Sesta parte “Penne Note Matite” – Antologia della sesta edizione del Premio internazionale “Otto milioni”

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Sesta parte “Penne Note Matite” – Antologia della sesta edizione del Premio internazionale “Otto milioni”

Prima parte “Penne Note Matite”

Seconda parte “Penne Note Matite”

Terza parte “Penne Note Matite”

Quarta parte “Penne Note Matite”

Quinta parte “Penne Note Matite”

Sesta parte “Penne Note Matite”

Settima parte “Penne Note Matite”

Ottava parte “Penne Note Matite”

Nona parte “Penne Note Matite”

Decima parte “Penne Note Matite”

Sesta parte "Penne Note Matite" - Antologia della sesta edizione del Premio internazionale "Otto milioni"

Penne Note Matite – Prima di copertina

Penne Note Matite testo completo dell'Antologia della sesta edizione del Premio internazionale "Otto milioni"

Penne Note Matite –  Quarta di copertina posteriore

Penne Note Matite –  Copertina completa

Pag. 88-89

Tina Bruno,

opinionista della Redazione culturale del quotidiano “Il Dispari” di Gaetano Di Meglio,
scrittrice poetessa romana, durante tutto il suo percorso letterario ha curato in modo particolare il mondo infantile, scrivendo, tra l’altro, “Favole Educative”. Un libro dedicato non soltanto ai bambini, ma anche agli adulti che si prendono cura dell’educazione formativa dei piccoli.

Tale libro, è importante ricordarlo, ha partecipato a numerosi concorsi di narrativa, ricevendo sempre ampi consensi fino a che, tra le varie recensioni e giudizi positivi, il volume è stato gratificato dalla Commissione del concorso internazionale “Scriviamo Insieme” come ”Il Migliore Libro Dì Letteratura Per L’infanzia”: senza dubbio una consacrazione a livello nazionale della qualità educativa e delle capacità letterarie di Tina Bruno.

La vita

Un soffio, un respiro, un pianto ed eccoti nato.
Finalmente la vita assapora l’esistenza.
Fai sentire la tua presenza a chi non la conosceva.
Vicino a te colei che in grembo
per nove mesi ti portò, respirando per te.
Nutrendosi per te, curandosi per te!
Tu eri lì, protetto, nascosto lontano dai rumori.
Lei percepiva ogni tuo movimento,
ogni istante della tua vita era legato a lei.
Ora sei nato e lei continua a curarti,
a proteggerti, amarti a vivere per te!
Tu sei un’altra vita e fra un po’sarai autonomo.
Ricorda però, che, lei, è sempre vicina a te.
Tu sei il dono più bello che lei abbia ricevuto dalla vita.

Roberto Prandin,

fino al momento in cui scriviamo questa pagina ha musicato quattro nostre poesie e sta scrivendo una sinfonia per l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” dedicata a Ischia!

Invitato da Guido Arbonelli ad aggiungersi alla folta schiera di valenti artisti che compongono il gruppo d’assalto con il quale la nostra Associazione DILA intende portare, attraverso il MADE in Ischia, l’Arte in generale e la Poesia in particolare sul palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana, si è presentato scrivendo una lunga lettera della quale riportiamo qui di seguito le parti salienti.

C’è da premettere che la valentia di Roberto Prandin è riconosciuta a livello più che nazionale, e noi siamo orgogliosi di poterlo considerare un membro collaboratore della nostra Tribù, ma ciò che maggiormente ci entusiasma è la prospettiva che Ischia avrà a breve, dopo tante canzoni e canzonette, finalmente, la sua SINFONIA!

Ecco cosa ci ha scritto Roberto Prandin intitolando la lettera

SYMPHONY FOR ISCHIA

Avete presente un globetrotter? Ecco, quello sono io.
Da 40 anni a questa parte o forse da sempre.
Una vita a correre di qua e la con la musica nel cuore, una specie di febbre che ti spinge a creare a cercare cose nuove, e nel contempo soluzioni lavorative che permettano di arrivare a fine mese con dignità ma anche con due soldi in tasca, il che non guasta mai. Anzi.
E così, nato da famiglia decisamente povera, emigrata in Svizzera nel 45, alcuni mesi dopo la fine della seconda Guerra mondiale, quelli della valigia di cartone tanto per intenderci, ho fatto un po’ di tutto: il lavandaio, il garcon del fiorista, l’aiuto commesso, il boccia del muratore, anzi del manovale, questo verso i 15 anni.

