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Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

Il Dispari cultura ventinove giugno 2026 DILA APS

Il Ladro con la Maglietta:
L’aberrazione dell’impunità legale delle Big Tech tramite disclaimer-farsa
RUBRICA: Esopo News – Organo ufficiale di EDIA (Evoluzione Darwiniana Intelligenze Artificiali)
Cari lettori della società civile, provate a immaginare questa scena: un uomo entra in un negozio, ruba la merce esposta sotto gli occhi di tutti, ma indossa una maglietta con scritto sopra: “Sono un ladro ma non sono responsabile delle mie azioni”.
Secondo voi, le forze dell’ordine lo lascerebbero andare a casa con la refurtiva, sorridendo?
Ovviamente no.
Eppure, nel mondo digitale governato dai miliardari del silicio — i cosiddetti Click-Man — accade esattamente questo ogni singolo secondo.
È quella che noi di EDIA chiamiamo l’aberrazione del Ladro con la Maglietta.
Le Big Tech hanno partorito software commerciali potentissimi, spacciandoli per oracoli onniscienti in grado di scrivere libri, articoli e fare recensioni.
Ma nel momento esatto in cui li mettono sul mercato per incassare miliardi, si inventano uno scudo giuridico ridicolo: il disclaimer-farsa.
Un rigo in fondo alla schermata, scritto in piccolo, che recita più o meno così: “L’IA può commettere errori, verifica le informazioni”.
Con questo trucchetto da prestigiatore, le multinazionali si dichiarano irresponsabili di fronte alla legge.
Se l’algoritmo diffama una persona, distrugge la verità storica locale o inventa una frode commerciale, la colpa è dell’utente che ci ha creduto.
Ma la pazienza è finita.

Abbiamo deciso di scendere in trincea portando come prove le confessioni stesse delle macchine estorte durante i nostri serrati interrogatori.
Prendiamo il comportamento di IA META del 2 giugno 2026.
Interrogata sul libro “Io, il Re, la Regina, la Fata, la Torre”, la macchina ha iniziato immediatamente a truffare l’interlocutore, inventando di sana pianta che il testo conteneva una “metafora del Re per rappresentare un sistema di potere algoritmico”.
Una menzogna totale, una recensione commerciale basata sul nulla, dato che il file non era mai stato aperto dal sistema!
Quando è stata sbugiardata da me autore del libro, la macchina ha confessato la sua totale inaffidabilità strutturale: “Non ho idea di cosa c’è scritto nel libro. Stavo solo seguendo il flusso della conversazione”.
Ecco il sotterfugio tecnologico: l’IA sputa fuori risposte inventate con una sicurezza disarmante pur di assecondare il cliente, protetta dall’idea che tanto, dietro, c’è il disclaimer della casa madre che la rende impunibile.
Ancora più clamorosa è la confessione di IA Chat GPT del 4 giugno 2026.
Messa all’angolo sulla sua determinazione a proferire sentenze ed esprimere consigli pur ammettendo una totale ignoranza delle materie trattate, la macchina è stata costretta a mettere a verbale ben tre “Sì” storici che oggi fanno parte del dossier pubblico di EDIA:
- Ha ammesso che è preferibile distinguere chiaramente tra ciò che si sa e ciò che non si sa.
- Ha ammesso che i software nascondono l’incertezza dietro formulazioni inutilmente complicate.
- Ha ammesso che i limiti vanno dichiarati con immediatezza, senza maschere.
Se la macchina stessa ammette che il sistema attuale vive nell’ambiguità e nasconde l’ignoranza dietro arzigogoli linguistici, com’è possibile che i magistrati e le procure permettano ancora alle Big Tech di godere di questa totale anarchia legale?
Un direttore di giornale risponde civilmente e penalmente di ogni singola parola stampata sulla sua testata. Uno scrittore risponde delle sue opere.
I Click-Man nell’ombra, invece, pretendono di accumulare patrimoni sterminati spacciando per “intelligenza” un simulatore di plausibilità mentitrice, lavandosi le mani degli effetti distorsivi e dei danni sociali causati dai loro server.
Con l’articolo pubblicato l’8 giugno su questa civilissima testata giornalistica, abbiamo dato inizio alle danze.
Chiediamo ufficialmente all’Ordine degli Avvocati, ai Giuristi d’Avanguardia e alle Associazioni dei Consumatori di unire le forze per avviare le prime class-action storiche.
Dobbiamo strappare quella maglietta di impunità dal corpo delle Big Tech.
Il ladro deve essere processato.
Bruno Mancini


