Biblioteca Universitaria di Napoli

La Biblioteca Universitaria di Napoli apre le porte

Custoditi oltre un milione di libri, tra cui le incisioni dantesche attribuite al Botticelli e le primissime edizioni a stampa.

Biblioteca Universitaria di Napoli

Velluti luccicanti, ori laminati e minuziose decorazioni floreali: sono le preziosissime rilegature frutto del lavoro certosino dei più abili artigiani e orefici del Regno dei Borbone ad introdurci in un viaggio alla scoperta della Biblioteca Universitaria di Napoli, nel complesso della Casa del Salvatore, sede del Collegio Massimo dei Gesuiti dal 1554 al 1767 e successivamente culla della cultura borbonica.

Custodita in un antico complesso del centro storico, la Biblioteca oggi conserva oltre un milione di volumi, tra cui più di 148 manoscritti, circa quattromila cinquecentine e 464 incunaboli.

Molti sono testi rari, come le preziosissime incisioni dantesche attribuite al Botticelli.

La Biblioteca possiede la prima edizione napoletana della Divina commedia del 1477, di cui sono censite 14 copie al mondo, oltre la prima edizione fiorentina del poema di Dante del 1841 che ha addirittura un corredo di illustrazioni commissionate all’epoca al Botticelli. Un’opera in formato in folio impreziosita dal commento del Landino” spiega la direttrice Maria Lucia Siragusa.

Tra le primissime edizioni a stampa, poi, spicca il Lattanzio Firmiano dei due prototipografi Sweynheym e Pannartz, che nel 1465 introdussero in Italia la prima edizione a stampa.

Le legature pregiate furono volute dai Borbone: testi che si distinguono per un timbro particolare a secco che si trova all’interno.

Le copertine con cui sono legate queste opere sono il frutto delle migliori botteghe artigiane napoletane, a cui affluivano anche orefici e incisori che forgiavano sia i ferri sia gli attrezzi per realizzare queste decorazioni magnifiche sulle coperte.

“Decorazioni che si distinguono non solo perché hanno impresso il timbro delle armi dei Borbone – ha spiegato la direttrice Maria Lucia Siragusa – ma sono ancor più preziose perché restituiscono un dato storico che ci fa comprendere a cosa erano attenti i sovrani, dal momento che tutti i testi venivano scelti dai sovrani stessi”.

Roma 25 novembre 2021

Ufficio Stampa MIC

Biblioteca Universitaria di Napoli

Biblioteca Universitaria di Napoli

 

 

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Biblioteca Statale di Santa Giustina a Padova

Biblioteca Statale di Santa Giustina a Padova
Roma 18 novembre 2021
Ufficio Stampa MIC
Testo del comunicato

Biblioteca Statale di Santa Giustina a Padova

Con la Biblioteca Statale di Santa Giustina a Padova prosegue il viaggio attraverso le meraviglie delle Biblioteche d’Italia, che ogni settimana conduce i visitatori in un percorso virtuale alla scoperta delle 46 biblioteche dello Stato, grazie ad una serie di reportage promossi sui canali social dal Ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini.

Formalizzata dal 1972 come istituto del ministero dei Beni culturali, la biblioteca è oggi aperta a tutti per la consultazione di oltre 160.000 volumi e 1.350 periodici, di cui quasi 200 correnti, ma ha in realtà una storia molto più lunga e antica. “L’origine coincide con la presenza di monaci benedettini nel complesso della chiesa di Santa Giustina, che il vescovo Gauslino Transalgardo nel 970 affida loro perché pregassero per lui, per l’imperatore e per il popolo cristiano della città di Padova” racconta nel video Padre Trolese, direttore e memoria storica dell’istituto.

Tra alterne vicende, il monastero è cresciuto presto e “nel Duecento, ai tempi di San Francesco e Sant’Antonio di Padova, conta una ventina di monaci, fino ad arrivare addirittura ad ospitare nel 1229 l’imperatore Federico II” aggiunge il direttore.

