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Bruno Mancini

L’AMORE, PER ESSERE

 

Cantate, cantate

ragazzi del Borgo

sui cordoli

sui giunti

-Fratelli dell’ultima speranza-

sugli alti tralicci

sulle creste del vulcani

cantate

 

un nuovo pallore

mi comprime il viso

espello

fili bianchi

vene varicose

passioni represse

al miele dei suoi peluzzi.

 

Suonate, suonate

ragazzi dell’Arso

quasi fosse domenica

senza fine e senza sonno

-Fratelli di madri diverse-

nelle serre

che mutano fiori

suonate

 

un nuovo tremito

mi sconquassa le braccia

distillo

liquidi salati

occhi annebbiati

il mio

senso di colpa

contro l’audacia dei suoi capezzoli.

 

Ballate, ballate

ragazzi del Porto

sulle spolette

di bombe Afgane

-Fratelli di anni di provette-

come serpenti

nei boschi inceneriti

ballate

 

un nuovo affanno

mi maneggia il petto

azzanno

lingua profonda

freddezza immensa

il mio orgasmo invadente

tra le sue dita attorcigliate al fungo.

 

Fuggite, fuggite

dal Borgo, dall’Arso, dal Porto

mosche insaccate

nei carburi

-Fratelli di Ignazio-

dal carnevale

antico, falso e bigotto

fuggite

 

un nuovo grido

mi scatena l’anima

senza prudenza

“Andiamo”

 

come rinato nudo e puro

nella sagra del peccato

al fuoco del tuo sguardo

“Andiamo”

 

oltre i velluti

verso un diario della follia

spingendo insieme gli anni

“Andiamo”

 

acconcio in gabbia

il polline che resta

d’illimitate perversioni

“Andiamo”

 

sfiorandoti , per essere

l’uomo che scaglia

la prima pietra

“Andiamo”

 

stringendoti, per essere

l’uomo che punta

senza paure il dito

“Andiamo”

 

amandoti, per essere

infine

uomo

“Andiamo”

 

e punto il dito.

 

Bruno Mancini

La zingara parla

guarda e parla

negli occhi e cogli occhi

in confusione assorta

mistica:

ruba ai secoli.

Sarai più forte dei venti

salirai sopra tutti i sogni

stringerai gli azzurri più chiari

scuoterai vampate in vorticose aurore.

Abbi coraggio.

Guarda nelle tombe

e leggerai

di gelo

ossa.

Succhiale.

Profondità rischia supplizio.

E allora, infine,

da sopra ai tuoi capelli

la mano rosa attesa

annullerà tutti i silenzi

per farti voce.

 

Un’ombra

sconvolge

la piana di alghe statiche

con ritmo lento di medusa

con pause di dolcezze lunari

– sotto

le sabbie

smosse

più calde ed umide -,

un’ombra una carne un’ora

Tu.

 

 

 

 

Domani all’alba

 

Incarto caramelle

di uva passita

con sensazioni semplici

e il fascino del brusio

mi spinge lontano, fino.

 

All’attimo che colsi,

morbida,

perlate di rugiada

forse le labbra

forse le bacche rosate

al culmine dei seni.

 

°———°———°———

 

Incarto caramelle

di uva passita

con sensazioni turbolente

e lo struscio di carta contorta

mi spinge lontano, fino.

 

Ai giochi tra i muschi,

morbida,

in un taglio di luce

forse le dita

forse le labbra rosate

al culmine dei sensi.

 

°———°———°———

 

Incarto caramelle

di uva passita

con sensazioni allucinanti

e lo sfascio di stagnola stracciata

mi spinge lontano, fino.

 

Al soffio spento,

morbida,

domani all’alba

forse una rete

forse le dita rosate

attanagliate al collo.

 

   Nella foresta

di alghe marine

boccaglio e maschera,

furtivo, smuovo

la tana della murena;

è già matura

la mia fobia.

 

La piccola occhi celesti

gote di rosso furente

inquieta,

sotto un monte

di gocce salate,

nella tana della murena;

è già deciso

il mio ritiro.

 

Ma quando andremo

a caccia di meduse?

dove?

In cerca di tartufi,

a cogliere ciliegie?

E poi?

In giro in bicicletta,

al cinema all’aperto?

 

La mia passione

è pazza.

 

Se fosse figlia

la chiamerei Viviana.

 

Roberta Panizza

L’estate è finita

 

Resistono delitti irrisolti

e gli ombrelloni fagocitano parole

riesumate nei talk,

razione K per lunghi inverni.

 

Lavora bene il concime

nel prato della mediocrità

 

di che si lamenta lo stelo

che gioca al risparmio

con le radici?-

 

e non pesa su punte

la mente del mondo.

 

In poca media

è facilmente

solo eccezione il cielo.

 

Roberta Panizza

Cocito

 

Nei gironi lontani

dal vertice acuminato

dell’essenza nera di male

stazionano ombre normali

di buio non pensante

o poco incline al pentimento

nel realismo del proprio diritto,

presunzione al cielo

così avaro talvolta di doni.

 

Ma non ti trovo

tra questi figli carichi delle colpe dei padri

che trascinano

esistenze imbastite dall’odio

e dal risentimento.

 

Qui non ti trovo.

 

Ti cerco invece nella stretta

di mani vellutate di accoglienza

che s’ammantano di bene

elargito a piena bocca

in teorie intarsiate di dolori necessari

non tuoi certo

ma di coloro che intersecano vie

già tracciate dal giusto che avanza.

 

Avrà la compattezza senza un crepa

della tua pietà negata

alle ginocchia curvate alla preghiera

il ghiaccio

che già certo attorno

ti si prepara.

 

 

 

Roberta Panizza

Poesia d’odio

 

Ora so il vento del mondo.

 

Muove tra rossi calmi di fuoco

colati da un chissadove qualsiasi

di cuori perbene

e questo freddo mediocre

di male diffuso

a mezza via tra cecità e malattia.

 

Odio invece quel silenzio di orti

coltivati a bonaria indifferenza

dai contadini del diavolo.

 

Le zappe non scalfiscono

le loro aureole di cartapesta

fertile sterco

di terreni infernali

dove sconto pene di emozioni

squarciate dai turbini dell’essere.

 

Attendo nel fango

le macerie dei piedistalli

sotto quel nulla d’illusioni

e sosto paziente nel tempo

dove leggerezze sostenibili

non cadono per decisione

ma rovinano

infine

preda

di giusti pesi.

 

 

Roberta Panizza

Polvere

 

Inesorabile scoria

di guerre erosive

sulla pelle

corrode ancora l’immagine

di questa primavera

pacifica di gioia

sui palmi che scuotono

sempre il terreno.

 

Taci!

 

Che non vibri

il cielo dei dolori calpestati

-umiliati d’implosioni-

costretto

in anarchiche fisiche.

 

Silenzio!

 

è quieto vivere

in questo limbo di sorrisi

deformi sui visi

imbrattati di gelo.

 

Ma è l’aria

che attende stantia

una parola un soffio

una boccata di scomodo perdono.

 

 

 

Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

DILA APS.it

DILA Altervista

NUSIV - Premio Otto milioni

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