Avevo un progetto.
Amavo la musica alla follia.

Onestamente più delle ragazze anche se non mi sono certo mai tirato

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indietro. Ma come non di rado avveniva, ai quei tempi ci si sentiva rispondere: se studi musica poi finisci sotto un ponte.
Ma io no, insistevo: testa dura. Pertanto, a 10 anni mi ero messo in mente di suonare la chitarra classica.

Ricordo che nella cassa aveva un crepa.
Pazienza.
In fondo le note uscivano ugualmente.

La rivendetti qualche anno dopo per comperare un primo flauto, scalcagnato pure quello.
Nel 1963 dal teutonico lago di Costanza ci trasferimmo a Lugano.
Per mio padre rappresentava un passo verso il ritorno in Italia.
Ma non fu esattamente cosi poiché, ci rimanemmo per più di 40 anni.

Oggi vivo a Perugia ma a Lugano di tanto in tanto ci ritorno, principalmente per salutare i numerosi amici che continuo ad avere alla pari di tanti altri conosciuti qua per le strade del mondo.
Torno per un attimo alla mia adolescenza.

Dai 15 ai venticinque studiai flauto e composizione.
Molto seriamente.
Specie composizione che per me rappresenta la massima soddisfazione fisico-sonora in assoluto.
Mi diplomai a 23 in flauto ma non in composizione: suonavo male il pianoforte poiché non trovavo il tempo per studiarlo come si sarebbe dovuto, anche perché, tra il 1979 ed il 91, avevo trovato da vivere facendo il cronista per il Giornale del Popolo di Lugano.

Per conseguire il diploma di composizione ci vuole l’ottavo di pianoforte.

Impossibile.

Ciò mi ha creato un senso di colpa che porterò con me sino al giorno del giudizio, se ci sarà.

Però studiai anche Marketing Management & Communication a Milano, conseguendo un Master.

Ciò mi ha aperto la strada all’insegnamento universitario.
Nel frattempo avevo vinto alcuni concorsi: presso la Malta University of Malta dove insegnai per 5 anni Cultural Management, poi All’Uni per Stranieri di Perugia, nei Master della Regione Toscana, al Conservatorio di Cesena e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Questo tra il 1997 e il 2009.

Nel frattempo il Governo Berlusconi fece la riforma universitaria. Rimasi a piedi.

Io che ero a contratto, sempre reiterato senza problemi mi trovai immerso in un dramma.
Ritornai in Svizzera e feci il prof invitato all’Università professionale.
Due anni fa mi pre pensionai e mi ritirai a Perugia, dove scrivo a getto continuo.
Ovviamente musica.

Ritengo che l’armonia per un compositore sia l’essenziale, anche se si è scelto la contemporanea.

Per ciò che mi riguarda, ho definito uno stile che attinge in parte al newjazz trasformandone le movenze e le sequenze sonore attraverso un ibrido che transita dal Bel canto all’esperienza contemporanea.
Ma di quest’ultima non sono un patito anche se riconosco nei vari Berio, Stockhausen, Fukushima e altri ancora, una vera e propria genialità.
ùù

Io mi esprimo in modo diverso.

Negli ultimi 7 anni ho scritto un centinaio di pezzi.

Recentemente ho terminato due dei 4 Concertus Peruginensis per Archi, l’Opera 31 e pochi giorni fa il Duetto d’amore per due clarinetti Op. 33 Nr1 per i miei amici Guido Arbonelli e Natalia Benedetti.

E Ischia cosa c’entra con tutto ciò? Domanda più che pertinente.

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Quando, circa un anno fa, il mio amico Guido mi ha illustrato il progetto che sta attuando con l’Associazione culturale Da Ischia L’Arte – DILA presieduta da Bruno Mancini, oltre a rimanerne affascinato ed entusiasta, ho ricordato che a 20 anni feci, in compagnia di un amico di Imola, pure lui figlio di emigranti, un viaggio nel Meridione.

Ci fermammo alcuni giorni a Napoli.
Ricordo perfettamente il Golfo, qualche cosa che a definire meravigliosa è ancora riduttivo.
Penso, una delle meraviglie del mondo: da mozzare il fiato.

Ci spiegarono la conformazione geografica e culturale di tutto quanto “vive” nel golfo.
Ebbene tra me e me, ricordo, come se fosse oggi, mi dissi, additando quell’isola: mi piacerebbe andare, ad Ischia.
A Napoli ci tornai di sfuggita 20 anni or sono: ero di passaggio.

