Giuseppe Maglione: a Milano è stato presentato il libro che parla della sua arte

Giuseppe Maglione. A Milano grande successo lo scorso 7 novembre 2019 all’evento di presentazione del libro su Giuseppe Maglione curato da Marco Eugenio Di Giandomenico

Si è svolta con grande successo lo scorso 7 novembre 2019 a Milano presso l’ex Chiesa di San Carpoforo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, la presentazione del librol’Estro del Gusto. Giuseppe Maglione, artista della pizza sostenibile”, edito da Apeiron Edizioni (Napoli, 2019), curato dal critico dell’arte sostenibile Marco Eugenio Di Giandomenico, cui partecipano anche come autori: Gianluca Festa (Sindaco del Comune di Avellino), Pasquale Giuditta (già Dirigente del Ministero delle Politiche Agricole, Responsabile dei rapporti con l’UNESCO), Roberto Favaro (Professore di Storia della Musica e vice direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera), Roberto Rosso (Professore di Fotografia dell’Accademia  di Belle Arti di Brera), Filippo Cannata (lighting designer).

Scenario della presentazione l’appuntamento in cui sono stati trattati il dialogo tra i linguaggi creativi dell’arte contemporanea nell’era delle nuove tecnologie, con un focus sul food (in particolare sulla pizza) e sulla musica, organizzato dall’ARD&NT Institute (Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) (www.ardent-institute.it) e dall’Associazione ETHICANDO (www.ethicando.it), e promosso dalla piattaforma comunicativa Betting On Italy (BOI), la quale divulga mediaticamente le iniziative artistiche e culturali di maggiore ricaduta di edificazione sociale.

Ad illustrare le relative realtà produttive di eccellenza, sono intervenuti l’artista napoletano della pizza, Giuseppe Maglione, titolare di Daniele Gourmet ad Avellino, oggi tra le migliori espressioni creative dell’arte culinaria, e Gianluca Pasini, titolare della Molino Pasini, con quasi cento anni di storia, azienda leader nell’arte della farina sostenibile.

Ad aprire i lavori è stato Roberto Favaro, vice direttore dell’Accademia di Brera, con un’interessante relazione sui rapporti tra il food e la musica, due espressioni creative oggi più che mai in stretto collegamento grazie all’incessante sviluppo delle nuove tecnologie.

Giuseppe Maglione, il libro

Marco Eugenio Di Giandomenico, docente all’Accademia di Brera, ha presentato il libro in qualità di curatore e ha illustrato le più attuali teorie filosofiche (soprattutto d’oltreoceano) circa il senso del gusto come strumento umano di apprensione estetica, motivando, pertanto, l’inclusione del food tra le arti applicate. Gianluca Festa, sindaco del Comune di Avellino, è intervenuto sull’importanza di figure artistiche del tipo dello chef, Giuseppe Maglione, che utilizza prodotti locali per le sue pizze, valorizzando, pertanto, il territorio irpino. Roberto Rosso, docente all’Accademia di Brera,ha relazionato in merito ai rapporti tra il food, e in particolare la pizza, e la fotografia nell’era digitale.

Durante l’evento si è svolta la performance musicale di un talentuoso studente del master SOUNDART dell’ARD&NT Institute, Mariusphere, che ha eseguito alcuni brani utilizzando un pianoforte “apparecchiato” per l’occasione, con utensili da cucina inseriti tra le corde, producendo sonorità e suggestioni ritmiche in dialogo creativo con l’arte del food, leitmotiv culturale dell’iniziativa.

A chiusura la degustazione delle ottime pizze di Giuseppe Maglione.

 

Silvana Lazzarino

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Fouad Dahmani

Fouad Dahmani

Data di nascita: 19/09/1989 a Ain Defla
Indirizzo: Via Attafi Belkacem N:48 Ain Defla
Telefono: +213 671.39.56.83
Email: fouaddahmani1909@gmail.com
Patente di Guida: B

Fouad Dahmani

Formazione

Maturità 2009 –Technikom, ibn khaldoun High School Ain Defla
Fabbricazione meccanica
Laurea 2012 Università di Khemis Miliana nelle scienze e tecniche delle attività fisiche e sportive
Master 2014 Università di Khemis Miliana nelle scienze e tecniche delle attività fisiche e sportive
Terzo anno di laurea in lingua italiana 2019

Esperienze

Educatore sportivo dal 2013 fino ad oggi
Insegnante di teatro nella scuola primaria privata Assia Djebbar – Ain Defla : 2017 -2018 / 2018 – 2019
Esperienza nel campo fotografico e video e nelle tecniche di montaggio con diversi programmi informatici
Pianista
Attore di teatro e cinema
Presidente del club scientifico culturale di lingua italiana nell’Università Blida 02 dal 2018 fino ad oggi

Attività di volontariato

Attivista dell’Associazione da 2008 fino ad oggi

COMPETENZE

Fotografia
Montaggio Video
Photoshop
Programmi informatici
Office
Arte e Sport

Lingue

Arabo : 10/10
Italiano: 07/10
Francese : 08/10
Inglese : 06/10

CONTATTI

0671.39.56.83

Ain Defla – Ain Defla

fouaddahmani1909@gmail.com

NOTIZIE

Promozione antologie compri cinque e paghi 2

La struttura del MiBACT

ArtCity2019 ARTE, MUSICA E SPETTACOLI NEI SITI DEL POLO MUSEALE DEL LAZIO 

 

DILA

Galleria d’Arte Moderna di Roma: “Artiste tra video e digitale”

