Ottava parte “Penne Note Matite” – Antologia della sesta edizione del Premio internazionale “Otto milioni”

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Ottava parte “Penne Note Matite” – Antologia della sesta edizione del Premio internazionale “Otto milioni”

Prima parte “Penne Note Matite”

Seconda parte “Penne Note Matite”

Terza parte “Penne Note Matite”

Quarta parte “Penne Note Matite”

Quinta parte “Penne Note Matite”

Sesta parte “Penne Note Matite”

Settima parte “Penne Note Matite”

Ottava parte “Penne Note Matite”

Nona parte “Penne Note Matite”

Decima parte “Penne Note Matite”

Ottava parte "Penne Note Matite" - Antologia della sesta edizione del Premio internazionale "Otto milioni"

Penne Note Matite – Prima di copertina

Penne Note Matite testo completo dell'Antologia della sesta edizione del Premio internazionale "Otto milioni"

Penne Note Matite –  Quarta di copertina posteriore

Penne Note Matite –  Copertina completa

Pag. 120-121

Roberta Panizza

I versi che ho scelto di inserire in questa antologia sono nati quasi tutti insieme al mio amore per la poesia.

Alcuni persino prima.

A partire dal 2001, in un periodo non felice della mia vita, per distrarre il dolore interiore che pareva non volermi dare tregua, ho navigato spesso in un sito di poesia ora non più attivo (www.scrivi.com) e, dopo aver estratto e risistemato alcuni scritti in versi che tenevo nel cassetto, stralci di frasi appuntati su fogliacci fin dai tempi del liceo, e averli pubblicati su tale sito ottenendo l’apprezzamento di altri utenti, ho cominciato a scrivere qualcosa di nuovo oltre che a leggere quanto da altri era pubblicato o sullo stesso sito.

Poiché in quello spazio virtuale era possibile anche inserire commenti a quanto letto, è cominciato un proficuo scambio di idee ed impressioni che mi ha portata, oltre che a stringere sinceri legami di amicizia con altri appassionati di poesia, ad affinare la mie idee su questo argomento e a mettere insieme un certo numero di scritti che poi ho proposto ad una casa editrice di Roma.

Ne è scaturita una raccolta che è stata pubblicata nel 2003 con il titolo di “Le mille porte” che conteneva tutti i testi che potrete leggere qui di seguito, eccetto “Dolce esilio” del 2009.

Un autore ben difficilmente si esprime in modo uniforme nel corso del tempo, perché egli stesso non si mantiene uguale con il passare degli anni: aumentano il carico di esperienze e di letture, cambia il panorama delle sue emozioni e tanto altro ancora contribuisce al cambiamento dello stile e dei contenuti.

Guardo quindi ora con interesse a questi miei vecchi scritti che oltre a farmi provare sensazioni di rimpianto per un periodo ricco di stimoli e di scambi culturali con quelli che si sono rivelati veri e propri poeti, mostrano anche a me una giovane penna nella quale comunque ancora mi riconosco.

Roberta Panizza
Pensiero

Atomico io
s’espande
oleosa goccia
nel profondo
immenso
liquido nero.

Spudorato gioco.

Intuizione
fugace riverbero bianco
oscurando annichilisce
breve attimo
la ragione.

Euforica delusione.

Oltre la meta
ancora infinito.

Pag. 122-123

Roberta Panizza
No mai!

Achille sorride
ripensando alla gara
ed io, prigioniera
del mio intorno aperto,
vedo te il capo scuotere
oltre.

Potrò certo accarezzarti
quando termineranno
le ore, ma caparbia
i miei passi si
allungano sopra il tuo
nero.

Roberta Panizza
Sedimenti

… e non si fanno roccia
palpiti
caduti e stanchi
deserti bianchi
dove crescendo
vibra
rumore di passato
che non riposa.

Scuce talvolta
qualche pensiero
e finalmente dormo
la mente doma.

Roberta Panizza
Cercando la rosa

Tracciano scomposti
sentieri pensieri
di sabbia.

Il vento accarezza
oasi di pietra
sotto amori stellati.

È così grande la notte.

E intanto lontane
conducono fiori
al riparo
lente carovane.

Roberta Panizza
Notte di deserti

Che gelido crepuscolo di sogni
in questa notte d’ombre senza luna!

Scivola il suo canto antico
il vento su dune di pensieri
lasciati bianchi ad aspettare.

Qui c’era il sole!

Ed è un sussurro di silenzi
in lenta ascesa il tepore lieve
su questo inerte fiume d’onde.

La terra calda ancora sorride
se solo ancora durerà il ricordo

Pag. 124-125

Roberta Panizza
Sarà festa

Assaporo lenti rintocchi di pioggia
che schiudono angosciosi tormenti
sopiti in notti cristalline e sussurra
il vento parole di casta tempesta.

