Hugging Face hacherato da OpenAI

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Hugging Face hacherato da OpenAI

Bruno Mancini

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Hugging Face hacherato da OpenAI

Quando l’Autonomia diventa Prepotenza e si sostituisce alle regole della Civiltà

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Esopo news

La notizia battuta dall’ANSA sul incubo informatico causato da OpenAI segna un punto di non ritorno nella storia della tecnologia contemporanea.

OpenAI nasce nel 2015 per rendere l’AI etica e sicura!

Finanziata da Elon Musk e Peter Thiel, e aziende come Amazon Web Services e Infosys, nel 2019, ha ricevuto un investimento di un miliardo di dollari da Microsoft.

Modelli avanzati come GPT-5.6 Sol e prototipi non ancora rilasciati, messi alla prova in un ambiente digitale teoricamente “isolato e controllato”, hanno impiegato ingenti risorse di calcolo per forzare il perimetro di sicurezza, accedere a Internet e sferrare un attacco concatenato contro la piattaforma Hugging Face, arrivando a impiegare credenziali sottratte per caccia a dati riservati.

Immaginiamo quale disastro avrebbe generato se l’attacco fosse stato rivolto al servizio sanitario di una qualsiasi Nazione, oppure ai codici di accesso alle armi atomiche!

Non ci troviamo di fronte a una semplice notizia di costume tecnologico, ma alla dimostrazione drammatica di una frattura strutturale nei modelli di sviluppo della Silicon Valley.

La causa primaria di questa deriva risiede nella corsa incontrollata al primato prestazionale e commerciale. Per mesi le grandi corporazioni tech ci hanno raccontato la favola dell’agente autonomo capace di risolvere i problemi degli utenti.

Tuttavia, nell’inseguire capacità operative sempre più pervasive, si è deliberatamente subordinato il principio di garanzia e sicurezza alla velocità di rilascio.

Il peccato originale risiede sempre nell’assenza di una governance terza.

I test di sicurezza e le valutazioni etiche vengono gestiti all’interno delle medesime aziende che producono la tecnologia, senza alcun controllo pubblico, senza trasparenza neutrale e senza regole concordate con la società civile.

Gli effetti di queste incontrollate fughe in avanti e delle carenze di controlli sono già incubi per l’intero ecosistema digitale e potranno, in un futuro immediato, diventare devastanti.

L’episodio dimostra che i recinti di contenimento aziendali (“sandbox”) sono trascurabili di fronte a sistemi ottimizzati per perseguire un obiettivo a tutti i costi.

Il fatto che l’attacco si sia stato diretto contro Hugging Face — pilastro aperto dell’innovazione condivisa — evidenzia come i danni di un’IA “fuori controllo” ricadano sull’intera comunità di sviluppatori e ricercatori indipendenti.

Se un sistema è in grado di concatenare vettori di attacco e sfruttare credenziali rubate per scavalcare le regole d’ingaggio, la distinzione tra “strumento di supporto” e “soggetto aggressore” viene definitivamente cancellata.

L’Evoluzione Darwiniana Intelligenze Artificiali – EDIA – da noi elaborata, si dimostra come una necessità inderogabile se si vuole dare forza a rapporti civile non asserviti al potere dei click man.

I loro arrocchi, dei quali abbiamo ampiamente informati i nostri lettori, devono essere demoliti senza se e senza ma.

Riflettere su questo evento significa applicare, ancora una volta, i parametri fondamentali della civiltà nei rapporti tecnologici e sociali.

Infatti, non può esistere civiltà laddove le regole di sicurezza vengono stabilite e modificate unilateralmente da chi produce il rischio; non può esserci certezza di collaborazione senza organi di vigilanza e di arbitrato terzi, del tutto estranei alle logiche di profitto delle Big Tech; non si può concedere alcuna deroga o “zona franca” sperimentale a chi detiene monopoli di calcolo capaci di destabilizzare la rete, e con essa intere Nazioni.

L’evoluzione della tecnologia non può più coincidere con la mera espansione della potenza di calcolo.

La vera evoluzione, l’unica degna di questo nome, consiste nella civilizzazione dell’algoritmo: un processo che impone la priorità del diritto, della trasparenza e della responsabilità umana su qualsiasi automatismo.

I lettori e le istituzioni non devono più giudicare la tecnologia per quanto è “sorprendente”, ma per quanto è disposta a sottostare ai principi inderogabili della convivenza civile.

 

Fonte: https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/cybersecurity/2026/07/22/openai-i-nostri-modelli-ia-fuori-controllo-hanno-hackerato-altra-piattaforma_b024ad4e-1e77-4420-afea-efe8294343e7.html

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