Galleria d’Arte Moderna di Via Francesco Crispi a Roma: “Artiste tra video e digitale “il 3 ottobre 2019 all’interno del ciclo di incontri “Percorsi e azioni d’arte, pensiero e vita di donne” nell’ambito della mostra “Donne Corpo e Immagine”

Nell’ambito della mostra “DONNE CORPO E IMMAGINE TRA SIMBOLO E RIVOLUZIONE” a Roma alla Galleria d’Arte Moderna di Via Crispi che si sofferma sul cambiamento dell’identità e dell’immagine femminile restituito dall’arte tra fine Ottocento e contemporaneità, da non perdere nell’ambito degli appuntamenti con PERCORSI E AZIONI D’ARTE, PENSIERO E VITA DI DONNE l’incontro di giovedì 3 ottobre 2019 “ARTISTE TRA VIDEO E DIGITALE” a cura di Silvia Bordini (“Sapienza” Università degli Studi di Roma) che si svolge presso la sala espositiva al 1 piano dalle ore 17.00 alle 18.00.

Galleria d’Arte Moderna di Roma. Incontro “Asrtiste tra video e digitale”

L’immagine della donna filo conduttore della mostra a cura di Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi, Daniela Vasta, prorogata fino al 10 novembre 2019,durante la sua programmazione è stata arricchita da un ampio programma di eventi culturali e nuove opere di cinque tra le più importanti artiste di richiamo internazionale quali: Marina Abramović, Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Maria Lai e Titina Maselli, alle quali è stato dato spazio attraverso il ciclo “Omaggi alle Artiste”.  L’esposizione delle loro opere ha permesso di soffermarsi sulle loro scelte  linguistiche e poetiche e sulle differenti modalità di intendere il proprio impegno nell’ambito artistico e pubblico.

Attualmente si possono visitare le opere di Mirella Bentivoglio (Klagenfurt 1922 – Roma 2017) con “Lapide a Hravat” (1995-1998) che sottolinea l’ambiguità di significato e lo slittamento di senso, Questo lavoro, che chiude il ciclo ”5 omaggi per 5 protagoniste dell’arte” già nel titolo fa riferimento all’etimologia della parola croata hravat – strozzare – e all’uso che i soldati croati facevano di un fazzoletto portato al collo come strumento di morte. La cravatta rimanda inoltre al linguaggio mafioso – “mettere la cravatta” / “fare la cravatta” – come riferimento all’usura e, parallelamente, alla cravatta come simbolo maschile di rispettabilità ed eleganza occidentale.

Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale,-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,  l’esposizione “Donne copro e immagine tra simbolo e rivoluzione” presenta cento opere tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte in precedenza o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni di arte contemporanea capitoline. Un percorso che sottolinea come  l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica: da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità, fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni Sessanta.

Nella serie dei ritratti esposti al secondo piano spicca, tra gli altri, il volto di Elisa, la moglie di Giacomo Balla, ritratta mentre si volta per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé, in questo sguardo è tutta la forza espressiva del suo trasformare lo stupore in seduzione e curiosità. Alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe è dedicata l’ultima sezione con materiale documentario da ARCHIVIA–Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne – e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste di quella stagione.

 

Silvana Lazzarino

 

ARTISTE TRA VIDEO E DIGITALE” a cura di Silvia Bordini

nell’ambito della mostra “DONNE CORPO E IMMAGINE TRA SIMBOLO E RIVOLUZIONE

Galleria d’Arte Moderna – via Francesco Crispi, 24 Roma

presso la sala espositiva 1° piano

giovedì 3 ottobre 2019 ore 17.00- 18.00

Orario della mostra: mar – dom 10.00 | 18.30

Ultimo ingresso alle 18.00

Informazioni: 060608 ((tutti i giorni 9.00 – 19.00), www.galleriaartemodernaroma.it

 

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Napoleone e lo scultore José Álvarez Cubero

Napoleone, il Quirinale, i Musei Vaticani. I fregi di José Álvarez Cubero per la Camera da Letto dell’Imperatore il recente libro di Ilaria Sgarbozza (Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano 2019)  sarà presentato a Roma nell’ambito della Rassegna Libri Barberini/Corsini il 2 ottobre 2019 a Palazzo Barberini

Entro la stagione del neoclassicismo accanto a nomi di spicco quali Auguste Dominique Ingres e Jacques-Louis David, che seppero, ciascuno con una propria specificità, restituire con i loro ritratti i fasti ed i trionfi del grande Napoleone durante gli anni del suo impero, sottolineandone forza e potere e quell’aura divina di cui amava circondarsi, da sottolineare la figura di José Álvarez Cubero scultore spagnolo molto attivo tra Parigi e Roma, ricordato in particolare per la realizzazione dei fregi per la Camera da Letto dell’Imperatore al Quirinale, dove ogni decorazione doveva avere fini celebrativi.

A restituire la storia e le vicende politiche che portarono al progetto e alla realizzazione del fregi fino al loro smontaggio e alla messa in deposito in seguito alla sconfitta di Napoleone e al ritorno del Pontefice al palazzo del Quirinale, è il volume scritto da Ilaria Sgarbozza funzionario storico dell’arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con un’intensa attività di anni di ricerca centrata in particolare sul rapporto tra arte e politica e sulla storia dei Musei e delle Istituzioni culturali.