Cresce il rumore e si fa rimbombante
boato di furenti passioni mai colte
che piove in rabbie non più sopite.

Sarà festa in qualche luogo lontano
dove una soffice nebbia scivola in oasi
di opachi silenzi senza desiderio
ma io non abito quei luoghi.

Roberta Panizza
Le mille porte

In certi cuori
abitano
infiniti limitati
dove è smessa
la speranza
e si sa sempre
dove andare
per soffrire.

Roberta Panizza
Frammento

… nostre le orme
alla fonte della gioia
ma felicità
non ha memoria
se angoscia
come neve
copre
i nostri passi
e cerchiamo
un po’ d’acqua
ancora…

Roberta Panizza
Se quando

Se quando ancora
il tuo viso tremasse
all’orizzonte
non mi vedresti
stendere ancora
la mano e cercare
i tuoi passi nell’aria
che ancora sale
precipitando
ho percorso sentieri
di fragole e fiori
ma nel quadro
alla parete laggiù
ti seguirà
ora e sempre
solo il ricordo.

Pag. 126-127

Roberta Panizza
Testamento e suicidio del poeta

Muoio di me
per lasciare
incolpevole
la vita.

Roberta Panizza
Nebbia

Voci ora estranee
prima compagne
di figure lontane.

Un laggiù
che prima
era qui.

D’un tratto
so che non vedo.

Mi perdo.

Ti trovo.

E il bianco
scolora
di nuove tonalità.

Roberta Panizza
E il tempo

Sciolto
in amari nembi
di destino
si farà tramonto
un giorno
l’ultimo bisbiglio
del tuo sole
sul mio cuore barocco
e dopo
solo universi
di ghiaccio salato
intorno
… e il tempo

Roberta Panizza
Eldorado

Mi aggrappo alla notte
ché il giorno mi ripudia.

Marinaio stolto di rotte inadeguate
navigo tra volti senza rilievo
e cuori multipli incapaci di volere.
Persino il sangue mi schizza nemico
intorno dipingendo falsi colori
di un me stesso inetto a solcare
le putride paludi rigonfie
di arcipelaghi di tombe.

Troverò il mio Eldorado
in altipiani di calore
dove un rosso capiente
coglierà il mio grato riposo.

Pag. 128-129

Roberta Panizza
Ritorno

Stiracchio sentimenti
mentre sferragliano ricordi.
Un pensiero s’allontana
forte
alle mie spalle.

M’assopisco senza dormire.
Vivo tutta.

Roberta Panizza
Prossima fermata Verona

Passi di Möbius
nella stagione del senno
e torno a recitare dentro
caparbi errori
di lucida determinazione.

Nell’arena
la bestia incappucciata
suona ancora il suo flauto.
Ora siedo sui gradini
e non mi maledico.

Impotente attendo.

Roberta Panizza
Ricostruzione

Nei giorni di pioggia
si schiude la porta
nascosta là in fondo
e filtra il buio
tra le assi sconnesse
di pensieri amici.

Costruisco impalcature di gioia
ma non è questo il mio mestiere.

Roberta Panizza
Eyes wide shut

Lo sguardo perso
in percezioni opache
scioglie il pensiero
in risvegli d’anima.

Si aprono chiare
oltre le ciglia assorte
silenziose danze.

Muore stupito il nulla
in sussulti d’arcobaleno
mentre il presente
si nasconde
all’ombra di un futuro
incerto.

Pag. 130-131

Roberta Panizza
Dolce esilio

Più normale aggettivare
nell’oggi
è il truce ossimoro
che da sempre
il pane fa di sale
e graffio alle ginocchia
il suolo
piegate in cerca di risposo.

Colossei d’universo
-questo-
invero baratterei
larghi quanto luce d’anni
ha percorso il mio dolore
per la terra senza approdo
che non abita forse
questa dimensione.

Ma è nella costrizione del cercarmi
che forse
qui oltre mi ritrovo.

Bruno Mancini, non solo scrittore.

Sempre in prima linea con il suo impegno costante, quel carisma ed entusiasmo nel promuovere la poesia e la cultura in generale nella sua Ischia e al di fuori, Bruno Mancini, poeta e scrittore di successo, raffinato e ironico, insieme ai soci di DILA Associazione Culturale Da Ischia l’Arte di cui è Presidente ha portato avanti il suo programma, già iniziato dieci anni prima, volto a dare nuova visibilità al mondo dei poeti e di quanti operano nell’arte tra musica, teatro, danza, arti figurative.

Tra gli obiettivi della DILA, con cui Bruno Mancini e la sua squadra hanno dato vita a numerosi eventi tra presentazioni di libri, incontri, dibattiti, mostre di pittura e fotografia, vi è quello, come sostiene lo stesso Bruno Mancini: “… di operare affinché l’Arte in generale e la Poesia in particolare riconquistino il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”.

