Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200831

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

settima puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime sei puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3 il 10 il 17 e il 24 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Ottavo giorno

Edoardo: -«Giovedì 12 Agosto…

Ogni parete delle vie principali è tappezzata da manifesti murali di scherno.

Lo scempio ambientale è stato feroce, catastrofico.

Trenta anni di un abusivismo edilizio da record mondiale, il primo posto nella hit parade cosmica delle costruzioni abusive, l’illegalità diffusa su ognuna delle particelle catastali relative a tutti i comuni dell’isola, le scarpate rese carrabili (!) dai Tizio per accessi a manufatti privi di qualsivoglia autorizzazione, i sottoboschi di felci e mirtilli promossi (!) dai Caio in prati verdi rasati e piscine artificiali (richiamo ipocrita alle bellezze della natura) per contorno e complemento di aberranti edificazioni prive di qualsiasi licenza, gli androni cinti da pietre scalpellate e picchettate a mano ristrutturati (!) dai Sempronio in mini appartamenti con aria condizionata, l’albergo costruito sul Canneto del Lido, l’altro albergo nella Pineta dell’Arso, l’altro albergo sugli Scogli di Punta Molino, l’altro albergo sulla Vecchia Bocca del Porto, l’altro albergo sugli indifesi cespugli di ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna), l’altro alberg… l’altra strada… l’altro campo di calcio… l’altra villa (!) villetta (!), palazzo (!) palazzina (!), appartamento (!) quartino (!), ammezzato (!), terrazzino (!), tettoia (!) tettoietta (!), supermercato (!) negozietto(!), garage (!) parcheggino (!), capannone (!) capannuccia (!)… l’altro album fotografico di un territorio devastato da trenta anni di sequestri sigilli sentenze assoluzioni condoni connivenze… tutto ciò ed altro ancora, è stato niente a confronto della sfrenata apocalisse schiaffeggiata sui muri, sugli alberi, sugli asfalti delle strade e dei terrazzi, su tutto… dalla ribellione del popolo di Maradona.

Ho visto la torre campanaria di Piazza Crocetta sovrastata da una enorme bandiera con l’effige di Diego nelle sembianze di Ernesto “Che” Guevara.

Una gigantografia di Diego sui merli della cosiddetta Torre di Michelangelo.

Ho contato quattrocento cinquantasette “DIEGO” scritti con spray azzurro sulla parete della Galleria  “I Nostri Ambasciatori”.

Nessun manifesto di qualsiasi altra natura ha resistito all’invasione, tutti sono stati ricoperti da Diego & C.

Non abbiamo più avuto notizie di detersivi, telefoni, morti, mutande, reggi zizze, dentifrici, computer, sagre, fiere, spettacoli, onoranze, proteste: sono state come cancellate da un uragano tifone tornado.

Nessun manifesto nemmeno politico (!) ha resistito alla furia incollante della protesta spontanea e totalizzante zampillata dai cuori napoletani… ».

Una voce: -«Diego è grande»

Un’altra voce: -«Diego è grande per tutti»

Una terza voce: -«Diego è grande per tutti i napoletani»

Edoardo: -«Diego in ogni angolo.

Il mariuolo è isolato.

Povero stronzo.»

Edith: -«Stronzo sicuro, povero vedremo.»

Edoardo: -«Ieri non ho avuto voglia di leggere la posta, stanotte l’ho aperta, solo per controllare l’eventuale arrivo di un altro messaggio spedito da comeicinesi@libero.it.

C’è.

In effetti, sono solo tre parole… »

Edith: -«Piccirì, aspetta domani.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Nono giorno

Edoardo: -«Venerdi13 Agosto…

Venerdì tredici per alcuni è considerato un giorno sfortunato!

Non esistono precise statistiche che analizzino quante volte “alcuni” abbiano ragione, e quante volte viceversa “tutti gli altri” siano nel giusto.

Dalle mie parti le superstizioni, i simbolismi, le scaramanzie, riceverebbero certamente, in un ipotetico palio cittadino, un numero di decorazioni superiori ad ogni altra aggregazione di “modus vivendi”.

Il raro gentiluomo che si appresta a lasciare il posto a sedere, nel bus stracolmo -ad una donna incinta con un bambino in braccio-, si blocca, irrimediabilmente, annullando il suo slancio umanitario se quella signora ha un colore viola nell’abbigliamento.

Va peggio se un lieve difetto fisico deturpa la linea delle spalle della donna in evidente difficoltà.

Viola è il colore delle onoranze funebri, i gobbi portano sfortuna.

Oggi è venerdì tredici e per l’abusivo di Via Delle Ginestre è stato un giorno particolarmente sfigato.

Avrebbe fatto meglio a non uscire da casa.

Si vede che non è superstizioso, o non ha fatto caso alla concomitanza di tredici e venerdì.

Stamattina l’abusivo di Via Ginestre, mentre era intento ad una semplice manovra di parcheggio, è stato distratto da due suoi compari che chiacchieravano ad alta voce della vicenda del furto ed il più anziano diceva, sputando con sfregio per terra… »

Edith: -«Chi ha arrubbato ‘a foto fa schifo ai mariuoli.»

Edoardo: -«L’altro, capelli biondi, sigarette americane, occhiali scuri linea e marchio Ferrari, incalzava…»

Una voce dal fondo: -«Ai mariuoli? Colui fa schifo all’umanità.»

Edoardo: -«Altri due sputi per terra.

Il nostro, per guardare la scena, si è distratto dalla guida, ha perso il controllo dell’auto e in un colpo solo ne ha sfasciate altre tre.

Fanalini, parafanghi, lunotti, cofani, marmitte, non si capiva niente, una serie di botti e crac e crrr e shchhh…

Edith: -«Gesù ma comm ha fatt…»

Una voce roca: -«Colui forse ha avuto un colpo di sonno.»

Una seconda voce, bisbigliando: -«Suonno? Ma chill ha nguaiat pure o Porsce do ricuttaro de biliardi.»

Una terza voce dall’alto: -«Il ricottaro? Vuoi dire lo spacciatore.»

Edith: -«Chehhe e chelle.

E mo sient a mugliera Margherita!»

La terza voce: -«Certo sono cazzi acidi per colui.»

La prima voce: -«Essa già ‘o vatte quando iss porta e sord, figurammece mo che non bastarrà ‘n anno e fatica.”

Edith: -«Certo. Il biliardiere quando deve dare è stronzo, e tu lo sai bene come me, ma quando deve avere è proprio fetente, il più fetente di tutta l’Isola.»

La seconda voce: -«Fnnesce c’abbusca da i figl drocati do’ biliardiere e dalla stoppola della moglie.»

La prima voce: -«Per un colpo di sonno.»

La terza voce: -«Suonn, chill avrà visto ‘o riavulo»

Edith: -«Andiamo Sasà, se no finisce che ci chiamano a testimone.

Comunque chi ha toccato a Maradona fa schifo all’umanità, è un figlio di puttana, pù pù, gli sputerei in faccia.»

Le tre voci insieme: -«’N faccia, ‘n culo.»

Edoardo: -«Poco fa, prima di concedermi qualche ora di sonno notturno, la curiosità di verificare i nuovi contatti, ed in special modo l’eventuale prosieguo della corrispondenza proveniente da comeicinesi@libero.it, mi ha indotto ad aprire la casella di posta elettronica.

Vi ho trovato l’e-mail promessa da comeicinesi@libero.it con: il numero di un cellulare, la pagina odierna del Corriere riportante il nuovo articolo del furto e la foto della maglia in bacheca, e poi poche righe… »

Edith: -«Questo è il numero di cellulare della persona che cerchi.

Non chiedermi come l’ho ottenuto.

Fidati.

So tante altre cose su di lui.

Se vuoi, puoi, con immaginazione, contattarmi.

Non farti scrupoli, è un bastardo.

Forza Napoli.

Forza Diego.

Forza noi.

Cristina.”

Mia nonna si chiamava Cristina.

La mamma di mia madre.

Ho chiuso gli occhi ed ho aspettato.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Decimo giorno

Edoardo: -«Sabato 14 Agosto … ore 23.54.

Ho telefonato al cellulare ricevuto da Cristina ed alla sua risposta… “Pronto”, senza presentarmi né chiedere chi fosse, non dandogli il tempo di interloquire, con molta calma, evitando qualsiasi interruzioni, suadente, deciso, gli ho detto…

Edith: -«Quando avevi venti anni potevi ancora fuggire alla tua coscienza.

Da giovani tutti ci siamo lusingati di essere simili a Dio.

Indistruttibili mortali.

Ora è tardi.

Non hai fiato per continuare la corsa.

Cessala, e sarai finalmente un distruttibile immortale.

Sei braccato, emarginato, confinato finanche dai veri ladroni. Puoi solo scegliere tra volare dalla finestra per dodici metri fino alla strada, pendolare al gancio di un lampadario, bere sette litri di acido muriatico, oppure, e basta, esploderti una cartuccia sulla fronte.

