Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

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Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

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Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

 

La bellezza e la verità

Luca Nicotra

Il principio metodologico della ricerca scientifica del geniale fisico Paul Dirac era la bellezza: ricercare la verità in fisica per Dirac equivaleva a inseguire la bellezza.

Per Dirac valeva il motto rinascimentale «Pulchritudo splendor veritatis» (La bellezza è lo splendore della verità), laddove c’è bellezza c’è verità.

Per Dirac la bellezza era l’eleganza di un’equazione.

Per lui, per esempio, se un’equazione è bella, prima o poi la teoria fisica sulla quale poggia si rivelerà vera, anche se quell’equazione, almeno temporaneamente, riesce scarsamente a descrivere la realtà sperimentale.

In fondo è ciò che è accaduto alla sua famosa equazione, che nel 1928 predisse l’esistenza delle antiparticelle, confermata sperimentalmente soltanto quattro anni dopo da Carl David Anderson nel 1932, con la scoperta sperimentale del positrone, l’antiparticella positiva dell’elettrone,  avente carica elettrica uguale e opposta (+e), lo stesso spin 1/2 e la stessa massa.

Più in generale per Dirac sono tanto più belli i formalismi in matematica quanto più “invarianti” mettono a disposizione, intendendosi per “invarianti” tutte quelle entità o quantità che non cambiano quando si effettuano trasformazioni geometriche (come per es. una rotazione) o quando si cambia sistema di riferimento.

E quanti più “invarianti” ci sono in una teoria fisica tanto maggiore è la sua bellezza e quindi la probabilità della sua esattezza.

Perché l’invarianza risulta essere garante dell’esattezza di una teoria fisica?

La risposta è semplice: perché l’invarianza rispetto a una trasformazione (geometrica o di sistema di riferimento) è la prova più convincente dell’esistenza di un oggetto.

Per spiegarlo basta questa semplice riflessione.

Se ho un oggetto davanti ai miei occhi, posso credere in un primo momento che ciò che vedo da una certa angolazione sia un cubo, ma poi ruotando attorno a quell’oggetto, mi accorgo che invece non è un cubo, perché la sua forma è cambiata osservandolo da un altro punto di vista.

Se, invece, pur cambiando diversi punti di vista permane in me la vista prospettica di un cubo, mi convincerò che effettivamente quell’oggetto è un cubo.

Questo in estrema sintesi il pensiero di Dirac: la bellezza porta all’invarianza, questa alla verità: la bellezza conduce dunque alla verità.

Se per Dirac e anche altri scienziati la bellezza ha un valore euristico e gnoseologico, per alcuni scrittori ha un valore escatologico, come per Fedor Dostoeveskij, che nell’Idiota scrive: «La bellezza salverà il mondo».

Allora è allettante l’idea di fondere assieme i due punti di vista di Dirac e Dostoeveskij, concependo una scienza che, ricercando la bellezza per raggiungere la verità (Dirac), conduca l’umanità alla salvezza (Dostoeveskij): la scienza salverà l’umanità, in contrasto quindi con l’attuale diffuso scetticismo.

E contro i pessimismi di molti che paventano l’avvento della singolarità tecnologica nell’Intelligenza Artificiale, mi piace associare al pensiero fuso Dirac-Dostoeveskij la ferma convinzione del nostro grande Carlo Rovelli: «la  scienza è ragionevole, non bisogna temerla».

Se mai è da temere l’uomo che ne fa uso…

«Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d’attesa», dice il poeta, pittore e filosofo libanese Gibran Kahalil.

Io credo che proprio questo anelito a scoprire nuova bellezza sospinga nei loro cammini, solo apparentemente diversi, tanto l’artista quanto lo scienziato.

Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

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Rubrica Il Dispari dodici marzo 2026

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Mhammer o arrosto algerino.

L’origine di questo piatto dell’ovest dell’Algeria “Orano”, sale all’epoca andalusa ed è nato dall’incrocio della cucina algerina con quella andalusa.

Una pietanza per le festività e grandi eventi, ed è quello che fa onore alla tavola e di cui non ci si può vergognare.

Per ciò è composto di sola carne di agnello cotta e dorata e decorata con mandorle.

Un piatto reale, buono e da sempre preparato per i matrimoni ad Orano, Tlemcen, Mascara e altre città del ovest del paese.

Ingredienti:

-Carne di agnello (o manzo se preferite), pezzi grossi della coscia, o spalla o anche del collo (6 a 7 pezzi). Si potrebbe cucinare anche per feste quindi carne quanto basta.

-una grossa cipolla tritata

-pepe nero

-1 cucchiaino di caffè

-curcuma 1 cucchiaino da caffè raso

-un bastoncino di cannella

-1 cucchiaino raso di zanzero

– sale

– olio 3 cucchiai

-100 gr. di burro.

Preparazione:

Disponete i bei pezzi di carne nel tegame e aggiungete tutte le spezie, il burro, l’olio e mescolate bene preferibilmente con le mani usando guanti per evitare la colorazione con la curcuma.

Fate rosolare almeno per 15 minuti girando la carne di tanto in tanto.

Poi versate dell’acqua bollente, quanto basta per cuocere la carne ma fatelo nell’angolo per non togliere il condimento da sopra la carne.

Regolate il fuoco a medio basso per 30 minuti e lasciate cuocere per ottenere carne morbida con un sughetto ridotto e denso.

Fate dorare nel forno per 10 minuti.

Potete trasferire la carne in una teglia da forno e servire nei piatto con il sughetto e alcune mandorle sgusciate e fritte in un po’ di olio.

Potete servire anche con una bella ”sciorba” o zuppa “Hrira” a volontà, o con solo una insalata se si prepara per pranzo in famiglia.

Mi raccomando tanta carne!!!

Dalila Boukhalfa

Presidente Sede operativa Continente Africa per l’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS”.

Rubrica Il Dispari dodici marzo 2026

 

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