco tra lingua e palato.
In un bicchiere caldo grande e pieno.
Grazie.
Signore e Signori, a gentile richiesta, Edoardo, Edith e non so chi altro, leggeranno non so quale capitolo di non ricordo quale libro.
Ancora metaxa, prego.
Grazie.
Noi ascolteremo come vuole la nostra Signora, compiti e composti.
Musica, silenzio.
Carò se arriva qualcuno chiama me.
Questa metaxa sarebbe eccezionale se non finisse così presto. Un’altra.
Grazie.
Posso dare inizio alla lettura?
Sì?
Capitolo?
…Quattordicesimo? Nono, in quanto per ultimo è stato letto l’ottavo! Quattordicesimo?… Perché quattordicesimo?… Va bene, va bene, quattordicesimo… quattordicesimo .
Libro?
La Notizia.
OK.
Via.
No, non toccate il mio bicchiere, lo porto con me.»

INFO: ISBN 9781409282372

Prodotto ID 4637203
Edizione Terza
Editore Bruno Mancini
Pubblicato 18 novembre 2009
Pagine 126
Rilegatura Copertina morbida con rilegatura termica
Inchiostro contenuto Bianco e nero
Peso 0,24 kg
Dimensioni (centimetri) Larghezza: 15,24, altezza: 22,86
Prezzo € 13,91 (IVA esclusa)
Stampa in 3-5 giorni feriali

http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html

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1) Nella prestigiosa rassegna stampa di Bookcity
https://www.bookcitymilano.it/rassegna-stampa
vengono inserite numerose pagine di questo quotidiano Il Dispari pubblicate dalla Redazione culturale DILA:

Il Dispari 20181210 – 10 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c1/0d0/25b/5c10d025bfbc6716738796.pdf

Il Dispari 20181203 – 3 Dicembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/7da/5c0f857da12cc270956686.pdf

Il Dispari 20181126 – 26 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/9cd/5c0f859cd9aba159586020.pdf

Il Dispari 20181119 – 19 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/d8f/5c0f85d8f03f8174678784.pdf

Il Dispari 20181112 – 12 Novembre 2018
https://www.bookcitymilano.it/storage/app/uploads/public/5c0/f85/c44/5c0f85c44a7c0110202693.pdf

2) La pittrice Milena Petrarca e la scrittrice Raffaella Lanzetta si sono fatte fotografare all’ingresso del Museo della Terra Pontina mostrando il volume antologico “Penne Note Matite” edito da Il Sextante di Mariapia Ciaghi per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
In particolare Milena Petrarca è stata proclamata vincitrice del premio di Arti grafiche “Otto milioni” 2017 durante l’evento DILA approvato dal comitato organizzatore del Bookcity e svoltosi a Novembre 2017 nel MUDEC di Milano.

3) Nellija Matjučenko, ha ricevuto con molto piacere da Liga Sarah Lapinska (opinionista della pagina culturale pubblicata su questo quotidiano Il Dispari) per conto di DILA, l’antologia “Mare Monti Mare” dedicata al compianto Comandante Agostino Lauro.
Nellija Matjučenko lavora nella Biblioteca Scientifica di Jelgava nella quale non è la prima volta che sono stati resi disponibili i nostri libri in gratuita lettura.

Una poesia tratta dalla raccolta “Cantico del cigno” di Adriana Iftime Ceroli.

Alibi

Chissà com’era la Terra
prima dell’amore?
Probabilmente colma di anime fluttuanti,
uso e getta,
con la paura del tempo
che sotterrava piano i silenzi
ghiacciati della luna.
Una volta l’ho messa nella tasca dei jeans.
Si è sporcata dei miei demoni
ed è andata via scivolando
verso Washington,
come una bambina
con un kalashnikov in mano
per sparare,
per sparare i sentimenti sprecati.

Il Dispari 20181217 – Redazione culturale

Il Dispari 20181217

 

EDITORIALE
Antonio Di Nauta ha vinto il premio di musica “Otto milioni” 2018.