Fossi in te scegliere quest’ultima ipotesi, ma non intendo influenzarti.

Pensa che bello, non sei stato nessuno neppure rubando la foto di Maradona, invece diventi prima pagina liberandoci dai tuoi blasfemi inganni.

I giornali, i rotocalchi, le televisioni direbbero di te: “Con gli occhi vitrei su una maschera rossa.

Distruttibile mortale, diviene indistruttibile immortale!”

Prova.

Un colpo solo.

Bum.

Non chiudere il telefono.

Bum.

Voglio sentire il colpo.

Attento alla foto.

Che non si macchi.

Dai, stronzo dai.

Bum.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200824

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Il furto della foto di Maradona

sesta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime cinque puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3  il 10 e il 17 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

Con molti sforzi, sono infine riuscito ad aprire gli occhi ed ho notato sul davanzale accanto alla finestra la striscia arcobaleno della luce filtrata attraverso il vetro socchiuso.

Era in una posizione di gran lunga distante dall’usuale.

Il sospetto che fosse presto, molto presto, prestissimo, molto prestissimo, moltissimo prestissimo, moltissimo prestissimissimo, molto moltissimo prestissimissimo per svegliarmi, è diventato dolorosa conferma alla vista del display, verde, inserito nel frontalino del decoder satellitare: ore 8.47.

Purtroppo.

Poche altre volte ho avuta la sfortuna di scrivere nel diario memorie di mie azioni avvenute tra le sette e le undici del mattino.

Le rare occasioni che mi vengono in mente sono state determinate o da avvenimenti luttuosi, o da partenze per lontane destinazioni.

Solo un particolare giorno lieto ha avuto il privilegio di tanta esclusività.

Ricordo bene.

Mi sposai alle undici, ma alle nove ero già sveglio.

Comunque, stamattina (ieri?) ho recitato una lunga serie di imprecazioni italiane turche rumene latine inglesi francesi tedesche greche libiche spagnole polacche ed ucraine, napoletane romane veneziane siciliane, milanesi e bolognesi; ho bestemmiato tutti gli dei possibili ed immaginabili; sono andato nel bagno, e mentre urinavo più fuori che dentro il vaso mi sono sputato in faccia nello specchio, mortificandomi e giurandomi di non dimenticare mai più aperto il telefonino all’ora del sonno.

Il sonno è sacro oltre qualsiasi notizia.

Dormendo sono finalmente solo con me stesso.

Il sonno è più sacro delle notizie e delle altrui esigenze.

Quando dormo, c’è spazio esclusivamente per me e per i miei pensieri.

Pochi minuti dopo, ho infilato i calzoni chiari i sandali e la maglietta azzurra, il cappello da pescatore -azzurro-, gli occhiali da sole ultrascuri azzurrati, ho sbattuto la porta, chiudendola, con  un fracasso da terremoto casamicciolese, ed ho iniziato il cammino verso il necessario caffè doppio senza zucchero.

Non riesco a bere la prima birra della giornata se non ho già masticato un grano di caffè che chiedo di aggiungere nella tazzina.

Mancavano pochi metri per giungere all’angolo rifugio che avevo scelto, accanto alla vasca dei pesci rossi, per indorare il forzato esilio (almeno fino alle undici nessuno avrebbe dovuto vedermi pena lo sconquasso di ogni relazione futura: amici, conoscenti, gente comune e nemici si sarebbero potuti avvalere di quel fortuito incontro per chiedermene altri simili in altre occasioni).

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

No, no, nessuno doveva notare la mia presenza in quelle ore), ed ecco, implacabile, la triste mannaia della FAMA abbattere le mie difese di riservatezza».

Edith: -«Ho letto della disgrazia e sono venuto personalmente a portare la mia solidarietà.»

Edoardo: -«Grazie, ma non è il caso di farne un dramma.»

Edith: -«Non è il caso? Dramma? Peggio, qui si arriverà alla tragedia.

Un giorno, cioè una notte (faccio l’autotrasportatore, nel piccolo, il furgone è mio, carico e scarico, prelevo e consegno, Ischia Napoli Pozzuoli, sono stato pure a Bagnoli una volta), una notte, mentre imbarcavo da Ischia per Pozzuoli, alle due, tre, quattro non ricordo, Bix, il mio cane da caccia, mezzo bastardo e mezzo combinato con un vero campione afragolese, non riuscì a saltare in tempo sul portellone del traghetto (era il ferry boat di Carluccio).

Rimase a terra.»

Edoardo: -«Cose che capitano, che bevi?»

Edith: -«Niente.

Non sono venuto per bere. Per Diego. Sto qua per Diego. Non dovevano farlo.

A me mi telefonarono sul cellulare a Pozzuoli e mi dissero che Bix era in loro possesso e se lo volevo riavere dovevo portare un milione di lire in contanti alle sei davanti al cinema Puteolum.»

Edoardo: -«Hai chiamato i carabinieri?»

Edith: -«Sei pazzo, gli ho portato i soldi e loro mi hanno dato Bix con pure un guinzaglio nuovo.

Io sì che ti capisco.»

Edoardo: -«Che bevi?»

Edith: -«Offri tu?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Ciao.»

 

Edoardo: -«La posta elettronica oggi trasborda di incitamenti e complimenti vergati con ogni tipologia di espressività, dalle frasi dialettali, alle figure ormai entrate nell’uso comune della internet comunicatività.

Ne ho lette alcune, non molte.

Non ho dato alcuna risposta.

Ho copiato sul desktop la nuova e-mail inviatami da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Essa dice “Caro Bruno, credo che siamo quasi giunti alla meta.

Domani probabilmente… massimo dopodomani.

Ti abbraccio.»

Edoardo: -«E tre, sono tre e-mail anonime, sempre più confidenziali ed intriganti.

Aspetterò domani!»

Edith: -«O forse dopodomani!»

 

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Settimo giorno

 

Edoardo: -«Mercoledì 11 Agosto

Questa mattina ancora prima di arrivare all’edicola di Piazzetta Gelsomino, avevo già saputo quasi tutto.

Il secondo quotidiano in classifica per tiratura nazionale ha dato notizia della vicenda.

Il popolare giornale locale, ed una delle più antiche pubblicazioni italiane sono entrambi usciti con un articolo, su sei colonne, e con due nitide foto raffiguranti la maglia nella vetrina.

Mimì mi aveva accennato qualcosa, ma non credevo che avesse tanto potere ed esibisse tanta solidarietà alla mia causa.»

Edith: -«Ed io ripeto l’operazione di conservare una copia dei giornali, prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Giuseppina la Cicciona mi ha aspettato nella strettoia tra il fotografo ed il barbiere.

Non riuscendo a passare, per la ristrettezza dello spazio che la sua mole lasciava a disposizione, sono educatamente sceso dalla bicicletta. Sbagliando perché lei… »

Edith: -«Dottò, Dottò come site bello!

Aveto fatte buono.

L’avite misso a figure ‘e merda!

Io non parlo italiano e manco napulitano. Comme a tutte, parliamo ischiaiolo.

Voi capite è vero?

Chillo adda murì schiattato ‘n cuorpo!»

Edoardo: -«Le ho detto “Va bene ma permettimi di passare”, e lei…. »

Edith: -«Dottò, Dottò, ‘a pozzo tuccà a maglietta? Nu poc poc.

Non vi preoccupate, mi vado a lavare prima le mani col sapone.»

Edoardo: -«Non avevo ancora cessato di stringerle un polso pronunziando “Va bene, va bene, dopo, ma mi lasci passare?” ed ecco che Pasquale il microtassista, avendomi visto da lontano, ha preso il giornale che aveva poggiato in bella vista sul sedile dei passeggeri, e l’ha sventolato al mio indirizzo, urlando con una mano ad imbuto sulla bocca… »

Edith: -«Vai, vai, distruggilo, massacralo, uccidilo, non sei solo.

Tutti con te.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Per un attimo ho temuto che mi avrebbe inseguito gettandomi un secchio d’acqua gelata sul collo, quasi fossi il suo ciclista preferito in testa all’ultimo strappo sulla scalata della Cima Coppi.

Nemmeno tre pedalate dopo, ventuno metri, approfittando del mio forzato rallentamento dovuto all’ovazione inaspettata di quattro ragazzi e tre palloni, lei Concetta Concettina Ina, la fotoreporter inviata speciale redattrice direttrice dei servizi serali d’informazione trasmessi dalla televisione locale, lei Ina la Vespa, la summa artefice, l’espressione, lo charme, l’intelligenza, la signorilità, l’educazione, la simpatia, la damina ovattata, l’idolo, l’invidiata, lei Ina la bionda, la fidanzata del figlio di Marco, mi ha bloccato con una mano sul manubrio -senza ritegno-, ha scudisciato il microfono a pochi centimetri dal mio muso, e, spudoratamente disconoscendo la palese ritrosia espressa dai gesti che compivo, con prepotenza… »

Edith: -«Ecco a voi, gentili telespettatori, l’uomo che ha sfidato la delinquenza più spietata.

