Rubrica Il Dispari quindici dicembre 2025 DILA APS

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Rubrica Il Dispari quindici dicembre 2025 DILA APS

Rubrica Il Dispari quindici dicembre 2025 DILA APS

Rubrica Il Dispari quindici dicembre 2025 DILA APS

IL ROMANZO DELLA GURFA

di Caterina Luisa De Caro

Nel cuore d’inverno, quando le antiche memorie si risvegliano e il silenzio della terra sembra raccontare storie dimenticate, Ischia accoglie una voce nuova e antichissima allo stesso tempo: quella di Caterina Luisa De Caro, autrice, filosofa, esploratrice del simbolo, guida nei territori oscuri e luminosi dell’anima mediterranea.

Il 22 dicembre 2025 alle ore 18.00, l’isola si farà tempio, e la libreria di Odilia Telese (info 3484566796) Ischiabookstore Mondadori Point in via Edgardo Cortese 9, diventerà un varco: un ingresso nella Gurfa, il santuario arcaico che da millenni custodisce il respiro dei Sicani, popolo primordiale della Sicilia, popolo di pietra e di vento.

ARA – Il Romanzo della Gurfa non è un semplice libro: è una discesa agli inferi della nostra identità, un viaggio nel grembo di una civiltà che ha lasciato più misteri che tracce, una liturgia narrativa in cui mito, storia e visione si fondono come fuoco e cenere.

Al centro del romanzo c’è Ara, sacerdotessa-guerriera, donna-stella, custode di riti antichi e di un sapere che precede la scrittura.

Ara è madre, figlia, guida, eco delle nostre radici.

Attraverso lei, De Caro ci riconsegna un Mediterraneo sacro, dove il divino si nasconde nelle rocce, nelle voci del vento, nelle vene della terra.

L’autrice, Caterina Luisa De Caro, docente di Filosofia, esperta di simbologia e filosofia esoterica, non scrive: evoca.

Non narra: risveglia.

Ogni pagina è un ponte verso un tempo in cui gli uomini cercavano ancora il cielo tra le grotte, e il sapere non era informazione, ma iniziazione.

A dialogare con lei ci sarà Chiara Pavoni, attrice, interprete dell’anima e della scena, capace come pochi di tradurre il mito in voce viva.

Un evento unico per chi non vuole leggere, ma vivere.

Per chi non vuole ascoltare, ma ritornare.

Per chi sente che sotto la pelle del nostro Sud scorrono ancora i canti delle Origini.

ARA ti aspetta.

La Gurfa si apre.

La memoria si risveglia.

20251215 DILA APS – IL DISPARI

SCHEDA AUTORE Caterina Luisa De Caro

 

Caterina Luisa De Caro, Autrice, docente di Filosofia, Esperta di simbologia, miti antichi, filosofia esoterica, Ricercatrice indipendente sulle radici spirituali del Mediterraneo.

Principali opere: “Ara. Il Romanzo della Gurfa” Ed. Aurora Boreale, 2024, romanzo storico-iniziatico ambientato nell’età del Bronzo tra Sicani, Elimi e Siculi.

Protagonista: Ara, sacerdotessa ella della Gurfa.

Temi: miti mediterranei, riti ancestrali, archeologia sacra, identità arcaica.

Bomarzo: “La dea nel suo giardino”, un viaggio nella simbologia del Sacro Bosco di Bomarzo, mitologia, archetipi, alchimia, arte iniziatica.

“Il giardino dei tarocchi”: il gioco di Niki.

Testo dedicato alle simbologie del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, esplorazione del linguaggio esoterico delle immagini.

Attività culturale

Presentazioni in sedi prestigiose: Biblioteca della Camera dei Deputati – Roma, Museo Nazionale Cerite – Progetto “Sulla Strada degli Etruschi”, Castello di Santa Severa – Rassegna “Libri e Calici”.

Collaborazioni artistiche con attori, registi, studiosi e centri culturali.