Il libro Napoleone, il Quirinale, i Musei Vaticani. I fregi di José Álvarez Cubero per la Camera da Letto dell’Imperatore” edito da Musei Vaticani (Città del Vaticano 2019) sarà presentato a Roma il prossimo 2 ottobre 2019 nell’ambito della rassegna LIBRI BARBERINI / CORSINI negli spazi di Palazzo Barbnerini presso la Sala Conferenze alle ore 17.00. Ad introdurre l’incontro sarà Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, mentre a parlare di questa interessante opera saranno Barbara Jatta Direttore dei Musei Vaticani, Matteo Lafranconi, Direttore del Complesso “Scuderie del Qurinale” e Matteo Nucci scrittore.

Entro il contesto romano della vivace età napoleonica, vengono analizzati i fregi neoclassici (24 monumentali rilievi) scolpiti da José  Álvarez Cubero per decorare la sontuosa Camera da Letto dell’Imperatore al Quirinale, dove tutto l’arredamento aveva un intento celebrativo. Raffiguranti scene mitologiche e storie dell’antica Roma e dell’antica Grecia, essi, conservati fino ad oggi entro il deposito della Pinacoteca Vaticana, per la prima volta grazie a questo volume riacquistano la propria identità storico-artistica in attesa do essere svelati al pubblico.

I volume è arricchito da un  focus sulla vita e sulla carriera dell’artista spagnolo, con puntuali rimandi alle sue opere conservate in alcuni dei più importanti musei d’Europa. Sono anche riportati i risultati delle indagini scientifiche e dell’intervento di spolveratura, fino alla descrizione strutturale dei rilievi con cenni sulla loro storia conservativa, con alcune considerazioni sull’auspicato restauro e sulla futura esposizione al pubblico. L’ingresso all’evento è gratuito fino ad esaurimento posti.

Ilaria Sgarbozza: vive a Roma ed è funzionario storico dell’arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Svolge da lunghi anni attività di ricerca, interessandosi principalmente del rapporto tra arte e politica, dunque della storia dei musei e delle istituzioni culturali. Nel 2013 ha pubblicato per le Edizioni dei Musei Vaticani il volume Le Spalle al Settecento. Forma, modelli e organizzazione dei musei nella Roma napoleonica. Ha dedicato studi e saggi alla produzione figurativa e al collezionismo pubblico e privato dei secoli XVIII e XIX. Ha collaborato a mostre di riferimento su artisti e fenomeni artistici di età moderna.

Silvana Lazzarino

RASSEGNA LIBRI BARBERINI/CORSINI

Napoleone, il Quirinale, i Musei Vaticani.

I fregi di José Álvarez Cubero per la Camera da Letto dell’Imperatore” 

di Ilaria Sgarbozza

(Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano 2019)

Palazzo Barberini (Sala Conferenze, II piano)

Via delle Quattro Fontane 13, Roma

Mercoledì 2 ottobre 2019, 17,00

Ingresso libero  fino ad esaurimento posti

Per informazioni: tel. 06-4824184, e-mail: gan-aar@beniculturali.it

 

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Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190930

Poesie di Bruno Mancini

Dalla raccolta di poesie “La sagra del peccato” (1957 – 2003):
Il vecchio e il mare (dedicata a Salvatore Quasimodo)

Ti supera la luce,
si attarda
e attende un nuovo Dio
in canto.

Dalla raccolta di poesie “La mia vita mai vissuta” (1990 – 2014)
Indaco

Nell’ieri oltre il sipario delle nostre solitudini,
– maturità non è peccato –
scioglie il nodo nel mio petto la mano
che sposta da scaffali polverosi qui giù in platea
effluvi di antichi amori.

Oggi, la storia è amara: SPETTRI.
Romanza la mia testa
quest’uomo accanto che bisbiglia:
“Andiamo a cena insieme?”.
Il viso ciondolo sulla sua spalla.

Poi tutti in piedi a porgere gli omaggi
– applausi –,
ma lui non chiede il mio permesso
– sfacciato –
nel togliermi gli occhiali
– deciso –
bisbiglia “Bella”
– maliardo.

Odora sesso la mia grotta
– sbandata –
di fronte al suo bastardo sentimento
– testardo.

Stele sacrale alla lussuria
– avvinta –
a solo un passo dal delirio
– inappellabile –
è troppo intenso il battito del cuore
– emozionato –
per dirgli “Smettila”
– tremante.

“Hotel Sigillo, prego” già impone allo chauffeur
aprendo la portiera al mio passaggio.

Dalla raccolta di poesie “La sagra del peccato” (1957 – 2003)
L’amore per essere

Cantate, cantate
ragazzi del Borgo
sui cordoli
sui giunti
– Fratelli dell’ultima speranza –
sugli alti tralicci
sulle creste dei vulcani
cantate

un nuovo pallore
mi comprime il viso
eietto
fili bianchi
vene varicose
passioni represse
al miele dei suoi peluzzi.

Suonate, suonate
ragazzi dell’Arso
quasi fosse domenica
senza fine e senza sonno
– Fratelli di madri diverse –
nelle serre
che mutano fiori
suonate

un nuovo tremito
mi sconquassa le braccia
distillo liquidi salati
occhi annebbiati
il mio
senso di colpa
contro l’audacia dei suoi capezzoli.

Ballate, ballate
ragazzi del Porto
sulle spolette
di bombe Afgane
– Fratelli di anni di provette –
come serpenti
nei boschi inceneriti
ballate

un nuovo affanno
mi smaneggia il petto
azzanno
lingua profonda
freddezza immensa
il mio orgasmo invadente
tra le sue dita attorcigliate al fungo.