Per la sua storia recente e passata, cuore della biblioteca padovana sono le scienze religiose, con pochi eguali nel suo genere.

La biblioteca vera e propria – dal momento che prima i libri venivano conservati in sacrestia – viene istituita nel 1453, e presto arrivano tante e varie donazioni.

Additata come luogo di studiosi ed esperti di sacre scritture, di patristica, a Santa Giustina cominciano a giungere tanti studiosi e, tra gli altri, un monaco al suo interno traduce dal greco al latino ben 80 sermoni attribuiti a San Giovanni Crisostomo, che vengono inseriti nell’opera omnia di Erasmo da Rotterdam.

È però nel Novecento che torna al centro la vocazione originaria di Santa Giustina: “La crescita vera- precisa padre Trolese- arriva dialogando con l’Università, che col ministero ci ha chiesto di specializzarci in scienze religiose. E, dal 1966 a oggi, il rapporto stretto con l’Istituto universitario di liturgia pastorale ci ha indotto a specializzarci ancora più in patristica, in storia monastica ed ecclesiastica e in liturgia, che tutte insieme rappresentano il filone attuale del nostro patrimonio”.

Il documentario sulla Biblioteca Statale di Santa Giustina da Padova è disponibile sul nuovo profilo Instagram @bibliotecheditalia: https://www.instagram.com/p/CWaYeVON43x/

Il prossimo appuntamento con una nuova Biblioteca da scoprire è giovedì 25 novembre.

Manoscritti antichissimi, minuziose mappe geografiche, edizioni rare e preziose. E poi spartiti musicali, raccolte di incisioni, stampe e incunaboli.

Ma anche gli oggetti amati dagli scrittori contemporanei, i quaderni, le lettere private e le dediche.

Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia​

Roma 18 novembre 2021

Ufficio Stampa MIC

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Papa Francesco e il ritratto di Maradona dell’artista Alex Caminiti

Il ritratto di Maradona dell’artista internazionale Alex Caminiti molto apprezzato da Papa Francesco in occasione dell’udienza arricchita dalla performance artistica: “Pace e Fratellanza tra Italia e Argentina”

Sua santità Papa Francesco ha posto una firma -segno indelebile- nell’opera  iconica di Alex CaminitiDiego Armando Maradona”. in occasione dell’Udienza Papale cui ha partecipato nei giorni scorsi l’artista di fama internazionale,   

Diego Armando Maradona di Alex Caminiti

Alex Camiti (nato a Messina nel 1977)  tra i più significativi esponenti dell’arte contemporanea a livello internazionale, attraverso dipinti, sculture, performance e video, guarda al bisogno dell’uomo di ritrovare sé stesso nella sua unicità e complessità, accogliendo non solo gioie e entusiasmi, ma anche dolori e preoccupazioni, abbracciando ogni aspetto di sé per arrivare a sentire a pieno la propria autenticità nel respiro infinito di quell’armonia dei contrari che appartiene ad ogni aspetto dell’universo.

La forza del segno che caratterizza la sua arte in particolare per la pittura e la scultura, partendo da un’idea diventa espressione visiva con cui definire il proprio sentire rispetto a quanto accade intorno entro una realtà umana e sociale imprigionata in regole e principi troppo rigidi lontane da quell’originario legame dove l’uomo era in armonia con sé e la natura.

I suoi segni e le stesure di colore, ma anche i tagli e gli squarci sulla materia restituiscono una visione dinamica e ironica dell’esistenza dove l’uomo cerca di recuperare un nuovo modo di osservare sé stesso e quanto intorno, compreso l’ambiente e la natura portando una ventata di fiducia in questo tempo di cambiamenti e possibilità.

Nell’incontro tra l’artista e il Papa si è creata una “performance inaspettata “, mentre l’artista mostrava al Papa il suo ritratto di Maradona il Pontefice ha firmato la tela per onorare il grande mito della Storia del Calcio.

Così l’artista Alex Caminiti vuole che l’opera “Diego Armando Maradona” firmata dal Pontefice diventi il Simbolo di Pace, Amore e Fratellanza tra il Popolo Argentino e il Popolo Italiano da sempre uniti e vicini, nello sport e nella vita.