Promotrice di percorsi spirituali attraverso mito, simbolo e storia antica.

Caterina Luisa De Caro si distingue per un approccio narrativo unico: porta alla luce il mondo pre-greco, la spiritualità arcaica mediterranea, la memoria che precede la Storia.

I suoi libri sono ponti tra mondi: tra ciò che siamo e ciò che eravamo prima di dimenticare.

 

Aniello Sicignano

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20251215 DILA APS – IL DISPARI

La pittrice Mara Concetta Leone a Interno 4 – quarta parte

Lunedì 24 novembre,  1  e 8 dicembre abbiamo iniziato a pubblicare testi e immagini del volume “Mara Leone – Mostra personale a cura di Chiara Pavoni” presentato il 21 novembre nel Centro culturale Interno 4 di Roma.

Un volume doppiamente interessante in quanto in esso, oltre alla riproduzione dei quadri, sono state aggiunte poesie che un’eccellente gruppo di poetesse, scelte dalla stessa Chiara Pavoni, ha scritto in una libera ispirazione riferita a ciascun quadro.

Oggi pubblichiamo la nota critiche di Silvia Filippi.

Pubblicato nel mese di Agosto 2025 a cura dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS” con codice ISBN 9781326544713.

 

Nota critica Fabrizio

 

Fabrizio

Qui nella sala che ho progettato e che Chiara ha voluto per fare esprimere tutti coloro che hanno qualcosa di artistico da dire, una sala senza punti di riferimento che trova la forza dell’architettura che diventa se pur non voltata, bizantina solo riflettendo negli specchi la sua semplicità, da qualche giorno espone un’artista di nome Mara di cui non so nulla, neanche il cognome.

L’unico contatto che ho con lei è un biglietto di ringraziamento molto dolce che mi ha consegnato il mio amico più caro, Riccardo.

Sono esposte tredici opere, tutte della stessa grandezza come un quaderno a quadretti: tutte opere vive ed empatiche, con uno stile elegante, vigoroso e coinvolgente.

Le pennellate fanno emergere un disegno libero, i soggetti sembrano banali, casalinghi: donne e momenti di vita contadina, ma le figure invece sono vere, affascinanti, ricche di una umanità fatta di luce e materia.

Questi quadri, ad osservarli bene, sono carichi di dolore e sofferenza e proprio la padronanza del colore e della luce conferisce loro una forte emotività.

Catturano e coinvolgono nelle vicende interiori rappresentate.

Dietro questo dolore non rappresentato ma emanato c’e il simbolismo delle donne di Klimt, creature dolci e affascinanti oppure fatali, e la critica al mondo di cui non si vuole parlare.

Come se Mara volesse coscientemente limitare la sua esplorazione in una tensione barocca qui non nella tettonica ma nella forza interiore, tra interno ed esterno, tra la bellezza di una splendida donna che balla fasciata da un sensuale vestito rosso Valentino e la solitudine di chi balla sola come è sola in una spiaggia fredda d’inverno.

Sirene enigmatiche, lontane e misteriose, appartate in un mondo esclusivo ed inviolabile. Una contraddizione musicale tra “Balla guapa” e “te la ricordi Lella” ma legate dallo stessa impronta indelebile lasciata, non da una aristocratica e borghese Vienna, ma dal dolore della terra di Calabria.

L’universo femminile di Mara si configura così come una realtà autonoma, dalla quale l’uomo è allontanato o quantomeno posto ai margini: gli uomini sono un elemento accessorio dell’intera composizione.

In realtà ci sono due quadri di uomini soli.