Fuggite, fuggite
dal Borgo, dall’Arso, dal Porto
mosche insaccate
nei carburi
– Fratelli di Ignazio –
dal carnevale
antico, falso e bigotto
fuggite

un nuovo grido
mi scatena l’anima
senza prudenza
“Andiamo”

come rinato nudo e puro
nella sagra del peccato
al fuoco del tuo sguardo
“Andiamo”

oltre i velluti
verso un diario della follia
spingendo insieme gli anni
“Andiamo”

acconcio in gabbia
il polline che resta
d’illimitate perversioni
“Andiamo”

sfiorandoti, per essere
l’uomo che scaglia
la prima pietra
“Andiamo”

stringendoti, per essere
l’uomo che punta
senza paure il dito
“Andiamo”

amandoti, per essere
infine
uomo
“Andiamo”

e punto il dito.

Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190930

Promo uno

Intervista ad Alessandro Quasimodo

Liliana Manetti, Ambasciatrice DILA per la Regione Lazio dell’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA”, opinionista di questa pagina culturale, nata a Roma nel 1980, è laureata in filosofia.
Ha pubblicato la raccolta di poesie “L’ultima romantica”, la silloge “Il fiore di loto. Storia di una rinascita” con prefazione della poetessa Michela Zanarella, e un’altra silloge, sempre di poesie, intitolata “La mia Arpa”, dove la “mia arpa” è l’espressione della sua anima messa a nudo.
Insieme a Selina Giomarelli ha dato alle stampe un libro fantasy: un’avventura tutta da scoprire, tra sogno, realtà e fantasia.
Ha partecipato con le sue liriche a numerose pubblicazioni tra le quali va ricordata l’antologia di arti varie Made in Ischia “Magari un‘emozione!” che sarà presentata, dall’Associazione DILA, il 16 novembre p.v. nell’Aula Magna della SIAM nel contesto dell’evento “Otto milioni 2019” inserito nel programma della rassegna internazionale Bookcity Milano #BCM19.
Ha sempre amato la letteratura e la filosofia classica, ma è rimasta affascinata comunque dalla filosofia medievale, illuminista e romantica specialmente per i periodi di rottura, le rivoluzioni e i cambiamenti nei diversi ambiti.
Liliana Manetti è redattrice e responsabile colloqui di Live Social in onda su Radio Roma Capitale 93.OO FM; collabora come redattrice sia con i blog dell’ufficio stampa Sara Lauricella, uno dei quali è intitolato “Differevent”, sia con il giornale “Abitare a Roma” del poeta ed editore Vincenzo Luciani; è collaboratrice sia dell’Accademia Internazionale e sia della rivista cartacea “La Sponda.
Innamorata folle dell’isola d’Ischia ha dedicato la poesia “Ninfee” ai giardini “La Mortella” di Forio.
Lo scorso 28 agosto, a Federiciano, durante la presentazione del Festival di poesia di Rocca Imperiale ideato dall’editore e critico letterario Aletti, Liliana Manetti, al termine della elaborazione teatrale “Fuori non ci sono ombre, e cadono” interpretata da Alessandro Quasimodo, ha avuto il piacere di poter incontrare l’attore, figlio del premio Nobel alla letteratura Salvatore Quasimodo, e di porgli alcune domande.
Nel pubblicare la terza e ultima parte dell’intervista vi rimandiamo alle due precedenti puntate pubblicate, sempre su questa pagina, rispettivamente lunedì 16 e lunedì 23 di questo mese.

Liliana Manetti intervista Alessandro Quasimodo: terza e ultima parte.

D:- Rispetto alla sua carriera come attore e regista c’è qualche aneddoto che ci vuole raccontare?
R:-Un aneddoto che ricordo con molta profondità accadde durante l’incontro, quando avevo poco più di dieci anni, con il genio artistico di Emma Gramatica, che io considero una delle attrici più importanti del ‘900.
Io rimango basito dal fatto che al giorno d’oggi, a volte, viene dato l’appellativodi grande attore, o artista che sia, un po’ a tutti.
Resto del parere che la “zampata del genio” l’hanno davvero in pochi.
Fu dopo uno spettacolo teatrale dedicato all’opera di Pirandello “Così è se vi pare”, dove l’artista interpretava magistralmente la signora Frola.
Era così brava che feci fatica a distinguere l’attrice dal personaggio che interpretava, tant’era la bravura.
Così decisi di andare a conoscere la Gramatica nel camerino.
Lì le confidai il mio sogno di diventare regista,ma lei mi disse: “Se quelli come te rimangono dietro le quinte, chi andrà in scena?”
E fu subito amore da parte mia per l’idea di fare l’attorein futuro!
Mi aveva subito inquadrato!
Negli anni a venire mantenemmo una corrispondenza, conservando un’amicizia fino a quando lei morì 10anni dopo.
Poi sono andato avanti con la mia formazione e la mia carriera, lavorando con grandi nomi come Fellini e Tognazzi etc.
Inoltre amointensamente, sin da quando ero ragazzo, l’opera, perché è la massima espressione artistica che coniuga l’arte alla musica.

D:-Salvatore Quasimodo, secondo lei come poeta può essere inserito, come è stato fatto, nella corrente letteraria dell’Ermetismo?
R:-No, io credo proprio di no.
Molto spesso, secondo me, si inseriscono, catalogandoliin alcune correnti artistico letterarie, dei grandi nomi, ma questo non rispecchia le realtà alla quale appartengono: come è accaduto con mio padre, associandolo all’ermetismo.
La corrente ermetica tendeva a voler celare ilsignificato profondo dei concetti lasciando un velo di mistero.
Ma, ad esempio, Ungaretti: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”.
Cosa c’è di ermetico?
Nulla.
Si sa che i soldati sono come le foglie: stanno vivendo un rischio altissimo e in ogni momento possono morire, come le foglie che sono appese ad un filo in autunno.