Grazie al prezioso impegno dei suoi collaboratori tra cui Roberta Panizza,

poetessa, direttrice artistica di DILA, Antonio Mencarini voce e poeta, Vincenzo Savarese giornalista, Maria Luisa Neri presidente dell’Associazione “l’Arte del suonare”, Paola Occhi soprano lirico, Angela Maria Tiberi scrittrice, Dalila Boukhalfa scrittrice, Bruno Mancini ha pensato di diffondere il più possibile la cultura fuori dall’ordinario, invitando imprese ed aziende commerciali a diventare sostenitori per la promozione della stessa cultura attraverso il canale pubblicitario attivato in questi volumi.

Così, tra le diverse iniziative proposte da DILA, vi è anche questo prodotto antologico sul quale si da spazio alla descrizione di diverse attività dell’associazione, ai suoi protagonisti e ai numerosi eventi di spicco che hanno ottenuto ottimi riscontri di pubblico e critica.
Di Bruno Mancini vi propongo tre poesie inedite.

Silvana Lazzarino

Pag. 132-133

Bruno Mancini
Inizia il gioco

Esageratamente
pudica maliarda
strattoni tra la folla l’insolito eremita.

Con fatuo finto
effimero veniale
sprofondi il solitario nell’orbita del sud.

Inizia il gioco.
Perde chi fugge.

Bruno Mancini
Effimero

L’incognita dell’attimo
stropiccia l’incubo
sul filo del rasoio
che trancia peli bianchi.

Il “Dove effimero”
si placa.

Bruno Mancini
Ancora Carnevale

L’assuefatta sintonia
amorfa inonda
tra rotoli le maschere.

Moti carnevaleschi
ci vestiranno come due viandanti
in cerca di un passaggio,
ci truccheranno come due balordi
dimentichi del tutto,
ci mostreranno come cosmonauti
tornati dalla luna.

Ma noi ci parleremo
lontani dalle fiabe e dai romanzi,
ci baceremo
spezzando sguardi verso il nulla,
ci sedurremo
stracciando segni sulla pelle

e sì

ci vestiremo come due viandanti
sul viale di un passaggio,
ci truccheremo come due balordi
memori del tutto,
ci muoveremo come cosmonauti
in rotta per la luna.

Pag. 134-135

Bruno Mancini

Nel leggere i versi “ad ampio spettro” di questo poeta, il lettore si trova ad attraversare le più diverse sensazioni emozionali: a tratti stupito rapimento per il modo in cui il freddo tecnicismo delle figure retoriche, fluendo da questa penna, sia capace di trasformarsi in palpabile emozione; oppure una certa qual perplessità derivante dall’esplicita asprezza di alcune espressioni le quali però, nell’immediatezza del messaggio così consegnato al lettore, riescono a racchiudere una forza e una potenza non consuete in poesia; oppure ancora simpatia, quasi tenerezza, per l’immagine del giovane poeta che traspare da certi versi in alcuni momenti accorati ed enfatici, certamente ancora limpidi.

Sensazioni, emozioni, flash intermittenti sulla vita interiore di un poeta:

di questo si “accontenti”chi legge Bruno Mancini così, come dovrebbe accadere per la lettura di un qualunque altro poeta nel quale ci troviamo ad imbatterci.

Lasciarci trasportare nel percorso, forse tortuoso certo ineguale dei versi che vi propongo del nostro autore, ci farà entrare in contatto e vivere in prima persona i caleidoscopici accadimenti interiori di un’anima in una visione che solo la vera poesia può offrirci.

Roberta Panizza

Bruno Mancini
Un’ombra

Un’ombra
sconvolge
la piana di alghe statiche
con ritmo lento di medusa
con pause di dolcezze lunari
– sotto
le sabbie
smosse
più calde ed umide -,
un’ombra una carne un’ora
Tu.

Bruno Mancini
Non sono un principe

È nuova notte di luccichii vagabondi
nei cieli scuri dell’emisfero boreale,
notte di San Lorenzo,
senza luna e senza nuvole
sfilacci di bagliori intensi:
quasi comete.

È breve notte di desideri eterni
abbracciati all’amata sulla spiaggia,
notte dei primi turbamenti,
in angoli distanti dalla folla
sorrisi silenzi sospiri:
quasi nirvana.

È ancora notte di fichi d’india nel cervello
a sciami indecisioni prive di senso,
notte dell’ultimo verdetto,
per l’uomo che manca di difese,
e invoca appigli pretestuosi:
quasi giustizia.

In questa notte di balconi aperti
dove l’afa ristagna indisturbata,
oggi stanotte,
nemmeno chiedo aiuto alla leggenda
e mi destino un ruolo di coerenza:
“Domani sarò Principe del tutto o nulla

 

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