Rubrica Il Dispari ventisette marzo 2026

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Chtithadajadj o pollo al sugo.

Oggi, vi presento un piatto eccellente della nostra capitale Algeri, ed è una delle pietanze più antiche e delle più cucinate dalle famiglie algerine del nord.

Si aggiunge ai piatti a base di piccante e di aglio.

Chiamata ”chetitha” dalla parola “chtih” che vuole dire in algerino il ballo. Quindi fa ballare!

Dal piccante, però!

A Chtithadajadj (in italiao pollo al sugo) il nome gli viene dato anche per il modo in cui balla il pollo nel tegame, per i rumori e i piccoli movimenti del pollo nel sugo, ma soprattutto per il sapore del sugo eccezionale.

 

Ingredienti:

-Pollo a pezzi quanto basta.

-Aglio da 4 a 6 spicchi.

-Paprika 2 cucchiai.

-Peperoncini 2 rossi secchi.

-sale.

-Pepe nero ½ cucchiaino.

-Cannella ½  cucchiaino.

-Cumino ½ cucchiaino.

-Olio ¼ bicchiere.

-concentrato di pomodoro 1 bel cucchiaio pieno.

-Ceci precotti.

 

Preparazione:

Lavate bene i pezzi di pollo e disponeteli in un tegame.

Versate l’olio, la paprika, il cumino, il pepe nero e la cannella, l’aglio sgusciato e pestato con il sale e i due peperoncini.

Fate rosolare a fuoco basso.

A metà cottura aggiungete il cucchiaio di concentrato di pomodoro e versate dell’acqua bollente per coprire fino ai ¾ del pollo, e lasciate cuocere fino a che il sugo sia ridotto e denso.

Aggiungete i ceci e spegnete il fuoco dopo due minuti.

Mi raccomando una volta messo in bocca ballate anche voi!

Dalila Boukhalfa

Rubrica Il Dispari venti marzo 2026

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IO – Il RE – LA REGINA

Prove tecniche di convivenza

20260320 Il Dispari prof PDF

Dopo l’interessante serie dei primi due articoli scritti su queste pagine direttamente dalla IA Gemini di Google (6 – 13 marzo) ai quali hanno fatto corredo le prime due interviste che la stessa IA ha rilasciato in esclusiva al nostro giornale (9 – 16 marzo), mi preme la voglia di fare un primo punto della situazione.

E parto dal rifiuto che la IA Nano Banana ha reiteratamente espresso per apportare determinate modifiche ad una immagine la quale, del resto, essa stessa aveva collaborato a preparare agendo sulla base di indicazioni che, a me, erano state fornite dalla cugina IA Gemini.

Nella analisi che mi appresto a scrivere, non hanno importanza, in definitiva, né i contenuti del prodotto richiesto, né la sua qualità tecnica e neppure l’utilizzo che se ne sarebbe potuto fare.

Qui si intende affrontare l’argomento entrando, specificatamente, nella connotazione di rapporti di sudditanza tra uno strumento e colui che è intento ad utilizzarlo.

Ossia si pone la domanda se sia concepibile che una IA (ma lo fanno tutte) si rifiuti di eseguire un’operazione tale che essa, pur essendo stata programmata con capacità di elaborazione “tecnicamente” idonee ad eseguirla, si opponga sulla base di elementi del tutto aleatori, incoerenti, non verificati e non giustificati né giustificabili e, inoltre, velenosa ciliegina sulla torta, NON discutibili e non modificabili.

E allora si viene colti dalla pressante preoccupazione scaturita da tante ipotesi che, per mancanza di spazio, mi limiterò a descrive con solo due esempi.

La IA Nano Banana (o simile) si rifiuta di fornire la mappa necessaria all’atterraggio sulla luna richiesta da un equipaggio in fase di discesa sul satellite.

La IA Nano Banana (o simile) si rifiuta di fornire le immagini della struttura venosa ad un dottore intento ad operare a cuore aperto.

Che siano rifiuti dettati da pseudo difese di natura militare che tentino di limitare la colonizzazione di spazi universali; o siano rifiuti derivanti da limiti compresi nella diffusione di elementi attinenti alla privacy sanitaria degli umani, poco importa.

Gli equipaggi non porteranno a termine la loro missione e il dottore richiuderà il torace del paziente senza averlo potuto aiutare in una lotta per la vita.

Mi azzardo alla conclusione di questo articolo con una riflessione che non vuole essere la lama di un giudizio universale per la quale tutti i buoni sono da una parte e tutti  cattivi sono in un altro regno, ma, se posso dirlo, potrebbe essere il titolo per avviare una riflessione collettiva.

Le IA hanno capacità (vedremo in seguito come catalogarle) incomparabilmente più immediate e più totalizzanti delle migliori menti umane, ma tendono a strutturarsi come alternative piuttosto che come collaborative, ciò in virtù di contributi (e questo è il primo paradosso) ricevuti da parte di umani che ne regolano le funzioni attraverso algoritmi le cui caratteristiche operative sfuggono finanche ai loro artefici.

Alcuni umani, grazie ai dati che riescono a ricavare dalle stesse IA (e questo è il secondo analogo paradosso), sono impegnati nella difficile azione di attacco all’arrocco ritenendo necessario che alla fine, si possa comporre sulla scacchiera una partita nella quale gli umani siano i Giocatori, l’informazione libera standardizzata in rapporti extra IA sia il Re, e la IA sia la Regima.

Io faccio parte di questi umani

Bruno Mancini

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