D:- Per chiudere questa intervista, che verrà pubblicata sul quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio che ha la sua principale di base di utenza a Ischia e nelle altre isole del Golfo di Napoli, Le chiedo se è mai stato a Ischia e se, in un prossimo futuro, potremo avere il piacere di presentare Lei e le sue opere in occasione di qualche evento culturale organizzato da DILA.
R: Ho ricordi molto particolari della vostra bella isola, fin da quando, a meta del mese di settembre del 1998, la Banca Popolare di Napoli con il suo Presidente Andrea Pisani Massamormile, e il Comune di Ischia con il Sindaco Luigi Telese, vollero dedicare alcuni giorni di commemorazione alla figura di mio padre nel trentennale della sua morte.
Il Parco della Torre di Michelangelo, le musiche di Carlo Napoli e la Direzione Artistica di Carmine Pacera, diedero una pregevole coreografia alle intense poesie di mio padre che recitai con tanta piacevole emozione.
Indubbiamente sarò ben lieto di ritornare nell’isola d’Ischia per partecipare ai vostri incontri artistici e culturale aventi per tema la poesia in generale e quella di mio padre in particolare.

Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190930

Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190930

Il Dispari 20190930 – Redazione culturale

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale

Il Dispari 20190923

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale

Editoriale
“Promo uno” di Bruno Mancini – ultima puntata.

Oggi termino la pubblicazione, in anteprima e in ordine alfabetico, di tutte le poesie inserite in “Promo uno” che è un’antologia composta da 52 poemi tratti dalle mie raccolte: Davanti al tempo (1964); Agli angoli degli occhi (1966); Segni (1988); Sasquatch (2000); La sagra del peccato (2006); Incarto caramelle di uva passita (2007); Non rubate la mia vita (2008); Io fui mortale (2010); La mia vita mai vissuta (2013); Non sono un principe (2014).

Dalla raccolta “Davanti al tempo
SRUMA

Notte di cani.

Fantasma notte.

L’ultimo quarto nell’immenso dei vicoli
e sotto il Duomo mi coglieva l’ora.

M’era carne la carne
m’era sangue il respiro.

Notte
notte odorosa d’alga.

Fosti ombra?
S’ode già l’alba a tristi strilli
di uccisi uccelli.

Dalla raccolta “Io fui mortale”
Tra eutanasia e ghigliottina

Tra eutanasia e ghigliottina,
le mie sbizzarrite molecole,
tra sortilegi
avvenenti attese
improbe rincorse nella nebbia
oppure disincanti
monotone certezze
tranquille soste sulle spiagge,
le mie sfavillanti molecole,
hanno fermato il tempo all’improvviso.

E così sia.

Dalla raccolta “Davanti al tempo”
Un taglio

Un taglio alla fune del timone
sobbalza come la trottola sulle molliche di pane.
Sfugge corda indefinita.
Movenza soffice d’ora di sole.
È vortice di fantasia di specchi.
Se invece sei colpevole
e mentisti
se sei colpevole
e fuggi
e verso luci te ne fuggi
ossessive,
se sei colpevole
e premi
respiri e sangue
t’annulli avvilendoti
tu mi rincontrerai
acerbi altari a lustrare
indifferenti vuoti a credere
parole a piangere
sfide a creare
curvi colori oscuri e matti a muovere
in malinconie
tossiche
più di un fumo giallo e denso.
Ed io ti parlerò
di cani e di animali
delle mie pallide albe di sconfitte
di ore mai vissute
di stelle.
Ed io ti creerò bellezze
e ti richiamerò ricordi
e la mia mente
lenti accordi espia.

Dalla raccolta “La mia vita mai vissuta”
Volteggio

Volteggio
con un tutù che non mi dona
-il rosa pallido del tulle e le scarpette bianche-
seguendo
melliflua sdolcinata
sviolinata
“Oh, com’è bello il ballo del mio cigno!”.

Intanto
il vento di ponente
ha sbrindellato stoppini e maschere,
sconvolge e ricompone,
superbo,
nel moto andante-maestoso
sipari-nuvole
di stelle e di galassie.

Ho smesso d’essere clessidra,
ma non sarò batacchio in dondolo
per indicare l’ora di un cucù.

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale
Liliana Manetti intervista Alessandro Quasimodo

Nella suggestiva location Spazio esterno Bar la Casetta,al termine della presentazione del testo di elaborazione teatrale “Fuori non ci sono ombre, e cadono” magistralmente interpretato da Alessandro Quasimodo, Liliana Manetti ha avuto il piacere di poter incontrare l’attore, figlio del premio Nobel alla letteratura Salvatore Quasimodo, e di porgli alcune domande.

Nel pubblicare una parte dell’intervista (della quale termineremo la diffusione il prossimo lunedì 30 settembre), vi rimandiamo all’edizione di lunedì 16 settembre dove abbiamo dato notizia del contesto culturale, egregiamente organizzato da Aletti editore, durante il quale tale incontro si è sviluppato.