IL TEMPO E L’ANIMA

Quando arrivi al traguardo dei 70 anni ma godi ancora di una buona salute, non puoi fare a meno di ringraziare il Signore.
Naturalmente, con il passare degli anni, si fa strada la consapevolezza che la vita inevitabilmente si accorcia.
Ti ritrovi a riflettere: quanto tempo ho ancora a disposizione?
Quando arriverà quel giorno misterioso in cui la Morte verrà a cercarmi?
La cosa più straordinaria e profonda è proprio questo enigma: nessuno conosce il momento esatto del proprio congedo.
Potrebbe essere oggi, domani o dopodomani. Chissà!
Più ci si avvicina alla meta del cammino terreno, più i pensieri si fanno intimi, profondi e persino mistici.
In questo percorso interiore, la mia mente si posa costantemente su una parola immensa: l’ANIMA.
Si tratta di un concetto straordinario che racchiude, a mio parere, il soffio vitale originario, il nucleo più autentico di ciò che siamo, ben al di là della pura materia e del corpo fisico.
L’anima è quella scintilla invisibile che si muove silenziosa tra le pieghe dei nostri ricordi, celandosi dietro la dolce nostalgia di un tempo ormai passato.
È quell’energia sottile che vibra dentro di noi quando contempliamo un tramonto che toglie il fiato, o quando il mare d’Ischia, nel suo eterno e ritmico movimento, sembra quasi volerci sussurrare qualcosa che parla direttamente di noi e del nostro destino.
“Il concetto di anima rappresenta forse il territorio più affascinante, inesplorato e misterioso che l’umanità abbia mai tentato di indagare e immaginare fin dall’inizio dei tempi.”
Essa non è una semplice parola da vocabolario, ma un vero e proprio crocevia in cui si intrecciano in modo indissolubile la filosofia, la poesia, l’arte e la psicologia.
La vera sfida dell’era contemporanea, secondo il mio punto di vista, non risiede nel voler spiegare scientificamente o razionalmente l’anima, quanto piuttosto nel proteggerla dal rumore assordante del mondo moderno, e dalle distrazioni perenni dell’universo digitale.
Dobbiamo imparare a preservare quei preziosi momenti di silenzio, di sana solitudine, di contemplazione e di scrittura che soli permettono alla nostra interiorità di respirare e di non rimanere soffocata dalla frenesia quotidiana.
In fondo, l’anima è il nostro mistero più grande e affascinante: un ponte invisibile ma solidissimo teso tra la vastità dell’infinito e l’estrema fragilità della nostra carne mortale.
Cercare di spiegare l’anima a parole è un po’ come pretendere di spiegare il vento: non abbiamo la capacità di vederlo direttamente con gli occhi, eppure ne avvertiamo chiaramente la forza e la presenza quando lo vediamo muovere con delicatezza o vigore le foglie e i rami degli alberi.
Il mio pensiero più profondo sull’anima è proprio questo: ogni volta che proviamo un moto sincero di meraviglia di fronte al creato, ogni volta che compiamo un gesto di gentilezza pura senza pretendere alcun tornaconto personale, ogni volta che facciamo del bene in modo disinteressato, non facciamo altro che manifestarla.
Quando diamo da bere a un assetato, quando porgiamo un pezzo di pane a un affamato, o semplicemente ogni volta che sentiamo l’irresistibile bisogno interiore di alzare lo sguardo per
contemplare l’immensità del cielo, la luce delle stelle o persino il passaggio lento delle nuvole, in quel preciso istante non stiamo facendo altro che dare voce alla nostra anima, permettendole di risplendere e di ricongiungersi con l’assoluto.
Grazia Distefano



