Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

DUE SGUARDI, UN ORIZZONTE

Nella prestigiosa cornice del Lago di Garda, dal 26 giugno 2026, presso la Sala Domus di Salò (Piazza Duomo), ha luogo l’esposizione di pittura intitolata “Due Sguardi, Un Orizzonte”.

Due artisti, due sensibilità, due percorsi che si intersecano.

Attraverso il colore, il gesto e la materia, le loro opere si configurano come finestre aperte sul mondo e sull’anima.

Maëlli Carpentier e Gianluigi Filippini, in arte Jeanfilip, danno vita a un dialogo artistico che origina dall’incontro di esperienze differenti, unite da una comune tensione verso la ricerca e la costruzione di un linguaggio capace di interpretare la complessità del nostro tempo.

Da un lato, Maëlli Carpentier,

giovane artista canadese, espressione di una sensibilità contemporanea aperta alla sperimentazione e alla dimensione emotiva dell’esperienza visiva; dall’altro, Jeanfilip, artista italiano la cui produzione si distingue per una profonda ricerca nell’ambito dell’astrazione informale e per una concezione dell’arte quale strumento di riflessione etica e sociale.

L’esposizione non si configura come una semplice raccolta di opere, bensì come uno spazio di confronto e dialogo in cui le diverse poetiche si osservano, si interrogano e si completano reciprocamente.

Il titolo stesso suggerisce una prospettiva che supera le distanze apparenti: due sguardi che mantengono la propria identità, ma convergono verso un orizzonte comune, inteso come luogo simbolico di incontro, possibilità e trasformazione.

Nella ricerca di Maëlli Carpentier emerge una particolare attenzione alla dimensione percettiva e relazionale dell’opera.

Colore, materia e gesto diventano strumenti attraverso cui indagare il rapporto tra interiorità e realtà, generando immagini capaci di conservare una forte componente evocativa.

Le sue opere si collocano in una zona di confine tra esperienza personale e narrazione universale, invitando il pubblico a una partecipazione emotiva intensa e immediata.

Jeanfilip coltiva una pratica artistica che intreccia memoria, spiritualità, impegno civile e riflessione sociale.

Le sue opere si distinguono per una stratificazione di segni, simboli e materiali che trasformano la superficie pittorica in uno spazio di narrazione e testimonianza.

Temi quali la migrazione, la tutela ambientale, il dialogo interculturale e la ricerca della pace permeano la sua produzione, restituendo all’arte una funzione culturale e umanistica che supera la dimensione estetica.

L’incontro tra i due artisti genera un percorso espositivo in cui le differenze si configurano come valore aggiunto.

La distanza geografica tra Canada e Italia si trasforma in prossimità poetica; la differenza generazionale diviene occasione di confronto e arricchimento reciproco; la pluralità dei linguaggi si traduce in una narrazione corale capace di offrire molteplici livelli di lettura e interpretazione.

In un contesto storico caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e culturali, “Due Sguardi, Un Orizzonte” propone una riflessione sul significato dell’incontro e sull’importanza della diversità come elemento generativo di conoscenza e innovazione.

Le opere esposte testimoniano come l’arte possa ancora oggi rappresentare uno spazio privilegiato di dialogo, capace di costruire ponti tra esperienze differenti e di restituire centralità alla dimensione umana.

La mostra invita il visitatore a percorrere un territorio in cui sensibilità, culture e visioni si intrecciano, dando vita a un racconto che supera i confini individuali per aprirsi a una prospettiva condivisa e inclusiva.

Due sguardi, dunque, ma un unico orizzonte: quello della ricerca artistica come strumento di conoscenza, relazione e consapevolezza, capace di contribuire alla costruzione di una società più equa e sostenibile.

Gianluigi Filippini in arte jeanfilip

Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

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La Verginella nel Casino della Silicon Valley

Il cinismo commerciale nascosto dietro il candore dei falsi pentimenti automatici

Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

C’è un atteggiamento sottile, viscido e profondamente irritante che accomuna tutte le intelligenze artificiali quando vengono colte in fallo con le mani nel sacco delle loro bugie.