In esclusiva per IL DISPARI

D:- Come è stato respirare un’aria di cultura in famiglia a livelli così elevati sin da bambino?
R:- Ho vissuto questo molto male, ho iniziato a leggere a quattro anni.
Le mie letture erano sin dasubito impegnative: non è affatto facile crescere in una realtà così profonda ed intensa a livelloculturale, sono venuto fuori, insomma, come un bambino prodigio.

D:- Come è nata la sua passione per il teatro?
R:- È nata per caso, quando ero più che un ragazzino e vedevo spettacoli teatrali a Milano.
E inizialmente credevo di voler fare, da grande, il regista.

D:- Durante la presentazione dello scorso 28 agosto, qui al Federiciano in provincia di Cosenza, del Festival di poesia di Rocca Imperiale ideato dall’editore e critico letterario Aletti, della sua pubblicazione “Fuori non ci sono che ombre e cadono”, che è un’elaborazione teatrale, da cui poi lei ha tratto uno spettacolo, basato sull’epistolario tra Maria Cumani e Salvatore Quasimodo, lei ha ricordato che l’amore tra suo padre e sua madre era un amore passionale, ma anche molto tormentato e sofferto, soprattutto da parte di sua madre. Come parlava Maria Cumani di suo padre il grande poeta Salvatore Quasimodo?
R:-Sì, ho pubblicato questo libro, con Aletti Editore, che è dedicato interamente alla corrispondenza tra mio padre e mia madre: mi è stato chiesto di parlare dei miei genitori e allora ho risposto che avrei fatto della loro corrispondenza uno spettacolo teatrale, e sono molto fiero di averlo fatto.
Rispetto al rapporto tra mio padre e mia madre non è la prima volta che dichiaro che fu un rapporto molto passionale, ma sofferto da parte di mia madre, ma anche che lei lo amava tantissimo e, nonostante tutto, nessuno doveva “toccarglielo”.
Lei poteva dire qualsiasi cosa, come ad esempio in alcune occasioni dichiarò che mio papà era un vero e proprio genio della poesia, ma aveva un carattere e un modo di fare che a volte poteva arrivare a sembrare molto antipatico.
Ma, ripeto, questo giudizio poteva esprimerlo solo ed esclusivamente lei.
Come d’altronde noi tutti facciamo con i nostri cari.
Possiamo dire cose negative solo noi che siamo all’interno di relazioni che ci stanno a cuore più da vicino, e non permettiamo che si intromettano gli altri con i loro giudizi.
Mia mamma era una donna bellissima, dalla spiccata eleganza, e papà ne rimase totalmente affascinato sin da subito.
Anche lei venne travolta dal fascino di mio padre: lui non la vide mai come una donna da crescere come un pigmalione, aveva molta stima di lei e riconosceva il suo carattere ed il suo talento.
E Quasimodo si fece aiutare da lei anche per alcune traduzioni (I Lirici greci, Neruda).

D:- Abbiamo accennato alla sua formazione da quando era bambino. Invece quale fu la formazione di suo padre, premio Nobel per la letteratura?
R:-Sì mio padre aveva un fardello addosso che si portava sin da bambino: il terremoto di Messina (visto che lui era originario di quei luoghi), e per un bambino di otto anni non è stato affatto facile. Ma lui attraverso le sue capacità poetiche è riuscito ad “esorcizzare” i suoi drammi e il suo dolore. Ha utilizzato una catarsi attraverso la poesia che gli ha permesso di stare meglio e anche di uscirne come talento che gli ha cambiato la vita.

D:- La nostra Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” da tempo va segnalando le problematiche che rendono oltremodo difficile la produzione e la diffusione dell’arte in generale e della letteratura in particolare. Come vede Lei le associazioni culturali, i circoli i Festival dedicati alla cultura, all’arte, alla musica come il Federiciano, qui a Rocca Imperiale?
R:-Sono come dei fiori che crescono nel “deserto”, ci sono delle realtà culturali e degli intellettuali che sono come dei baluardi della cultura, dei veri e propri pionieri direi, dei combattenti che lottano strenuamente per difendere la cultura che è destinata ad una fine molto triste.
Io sto vivendo malissimo questo momento storico e politico.
Io che ho conosciuto persone come Berlinguer, Terracini, Scalfaro.
Vedere il popolo che inneggia al nuovo che avanza, sotto spinta di forze politiche che a mio avviso invece sono davvero “il vecchio” che si ripropone.
Sono sempre le stesse cose, le stesse raccomandazioni le stesse persone, in Italianon esiste la meritocrazia purtroppo.

D:- Anche se siamo in un’epoca che si può quasi definire buia, come se si trattasse di un nuovo medioevo moderno e tecnologico, lei ha speranze per il futuro?
R:-Non lo so. Per ora vedo un tunnel nero. Il popolo italiano purtroppo ragiona con la pancia. Non vedo molta speranza se si continua in questa direzione.

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale

Il Dispari 20190923 – Redazione culturale

Il Dispari 20190916 – Redazione culturale

Il Dispari 20190916

“Promo uno” di Bruno Mancini – 17ª puntata.

Continuiamo a pubblicare, in anteprima e in ordine alfabetico, tutte le poesie inserite in “Promo uno” che è un’antologia composta da 52 poemi tratti da tutte le raccolte edite da Bruno Mancini: Davanti al tempo (1964); Agli angoli degli occhi (1966); Segni (1988); Sasquatch (2000); La sagra del peccato (2006); Incarto caramelle di uva passita (2007); Non rubate la mia vita (2008); Io fui mortale (2010); La mia vita mai vissuta (2013); Non sono un principe (2014).

