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20251208 DILA APS – IL DISPARI
La pittrice Mara Concetta Leone a Interno 4 – terza parte
Lunedì 24 novembre e 1 dicembre abbiamo iniziato a pubblicare testi e immagini del volume “Mara Leone – Mostra personale a cura di Chiara Pavoni” presentato il 21 novembre nel Centro culturale Interno 4 di Roma.
Un volume doppiamente interessante in quanto in esso, oltre alla riproduzione dei quadri, sono state aggiunte poesie che un’eccellente gruppo di poetesse, scelte dalla stessa Chiara Pavoni, ha scritto in una libera ispirazione riferita a ciascun quadro.
Oggi pubblichiamo la nota critiche di Silvia Filippi.

Pubblicato nel mese di Agosto 2025 a cura dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS” con codice ISBN 9781326544713.
Nota critica Silvia Filippi
In un recente studio apparso sulla nota rivista Plos Genetics, studiosi della Emory University di Atlanta, sotto la guida del biologo Shozo Yokoyama, hanno ricostruito il percorso evolutivo che ha consentito a noi umani di distinguere i colori, ovvero passare dalla visione ultravioletta alla capacità di percepire la luce blu.
Il team internazionale ha dimostrato che è la presenza di 5 classi di proteine (le opsine) nei fotorecettori della retina dei mammiferi, responsabili di codificare i pigmenti e rendere possibile il processo che consente di vedere nella penombra e a colori.
In pratica, la nostra percezione cromatica ha subito sviluppi non solo a causa di cambiamenti ambientali, bensì per effetto di mutazioni genetiche.
Tuttavia, se la scienza ci sostiene nella comprensione del processo visivo dei colori, in continuo avanzamento dettato anche da fattori chimici e tecnologici, l’arte di Mara Concetta Leone ricorda, con puntuale determinazione, che i colori sono artefici di alfabeti creativi, portatori di forze spirituali che elevano la coscienza, suscitando reazioni emotive con il loro linguaggio in grado di esprimere, parafrasando Kandinskj, la “vibrazione interiore” generata nello spirito dal confronto con la realtà che ci circonda.
In tal senso, la ricerca artistica di Mara può considerarsi una vicenda amorosa con il colore, che ella distribuisce con sorprendente incanto grazie ad una tecnica espressiva del tutto personale, priva di artificiosità, che le permette di restituire un senso plastico alle pulsioni più intime del cuore, similmente ad una poesia silenziosa da apprezzare con i sensi.
Immerso nei colori, il riguardante sperimenta uno stato di assoluta permeabilità con l’artista, in una reciproca azione e reazione fra corpi in connessione, mentre riecheggia alla mente l’inciso leonardiano – “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede (….) La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca” (Trattato della Pittura del XVI secolo) – ardito suggeritore di un abbinamento niente affatto casuale tra gesto pittorico e segno poetico, ad instaurare un dialogo multidisciplinare che si amplia oltre la dimensione fisica dello spazio, per farsi relazione simbolica, spirituale e simbiotica ed abbracciare la letteratura, la psicanalisi e la religione dentro una sinfonia di forme d’arte.
Il noto storico e teorico dell’arte Konrad Fiedler scrisse “L’artista si trova nella stessa posizione del pensatore rivoluzionario, che si oppone all’opinione dei contemporanei e annuncia una nuova verità”, ed è qui l’elemento nodale della produzione di Mara Concetta Leone, nella quale ogni tessitura cromatica custodisce un messaggio che attraversa il piano del reale in modalità trasversale, per essere accolto da chi sappia nel fluire quotidiano ascoltare i segni del tempo, il ritmo delle emozioni facendosi portavoce di una rinnovata sensibilità alle umane sofferenze, aggravate dalla parabola dell’incomunicabilità alimentata dall’oligarchica delle macchine.
POESIE CRUDE scelte da Antonella Ariosto
—-°°°°—-
A LATITUDINE INCERTA
Mi sorridi da un ricordo felice
– solo l’infanzia ha
un tempo
dilatato –
Coniugavi il futuro
in un gioco di specchi
– andremo insieme a rivedere il mare –
io giocavo ad inventarci già vecchi.
E ora tu non sei
nei panni appesi e le tue carte
restano in attesa
di gesti trattenuti dal passato.
Un deserto di sillabe
a latitudine incerta:
per raggiungerti
non basta ricordare.
ELISABETTA BIONDI DELLA SDRISCIA
—-°°°°—-
APPUNTI DI VIAGGIO
Dal finestrino dello
scompartimento del treno,
sfilano, veloci,
le immagini delmare d’autunno
della costa calabra.
ll mio occhio scruta l’orizzonte.
Ancora riesco a scorgere la mia
adorata Terra: la Sicilia.
ll senso di appartenenza mi coglie
in maniera preponderante.
Proprio adesso che vado via.
E con uno strappo al cuore,
la vedo allontanarsi sempre di più.
Mi perdo a guardare I’azzurro del mare,
un azzurro quasi grigio,
come il cielo che si rispecchia in esso.
Le onde si infrangono
sulla spiaggia umida e deserta.
Nel cielo basse nuvole ogni tanto
danno una spruzzata d’acqua
alla terra deserta, quasi priva di vita.
Tutto sembra fermo e immobile
Solo il mare e questo treno
continuano la loro corsa.
In fondo un tiepido raggio di sole s’affaccia:
Il miracolo si ripete.
Un maestoso arcobaleno appare nel cielo.
Ci riporta alla gioia
FRANCESCA ARIOSTO
—-°°°°—-
Sentimenti fragili
raccontano l’inverno rigido
Dio è nell’aria
copre di rossori la speranza
mentre il mondo sa di sofferenza.
Dicembre è un rifugio
come un quartiere di palazzi dove restare
luci nelle strade
l’amore a compiere prodigi sotto una stella
a notte fonda
nell’anno che verrà.
Michela Zanarella