Gli hanno rubata la foto dell’Idolo, e lui ha avuto il coraggio di riempire il vuoto, mettendo in esposizione nello stesso luogo addirittura la maglia, sì, la maglia del favoloso numero 10.

La maglia di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona, indossata dal Pibe in una partita di Coppa.

Ma ormai quest’uomo intrepido che osa sfidare la peggiore delinquenza per un ideale, non è più solo.

La sua battaglia è diventata una bandiera per la voglia di riscatto di tutto il popolo onesto del nostro golfo.»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, posso passare?»

Edith: -«Il “Golfino”, nell’articolo di oggi, dice che tu, mediante l’ironia, hai proposto un nuovo sistema per sfidare la delinquenza. Un po’ come le classiche pernacchie di Totò e di Eduardo De Filippo. Cioè provocando l’emarginazione attraverso la beffa ed il ridicolo.

Proponendo, in un primo momento, la sfacciata provocazione del cartello con la notizia del furto, poi non accettando il cavallo di ritorno, infine esponendo la maglia del Pibe al posto della foto rubata, hai coinvolto un’intera popolazione, accorsa compatta al tuo fianco nella sfida inimmaginabile prima del blasfemo affronto.

Dimmi, racconta ai nostri telespettatori, è vero che quattro, (quattro!) della Curva B, quattro, (quattro!) armadi umani, quattro, (quattro!) diciamo “ragazzacci” si sono auto nominati “CONTROLLORI DELLA SITUAZIONE MARADONA” sfoggiando ghigni terrorizzanti ed urlando slogan di chiaro contenuto minaccioso?»

Una voce: -«Maradona non si tocca».

Una seconda voce: -«Chi vo’ bene a Maradona è frat a me».

Tre voci insieme: -«Omme ‘e merda, mariuolo, vieni, vieni.»

Edith: -« E poi…»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, Inetta, mi fai passare?»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Felicino, fallo passare.»

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quinta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime quattro puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 e il 10 agosto 2020.

 

Il furto della foto di Maradona

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quinto giorno

 

Edoardo: -«Lunedì 9 Agosto…

Tanta, tanta gente si è soffermata incredula in silenzio davanti alla vetrina della porta principale. Quasi nessuno, forse per pudore, è entrato a chiedermi spiegazioni.

Non mi era capitato mai, ad agosto, di avere tempo per spulciare gli appunti di futili curiosità accadute durante le ore di lavoro e custodite -abbandonate- disordinatamente nei cassetti.

Oggi, durante la pausa pomeridiana, tra un gelato alla spagnola innaffiato di grappa alla ruta ed una grappa alla ruta corretta con gelato alla spagnola, ho avuto sottomano alcuni bigliettini che avevo accantonato nei mesi scorsi per utilizzarli in un racconto da titolare “Il chioccolo del fringuello”.

 

°°°————-°°

Il 13/07… alle ore 22.30 un piccolo bambino mi tira i pantaloni…»

Edith: -«Voglio una coca cola.»

Edoardo: -«Un euro.»

Edith: -«Non ne ho»

Edoardo: -«Vai da tuo padre e te lo fai dare.»

Edith: – «Lui si incazza.»

Edoardo: -«E che fa.»

Edith: -«Mi molla un buffettone.»

Edoardo: -«Grande?»

Edith: -«Ha una mano grandissima»

Edoardo: -«E ti da gli schiaffi?»

Edith: -«Buffettoni, e pure scoregge fortissime, e pure io le so fare a comando e puzzano pure e vuoi sentire e…»

Edoardo: -«Guagliò vattenne.

 

°°°————-°°°

Il 13/07… ore 23.30 un uomo elegante e profumato, di circa quaranta anni… »

Edith: -«Mi dia tre Magnum Bianchi.»

Edoardo: -«Gli dico “Prego, tre euro e novanta centesimi. Batto lo scontrino, lui paga, ritira il resto, si avvia verso la porta, ritorna…»

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi cambia un Bianco in un Gola?»

Edoardo: -«Certo.»

Edith: -«Quanto?»

Edoardo: -«Gli dico “venti centesimi”, lui paga e si dirige verso l’uscita, torna… »

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi farebbe lo scontrino per la differenza?»

Edoardo: -«venti centesimi?»

Edith: -«Sa è una cena, non vorrei non essere creduto, poiché dobbiamo dividere.»

Edoardo: -«Venti centesimi? Diviso quanti?»

Edith: -«Cinque.»

Edoardo: -«Sa che faccio?

Le emetto uno scontrino maggiorato di cinquanta centesimi, così lei recupera qualcosa per il disturbo del trasporto.»

Edith: -«Grazie, grazie molte.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 13, una trentenne, occhiali scuri, borsa da mare, magra, capelli aderenti al viso truccato in modo  eclatante, forse romana, legge il menù… »

Edith: -«Gnocchi prego.»

Edoardo: -«Va bene.»

Edith: -«Non ci metta formaggio su.»

Edoardo: -«Non lo mettiamo mai. Solo pezzettini di mozzarella.»

Edith: -«No niente mozzarella.»

Edoardo: -«Mi spiace, non posso, è già nel sugo.»

Edith: -«Allora niente… vediamo… mi porti un panino.»

Edoardo: -«Come lo vuole?»

Edith: -«Come c’è?»

Edoardo: -«Pomodoro e tonno.

Salumi e formaggi.

Mozzarella e pomodori…»

Edith: -«Ecco, mi porti un panino solo mozzarella.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 10/07… alle ore 1.30, un uomo di gradevole aspetto, abbronzato, alto, collana d’oro vistosa.»

Edith: -«Avrebbe della colla per topi?»

Edoardo: -«Perché se n’è fuggita?»

Edith: -«Chi?!»

Edoardo: -«La zoccola!»

Edith: -«Eh, sì.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07…  alle ore 19.30, un ricco con una ricca… lui, l’uomo…  »

Edith: -«Un prosecco ed un caffè.»

Edoardo: -«La donna, rivolta dalla mia parte… »

Edith: -«Lei è sempre Don Franco?»

Edoardo: -«Mai stato. Credo!»

Una voce dalla strada: -«Coccooo… cocco belloooo… coo… ccoo…»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 4/07… ore 23.30, un tipo alla Franco de Angelo (il mio amico internazionale, amico quando non era internazionale)…»

Edith: -«A mia moglie è venuta voglia di un cioccolatino.»

Edoardo: -«Sfusi non ne abbiamo. Ci sono queste barrette da un euro.»

Edith: -«Ed io spendo un euro per una voglia di mia moglie?»

 

°°°————°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 1.45, la signorina extra acchitata, pantaloni bianchi aderenti da far notare le vene pulsanti sui glutei e sul ventre, corpetto trasparente da mostrare le costole ed i polmoni, due labbra, due, rosse entrambe e gonfie una più dell’altra, sugli occhi tutte le schifezze immaginabili compresi i brillantini i luccichii ed i faretti miniaturizzati, ogni scarpa con punta di trenta centimetri, ogni dito con anello di mezzo chilo, ogni orecchio con catenacci dorati, al naso un chiodo nella narice sinistra ed un pipistrello nella narice destra… »

Edith: -«C…e… l’ha… un   t…e…le…fo…no?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Gli…e…la… pa… go… .è…urge… n… te.»

Edoardo: -«Nessun tipo di telefono.»

La voce di un marocchino: -«Se urgen tu us mio cellul. Prend uest.»

Edith: -«G…r…a…zie. è acceso?»

La voce: -«Sì sì. Sì.»

Edith: -«Wé, amò, so pronta.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07 alle ore 1.30 è tornato quel cliente dei venti centesimi.

Ha comprato gelati, è venuto alla cassa… »

Edith: -«Quanto pago?»

Edoardo: -«Quando gli ho chiesto ad alta voce “Le faccio lo scontrino maggiorato come ieri?” ha cambiato colore e non ha risposto.

Come ho fatto a non capire subito che la persona accanto a lui era uno degli amici della cena precedente?»

Edith: -«Bugiardo. Carogna! L’avevi capito!»

Edoardo: -« Nel mio primitivo intento “Il Chioccolo del fringuello” avrebbe dovuto essere una specie di lavoro ruotante intorno agli sdoppiamenti di personalità della gente comune (i vip, di per sé, sono esclusi da ogni confronto).

Non era stata un’intuizione fallace.

Ne trovo la conferma riconoscendo attori, nel variopinto e folcloristico aggregato di folla incredula per la notizia del furto della foto di Maradona, gli stessi soggetti descritti nei foglietti che ho appena finito di copiare.

Tutti, tutti i commossi visitatori della teca ove era stata sostituita la foto rubata con la speciale reliquia, tutti gli adoranti sbalorditi ammiratori della mitica numero 10, tutti, di qualsiasi età sesso ed estrazione sociale, tutti potevano essere associati in una stessa collettività, una specie di setta segreta… »

Edith: -«I MARADONETI.»