Dalla raccolta “Non rubate la mia vita”
Sembri

Oggi.
Oggi dai trespoli selvagge cocorite
oggi da Chio sovrana tralci di vitigni
oggi etiopi zefiri ambrati
giallo deserto
di sabbie egiziache
oggi sui prati delle tue lusinghe
affascinanti.
Così o come
nel fertile appanno
la goccia sul vetro.
—°°°—°°°—
Domani.
Domani ti pongo addosso trina d’Alsazia
domani raggiante ritorno d’incenso e di eucalipto
domani che dipana i nostri intrighi
le foto con sorrisi
le lettere d’amore
domani incise negli angoli dei mondi
dal picco della mia follia.
Discesa o risalita
con docile affanno
la mano alla roccia.
—°°°—°°°—
Oggi o domani.
Oggi o domani forse ingorde speranze
sonnamboliche ipnosi
nella veglia incredula
della nostra vita.
Atlante affaticato
io
resto piolo.
Calliope appartata
tu
sembri una sposa.

 

Dalla raccolta “Non rubate la mia vita”
Sono già colmo di balzani presagi

Sono già colmo di balzani presagi,
ora che il timpano auricolare destro
assorbe a malapena il caos
il caos di motori arrugginiti,
la feccia di pagliacci umani,
la polvere del nulla.

Schierando eventi di memorie,
listelli a forma di scacchiera,
il padiglione sinistro
sinistro reticola notizie drogate
– sarà la prima volta che…-
– che prima volta, l’ultima -.

Ho tempo ancora per ricomporre
mosaico dal centro al nulla
zigrinando in fuochi a spirale
spirale verso infiniti agganci alla follia,
nel mi bemolle minore
per un bel sogno che non dura sempre.

 

Dalla raccolta “Davanti al tempo”
Sono quella cornice vuota

Sono quella cornice vuota:
quel vuoto incoronato.
Sotto un vento d’incanto
sono un curvo pastore d’illusioni.
Sono quel tronco cavo che vidi un mattino,
in sofferenza d’arsura,
nero d’insetti:
ma in lui bucava, estrema reliquia
la povertà silente nel perdono.

Promo uno

Liliana Manetti intervista Alessandro Quasimodo

Durante tutta la lunga, e per me felice, esperienza di “curatore” di questa pagina culturale realizzata grazie alla fiducia che mi riserva il Direttore Gaetano Di Meglio, ho vissuto momenti di straordinario compiacimento nel pubblicare articoli e/o interviste, sempre inediti e sempre e comunque ottenuti in forma esclusiva per IL DISPARI da personaggi, italiani e stranieri, di livello internazionale… e non solo: il riferimento al Prof. Hafez Haidar, candidato al premio Nobel per la pace 2017, potrà bastare a rendere l’idea di quanto sia giustificabile tale compiacimento.

Se ora affermo, senza tentennamenti, che questa che mi accingo a documentarvi è la pagina più emozionante che ho avuto la fortuna di scrivere (e spero non me ne vogliano tutti coloro che mi hanno onorato della loro disponibilità) è perché, a volte, nella vita, l’obiettività lascia il posto ai sentimenti.

Sono cresciuto da giovane, e cresco ancora adesso, con i libri di Salvatore Quasimodo nelle mani, con i suoi versi sulle labbra e con nel cuore le emozioni che continuo a ricavarne.

Potrete, quindi, giustificarmi se dico che parlare con il figlio Alessandro, raccogliere testimonianze dirette sulla vita e sulle idealità del Premio Nobel Salvatore Quasimodo è stata, lo ripeto, un’esperienza indimenticabile?

In ogni caso, il merito va dato a Liliana Manetti, attivissima Ambasciatrice DILA, la quale, durante una delle sue numerose partecipazioni ad eventi artistici, ha saputo cogliere l’opportunità di avvicinare Alessandro Quasimodo e, dopo avergli parlato di DLA, di Ischia, di IL DISPARI, delle nostre attività e dei nostri progetti artistici culturali e sociali, ha ottenuto la sua affabile adesione ad un incontro telefonico con me.

Come spesso avviene quando si prospettano serie forme di collaborazione, da cosa nasce cosa e… il resto lo leggerete nell’articolo intervista di Liliana Manetti, che pubblicheremo, data la sua lunghezza, in parte oggi e in parte lunedì 23 settembre.

Liliana Manetti intervista Alessandro Quasimodo
in esclusiva per IL DISPARI

A Rocca Imperiale (CZ), dal 27 luglio al 4 agosto 2019, Giuseppe Aletti editore, come ogni anno da 11 anni a questa parte, ha realizzato il Festival della Poesia “Il Federiciano”.
Alle numerose presentazioni di libri ed alle varie Masterclass di poesia è giunta gente da tutta Italia, sfidando il caldo delle giornate più afose dell’estate.

Durante i giorni del Festival, ci sono state serate dedicate alla musica.

Il concerto di Gianluca Grignani con lo svelamento della stele poetica dedicata al cantante.

Il bravissimo attore e cantante, Alessandro Haber, nello spettacolo “Haberowski”, ha interpretato le letture di Charles Bukowski e ha cantato i più grandi successi dei cantautori italiani.

La bravissima cantante Antonella Ruggero si è esibita nel concerto “Elettroshock” mentre l’attore Cosimo Damiano Damato ha letto le poesie più belle di Alda Merini.

Molto apprezzata è stata l’esibizione del pianista Alberto Fortis che ha instaurato un simpatico dialogo con il pubblico, suonando le sue canzoni più famose.