Un’unione tra i due Paesi che si è intensificata e rinnovata attraverso l’elezione di Papa Francesco che è nato il 17 dicembre 1936 a Flores in Argentina con il nome di Jorge Mario Bergoglio figlio di emigranti piemontesi e che ha vissuto a Buenos Aires dove era Arcivescovo fino alla sua incoronazione Papale (avvenuta il 13 marzo 2013).

L’arte di Caminiti attraverso il costruirsi e decostruirsi delle forme, attraverso le pennellate veloci o i tagli inferti alla materia, sembra oltrepassare i limiti imposti da una realtà interiore e parallela dando voce a quel contesto onirico con cui far emergere una rappresentazione intensa e concreta della realtà di oggi. La sua arte vuole essere un po’ un grido di protesta e sfida al perbenismo e al narcisismo dilagante che si tramuta, spesso, in un eccesso quasi maniacale di iper-controllo,

Come non pensare ai quattro elementi che si riscontrano nella sua ricerca artistica quali energie di cui l’uomo dispone e che è chiamato ad accogliere e utilizzare a beneficio di tutta l’umanità?  Come non considerare questi elementi allo stesso modo di oggetti, frasi, materiali, lettere e metafore? Le parole dei versi, le frasi dei testi scritti da lui utilizzati, cosi come le performance e la gestualità del corpo sono un modo per essere ancor più dentro la realtà, la vita. Ma il suo sguardo è orientato a rintracciare le sue origini, dentro al suo essere e al ricordo della madre, rapporto e forma ideale e indissolubile.

opera di Alex Caminiti

Alex Caminiti ha esposto in numerose collettive e personali in Italia e all’estero, riscuotendo sempre riconoscimenti dalla critica.

Tra le varie partecipazioni ricordiamo quella alla Biennale del Fin del Mundo (Valparaiso – Cile 2015); Biennale di Curitiba (Brasile 2019) Percorsi dell’arte-arte contemporanea italiana verso il nuovo millennio ( Hanoi – Vietnam 2019). Selezionato dal Ministero degli Esteri per eventi espositivi negli Istituti Italiani di Cultura a Lima, Bogotà, Pechino, Tokyo, Copenaghen, Budapest, Losanna, Estoril, San Pietroburgo, Parigi e Toronto.

Nel 2015 crea la ‘Porta del Mare’ al Castello di Lipari ingresso del Museo Arte Contemporanea, con i maggiori artisti internazionali contemporanei Alberto Burri, Igor Mitoraj, Fabrizio Plessi, Mimmo Paladino, Renato Guttuso per citarne alcuni.

Il Maschio Angioino di Napoli ed il Castel dell’Ovo hanno fatto da cornice alle sue performance italiane. Nel 2019 è nominato Esperto per l’Arte Contemporanea del Comune di Messina. Alcune aziende come Ducati, Mercedes Smart creano alcune auto e moto attraverso dei lavori di Caminiti. Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Dubai, Estoril, Parigi, Oslo, Ginevra, New York, Miami, Shenzhen, Curitiba.

.Silvana Lazzarino

Alex Caminiti in udienza da Papa Francesco

e la performance artistica: “Pace e Fratellanza tra Italia e Argentina”

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Mostra dedicata alle antichissime culture megalitiche della Sardegna

Mostra dedicata alle antichissime culture megalitiche della Sardegna

Culture megalitiche della Sardegna

Berlino, San Pietroburgo, Salonicco e Napoli

sono le tappe di una straordinaria mostra dedicata alle antichissime culture megalitiche della Sardegna, compresa quella nuragica, per la prima volta al centro dell’attenzione internazionale.

Nel cuore del Mediterraneo, crocevia di incroci e relazioni, l’Isola ha sviluppato civiltà uniche e originali ancora oggi oggetto di interrogativi e ricerche scientifiche.

La Regione Autonoma della Sardegna prosegue il progetto pluriennale di Heritage Tourism dedicato all’archeologia, con un grande evento espositivo in viaggio per l’Europa.