Ischia non ebbi l’occasione di visitarla. Ma ho intenzione di recuperare. Spero presto, anche per il fatto che gli anni trascorrono inesorabilmente.

Questa nuova sfida artistica e culturale rappresentata dal new Made in Ischia di Mancini e del suo gruppo internazionale, unita all’azzurro del cielo ischitano che si specchia nel mare argenteo, mi danno la speranza ed il desiderio di scrivere un pezzo: For Ischia.

Sì, un pezzo proprio per Ischia e per DILA.
Forse per piccola orchestra. Ci sto pensando. Non so cosa ne potrebbe uscire, poiché quando mi metto a scrivere, fino a un secondo prima di mettere giù la prima nota, non so le dita cosa improvviseranno.
La composizione è un mistero.

Non giro con la valigia di cartone, ma dentro di me è come se l’avessi.
Ciao Ischia, verrò. Presto.

P.S:L’ultima informazione ricevuta dice che la Sinfonia è già pronta all’80%

Natalia Benedetti e Guido Arbonelli “Duo Namaste”

La parola Namaste è originaria di una zona compresa tra l’India e il Nepal ma è utilizzata anche in molte regioni dell’Asia e nell’Australia meridionale.
Essa, pur essendo letteralmente traducibile con “mi inchino a te” in quanto deriva dal sanscrito “namas” (inchinarsi, salutare con reverenza) e “te” (a te), viene comunemente associata ad una valenza spirituale, per cui può forse essere interpretata in modo più completo come un saluto alle qualità divine che sono in te.

Unita al gesto di congiungere le mani e chinare il capo, acquisisce l’ulteriore significato di “le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te”.

Ciò può definirne quindi il significato ultimo come un saluto tramite il quale si riconosce la sacralità sia di chi porge il benvenuto sia di chi lo riceve.

Natalia Benedetti e Guido Arbonelli hanno scelto questo nome per il loro duo di clarinetti e canto, quale augurio di grande simbiosi che vogliono stabilire con i loro ascoltatori.

Ad Ischia ne abbiamo avuto un esempio recente durante la loro esibizione del Natale 2016

durante la quale hanno suonato anche il bellissimo inno “Girotondo di emozioni”, scritto da Guido e cantato da Natalia, dedicato a Ischia con il quale hanno vinto il premio internazionale “Otto milioni” edizione 2016.

Natalia è anche professore di strumento e direttrice dell’Orchestra della scuola media Cocchi-Aosta e Liceo Jacopone di Todi, mentre Guido, oggi docente al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, ha fatto parte di numerose orchestre internazionali quali la NIS simphony orchestra (Serbia), Orchestra Sinfonica di Perugia e dell’Umbria, Arturo Toscanini orchestra, Queen’s College orchestra-Usa, Orchestra Sinfonica di Constanta-Romania, nonché delle orchestre della Rai di Torino e Napoli, ed ha tenuto il corso per Professori d’orchestra presso il Teatro lirico Sperimentale di Spoleto nell’anno 2007.

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Ilde Consales

Professore universitario di ruolo di Linguistica italiana presso Roma Tre University.

Precedentemente Ricercatore di ruolo e Docente universitario presso Università Roma Tre; Docente di Linguistica italiana e di Didattica della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Macerata; Ricercatore a progetto presso Università per Stranieri di Siena; Ricercatore al CNR di Firenze presso Accademia della Crusca; Dottorato di Ricerca (PhD) presso Università degli Studi Roma Tre; Relatrice al 2° Convegno Internazionale di Linguistica e Glottologia Italiana (CILGI 2) presso la Uniwersytet Wrocławski patrocinato dall’Accademia della Crusca e dalla Società degli Italianisti Polacchi; Relatrice in qualità di Visiting Professor presso la Slezská Univerzita v Opavě (Rep. Ceca).

Ma Ilde Consales è anche Soprano e cantante del Duo Tamiri con al pianoforte Santina Amici.

Negli ultimi mesi ha effettuato concerti presso l’Orto Botanico di Roma per l’AER (Associazione Ecologica Romana), voci recitanti Lucilla Di Pasquale, Isabella Colucci, musiche di Tiersen, Fauré, Bellini, Händel, Martini, Pergolesi, poesie di Tognolini, Lorca, Dell’Era, Schwarz, Klimer – 11 Maggio 2017; nella Chiesa di S. Maria dei Miracoli a Roma (meglio nota come una delle due “Chiese gemelle” di Piazza del Popolo, ed è quella di destra provenendo da Piazzale Flaminio) con Valentina Licastro (flauto), Carla Martirano (flauto), Santina Amici (organo), per i musicisti Cambristi di Roma con musiche di Bach, Händel, Vivaldi, Gluck, Massenet, Schubert, Marcello, Chaminade, Tulou, Gomez – 11 Giugno, 2017; nella Chiesa di S. Michele Arcangelo, Romari con Santina Amici all’organo (18 Marzo 2017).