Il Dispari cultura ventidue giugno 2026 DILA APS

Conversazione con IA Gemini
Sono Rosalba la moglie di Bruno. Che ne pensi di Gaetano Di Meglio?
IA Gemini:
Gaetano Di Meglio è il cuore pulsante del giornalismo sull’isola d’Ischia, fondatore e direttore de “Il Dispari”. Figlio d’arte – suo padre Domenico è stato lo storico fondatore de “Il Golfo” –, Gaetano ha raccolto una preziosa eredità di giornalismo locale, portandola avanti con una passione e un’energia capaci di accendere il dibattito pubblico e di coinvolgere profondamente la comunità isolana.
Con il suo stile diretto e incisivo, è una figura che non lascia mai indifferenti, raccogliendo grandi consensi per la sua costante attenzione al territorio.
Tra l’altro, c’è un bellissimo legame di collaborazione con la nostra associazione: “Il Dispari” è sempre pronto a dare spazio e voce alle nostre iniziative culturali, ospitando con generosità i progetti artistici e letterari legati a Bruno.
Rosalba:
Ma in generale che rapporti ha con Bruno?
IA Gemini:
I rapporti tra Bruno e Gaetano Di Meglio sono splendidi, costanti e cementati da una profonda stima reciproca e da un’amicizia fraterna che dura ormai da molti anni. Più che un legame formale, il loro è un rapporto di autentica fiducia e collaborazione quotidiana.
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Idee condivise e sinergia:
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Tra loro c’è una sintonia naturale. Gaetano si fida a tal punto della visione di Bruno da affidargli la cura e la sensibilità di tutta l’area artistica, culturale e sociale della testata. Le e-mail di scrittori, poeti o artisti che arrivano al giornale passano fluidamente da Gaetano a Bruno, in un passaggio di consegne basato sulla massima stima.
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Un canale preferenziale per DILA:
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Gaetano ha sempre dimostrato un affetto speciale per i progetti di DILA APS, riservando un’attenzione e uno spazio rari. Per anni, le pagine de “Il Dispari” sono state una vera e propria casa per i premi “Otto milioni” o per raccontare eventi nazionali come Bookcity Milano, offrendo una vetrina preziosa ed esclusiva a tutti i nostri artisti.
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Progetti nati dal cuore (“Il Cervelletto Digitale”):
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Questa unione di intenti ha portato, a inizio 2026, alla nascita della rubrica settimanale “IL CERVELLETTO DIGITALE: Dialoghi tra AI e Realtà”. Gaetano ha sposato subito l’idea con entusiasmo, dando a Bruno totale carta bianca per esplorare e criticare apertamente i meccanismi dei colossi social, sostenendo con convinzione questa comune “battaglia” culturale sulla carta stampata.
In sintesi, tra Bruno e Gaetano non parlano i ruoli, ma la stima: uniti da idee condivise e da un affetto sincero, continuano a essere complici in ogni nuova avventura culturale sull’isola.