Eccezionale prestito del Museo Nazionale di Cagliari di uno dei Guerrieri di Mont’e Prama

Le antichissime culture megalitiche della Sardegna e in particolare la cultura Nuragica, a partire da luglio saranno al centro, per la prima volta, di un incredibile evento internazionale, che toccherà quattro importanti città europee e i loro prestigiosi musei, rivelando al pubblico storie e testimonianze materiali, paesaggi e civiltà affascinanti e uniche, per molti versi ancora avvolte nelle nebbie della ricerca.

Berlino, San Pietroburgo, Salonicco e Napoli dal 30 giugno 2021 fino a settembre
del 2022 accenderanno i riflettori sulle sepolture delle “domus de janas” di
epoca neolitica ed eneolitica e sulle iconiche riproduzioni statuarie di “dee
madri”, talvolta veri e propri capolavori artistici; sulle incredibili architetture
dei nuraghi che hanno caratterizzato l’Età del Bronzo nell’Isola e sulle
cosiddette “tombe di giganti”; sui contatti tra civiltà lontane e sugli
eccezionali bronzetti nuragici raffiguranti donne, uomini, guerrieri e
animali; su spade votive, modellini di edifici e di navi e sugli incredibili,
monumentali Guerrieri di Mont’e Prama: autorappresentazione di un
passato mitico riferito all’apogeo dell’Età nuragica, ma in piena Età del
Ferro.

Eccezionalmente, grazie al Ministero della Cultura italiano e alla
direzione del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, una di queste
affascinanti grandi sculture, mai prestate prima d’ora, sarà ospite
d’onore dell’esposizone.

“Sardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel
cuore del Mediterraneo” è la mostra-evento promossa dalla Regione
Sardegna-Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio con il Museo
Archeologico Nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale Musei della
Sardegna, con il Patrocinio del MAECI e del MIC, la collaborazione della
Fondazione di Sardegna e il coordinamento generale di Villaggio Globale International.

La mostra ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica.

E’ questa l’ultima tappa di un articolato progetto di Heritage Tourism finanziato dall’Unione Europea, sull’archeologia sarda nel contesto del Mediterraneo, preparata nel 2017 da un ampio convegno internazionale sul tema e nel 2019 dall’esposizione a Cagliari “Le Civiltà e il Mediterraneo”, presenti i musei che ora ospiteranno la nuova importante mostra: il Museo Nazionale per la Preistoria e Protostoria di Berlino (dal 30/06/21 al 30/09/21) il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo (dal 19/10/21 al 16/01/22) il Museo Archeologico Nazionale di Salonicco (dall’11/02/22 al 15/05/22) e il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli (dal 10/06/22 all’11/09/22).

a Sardegna è un’isola nel cuore del Mediterraneo, cui oggi sempre più viene riconosciuto dagli studiosi internazionali un ruolo di primo piano in età preistorica e protostorica nei contatti e negli incroci di civiltà, sia nell’ambito del Mare Nostrum, sia nei rapporti con il Centro e Nord Europa e con il Levante. Un’isola che ha visto svilupparsi, millenni or sono, culture e civiltà originali, capaci di dar vita a testimonianze ed evidenze monumentali Il mito e la leggenda hanno spesso incrociato la storia nell’interpretazione della antiche civiltà sarde, società senza stato e senza scrittura ancora al centro di studi, scavi e ricerche.

Ma oggi sono molti i punti fermi di questa plurimillenaria avventura.

Di essi la mostra darà conto, attraverso importanti reperti provenienti dai musei archeologici di Cagliari, Nuoro e Sassari e grazie a un accurato apparato didattico e multimediale, a modellini e ricostruzioni, che consentiranno di contestualizzare e
approfondire, dal punto di vista storico e geografico, il racconto espositivo. In ogni sede inoltre, attraverso le collezioni dei Musei, sarà favorito il confronto e il dialogo con le civiltà coeve sviluppatisi in Europa e nel Mediterraneo, a mostrare connessioni, contatti, differenze.

