Il Dispari 20210726 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210726 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210726

La menopausa di mia sorella

Racconto a puntate – quarta parte

 Se vi piace leggere racconti a puntate, questa pagina fa al caso vostro, poiché da alcune settimane abbiamo iniziato a pubblicare (ogni lunedì) una parte del racconto “La Menopausa di mia sorella” inserito nel quinto volume della serie “Per Aurora” scritto dal sottoscritto e acquistabile tramite ISBN 9781409281849  al prezzo di USD 13.36 più spese di spedizione
 
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La menopausa di mia sorella

Racconto a puntate – quarta parte

Capitolo 3
Il Dispari 20210726 – Redazione culturale DILA


Ma io non ho mai dato questi attestati!
Né ho chiesto aiuto per propagandare il nome mio!
Neppure ho offerto difese ai cialtroni ed agli imbonitori di povere anime ingenue!
Io non impongo preghiere! Io non ho lamenti per la mia solitudine, né patisco l’ignoranza di chi sfugge a se stesso, e poi, e poi, e poi, e poi.
è però certo senza poi e senza ma che io schifo profondamente l’ignavia dei vostri comportamenti incoerenti, finanche con la truffa sfacciata che vi rende sovrani
Gilda non poteva non udire, dovunque fosse, e non voleva tacere nei confronti di qualunque provocazione io producessi, quindi, lasciò che terminassi il proclama, e punse l’evidente allitterazione verso cui non ponevo remore:
Ciascuno è re dei sudditi che riesce a conquistare.
Ciascuno è dio dei fedeli che riesce a creare.
Vuoi ricrearti re, dio, suddito o fedele?
Non credo che tu lo sappia, e non lo scoprirai urlando
Ma io aspettavo da lei lozioni odorose, dolci linimenti, melasse e dolcezze, infusi inebrianti, vibrazioni sottocutanee, suadenti passionali serenità, il volo silenzioso di abbracci mai privi di… mai privi di tutto intero il nostro passato!
Ciò non avvenne neppure quando iniziai a scrivere un capitolo nel quale riportavo di aver fermato la mia attenzione su un profilattico usato e lasciato per terra, in una calda giornata autunnale, accanto al muro di cinta di un parcheggio confinante con un terreno incolto.
“… qualcuno al mio posto l’avrebbe fatto segno di considerazioni dai vaghi risvolti cannibaleschi?
Dal mio totalizzatore la risposta positiva non è data vincente.
Eppure di un così fetente gesto d’inciviltà – parcheggio Cava dell’isola 14 ottobre 2006 ore 13 – per me sarebbe stato divertente parlarne con lo strafottente autore.
Egli, senza dubbio sfacciato e prepotente, incolto e superficiale, maschio ma per niente uomo, forse sarebbe rimasto disorientato se fosse stato condotto a vedere le migliaia di formiche nere freneticamente impegnate a distruggere annientare e trasportare nei loro depositi alimentari i poveri resti dei suoi spermatozoi.
Eppure, quasi certamente, egli fa sua la fede che assegna a quella schifezza – da lui lasciata in balia dei fieri predatori – i diritti inalienabili riconosciuti a beneficio delle forme vitali preposte alla riproduzione della specie umana, negli stessi termini nei quali, questa ultima, riceve gloria per essere stata plasmata personalmente dal creatore in cui lui, lurido zozzone, finge di credere.
I massimi requisiti della fertile potenza di quel porco eiaculatore, i codici del suo patrimonio genetico, assaliti da legioni di formiche nere, devastanti distruttrici dell’unico elemento di civiltà che gli era dato di possedere! Lo sperma è spesso migliore dell’uomo”.
Maniacale ricerca dell’orrido”, fu il commento che Gilda lasciò a margine della pagina.
Ed allora iniziai, solo iniziai, per mia fortuna iniziai soltanto, a cercare di ricavare un nesso dal fatto che a mia sorella dopo la menopausa crebbero le unghie.

Una spuma d’onda sgocciolò nel tubo della maschera richiamandomi a riprendere il cotrollo della situazione in cui mi trovavo.
Quasi a fuggire da questi nuovi e vecchi invadenti ed inopportuni pensieri, effettuai di botto un profondo respiro, spinsi la testa sottacqua, ruotai il capo verso il basso, e, dando un deciso colpo di pinne, mi lasciai cadere nella profonda fenditura tra due masse rocciose.
Nel chiarore indeciso delle strisce di sole che, penetrando i circa otto metri di profondità, in una prospettiva parevano sciamare entro gruppi aghiformi tra i filari delle posidonie, mentre invece, in un angolo opposto, squarciavano il fondale trafiggendo l’incastro della falda sulla scogliera, come un fantasma di pura luce, seguendo la corrente sottomarina con un docile movimento a pendolo che non ne spostava granché la posizione, un fantastico enorme agglomerato, perfettamente mimetizzato tra le rare pietre, le variegate alghe, e gli spigoli di sabbia, giaceva come un polpo.

Un polpo?
Una piovra!

Il Dispari 20210726 – Redazione culturale DILA

Otto metri circa sotto di me, un polpo di dimensioni mai prima affrontate sbatacchiava fra i suoi enormi tentacoli una macchia nerastra simile ad una delle rotondeggianti rocce laviche stracciate dai bordi del magma solidificato.
A meno che non si fosse trattato di un riccio gigante o di un grappolo di cozze, la macchia non mi sembrava giustificata in quel luogo.
Non ebbi in mente altre ipotesi.
Neppure che potesse trattarsi di un totano.
Le pulsazioni m’incalzavano risucchiando quanto più ossigeno possibile dai polmoni, l’adrenalina mi eccitò rendendo secchi e decisi i movimenti con i quali proseguii la discesa, gli occhi sbarrati dietro il vetro perlato della maschera molto compressa sulla faccia puntarono il centro dell’ammasso spiaccicato indifeso sul fondo, la mano destra strinse l’asta d’acciaio del tridente fino a procurarmi dolore per l’improvvida compressione, il braccio sinistro si mosse a cavare il pugnale dalla guaina legata al polpaccio.

Non ebbi un pensiero.
Che fosse un totano.