Il 17/11/2018, durante l‘evento DILA “Otto milioni” approvato dal comitato promotore del #BCM18 Bookcity Milano, nell’Aula magna della SIAM, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, tramite la sua Presidente Roberta Panizza, ha proclamato le vittorie di Antonio Di Nauta e di Miriam Bruni rispettivamente nella sezione musica e nella sezione poesia del Premio “Otto milioni” 2018.
A Miriam Bruni e ad Antonio Di Nauta (che ricordiamo come coinvolgente cantante pianista in numerosi eventi organizzati da DILA nel Coquille e nell’Hotel Parco Verde di Ischia) vanno tutti i più calorosi complimenti da parte della Direzione e della Redazione di Il Dispari.

Questi sono i testi completi con i quali Roberta Panizza e Stefano Degli Abbati hanno comunicate le loro vittorie.

ROBERTA PANIZZA
Antonio Di Nauta, con la canzone “L’abitudine”, ha vinto il Premio di Musica “Otto milioni” 2018.
Chi è Antonio Di Nauta?
Antonio Di Nauta, originario di Lesina in Puglia, ha sempre avuto una grande passione per il canto fin da quando, a partire dai 12 anni, ha cominciato a imparare il mestiere di Falegname e proprio il suo maestro in questa arte pratica gli ha dato l’ispirazione per dedicarsi alla musica e lo ha invogliato a seguire i maggiori esponenti della musica italiana dai quali ha imparato molto.
La sua passione è quindi cresciuta di giorno in giorno.
Dal 1967 si è trasferito in Germania, ma dal 2011 al 2016 è tornato in Italia e in particolare ad Ischia, dove è entrato in contatto con Bruno Mancini seguendo i suoi eventi e lasciandosi coinvolgere dalla sua simpatia.
In questo periodo trascorso sull’isola ha animato numerose serate in diversi Hotel facendo conoscere le sue doti canore.
Poi però ha dovuto fare rientro in Germania dove vivono anche i suoi figli.
Anche in questo paese allieta molte serate con la sua musica e questo gli fa sopportare il fatto di dover stare lontano dalla sua terra natia.

Miriam Bruni ha vinto il premio di poesia “Otto milioni” 2018 con la poesia “Frutto”
Legge Stefano Degli Abbati

Frutto,
polpa del pensiero,
ti vedo
rapido passare
lungo la matita come un siero.
Cadere pulito – ti vedo –
sul foglio delicato: pensiero
in forma di parole
Scrittura mia
corsiva – Nient’altro
oggi so fare.

Miriam Bruni vive a Borgo Panigale in provincia di Bologna.
Laureata in Lingue e Letterature Moderne a Bologna è abilitata all’insegnamento di Lingue e Cultura spagnole.
Ama la scrittura e la poesia sin da bambina. In esse e grazie ad esse dialoga costantemente con se stessa, gli altri, la natura e il trascendente.
Da un po’ di anni si è molto appassionata alla fotografia.
Nel 2011 ha raccolto e fatto pubblicare una prima silloge di sue poesie, che ha intitolato “Cristalli”. Del 2014 è il suo secondo libro, “Coniugata con la vita. Al torchio e in visione”.
Del 2017 la terza raccolta: “Credere nell’attesa”.
Del suo poetare dice: “La mia predilezione poetica va alla concisione e alla intellegibilità.
Con la parola cerco di raccogliere, ordinare ed esprimere l’emozione (piacevole o spiacevole) che mi preme dentro, l’intuizione, l’immagine, lo slancio che vengono ad abitarmi o anche solo attraversarmi facendomi sentire me stessa, e viva!
è scrivendo, perciò, che metto a fuoco le esperienze vissute, che metto a nudo il mio cuore, cerco il bene, l’oltre delle cose, l’essenza profonda e risonante.
Quanto alla forma tendo alla massima concentrazione, alla sintesi, a quella che potrei chiamare cristallizzazione.”