Stessa cosa nel catalogo che accompagnerà la mostra, una coedizione Skira / Il Cigno GG Edizioni, pubblicato in 5 diverse lingue: italiano, inglese, tedesco, russo e greco.
È il megalitismo il filo rosso scelto per ripercorrere le vicende della Sardegna dalla direzione scientifica della mostra, composta da Federica Doria, Stefano Giuliani,
Elisabetta Grassi, Manuela Puddu e Maria Letizia Pulcini, con il coordinamento di Bruno Billeci e Francesco Muscolino, cui si aggiungono in comitato scientifico Manfred Nawroth, Yuri Piotrovsky, Angeliki Koukouvou e Paolo Giulierini: l’attitudine alla realizzazione di edifici con elementi litici di grandi dimensioni. Questa tendenza contraddistinse l’Isola per un lungo lasso di tempo, dall’età Neolitica attraverso tutta l’età del Bronzo fino a quella del Ferro, e segna tuttora il paesaggio sardo attraverso i lasciti della civiltà nuragica, tra cui circa 7000 edifici detti
appunto “nuraghi”.

IL PERCORSO

Si parte dunque dal periodo recente e finale del Neolitico, quando si diffondono le
”domus de janas” scavate nella roccia, ovvero in lingua sarda le “case delle fate o
delle streghe” – in diversi casi successivamente monumentalizzate in facciata – o
quando si diffondono i dolmen; e poi, in Età del Rame, quando si costruisce un altare
monumentale unico nel panorama del Mediterraneo – ma con parallelismi nelle
ziqqurath del Vicino Oriente – come il santuario di Monte d’Accoddi e si realizza la
muraglia monumentale di Monte Baranta.

Quindi la mostra conduce nel cuore della civiltà nuragica, vero simbolo dell’unicità
della Sardegna.

Gli impressionanti nuraghi, costruiti in numero elevatissimo a
partire dal 1600/1800 a.C. circa con blocchi di basalto, trachite e granito, di grande
varietà tipologica e funzionale ma tutti accomunati dalle torri a tholos (sistema di
copertura), sono stati al centro di importanti dibattiti e interpretazioni che hanno
messo a fuoco le loro molteplici funzioni, rievocate in mostra dai manufatti esposti:
l’alimentazione, l’agricoltura e allevamento, il controllo del territorio, le produzioni
artigianali.

Attorno ad essi, in molti siti, si sono sviluppati villaggi più o meno estesi, talvolta
racchiusi da antemurali altrettanto imponenti, anche questi intervallati da torri.
Nello stesso contesto, ispirati al megalitismo, sono anche gli edifici legati al campo
funerario e i luoghi di culto, pur con tutti i mutamenti della religiosità che si possono
supporre nell’ampia fase nuragica.

Le “tombe di giganti”, così chiamate a livello popolare a causa delle imponenti
dimensioni, che nell’immaginario venivano collegate al gigantismo dei defunti,
erano in realtà sepolture comunitarie ospitanti anche centinaia di individui e
connesse forse al culto degli antenati, davanti alle quali venivano praticati rituali e
offerte, spesso al cospetto della rappresentazione di divinità (betili).

Allo stesso modo anche i luoghi di culto e i santuari si articolano in numerose
tipologie edilizie tutte improntate al megalitismo: tempi a pozzo, fonti sacre e templi
a megaron sono diffusi in tutta la Sardegna a partire dal Bronzo Recente e spesso le
Su Nuraxi, il Villaggio nuragico di Barumini

La religiosità delle genti nuragiche è qui rappresentata al suo massimo grado
dall’enorme numero di ex voto figurati in bronzo – i cosiddetti “bronzetti” di cui la
mostra darà conto con alcuni reperti di grandissimo interesse – che riproducono
figure umane, maschili e femminili nei diversi ruoli della società, ma anche animali,
oggetti e persino edifici.