Agii come un plotone di armigeri. In una azione simultanea, un unico sincronismo, un insieme fatto di singoli particolari, in un unico tutto, il mio corpo non mi appartenne, ma si comportò, nelle sue diverse strutture, come un gruppo formato da numerose entità, ciascuna decisamente separata da tutto il resto, ma che attuava un canovaccio a lungo studiato e provato e riprovato.
Il sincrono meccanismo di una squadra d’incursori movimentò ogni singolo muscolo di ogni azione della mia persona, anche sensoriale, tattile, visiva, preposta al controllo della fulminea immersione d’attacco che andavo attuando.

Era lì.
La bestia più grande e fascinosa che avessi mai affrontato nella vita.
Con tutti i pericoli.
Era lì.
Con tutte le insidie.

Certo, non tradussi in un ragionamento logico l’immagine del cefalopode mentre si dibatteva, trafitto dall’arpione, brandendo i tentacoli alla ricerca di un aggancio con l’assalitore per trattenerlo sul fondo fino alla morte per esaurimento delle sue risorse d’aria.
Nemmeno mi dettai la prudenza di non avvicinarmi tanto da consentirgli di ferrarsi ad una qualsiasi sporgenza voluminosa, sfilacciando un tentacolo sulla mia mano che impugnava l’arma. Neppure, neanche, nemmeno ricordai per un attimo la nube nero inchiostro che avrebbe potuto spargermi intorno, impedendo, così, che vedessi i pericoli portati dai suoi contrattacchi.
Era lì.
Con tutte le insidie.
Era lì.
Con tutta la potenza del suo mostrarsi padrone in un regno che non concedeva superflui respiri, forze e movimenti.
Un mondo senza poesia.
Un mondo che non accoglieva benevolo l’infido luccichio del mio sguardo, né il barlume del mio pugnale.
Con me veloci, le punte del tridente, meticolosamente affilate, fenderono l’acqua alternando bagliori nella discesa.
Tutte le forze del braccio teso e del corpo trascinato nell’apnea dai pesi che portavo agganciati alla cintura, furono guidati dall’incosciente volontà di una conquista che di conquista non aveva nulla. Per la cattura più esaltante da mostrare che da possedere gelosamente, fosse anche solo nei ricordi.
Per una morte che se fosse giunta sarebbe stata solo una morte.

Era lì.
Anche io.

Non ero stato sempre da sempre ai bordi di quel promontorio, non mi ero di abitudine tuffato con tanta foga, repentinamente, verso una situazione imprevista, non avevo mai subito l’ansia per la scoperta di una chimera, né ero mai stato succube di una simile crudeltà immotivata.
Gilda diceva “Il tuo malvezzo è un presuntuoso orgoglio”.
In tante occasioni sarei stato tentato di spingerla a ridimensionare, utilizzando esempi concreti, un giudizio che non avendo nulla di concettuale, alla fine di ogni discussione, lei m’appiccicava sul muso come un’aringa affumicata.

Il Dispari 20210726 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210719 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210719 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210719

La menopausa di mia sorella

Racconto a puntate – terza parte

Se vi piace leggere racconti a puntate, questa pagina fa al caso vostro, poiché da due settimane abbiamo iniziato a pubblicare (ogni lunedì) una parte del racconto “La Menopausa di mia sorella” inserito nel quinto volume della serie “Per Aurora” scritto dal sottoscritto e acquistabile tramite ISBN 9781409281849  al prezzo di USD 13.36 più spese di spedizione

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La menopausa di mia sorella

Racconto a puntate – terza parte

Il Dispari 20210719 – Redazione culturale DILA

Capitolo 3

Optai per stanare una murena, credo seguendo la tentazione cosparsa mellifluamente dallo stesso piffero magico che aveva accompagnato da protagonista l’inizio della mia immersione, ed effettuai un rapido controllo, sia degli agganci tra la sagola, la cintura, ed il pallone, e sia della posizione in cui era avvitato il tridente all’asta d’acciaio.

Pigiai con due dita sui baffi per agevolare l’aderenza della maschera fra la bocca e il naso.

Spinsi leggermente il tubo del boccaglio verso il punto di contatto tra la molla della Pinguino ed il lato frontale della mia tempia.

Per un attimo, di sfuggita, immaginai ancora che il totano originato dalla mia fantasia stesse penzolando a mezza acqua, poco sovrastante il fondo, proprio in un preciso punto sul quale mi si era fermata l’attenzione durante una precedente immersione per avervi visto intrattenere numerosi sciami di novellame, brulicanti con movimenti sincronizzati, e ciascuno sempre nella stessa buca.

Tuttavia, subito dopo, volgendo una rapida occhiata al sacchetto per le catture che portavo agganciato al pallone di segnalazione, partendo dalla ricostruzione di come, alcuni giorni prima io avessi in parte modificato il sistema di aggancio del pallone-boa alla cintura che stringevo in vita per gravarmi dei pesi necessari ad una comoda e veloce discesa, mi arruffai nel ricordo di quando, parlando con uno dei fratelli di Gilda, abile sì nella pesca subacquea, però di una fortuna sfacciata, mi ero lamentato che la conformazione di quel fondale, altalenante, con grossi promontori quasi emergenti ed immediate cadute a picco, non solo rendesse problematica una buona visione e costringesse quindi ad immersioni prive di riferimenti, ma in alcuni casi configurasse degli ostacoli, tra il pallone stesso ed il sub, in grado di bloccarne la discesa.

La parte superiore del cavetto legato al pallone incagliava tra gli interstizi e le protuberanze degli scogli emergenti, opponendo resistenza alla immersione.

Quel mio cognato, esperto fortunato predone delle profondità marine, che aveva un suggerimento per ogni situazione, non mancò l’occasione per dimostrarmi la sua maestria mettendomi a conoscenza di un trucco, a suo dire segreto, che lui usava praticare.

Metti la cintura con i pesi intorno alla vita.

Giusto?

Leghi ad essa la fune del pallone boa.

Vero?

Per far sì che il pallone non s’incagli nelle fenditure degli scogli affioranti, devi legare ad un anello un peso tra i cento ed i centocinquanta grammi e farlo scorrere liberamente sulla corda tra la cintura che hai in vita ed il pallone.

Guarda ti faccio un disegno.

In questo modo hai più di un beneficio.

In primo luogo, durante il nuoto in mare aperto, se tu galleggi il pallone sarà quasi attaccato a te in quanto il gancio che sostiene il piombo, spostandosi attraverso l’anello scorrevole, affonderà gran parte della corda, impedendo al pallone di allontanarsi; in secondo luogo, se vorrai immergerti, questo stesso movimento di pesi spingerà la boa a stazionare precisamente sulla tua verticale.

