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20250912 DILA APS IL DISPARI professionisti
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Lavorare per morire: la strage silenziosa nei cantieri e nei campi
Di Yuleisy Cruz Lezcano
Quando ho scritto a per proporgli di pubblicare una mia poesia sulle morti sul lavoro, non immaginavo che quel messaggio avrebbe aperto un dialogo così profondo.
Lui, giornalista con oltre trent’anni di carriera al Messaggero, io con la parola poetica: entrambi, da prospettive diverse, riceviamo da tempo messaggi commossi dei familiari delle vittime.
Santonastaso ha attraversato tutte le trasformazioni del giornalismo italiano: dallo sport alla cronaca, dalla cultura al digitale.
Ma è dopo il 2013, che il suo impegno civile prende una forma nuova.
Per dieci anni ha curato l’ufficio stampa dell’Unione Sindacale di Base, approfondendo con rigore il tema delle morti sul lavoro.
Oggi porta avanti una pagina Facebook e Instagram, “Morti di lavoro”, che ogni giorno pubblica nomi, storie e contesti.
«Ho iniziato mentre ero ancora al desk», racconta «confrontandomi ogni giorno con notizie etichettate come ‘morti bianche’.
Iniziai a vedere queste tragedie sotto un’altra luce grazie al confronto con Marco Bazzoni, delegato alla sicurezza.
Poi, in USB, diventò uno dei temi centrali del mio lavoro.
Da tre anni ho deciso di condividerlo pubblicamente».
Alla domanda sul perché il Paese non percepisca questa come una vera emergenza, Santonastaso risponde senza giri di parole: «Come in guerra, accettiamo il concetto di ‘danno collaterale’.
L’economia, il Pil, il profitto… si dà per scontato che qualcuno debba rimetterci la vita.
È questo il pensiero da smantellare».
E la sicurezza, allora, diventa un lusso.
«Le aziende la vedono come un costo.
Nel settore agricolo oltre 670.000 trattori circolano senza dispositivi di sicurezza.
E il decreto attuativo per la loro revisione è fermo da dieci anni».
I numeri ufficiali sottostimano la realtà: «L’INAIL registra solo ciò che viene denunciato.
Chi lavora in nero, o in settori non coperti, non esiste.
I miei dati tengono conto di queste vittime dimenticate.»
Solo a settembre 2025 si contano già 16 vittime, 11 sul lavoro e 5 in itinere.
Due nomi: Antonio Arena, operaio 64enne schiacciato da uno scavatore a Sinopoli, e Antonio Travaglini, 47 anni, viticoltore morto in Molise sotto un trattore ribaltato.
Le loro storie sono raccontate nella pagina di Santonastaso: 760 morti da inizio anno, di cui 609 sul lavoro.
La Lombardia è la regione con il numero più alto.
Sulle sanzioni, Piero è chiaro: «Oggi valgono poco.
Omicidio colposo, condizionale, e tutto finisce lì.
Servirebbe una nuova figura giuridica, come per l’omicidio stradale: pene certe, proporzionate».
La responsabilità, per lui, ricade anche sui media. «Non raccontano abbastanza.
Né si parla davvero di cultura della sicurezza.
Non vedo segnali concreti, né dalla politica, né dalle istituzioni.
Solo parole».
Nel frattempo, il suo lavoro continua, quotidiano.
A ricordarci che ogni vita spezzata merita di essere raccontata.
E ogni morte sul lavoro, combattuta.


20250905 DILA APS IL DISPARI professionisti

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Perché il cielo si tinge di rosso al tramonto?
Tutto ciò che osserviamo in cielo non è proprio là dove “adesso” lo vediamo e non possiamo nemmeno sapere in nessun modo se gli astri che vediamo sulla volta celeste ancora esistono realmente, per una ragione semplicissima: la velocità della luce è enorme ma pur sempre finita, circa 300 mila kilometri al secondo nel vuoto.
La luce della stella più vicina alla Terra dopo il Sole, Proxima Centauri, impiega 4,243 anni per giungere fino a noi.
Il Sole che vediamo in cielo in un certo istante è quello di circa 8 minuti prima, perché la sua luce impiega mediamente tale tempo per giungere sulla Terra.
Quindi, quando vediamo il Sole al tramonto, prossimo all’orizzonte, in realtà è già tramontato da 8 minuti per tale motivo, ma continuiamo a vederlo per un altro fenomeno cui è soggetta la luce: la rifrazione, ovvero la deviazione dei raggi luminosi dovuta all’attraversamento di strati di atmosfera a densità differente.
Il disco rosso che vediamo nell’atto di tuffarsi sotto l’orizzonte è soltanto l’immagine rifratta del Sole e non quella diretta.
Per questo motivo lo possiamo guardare ad occhio nudo, senza alcuna protezione.
Così, pur essendo il Sole già al disotto dell’orizzonte, i suoi raggi attraversando stati di atmosfera a densità maggiore, rispetto a quando è alto sull’orizzonte, vengono curvati raggiungendo ancora la Terra per qualche minuto.
La luce che noi consideriamo bianca è in realtà, come per primo ha scoperto Isaac Newton (1643-1727), una mescolanza di colori: perché?
La luce, dal punto di vista fisico, è una oscillazione periodica del campo elettromagnetico che si propaga per onde ed è composta da radiazioni di diversa frequenza di oscillazione.
Un risultato che l’umanità è riuscita a capire soltanto in tempi recenti, grazie al grande fisico e matematico James Clerk Maxwell (1831–1879).
Elettricità e magnetismo, due fenomeni prima ritenuti separati e distinti, si sono rivelati essere attori di uno stesso fenomeno: il campo elettromagnetico.
Elettricità e magnetismo danzano a braccetto nello spazio, con la grazia e la leggerezza di un’onda, trasferendo energia da un punto all’altro.
Le nostre cellule sensibili alla luce (coni e bastoncelli) sono in grado di percepire soltanto una piccolissima parte dell’ampio intervallo di componenti della radiazione elettromagnetica, quelle che chiamiamo luce e ci consentono di vedere le forme esterne delle cose.
Quanto diversa sarebbe la nostra idea di bellezza, se invece i nostri occhi fossero in grado di essere sensibili ai raggi X: vedremmo anche tutto ciò che è all’interno di cose ed esseri viventi! Oltre la bellezza delle forme esterne, la Natura ci ha voluto regalare anche quella del colore, facendo percepire dal nostro cervello come colori diversi le componenti di diversa frequenza di oscillazione della luce bianca.
E il tramonto cosa c’entra con tutto questo?
Eccoci alla conclusione.
Le componenti della luce con frequenza più bassa, e lunghezza d’onda maggiore, sono percepite dal nostro cervello come colore rosso, mentre quelle con frequenza più alta, e lunghezza d’onda minore, sono percepite come colore blu.
Al tramonto, quando il Sole è prossimo all’orizzonte, i suoi raggi attraversano un’atmosfera molto ricca di particelle pesanti sospese, di dimensioni relativamente maggiori rispetto a quelle degli strati più alti, tali da filtrare (per un fenomeno fisico detto diffrazione) le radiazioni di piccola lunghezza d’onda (percepite come colore blu) lasciando invece passare quelle di maggiore lunghezza d’onda, percepite da noi come colore rosso, che così colorano il cielo di quelle straordinarie sfumature di rosso che sembrano incendiarlo.
Luca Nicotra

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