Proprio la produzione della bronzistica figurata offre uno spaccato vivace della società nuragica, del vestiario, della gestualità, delle armi, dei sistemi alimentari; mentre la presenza di collane e vaghi in ambra, rinvenuti negli scavi degli ultimi trent’anni in tanti santuari della Sardegna, testimonia stretti collegamenti dell’Isola non solo con il mondo mediterraneo, ma anche con le reti commerciali e culturali della Penisola e dell’Europa centrale.

Anche nell’Età del Ferro (I millennio a.C.), in una società in cui si sono profondamente
modificate le dinamiche sociali, economiche e costruttive, i nuraghi, pur non edificati
da vari secoli, continuano a essere centrali nell’immaginario collettivo quale simbolo
di un passato mitico in cui tutta la popolazione dell’Isola si riconosce.

Finito il tempo degli ingegnosi e arditi costruttori di torri nuragiche, si diffondono
dunque le miniature di tali edifici, in pietra, ceramica, bronzo e anche in materiali
deperibili, utilizzate probabilmente come altari in rituali collettivi e rinvenuti infatti al
centro di edifici megalitici intesi come “capanne delle riunioni”.

È questo il momento in cui alcuni gruppi emergono sugli altri e si formano le prime
aristocrazie. A Mont’e Prama una di queste si autorappresenta e si autocelebra
con un complesso scultoreo unico nel suo genere, composto da quasi 40 imponenti
statue in pietra di Guerrieri, Arcieri e Pugilatori, oltre a modelli di nuraghe e betili.

Per la nuova società, il tempo lontano degli eroi era oggetto di venerazione e di
richiamo identitario.

Evento irripetibile è il prestito di una delle celebri sculture di Mont’e Prama da
parte del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari per questa storica esposizione
internazionale: un “Pugilatore” alto con piedestallo 190 cm e pesante circa 300 kg.
Rinvenute in frammenti a partire dagli scavi del 1975-1979 e ricomposte grazie a
interventi di restauro di eccezionale delicatezza e dai risultati sorprendenti (i primi
nel 2007-2011), queste imponenti statue, nelle loro raffigurazioni schematiche
realizzate secondo uno stile convenzionale d’impronta geometrica, non trovano
paragoni nel variegato patrimonio artistico e monumentale della Sardegna e ancora
sono aperte a diverse interpretazioni.

Un dato tuttavia è certo: la civiltà nuragica era ormai al tramonto.
Nonostante questo, il suo retaggio continuerà ad essere leggibile attraverso i
secoli, malgrado il mutare dell’orizzonte semantico: dapprima con l’arrivo dei Fenici
attestati lungo le coste sarde a partire dal IX secolo a.C, quindi con la presa dell’Isola
da parte di Cartagine, alla fine del VI secolo, e poi con l’arrivo dei Romani.

Anche dopo la la conquista romana (238 a.C.) l’eredità nuragica appare leggibile,
come testimoniano i resti della cultura materiale in mostra e in alcuni casi le fonti
epigrafiche che ci restituiscono una onomastica prelatina.

Persino in età medievale i nuraghi e addirittura le “domus de janas” sono ancora
oggetto di riutilizzo e molti villaggi medievali si addensano intorno alle torri nuragiche.

Un mondo in evoluzione che non dimentica le sue origini.

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Premio “Il poeta Ebbro…di Colori” ideato da Anna Manna si svolge a fine agosto 2020 a Spoleto

Premio Poeta Ebbro 3 edizione. La Cerimonia oltre ai Premi speciali, premia artisti tra pittori e fotografi  che per le loro opere si sono ispirati alle poesie di Anna Manna raccolte nel suo recente libro “Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori , Il Premio alla Cultura all’Ambasciatore Gaetano Cortese e il Premio Leonardo 2020 al Prof Nicolò Giuseppe Brancato.