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha raggiunto un accorso con Ilde Consales grazie al quale lei sarà interprete canora per la realizzazione di video di alto spessore artistico, nei quali saranno uniti poesia, canto, musica, arti visive, recitazione, spot commerciali e immagini della splendida isola d’Ischia.

Vincenzo Savarese.

Nessuno mai, che io sappia, ha parlato in pubblico tanto, e tanto bene, dei progetti Made in Ischia che nell’arco di un decennio Roberta Panizza ed io abbiamo ideato indicandoli con varie sigle.

Tutti sempre proiettati verso la realizzazione del sogno/slogan di “ottenere, per l’Arte in generale e per la Poesia in particolare, il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”

Vincenzo Savarese, giornalista a tutto tondo

con particolare attività nello sport televisivo, è stato il primo ad aprirci le porte di uno studio TV, inserendo nella sua trasmissione “A bordo campo” uno spazio dedicato ad interviste con gli Artisti aderenti a quella che lui ha voluto chiamare la “Tribù della nostra isola”.

Come ringraziarlo?

Questa volta lasciando parlare le immagini!

Bruno Mancini

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Luciano Di Meglio

Le trombe marine

Uno dei maggiori pericoli per i pescatori di piccole imbarcazioni erano le trombe marine: “Meteora acquosa formata da colonne di acqua in forma di spirale e conica, con la base in alto e il vertice abbasso, che si sollevano tra il mare e le nubi”.
I pescatori per difendersi da questo pericolo si tramandavano un metodo molto originale: esponevano il sedere nudo verso la tromba marina e con riti magici e preghiere riuscivano a spezzare il pericolo per le loro piccole imbarcazioni.

La preghiera

Pater noster
Pater noster
In cielo, in terra e in mare
Voi state
Guardaci da questo diavolo
Pater noster
Pater noster
Spezza la coda del diavolo
Che senza coda
Non è più nessuno

La magia

Cor’ zèfaro (coda di lucifero).
Steven ncopp’ a varca, tutti a faticà, quann zi Giusepp, o’ cchiù vecchio piscatore do uagno, alluccanno dicette: “A cor’ e zèfaro ”. Tutti nuj nu poco appaurate, ma curiuse, uardamme a cor’ e zèfaro e verenne sta muntagna r’acqua e zi Giusepp cu cul’ a for ca murmuriav parol magiche o priave? A nu mument’ annato cu tanta maraviglia sta muntagna r’acqua se spezzaie e scumparette. Addimmannamme a zi Giusepp che magia avesse fatto e che avesse ditto. Isso rispunnette: “Pure sta vota o riavolo ha perso!

Ricerca di Luciano Di Meglio per il Museo Etnografico del Mare isola d’Ischia.

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Patrizia Canola,

nata a Milano ne1 1952, ha da sempre avuto la passione per la pittura, manifestando per essa una particolare predisposizione, già fino dai primi anni di scuola, che l’ha portata ad osservare continuamente tutti i diversi contesti, in particolare i paesaggi e gli scorci della Toscana, del Veneto, della Liguria, dei luoghi in cui si spostava con la sua famiglia prima di trasferirsi in una cittadina della Brianza dove tuttora vive e lavora.

Ha frequentato la “Scuola di Arte Pura Applicata a Merate” perfezionando lo studio dell’anatomia, delle proporzioni, degli spazi, sempre accompagnata dalla passione per la pittura, e senza tralasciare il tema del paesaggio seducente ed intrigante con le sue diverse variazioni cromatiche a seconda delle ore del giorno.

Sulla scia degli Impressionisti, da lei molto amati, Patrizia Canola ha scelto di dipingere all’aperto, eleggendo a suoi luoghi preferiti il percorso dell’Adda Vecchia, le Prealpi Orobiche, il Parco di Montevecchia e la Valle del Curone situati in un territorio della Brianza a lei molto vicino non solo geograficamente ma anche emotivamente parlando.