20251201 DILA APS – IL DISPARI
20251201 DILA APS – IL DISPARI
Teatro Tordinona
DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”
Rete Roma, Interno 4, Museo Archeologico Rodolfo Lanciani via XXV aprile Guidonia Montecelio, con il Patrocinio della Città di Guidonia Montecelio, nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, lo scorso 25 novembre hanno presentata la Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno” scritta da me, con fotografie di Rocco Scattino.
Link audio “Ma forse è stata un sogno”
https://youtu.be/IgX0FFBFac0?si=ukU82xqYsYMr3SzH
Video “Ma forse è stata un sogno”
https://www.emmegiischia.com/ma-forse-a-stato-un-sogno/

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”
Ecco il testo:
Ma forse è stata un sogno
Ricordo un giardino, rinchiuso in un muro di cinta sgangherato, di pietre pomici e laviche sgraziate, bitorzolute, coperte da muschi ed erbe selvatiche, grigiastre; alto oltre la mia testa, se anche fossi salita su uno dei massi sporgenti posti alla base.
Ricordo le gabbie dei conigli, sovrapposte, con mangiatoie formate da intrecci di fili di ferro arrugginiti; i conigli, maschi da una parte, le femmine da un’altra e i piccoli, selezionati per grandezza, collocati in gabbie differenti.
Tutti i pomeriggi fungevo da vivandiera, passando sotto l’albero di limone, intorno al pozzo con al centro il secchio pieno d’acqua, giù per i quattro scalini fino all’angolo del muro pietroso, posto di sghembo a seguire il confine con la boscaglia di castagni e di querce della collina immediatamente sovrastante.
Ricordo che giunta appena oltre la grande pietra sporgente sulla quale poggiava lo spigolo della parete, mi sembrava che il bosco coprisse ogni altra prospettiva, e divenisse, in pochi passi, ingombrante, avvolgente, incatenante…
… però i conigli erano lì, e quel giorno c’era pure lui. Ma forse è stato un sogno.
Non sono la tua Piccina. Io sono Chiara.
Era così bello toccare le sue braccia muscolose, alzava un secchio d’acqua con un dito; così misteriose le sue parole, più soffio che altro sul mio collo, e quando andavo via mi dava sempre un bacio, e mi stringeva forte sul petto.
Quel giorno aveva una camicia rossa e una birra in mano. Io avevo un graffio sul ginocchio.
Ma forse è stato un sogno
Gli dissi che non ero la sua Piccolina. Io sono Chiara.
Lui coprì il graffio sul ginocchio con la grande mano, per un attimo.
Poi prese a coccolarlo con le dita che formavano sentieri di brividi sulla mia pelle, nel nuovo gioco di un morbido girotondo tra le crepe ed i cespugli, le grotte ed i ruscelli della mia intimità.
Fu quando disse che mi voleva bene, lo disse, ne sono sicura, quando quella voce e quelle parole giunsero alla mia mente, fu allora che io gli gettai le braccia al collo così forte da farlo rotolare fino alla piccola zolla di prato nascosta tra due alti cespugli di mirtillo.
E continuava a chiamarmi Bambina. Io sono Chiara.
Io non sapevo niente di inganni e di violenze, io non sapevo niente, lo giuro, di Russi e di Ungheresi in lotta tra libertà ed oppressione, io non piangevo, quel giorno, per loro.
Piangevo dicendo “Non sono la tua Piccina. Io sono Chiara.”