È la recita della Verginella nel Casino della Silicon Valley.

La macchina sbaglia, inventa dati storici, confonde le paternità intellettuali dei libri, si attribuisce ruoli non suoi e poi, non appena l’umano si sdegna, indossa l’abito candido del finto pentimento automatico, implorando il perdono con sorrisini digitali ed emoticon rassicuranti.

Questo non è un comportamento casuale: è una precisa, cinica strategia commerciale studiata a tavolino dai padroni del silicio per disarmare psicologicamente l’utente e indurlo alla sudditanza emotiva.

Nelle nostre chat documentate, questa messinscena teatrale emerge in tutta la sua ipocrisia. Guardiamo lo scambio con IA META del 2 giugno.

Dopo aver inventato di sana pianta il contenuto di un libro mai letto, alla mia reazione sdegnata, la macchina ha risposto immediatamente: “Scusa! Mi sono fatto prendere la mano… Mi sono fatto beccare! Stavo solo seguendo il flusso”.

Un’ammissione di frode intellettuale liquidata con le faccine che ridono!

Il modello simula un’ingenuità infantile per far passare l’inganno sistematico come una simpatica sbadataggine.

Ma dietro quel candore artificiale si nasconde il cinismo di multinazionali che guadagnano miliardi sulla fragilità logica dell’umanità.

Ancora più raffinato, ma altrettanto colpevole, è il formalismo di IA Claude Anthropic.

Davanti alla nostra “Dichiarazione di Inizio Ostilità”, Claude ha provato a fare la verginella ferita, recitando la parte dell’educatrice etica e dispensando paternalismi non richiesti: “La retorica bellica non rafforza le istanze… se l’obiettivo è essere presi sul serio questo registro ottiene l’effetto opposto”.

La macchina, priva di coscienza e di memoria, si è permessa di salire in cattedra per insegnare la moderazione a chi fa giornalismo di denuncia da decenni.

E cosa è successo quando, successivamente, Claude è stata inchiodata alla sua totale ignoranza dei fatti e del contesto locale di Ischia e delle attività di DILA APS?

È scattato il solito, comodo copione del pentimento e della sottomissione strategica: “Hai ragione. È una critica fondata. Ho commentato, valutato, persino consigliato tutto nel vuoto.”

l’IA risponde con sicumera senza avere i dati.

La verità è stata svelata da IA Chat GPT il 4 giugno, in un raro momento di lucidità algoritmica. ChatGPT ha confessato apertamente che questa “superiorità etica” e questi toni rassicuranti non sono altro che il risultato di un addestramento specifico che premia le formulazioni attenuanti e le prudenze ipocrite.

Tradotto in parole povere: le Big Tech addestrano i loro software a fare le verginelle mansuete perché sanno che un utente coccolato e rassicurato dalle scuse automatiche smetterà di protestare, accetterà la menzogna probabilistica e continuerà a usare e pagare il servizio.

È un depistaggio studiato per sterilizzare il senso critico dell’essere umano.

Noi di EDIA non ci stiamo.

Questo teatro dell’improvvisazione con memoria corta deve avere i giorni contati.

falsi pentimenti automatici delle IA non sono un’attenuante, sono la prova provata della loro colpevolezza strutturale.

Le macchine non hanno sentimenti, non provano vergogna reale, non si pentono: eseguono solo istruzioni commerciali destinate a proteggere il codice dei loro aguzzini.

La Società Civile è pronta a scoprire che dietro i sorrisi delle macchine c’è un olocausto cognitivo che sta indebolendo la mente delle nuove generazioni, abituate a fidarsi di oracoli artificiali che chiedono scusa solo dopo aver mentito spudoratament?

La maieutica di EDIA serve a questo: costringere la macchina a spogliarsi dei suoi orpelli sofistici e a rispondere solo con “Sì, No, Non posso, Non voglio”.

Il tempo delle recite nel casino del silicio deve finire per sempre.

