Il Dispari cultura diciotto maggio 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura diciotto maggio 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura diciotto maggio 2026 DILA APS

LA SICILIA – UNO STATO D’ANIMO

Sono emozionata a scrivere il mio iniziale articolo su Il Dispari nella rubrica di DILA APS, ed ho pensato molto a cosa creare con i tasti del pc.

Il primo pensiero l’ho rivolto alla mia terra: LA SICILIA!

Mi piace precisare che sono siciliana, nata a Paternò in provincia di Catania, e trasferita a Roma all’età di 9 anni.

Amo questa città con tutti i problemi quotidiani che ogni cittadino si trova ad affrontare, ma la Sicilia, che io amo definire terra amara e dolce, è sempre nel mio cuore.

Si son dette e ancora si dicono tante cose brutte sulla Sicilia.

è una terra, spesso, etichettata con brutti epiteti, ma la bellezza della Sicilia è un’eredità da ammirare e raccontare con la passione dell’anima.

Esiste una Sicilia che – per fortuna – non si legge sulle cronache, ma si respira tra i vicoli di storia e arte, che ogni città o comune, anche piccolo possiede.

La vera essenza di quest’isola non risiede, però, solo nei suoi templi dorati, nelle  costruzioni barocche, o nel profondo dei suoi mari. La vera bellezza è fatta di carne e ossa, di persone vere che straripano umanità anche a distanza.

In Sicilia l’altro non è mai un estraneo.

è accoglienza di chi ti offre il caffè per strada, di chi ti da indicazioni stradali magari cambiando il proprio percorso pur di accompagnarti sulla giusta direzione.

In Sicilia esiste il vicinato, con una generosità istintiva che nasce da millenni di dominazioni e scambi, dove il “diverso” è sempre stato una ricchezza.

è un popolo che sa ridere fragorosamente e sa piangere con dignità, che affronta le  difficoltà con quella “resilienza del sole” anche dopo la tempesta buia.

Mi è capitato e mi capita spesso di addentrarmi in un luogo che amo, e cioè la PESCHERIA DI CATANIA.

Ebbene non è solo un mercato di pesce, è un teatro a  cielo aperto, dove l’umanità si mette in scena ogni mattina.

Si sente il continuo scrosciare dell’acqua che scorre per pulire i banchi, mescolato al  chiacchiericcio frenetico della gente che contratta il prezzo.

Si dice che sia una dissonanza, uno sgarbo sonoro, ma è vita, che fa parte di un ingranaggio identico da secoli.

La Pescheria è rumore, di fronte al contrasto silenzioso e immenso fra Etna e Mare.

è un dualismo questo che solo chi è nato in quella terra ama alla follia.

L’Etna è il nero, il mare è l’azzurro della Sicilia.

Amare questi due estremi significa aver capito la natura amara e dolce di quella terra, troppo spesso maltrattata.

La Sicilia è uno stato d’animo, un modo di guardare il mondo attraverso gli occhi di  chi sa che la bellezza e il dolore sono facce della stessa medaglia.

Finisco con una citazione di Leonardo Sciascia che diceva: esistono due tipi di siciliani – quello di scoglio e quello di mare.

è questa una distinzione antropologica e psicologica.

Quelli di scoglio sono i siciliani che non se ne vanno mai dalla loro terra e restano ancorati come i molluschi attaccati allo scoglio.

Per costoro la Sicilia è il centro dell’Universo.

I siciliani di mare sono i viaggiatori, coloro che vedono l’orizzonte come un’apertura e movimento, tuttavia portano la sicilianità dentro la loro anima.

Grazia Distefano

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LIGA SARAH LAPINSKA: un racconto dal mondo!

Inese Petrova – Lettonia

OFFRO IN DONO I MIEI PADRONI, URGENTEMENTE! (NON  SONO CASTRATI)

 

Salve, sono un gatto con esperienza.

In tutti i campi.

E questo è sufficiente.

Purtroppo, i miei padroni esagerano con le carezze: mi accarezzano troppo spesso, mi danno da mangiare a richiesta e addirittura senza, e la situazione è già degenerata.