Nell’uno e nell’altro caso, il sistema contribuirà finanche ad una maggiore sicurezza, per quanto riguarda eventuali tardivi avvistamenti da parte di natanti a motore.

Ma ciò che a te interessa è che la boa da segnalazione non si blocchi tra le cime degli scogli, e con il mio artifizio il risultato positivo è sicuro, perché il pallone, non essendo trascinato dalla corrente, seguirà docilmente, da vicino, il tuo percorso, il quale, ovviamente, non andrà in collisione con speroni emergenti. »

Bella idea.

Un piombo, un anello.

Semplice. »

Il Dispari 20210719 – Redazione culturale DILA

Esauriti i pensieri intorno all’argomento piombo-anello-sagola, immediatamente, come in un rosario monotono, ripetitivo, inutile, sciocco, allucinante, altri momenti di vita antecedente, altre meditazioni, altri altari alla ragione incontrastata scompaginarono il già disordinato approccio per il controllo relativo alla corretta sistemazione delle attrezzature che mi portavo appresso nuotando, lentamente, nel profondo mare azzurro cupo, steso come un velo d’odalisca sotto il dirupo digradante dall’antico borgo rurale di Campagnano.

Ed allora mi coinvolsi nel tentare di chiarirmi il giusto e l’ingiusto dei comportamenti che avevo posto in atto negli ultimi tempi.

Forse tentando di risalire ai motivi, se non ai moventi, della crisi che ormai opprimeva il mio rapporto con Gilda.

Una analisi in piena solitudine, tra cielo e mare, tra sole ed abisso.

Da quando ero tornato in maniera definitiva sull’isola d’Ischia, lasciando via via deperire ogni precedente contatto con il mondo dei viaggi e degli incontri, non rispondevo al telefono e, peggio, neanche leggevo un libro o ascoltavo una musica che fossero prodromi di nuovi interessi culturali. D’altra parte schifavo da sempre la televisione, non avevo mai smesso di considerare i giornali come “impapocchia menti” della verità, e l’unico modo intrigante per trascorrere il tempo, oltre ad utilizzarlo nella normale amministrazione familiare, mi era parso utile scorgerlo nella ricerca di inezie complementari ai flussi delle vite che mi passavano accanto.

Da amplificare con tale parossismo da far sì che esse mi provocassero valanghe di vertigini.

Gilda non mancò di notare questi precipitii, a volte staccati dall’algido massiccio della mia ragione, in altri casi appiccicati ad una parte della mia epidermide sentimentale, quasi sempre sviluppatisi nell’apparentemente definitiva discesa di uno yo-yo, le quali tutte mi spingevano comunque verso il centro di singole attività umane, quasi che in esse fossero stipati i segreti del bello e dell’amore.

Lei seguì con cura le tracce che tali mie innocue divagazioni mentali lasciavano attraverso gesti, parole e frasi inserite nel racconto che stavo scrivendo, ed appena ne ebbe certezza, indicò con l’indice il centro della mia fronte e scandì con eccezionale chiarezza, lentamente:

Niente di più falso. Nel piccolo non risiede il complesso, e niente è più complesso del bello e dell’amore

Mi ero certamente esaltato.

Avevo di sicuro dilatato la tranquillità a volte grigia e passiva di un rapporto consolidato, trasferendo su di essa, pur senza volerlo, ciò nondimeno in maniera automatica ma indubbiamente con pensieri ed atteggiamenti, sfilacciati brandelli di una inarrestabile sindrome distruttiva della ipocrisia e delle colpevoli prevaricazioni.

Se io fossi il loro dio – pensavo, proponendomi un particolare del rapporto tra un dio ed i suoi uomini – m’incazzerei tremendamente per quanta irrisoria partecipazione personale pongono nella difesa della mia universalità.

Urlando nel giardino di casa, iniziai ad urlare che, al suo posto, avrei urlato per tutte le galassie: —«Cosa discutete con quei peccatori originari delle province romane!

Così agendo vi prestate al gioco di profeti che non ho mai annunciati e che hanno ignorato il figlio mio e le mie colombe bianche, imbecilli.

Va bene… vediamo… forse… non ho detto questo… ogni religione è figlia del creatore… il mio creatore è più antico del tuo… il tuo modello è senza barba bianca… vogliamoci bene… siamo tutti nella stessa barca… nessuno deve prevaricare l’altro… una moschea a te, una basilica a me… grande rispetto reciproco per le nostre fedi… una porpora in più, un cappellino in più… un pellegrinaggio… una devozione… una statuina… un libricino… una via…un muro… una sinagoga… un altare… un muro… una cappella… una campana… un muro… un’ostia che significa inganno.

Avete raggiunto la comodità?

Poltroncine, tronetti, portantine, limousine, schiavetti, frocetti, chiavetti, chiav…

Volete altro?

Potere, ricchezza, santità, alleluia, adorazione, potenza, fetenziacce, fetenziaccissime…

Theutto in nome mio.

Restando al riparo della mia invincibilità.

Con in bocca le palline di un rosario c appartengono alla mia verità.

Per effetto di un disonesto proclama e di collettivi auto riconoscimenti d’imbecillità.

Ma io non ho mai dato ques…

Il Dispari 20210719 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210712 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20210712

Il Dispari 20210712 – Redazione culturale DILA

Capitolo 2

… 
Senza aver catturato neppure una preda nonostante le numerose calate in cui mi ero impegnato durante quella ora iniziale, ancora mi distraevo fantasticando intorno al dialogo improbabile tra un totano ed una pantegana!

Il totano: -«Che tu, tracotante, sia silente, aggiunge infimo blasone alla forestiera origine da cui provieni e che ci accingiamo, con giusto impegno e faticoso esame, ad irridere o laudare, a confinare nei ghetti della vergogna oppure a sdoganare da calunniose erculee maldicenze. Negarsi il nesso tra rimorsi e sorsi di discorsi infissi nei fossi messi tra i sassi dei troppi “io fossi”, non ritara la rara misura della tenue natura, né ritarda la sorda onda che ti conduce alla luce.