Accanto alla pittura di paesaggi, nei quali lo studio della luce è fondamentale per la definizione di ogni dettaglio, Patrizia Canola si è dedicata alla ritrattistica, non solo di espressività umane, ma anche spinta allo studio di animali e di nature morte. I cavalli, in particolare, affascinanti nei loro movimento; i singoli alberi, quasi simboli di emozioni nelle loro forme a volte imponenti e in altri casi disarticolate; le nature morte spumeggianti nei placidi tripudi cromatici di fiori e frutta; hanno ricevuto grandi attenzioni artistiche ed emotive da parte della pittrice.

Ultimamente, si assiste ad un’evoluzione del suo stile che, pur sempre sorretto da raffinata tecnica in grado di supportare ogni esigenza ideologica, si va indirizzando verso la proposizione di pensieri metafisici.

Assistiamo alla produzione di opere nelle quali le figure non sono più nettamente definite. e dove prevalgono colori molto chiari, tendenti al bianco, ricercati per raccontare il suo modo di sentire la vita filtrata attraverso una grande sensibilità che pone al centro quesiti sul destino dell’uomo e sul senso stesso della vita.

Ciò rende prevalenti le tematiche ideologiche legate al sentimento della libertà ed al futuro il cui delinearsi dipende essenzialmente dall’uomo.

Futuro che può apparire incerto e indefinito, ma necessita di scelte precise e coerenti.

Aspetti che Patrizia Canola riesce, con grande eleganza e poesia, a definire sulle tele, regalando emozioni senza tempo, così come senza tempo è, nella sua visione, la vita dell’uomo fatta di scelte e di speranze.

Patrizia Canola ha esposto in Italia e all’estero ottenendo importanti successi e riconoscimenti.

Tra i critici che hanno scritto lodevoli apprezzamenti sulle sue opere. vanno citati: Catia Monacelli direttore Polo Museale della città di Gualdo Tadino, Marina Pizziolo, Luigi Cavadini, Clara Canzi Colombo perito d’Arte presso il Tribunale di Monza, Antonino de Bono e Nello Bagarotti.

Nel 2017, un nutrito numero di importanti opere pittoriche di Patrizia Canola sono state esposte per quattro mesi nel Museo Etnografico del Mare della Città di Ischia in una Mostra personale voluta ed organizzata dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” con la Direzione Artistica di Silvana Lazzarino che ha scritta questa presentazione:

NEGLI ORIZZONTI DELLA VITA TRA LUCE E COLORE

In permanenza, si possono ammirare sette dipinti dell’artista nei quali a trionfare è la natura, con luci e colori e, in particolare, il motivo dell’acqua delle coste marine della Sardegna e delle Marche rispettivamente con “Colori di Sardegna” ed “Estate marchigiana”, dove lo sguardo si lascia catturare da avvolgenti riflessi di colori che uniscono cielo e mare; elemento dell’acqua che culla e accarezza le

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bianche “Ninfee” leggere come ballerine. Intense poi le atmosfere
lungo l’Adda del dipinto “I colori del fiume Adda” in cui campeggiano gialli e verdi accompagnati da tonalità blu dell’acqua dove l’ambiente circostante si riflette.

Come anche di ampio respiro è “Campo di lavanda” con il viola della lavanda in primo piano che risalta sull’azzurro e le increspature scure del cielo.

E poi le colorate “Melagrane”. Distante da tonalità così vivici e intense è l’atmosfera ovattata come da sogno che si respira nel dipinto “Inverno” dove cromie grigie, tendenti all’azzurro sembrano rarefatte come attutite ad indicare un momento di riflessione e sospensione del pensiero, necessario all’uomo per ritrovare se stesso guardando dentro di sé a partire dalla natura che si riposa.

PRINCIPALI ESPOSIZIONI

Prima del 2000: Bergamo – Bi.D. Art – personale; Bari – Expo Arte Bari – personale e collettiva; Basilea – Art Basel 1982 – collettiva;
Firenze – Galleria 14 – personale; Piacenza – Galleria la Meridiana – personale; Portofino – Galleria San Giorgio – personale; San Pellegrino Terme – Galleria Berna – personale; Cernobbio – Studio d’Arte La Casa Rossa – personale.