TWITTERONE

1) Adriana Iftimie Ceroli, da circa un mese nuova opinionista di questa pagina culturale, mi ha scritto: “Carissimo Bruno, in seguito alla nostra conversazione telefonica, sono lieta di comunicarti che Mario Ceroli ha accettato con entusiasmo l’idea di preparare la copertina della prossima antologia che sarà pubblicata da te, ed è disponibile anche a illustrare alcune pagine della stessa pubblicazione.
Ci aggiorniamo e sono felice di questo nuovo rapporto instaurato nella segno della cultura ischitana e non solo.
Ti mando un caro abbraccio e ti faccio un applauso.
Con amicizia e stima, Adriana Iftimie Ceroli.”
Per chi non conoscesse la storia artistica di Mario Ceroli, e fosse all’oscuro della fama mondiale che gli è riconosciuta, basterà ricordare che egli è il realizzatore del famosissimo Unicorno alato (1990), in legno rivestito di oro, esposto all’ingresso della sede Rai di Saxa Rubra.
Ringraziamo il Maestro Mario Ceroli per il grande privilegio che ci concede, ringraziamo Adriana Iftimie Ceroli per la preziosa collaborazione, e vi diamo appuntamento alle prossime settimane per i particolari relativi a questo nuovo importante successo ottenuto nel nome del Made in Ischia targato “Associazione culturale Da Ischia L’Arte – DILA”.

2) IL SEXTANTE & DILA vi invitano ad assistere alla lettura drammatizzata del testo di Andrés Pociña “Resa dei conti”.
La presentazione dell’opera drammatica “Resa dei conti”, edita da Il Sextante di Mariapia Ciaghi, avverrà mercoledì 19 dicembre 2018 alle ore 17:00 presso il Salone monumentale della Bibliotecain via S. Ignazio 52 a Roma.
Interverranno l’autore Andrés Pociña e la direttrice della Casanatese Lucia Marchi
Presenterà: l’editrice de Il Sextante Mariapia Ciaghi
Lettura drammatizzata del testo a cura di Corrado Veneziano
Interpreti: Francesca De Santis, Gennaro Momo, Gabriele Tuccimei, Margherita Vicario.
INFO: www.casanatense.it – Tel. +39 06 6976031 – 0328

Questa poesia “Lamento plebeo”

(dedicata al Prof. Edoardo Malagoli) pubblicata nella raccolta “La Sagra del peccato” scritta di Bruno Mancini è stata letta da Stefano Degli Abbati nell’Aula magna della SIAM durante l’evento DILA approvato dal #BCM18 Bookcity (17 novembre 2018).

Lamento plebeo

Ho colto il senso
della tua assenza
dall’acre odore
di carta stampata.
Nel vecchio rodeo
di mitici emblemi
tu, fionda e Golia;
sul collo del vinto
catene preziose di pensieri.
Fasciati da dubbi,
contorti, snodati, strizzati,
salvati
uscimmo.
Era il millenovecentosessantuno.
Ne passa di tempo!
Oggi
il sole d’agosto
non sboccia più
semi nei sassi.
Il mare d’agosto
non gonfia più
vele nel golfo.
Manca l’addio
nella mia mente
non più plebea.
D’agosto
si muore
solo.

Il Dispari 20181210 – Redazione culturale

Il Dispari 20181210

 

EDITORIALE

Caterina Guttadauro La Brasca ha vinto il premio di narrativa “Otto milioni” 2018.

17 /11/2018 #BCM18 Bookcity:

nell’Aula magna della SIAM, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, tramite la sua Presidente Roberta Panizza, ha proclamato la vittoria di Caterina Guttadauro La Brasca, scrittrice e giornalista nonché opinionista della pagina culturale del quotidiano “Il Dispari“, nella sezione “Narrativa” del Premio “Otto milioni” 2018.

A Caterina vanno tutti i più calorosi complimenti da parte della Direzione e della Redazione di Il Dispari.

Questi sono i testi completi con i quali Roberta Panizza e Stefano Degli Abbati hanno comunicata la sua vittoria.

ROBERTA PANIZZA:

Ha vinto, quindi, Caterina Guttadauro La Brasca con il racconto “La storia siamo noi”, ma chi è Caterina Guttadauro La Brasca?

Caterina Guttadauro La Brasca è nata e vissuta in Sicilia dove ha completato i suoi studi classici. Vive da 40 anni a Bologna, sposata è madre di una figlia, medico-psicoterapeuta.

È da sempre amante dello scrivere.

È stata Relatrice alla Fiera dell’Editoria World book International di Cattolica nel 2014, Presidente di Giuria in ben quattro edizioni del Concorso Letterario Nazionale: “L’Anfora di Calliope”e al World Literary Price, Concorso Letterario Mondiale itinerante, alla riscoperta delle capitali mondiali.

