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Rubrica Il Dispari quattordici agosto 2026

Rubrica Il Dispari quattordici agosto 2026

Pēteris Rivža – Lettonia
Una fiaba per la Festa della Donna
Oltre i Tre Mari e le Tre Terre viveva una ragazza felicissima di nome Laima.
Ogni mattina lei sorrideva e andava a giocare (nell’antichità, questo mestiere si chiamava “fare scienza”).
Accadde la mattina dell’8 marzo.
Quando Laima si avvicinò alla macchina calcolatrice elettronica, questo apparecchio le sorrise gentilmente e le disse: “Auguri per la Festa della Donna!” e poi continuò: “Vorrei farti un regalo, qualcosa di poetico e romantico!
Ahimè, se sapessi quanto sono stanca di tutti quei programmi aridi con cui la gente cerca di riempirmi! Quanto amo la poesia… ma stiamo divagando.
Voglio regalarti un uomo perfetto!
Non pensare che ti stia imponendo i miei gusti personali.
Ti offro un intero bouquet.
Scegli quale di questi cavalieri vorresti vedere ai tuoi piedi e poi premi, ecco, il pulsante AUTOMAT“.
Laima cercò di convincere la macchina che un cavaliere moderno di solito non si sdraia sul pavimento ai piedi della sua dama, ma siede con tutto il conforto sul divano con una sigaretta in bocca e un giornale in mano, chiedendo di tanto in tanto se la cena verrà finalmente servita.
Ma la macchina non diede ascolto a Laima, le luci rosse lampeggiavano nervosamente, sibilando sommessamente.
Un serpente di carta strisciò fuori dalla macchina e si avvolse intorno ai piedi della ragazza.
Lei lo raccolse e iniziò a leggere:
“Uomo n. 3 – snello e bello, il suo carattere non è abbastanza forte, è qualcosa a metà tra gelatina troppo cotta e gelatina poco cotta. Nelle mani di una moglie severa e ben pragmatica egli può diventare un albero di casi. L’iniziativa deve venire dalla parte femminile, perché di solito lui non vede né sente nulla di ciò che lo circonda. Il suo carattere non è cattivo: quando viene rimproverato, non risponde, si alza e drizza le orecchie…
- 6 – un vero tipo cavalleresco, dai baffi neri, però è come la morte per le ragazze sensibili.
Ha lo sguardo che, in termini di penetrazione, si colloca tra un rilevatore di difetti a raggi gamma e un localizzatore a ultrasuoni. Le sopracciglia aggrottate e virili incorniciano adeguatamente gli specchi dell’anima meridionale. Ogni parola che dice, ogni promessa che fa suonano decisi e definitivi.
Certo, dopo, di solito, scompare con tutte le sue promesse e il suo sguardo inesprimibile, ma non importa più – cosa volete, una persona non può essere perfetta al 150%!
- 8 – tenerezza incarnata in un sorriso. Lui stesso sa di essere gentile, simpatico, affettuoso ed elegante, e spera che anche qualcun altro lo capirà.
- 9 – ti rispetterà. Ti rispetterà profondamente e per sempre. Rispetterà tutte voi! Non chiedetegli altro! È un bel miracolo nella nostra era supermoderna: un uomo che rispetta tutte le donne!
- 24…
“Carissima macchinetta M – 22,” iniziò a chiedere Laima “basta, grazie mille per la tua benevolenza, ma questa volta preferirei non prendere nessuno uomo.”
La macchina ululò, una luce verde lampeggiò: “Sei tu ingrata! Aspetta, ti esprimerò subito in algoritmi e ti convertirò in coefficienti di Fourier”ansimando pesantemente, la macchina iniziò ad avvicinarsi alla ragazza.
Laima urla di paura, i suoi piedi sembrarono proprio come inchiodati nel pavimento e poi si è svegliata.



Rubrica Il Dispari sette agosto 2026
Grazia Distefano |GENTILEZZA – WATH IS IT?
L’essere umano spesso pensa che per farsi strada serva fare la voce grossa, e occupare spazio a tutti i costi per non finire schiacciati.
Coloro che rispondono con garbo o semplicemente dicono”grazie” guardando negli occhi, vengono spesso liquidati come ingenui o, nella peggiore delle ipotesi, deboli.
Siamo davvero sicuri che le cose stiano così?
A guardarci bene attorno, la realtà è molto diversa: essere gentili oggi richiede un coraggio immenso.
Credo sia una scelta di rottura rispetto alla corrente che padroneggia.
È troppo facile cedere all’insofferenza, rispondere male a chi ci taglia la strada nel traffico, o scaricare la stanchezza di una giornata no sul primo malcapitato.
La reazione stizzita è quasi un riflesso automatico, una scorciatoia che non richiede alcun pensiero.
La gentilezza, invece, richiede presenza.
È quel secondo di pausa prima di replicare a una provocazione, è la decisione consapevole di interrompere la catena del veleno e non restituire il rancore che ci è stato tirato addosso.
C’è un dubbio di fondo che andrebbe chiarito una volta per tutte: la gentilezza non ha nulla a che vedere con l’essere “buonisti” o con l’essere remissivi.
La gentilezza non è debolezza, è pieno controllo di sé.
Saper mettere un paletto fermo, difendere la propria posizione con fermezza, ma senza mai alzare la voce o offendere, dimostra un’autorevolezza e una forza interiore che una scenata d’ira e cattiveria non potrà mai avere.
Chi è davvero sicuro della propria identità e del proprio valore non ha alcun bisogno di prevalere sugli altri per sentirsi qualcuno.
Poi c’è un aspetto quasi invisibile, un effetto contagioso che tutti abbiamo provato almeno una volta.
Quando ti capita di incrociare una persona che ti dedica un piccolo gesto inatteso — una porta tenuta aperta mentre hai le mani occupate, un sorriso sincero dal bancone del bar — avverti qualcosa che si scioglie dentro.
Non ti cambia l’esistenza, questo è evidente, ma cambia la qualità dell’aria attorno a te.
Modifica la prospettiva della giornata e, quasi senza accorgertene, ti spinge a replicare quel gesto con chi incontrerai subito dopo.
Il punto di partenza più difficile però si trova vicino a noi, e cioè: come parliamo a noi stessi quando falliamo qualcosa?
Siamo quasi sempre dei giudici spietati con i nostri sbagli?
Se non impariamo a concederci un po’ di comprensione per primi, la cura verso gli altri rimarrà soltanto un esercizio di facciata, uno sforzo innaturale destinato a durare poco.
In un mondo che premia costantemente chi sgomita, chi strepita e chi cerca di imporsi ad ogni costo, scegliere il garbo è l’atto più controtendenza che ci rimanga.
Non fa clamore, non guadagna le prime pagine, ma resta la sola forza in grado di tenere insieme i pezzi delle nostre giornate.








