Quarto premio Articoli Otto milioni 2025

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Quarto premio Articoli Otto milioni 2025

Eva Mārtuža

 

Quarto premio 225 voti

06ar25f Eva Mārtuža

Come una nipotina di Ibsen

Come una nipotina di Ibsen, come incantata durante la notte del Solstizio Estivo, chiamato in lettone Līgo, come strappata dalla vita di tutti i giorni, comunico con un troll in una terra dei troll.

Ha un troll le sue parole, inoltre ha le raffiche dei sentimenti, inoltre l’anima mia affamata li ha.

O come il ceppo bruciato della notte di Giovanni, in lettone si dice Jānis, sei tu, inoltre sei lo stesso re dei troll, io vado con te per far entrare, indietro di me, l’anima delle rocce e delle montagne.

Una sorgente, proprio come la cicatrice nella roccia, come un dito tagliato sanguinante, con il sapore dell’argento.

Divento la desiderata del troll per stanotte, con passi stanchi sto precipitando in una rupe, appoggio il piede da una cicatrice all’altra, e la rupe comprensibilmente accetta la mia andatura e anche i miei sospiri silenziosi ai suoi fianchi duri.

Mi fermai alla sorgente, lavai i miei piedi nello schizzo dell’ acqua lungo mille metri, e diventi la roccia di Staburadze, ormai saltata in aria e trasformata in una centrale idroelettrica, e sopra il mio viso cadano le gocce.

Non ho nessun senso di colpa, nessuna vergogna non ho, sono stanotte destinata per il troll, vado insieme con lui.

Nelle macerie di una roccia, il letto si sta coperto di muschio verde, più morbida di un letto a molle, più largo di cento piedi come unità di misura, sopra una valle come sul trono di un re mi sdraio vicino al troll.

Già il subconscio risveglia, svanisce il mio corpo, la cornice del tempo, il piombo filtra attraverso la rupe.

La montagna prese la mia routine, il troll la mia resa. È la cima della rupe il mio trono, mio letto reale, invece il troll è per me sia re che amante. Ho sentito stanotte la vita e il profumo dell’uomo.

Stavo godendo insieme con il troll quella maestosa vista e la forza della libertà dei giganti delle saghe.

Come una nipotina di Ibsen, come incantata durante la notte del Solstizio Estivo, come strappata dalla vita di tutti i giorni, comunico con un troll in una terra dei troll.

Ha un troll le sue parole, inoltre ha le raffiche dei sentimenti, inoltre l’anima mia affamata li ha.

O come il ceppo bruciato della notte di Giovanni, sei tu, inoltre lo stesso re dei troll, io vado con te per far entrare, dietro di me, l’anima delle rocce e delle montagne,delle rocce e delle montagne.

Una sorgente, proprio come la cicatrice nella roccia, come un dito tagliato sanguinante, con il sapore dell’argento.

Per rendermi di nuovo una innocente di notte…

In modo che le cicatrici, avute nella terra dei troll non guariscono, coltellate, lacerate, seminate da me stessa.

È io sono – neanche un troll, neanche un fiore, neanche una cicatrice.

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Bruno Mancini

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