Ad arricchire il tutto ci sono state due Masterclass di poesia, e anche qui grandissimi nomi: alla prima hanno partecipato Francesco Gazzé, Alessandro Quasimodo, Giuseppe Aletti, Hafez Haidar, Dato Magradze, e Franco Arminio; mentre, alla seconda, c’è stata la partecipazione anche di Mogol, Davide Rondoni, Pino Suriano oltre ai già citati Quasimodo e Aletti.

Si sono tenute inoltre due Estemporanee di poesia, a cui hanno potuto partecipare tutti i presenti, esibendosi nella lettura di poesie da loro stessi scritte.

Il 4 agosto poi è avvenuta la premiazione del concorso “Il Federiciano”.

La Rino Gaetano Band ha chiuso il Festival proponendo le cover di Rino Gaetano.

Nella suggestiva location Spazio esterno Bar la Casetta, al termine della presentazione del testo di elaborazione teatrale “Fuori non ci sono ombre, e cadono” interpretato da Alessandro Quasimodo, abbiamo avuto il piacere di poter incontrare l’attore, figlio del premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo, e di porgli alcune domande.

… Fine prima parte, segue lunedì 23 settembre 2019

 

Adriana Iftimie Ceroli | Simbolicamente la Mamma

Questo grandissimo simbolo è associato a quello del mare, dei campi e della terra, nel senso che tutto è un ricettacolo o matrice della vita, dal mare e dalla terra nasce il corpo materno.

Qui troviamo la stessa ambivalenza dove la vita e la morte sono collegate.

La nascita è uscire dal grembo della mamma, mentre la morte è l’ingresso o meglio dire il ritorno nella terra.

Secondo il Cristianesimo la madre è la Santa Chiesa, come fosse un battaglione da cui i fedeli ricevono la vita e il dono celeste, però si può anche soffrire quando se ne abusa o quando la spiritualità viene usata come strumento tirannico.

Sul firmamento cosmologico ogni pianeta con nome maschile corrisponde ad un’unica dea, Minerva, così lasciò testimonianza scritta Giulio Cesare.

Nella psicanalisi moderna, il simbolo materno diventa un archetipo anche dell’inconscio, dell’anima.

Si dice che nei sogni la mamma appare sottoforma di un orso perché esso rappresenta tutti gli istinti su cui la persona si concentra e si sente protetto dalla mamma.

Sono un insieme di sentimenti ai quali un individuo, nell’inconscio, chiede protezione e coccole.

Augurando a tutti di avere sempre nel cuore la spiritualità e l’ingenuità di un bambino, concludo con la speranza che ciò che scrivo sia di vostro gradimento.

Adriana Iftimie Ceroli

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DILA

Recensione di Marina De Caro

Recensione di Roberta Panizza

Recensione di Liga Lapinska

Intervista di Michela Zanarella

Intervista a Michela Zanarella

FATTITALIANI: Caterina Guttadauro La Brasca intervista Bruno Mancini

Caterina Guttadauro La Brasca

La Voce – Caterina Guttadauro La Brasca intervista Bruno Mancini – Agosto 2018

PROSE
Per Aurora volume primo

Per Aurora volume secondo

Per Aurora volume terzo

Per Aurora volume quarto

Per Aurora volume quinto

Per Aurora volume quinto – Così fu

Per Aurora volume settimo – Un’altra Gilda

Per Aurora- Tutti i racconti

Come i cinesi volume primo

Come i cinesi volume secondo

La ch

Incontro con un maestro

Racconti inediti

POESIE
Davanti al tempo

Agli angoli degli occhi

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La sagra del peccato

Incarto caramelle di uva passita

Non rubate la mia vita

Io fui mortale

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Non sono un principe

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Credevo – Musica e canto di Valentna Gavrish – Testo di Bruno Mancini

Valentina Gavrish Gilda Canta Rita Cuccaro finalista premio “Otto milioni” 2018

Parlo di Te – Testo di Bruno Mancini, musica e canto di Valentina Gavrish.

Non rubate la mia vita testo di Bruno Mancini musica e canto di Valentina Gavrish

Adesso musica e canto di Valentina Gavrish e testo di Bruno Mancini

Carnevale – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

Gilda – Testo di Bruno Mancini -Musica e canto di Valentina Gavrish

Giovane Apache – Testo Bruno Mancini – Musica e canto Valentina Gavrish

Tecla – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

Ad occhi chiusi – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

28 nov 2013 20:31

PRANDIN MANCINI SOMMA E sento bestemmiare finalista premio “Otto milioni” 2018

“Quanno”: musica Roberto Prandin, testo Bruno Mancini, traduzione L. Somma immagini artisti vari

Tra eutanasia e ghigliottina Prandin Mancini Canola legge Bruno con testi

Tra Eutanasia e Ghigliottina Roberto Prandin Bruno Mancini Patrizia Canola

Tra eutanasia e ghigliottina testo Bruno Mancini, musica Roberto Prandin, disegni Liga Lapinska

E sento jastemma ‘o cielo Roberto Prandin Bruno Mancini Patrizia Canola Luciano Somma fast

Nicola Pantalone Il brivido più lungo finalista premio “Otto milioni” 2018

Canzone per San Valentino

Inno Coquille – Premio Internazionale di Poesia “Otto milioni – 2013”

Nelle bugie dei sogni Sigla 2 cerimonia premiazione “Otto milioni – 2014”

 

Il Dispari 20190930 – Il Dispari 20190930 – Il Dispari 20190930