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Luciano Somma legge poesie di Autori vari

Luciano Somma legge poesie di Autori vari
Sigla VOLO Pazzo (Martucci Somma Mancini)
Colonna sonora con musiche tratte da canzoni di Valentina Gavrish, Enzo Salvia e Bruno Mancini

Poesie di Luciano Somma
PSICO
Nello specchio
Un volto
Io!
Mostruosa macchina
Condizionata da troppi
Meschina
Ridicola.
E non poterla cancellare
Dalla lavagna della vita
Con un semplice cassino.
Gemella immagine
Che mi guarda,
apatica
ed ogni giorno mi ricorda
che esisto
“debbo” fare questo
E non quello,
la mia anima abulica
assiste impotente
a questa giornaliera prostituzione.
UNA LUCE…
Ovunque è violenza!
Cammino…
Sul viso gli schiaffi dell’odio
Sui muri lo sputo del disprezzo
Negli occhi il soffio della morte
Nel cuore un ferro rovente.
La mia coscienza si offusca
Il tempo corre
Più veloce della mia memoria,
più non ricordo il sole.
Ad un tratto. Improvviso,
il pianto, dimenticato,
il chiaro sorriso d’un bimbo
che all’angolo mi tende la mano…
DOPO LA RECITA
E’ calato il sipario!
La cipria di luna
Sul volto
È rigata di pianto.
La maschera nera
È lì, gettata in un angolo
Senza più anima
Il bianco costume
Ozia
Sullo sgabello del camerino.
Io due “Io” si sono divisi
L’uomo è tornato se stesso
E non più “Pulcinella”
Sorride felice alla figlia.
Gli applausi sono lontani…
Negli occhi
La realta’ di ogni giorno…
LA MIA RICCHEZZA
La mia ricchezza
È nell’immensità
Del mare dei tuoi occhi.
La mia ricchezza
È nella grandezza
Delle tue esili mani.
La mia ricchezza
È nell’osanna
Di ogni tuo respiro.
La mia ricchezza
È nell’abbandono
Di ogni tuo pensiero.
La mia ricchezza
È nell’èremo
Del nostro amore, infinito.
La mia ricchezza
È nel profilo
Di una reale irrealtà.
Poesie di Bruno Mancini
Dalla raccolta
di Bruno Mancini
La mia vita mai vissuta

Ignazio-L’incendio
Sortilegio di malefica bellezza,
giovane
mi pose nel frutteto dell’Eden
al bordo discendente
tra folto bosco di pini resinosi
e poche zolle fitte di ciliegi
– nell’ansa del torrente –
carichi di frutti.
Anatema d’insulso guardiano,
vergine
volle ch’io fossi un fermo immagine
complice silente,
per giorni notti ore
– lontano dalla luce –,
delle sue umide ombre scolorite
nel grande slam del verbo voglio.
Nemesi storica mi cantò nel petto,
smisurato
come colpo di doppietta
appena appena un soffio d’esuberanza
mi spinse, le gambe appollaiate,
– segreto aiutami –
in fuga sul ramo di ciliegio,
la bacca tra le labbra.
Troia fattrice delle mie bestemmie,
deflagrazione di foreste,
la folgore che sfregia i tronchi,
Ignazio-L’incendio,
poteva spegnerti con un “Avvampami!”
ridurti miccia candela stoppio
se solo la fiamma non fosse nata cieca
Un saldo-Un rogo
Si tenta e si ritenta
si prova e si riprova.
Si gira e si rigira
si volta e si rivolta:
volteggio rivoluzione.
E viene il giorno in cui si pensa
– l’accavallarsi delle lancette:
orologio a cucù con cassa in legno –
spero davvero che sia oppresso d’altri impegni.
Amanti e mogli,
peccati e giuramenti
baldracche e sante,
un saldo un rogo,
amici in fuga dai problemi
e vizi costanti nei bisogni
lasciano i grattacieli puntati in alto
nessuno è giunto al centro della terra.
Languida menopausa
Languida menopausa
del mio furente
Ingarbugliato orgoglio,
inflaccida frange pendule
sconnesse
di una tardiva certezza.
Dal cavallo alato di Bellorofonte
spodesti il tardo
maculato arrivo,
senza condanna
con dolce eutanasia.
Assegno la coda di rospo,
ricotta pregna di canditi,
al tonfo dell’io bambino,
un botto, spiaccicato sulla torta.
Non fosti pioggia
Non fosti pioggia
dalle falde del tuo cappello
sulla mia pelle arsa
negli assonnati pomeriggi di giochi alterni.
Poi… poi… poi…
il lieto fine sguazza nei romanzi rosa
eppure
mai
mai mai
è docile andamento nei turbinii di vita.
Non sei lacrima
rotolante massa goccia
lungo la china della mia guancia
nel giorno della resa senza inganno.
Poi… poi… poi…
un lungo cenno di saluto con la mano
eppure
mai
mai mai
imprimerò l’addio sulla logora agenda della vita.
Non sarai nube
ma l’ombra proiezione
affissa incatenata al mio incedere
nel tempo dei ricordi già sbiaditi.
Poi… poi… poi
manto che copre ogni silenzio
eppure
mai
mai mai
avranno fine i giri di moviola della vita.
Questa poesia è per te,
testarda voglia di solitudine
Poesie tratte dal libro/catalogo della pittrice
Mara Concetta Leone presentato a INTERNO 4 di Chiara Pavoni