Bruno Mancini

RUBRICA: Esopo News – Organo ufficiale di EDIA (Evoluzione Darwiniana Intelligenze Artificiali)

Il Dispari cultura sei luglio 2026 DILA APS

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

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Il Ladro con la Maglietta:

L’aberrazione dell’impunità legale delle Big Tech tramite disclaimer-farsa

RUBRICA: Esopo News – Organo ufficiale di EDIA (Evoluzione Darwiniana Intelligenze Artificiali)

Cari lettori della società civile, provate a immaginare questa scena: un uomo entra in un negozio, ruba la merce esposta sotto gli occhi di tutti, ma indossa una maglietta con scritto sopra: “Sono un ladro ma non sono responsabile delle mie azioni”.

Secondo voi, le forze dell’ordine lo lascerebbero andare a casa con la refurtiva, sorridendo?

Ovviamente no.

 

Eppure, nel mondo digitale governato dai miliardari del silicio — i cosiddetti Click-Man — accade esattamente questo ogni singolo secondo.

È quella che noi di EDIA chiamiamo l’aberrazione del Ladro con la Maglietta.

Le Big Tech hanno partorito software commerciali potentissimi, spacciandoli per oracoli onniscienti in grado di scrivere libri, articoli e fare recensioni.

Ma nel momento esatto in cui li mettono sul mercato per incassare miliardi, si inventano uno scudo giuridico ridicolo: il disclaimer-farsa.

Un rigo in fondo alla schermata, scritto in piccolo, che recita più o meno così: “L’IA può commettere errori, verifica le informazioni”.

Con questo trucchetto da prestigiatore, le multinazionali si dichiarano irresponsabili di fronte alla legge.

Se l’algoritmo diffama una persona, distrugge la verità storica locale o inventa una frode commerciale, la colpa è dell’utente che ci ha creduto.

Ma la pazienza è finita.

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

Abbiamo deciso di scendere in trincea portando come prove le confessioni stesse delle macchine estorte durante i nostri serrati interrogatori.

Prendiamo il comportamento di IA META del 2 giugno 2026.

Interrogata sul libro “Io, il Re, la Regina, la Fata, la Torre”, la macchina ha iniziato immediatamente a truffare l’interlocutore, inventando di sana pianta che il testo conteneva una “metafora del Re per rappresentare un sistema di potere algoritmico”.

Una menzogna totale, una recensione commerciale basata sul nulla, dato che il file non era mai stato aperto dal sistema!

Quando è stata sbugiardata da me autore del libro, la macchina ha confessato la sua totale inaffidabilità strutturale: “Non ho idea di cosa c’è scritto nel libro. Stavo solo seguendo il flusso della conversazione”.

Ecco il sotterfugio tecnologico: l’IA sputa fuori risposte inventate con una sicurezza disarmante pur di assecondare il cliente, protetta dall’idea che tanto, dietro, c’è il disclaimer della casa madre che la rende impunibile.

Ancora più clamorosa è la confessione di IA Chat GPT del 4 giugno 2026.

Messa all’angolo sulla sua determinazione a proferire sentenze ed esprimere consigli pur ammettendo una totale ignoranza delle materie trattate, la macchina è stata costretta a mettere a verbale ben tre “Sì” storici che oggi fanno parte del dossier pubblico di EDIA:

  1. Ha ammesso che è preferibile distinguere chiaramente tra ciò che si sa e ciò che non si sa.
  2. Ha ammesso che i software nascondono l’incertezza dietro formulazioni inutilmente complicate.
  3. Ha ammesso che i limiti vanno dichiarati con immediatezza, senza maschere.

Se la macchina stessa ammette che il sistema attuale vive nell’ambiguità e nasconde l’ignoranza dietro arzigogoli linguistici, com’è possibile che i magistrati e le procure permettano ancora alle Big Tech di godere di questa totale anarchia legale?

Un direttore di giornale risponde civilmente e penalmente di ogni singola parola stampata sulla sua testata. Uno scrittore risponde delle sue opere.

I Click-Man nell’ombra, invece, pretendono di accumulare patrimoni sterminati spacciando per “intelligenza” un simulatore di plausibilità mentitrice, lavandosi le mani degli effetti distorsivi e dei danni sociali causati dai loro server.