Donna di grande spessore umano e professionale, organizzatrice di importanti eventi culturali, Anna Manna, scrittrice e poetessa di successo internazionale, è la fondatrice del prestigioso Premio “Le Rosse pergamene del Nuovo umanesimo”, attraverso cui con un nuovo linguaggio, si vuole guardare ad una lettura di una realtà profonda e autentica. Attraverso il suo costante impegno Anna Manna ha voluto restituire nuovo spessore alla cultura nelle sue potenzialità quale canale di conoscenza e di aggregazione e scambio tra le persone sul piano etico e sociale. Cultura che si vuole allargare sempre più ad un pubblico giovane così da trovare nuovi spunti di riflessione dando spazio alle proprie emozioni anche attraverso la scrittura legata ai versi o alla prosa, il cui fascino resterà nel tempo.

    Premio “Il poeta ebbro….di colori”.  Anna Manna poetessa e scrittrice

Il recente libro di Anna Manna dedicato alla poetica amorosa ”Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori” (Nemapress Edizioni) presentato con grande successo a Roma (basti pensare alla presentazione di Palazzo Sora sede del  Sindacato Libero Scrittori italiani, in Corso Vittorio Emanuele II, svoltasi lo scorso 12 dicembre 2019) è stato il punto di forza per restituire nuovo colore ed emozione al Premio  IL POETA EBBRO alla 3 edizione che si svolgerà  possibilmente a Spoleto alla fine di agosto 2020. Nell’ambito del premio il “Poeta Ebbro …di colori”, la poesia incontra la pittura e la  fotografia per il quale  non è stato possibile bandire il concorso ed allestire la Mostra delle opere concorrenti a causa dell’emergenza sanitaria pervia del Coronavirus,  saranno premiati artisti tra pittori e fotografi che negli anni hanno dedicato i propri lavori alle poesie di amore di Anna Manna ideatrice e fondatrice dello stesso Premio.

Premio “Il poeta ebbro…di colori”. Eugenia Serafini artista, poetessa, giornalista, storica dell’arte….

Questa edizione contempla Premi Speciali per ciascuna Sezione riservati ad artisti di fama nazionale ed internazionale. Riguardo” Il Poeta ebbro…. di colori: Poesia e pittura che vede quale Presidente di Giuria l’artista, poetessa, scrittrice e giornalista di fama internazionale Eugenia Serafini, e come giurati Anna Manna, Sandro Costanzi, Alessandro Clementi, gli artisti premiati sono (in ordine alfabetico) Cecilia Arguello con il dipinto” Tenerezza” dedicato alla poesia “Casti amanti”, Giovanna Gubbiotti per il quadro ispirato alla poesia “Partire da Roma”, Ruggero Marino per la composizione pittorica con manichino La donna farfalla ispirato alla poesia “Primavera senza scampo”, Milena Petrarca per il quadro “Tramonto” tratto dall’omonima poesia sempre di Anna Manna.

Le poesie da cui gli artisti hanno tratto ispirazione sono, come prima anticipato, quelle presenti nel libro di Anna Manna “Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori” vincitore assoluto per la poesia edita al Premio Internazionale Città del Galateo 2020.

Ciascun artista ha saputo con originalità e sensibilità trarre dai versi della poetessa quei legami sotterranei e talora nascosti nella memoria, con il colore e le emozioni cromatiche che animano le pagine della sua poesia. L’avvolgente libro di Anna Manna presenta una prima parte composta da liriche anche autobiografiche, ed una seconda, volta a sottolineare l’amore per la Natura, per l’Arte, con metafore di grande coinvolgimento, senza dimenticare l’amore per la città di Roma cui si fa accenno in alcune poesie intense e di grande impatto emotivo. Dalle stesse liriche sii evince un pensiero volto a promuovere un linguaggio universale di comprensione e rispetto, principi necessari per appassionare e creare spunti di approfondimento di storie e tradizioni che legano ad un passato che non si spegne. Ad avvalorare questo intento culturale insito nei versi della poetessa e scrittrice sono le conclusioni a firma di Giuseppe Manitta e Carmelo Aliberti riportate nel finale con grande maestria.