Uno a me sembra essere un Louis Armstrong che l’animo gentile di Mara ha reso più bello ed elegante, magro e con meno guanciotte ma è sicuramente complice di un donna e ricorda l’immortalità di Sam in Casablanca,

Suonala Sam, mentre il tempo passa

chiede Ingrid Bergman, e Sam “You must remember this A kiss is just a kiss A sigh is just a sigh…” con negli occhi la dolcezza e il dolore di un rimpianto distacco. L’altro un fanciullo, un figghjiolu, impertinente con la coppola e i piedi piccoli come il monello di Charlie Chaplin, questo piccolo ha negli occhi lo sguardo di chi non aspetta gli amichetti per giocare, ma la dolcezza di chi ha solo la madre e l’aspetta con l’ansia d’amore che solo gli orfani possano avere.

Sono tutti quadri di un rigore essenziale, la perfetta trama di un pensiero costante ed inconfessabile: nessun arredo, nessun orpello, nessun riferimento letterario od allegorico, solo corpi, stoffe che si emancipano a coprire i recessi del desiderio.

C’e in questi quadri una lacerazione che impedisce di abbandonarsi alla vita, con un calore umano, una forza drammatica di donne, forti, schiette, volitive, talora istintive, qualche volta scapijate ma mai sguaiate, sono figure accorate, capaci di forti e sinceri sentimenti di generosità, di coraggio e di tenerezza, profonde complesse, illuse.

Le figure sono sempre in movimento, anche nel quadro egizio, statico per eccellenza, sono immerse tra le cose immaginate e non visibili come in un abbozzo impressionistico e naturalistico di Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai detto Masaccio cioè chi è tanto preso dall’arte che dimentica le vicende del mondo, in sussulto in una unica fonte di luce che definisce la struttura dei corpi.

Tutto è subito compreso, tutto diventa assoluto, tutto è patrimonio comune, tutto si spoglia del colore locale per diventare universale, tutto  ha il riconoscimento che avviene solo nella coscienza di ognuno di noi.

Grazie Mara.

20251215 DILA APS – IL DISPARI

20251215 DILA APS – IL DISPARI

20251208 DILA APS – IL DISPARI

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La pittrice Mara Concetta Leone a Interno 4 – terza parte

Lunedì 24 novembre e 1 dicembre abbiamo iniziato a pubblicare testi e immagini del volume “Mara Leone – Mostra personale a cura di Chiara Pavoni” presentato il 21 novembre nel Centro culturale Interno 4 di Roma.

Un volume doppiamente interessante in quanto in esso, oltre alla riproduzione dei quadri, sono state aggiunte poesie che un’eccellente gruppo di poetesse, scelte dalla stessa Chiara Pavoni, ha scritto in una libera ispirazione riferita a ciascun quadro.

Oggi pubblichiamo la nota critiche di Silvia Filippi.

20251208 DILA APS - IL DISPARI

Pubblicato nel mese di Agosto 2025 a cura dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS” con codice ISBN 9781326544713.

Nota critica Silvia Filippi

In un recente studio apparso sulla nota rivista Plos Genetics, studiosi della Emory University di Atlanta, sotto la guida del biologo Shozo Yokoyama, hanno ricostruito il percorso evolutivo che ha consentito a noi umani di distinguere i colori, ovvero passare dalla visione ultravioletta alla capacità di percepire la luce blu.

Il team internazionale ha dimostrato che è la presenza di 5 classi di proteine (le opsine) nei fotorecettori della retina dei mammiferi, responsabili di codificare i pigmenti e rendere possibile il processo che consente di vedere nella penombra e a colori.

In pratica, la nostra percezione cromatica ha subito sviluppi non solo a causa di cambiamenti ambientali, bensì per effetto di mutazioni genetiche.

Tuttavia, se la scienza ci sostiene nella comprensione del processo visivo dei colori, in continuo avanzamento dettato anche da fattori chimici e tecnologici, l’arte di Mara Concetta Leone ricorda, con puntuale determinazione, che i colori sono artefici di alfabeti creativi, portatori di forze spirituali che elevano la coscienza, suscitando reazioni emotive con il loro linguaggio in grado di esprimere, parafrasando Kandinskj, la “vibrazione interiore” generata nello spirito dal confronto con la realtà che ci circonda.