Edoardo: -«Nella casella della posta in arrivo, l’unica significativa nuova e-mail che non sia pubblicità, proviene da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Piccirì, abbiamo formato una squadra investigativa per identificare il colpevole ed affidarlo alla giustizia popolare.

Le nostre anime ti sono vicine.»

Edoardo: -«Un’altra e-mail anonima!

“Piccirì” mi è molto familiare!

“Giustizia popolare” è un retaggio di altre epoche!

“Le nostre anime”, mah!»

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

 

Edoardo: -«Martedì 10 Agosto…

Caro diario, con intraprendenza via-via più marcata ed evidente, piano-piano, il silenzioso composto flusso di visitatori si è trasformato prima in singoli capannelli vocianti, poi in folto raggruppamento di smaniosi protestatori, fino a sfociare nelle innumerevoli manifestazioni popolari entro cui io sono rimasto coinvolto quale essenziale punto di riferimento.

Ho incontrato un’infinità di persone.

Non ho mai parlato tanto in un solo giorno.

Non avevo mai parlato tanto in un solo giorno!

Il bello è che adesso sono già le tre di notte e quindi tu sei un diario “sfasato” come me.

Quando gli altri, i normali, gli educati, i similia similibus, i tele-dipendenti metodici abitudinari borghesi familiarizzati annusano il profumo del caffè per svegliarsi, io, scodinzolando come un serpente tra le sedie della cucina, apro il frigo, e bevo una super ultima birra popolare per addormentarmi.

Oggi (ieri!) per me è stata una giornata Bla Bla Bla parlata in un napoletano ischiota che non riesco a scrivere.

Tradurrò tutto in italiano, anche se l’originale fascinosa affabulazione dialettica perderà specifici connotati acustici di virulenza e passionalità.

Però più tardi, poiché voglio iniziare dalla telefonata che ho ricevuto prima delle nove, nove del mattino, quasi l’alba per me…»

Edith: -«Ciaoooo!

Come staiiiii?

è ver o o o o?»

Edoardo: -«Chi sei?»

Edith: -«Tanto è inutile, non mi riconosceresti per il nome.

Sono la milanese del Fernet e caffè freddo all’una di notte.»

Edoardo: -«Da Milano? Forse la bella statuina ventenne di striminzite origini nostrane? La bionda… »

Edith: -«Lei, sì.

è ver o o o o?

Possibiiiile?

Sono giunti a tanto?

Da noi il misero polacco lavavetri non commetterebbe mai una simile sciocchezza.»

Edoardo: -«Milano non è il golfo di Napoli.»

Edith: -«Guarda te, neppure in Africa.

Scommetto una fortuna.

Non lo trovi un pirla, voi dite fesso, che si condanna con tanta incoscienza.»

Edoardo: -«Come hai saputo?»

Edith: -«La “Corriera delle Otto” ne ha data notizia di buonora.

Per me, guarda te lo dice una ex terrone, lui, il mariuolo, è morto.

A Napoli non lo perdoneranno.»

Edoardo: -«Esagerata.

Napoli.

Morto.

I tempi sono cambiati.»

Edith: -«Per te forse, non per i Maradoneti.

Io ne sono un esempio. Infatti, la ragione della mia telefonata è per dirti che ho già spedito in posta celere assicurata, al tuo indirizzo, quindici fotografie esclusive di me bambina tra le braccia ed i piedi di Diego.

Te le regalo.

Fanne l’uso che vuoi.

Salutami Ischia.

Forza Napoli.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Tu-tu-tu. Ha interrotto la linea.

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200824

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

Il furto della foto di Maradona

sesta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime cinque puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3  il 10 e il 17 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

Con molti sforzi, sono infine riuscito ad aprire gli occhi ed ho notato sul davanzale accanto alla finestra la striscia arcobaleno della luce filtrata attraverso il vetro socchiuso.

Era in una posizione di gran lunga distante dall’usuale.

Il sospetto che fosse presto, molto presto, prestissimo, molto prestissimo, moltissimo prestissimo, moltissimo prestissimissimo, molto moltissimo prestissimissimo per svegliarmi, è diventato dolorosa conferma alla vista del display, verde, inserito nel frontalino del decoder satellitare: ore 8.47.

Purtroppo.

Poche altre volte ho avuta la sfortuna di scrivere nel diario memorie di mie azioni avvenute tra le sette e le undici del mattino.

Le rare occasioni che mi vengono in mente sono state determinate o da avvenimenti luttuosi, o da partenze per lontane destinazioni.

Solo un particolare giorno lieto ha avuto il privilegio di tanta esclusività.

Ricordo bene.

Mi sposai alle undici, ma alle nove ero già sveglio.

Comunque, stamattina (ieri?) ho recitato una lunga serie di imprecazioni italiane turche rumene latine inglesi francesi tedesche greche libiche spagnole polacche ed ucraine, napoletane romane veneziane siciliane, milanesi e bolognesi; ho bestemmiato tutti gli dei possibili ed immaginabili; sono andato nel bagno, e mentre urinavo più fuori che dentro il vaso mi sono sputato in faccia nello specchio, mortificandomi e giurandomi di non dimenticare mai più aperto il telefonino all’ora del sonno.

Il sonno è sacro oltre qualsiasi notizia.

Dormendo sono finalmente solo con me stesso.

Il sonno è più sacro delle notizie e delle altrui esigenze.

Quando dormo, c’è spazio esclusivamente per me e per i miei pensieri.

Pochi minuti dopo, ho infilato i calzoni chiari i sandali e la maglietta azzurra, il cappello da pescatore -azzurro-, gli occhiali da sole ultrascuri azzurrati, ho sbattuto la porta, chiudendola, con  un fracasso da terremoto casamicciolese, ed ho iniziato il cammino verso il necessario caffè doppio senza zucchero.

Non riesco a bere la prima birra della giornata se non ho già masticato un grano di caffè che chiedo di aggiungere nella tazzina.

Mancavano pochi metri per giungere all’angolo rifugio che avevo scelto, accanto alla vasca dei pesci rossi, per indorare il forzato esilio (almeno fino alle undici nessuno avrebbe dovuto vedermi pena lo sconquasso di ogni relazione futura: amici, conoscenti, gente comune e nemici si sarebbero potuti avvalere di quel fortuito incontro per chiedermene altri simili in altre occasioni).

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

No, no, nessuno doveva notare la mia presenza in quelle ore), ed ecco, implacabile, la triste mannaia della FAMA abbattere le mie difese di riservatezza».

Edith: -«Ho letto della disgrazia e sono venuto personalmente a portare la mia solidarietà.»

Edoardo: -«Grazie, ma non è il caso di farne un dramma.»

Edith: -«Non è il caso? Dramma? Peggio, qui si arriverà alla tragedia.

Un giorno, cioè una notte (faccio l’autotrasportatore, nel piccolo, il furgone è mio, carico e scarico, prelevo e consegno, Ischia Napoli Pozzuoli, sono stato pure a Bagnoli una volta), una notte, mentre imbarcavo da Ischia per Pozzuoli, alle due, tre, quattro non ricordo, Bix, il mio cane da caccia, mezzo bastardo e mezzo combinato con un vero campione afragolese, non riuscì a saltare in tempo sul portellone del traghetto (era il ferry boat di Carluccio).

Rimase a terra.»

Edoardo: -«Cose che capitano, che bevi?»

Edith: -«Niente.

Non sono venuto per bere. Per Diego. Sto qua per Diego. Non dovevano farlo.

A me mi telefonarono sul cellulare a Pozzuoli e mi dissero che Bix era in loro possesso e se lo volevo riavere dovevo portare un milione di lire in contanti alle sei davanti al cinema Puteolum.»

Edoardo: -«Hai chiamato i carabinieri?»

Edith: -«Sei pazzo, gli ho portato i soldi e loro mi hanno dato Bix con pure un guinzaglio nuovo.

Io sì che ti capisco.»

Edoardo: -«Che bevi?»

Edith: -«Offri tu?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Ciao.»

 

Edoardo: -«La posta elettronica oggi trasborda di incitamenti e complimenti vergati con ogni tipologia di espressività, dalle frasi dialettali, alle figure ormai entrate nell’uso comune della internet comunicatività.

Ne ho lette alcune, non molte.

Non ho dato alcuna risposta.

Ho copiato sul desktop la nuova e-mail inviatami da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Essa dice “Caro Bruno, credo che siamo quasi giunti alla meta.

Domani probabilmente… massimo dopodomani.

Ti abbraccio.»

Edoardo: -«E tre, sono tre e-mail anonime, sempre più confidenziali ed intriganti.

Aspetterò domani!»

Edith: -«O forse dopodomani!»

 

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Settimo giorno

 

Edoardo: -«Mercoledì 11 Agosto

Questa mattina ancora prima di arrivare all’edicola di Piazzetta Gelsomino, avevo già saputo quasi tutto.

Il secondo quotidiano in classifica per tiratura nazionale ha dato notizia della vicenda.