La sorella di quel mio conoscente (un pescatore subacqueo che vedo spesso in giro, un sub con grosse pinne rondine del quale odo vibrazioni mentali durante le sforzate apnee che usa fare da queste parti), venti tempi dopo la nascita, per effetto delle sue “cose” fu serrata, allegra giovinetta, tra quattro mura sette alberi e cinque gatti, e, tuttavia, nessuno ha mai venerato il monastico dolore delle sue progressive privazioni al cospetto di Apollinee forme esibite da fustolenti fustacchi.

Come faccio a non impegnare la tue deludente sapienza verso la dicotomia di una follia e di una folle: lame dai bordi affilati, innocue se divaricate su un cuscino d’appoggio, bensì taglienti quando attacchino unite nel frangere il tessuto?

Allora mi intrigo ad appiccicare le ventose dei miei sette (ne manca uno che ho perso in combattimento) tentacoli sui diversi strati di questo privato mondo sotterraneo e sottomarino, mutando colore e dimensione, mimetizzandomi.

Poi vedremo insieme come finirà… ».

Il Dispari 20210712 – Redazione culturale DILA

E poi la mia fantasia continuava spostandosi sulla figura silenziosa del ratto…

la pantegana non capiva un tubo.

Essa, da sempre abituata agli sparagnini termini rivieraschi – fame scogli venti gatti – nascondeva l’imbarazzo di fronte all’incomprensibile magniloquente eloquio abissale, spruzzando perfide puzze ad ogni passaggio dei ghirigori che ripeteva intorno al capoccione smisurato del totano poeta.

Ad ogni giro alzava la coda un po’, di più, un po’ di più, di più di un po’, un po’ di più di un po’. Sfiorava i vettini terminali dei suoi tentacoli appassiti mostrando, ad ogni giro, un po’ di più, di più di più il sottocoda schioppettate.

Disse il totano: -«Melliflua tenebrosa, la seduzione è un’arte degli arti abbarbicata nei rovi incastrati tra i detriti degli orti, conserta, con serti, nei cesti concerti di gesti per cupidi musicanti alati.

Vai vaneggiando per vezzeggiate vezzose villiche promiscuità!

Promiscuità è il tocco di un tentacolo di totano nella pelvica passera di una patente pantegana. Riduci i giri, risparmia i sogni, ripensa al tuo delirio di femminilità un dì concupita, ed ora in ansia per asfittici orgasmi.

Rimedia al torto dell’offesa carnale con la ragione degli istinti naturali. Io sono il totano, se voglio… se voglio io sono Poeta.

La sorella dell’imprudente apneista dalla maschera appiccicata al volto di cui ti ho detto, a trenta tempi dalla nascita usava cospargere di miele e di nettare le rotonde bigliette dei suoi capezzolini, dai pizzi puntuti, per avvampare l’infimo piacere del trucido compagno: assatanato assassino dei viaggi in nuvoletta.

Ancora mi stupisce, procace ammasso di nefande nequizie, il vano turpiloquio che gli slabbrati ondeggiare dei tuoi chiapponi sbudellano dal mio teorema concettoso.

Vedrai, insieme, inoltre, infine, sarà tutto facile… ».

Il Dispari 20210712 – Redazione culturale DILA

Capitolo 3

Quella mattina mi ero immerso, era inizio settembre, con il sole delle prime ore non ancora velato dalla parte basa dell’atmosfera.

Esatto, mi ero immerso.
Mi ero immerso e basta.
Contava poco come, quasi niente dove, ancora meno per cosa, assolutamente non mi chiedevo perché.
Mi ero immerso e basta.
Più o meno come seguissi il piffero di una magia lusingatrice che mi spingesse lontano verso abissi di strane dimensioni, astratte, immateriali, quasi da vivere in altri tempi cosmici.
Magia dissimile certo, forse opposta, rispetto all’irripetibile incantesimo che, durante l’indolente sfrontata giovinezza, sentii trascinarmi semplicemente verso un altrove, corposo, multiforme, edonistico, attimizzato in ogni sfaccettatura.

Sapore di sale.

Una melodia, intrufolatasi per vie misteriose nella parte della mente addetta agli addobbi acustici delle decisioni importanti, prima che io cominciassi a nuotare aveva suonato il tema “maestoso” che caratterizza la sinfonia numero sette di Beethoven, cui aveva fatto seguire, senza alcuna soluzione di continuità, le prorompenti battute iniziali che aprono l’Uccello di fuoco di Stravinsky. Prepotentemente, questi ultimi accordi, come una esplosione d’artiglieria narrata in tante vecchie storie di trincee e di orgogliosi disprezzi del pericolo, mi scoppiavano intorno e dentro, mentre la mia testa traboccava d’immagini e ripeteva l’ultima frase con la quale Gilda, la sera prima, uscendo di casa, aveva sbattuta la porta. “Il tuo scetticismo uccide la tua fortuna”.
Volevo, sapevo di volere, e sapevo di poter volere.
Cosa?
Volevo volere.
Io non mi ero bardato con cinture e boccaglio per inseguire pesci impauriti o sconvolgere come fulmine tra i licheni nel bosco, le alghe e gli avannotti.
Neppure avevo armeggiato intorno ai tridenti allo scopo d’infilzarne le punte limate e stralimate, molate, scartavetrate e lucidate, nelle squame di scorfani immobili o nei morbidi opercoli delle seppioline…

Ancora non sapevo che un flauto magico mi spingeva verso di lei.
In effetti, senza averne coscienza, non altro che per lei mi ero gravato in vita con tre chili di piombo.
Un simbolo, la murena. l’immobile predatrice.
La bestia mai impaurita dal progressivo avvicinamento della morte che si accosta mimetizzata in una macchia scura: la tuta nera del subacqueo che piomba in discesa dal cielo.
Feroce se mostra la bocca spalancata, già pronta a ghermire.
Tenace, lascia scoperti i denti arcuati: ganci indeformabili come l’acciaio.
Solitaria.
Rinchiusa in una tana in cui lo spazio è minimo.
Arrotolata su se stessa in modo da aderire con forza alle pareti al fine d’impedire alla preda azzannata di fuggire trascinandola con sé.
Volevo la murena: una poesia.
Ne andavo alla ricerca.
Senza averne consapevolezza.
Attende il momento atto a coglierti di sorpresa, e se ti morde un dito, non puoi far altro che tagliarlo per non restare ancorato al fondo dalla tenacia del suo aggancio.
Molti Cacciatori sono stati cacciati, cioè molti Pescatori sono stati pescati, voglio dire che molti Sub sono rimasti sub, molti Poeti non hanno mai affrontato una murena.
Molti Traditori sono stati traditi.