In tal senso, la ricerca artistica di Mara può considerarsi una vicenda amorosa con il colore, che ella distribuisce con sorprendente incanto grazie ad una tecnica espressiva del tutto personale, priva di artificiosità, che le permette di restituire un senso plastico alle pulsioni più intime del cuore, similmente ad una poesia silenziosa da apprezzare con i sensi.

Immerso nei colori, il riguardante sperimenta uno stato di assoluta permeabilità con l’artista, in una reciproca azione e reazione fra corpi in connessione, mentre riecheggia alla mente l’inciso leonardiano –  “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede (….) La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca” (Trattato della Pittura del XVI secolo) – ardito suggeritore di un abbinamento niente affatto casuale tra gesto pittorico e segno poetico, ad instaurare un dialogo multidisciplinare che si amplia oltre la dimensione fisica dello spazio, per farsi relazione simbolica, spirituale e simbiotica ed abbracciare la letteratura, la psicanalisi e la religione dentro una sinfonia di forme d’arte.

Il noto storico e teorico dell’arte Konrad Fiedler scrisse “L’artista si trova nella stessa posizione del pensatore rivoluzionario, che si oppone all’opinione dei contemporanei e annuncia una nuova verità”, ed è qui l’elemento nodale della produzione di Mara Concetta Leone, nella quale ogni tessitura cromatica custodisce un messaggio che attraversa il piano del reale in modalità trasversale, per essere accolto da chi sappia nel fluire quotidiano ascoltare i segni del tempo, il ritmo delle emozioni facendosi portavoce di una rinnovata sensibilità alle umane sofferenze, aggravate dalla parabola dell’incomunicabilità alimentata dall’oligarchica delle macchine.

20251208 DILA APS - IL DISPARI

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POESIE CRUDE scelte da Antonella Ariosto

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A LATITUDINE INCERTA

Mi sorridi da un ricordo felice

– solo l’infanzia ha

un tempo

dilatato –

Coniugavi il futuro

in un gioco di specchi

andremo insieme a rivedere il mare

io giocavo ad inventarci già vecchi.

E ora tu non sei

nei panni appesi e le tue carte

restano in attesa

di gesti trattenuti dal passato.

Un deserto di sillabe

a latitudine incerta:

per raggiungerti

non basta ricordare.

ELISABETTA BIONDI DELLA SDRISCIA

 

—-°°°°—-

APPUNTI DI VIAGGIO

Dal finestrino dello

scompartimento del treno,

sfilano, veloci,

le immagini delmare d’autunno

della costa calabra.

ll mio occhio scruta l’orizzonte.

Ancora riesco a scorgere la mia

adorata Terra: la Sicilia.

ll senso di appartenenza mi coglie

in maniera preponderante.

Proprio adesso che vado via.

E con uno strappo al cuore,

la vedo allontanarsi sempre di più.

Mi perdo a guardare I’azzurro del mare,

un azzurro quasi grigio,

come il cielo che si rispecchia in esso.

Le onde si infrangono

sulla spiaggia umida e deserta.

Nel cielo basse nuvole ogni tanto

danno una spruzzata d’acqua

alla terra deserta, quasi priva di vita.

Tutto sembra fermo e immobile

Solo il mare e questo treno

continuano la loro corsa.

In fondo un tiepido raggio di sole s’affaccia:

Il miracolo si ripete.

Un maestoso arcobaleno appare nel cielo.

Ci riporta alla gioia

FRANCESCA ARIOSTO

 

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Sentimenti fragili

raccontano l’inverno rigido

Dio è nell’aria

copre di rossori la speranza

mentre il mondo sa di sofferenza.

Dicembre è un rifugio

come un quartiere di palazzi dove restare

luci nelle strade

l’amore a compiere prodigi sotto una stella

a notte fonda

nell’anno che verrà.

Michela Zanarella

DILA & IL DISPARI redazione culturale

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Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

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