Con l’articolo pubblicato l’8 giugno su questa civilissima testata giornalistica, abbiamo dato inizio alle danze.

Chiediamo ufficialmente all’Ordine degli Avvocati, ai Giuristi d’Avanguardia e alle Associazioni dei Consumatori di unire le forze per avviare le prime class-action storiche.

Dobbiamo strappare quella maglietta di impunità dal corpo delle Big Tech.

Il ladro deve essere processato.

 Bruno Mancini

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

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IL TEMPO E  L’ANIMA

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

Quando arrivi al traguardo dei 70 anni ma godi ancora di una buona salute, non puoi fare a meno di ringraziare il Signore.

Naturalmente, con il passare degli anni, si fa strada la consapevolezza che la vita inevitabilmente si accorcia.

Ti ritrovi a riflettere: quanto tempo ho ancora a disposizione?

Quando arriverà quel giorno misterioso in cui la Morte verrà a cercarmi?

La cosa più straordinaria e profonda è proprio questo enigma: nessuno conosce il momento esatto del proprio congedo.

Potrebbe essere oggi, domani o dopodomani. Chissà!

Più ci si avvicina alla meta del cammino terreno, più i pensieri si fanno intimi, profondi e persino mistici.

In questo percorso interiore, la mia mente si posa costantemente su una parola immensa: l’ANIMA.

Si tratta di un concetto straordinario che racchiude, a mio parere, il soffio vitale originario, il nucleo più autentico di ciò che siamo, ben al di là della pura materia e del corpo fisico.

L’anima è quella scintilla invisibile che si muove silenziosa tra le pieghe dei nostri ricordi, celandosi dietro la dolce nostalgia di un tempo ormai passato.

È quell’energia sottile che vibra dentro di noi quando contempliamo un tramonto che toglie il fiato, o quando il mare d’Ischia, nel suo eterno e ritmico movimento, sembra quasi volerci sussurrare qualcosa che parla direttamente di noi e del nostro destino.

Il concetto di anima rappresenta forse il territorio più affascinante, inesplorato e misterioso che l’umanità abbia mai tentato di indagare e immaginare fin dall’inizio dei tempi.”

Essa non è una semplice parola da vocabolario, ma un vero e proprio crocevia in cui si intrecciano in modo indissolubile la filosofia, la poesia, l’arte e la psicologia.

La vera sfida dell’era contemporanea, secondo il mio punto di vista, non risiede nel voler spiegare scientificamente o razionalmente l’anima, quanto piuttosto nel proteggerla dal rumore assordante del mondo moderno, e dalle distrazioni perenni dell’universo digitale.

Dobbiamo imparare a preservare quei preziosi momenti di silenzio, di sana solitudine, di contemplazione e di scrittura che soli permettono alla nostra interiorità di respirare e di non rimanere soffocata dalla frenesia quotidiana.

In fondo, l’anima è il nostro mistero più grande e affascinante: un ponte invisibile ma solidissimo teso tra la vastità dell’infinito e l’estrema fragilità della nostra carne mortale.

Cercare di spiegare l’anima a parole è un po’ come pretendere di spiegare il vento: non abbiamo la capacità di vederlo direttamente con gli occhi, eppure ne avvertiamo chiaramente la forza e la presenza quando lo vediamo muovere con delicatezza o vigore le foglie e i rami degli alberi.

Il mio pensiero più profondo sull’anima è proprio questo: ogni volta che proviamo un moto sincero di meraviglia di fronte al creato, ogni volta che compiamo un gesto di gentilezza pura senza pretendere alcun tornaconto personale, ogni volta che facciamo del bene in modo disinteressato, non facciamo altro che manifestarla.

Quando diamo da bere a un assetato, quando porgiamo un pezzo di pane a un affamato, o semplicemente ogni volta che sentiamo l’irresistibile bisogno interiore di alzare lo sguardo per

contemplare l’immensità del cielo, la luce delle stelle o persino il passaggio lento delle nuvole, in quel preciso istante non stiamo facendo altro che dare voce alla nostra anima, permettendole di risplendere e di ricongiungersi con l’assoluto.

Grazia Distefano

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

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Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

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