Quella mattina, come ho già detto era inizio settembre, Gilda era rincasata quasi all’alba perseguendo a suo modo l’intento di dare un segnale concreto ed immediato alla ennesima litigata che avevamo protratto per tutta la sera precedente, prima che sbattesse la porta uscendo:
Hai chiamato l’idraulico?»
No. »
Perché?
Quanto tempo dovremo stare con la goccia che cade nel lavello?
Possibile che la casa non debba mai essere in ordine?
Mi senti?
Mi ascolti?
Dico a te, mi odi?
Non solo non gli hai telefonato, ma fai pure l’offeso.
Il silenzioso.
L’insofferente.
Quando mi portavi le rose rubate, ai tempi del nostro amore, non aspettavi due volte per accontentare un mio desiderio!
Era bello.
Ero bella.
Ti piaceva.
Ti piacevo.
è sempre stato solo questo.
Piacere.
La molla che fa girare il mondo attraverso i coglioni…»
E basta.
Appena ti mollo, cazzo, non la finisci più.
Non l’ho chiamato.
Capito?
Non l’ho chiamato.
E non lo chiamo.
E basta… »
No, basta lo dico io.
Che molli, che cazzo, che basta.
Che basta, che cazzo, che molli.
E una, e due, e tre, e insomma quanto pensi che potremo andare avanti così?
Un giorno litighiamo per il cibo, una sera discutiamo per la gente, una notte sbuffiamo per una toccata, e poi gli orari, e poi la macchina, e poi, e poi l’idraulico.
Sono stanca. »

Quella mattina di settembre, giunto ormai a quasi la metà del tempo che di solito prevedevo di utilizzare per l’immersione, mi resi conto che dovevo almeno per un attimo tentare di designare, sebbene posticcio, un qualche obiettivo da prospettare per la mia battuta di caccia, ed occuparmene, tralasciando sia le immagini del totano filosofeggiante e dell’attigua pantegana in attenta adorazione, e sia le considerazioni relative alle ossessioni che mi stavano procurando le ultime vicende affettive.

Il Dispari 20210712 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20210607 – Redazione culturale DILA

DILA

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Poesie di Roberta Panizza, Bruno Mancini, Luciano Somma, Nunzia Binetti, Liga Sarah Lapinska, Umberto Maselli, Virginia Murru,,Clementina Petroni, Sacha Savastano, Alberto Liguoro, Franco Calise, Barbara Lo Fermo, Emanuela Di Stefano, Maria Calise, Antonio Spagnuolo, Michela Zanarella, Donatella Verde, Santa Vetturi, Fulvia Marconi, Felice Serino, Alessandro Monticelli, Inara Gale, Elen De Gori, Vera Roke, Paul Polansky, Antonio Mencarini. Immagini di, Liga Sarah Lapinska, Katia Massaro, Nunzia Zambardi, Clementina Petroni, Francesco Mattera, Vera Roke, Roberta Panizza, Bruno Mancini. Libere interpretazioni di poesie Lettoni proposte da Bruno Mancini, Roberta Panizza. Antonio Mencarini traduce Bruno Mancini, Roberta Panizza. Bruno Mancini “Il turismo ed Ischia” Albo d’oro Premio Ischia internazionale di giornalismo Bruno Mancini “Il cinema ad Ischia” Roberta Panizza “Scrivere di poesia ad Ischia” Bruno Mancini “La musica e l’isola d’Ischia” Informazioni Oceanomare-Delphis Onlus Copertine di Roberta Panizza

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Editore : lulu.com (29 giugno 2011)
Lingua: : Italiano
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 1.09 x 20.98 cm
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La Mia Isola Bruno Mancini Per Aurora: Only You – Cosi o Come Only You 2 La Sesta Firma Poesia Sporca: 3

Scritto da Bruno Mancini

Italiano –  Copertina flessibile 17,31 € 

Alla ricerca di belle storie d’amore. Racconti e poesie ambientati nella splendida Isola d’Ischia. Avevo da poco terminato di scrivere le pagine che avete letto, e mi accingevo ad un primo approccio con il capitolo cinque ancora vuoto quando uno squillo, dallo strano sapore di mandorle o nocciole tostate e zucchero nasprato, fece sobbalzare, non solo il segnale d’avviso del mio videotelefono, non solo i pesciolini rossi nella boccia trasparente casualmente aderente all’appoggio rumoroso e traballante (per loro fu quasi un terre-mare-aria moto secondo la teoria fisica della propagazione delle onde nei liquidi), non solo gli occhiali sul mio naso per il repentino movimento della testa, e la bionda schiuma di birra commerciale versata distrattamente nel bicchiere arrotondato a forma di bocca di vulcano spento, e poi la lunga scia di fogli sparpagliati sovrapposti disordinati in equilibri provvisori ed instabili, e la cenere della sigaretta che stringevo tra i denti per il tiro tiraccio…

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Peso articolo : 308 g
Copertina flessibile : 166 pagine
ISBN-10 : 1409282015
ISBN-13 : 978-1409282013
Dimensioni e/o peso : 15.24 x 1.07 x 22.86 cm
Editore : lulu.com (7 maggio 2009)
Lingua: : Italiano
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La sagra del peccato

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile $ 7.85

“Percorso di memoria o ricerca di spazi temporali virtuali?” “Il continuo intersecarsi di livelli di identità con ipotesi e incarnazioni simboliche… ” “… sembrano accarezzare un sogno lontano, una speranza che non sarà mai certezza, un miraggio di felicità che si perde oltre l’orizzonte illusorio di fragili esistenze.” “… a volte lirismo crepuscolare, intriso di soffusa malinconia, di struggente tristezza.” “Opera interessante per i contenuti e le tematiche affrontate, nonché per i valori estetici…” “… seria preparazione, corredata da rimarchevole fantasia.” “Le aperture liriche, più che segnare il passo dell’emozionalità, offrono un ulteriore invito a perdersi nei labirinti della parola scritta…” “Quasi poesia cruda, percuote e carezza, giovane e antica… ” “Lavoro intenso, vissuto nella profondità della sua composizione, fatta di toni e di immagini… ” “Una voce nuova che chiama ad ascoltarla e a giudicarla senza inibizioni, come liberamente essa è sviluppata.”

