NA08 – Andrea Giostra – Donna vita

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Donna Vita

Dopo una settimana che mio nonno Andrea era tornato in paese dalla sua famiglia, ci pensò un poco per dirglielo a sua moglie quello che gli doveva dire.

Era sicurissimo che sua moglie gli doveva dire di sì.
Sicurissimo.

Tutto contento rifletté su quali parole semplici doveva usare.

Doveva andare da sua moglie in cucina per dirgli che entro un mese si dovevano preparare con tutta la famiglia, coi bambini Pinu e Benito, che dovevano tornare tutti insieme in Australia che là la bella vita dovevano fare.

Facile, facile era quel discorso da fare a sua moglie nella testa di mio nonno Antria.

A Sidney c’era una famiglia che li aspettavano tutti quanti.

La famiglia dove mio nonno Andrea aveva lavorato nell’ultimo periodo della sua detenzione in Australia.

Ci lavorava dopo che il pomeriggio aveva pulito e chiuso il forno.

Dava da mangiare agli animali della fattoria di Mister Taylor, e puliva le stalle.

Ci lavorava fino all’ora di cena quando Miss Taylor suonava la campanella attaccata accanto alla porta d’ingresso della bellissima villa su quel terreno verde e rigoglioso, per avvertirlo che era l’ora di mangiare tutti insieme nella grande tavola della sala da pranzo al piano terra.

Sentito il campanellio, mio nonno Andrea aveva tutto il tempo di andare nella casetta degli attrezzi, fare una doccia veloce, cambiarsi, allisciarisi i capiddi e i baffi, e recarsi in casa Taylor per sedersi a cena con tutti loro.

Bravissimi erano i signori Taylor, mi diceva mio nonno.

Avevano tre figlie femmine.

Ma mai mi disse qualche cosa di queste tre ragazze.
Mai niente.
Proprio niente.
Muto come un pesce.

Io qualche volta, quand’eravamo soli, gli chiedevo.

– Nonno, ma con le figlie di Mister Taylor niente ci hai fatto?
Mi guardava negli occhi e mi diceva…
– Andrea, prendi quella pala e aiutami a togliere questo concime dalla stalla.

– Nonno, ti ho chiesto delle tre figlie di Mister Taylor. Niente ci hai fatto? Belle erano? Com’erano?

– Andrea, la finisci con queste domande? Prendi la pala e aiutami. Lo vedi quanto concime c’è? Aiutami che tardi è, e a momenti fa buio.

Mai una parola uscì dalla sua bocca.
Solo una volta, non so per quale motivo, mi disse che erano tre ragazze giovani e una più bella dell’altra.

Bellissime da sentirsi male…
-Tre femmine troppo belle erano, Andrea. Troppo troppo belle.

Solo questo mi disse. Null’altro.

Sono sicuro che a mia nonna Vita niente le aveva detto delle tre figlie del signor Taylor.

Solo io sapevo di quelle tre bellissime ragazze australiane.
Mia nonna niente.

Ma a una donna non serve che si dicano certe cose.

E mia nonna Vita, anche se lui non le aveva mai detto nulla, tutto aveva capito.
Gli leggeva nella mente.

Lo guardava negli occhi e senza che mio nonno parlasse, lei capiva tutto.
Come se leggesse un libro aperto.
Come se leggesse dentro il suo cervello, dintra a so’ mirudda.

Dopo una settimana, dicevamo, mio nonno Andrea, finalmente trovò il coraggio e la forza di parlare con mia nonna Vita per dirle quali erano i suoi progetti per la famiglia.

Una settimana nella quale aveva raccontato a tutto il paese della bella vita che aveva fatto per sette anni a Sidney.

Una settimana nella quale aveva detto com’era stato bene per sette anni.

Una settimana nella quale aveva raccontato che per sette anni aveva mangiato e bevuto a tinchitè.

Una settimana nella quale aveva parlato della famiglia Taylor come di un nuovo padre e di una nuova madre.

Senza togliere nulla a suo padre Mastru Piddu u’ sciancatu e a so’ matri donna Rosa a furnara, ovviamente!

Fu così che si presentò davanti a mia nonna Vita.

Lei era bella tranquilla in cucina che stava facendo ricamo.

Mio nonno si avvicinò e le disse quello che le doveva dire.

Mia nonna Vita, dopo sette anni che s’era presa cura insieme a sua sorella Nina dei due figli, del suocero, della suocera, e di sua madre allettata, appena sentì pronunciare quelle parole, prese il bastone della scopa che aveva accanto, e cominciò a dargli legnate in testa che non la finiva più.

Mio nonno, prima rimase pietrificato, poi cominciò a correre per tutta la casa.

Correva a destra e a sinistra, a destra e a sinistra, e mia nonna colpiva, colpiva, e lui correva gettando voci…

– Vita, ma chi minchia fai? Finiscila! Finiscila!

Ma mia nonna Vita non si fermava più.

Legnate in testa, nelle gambe, nelle braccia, nella schiena, dappertutto.
Mai mio nonno Andrea aveva preso tutte quelle bastonate.

Continuava a scansarsi e a scappare, a destra e a sinistra, per tutta la casa.

Fuori dalla casa non poteva scappare per non far ridere tutte le persone del paese.
Poteva solo scappare e scansare il bastone della scopa.

E mia nonna colpiva con tutta la forza che aveva.

Legnate in testa, nelle gambe, nelle braccia, nella schiena, dappertutto.
Fino a quando, dopo averlo massacrato di legnate, si stancò e non ebbe più la forza di colpirlo.

La febbre gli venne a mio nonno.
Una settimana coricato a letto rimase.

Tutto indolenzito era.

Dolori dappertutto.
Tutto il paese sapeva che gli era venuta una febbre forte, potente, strana.

Andrea Giostra

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