Recensionista, creatrice ed organizzatrice di eventi letterari nazionali ed internazionali.

Scrive per la Rivista parigina “La Voce”, bimensile cartaceo bilingue che diffonde la cultura italiana all’estero e per “Fattitaliani”, quotidiano on line.

Con i suoi libri è stata presente al Salone Internazionale del Libro di Torino e a Roma alla Fiera del Libro ”Più Libri Più Liberi”.

È stata nel direttivo dell’Associazione Culturale “Lo Specchio di Alice”, dove scriveva sulla Rivista Quaderni, ed ha preso parte ad un Romanzo Collettivo, assieme ad altri scrittori.

I libri che ha pubblicato, sono:

“La Barriera Invisibile” nel 2010;
“Silenzi d’Amore” nel 2011;
“La Vita appesa ai muri” nel 2013;
“La voglio gassata” nel 2015. Questo libro è stato adottato dall’A.I.L (Associazione italiana contro le leucemie, mielomi e fibromi) e reca in copertina il Logo Nazionale dell’Associazione per concessione del Presidente Nazionale Prof. Mandelli. Parte del ricavato è stato devoluto all’A.I.L.
Attualmente è al lavoro al suo quinto libro che è un romanzo storico/saggio, ambientato nel 1940.

Caterina ama dire: “I libri sono come i figli, li facciamo ma non ci appartengono, sono di tutti perché ognuno trova in essi la sua verità.

Dal 2017 propone un sua rubrica nella pagina culturale del quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio, invitandoci ad entrare nel mondo artistico e letterario che lei ambisce di presentare a tutti coloro che seguono con interesse l’arte, la cultura, e le attività sociali.
Stefano Degli Abbati, vi leggerà il racconto di Caterina Guttadauro La Brasca “La storia siamo noi” primo classificato nel premio “Otto milioni” 2018.

STEFANO DEGLI ABBATI

Caterina Guttadauro: La Storia siamo noi

Era la solita ora, pomeriggio inoltrato e nelle vie assolate di un povero paese della Sicilia si ripeteva lo stesso rituale: tre bambini avevano più o meno finito di fare i compiti ed erano sull’uscio di casa, pronti a fare qualsiasi cosa fosse loro chiesto pur di avere poi il permesso per andare a giocare a pallone, nella piazzetta antistante la chiesa.

Le mamme brontolavano ma, erano maschietti e lo sport li aiutava a scaricare la loro vivacità e a farsi degli amici.

Cosi Erasmo, Giuseppe e Gaetano si riunivano, strada facendo, e giù a rotta di collo, lungo la via acciottolata, con il rischio di percorrerla ruzzolando, se uno dei tre avesse perso il passo.

La verità che raccontavano era tale solo in parte: si recavano sì nella piazzetta ma per andare al “Circolo dei Reduci”.

Era una casa a piano terra, malandata, dove seduti su delle sedie poco stabili c’erano i vecchi del paese, quelli che erano parte della sua storia, che erano andati in guerra ed avevano avuto la fortuna di tornare.

Tre di loro portavano gli stessi nomi di quei ragazzi dei quali erano i nonni.

Un’insegna di cartone, attaccata alla porta con lo spago e che regolarmente cadeva quando c’era vento, spiegava a chi aveva la fortuna di sapere leggere, che coloro che si riunivano in quella casa erano uniti da un passato di eroismo e di battaglie che, tenuti in vita dalle parole, erano diventati ricordi.

Tutti e tre avevano servito la loro Patria, ognuno in modo diverso dall’altro ma con lo stesso patriottismo e lo stesso coraggio.

Quasi tutti avevano un bastone a cui si appoggiavano per alzarsi, le ferite di guerra parlavano ancora e l’intensità del dolore non permetteva loro di dimenticare.

In quella misera stanza, ogni giorno, si consumava la liturgia del racconto ed erano diventati così bravi che se uno si fermava perché, quasi soffocato dal fumo del sigaro, ripetutamente aspirato e spento, l’altro continuava anche per lui.

Le donne non capivano questa necessità di parlare sempre del passato, soprattutto ai ragazzi che potevano rimanere turbati.