Francesca Liani
D’un tratto è già sera.
Dalla finestra una pallida luce
disegna i contorni dei tetti
Esistenze parallele
si muovono dentro altre mura
Mondi cui non appartengo
ignorano il mio sguardo.
Tra me e loro appena un battito d’ali.
Il cielo blu intenso è velluto
il quarto di luna una virgola sospesa
e la stella più in basso
è il punto finale di una frase mai scritta.
Fotografo questa poesia astrale
primordiale
e ne assaporo il verso in silenzio.
Docile
pervasa da un’estatica calma
accolgo le moltitudini che abitano in me.
Fantasmi, spettri e ombre
s’inchinano al canto del giorno che muore.
Nostalgia e speranza
caos e quiete
mi attraversano
come le note sincopate di Gershwin
Angela Donatelli
Sud, terra arsa di mare e di sale
ricca d’agave e capperi amari
camminiamo sui tuoi antichi sentieri tra le bianche
pietre e il grano dove il passo talvolta inciampa.
Fatica e sudore ci fanno ritorti
come alberi d’ulivo/ sferzati dal vento/ domati dalle intemperie
ma mai arresi
Sangue che pulsa nelle vene
sotto I fazzoletti bianchi tra i campi
spuntano neri capelli, stanno
incollati alle gote dal duro lavoro.
Parole e suoni primordiali cantilena di tarantelle,
stridono le cicale al suono dell’ipnotica Lira
a segnare il passo delle donne, come danza di vita e morte.
Guance rosse di passione rivelano mondi di luce e d’ombra
in cui il pensiero si confonde tra pudicizia e attrazione.
ll bianco delle lenzuola e degli abiti da sposa,
il nero dei dolori incisi nella memoria,
comune matrice ricamata nel destino di una terra del Sud.
Antonella Ariosto
Tremano i ricordi
inseguono orme
di un passato lontano.
Profumi di zagare e di gelsomini
di mosto a bollire
nei pentoloni.
Suoni e danze
nei giardini
colmi di sole.
Colorate farfalle
soavemente posate
su papaveri rossi.
Sapore di sale
sul lungomare
barche di pescatori
a illuminare il mare di notte
con le loro lampare.
Aria di vento di scirocco
tra le persiane accostate
e quelle struggenti serenate mai più dimenticate.
Ricordi…
nel tempo trascorso.
Orietta Petrignani
E poi domani canterò alla luna
tra frammenti di cuore
al buio
un caleidoscopio di luci sulle pareti assenti vibranti.
Nel soffocare dolori su questi versi
in piedi, allineati.
Tutto mi renderà di nuovo
il tuo sorriso
saziati da questo Tango d’amore.
Il tuo respiro, rosa il tuo incarnato puro senza rughe.
Affronteremo mano nella mano
le ombre che ci uniscono
danzando
tra sogni erranti
profumi dolci di cannella
intorno ardimentoso prato fiorito
da esplorare ancora.
Le mani giunte
al compiersi del viaggio
i nostri corpi
lascivi e stanchi
si arrenderanno ancora
abbandonati, cullati
da sguardi e carezze.