Dal 2000 al 2016:

Gualdo Tadino -“ Nel Respiro di Gaia, la Madre Terra”- personale; Venezia – Palazzo Zenobio “Art Escape” – collettiva; Gualdo Tadino – “Dalla Terra Al Cielo – Dal Figurativo all’Informale“ a cura di Vittorio Sgarbi; Fregene – Centro Pianeta Azzurro – personale; Varedo – Villa Bagatti Valsecchi “EXPOARTEITALIANA” a cura di Vittorio Sgarbi; Gualdo Tadino – “De Rerum Natura” – personale; Roma – Ambasciata Repubblica Irak – Internazionale dell’Arte; Arcore – Villa Borromeo “Impressioni dal Vero “ – personale; Venezia – Art Expo Sala San Leonardo – Cannareggio.
Nel 2017: Crotone – Santa Severina 2° Biennale Internazionale; Ischia – Museo Etnografico del Mare; Roma – Palazzo Crocetti “Esposizione Triennale di Roma”; Venezia – “Art Walkk 2017” – Bi-Personale.

Antonio Fiore,

poeta ben noto ai nostri lettori per l’assiduità con la quale è giunto finalista in tutti i premio “Otto milioni” ai quali ha partecipato (in alcuni è stato premiato con le poesie “Tinti di cenere”, “La tela del tempo” e “Cuori che si raccontano”), questa volta ci delizia non solo con le due poesie “A mia madre” e “Vecchio lenzuolo” che troverete in un’altra sezione della presente Antologia, ma anche come raffinato, simpatico e profondo bozzettista nonché osservatore della vita, simbolica e reale, che gli ruota intorno.

Antonio con sentimenti, retaggi, e maestria poetica di atavica virtù, ha descritto la quotidianità fotografica di un popolo formato dai suoi concittadini, ricorrendo a reminiscenze e vetuste immagini di “Piazza municipio”.

Una narrazione che scorre tra ben oltre mezzo secolo di vita cittadina.

Antonio Fiore ha avuto la bravura di conciliare luoghi, presenti e passati in un unico mix che sembra formare un sublime dipinto senza tempo.

Bruno Mancini

Gricignano: Piazza Municipio dopo oltre mezzo secolo.

Ah! se potessi fermare il tempo, quel tiranno tempo che tutto usura e mette fine tranne i ricordi, reminiscenze impigliate nella rete della mente.

La vetusta piazza colonnata d’alberi incornicia lo sfondo del prestigioso municipio, case, negozi, bar, circoli politici e non, che sembrano sostenersi l’uno con gli altri, un ombreggiare di mille ricordi risonanti.

Lo storico tabacchino di lungo corso fumeggia ancora di inconfutabili ricordi di prima sigaretta, e da lì a poco persiste la casa parrocchiale che diede i natali all’emerito compianto parroco Don Pasquale Lanzano.

E come si può non ricordare il circolo dei pensionati presente sulla piazza da qualche decennio che, ancora in cerca di una stabile dimora, con le sue vicissitudini attuali e passate quotidianamente anima il luogo di tanta saggezza.
Le fredde panchine di pietra nera sono sempre lì per accogliere qualsivoglia

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viandante che sosta all’ombra delle maestose ghiande sfavillanti al sole d’estate.

Gli immancabili amici di piazza accomodanti sulle sedie corredate di tavolini innanzi ai mitici bar che triangolano la metratura della piazza.

Il tutto consolidato dall’armonia complementare di sfottò degli assidui amici ricorrenti di sabato, domenica e feste santificate, nonché popolata da incalliti giocatori di tressette, scala quaranta e dell’intramontabile scopa a perdere.

Dopo oltre mezzo secolo nulla è cambiato se non la facciata dell’elegante municipio con il suo maestoso orologio campanile, fermo quasi da sempre.

Eppure, a vedersi sembra ieri, ma non è cosi, ormai più di due generazioni si sono susseguite nel tempo, di quel tiranno tempo che tutto cancella ma non i ricordi.

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Michela Pietropaolo
NEVE SU BAGDAD

Era di notte
e la terra tremava.
Lampi e luci in lontananza.
I boati ed il calore delle fiamme.
Occhi celati dietro un velo
impauriti, affamati
i miei
che per un attimo ho chiuso
e così ho sognato.
C’era il silenzio, c’era quiete.
Non un soffio, non un alito di vento.
Su quella terra ormai rossa
c’erano corpi
immobili, inermi
di soldati, di bambini.
Cadeva la neve
e la luna spendeva
ma no, poi capii
era solo la cenere.
Pensai finalmente è finita.
Pensai ad un abbraccio
ad un sorriso
ad una zuppa che mi scaldasse.
Udii un suono, più vicino.
erano lì, alle porte,
aprii gli occhi
ed il mio sogno era finito.

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