Il popolare giornale locale, ed una delle più antiche pubblicazioni italiane sono entrambi usciti con un articolo, su sei colonne, e con due nitide foto raffiguranti la maglia nella vetrina.

Mimì mi aveva accennato qualcosa, ma non credevo che avesse tanto potere ed esibisse tanta solidarietà alla mia causa.»

Edith: -«Ed io ripeto l’operazione di conservare una copia dei giornali, prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Giuseppina la Cicciona mi ha aspettato nella strettoia tra il fotografo ed il barbiere.

Non riuscendo a passare, per la ristrettezza dello spazio che la sua mole lasciava a disposizione, sono educatamente sceso dalla bicicletta. Sbagliando perché lei… »

Edith: -«Dottò, Dottò come site bello!

Aveto fatte buono.

L’avite misso a figure ‘e merda!

Io non parlo italiano e manco napulitano. Comme a tutte, parliamo ischiaiolo.

Voi capite è vero?

Chillo adda murì schiattato ‘n cuorpo!»

Edoardo: -«Le ho detto “Va bene ma permettimi di passare”, e lei…. »

Edith: -«Dottò, Dottò, ‘a pozzo tuccà a maglietta? Nu poc poc.

Non vi preoccupate, mi vado a lavare prima le mani col sapone.»

Edoardo: -«Non avevo ancora cessato di stringerle un polso pronunziando “Va bene, va bene, dopo, ma mi lasci passare?” ed ecco che Pasquale il microtassista, avendomi visto da lontano, ha preso il giornale che aveva poggiato in bella vista sul sedile dei passeggeri, e l’ha sventolato al mio indirizzo, urlando con una mano ad imbuto sulla bocca… »

Edith: -«Vai, vai, distruggilo, massacralo, uccidilo, non sei solo.

Tutti con te.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Per un attimo ho temuto che mi avrebbe inseguito gettandomi un secchio d’acqua gelata sul collo, quasi fossi il suo ciclista preferito in testa all’ultimo strappo sulla scalata della Cima Coppi.

Nemmeno tre pedalate dopo, ventuno metri, approfittando del mio forzato rallentamento dovuto all’ovazione inaspettata di quattro ragazzi e tre palloni, lei Concetta Concettina Ina, la fotoreporter inviata speciale redattrice direttrice dei servizi serali d’informazione trasmessi dalla televisione locale, lei Ina la Vespa, la summa artefice, l’espressione, lo charme, l’intelligenza, la signorilità, l’educazione, la simpatia, la damina ovattata, l’idolo, l’invidiata, lei Ina la bionda, la fidanzata del figlio di Marco, mi ha bloccato con una mano sul manubrio -senza ritegno-, ha scudisciato il microfono a pochi centimetri dal mio muso, e, spudoratamente disconoscendo la palese ritrosia espressa dai gesti che compivo, con prepotenza… »

Edith: -«Ecco a voi, gentili telespettatori, l’uomo che ha sfidato la delinquenza più spietata.

Gli hanno rubata la foto dell’Idolo, e lui ha avuto il coraggio di riempire il vuoto, mettendo in esposizione nello stesso luogo addirittura la maglia, sì, la maglia del favoloso numero 10.

La maglia di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona, indossata dal Pibe in una partita di Coppa.

Ma ormai quest’uomo intrepido che osa sfidare la peggiore delinquenza per un ideale, non è più solo.

La sua battaglia è diventata una bandiera per la voglia di riscatto di tutto il popolo onesto del nostro golfo.»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, posso passare?»

Edith: -«Il “Golfino”, nell’articolo di oggi, dice che tu, mediante l’ironia, hai proposto un nuovo sistema per sfidare la delinquenza. Un po’ come le classiche pernacchie di Totò e di Eduardo De Filippo. Cioè provocando l’emarginazione attraverso la beffa ed il ridicolo.

Proponendo, in un primo momento, la sfacciata provocazione del cartello con la notizia del furto, poi non accettando il cavallo di ritorno, infine esponendo la maglia del Pibe al posto della foto rubata, hai coinvolto un’intera popolazione, accorsa compatta al tuo fianco nella sfida inimmaginabile prima del blasfemo affronto.

Dimmi, racconta ai nostri telespettatori, è vero che quattro, (quattro!) della Curva B, quattro, (quattro!) armadi umani, quattro, (quattro!) diciamo “ragazzacci” si sono auto nominati “CONTROLLORI DELLA SITUAZIONE MARADONA” sfoggiando ghigni terrorizzanti ed urlando slogan di chiaro contenuto minaccioso?»

Una voce: -«Maradona non si tocca».

Una seconda voce: -«Chi vo’ bene a Maradona è frat a me».

Tre voci insieme: -«Omme ‘e merda, mariuolo, vieni, vieni.»

Edith: -« E poi…»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, Inetta, mi fai passare?»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Felicino, fallo passare.»

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quinta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime quattro puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 e il 10 agosto 2020.

 

Il furto della foto di Maradona

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quinto giorno

 

Edoardo: -«Lunedì 9 Agosto…

Tanta, tanta gente si è soffermata incredula in silenzio davanti alla vetrina della porta principale. Quasi nessuno, forse per pudore, è entrato a chiedermi spiegazioni.

Non mi era capitato mai, ad agosto, di avere tempo per spulciare gli appunti di futili curiosità accadute durante le ore di lavoro e custodite -abbandonate- disordinatamente nei cassetti.

Oggi, durante la pausa pomeridiana, tra un gelato alla spagnola innaffiato di grappa alla ruta ed una grappa alla ruta corretta con gelato alla spagnola, ho avuto sottomano alcuni bigliettini che avevo accantonato nei mesi scorsi per utilizzarli in un racconto da titolare “Il chioccolo del fringuello”.

 

°°°————-°°

Il 13/07… alle ore 22.30 un piccolo bambino mi tira i pantaloni…»

Edith: -«Voglio una coca cola.»

Edoardo: -«Un euro.»

Edith: -«Non ne ho»

Edoardo: -«Vai da tuo padre e te lo fai dare.»

Edith: – «Lui si incazza.»

Edoardo: -«E che fa.»

Edith: -«Mi molla un buffettone.»

Edoardo: -«Grande?»

Edith: -«Ha una mano grandissima»

Edoardo: -«E ti da gli schiaffi?»

Edith: -«Buffettoni, e pure scoregge fortissime, e pure io le so fare a comando e puzzano pure e vuoi sentire e…»

Edoardo: -«Guagliò vattenne.

 

°°°————-°°°

Il 13/07… ore 23.30 un uomo elegante e profumato, di circa quaranta anni… »

Edith: -«Mi dia tre Magnum Bianchi.»

Edoardo: -«Gli dico “Prego, tre euro e novanta centesimi. Batto lo scontrino, lui paga, ritira il resto, si avvia verso la porta, ritorna…»

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi cambia un Bianco in un Gola?»

Edoardo: -«Certo.»

Edith: -«Quanto?»

Edoardo: -«Gli dico “venti centesimi”, lui paga e si dirige verso l’uscita, torna… »

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi farebbe lo scontrino per la differenza?»

Edoardo: -«venti centesimi?»

Edith: -«Sa è una cena, non vorrei non essere creduto, poiché dobbiamo dividere.»

Edoardo: -«Venti centesimi? Diviso quanti?»

Edith: -«Cinque.»

Edoardo: -«Sa che faccio?

Le emetto uno scontrino maggiorato di cinquanta centesimi, così lei recupera qualcosa per il disturbo del trasporto.»

Edith: -«Grazie, grazie molte.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 13, una trentenne, occhiali scuri, borsa da mare, magra, capelli aderenti al viso truccato in modo  eclatante, forse romana, legge il menù… »

Edith: -«Gnocchi prego.»

Edoardo: -«Va bene.»

Edith: -«Non ci metta formaggio su.»

Edoardo: -«Non lo mettiamo mai. Solo pezzettini di mozzarella.»

Edith: -«No niente mozzarella.»

Edoardo: -«Mi spiace, non posso, è già nel sugo.»

Edith: -«Allora niente… vediamo… mi porti un panino.»

Edoardo: -«Come lo vuole?»

Edith: -«Come c’è?»

Edoardo: -«Pomodoro e tonno.

Salumi e formaggi.

Mozzarella e pomodori…»

Edith: -«Ecco, mi porti un panino solo mozzarella.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 10/07… alle ore 1.30, un uomo di gradevole aspetto, abbronzato, alto, collana d’oro vistosa.»

Edith: -«Avrebbe della colla per topi?»

Edoardo: -«Perché se n’è fuggita?»

Edith: -«Chi?!»

Edoardo: -«La zoccola!»

Edith: -«Eh, sì.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07…  alle ore 19.30, un ricco con una ricca… lui, l’uomo…  »

Edith: -«Un prosecco ed un caffè.»

Edoardo: -«La donna, rivolta dalla mia parte… »

Edith: -«Lei è sempre Don Franco?»

Edoardo: -«Mai stato. Credo!»

