Luigi Lozzi – “Avevo solo 14 anni” Abusata.

Views: 13

Luigi Lozzi Avevo solo 14 anni Abusata.

Avevo solo 14 anni

Abusata.

Luigi Lozzi Avevo solo 14 anni Abusata.

La vera storia di abusi sessuali nella Roma degli anni ’70.

Squallidi individui messi alla gogna dalle “Iene” nella trasmissione del 5 ottobre 2025

 

Avevo solo 14 anni

La protagonista Grazia Distefano,

Luigi Lozzi Avevo solo 14 anni Abusata.
all’epoca quattordicenne siciliana trasferita a Roma con la famiglia, non fa sconti con parole e, attraverso precise ricostruzioni degli abusi subiti, non urla ma non nasconde le infamie e le violenze perpetrate da individui tuttora in vita.

Luigi Lozzi Avevo solo 14 anni Abusata.

Cuore forte e mente lucida sono gli anelli che intrecciano il racconto, partecipazione emotiva allo sdegno saranno gli elementi che indurranno i lettori a chiudere il libro solo alla parola fine.

Presto in libreria in una edizione curata da Bruno Mancini, Presidente della Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS

In copertina un quadro di Mara Concetta Leone

Formato A5, 80 pagine, 16.00 euro.

Copie numerate, datate e firmate, in prenotazione SOLO fino al 30 agosto 2026, al prezzo speciale di 16.00 € comprese spese di spedizione contattando l’Autrice al whatsapp:

Grazia Distefano
+39 324 633 6505

Luigi Lozzi Avevo solo 14 anni Abusata.

IL LIBRO COMPLETO IN LETTURA GRATUITA

Amichevoli commenti

Luigi Lozzi

Critico cinematografico – Esperto di musica

Grazia non è più ‘Graziella’, non è più il ‘brutto anatroccolo’ inviso al mondo.

Ed è così già da molto tempo.

Il suo libro oggi giunge a suggellare un percorso personale e umano di straordinario valore comunicativo.

Il suo è un messaggio, un segnale, trasmette un significato che vuole stimolare una reazione, condurre ad affermare, in modo ancor più perentorio, di smettere di essere vittime del passato per diventare protagoniste del proprio presente.

Il suo racconto è una maniera per uscire dal dolore, e Grazia lo fa con parole forti e determinate.

Riversa sui lettori l’angoscia, la disperazione e l’impotenza di una adolescente che subisce violenza e nello stesso tempo rende conto dei pensieri sfaccettati che scaturiscono dalla sua vicenda e le problematiche che si riversano sulla sua figura di giovane donna con la sola colpa di voler vivere.

Lo stupro è rappresentato osservando non solo le emozioni e l’emotività di chi lo subisce ma chiama in causa pure i ‘ladri di sentimenti’ che con la violenza prendono possesso di ciò che non è loro.

È orribile il tentativo del “carnefice” di sminuire il suo gesto e screditare la sua vittima sacrificale con quelle parole che rimbombano odiose nella mente di ogni civile essere umano “hai goduto anche tu” oppure “ma vabbé eravamo ragazzini, sono passati tanti anni, e mo’ che vuoi? Ma tu eri consenziente, ti divertivi pure tu!” che fa il paio, in sede di dibattito processuale, con le affermazioni rivelatrici di quegli uomini diventati predatori di una notte che dicono “anche a mia moglie piace così”, ovvero piace essere presa con la forza, quasi ad asserire che quel modo di essere trattate è per le donne un piacere non una violenza.

Si percepisce questa concezione, secondo cui l’uomo, con assoluta naturalezza, suppone che quello è un suo diritto, che prendere una donna con la forza non è violenza, ma una cosa normale e che i sentimenti o le emozioni della vittima di turno (adolescente o donna che sia) non sono tenuti in alcun conto: perché lei non può averne, non ha nessun diritto, diventa solo suo possesso.

È questa cultura che va combattuta.

Non può esserci scusante per gesti simili, ma solo inorridire. Affermare che una donna è complice è come sostenere che una donna non ha sentimenti, non è libera, non ha pensieri, rendendola così schiava dei preconcetti e principale nemica di se stessa.

Prima e dietro la violenza di genere è proprio questa cultura della normalizzazione e della prevaricazione quotidiana, secondo cui le donne, quindi, mentono, provocano o quando denunciano lo fanno per convenienza; gli uomini, invece, agiscono mossi da un “istinto rapace” che non sono in grado di imbrigliare, e generalmente si finisce, nella cultura più retrograda del nostro paese, per deresponsabilizzare l’uomo e colpevolizzare la donna.

È il peso del reato di essere donna, è basilare comprendere che lo stupro non colpisce solo la parte fisica di una donna, non lascia solo ferite sul suo corpo (che poi, quelle, si rimargineranno) ma va ad intaccare seriamente la sua psiche, si insedia nell’animo umano per sempre e per questo non si sarà più la stessa persona.

La scioccante violenza subita ha segnato Grazia in vario modo, facendola sentire calpestata, fragile, annientata, violata, con troppe insicurezze e scarsa autostima.

Spesso alle donne viene detto che riportare in superficie le proprie esperienze renderà il dolore più vivido, farà loro più male, e non servirà ad alleviare il senso di colpa che esse provano.

Oggi Grazia è una donna di 70 anni e ha conosciuto la violenza quando era solo 14enne.

Il suo è stato un percorso lungo e doloroso ma dal quale è uscita vincitrice.

Ed ora vuole condividerlo con la convinzione che possa essere un messaggio di speranza, utilizzando per il suo scopo un’arma che non si può disarmare: la Scrittura.

Le parole di Grazia lanciano un grido d’allarme sulle tante situazioni che si possono toccare con mano nel percorso quotidiano, ai tanti silenzi, alle tante accuse, e vogliono ribadire quanto sia importante dire basta alla violenza sulle donne.

Grazia vuole parlare a quelle donne che si sentono piccole e inferiori, raccontando l’esperienza di una vita riscattata, poiché le donne che soffrono in un silenzio autoimposto hanno bisogno di sapere che non sono sole.

Un libro necessario?

Sì a lei che lo ha scritto e a noi che lo leggiamo.

Grazia Distefano a Ischia

Progetto editoriale dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS”

Copyright 2026 – prima edizione

ISBN 978-1-291-67096-7

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI A GRAZIA DISTEFANO

Immagine copertina di MARA CONCETTA LEONE

INFO DILA APS: dila@dilaaps.it

dilaaps@pec.it

Tel: 3914830355  (tutti i giorni dalle 15 alle 22)

L’Associazione di Promozione Sociale DILA APS potrà concedere, a pagamento, l’autorizzazione a riprodurre una porzione del presente volume.

Le richieste di riproduzione andranno inoltrate a dilaaps@pec.it

Con la collaborazione di:


INTERNO 4 di

Chiara Pavoni

IL DISPARI testata giornalistica di

Gaetano Di Meglio

Associazione ADA di Dalila Boukhalfa

Casa Editrice BookSprint Edizioni di

Patrizia Palombi


IA GEMINI – Google

Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

DILA APS.it

DILA Altervista

NUSIV - Premio Otto milioni

VIDEO YOUTUBE

Lascia un commento