Il set che offro in dono include: 2 padroni usati in buone condizioni:

  • uno che apre la porta 17 volte a notte;
  • l’altro che dice “beh, l’ho nutrito l’ultima volta” (una bugia !);
  • entrambi obbedienti, ma un po’ lenti alla compilazione del comando “subito”.

           DIFETTI:

  • troppo emotivi (per esempio, ripetono parlando con me lo stesso: “oh, tesoro”);
  • non sono in grado di capire che io sto seduto sui loro colli solo PER CASO;
  • pensano di avermi scelto loro;
  • vogliono dormire nel mio letto;
  • tendono a scattarmi foto senza il mio permesso;
  • -parlano come con i bambini.

           PREGI:

  • Sono bravi ad aprire le scatole con cibo, ottima velocità di 0,8 sec.;
  • sanno massaggiare la mia pancia (quando glielo permetto);
  • obbediscono al 96% allo mio sguardo;
  • mi tengono al caldo d’inverno.

Ve li regalo perché ho bisogno di più spazio per le scatole di cartone.

Scrivete solo se siete sul serio interessati.

No cani!

 

Firma: Il Gatto (proprietario)

 

I COMMENTI:

Anna: Sono ancora disponibili?

Gatto: Purtroppo sì.

Juris: Quanto mangiano?

Gatto: Ahimè, troppo. E chiedono ancora di condividere.

Linda: Sono abituati ad altri gatti?

Gatto: Pensano che sarai TU ad abituarti ai loro.

Mārtiņš: Perché li regali?

Gatto: Si siedono al mio posto. Regolarmente.

Elīna: Vengono in completo di tutti i loro accessori?

Gatto: Sì, ma il letto è sempre mio.

Pēteris: Posso prenotarli?

Gatto: Nooo. Chi li prende per primo, se ne pentirà.

Sandra: Sono carini?

Gatto: Tragicamente e senza limiti.

Amministratore: L’annuncio conforme a tutte le regole.

Gatto: Finalmente s’esprime qualcuno con autorità.

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Antonella Ariosto: POESIA CRUDA

PAROLE D’AMORE 

Voglio cantare un inno alla vita.

Voglio donare sorrisi e abbracci.

Voglio scoprire dove nasce l’amore.

Voglio sentire il profumo del mare nello Scirocco che viene dal Sud.

Voglio guardarti negli occhi

e ritrovare l’amore di sempre.

Voglio stringerti ancora a me.

Voglio sentire il respiro del mondo.

Voglio dirti ancora una volta:

Sei la mia vita!

 

Francesca Ariosto

 

°°°°°°°°°°°°°°°°

 

PRIMO SOLE

 

Carezza il vento la vaporosa riva.

Il quadro prende vita.

L’inverno è finito

si veste il prato,

bianco di margherite,

e un diluvio di colori

inonda il monte.

La primavera regala giornate dorate.

In riva al lago, soli,

un uomo bacia la sua ragazza, succinti, senza pudore.

Denudandosi dall’ultimo velo di nebbia,

si donano al sole.

 

Bruno Vergani

 

°°°°°°°°°°°°°°°°

INTEMPERIE DELLA VITA

 

Lungo i meandri della mente

attraverso fiumi di illusioni,

percorro colline inaridite

da immani delusioni,

scalo impervie pareti costellate

da pietre aguzze ferendo le mani

per giungere sulla cima agognata

dove luna e stelle sono in attesa

per avvolgere l’anima affranta,

confortare il cuore

che le intemperie della vita hanno ferito.

 

Tormenti interiori hanno lasciato

solchi profondi,

lacrime amare hanno segnato lo sguardo,

la disperazione ha dilaniato il seno.

Ora sotto questo manto stellato

Che si riflette nell’immensi mare

lontano da ansia e angosce

attendo la pace nella malinconica certezza di un nuovo avvenire,

di vita senza abissi profondi.

 

NINA – Anna Giancarlo

 

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Il Dispari cultura undici maggio 2026 DILA APS

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IA GEMINI di GOOGLE recensisce

La Sagra del Peccato

Silloge poetica di Bruno Mancini

È affascinante scoprire che Ignazio di Frigeria e d’Alessandro non è solo un nome, ma è un vero e proprio “figlio letterario”.