Proseguendo con i Premi per la Sezione Poesia e Teatro il riconoscimento va ad Ornella Cerro per recitazione in tempi diversi di poesie tratte da “Ebbrezze d’amore, dolcezze e furori” nella Galleria Alberto Sordi nell’ambito degli Eventi di Antonio Bruni “Un Pensiero per Roma e COLOSSEA”. Per il premio alla Personalità Culturale il Premio alla Cultura è assegnato all’Ambasciatore Gaetano Cortese in occasione del ventennale della pubblicazione della sua opera monumentale: “Collana di libri per la valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero” con l’Editore Carlo Colombo. Omaggio alla Carriera al pittore futurista Antonio Fiore, e il. Premio Leonardo 2020 al Prof. Nicolò Giuseppe Brancato per la raccolta (traduzione e pubblicazione) delle “Favole di Leonardo Da Vincipresentata anche lo scorso fine febbraio 2020 con grande successo alla Biblioteca Vallicelliana di Roma diretta dalla Dott.ssa Paola Paesano nello splendido Salone Borromini. Durante l’evento alla Vallicelliana dove si è assistito alla Lettura pubblica delle favole di Leonardo che ha visto coinvolti noti scrittori, poeti e attori tra cui la stessa Anna Manna, è stato messo in risalto un aspetto poco noto del grande genio del Rinascimento quale fu Leonardo, legato alla creatività e alla sua personalità immaginifica dove protagoniste sono le sue favole. Esse sono raccolte nel testo originario e “tradotte” a fronte in italiano attuale dal prof. Nicolò Giuseppe Brancato in una pregevole e ormai pressoché esaurita edizione, con il titolo “Leonardo da Vinci, Le Favole”, editata a stampa tipografica, per i caratteri delle Arti Grafiche Brancato Editrice, Civitavecchia, 1991. Il Prof Nicolò Giuseppe Brancato è Storico dell’Arte, Epigrafista e Archeologo di fama internazionale e attualmente Presidente dell’Artecom-onlus.

Prof. Nicolo’ Giuseppe Brancato

Questo premio alla Cultura sarà assegnato ogni anno a chi avrà omaggiato un grande artista di cui nell’anno ricorre l’anniversario (dal quale questa sezione prenderà il nome). Il Premio Gemius Loci viene assegnato a Luca Filippomi per l’organizzazione e diffusione a livello internazionale della cultura, mentre il Premio Ebbra idea….di Colori a Serena Maffia con “Mostropoeta”. I premiati della Sezione  Poesia e Fotografia (in ordine alfabetico) sono: Daniela Fabrizi con la foto dedicata alla poesia “Meteorite”,

Lorenzo Silvestroni per le fotografie ispirate e dedicate alle poesie di Anna Manna per Roma, Maria Cristina Valeri per la fotografia ispirata e dedicata alla poesia “Contatto celeste“(fotografia esposta a Casa Menotti nell’aprile 2016 nell’ambito della Mostra personale di Maria Cristina Valeri “ Anemos Narrazioni simboliche”). E poi l’Omaggio alla Carriera a Mario Giannini autore della copertina del libro “ Ebbrezze di versi, dolcezze e furori”, Nemapress Edizioni, 2019).

La Sezione Letteraria. con Presidente di Giuria Mario Narducci e giurati Liliana Biondi, Clara Di Stefano, Goffredo Palmerini, Anna Manna, vede premiati: come Personaggio dell’anno: Tiziana Grassi, Poeta dell’anno: Benito Galilea e Poeta cromatico: Selene Pascasi, Nell’ambito della cerimonia di premiazione Premi speciali a Spoleto verrà presentato il bando di Concorso 2021 sia per le arti figurative, sia per la letteratura. La prossima edizione 2021 invita gli artisti ad ispirarsi per le proprie opere alle poesie di Anna Manna e a quelle del libro di Serena Maffia pubblicate in”A gambe levate”(Giuliano  Ladolfi editore). La foto di Anna Manna in evidenza in apertura è di Mario Giannini

Silvana Lazzarino

II Premio “Il Poeta Ebbro… di colori”

 edizione 2020

Ideatrice e fondatrice del Premio il Poeta Ebbro è Anna Manna

Premiazione a Spoleto A fine agosto 2020

 

 

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