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Peso articolo : 113 g
Copertina flessibile : 86 pagine
ISBN-10 : 1326896776
ISBN-13 : 978-1326896775
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 0.51 x 20.98 cm
Editore : lulu.com (19 dicembre 2016)
Lingua: : Italiano
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Otto milioni 

A cura di Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 18,72 € 

Premio internazionale di Poesia “Otto milioni” ideato da Bruno Mancini con la Direzione Artistica di Roberta Panizza, sponsorizzato dall’Istituto Agostino Lauro – Ischia, prima edizione 2012.

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Peso articolo : 200 g
Copertina flessibile : 160 pagine
ISBN-10 : 1291013962
ISBN-13 : 978-1291013962
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 0.94 x 20.98 cm
Editore : lulu.com (21 ottobre 2012)
Lingua: : Italiano
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Ischia, un’isola d’amore – Miramare

A cura di Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 15,10 € 

Quale migliore palcoscenico poteva scegliere la poesia per presentarsi a chi apprezza la scrittura in versi se non Ischia che da sempre accoglie generosa sulle sue sponde artisti delle più disparate arti? Ecco quindi che con questa Antologia, nella cornice della splendida isola tratteggiata nei suoi migliori contorni, si presentano ai lettori differenti e variegate voci poetiche che qui vivono o ad essa guardano come preziosa fonte di ispirazione.

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Peso articolo : 209 g
Copertina flessibile : 190 pagine
ISBN-13 : 978-1409285380
ISBN-10 : 1409285383
Editore : lulu.com (24 maggio 2009)
Dimensioni e/o peso : 10.8 x 1.09 x 17.48 cm
Lingua: : Italiano
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Per Aurora volume secondo

Alla ricerca di belle storie d’amore. Racconti e poesie ambientati nella splendida Isola d’Ischia. Dopo una notte nera, di incubi ed insonnie, passata tra una poltrona, una finestra, una birra, un sigaro, un boccale di distillato al peperoncino, un panettone, una musica jazz, una pisciata, una telefonata alla stronzetta di turno, una mezza bottiglia di un cosiddetto spumante, la notte dell’ultimo dell’anno, buttata via nel tentativo di darmi una spiegazione priva di alibi, incertezze, imprecisioni, ipocrisie, teoremi, assiomi, postulati, a caccia di una mosca, nera, grassa, sudicia, petulante, imprevedibile, una notte lunga, interminabile, inusuale, la notte dell’ultimo dell’anno, spiaccicata, tra pranzo e cesso, per un malessere sconosciuto! Nella mia testa ballava tutto, anche i leoni, e si dibattevano cambiando colore ogni volta che alzavano la coda!

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Copertina flessibile : 126 pagine
ISBN-10 : 1409282376
ISBN-13 : 978-1409282372
Peso articolo : 245 g
Dimensioni e/o peso : 15.24 x 0.81 x 22.86 cm
Editore : lulu.com (18 novembre 2009)
Lingua: : Italiano
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Per Aurora Volume Quinto

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 11,51 € 

Le aperture liriche, più che segnare il passo della emozionalità, offrono un ulteriore invito a perdersi nei labirinti della parola scritta.

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Peso articolo : 222 g
Copertina flessibile : 110 pagine
ISBN-10 : 1409281841
ISBN-13 : 978-1409281849
Dimensioni e/o peso : 15.24 x 0.71 x 22.86 cm
Editore : lulu.com (25 ottobre 2011)
Lingua: : Italiano
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Per Aurora volume primo

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 9,61 € 

Alla ricerca di belle storie d’amore, racconti e poesie ambientate nella splendida Isola d’Ischia. “Gli mostrai il graffio. Lui lo coprì con la grande mano per un attimo, poi prese a coccolarlo con le dita che formavano sentieri di brividi sulla mia pelle, nel nuovo gioco di un morbido girotondo tra le crepe ed i cespugli, le grotte ed i ruscelli della mia intimità”

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Peso articolo : 222 g
ISBN-10 : 1409278409
Copertina flessibile : 112 pagine
ISBN-13 : 978-1409278405
Editore : lulu.com (28 aprile 2009)
Dimensioni e/o peso : 15.24 x 0.74 x 22.86 cm
Lingua: : Italiano
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Alla ricerca dei percome

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 12,48 € 

Una serie di articoli di denuncia sociale. Esopo news, ovvero un modo moderno di favoleggiare mettendo in luce le scellerate amministrazioni dei beni pubblici. E non solo.

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Peso articolo : 168 g
Copertina flessibile : 132 pagine
ISBN-10 : 1326600907ISBN-13 : 978-1326600907
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 0.76 x 20.98 cm
Editore : lulu.com (18 marzo 2016)
Lingua: : Italiano
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Non sono un principe

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 14,56 € 

Non sono un principe è una raccolta di poesie scritte negli ultimi decenni

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Copertina flessibile : 112 pagine
ISBN-10 : 1291664440
ISBN-13 : 978-1291664447
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 0.66 x 20.98 cm
Editore : lulu.com (14 aprile 2014)
Peso articolo : 141 g
Lingua: : Italiano
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La mia vita mai vissuta

Scritto da Bruno Mancini

Un’altra emozione che mai mi lascia (e che e necessaria per me), leggendo le poesie di Bruno, e il pensiero del collegamento di tutto ciò che esiste in questo mondo e fuori da esso, rispetto, sia con i teoremi delle regole della scienza della natura, sia con le convinzioni degli astrologhi antichi. Ecco: il convincimento del collegamento tra il passato e il futuro; il collegamento tra noi tutti qui sulla terra, sotto e sopra; il ritmo ciclico secondo le regole della natura. Solo quando facciamo nostro questo collegamento, solo sapendo che non siamo in solitudine ma uniti e collegati, possiamo diventare, eventualmente, davvero liberi, e non solo nelle nostre illusioni. Il sentimento di legame, di unita, apre per noi i confini prima chiusi e, inoltre, non chiaramente conosciuti. E l’unico modo per sapere e vedere questi confini, dove loro iniziano, che cosa dividano e se davvero esistano