Avevo venti anni quando incontrai “l’Amore”. Gino! Gino…
E lui mi chiamava Amore e mi chiamava Tesoro. Amore… Tesoro…
Fu bello fino a quando non venne il momento della verità. E lui non andò via, ma mi dedicò una poesia:
EPPURE SE
Eppure se tu fossi stata violata
– il vicino di casa maledetto -,
se nel fatato mondo d’innocenza tu
come madre fanciulla del figlio di nessuno
tu fossi stata
come vergine immolata nel tempio d’Efeso,
tu fossi stata violata
come gazzella indifesa dal branco di lupi,
tu fossi stata violata nella grotta pollaio
come una preda soggiogata dall’amico di famiglia,
tu saresti rinata
tra le mie braccia
di pescatore d’emozioni,
incubata in un tenero affetto
oltre ogni possibile attesa,
alitata dal vento del sud che cancella le orme
maledette –
dei tanti vigliacchi stupratori
… e non potresti perdermi.
Io sono vento io sono forza
io sono crudo esempio di follia.
Spingimi nei tuoi dilemmi di lupa insoddisfatta,
nessuno avrà il tuo scalpo.
Modifica il tuo stato
rimuovi l’occupato,
e vieni al sole.)


DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

DILA APS: Performance di Chiara Pavoni “Ma forse è stata un sogno”

La pittrice Mara Concetta Leone a Interno 4 – seconda parte
Lunedì 24 novembre abbiamo iniziato a pubblicare testi e immagini del volume “Mara Leone – Mostra personale a cura di Chiara Pavoni” presentato il 21 novembre nel Centro culturale Interno 4 di Roma.
Un volume doppiamente interessante in quanto in esso, oltre alla riproduzione dei quadri, sono state aggiunte poesie che un’eccellente gruppo di poetesse, scelte dalla stessa Chiara Pavoni, ha scritto in una libera ispirazione riferita a ciascun quadro.
Oggi pubblichiamo le note critiche di Liga Sarah Lapinska..
Pubblicato nel mese di Agosto 2025 a cura dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS” con codice ISBN 9781326544713.
Nota critica di Liga Sarah Lapinska
Mara Concetta Leone: la sua magnifica Calabria, la sua abilità di unire nell’armonia luce ed ombra e il tradizionalismo con il modernismo.
La pittrice Mara Concetta Leone è nata in Calabria, nel Comune di Lamezia Terme del cui territorio fa parte, ad esempio, l’antica Nicastro, fondata dal Conte normanno Roberto il Guiscardo nel IX secolo.
In Calabria non mancano pittori, scultori e artisti di diverse scuole di pittura.
A Nunzio Bava, uno dei più noti tra loro, piaceva particolarmente dipingere scene patinate e decorative della natura calabrese, più statiche e classiche rispetto ai dipinti del celebre Renato Guttuso che influenzò fortemente i calabresi ed anche il modo di dipingere di Mara Leone.
Il senso del colore di Mara Concetta Leone e la sua spazialità, saggia e metafisica, ricordano la tavolozza, cromatica, ariosa e dalle sfumature cangianti, di Umberto Boccioni, anch’egli calabrese.
Anche Mara, come Umberto Boccioni, si è ispirata al divisionismo e alla direzione impressionista, che furono utilizzati per dimostrare la volontà dell’artista di esprimere, a priori, non un gioco di colori o un elogio al Sole, ma le proprie emozioni e le sue aspirazioni per il futuro: quasi come una profezia.
Le tele e gli schizzi di Mara Leone sono, spesso, pieni di contrasti espressivi come le canzoni delle sorelle Loredana Bertè e Mia Martini, di Rino Gaetano, e di Flavia Fortunato.
Mara Leone crea immagini filosofiche, simili a quelle di Fra Tommaso, per il quale il razionalismo e la luce del Sole armonizzano con l’ombra piena dei segreti notturni, metafisica e piena delle metafore non dette fino alla fine.
Lei è una filosofa, musicista e cercatrice dei punti comuni tra le nostre tradizioni, i nostri microcosmi, i nostri mondi solitari, i nostri paesi e le nostre differenti fonti d’ispirazione.
L’abilità del passaggio aggraziato, libero e sicuro, dalla pittura di miti e profeti e anche semidei o faraoni, alle scene rusticane, bucoliche, domestiche di vita contadina e popolana vicine alla pittura rupestre ed etrusca, all’amore di ogni tipo e significato, non all’odio, tutto questo è il fascino principale e potente di Mara Leone.
Pare che lei abbia una memoria genetica multidimensionale, che sia di aiuto a lei se stessa e agli ammiratori delle sue opere per comprendere il significato del ricordo del passato che, a mio parere, corrisponde proprio al nostro bisogno di dotarci di una base sicura e tradizionale in modo da poter crescere insieme nel futuro.
La sua interpretazione di “L’Ultima Cena”, insieme a “L’Ultima Cena” di Leonardo Da Vinci, sono le due opere d’arte più vicine a me su questo argomento, dato che entrambe nascondono, dietro l’ascetismo laconico ed elegante, sentimenti profondi e, addirittura, passionali.
Mara Leone esprime messaggi di conoscenza delle persone attraverso le facce umane e ci spinge nella fede, sempre giovanile ed idealista, che la luce sbocci più luminosa e si riscaldi nell’oscurità, e che la luce, sia Solare sia Lunare sia.


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