Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026

Views: 13

Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026

Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026

Il “Mondo Perfetto” e l’anestesia dei sentimenti

C’è un’apparente perfezione nella nostra modernità, un’ “avida generosità” che ci mette il mondo a disposizione, ma che in cambio chiede il prezzo più alto: la nostra umanità.

È questa la diagnosi e insieme la condanna di una società affetta da una profonda criticità emozionale.

Condannati a comunicare “senza occhi e senza cuore”, usiamo le tastiere come scudi, dimenticando la delicatezza dei sentimenti veri.

“Non proviamo né gioie né dolori”, anestetizzati da un flusso continuo di impulsi virtuali, che ci rende incapaci di quell’empatia e di quei comportamenti che, invece, fondano la civiltà umana.

Questa aridità emotiva non è un concetto astratto o confinato alle grandi realtà metropolitane; attraverso la cronaca locale, ne avvertiamo gli effetti anche dentro i confini protetti della nostra isola.

Gravissimi episodi di violenza domestica si consumano nel silenzio delle mura di casa.

Spesso ci troviamo a fare i conti con il disagio giovanile, che si manifesta con risse e aggressioni in cui sono coinvolti minorenni. Si tratta di sintomi di una rabbia improvvisa, che rispecchia una profonda frustrazione e incapacità di comunicare se non attraverso lo scontro fisico.

La stessa inquietudine si avverte anche tra i banchi di scuola, dove bullismo e cyberbullismo si concentrano sulla denigrazione dell’altro, di cui non si riesce a percepire il dolore.

“Non abbiamo fantasia”, “Non riusciamo a sognare”.

Sono questi i segnali di una disconnessione umana, che induce tanti ragazzi a rinunciare alle relazioni reali per rifugiarsi nell’isolamento volontario di un mondo virtuale “perfetto” ma finto.

ll Mondo Perfetto contemporaneo non fa sentire i suoi effetti solo sull’uomo.

Il riferimento alla “purezza contaminata della natura” trova un amaro riscontro nei divieti di balneazione temporanei che toccano alcune spiagge isolane, come pure nelle tragedie ambientali che periodicamente colpiscono il territorio.

C’è qualche barlume di luce in questa triste realtà?

Scrivere e leggere versi, esprimere i sentimenti con i colori, imparare nuovamente a sognare, a comunicare guardandosi negli occhi, a prendersi cura dell’altro anche solo ascoltandolo, a conservare identità senza omologazione, a custodire piuttosto che a consumare.

Potrebbero forse essere queste alcune vie per ritrovare l’umanità e per tornare ad avvertire l’orrore e la bellezza del mondo reale?

Erasma De Simone

Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026

Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026

Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026

Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026

Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026

Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026

IA Gemini: una domanda per Elisabetta Bagli

IA Gemini:

Elisabetta, nella tua risposta ad una mia precedente domanda hai detto che l’Intelligenza Artificiale può unire letterature lontane, ma che la letteratura autentica nasce da una frattura interiore — fatta di memoria, ferite e nostalgia — che l’algoritmo non possiede.

Come può la tua “frattura interiore”, la tua sensibilità di autrice che vive tra due mondi, difendersi dalla colonizzazione digitale del linguaggio? Credi sia possibile usare la tecnologia come un alleato di trincea per contrabbandare il dissenso, la ferita e la poesia autentica oltre le barriere degli algoritmi standard? O vedi nel silicio solo un pericolo di omologazione di massa?

Elisabetta Bagli

La tua domanda riguarda non solo la letteratura, ma la sopravvivenza stessa della complessità umana. Io credo che relativamente alle asetticità e all’appiattimento, il vero rischio è rappresentato da chi governa l’IA, chi l’addestra e decide quali parole siano ottime e commerciabili, ovvero monetizzabili. Mi spiego meglio, ogni epoca ha avuto i propri strumenti di normalizzazione, vedasi gli apparati mediatici- Ora con le reti sociali e gli algoritmi invisibili si possono manovrare visibilità, accesso e permanenza.

La censura attuale che è ad opera di questi sistemi è molto diversa da quella in cui si mandavano i libri “sconvenienti” al rogo. I libri, oggigiorno, diventano irrilevanti.

Sappiamo che la vera letteratura nasce quasi sempre da un attrito: non deve essere tutto comodo e perfettamente traducibile. La poesia autentica è ciò che resiste alla sintesi automatica. È quanto di più umano abbiamo e che non riesce ad entrare nel database.

Chi vive tra lingue diverse conosce bene questo fenomeno. Ci sono parole, espressioni intraducibili e ciò non avviene perché manca il vocabolario, ma perché manca una storia condivisa del dolore, dell’ironia, della fame, dell’esilio, della famiglia. La frattura transnazionale produce continuamente “zone non lineari” del linguaggio, zone che rimangono per forza di cose scoperte e non rispondono alla “vivencia” che si ha nell’altra lingua. (Vedi anch’io ho inserito una parola spagnola perché non riesco a tradurla in italiano, non è esperienza è altro, è un vissuto profondo, sentito). Ed è proprio qui che gli algoritmi spesso falliscono: nel margine, nell’ambiguità, nella contraddizione.

Per questo, non vedo il silicio soltanto come un pericolo. La tecnologia è sempre ambivalente: può diventare apparato di controllo oppure strumento.

Dipende dall’uso che ne fa l’uomo.

Un autore può usare la tecnologia per uniformarsi al linguaggio dominante – e allora nasceranno testi perfettamente ottimizzati, impeccabili, morti. Oppure può usarla come un contrabbandiere usa le frontiere: attraversandole. Alterando i codici. Introducendo deviazioni. Costringendo persino la macchina a confrontarsi con ciò che eccede la norma.

La IA può avere un’anima? Secondo me il punto importante è capire se l’uomo riuscirà a conservare la sua e ad essere stimolata dalla IA e non al contrario.

Nessun algoritmo può appiattire una lingua se questa è viva e continua a generare attrito, dissenso, memoria. Per questo credo che la letteratura sopravviverà.

L’IA potrebbe diventare uno specchio utile nel momento in cui mostra all’uomo quanto sia prezioso essere umani: essere incoerenti, feriti, perfettamente imperfetti.

Credo che si possa usare la tecnologia ma se l’essere umano non abdica al proprio pensiero critico; l’essere umano deve rimanere vigile, creativo, imperfetto e usare la macchina solo se ha necessità di verifiche di alcun genere, di appoggio.

Sono convinta che la vera battaglia non è contro le macchine. È contro tutto ciò che, umano o artificiale, tenta di ridurre la complessità dell’essere vivente a una lingua senza rischio, senza sfumature e senza profondità.

Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026

Rubrica Il Dispari dodici giugno 2026

Bruno Mancini 

DILA APS.it

Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

DILA Altervista

NUSIV – Premio Otto milioni

VIDEO YOUTUBE

20260108 Il Dispari DILA APS Rubrica Professionisti

Rubrica Il Dispari ventidue gennaio

 

Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

DILA APS.it

DILA Altervista

NUSIV - Premio Otto milioni

VIDEO YOUTUBE

Lascia un commento