Una voce dalla strada: -«Coccooo… cocco belloooo… coo… ccoo…»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 4/07… ore 23.30, un tipo alla Franco de Angelo (il mio amico internazionale, amico quando non era internazionale)…»

Edith: -«A mia moglie è venuta voglia di un cioccolatino.»

Edoardo: -«Sfusi non ne abbiamo. Ci sono queste barrette da un euro.»

Edith: -«Ed io spendo un euro per una voglia di mia moglie?»

 

°°°————°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 1.45, la signorina extra acchitata, pantaloni bianchi aderenti da far notare le vene pulsanti sui glutei e sul ventre, corpetto trasparente da mostrare le costole ed i polmoni, due labbra, due, rosse entrambe e gonfie una più dell’altra, sugli occhi tutte le schifezze immaginabili compresi i brillantini i luccichii ed i faretti miniaturizzati, ogni scarpa con punta di trenta centimetri, ogni dito con anello di mezzo chilo, ogni orecchio con catenacci dorati, al naso un chiodo nella narice sinistra ed un pipistrello nella narice destra… »

Edith: -«C…e… l’ha… un   t…e…le…fo…no?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Gli…e…la… pa… go… .è…urge… n… te.»

Edoardo: -«Nessun tipo di telefono.»

La voce di un marocchino: -«Se urgen tu us mio cellul. Prend uest.»

Edith: -«G…r…a…zie. è acceso?»

La voce: -«Sì sì. Sì.»

Edith: -«Wé, amò, so pronta.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07 alle ore 1.30 è tornato quel cliente dei venti centesimi.

Ha comprato gelati, è venuto alla cassa… »

Edith: -«Quanto pago?»

Edoardo: -«Quando gli ho chiesto ad alta voce “Le faccio lo scontrino maggiorato come ieri?” ha cambiato colore e non ha risposto.

Come ho fatto a non capire subito che la persona accanto a lui era uno degli amici della cena precedente?»

Edith: -«Bugiardo. Carogna! L’avevi capito!»

Edoardo: -« Nel mio primitivo intento “Il Chioccolo del fringuello” avrebbe dovuto essere una specie di lavoro ruotante intorno agli sdoppiamenti di personalità della gente comune (i vip, di per sé, sono esclusi da ogni confronto).

Non era stata un’intuizione fallace.

Ne trovo la conferma riconoscendo attori, nel variopinto e folcloristico aggregato di folla incredula per la notizia del furto della foto di Maradona, gli stessi soggetti descritti nei foglietti che ho appena finito di copiare.

Tutti, tutti i commossi visitatori della teca ove era stata sostituita la foto rubata con la speciale reliquia, tutti gli adoranti sbalorditi ammiratori della mitica numero 10, tutti, di qualsiasi età sesso ed estrazione sociale, tutti potevano essere associati in una stessa collettività, una specie di setta segreta… »

Edith: -«I MARADONETI.»

Edoardo: -«Nella casella della posta in arrivo, l’unica significativa nuova e-mail che non sia pubblicità, proviene da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Piccirì, abbiamo formato una squadra investigativa per identificare il colpevole ed affidarlo alla giustizia popolare.

Le nostre anime ti sono vicine.»

Edoardo: -«Un’altra e-mail anonima!

“Piccirì” mi è molto familiare!

“Giustizia popolare” è un retaggio di altre epoche!

“Le nostre anime”, mah!»

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

 

Edoardo: -«Martedì 10 Agosto…

Caro diario, con intraprendenza via-via più marcata ed evidente, piano-piano, il silenzioso composto flusso di visitatori si è trasformato prima in singoli capannelli vocianti, poi in folto raggruppamento di smaniosi protestatori, fino a sfociare nelle innumerevoli manifestazioni popolari entro cui io sono rimasto coinvolto quale essenziale punto di riferimento.

Ho incontrato un’infinità di persone.

Non ho mai parlato tanto in un solo giorno.

Non avevo mai parlato tanto in un solo giorno!

Il bello è che adesso sono già le tre di notte e quindi tu sei un diario “sfasato” come me.

Quando gli altri, i normali, gli educati, i similia similibus, i tele-dipendenti metodici abitudinari borghesi familiarizzati annusano il profumo del caffè per svegliarsi, io, scodinzolando come un serpente tra le sedie della cucina, apro il frigo, e bevo una super ultima birra popolare per addormentarmi.

Oggi (ieri!) per me è stata una giornata Bla Bla Bla parlata in un napoletano ischiota che non riesco a scrivere.

Tradurrò tutto in italiano, anche se l’originale fascinosa affabulazione dialettica perderà specifici connotati acustici di virulenza e passionalità.

Però più tardi, poiché voglio iniziare dalla telefonata che ho ricevuto prima delle nove, nove del mattino, quasi l’alba per me…»

Edith: -«Ciaoooo!

Come staiiiii?

è ver o o o o?»

Edoardo: -«Chi sei?»

Edith: -«Tanto è inutile, non mi riconosceresti per il nome.

Sono la milanese del Fernet e caffè freddo all’una di notte.»

Edoardo: -«Da Milano? Forse la bella statuina ventenne di striminzite origini nostrane? La bionda… »

Edith: -«Lei, sì.

è ver o o o o?

Possibiiiile?

Sono giunti a tanto?

Da noi il misero polacco lavavetri non commetterebbe mai una simile sciocchezza.»

Edoardo: -«Milano non è il golfo di Napoli.»

Edith: -«Guarda te, neppure in Africa.

Scommetto una fortuna.

Non lo trovi un pirla, voi dite fesso, che si condanna con tanta incoscienza.»

Edoardo: -«Come hai saputo?»

Edith: -«La “Corriera delle Otto” ne ha data notizia di buonora.

Per me, guarda te lo dice una ex terrone, lui, il mariuolo, è morto.

A Napoli non lo perdoneranno.»

Edoardo: -«Esagerata.

Napoli.

Morto.

I tempi sono cambiati.»

Edith: -«Per te forse, non per i Maradoneti.

Io ne sono un esempio. Infatti, la ragione della mia telefonata è per dirti che ho già spedito in posta celere assicurata, al tuo indirizzo, quindici fotografie esclusive di me bambina tra le braccia ed i piedi di Diego.

Te le regalo.

Fanne l’uso che vuoi.

Salutami Ischia.

Forza Napoli.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Tu-tu-tu. Ha interrotto la linea.

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200810

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

 

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Premio letterario Internazionale Montefiore 10a edizione

 Premio letterario Internazionale Montefiore patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Montefiore Conca. Il premio è alla sua 10a edizione.

Organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus di Cattolica, è uno dei maggiori premi popolari italiani. La Kermesse si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonchè di scoprire nuovi talenti, occupandosi al contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.  La cerimonia di premiazione si terrà Domenica 26 settembre alle ore 15.00 presso il Teatro Malatesta di Montefiore Conca. Oltre a giovani autori e a case editrici emergenti, partecipano alla competizione grandi marchi editoriali.

Premio letterario internazionale Montefiore, Michele Cucuzza

Il premio è stato più volte menzionato su giornali a tiratura nazionale e su giornali esteri, tra i quali il celebre “Voice of America” a cura di Lino Manocchia, rinomato giornalista americano di origine italiana.

La cerimonia, alla quale parteciperanno autori provenienti da vari paesi del mondo, vedrà la presenza di autorità e sarà ricca di ospiti.

Special guest di questa edizione il giornalista e conduttore tv  Michele Cucuzza, che nell’occasione ritirerà materialmente il prezioso riconoscimento assegnatogli in occasione della 12^ edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, ancora non ritirato per motivi legati al lockdown che ha bloccato per mesi gli eventi pubblici : ricordiamo che tra i premi speciali fuori concorso, a  Michele Cucuzza è andato nell’occasione quello di The Book of the year  con “Fuori dalle Bolle” (Armando Curcio editore).

Vincitrice della kermesse Premio Montefiore ed. 2020 è Claudia Provenzano con l’opera Figli mancati (Armando Curcio editore), mentre il Premio della critica va al regista e scrittore Filippo De Masi con l’opera Che fantastica storia è la vita, ai fratelli Damiano e Margherita Tercon rispettivamente cantante lirico e autrice televisiva (Italia’s Got Talent) con l’opera Mia sorella mi rompe le balle (Mondadori). E allo scrittore spagnolo Manuel Gonzalo Sanchez Gomez con l’opera in lingua Operacìon Hispanic, edito da Europa ediciones.

Tra i premiati della giuria l’eurodeputato Marta Vincenzi con il saggio La promessa della sicurezza, mentre nei premi speciali spicca quello per meriti letterari al Prof. Lodovico Balducci (tra i padri della Geriatria oncologica negli Usa, residente a Tampa in Florida). Questo e molto altro, per una manifestazione letteraria tra le più apprezzate in Italia, che vuole inaugurare con questo happening pubblico una ripartenza post covid attenendosi a tutte le condizioni di sicurezza previste dalla legge.