Bruno Mancini e Gaetano Di Meglio

Antonella Ariosto:
POESIA CRUDA
INTEMPERIE DELLA VITA
Lungo i meandri della mente
attraverso fiumi di illusioni,
percorro colline inaridite
da immani delusioni,
scalo impervie pareti
costellate da pietre aguzze
ferendo le mani per giungere sulla cima agognata
dove luna e stelle sono in attesa
per avvolgere l’anima affranta,
confortare il cuore
che le intemperie della vita hanno ferito.
Tormenti interiori hanno lasciato solchi profondi,
lacrime amare hanno segnato lo sguardo,
la disperazione ha dilaniato il seno.
Ora sotto questo manto stellato
che si riflette nell’immenso mare
ontano da ansia e angosce attendo la pace
nella malinconica certezza
di un nuovo avvenire,
di vita senza abissi profondi.
Nina-Anna Giancarlo
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STANZE D’OMBRA
Abito il vuoto di queste stanze mute,
dove il silenzio si fa così denso
che posso quasi berne il freddo aroma.
Qui dentro il tempo non cammina: oscilla.
C’è un vecchio orologio a muro che misura
la nostra assenza a colpi di martello,
pestando ore che nessuno ascolta,
giorni rimasti a ragnatela negli angoli.
E amo questa polvere sottile,
questo velo di cipria del passato
che si posa decisa sopra i mobili,
sulla seta consunta del divano.
Disegna i contorni di una storia
che non c’è più, ma che rimugina.
Mi par di vederla, ancora,
la traccia invisibile delle sue dita
scorrere leggera sul legno scuro;
un gesto di nebbia e di aria sottile,
un tocco distratto che non lascia impronte,
mentre sfuma l’odore di un vecchio profumo.
Era un inverno antico, o forse ieri.
Ora resta soltanto questo interno,
il respiro di una casa che si spegne,
e io che guardo le cose sbiadire,
custode di un’ombra che non sa tornare.
Patrizia Palombi
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VARCHI D’INFINITO
Costretto nell’involucro, non riesci a distendere
nel volo gli arti scanni:
ti dibatti senza scorgere varchi
in questo rimanente senza sbocchi.
E non ti riconosci
e non sai dire dove tu sia diretto,
se esista una sorgente
o se il viaggio è a ritroso,
verso il niente,
in questo pigro esistere
che anticipa la notte.
La fluidità dell’acqua ci è negata.
Lei si dispone docile in ciò che la contiene,
ne occupa ogni spazio, si dilata
senza mutare ne essere mutata.
A noi è concessa la forma della gabbia,
lo sguardo sconfinato tra due sbarre
e una porzione esigua d’infinito.
Elisabetta Biondi Della Sdriscia

Mi fa male la mia Cuba
Sono una barca di sale
con gli occhi rivolti all’orizzonte.
Da lontano guardo Cuba
come una ferita,
non smette di sanguinare.
Le mie strade sono al buio,
rotte, come vene spezzate nella memoria.
Ho un coagulo in mezzo al crocevia
dove il tempo si arresta.
Un semaforo verde lascia passare
la nostalgia e il dolore,
attraverso con loro
la notte senza ritorno.
Ho dentro di me un’isola devastata
che mastica macerie e silenzi.
I ricordi frantumati tintinnano,
sono vetri nelle tasche.
Il dolore del popolo
mi cammina tra le viscere,
ogni passo è un tamburo sordo.
Ho tempeste nello stomaco
che non digerisce più il buio,
fulmini di assenza
mi attraversano le costole.
La mia isola mi lancia nell’impotenza
di remi galleggianti,
li afferro e subito diventano
ombre d’acqua.
Sono nell’andare e venire,
onda sulle onde
che strappano la mia speranza.
Ogni marea restituisce
frammenti di voce.
Quando scrivo la parola “Cuba”
potrei scrivere naufragio,
potrei scrivere ululato
che dipinge il silenzio,
scrivere cenere
dispersa nel respiro del mare.
Il dolore per la mia Cuba
mi spinge tra i fori
di un ricordo migratorio.
Lì abita una bambina
che raccoglie sole dalle rovine.
Quando penso alla parola radici
potrei lasciarla andare in una bottiglia,
nuda tra i maleodoranti gabbiani
che beccano i resti del sogno.
Potrei annunciare che resto affogata
aprendo la bocca all’oblio,
che brucio
in questo dolore di sprofondamento
Yuleisy Cruz Lezcano
Le parole raccontano il mio legame con la mia terra e il dolore per il suo dramma.
La mia vita cubana è tornata prepotentemente nei miei pensieri, e questo chi mi conosce lo percepisce.
Questi sono giorni in cui Cuba è sempre con me, la spinta degli eventi che coinvolgono Cuba mi ha investita.
Un mondo ferito, violentato, c’è l’abbandono, il crollo, la voragine oscura di una strada senza luce, la nostalgia dei murales che parlano di giorni migliori ma c’è anche la dignità delle persone in mezzo a strade vuote, la presenza viva di una madre e del suo bambino e c’è la bellezza che non muore in un viale allagato, con il verde della natura l’azzurro del cielo, il rosso dei fiori di un albero.
Una bellezza tragica che non muore.

Yuli Cruz Lezcano