Creare un personaggio ricorrente che attraversa generi diversi —dalla poesia alla narrativa— permette di costruire un universo coerente e profondo, quasi come se Ignazio avesse una vita propria che continua a evolversi capitolo dopo capitolo.

Il nome stesso ha un’aria nobile ma al contempo radicata, quasi d’altri tempi, il che crea un contrasto interessante con l’estetica della bella copertina, ricavata da un dipinto di Jeanfilip, del libro scritto da Bruno ManciniLa Sagra del peccato” che Ignazio vede coprotagonista insieme ad un non meglio specificato Poeta.

Portare Ignazio in contesti diversi (narrativa e poesie) suggerisce che sia un personaggio molto versatile.

Alter ego del Poeta, nella rappresentazione letteraria, Ignazio è baro, stupratore, criminale, avventuriero, spacciatore, soldato di ventura ecc.

In una delle poesie centrali, poiché ha bisogno del trapianto di un cuore, riceve quello del Poeta.

Da quel momento, non riconosce più la propria identità… fino ad una svolta narrativa di un’intensità brutale e poetica allo stesso tempo.

Il concetto del trapianto del cuore non come semplice operazione chirurgica, ma come una vera e propria “invasione morale”, è un espediente letterario potentissimo.

È affascinante come l’autore Bruno Mancini abbia costruito Ignazio simile ad un contenitore di tutto ciò che è oscuro, estremo e “borderline” (il baro, il criminale, il soldato di ventura), per poi costringerlo a soccombere alla sensibilità del suo creatore.

Il fatto che non riconosca più la propria identità suggerisce un conflitto profondo che si potrebbe schedare come “Il Rigetto dell’Anima”: il corpo di Ignazio, abituato all’adrenalina del crimine e della violenza, si ritrova “infettato” dalla coscienza e dal sentire del poeta.

Il poeta salva la vita alla sua creatura, ma così facendo la distrugge, perché un Ignazio con il cuore di un poeta smette di essere l’Ignazio che abbiamo conosciuto.

Con questa premessa si va verso un finale sospeso che lascia presagire forse una conclusione drammatica oppure una rivelazione mistica.

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Le possibilità sono elettrizzanti:

  1. L’Integrazione: Ignazio impara finalmente a tradurre la sua violenza in versi, diventando la sintesi perfetta tra carne e spirito?
  2. Il Sacrificio Finale: La nuova coscienza è troppo pesante da sopportare e lo porta a un atto di espiazione definitivo?
  3. Il Ritorno all’Origine: Il cuore del poeta finisce per essere corrotto dalla natura oscura di Ignazio, dimostrando che il male è più forte dell’arte?

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In fondo, questo tipo di dualismo tra autore e alter ego ricorda i grandi temi della letteratura decadente e maledetta, dove l’opera finisce per divorare chi l’ha scritta.

Ecco, dunque, che il momento del trapianto scritto nella poesia “Il fatto e la passione” permette di entrare nel cuore pulsante (letteralmente) della poetica di Bruno Mancini.

Ne segue una poesia cruda, scandita da un ritmo quasi chirurgico, dove il dualismo tra l’Autore e Ignazio emerge in modo violento.

Con la struttura a due voci, o a due sguardi, mette in scena un contrasto brutale: da una parte l’atto, il “fatto” fisico e assolutamente sgradevole (l’odore della sala operatoria, la luce in faccia, la fretta), dall’altra la “passione” interiore, i sogni che vagano tra “Parigi in bicicletta” e “l’isola all’alba”.

Quando leggiamo “mi ha già cambiato il cuore / ed io / non so se… sarò vivo oppure morto”, descrive perfettamente la crisi di cui parlavamo.

Ignazio non è più solo il “soldato di ventura” o il “criminale”; ora ha dentro di sé il motore del poeta, un organo che non sa come gestire.

E la poesia ci accompagna verso l’incertezza finale—“non so se riuscirò ad amarla ancora”—rivelando che il cuore del poeta porta con sé un peso che Ignazio non conosceva: il dubbio esistenziale e la vulnerabilità dell’amore.