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Peso articolo : 105 g
Copertina flessibile : 76 pagine
ISBN-10 : 1291629971
ISBN-13 : 978-1291629972
Editore : lulu.com (13 novembre 2009)
Dimensioni e/o peso : 14.81 x 0.46 x 20.98 cm
Lingua: : Italiano
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Per Aurora – Tutti i racconti

Scritto da Bruno Mancini

Italiano – Copertina flessibile 28,00 € 

Bruno Mancini, nato a Napoli nel 1943, risiede ad Ischia dalla eta di tre anni. A lui piace dire che l’origine della sua ispirazione o forse solo un iniziale impulso ancestrale ed istintivo, il vero basilare momento poetico della sua vita, si e concretizzato nell’incontro,propriamente fisico, tra i suoi sensi acerbi,infantili, e le secolari, immutate, tentazioni autoctone dell’Isola d’Ischia,dove le leggi della natura sembravano fluire ancora difese da valori di primitive protezioni. Alcuni brevi commenti ricavati dalle recensioni ai suoi libri: “Opera interessante per i contenuti e le tematiche affrontate, nonché per i valori estetici”; “Seria preparazione, corredata da rimarchevole fantasia. “Lavoro meditato, armonioso di buon afflato poetico.” “Una prosa lacerata e sfuggente” “Lavoro intenso, vissuto nella profondità della sua composizione, fatta di toni e di immagini” “Una voce nuova che chiama ad ascoltarla ed a giudicarla senza inibizioni, come liberamente essa e sviluppata”

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Copertina flessibile : 454 pagine
ISBN-10 : 1445237539
ISBN-13 : 978-1445237534
Peso articolo : 662 g
Dimensioni e/o peso : 15.24 x 2.9 x 22.86 cm
Editore : lulu.com (26 novembre 2009)
Lingua: : Italiano
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Florilegio Lenois – Le Nostre Isole

Scritto da Bruno Mancini
Copertina flessibile

Non disponibile.

Roberta Panizza, Nunzia Zambardi, Nicola Pantalone, Monticelli Pagone, Fulvia Marconi, Bruno Mancini, Dario Rustichelli, Francesco Ottobre, Nunzia Binetti, Enzo Boffelli, Emanuela Di Stefano, Luciano Somma, Gilberto Piccinini, Sacha Savastano, Gilberto Piccinini, Virginia Murru, Letizia Caiazzo, Liga Sarah Lapinska

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Copertina flessibile : 312 pagine
ISBN-10 : 1447763327
ISBN-13 : 978-1447763321
Editore : Lulu Press Inc (29 giugno 2011)
Peso articolo : 505 g
Lingua: : Italiano

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Antologia 1956 – 2010

Scritto da Bruno Mancini

Copertina flessibile

Non disponibile.

Bruno Mancini a buon ragione puo essere definito “pioniere” della cultura letteraria ischitana in un processo di rinascita che fa seguito ad un lungo letargo. Sembra quasi che la sensibilita emotiva di Bruno si sia incontrata/scontrata per anni con la lussureggiante natura ischitana, un connubio di spinte uguali e contrarie che si respingono, si annullano a vicenda, a volte fanno l’amore. Segni questi di un’autorialita che si fa sensuale e passionale senza mai scadere nella volgarita, emotivita di un uomo che sa amare con distaccato cinismo ed al contempo con l’ingenuita di un ragazzino

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Peso articolo : 505 g
Copertina flessibile : 624 pagine
ISBN-10 : 144671022X
ISBN-13 : 978-1446710227
Editore : Lulu.com (29 giugno 2011)
Lingua: : Italian
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Scritto da Bruno Mancini

Non disponibile

Quando sarò pensiero su cigli di visioni dagli orizzonti nitidi verso stele di mie antiche iscrizioni, oppure anche…

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Peso articolo : 505 g
Copertina flessibile : 55 pagine
ISBN-10 : 1409233847
ISBN-13 : 978-1409233848
Editore : Lulu.com (29 settembre 2008)
Lingua: : Italiano

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Premio letterario Internazionale Montefiore 10a edizione

 Premio letterario Internazionale Montefiore patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Montefiore Conca. Il premio è alla sua 10a edizione.

Organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus di Cattolica, è uno dei maggiori premi popolari italiani. La Kermesse si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonchè di scoprire nuovi talenti, occupandosi al contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.  La cerimonia di premiazione si terrà Domenica 26 settembre alle ore 15.00 presso il Teatro Malatesta di Montefiore Conca. Oltre a giovani autori e a case editrici emergenti, partecipano alla competizione grandi marchi editoriali.

Premio letterario internazionale Montefiore, Michele Cucuzza

Il premio è stato più volte menzionato su giornali a tiratura nazionale e su giornali esteri, tra i quali il celebre “Voice of America” a cura di Lino Manocchia, rinomato giornalista americano di origine italiana.

La cerimonia, alla quale parteciperanno autori provenienti da vari paesi del mondo, vedrà la presenza di autorità e sarà ricca di ospiti.

Special guest di questa edizione il giornalista e conduttore tv  Michele Cucuzza, che nell’occasione ritirerà materialmente il prezioso riconoscimento assegnatogli in occasione della 12^ edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, ancora non ritirato per motivi legati al lockdown che ha bloccato per mesi gli eventi pubblici : ricordiamo che tra i premi speciali fuori concorso, a  Michele Cucuzza è andato nell’occasione quello di The Book of the year  con “Fuori dalle Bolle” (Armando Curcio editore).

Vincitrice della kermesse Premio Montefiore ed. 2020 è Claudia Provenzano con l’opera Figli mancati (Armando Curcio editore), mentre il Premio della critica va al regista e scrittore Filippo De Masi con l’opera Che fantastica storia è la vita, ai fratelli Damiano e Margherita Tercon rispettivamente cantante lirico e autrice televisiva (Italia’s Got Talent) con l’opera Mia sorella mi rompe le balle (Mondadori). E allo scrittore spagnolo Manuel Gonzalo Sanchez Gomez con l’opera in lingua Operacìon Hispanic, edito da Europa ediciones.

Tra i premiati della giuria l’eurodeputato Marta Vincenzi con il saggio La promessa della sicurezza, mentre nei premi speciali spicca quello per meriti letterari al Prof. Lodovico Balducci (tra i padri della Geriatria oncologica negli Usa, residente a Tampa in Florida). Questo e molto altro, per una manifestazione letteraria tra le più apprezzate in Italia, che vuole inaugurare con questo happening pubblico una ripartenza post covid attenendosi a tutte le condizioni di sicurezza previste dalla legge.

