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Yousra Chenah intervista Massilva Azhar Achchoul, giovane pittrice algerina

D:- Chi è Massilva?R:- Mi chiamo Massilva Azhar Achchoul. Ho 21 anni, studentessa in lingue, primo anno Masterad Algeri Tecnico Superiore nella gestione delle risorse umane.Sono un’artista appassionata all’esplorazione dei mondi astratti.Crescere in una famiglia di pittori ha modellato il mio sguardo e influenzato il mio approccio artistico, spingendomi a trovare una mia propria strada, pur rimanendo fedele alle mie radici. D:- Come hai iniziato? Quale è stato lo scatto?R:- Ho iniziato molto giovane, da un’esplorazione spontanea di disegni e di pittura. Lo scatto è quando ho capito che potevo usare l’arte per esprimere le mie emozioni e le mie idee senza limitarmi ad una rappresentazione realistica del mondo D:- Qual è il tuo stile?R:- Mio style è l’astratto. Adoro esplorare le forme, le trame e i colori che vanno al di là del figurativo, lasciando spazio all’interpretazione e all’emozione. D:- Cosa ti ispira di più nel tuo percorso artistico?R:- L’ambito artistico in cui sono cresciuta. Avendo vissuto da sempre in una famiglia di pittori, sono stata circondata d’arte, da idee e da creatività. Questa immersione ha nutrito la mia passione per l’astrazione.D:-  Quali’sono le tue fonti d’ispirazione? R:- La natura, le emozioni umane e le interazioni tra i colori e le forme. A volte, una semplice tessitura o un gioco di luce può innescare una nuova creazione. D:- Ci sono strumenti o materiali specifici con i quali preferisci lavorare?R:- Vernice acrilica per la sua versatilità e a volte acquarello.Ma uso anche l’inchiostro, spatole e ogni tanto dei materiali misti. Ora sto provando ad esplorare la pittura a olio. D:- Sei attratta da un argomento o un concetto specifico?R:- Sono particolarmente attratta dai concetti di dualità, dell’equilibrio e del caos. Queste idee si ritrovano nelle mie composizioni astratte, dove contrasti forti e transizioni sottili coesistono armoniosamente.D:- Cosa ti spinge verso l’arte?R:- L’arte per me è una necessità, un modo per comunicare delle emozioni, di catturare l’invisibile e di dare forma all’intangibile, è una forma di libertà e d’evasione.D:- Ha frequentato una scuola d’arte?R:- Sono autodidatta per la maggiore parte.D:- Ha collaborato con altri artisti o professionisti della creazione?R:- Sì, ho avuto l’occasione di collaborare con altri artisti in mostre collettive. Questi scambi mi arricchiscono sempre.D:- Come potresti descrivere la tua visione artistica o il messaggio che vorresti trasmettere attraverso le tue opere?R:- Con la mia arte, cerco di trasmettere un’esperienza emozionale unica. Mio obiettivo è d’invitare lo spettatore ad interpretare l’opera al modo suo, creando un dialogo tra l’arte e l’osservatore.D:-  Ci sono progetti in corso che ti appassionano?R:- Sì, attualmente sto lavorando su una serie d’opere per la mia prossima mostra.

Grazie Massilva per l’intervista in esclusiva per IL DISPARI, e mi permetto di augurarti un buon proseguimento nel tuo percorso artistico, sperando di ritrovarti in prossime mostre nelle nostre Sedi di Ischia o di Laurino.

Sempre con l’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte DILA APS”!

CHENAH YOUSRA.

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NAPOLI- LIDO MAPPATELLA

Tra i ricordi estivi della mia primissima infanzia riaffiorano nella memoria le prime estati trascorse con gli amici al mare.

All’epoca abitavo coi nonni alle spalle del cinema Delle Palme, a poche centinaia di metri dal mare e nel periodo Luglio – Settembre (le scuole erano chiuse) con i piccoli amici del posto ci recavamo con ’A Marenna (la colazione) pane e frittata o pane e peperoni, tra i cibi più utilizzati, al LIDO MAPPATELLA dove fittavamo una barca a remi per poche decine di lire dando al proprietario, per caparra, una scarpa.

Era questo il nostro documento (non avevamo ancora l’età per la tessera d’identità) per assicurare il rientro stabilito intorno alle 6 (ore 18 Napoletane) con la quale a turno si remava per raggiungere dal mare gli stabilimenti balneari di Posillipo fino ad arrivare spesso a Marechiaro.

Là “rimorchiavamo” qualche coetanea che sfuggendo alla famiglia ci teneva compagnia nelle acque certamente non pulitissime (in quell’epoca non si parlava ancora di depuratori…) sfidando il tifo o qualche altra malattia infettiva che poteva colpirci essendoci nei pressi le cloache che gettavano nell’acqua anche gli scarichi dei vari gabinetti…

Per fortuna tornavamo a casa sani e salvi, il mare spessissimo era calmo, sembrava una tavola, e la barca sfilava facilmente, tranne in un’occasione particolare che vi narro.

Quel giorno nonostante il parere contrario dei pescatori di uscire in barca il mare era agitatissimo, non saprei dire la forza ma faceva paura!

Noi, forti della nostra competenza barcarola convincemmo prima col buono poi con le cattive, il proprietario a fittarci lo stesso il mezzo, cosa che fece a malincuore ma alla fine si convinse per non perdere dei clienti fissi come noi.

Ci allontanammo dalla riva imprudentemente qualche chilometro quando le onde s’ingigantirono, sembrava volessero inghiottirci, minacciosamente ci fecero ballare per qualche ora ma riuscimmo a tenerle testa, fino a quando non ci raggiunsero altri mezzi per riportarci alla partenza pallidi e tremolanti…

Le “cibarie” erano finite in bocca ai pesci e dunque ci ritirammo, prima del previsto, nelle nostre case con una fame da lupi tra i rimproveri dei parenti spaventati per le notizie che nel frattempo erano giunte dalla voce dei quartieri d’una pericolosissima tempesta marina.

Negli anni a seguire alcuni bagni li feci al Sirena di Posillipo fino a giungere ad Ischia dove avevo casa tutto l’anno in fitto e ci restai fino al 1983.

Successivamente gli itinerari furono Mondragone, parte della Calabria, Il Cilento, Le Puglie fino a Minturno nel 2019, dopo stop con le vacanze primo, tra tutti, motivo di salute.

Oggi il mare, come recita il testo d’una canzone,  lo vedo solamente in cartolina…

LUCIANO SOMMA 

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