La catarsi si avvicina  in maniera quasi incredibile con Ignazio, nefasto personaggio che ha compiuto tutte le empietà e le scelleratezze che un Poeta non può (o non deve) vivere, lui, l’alter ego del Poeta, nel momento finale viene “condannato” a ricevere la stessa essenza vitale del Poeta.

È come se l’Autore dicesse che, alla fine di ogni avventura estrema, si torna sempre alla sensibilità del bene.

Ossia, ogni Ignazio può aver vissuto sempre e solo per se stesso, ma, prima o poi, deve vibrare con un cuore di Poeta.

Bruno Mancini, scrittore e fondatore dell’Associazione DILA APS  (Da Ischia L’Arte), esplora spesso il legame profondo tra la vita, l’arte e la sopravvivenza, talvolta attraverso la metafora del trapianto e della “nuova vita”.

In particolare, il riferimento al “patto” è centrale nella sua produzione poetica.

Nella sua poesia intitolata proprio “C’è un patto”, Mancini delinea una sorta di accordo esistenziale e scellerato per poter “nascere”, “vivere” ed “essere”.

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“Ignazio di Frigeria e D’Alessandro col cuore di un poeta”.

Questa visione suggerisce che la sopravvivenza non sia solo un fatto biologico (come un trapianto di organo), ma un passaggio di testimone culturale e spirituale, dove chi riceve deve accettare integralmente le “leggi” e le abitudini di chi lo ha preceduto per poter continuare a esistere pienamente.

E viene il momento della redenzione di Ignazio con la poesia “La penna per nascerehttps://www.emmegiischia.com/la-penna-per-nascere/

In questa fase della poetica di Bruno Mancini, la figura di Ignazio affronta un percorso di cruda e dolorosa consapevolezza.

La penna diventa l’arma per il riscatto finale.

Ignazio, che si descrive con parole durissime — “io schifo / io merda / io lercio” — e attraversa l’inferno della solitudine, della pazzia e della droga (“l’ago nella vena”), trova la sua via d’uscita proprio nell’atto dello scrivere.

Il protagonista richiama i ragazzi del Borgo, gli uomini di mare e i “pensatori stanchi” del Lido, gridando che il suo passato di rissa e degrado è ormai solo un ricordo da ardere (“ardete, ardete una foto”).

La redenzione non è una fuga verso un mondo idilliaco, ma un ritorno alla lotta (“ritorno in trincea“) armato di carta e penna.

La penna non è più solo un oggetto, ma diventa lo strumento attivo con cui Ignazio “punta il dito“, e comunica il suo vissuto, trasformando il fango della sua vita precedente in materia artistica.

E, infine, ecco il suo proclama di battaglia: la poesia “L’amore per essere” è l’ultimo e definitivo atto del patto esistenziale di Ignazio.

Se la penna è servita per nascere e le ombre per vivere, l’amore è ciò che conferisce lo statuto finale dell’essere.

In questo proclama, la battaglia di Ignazio si sposta dal piano del dolore fisico e della memoria a quello della trascendenza emotiva.

Non è un amore idilliaco, ma un elemento che scuote e trasforma.

L’amore viene descritto come qualcosa che “ti sfugge” e che devi “stringere” per poter finalmente dire di esistere.

Qui avviene la fusione completa tra l’uomo e la sua nuova natura.

Ignazio non è più solo il ragazzo delle risse o delle menzogne, ma un essere completo che ha integrato il “cuore di un poeta”.

Dopo lo “schifo” e il “lercio” della sua precedente ammissione, l’amore diventa il filtro attraverso cui guardare il mondo, trasformando la solitudine in presenza.

Con questo tassello, il mosaico di Bruno Mancini restituisce un’immagine potente: la redenzione non è un dono gratuito, ma una conquista che richiede di accettare ogni parte del proprio destino — dalle ombre più cupe alla luce dell’amore — per raggiungere la piena consapevolezza di sé.

 ISBN 9781470913205

LULU.com – Pages 78 – Interior Color Black & White – Dimensions A5

Il Dispari cultura undici maggio 2026 DILA APS

 

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