Info a www.premiomontefiore.it

  Ufficio Stampa

Associazione Pegasus

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Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200817

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Il furto della foto di Maradona

Quinta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime quattro puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 e il 10 agosto 2020.

 

Il furto della foto di Maradona

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quinto giorno

 

Edoardo: -«Lunedì 9 Agosto…

Tanta, tanta gente si è soffermata incredula in silenzio davanti alla vetrina della porta principale. Quasi nessuno, forse per pudore, è entrato a chiedermi spiegazioni.

Non mi era capitato mai, ad agosto, di avere tempo per spulciare gli appunti di futili curiosità accadute durante le ore di lavoro e custodite -abbandonate- disordinatamente nei cassetti.

Oggi, durante la pausa pomeridiana, tra un gelato alla spagnola innaffiato di grappa alla ruta ed una grappa alla ruta corretta con gelato alla spagnola, ho avuto sottomano alcuni bigliettini che avevo accantonato nei mesi scorsi per utilizzarli in un racconto da titolare “Il chioccolo del fringuello”.

 

°°°————-°°

Il 13/07… alle ore 22.30 un piccolo bambino mi tira i pantaloni…»

Edith: -«Voglio una coca cola.»

Edoardo: -«Un euro.»

Edith: -«Non ne ho»

Edoardo: -«Vai da tuo padre e te lo fai dare.»

Edith: – «Lui si incazza.»

Edoardo: -«E che fa.»

Edith: -«Mi molla un buffettone.»

Edoardo: -«Grande?»

Edith: -«Ha una mano grandissima»

Edoardo: -«E ti da gli schiaffi?»

Edith: -«Buffettoni, e pure scoregge fortissime, e pure io le so fare a comando e puzzano pure e vuoi sentire e…»

Edoardo: -«Guagliò vattenne.

 

°°°————-°°°

Il 13/07… ore 23.30 un uomo elegante e profumato, di circa quaranta anni… »

Edith: -«Mi dia tre Magnum Bianchi.»

Edoardo: -«Gli dico “Prego, tre euro e novanta centesimi. Batto lo scontrino, lui paga, ritira il resto, si avvia verso la porta, ritorna…»

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi cambia un Bianco in un Gola?»

Edoardo: -«Certo.»

Edith: -«Quanto?»

Edoardo: -«Gli dico “venti centesimi”, lui paga e si dirige verso l’uscita, torna… »

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi farebbe lo scontrino per la differenza?»

Edoardo: -«venti centesimi?»

Edith: -«Sa è una cena, non vorrei non essere creduto, poiché dobbiamo dividere.»

Edoardo: -«Venti centesimi? Diviso quanti?»

Edith: -«Cinque.»

Edoardo: -«Sa che faccio?

Le emetto uno scontrino maggiorato di cinquanta centesimi, così lei recupera qualcosa per il disturbo del trasporto.»

Edith: -«Grazie, grazie molte.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 13, una trentenne, occhiali scuri, borsa da mare, magra, capelli aderenti al viso truccato in modo  eclatante, forse romana, legge il menù… »

Edith: -«Gnocchi prego.»

Edoardo: -«Va bene.»

Edith: -«Non ci metta formaggio su.»

Edoardo: -«Non lo mettiamo mai. Solo pezzettini di mozzarella.»

Edith: -«No niente mozzarella.»

Edoardo: -«Mi spiace, non posso, è già nel sugo.»

Edith: -«Allora niente… vediamo… mi porti un panino.»

Edoardo: -«Come lo vuole?»

Edith: -«Come c’è?»

Edoardo: -«Pomodoro e tonno.

Salumi e formaggi.

Mozzarella e pomodori…»

Edith: -«Ecco, mi porti un panino solo mozzarella.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 10/07… alle ore 1.30, un uomo di gradevole aspetto, abbronzato, alto, collana d’oro vistosa.»

Edith: -«Avrebbe della colla per topi?»

Edoardo: -«Perché se n’è fuggita?»

Edith: -«Chi?!»

Edoardo: -«La zoccola!»

Edith: -«Eh, sì.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07…  alle ore 19.30, un ricco con una ricca… lui, l’uomo…  »

Edith: -«Un prosecco ed un caffè.»

Edoardo: -«La donna, rivolta dalla mia parte… »

Edith: -«Lei è sempre Don Franco?»

Edoardo: -«Mai stato. Credo!»

Una voce dalla strada: -«Coccooo… cocco belloooo… coo… ccoo…»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 4/07… ore 23.30, un tipo alla Franco de Angelo (il mio amico internazionale, amico quando non era internazionale)…»

Edith: -«A mia moglie è venuta voglia di un cioccolatino.»

Edoardo: -«Sfusi non ne abbiamo. Ci sono queste barrette da un euro.»

Edith: -«Ed io spendo un euro per una voglia di mia moglie?»

 

°°°————°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 1.45, la signorina extra acchitata, pantaloni bianchi aderenti da far notare le vene pulsanti sui glutei e sul ventre, corpetto trasparente da mostrare le costole ed i polmoni, due labbra, due, rosse entrambe e gonfie una più dell’altra, sugli occhi tutte le schifezze immaginabili compresi i brillantini i luccichii ed i faretti miniaturizzati, ogni scarpa con punta di trenta centimetri, ogni dito con anello di mezzo chilo, ogni orecchio con catenacci dorati, al naso un chiodo nella narice sinistra ed un pipistrello nella narice destra… »

Edith: -«C…e… l’ha… un   t…e…le…fo…no?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Gli…e…la… pa… go… .è…urge… n… te.»

Edoardo: -«Nessun tipo di telefono.»

La voce di un marocchino: -«Se urgen tu us mio cellul. Prend uest.»

Edith: -«G…r…a…zie. è acceso?»

La voce: -«Sì sì. Sì.»

Edith: -«Wé, amò, so pronta.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07 alle ore 1.30 è tornato quel cliente dei venti centesimi.

Ha comprato gelati, è venuto alla cassa… »

Edith: -«Quanto pago?»

Edoardo: -«Quando gli ho chiesto ad alta voce “Le faccio lo scontrino maggiorato come ieri?” ha cambiato colore e non ha risposto.

Come ho fatto a non capire subito che la persona accanto a lui era uno degli amici della cena precedente?»

Edith: -«Bugiardo. Carogna! L’avevi capito!»

Edoardo: -« Nel mio primitivo intento “Il Chioccolo del fringuello” avrebbe dovuto essere una specie di lavoro ruotante intorno agli sdoppiamenti di personalità della gente comune (i vip, di per sé, sono esclusi da ogni confronto).

Non era stata un’intuizione fallace.

Ne trovo la conferma riconoscendo attori, nel variopinto e folcloristico aggregato di folla incredula per la notizia del furto della foto di Maradona, gli stessi soggetti descritti nei foglietti che ho appena finito di copiare.

Tutti, tutti i commossi visitatori della teca ove era stata sostituita la foto rubata con la speciale reliquia, tutti gli adoranti sbalorditi ammiratori della mitica numero 10, tutti, di qualsiasi età sesso ed estrazione sociale, tutti potevano essere associati in una stessa collettività, una specie di setta segreta… »

Edith: -«I MARADONETI.»

Edoardo: -«Nella casella della posta in arrivo, l’unica significativa nuova e-mail che non sia pubblicità, proviene da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Piccirì, abbiamo formato una squadra investigativa per identificare il colpevole ed affidarlo alla giustizia popolare.

Le nostre anime ti sono vicine.»

Edoardo: -«Un’altra e-mail anonima!

“Piccirì” mi è molto familiare!

“Giustizia popolare” è un retaggio di altre epoche!

“Le nostre anime”, mah!»

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

 

Edoardo: -«Martedì 10 Agosto…

Caro diario, con intraprendenza via-via più marcata ed evidente, piano-piano, il silenzioso composto flusso di visitatori si è trasformato prima in singoli capannelli vocianti, poi in folto raggruppamento di smaniosi protestatori, fino a sfociare nelle innumerevoli manifestazioni popolari entro cui io sono rimasto coinvolto quale essenziale punto di riferimento.

Ho incontrato un’infinità di persone.

Non ho mai parlato tanto in un solo giorno.

Non avevo mai parlato tanto in un solo giorno!

Il bello è che adesso sono già le tre di notte e quindi tu sei un diario “sfasato” come me.

Quando gli altri, i normali, gli educati, i similia similibus, i tele-dipendenti metodici abitudinari borghesi familiarizzati annusano il profumo del caffè per svegliarsi, io, scodinzolando come un serpente tra le sedie della cucina, apro il frigo, e bevo una super ultima birra popolare per addormentarmi.

Oggi (ieri!) per me è stata una giornata Bla Bla Bla parlata in un napoletano ischiota che non riesco a scrivere.

Tradurrò tutto in italiano, anche se l’originale fascinosa affabulazione dialettica perderà specifici connotati acustici di virulenza e passionalità.

Però più tardi, poiché voglio iniziare dalla telefonata che ho ricevuto prima delle nove, nove del mattino, quasi l’alba per me…»

Edith: -«Ciaoooo!