Ma i vecchi erano testardi e sapevano che credere in qualcosa significava lottare perché non sia dimenticata.

Così i ragazzi si accovacciavano ai loro piedi e, in religioso silenzio, ascoltavano quello che tre giovani soldati avevano fatto nella prima guerra mondiale per farli nascere in una terra più libera.

Erasmo era stato ben cinque anni in guerra, spesi in parte a combattere e in parte prigioniero degli Austro Ungarici che gli avevano rubato l’infanzia dei suoi figli.

Giuseppe era il più malridotto dei tre: arruolato fresco di laurea, fu mandato in prima linea, al comando di un drappello di uomini coraggiosi.

Era il primo ad andare all’assalto e l’ultimo a rientrare.

Già, perché allora si combatteva così, corpo a corpo ed a fermarti erano solo le bombe o la morte.

Tutte le volte che rientravano da un’operazione, Giuseppe contava i suoi uomini e, se qualcuno mancava all’appello, si tornava indietro a cercarlo, vivo o morto.

Durante una ritirata, ormai sopraffatti dalla superiorità numerica del nemico, fu individuato e, mentre correva, per sfuggire alle bombe che piovevano dall’alto ed al fuoco di una mitragliatrice che si faceva strada tra gli alberi, saltò dentro un pozzo dove riuscì, fortunatamente, a trovare un appiglio: era un arbusto dalle profonde radici che lo sosteneva mentre le sue gambe, ferite, penzolavano inerti dentro l’acqua di un inverno ghiacciato.

Quella notte – Giuseppe pensò – che fosse l’ultima e proprio mentre lasciava andare le mani, ormai ferite per la lunga presa, prima di perdere i sensi sentì una voce che gridava: «Venite, qui c’è il Capitano.»

Lo salvarono ma le sue gambe rimasero per sempre indolenzite.

Gaetano era il più giovane dei tre e il suo amor patrio era pari alla sua voglia di vivere e divertirsi.

Era sbadato e fu grato a Dio quando fu assegnato alla foresteria, lontano dal fronte dove sarebbe andato incontro a morte sicura.

Il minimo rumore di combattimento lo disorientava al punto da fargli mollare qualunque comando stesse eseguendo per rifugiarsi in qualche posto più sicuro.

Quando arrivò alla conclusione che nessuna guerra poteva essere la sua, decise di accorciare i tempi e si cacciò uno spicchio d’aglio dentro un orecchio.

La paura aveva vinto sul coraggio, ma, spese notti intere a scrivere messaggi da recapitare ai fami-liari per quei feriti che non sarebbero più tornati.

Si procurò un’otite purulenta ed il Comando fu costretto a rimpatriarlo perché il timpano si danneggiò a tal punto da rimetterci l’udito.

Le tasche della sua divisa, sopravvissuta anch’essa alla guerra, erano piene di bigliettini e, laddove fu possibile, arrivarono a destinazione.

Tutti e tre erano partiti perché quando la Patria chiama il dovere impone di andare, ma in guerra ti misuri con te stesso oltre che con il nemico e, quando torni, ti accorgi che le macerie non sono solo fuori ma anche dentro di te.

Ilze Zeimule Stepanova


ha ricevuto da Liga Sarah Lapinska, per conto di DILA, una delle antologie del Premio “Otto milioni” insieme alla rivista Eudonna (pubblicata dalla casa editrice Il Sextante di Mariapia Cìaghi) nella quale è stata pubblicata l’intervista da lei rilasciata a Liga Sarah Lapinska opinionista della pagina culturale pubblicata su questo quotidiano Il Dispari.
Ilze e non solo è un’apprezzata giornalista, ma è anche bella attrice e poetessa finalista del premio di Poesia “Otto milioni”.

Nellija Matjučenko,


ha ricevuto con molto piacere da Liga Sarah Lapinska (opinionista della pagina culturale pubblicata su questo quotidiano Il Dispari) per conto di DILA, l’antologia “Mare Monti Mare” dedicata al compianto Comandante Agostino Lauro.
Nellija Matjučenko lavora nella Biblioteca Scientifica di Jelgava nella quale non è la prima volta che sono stati resi disponibili i nostri libri in gratuita lettura.

 

DILA