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DILA APS intervista la giovane scrittrice Marzia Dionizio – Prima parte

D: Chi è Marzia Dionizio?R: Sono una giovane donna della metà degli anni 80 che lavora come educatrice d’infanzia e hairstylist. Sono nata, cresciuta e vivo tutt’ora nella città di Benevento, conosciuta per la sua storia con i suoi monumenti e colma di folclore. Ho conseguito studi classici che mi hanno avvicinata al concetto dei miti e dei poemi, delle ballate medievali, dell’amor cortese e romantico. La passione per la scrittura, il disegno, l’architettura, la storia delle acconciature, del costume dell’arte gotica mi ha sempre accompagnata durante gli anni della mia vita contribuendo a consolidare il mio gusto estetico in quei particolari generi.D:  Come ha capito che voleva diventare una scrittrice?R: Ho avuto la passione per la scrittura da quando ero bambina. C’è sempre stato qualcosa nel mio animo che mi spingeva e che mi spinge a prendere la penna e dar vita a storie e racconti, scene e dialoghi. Quando accade mi sentivo viva, in armonia con me stessa e gli altri.D: C’è stata qualcosa che l’ha avvicinata alla scrittura?R: Leggere fin da giovane autori di romanzi e racconti della letteratura straniera come Anne Rice, Tolkien, Bram Stoker, Edgar Allan Poe, Emily Dickinson, le sorelle Brontë, Dickens, la filmografia, nonché le opere teatrali del bardo Shakespeare in particolare, ha contribuito a far crescere questa passione per la scrittura. Essi sono stati le pietre miliari della mia formazione e mi hanno aiutato nell’ispirazione.D: Cosa significa per Lei scrivere?R: Per me la scrittura rappresenta il miglior modo per esprimere ciò che provo, i miei sentimenti, le sensazioni; attraverso le parole, descrivendo le scene, i personaggi, vorrei mostrare le inquietudini, le passioni e l’anima che si celano in essi affinché appaiano nitide nella mente del lettore; al fine di farlo emozionare e con la speranza di lasciargli un ricordo piacevole della lettura, portandolo in quei mondi che ho sognato e creato anche per lui. La vita, il mondo, non sempre va nella direzione che vorremmo ma nella scrittura, nei mondi che plasmo, lì io posso far sì che vada come spero e desidero.D: Quanto tempo ci ha messo per scrivere “Il Respiro Immortale”?R: Ho cominciato la stesura di questo romanzo tre anni fa, riprendendolo e modificandolo più volte poiché non pienamente appagata dal finale che inizialmente avevo previsto; per me era troppo scontato, volevo renderlo più accattivante, molto più originale e alla fine ho raggiunto il mio obiettivo.D: Qual è la parte più difficile nella tua creatività di scrittura?R: La parte più estenuante nella creatività per me dipende dalla concentrazione. Capita che se non hai l’attenzione per metterti alla scrivania ed esprimere ciò che vuoi scrivere, allora ogni tentativo risulta vano. Non basta l’ispirazione nel mio caso, occorre sentirmi serena e fiduciosa nel potermi aprire alla scrittura. E’ come un’onda che ti invade e se non sei pronta a nuotare allora diviene frustrante.D: Perché ha scelto “Il respiro immortale” come titolo del suo libro?R: Il titolo è stato la decisione più difficile, anche perché ne avevo pensati tantissimi, ma nessuno di quelli mi convinceva. Alla fine ho scelto “Il Respiro Immortale” perché rappresenta il connubio e la dicotomia al tempo stesso, che volevo descrivere nell’intero libro. Un essere sovrannaturale e immortale che non appartiene più al mondo terreno ma che possiede, nonostante tutto, ancora un anelito di umanità rappresentato dal respiro, rendendolo più umano di tanti che possono definirsi tali. <Il respiro immortale – Editore Youcanprint – 2025Pagine 428 – EAN 9791222794198 – € 25.00>

La seconda parte di questa intervista sarà pubblicata su queste colonne venerdì 14 novembre

 Dalila Boukhalfa & Silvana Lazzarino

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Valle dell’Angelo, piccolo borgo, grande storia

Borgo più piccolo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, situato nella provincia di Salerno,Valle dell’Angelo si trova a 630 m di altitudine con 220 abitanti, di cui 100 solo nel centro storico.

Circondato a sud dal Monte Ausinito e affacciato sulla Valle del fiume Calore, questa cittadina prende il nome dalla presenza di una grotta dedicata a San Michele Arcangelo luogo di pellegrinaggio esito sacro legato al culto longobardo dell’Arcangelo Michele, la cui venerazione era fortemente sentita dai fedeli.

Denominato in precedenza Piaggine Sottane per distinguerlo da Piaggine Soprane l’attuale Piaggine, successivamente nel 1927 è stato ribattezzato per motivi religiosi con l’attuale nome.
Il borgo la cui origine risale intorno al X secolo d.C. fu rifugio dei monaci basiliani in fuga dalla Siria e dall’Epiro per via delle persecuzioni iconoclaste nell’Impero bizantino.

Essi rilanciarono l’agricoltura locale, coltivando vite, olivo e legumi.
Divenuto luogo di pellegrinaggio per la Grotta di San Michele, dopo varie vicende feudali nel 1799 fu protagonista nella Rivoluzione Napoletana e nelle rivolte contadine.

Attualmente borgo meno popolato tra i comuni di tutta la Campania, Valle dell’Angelo vive di turismo, per la bellezza naturale, i siti culturali e le attrazioni gastronomiche, offrendo ai visitatori paesaggi, cultura e tradizioni autentiche.

Ha visto una riqualificazione e una conversione della propria economia da agricolo pastorale a vocazione prettamente turistica.

Sede in passato di colonie montane per i più giovani, la cittadina negli anni ha ampliato i servizi rivolti al turismo anche con supporto infermieristico e con un bonus per soggiorni.

Seppur piccolo, il paese offre diversi siti da visitare, tra questi, la Chiesa di San Barbato del XVII secolo di origine longobarda con tre portali d’ingresso di cui uno importante in legno scolpito con raffigurati i simboli di S. Barbato: libro e mitria vescovile ed un imponente altare maggiore capolavoro di arte barocca con coro ligneo; la Chiesa settecentesca di Santa Barbara con un portale in pietra lavorato ed un elegante campanile.

Citiamo inoltre Palazzo Vertullo del XVII secolo esempio di architettura signorile del passato e tra i più antichi del borgo caratterizzato da un portale in pietra calcarea, e la Grotta di San Michele Arcangelo simbolo della religiosità cristiana dei Monti Alburni, santuario rupestre risalente al periodo longobardo, dove è custodita una piccola statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa.

Senza dimenticare la Sorgente del Festolaro a sud del paese, ubicata all’interno di una grotta carsica, alla quale si accede mediante una galleria artificiale di oltre 220 metri lungo il cuore della montagna.

Tra i piatti tipici di Valle dell’Angelo, e presenti nel Cilento: i cavatelli al ragù, i ravioli di ricotta, lagane e ceci, ciambotta, freselle con pomodori.

Nei dintorni di Valle dell’Angelo si trova il Museo Naturalistico degli Alburni dove è presente una ricca esposizione permanente di fauna europea con vertebrati e invertebrati, tra cui mammiferi, uccelli, crostacei e insetti.

Silvana Lazzarino e Dalila Boukhalfa

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