Info a www.premiomontefiore.it

  Ufficio Stampa

Associazione Pegasus

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Marco Tullio Barboni ospite d’onore alla Rassegna” I magnifici quattro”

Marco Tullio Barboni ospite d’onore a Castelfranco Emilia alla Rassegna” I magnifici quattro”

Sulle orme della sua famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema italiano d’Autore, Marco Tullio Barboni, con passione e impegno, si è dedicato a questa straordinaria arte come sceneggiatore e regista. Lo zio Leonida magistrale direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani, ed il padre Enzo cineoperatore, direttore della fotografia e regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher autore di film western, lo hanno stimolato fin da bambino a frequentare i set ricoprendo ruoli di comparsa come nelle lavorazioni della “Baia di Napoli”, in “Beh Hur”, “Barabba”, “Un treno per Durango” e “Django”.

Marco Tullio Barboni

Dopo l’esordio in qualità di aiuto regista in “Lo chiamavano Trinità”, Marco Tullio Barboni, si dedica alla sceneggiatura scoprendo una straordinaria capacità nel cogliere e analizzare contesti e tessuto umano e sociale sottolineando le sfumature delle emozioni. La sua fama è legata a film di grande risalto internazionale interpretati da Bud Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone degli spaghetti western. La sua professione lo ha portato a viaggiare per mezzo mondo acquisendo esperienze formative indimenticabili che lo hanno portato a soffermarsi su diversi aspetti dell’esistenza riflettendo su sentimenti e passioni che lo hanno poi portato alla scrittura letteraria.

Marco Tullio Barboni è tra gli ospiti della rassegna in programma a Castelfranco Emilia; “I magnifici quattro”, dedicata ad grandi successi del cinema italiano che hanno saputo lasciare una traccia indelebile nella storia del grande schermo. La prima serata della prestigiosa rassegna che si svolgerà il 6 agosto alle ore 21.30 in Piazza Garibaldi lo vedrà quale ospite d’onore.

Siamo contentissimi di dare il via a questa iniziativa che rappresenta la risposta dell’Amministrazione all’obiettivo di avere una piazza ‘viva’ anche ad agosto” ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Rita Barbieri, sottolineando come “queste serate rappresentino una concretizzazione della risposta al desiderio di stare insieme anche nel dopo covid19, con una grande valenza emozionale. La nostra è una realtà sempre più viva, anche nel suo cuore pulsante: attraverso queste iniziative, attraverso la condivisione di capolavori del cinema italiano e anche grazie alla partecipazione di ospiti straordinari come Marco Tullio Barboni, tutto assume un prezioso valore aggiunto”.

Negli ultimi anni Marco Tullio Barboni è diventato un apprezzato e pluripremiato scrittore, i cui libri hanno riscosso consensi di pubblico e critica.

Sotto i riflettori, in compagnia di Marco Tullio, il 6 agosto ci sarà quell’indimenticabile cult movie, firmato dal celebre padre dal titolo “Lo chiamavano Trinità“, che proprio in questo 2020 spegne il traguardo delle 50 candeline.  All’epoca, Marco Tullio ricoprì il ruolo di secondo aiuto regista a soli 18 anni, a fianco del genitore, che senza ombra di dubbio possiamo annoverare tra i più grandi registi del cinema del nostro Paese.

Sono veramente onorato e felice di poter partecipare a questa bella iniziativa perché” – ha dichiarato Marco Tullio Barboni –  “questa serata è innanzitutto un bell’ omaggio a mio padre, ma è anche l’occasione per poter condividere con il pubblico, trasversalmente, tanti ricordi e soprattutto tanti aneddoti legati non solo a questo film, ma anche al cinema italiano più in generale, ai suoi magnifici protagonisti, dagli attori ai registi, dagli sceneggiatori ai macchinisti, dagli scenografi ai doppiatori fino agli stuntman. Quello italiano, infatti, è un grande cinema divenuto tale grazie allo straordinario mix tra artisti di rara bravura e grandi professionalità. Così come è stato per ’Lo chiamavano Trinità”.

Durante la serata, Barboni sarà al centro di una lunga intervista condotta dal giornalista Gigi Zini, dove si racconterà prendendo idealmente il pubblico per mano e portandolo proprio sul set attraverso la descrizione del “dietro le quinte” e il racconto di tantissimi aneddoti.

L’happening sarà ad ingresso gratuito, ma – nel rispetto delle vigenti normative in materia di contrasto al potenziale contagio da Covid19 – con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/e/biglietti-i-magnifici-quattro-cineincitta-lo-chiamavano-trinita-115692454245   e fino ad esaurimento posti.

Grande successo hanno riscosso i due romanzi di Marco Tullio Barboni : “…. E lo chiamerai destino” (Edizioni Kappa) dove di riflesso si parla dell’uomo sospeso tra conscio e inconscio e dell’eterno conflitto tra consapevolezza e inconsapevolezza e “A spasso con il Mago. Merlino e io” dove rivive sotto forma di sogno il suo legame con il suo adorato cane Merlino che è venuto a mancare. Riguardo questo secondo romanzo (pubblicato nel 2017 con la casa editrice Viola) da poco uscito per l’editore Paguro con una grafica totalmente nuova ed una cornice decisamente accattivante, si ripercorre, attraverso una passeggiata onirica in linea con quella che ogni sera facevano Marco Tullio e Merlino per tutto il tempo vissuto insieme, la vicenda incantata che commuove e fa riflettere, aiutando a ritrovare nel sogno lucido della narrazione un legame che a tutti gli effetti appartiene al mondo puro dell’Amore. Così i due protagonisti dialogano lasciando emergere verità non dette e stati d’animo rimasti silenti nel tempo,

Tra i premi e riconoscimenti ricevuti cda Marco Tullio Barboni con questo secondo romanzo citiamo: il Premio Speciale della Giuria al Pegasus Literary Awards Città di Cattolica, il Premio letterario Milano International nel 2018 ed  il  Premio Letterario Caffè delle Arti nel 2019. Da segnalare anche il prestigioso Premio Apoxiomeno 2017 a Firenze nella categoria Tv e Cinema.

Silvana Lazzarino

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