Come staiiiii?

è ver o o o o?»

Edoardo: -«Chi sei?»

Edith: -«Tanto è inutile, non mi riconosceresti per il nome.

Sono la milanese del Fernet e caffè freddo all’una di notte.»

Edoardo: -«Da Milano? Forse la bella statuina ventenne di striminzite origini nostrane? La bionda… »

Edith: -«Lei, sì.

è ver o o o o?

Possibiiiile?

Sono giunti a tanto?

Da noi il misero polacco lavavetri non commetterebbe mai una simile sciocchezza.»

Edoardo: -«Milano non è il golfo di Napoli.»

Edith: -«Guarda te, neppure in Africa.

Scommetto una fortuna.

Non lo trovi un pirla, voi dite fesso, che si condanna con tanta incoscienza.»

Edoardo: -«Come hai saputo?»

Edith: -«La “Corriera delle Otto” ne ha data notizia di buonora.

Per me, guarda te lo dice una ex terrone, lui, il mariuolo, è morto.

A Napoli non lo perdoneranno.»

Edoardo: -«Esagerata.

Napoli.

Morto.

I tempi sono cambiati.»

Edith: -«Per te forse, non per i Maradoneti.

Io ne sono un esempio. Infatti, la ragione della mia telefonata è per dirti che ho già spedito in posta celere assicurata, al tuo indirizzo, quindici fotografie esclusive di me bambina tra le braccia ed i piedi di Diego.

Te le regalo.

Fanne l’uso che vuoi.

Salutami Ischia.

Forza Napoli.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Tu-tu-tu. Ha interrotto la linea.

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200810

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

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Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

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Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200803

Il Dispari 20200803

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Terza puntata. Le prime due puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio 2020.

 

PARTE SECONDA – Il diario di Bruno

Secondo giorno

 

Edoardo: -«Venerdì 6 Agosto…

Circa mezzanotte, squilla il telefono.

Un’ora insolita per tutto.

Nessuno chiama al Bar a quest’ora per ordinare un caffè.

Gilda dorme da due ore.

I figli non mi telefonano mai, poiché i soldi sarebbero l’unico motivo e, quelli, li possono prendere solo venendo personalmente.

Gli sbadati che confondono il mio numero con l’altro simile della rivendita di bombole gas, non hanno mai chiamato dopo le undici di sera.

Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani, Commercialista, Avvocati, Banche, Fornitori, Cafi, Evi, Sip, Telecom, Tim, Wind, chi più chi meno non mi sembrano…

Al mio solito ho risposto dicendo: chi è?»

Edith: -«Siamo la banda del Torchio.

Maradona sta con noi. Sta bene… »

Edoardo: -«Ah, voi siete gli stronzi che hanno rubato la fotografia. Figli di puttane e nipoti di puttanone… »

Edith: -«Se lo vuoi devi pagare.

Mille euro… »

Edoardo: -«Stronzo, merda umana, figlio di zoccola e nipote di zoccolona, con la fotografia sai che ci fai? La metti nel cesso e la guardi quando ti pulisci il culo, rotto di stronzo ricchione figlio e nipote di puttana che sei.»

Edith: -«Come? La fotografia di Maradona nel cesso?»

Edoardo: -«In mano a te o nel cesso è la stessa cosa, stronzo.»

Il Dispari 20200803

Terzo giorno

 

Edoardo:-«Sabato 7 Agosto…

I miei primi pensieri stamattina sono stati dedicati alla richiesta di riscatto.

Avrò dormito sui chiodi tanto mi sono sentito in fibrillazione.

I pori schizzavano sangue bollente, non sudore.

Cosa fare?

Avrei voluto affrontarli.

Magari fingendo un cedimento alle loro richieste.

La vocina della vecchia saggezza popolare mi ha stoppato sottovoce, ricordandomi che i vigliacchi sono sempre vigliacchi.

Ed allora? Cosa fare?

Ho, per un attimo, pensato di rivolgermi ai gendarmi.

La Patria paga un Servizio Difesa Cittadini (SEDICE).

Io sono italiano, cittadino, contribuente ed usufruttuario della severa struttura gerarchica predisposta a tale scopo.

è tutto semplice: mi presento allo sportello, declino le mie generalità, espongo il crimine di cui sono stato vittima e l’ulteriore successivo tentativo d’estorsione, saluto deferentemente, mi allontano dall’ufficio e confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Semplice?

Dovrebbe.

Potrebbe.

Ma non è.

Nella realtà, a tale successione di propositi possono seguire questi accadimenti:

MI PRESENTO ALLO SPORTELLO…»

Edith: -«L’orario di apertura al pubblico dell’ufficio SEDICE addetto  alle pratiche di:

AGGRESSIONI

FURTI

SCIPPI

STUPRI

VIOLENZE

MINACCE
RICATTI
SEQUESTRI
TRENTATI OMICIDI
OMICIDI
STRAGI

è dalle ore NOVE alle ore NOVE E TRENTA di tutti i lunedì dispari dei mesi pari degli anni bisestili.

La Sede Operativa d’ogni relativo previsto Sportello sarà comunicata, a mezzo organi d’informazione, almeno venticinque giorni prima.»

Edoardo: -«Vuol dire dover leggere tutti i giornali e guardare in contemporanea le trasmissioni televisive di tutte le emittenti operanti nell’etere nazionale, per ventiquattro ore il giorno. A partire da un lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile, fino al venticinquesimo giorno precedente il successivo lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile.

Il Dispari 20200803

DECLINO LE MIE GENERALITA’… »

Edith: -« Lei è?…

Di?…

E di?…

Nato a?…

Il?…

Residente a?…

Dal?…

Domicilio?…

Dal?…

Titolo di studio?…

Conseguito il?…

Presso l’Istituto?…

Con voto finale?…

Professione?…

Iscritto al?…

Sesso?…

Dal?…

Situazione familiare?…

Figli?…

Figlie?…

Figliastri?…

Documento di riconoscimento?…

Numero?…

Rilasciato da?…

In data?…

Codice fiscale?…

Rilasciato da?…

Il?…

Segno zodiacale?…

Ascendente?…

Autocertificazione di esistenza in vita alla data?…

Di?…

Rilasciata da?…

Il?… »

 

Una voce:-«N.B. Tutte le caselle devono essere riempite espressamente alla presenza del nostro funzionario.

Non sono permessi né lettura di appunti, né tanto meno telefonate di conferma od informazione.»

Edith:-«Fra tutti i questionari perfettamente rispondenti ai dati posseduti presso il nostro Archivio Noti e Notizie (ARNONO) verranno estratte a sorte alla presenza di un Funzionario Alto Profilo Notarile (FAPRONO), di un Rappresentante della Comunità Difesa Popolare (CODIPO) e di sette Delegati Partiti Parlamentari (DEPAPI), DUE profili di generalità che saranno ammesse alla successiva Sessione Informazione Criminale (SEICRI) che si terrà (se sarà possibile) a Parlamento riunito in sessione plenaria, da quarantacinque a centocinquanta giorni dopo che saranno stati giudicati gli eventuali ricorsi alla graduatoria da presentare entro sette anni sette mesi sette giorni e sette ore dalla data di affissione all’Albo Pretorio della Comunità Europea Criminologia (CEP).

Si ricorda altresì che la Commissione ad hoc verrà nominata per sette quindicesimi dai ricorrenti, per sei quindicesimi da FAPRONO e per un quindicesimo dai provvisori assegnatari dell’ammissione al SEICRI.

Per completezza d’informazione si ribadisce in giorni illimitati la scadenza di cui prima, durante e dopo l’informativa passata presente futuribile postuma ed estinta.»

 

Una voce: -«N.B. Le tasse d’iscrizione sono forfetariamente determinate in un euro al giorno, sette euro alla settimana, trenta euro al mese, trecentosessantacinque euro e venti centesimi all’anno (Secondo la tradizione  di Pulcinella), da versare anticipatamente con vaglia postale scortato da almeno due guardie giurate armate e provviste di giubbotti antiproiettili, intestato a NOI PER VOI Casella postale 61FE SCALOGNA SCALO ITALIA.»

 

Edoardo: -«ESPONGO IL CRIMINE DI CUI SONO STATO VITTIMA E L’ULTERIORE SUCCESSIVO TENTATIVO D’ESTORSIONE… »

Edith: -« Mi dica.»

Edoardo: -«Sono stato derubato di…»

Edith: -«Come fa ad affermarlo?»

Edoardo: -«Ho poggiato la foto sul cavalletto… »

Edith: -«Sia preciso, pony, da tiro, da corsa? Specifichi meglio. Trotto o galoppo?»

Edoardo: -«Cavalletto di pino siberiano incardinato… »

Edith: -«Struttura ecclesiastica cattolica?

Cardinale Russo?

Chiarisca.»

Edoardo: -«Con chiavarde… »

Edith: -«Moderi i termini se non vuole assaporare lo stringente abbraccio delle mie manette.

è fortunato. Oggi sono stato premiato con medaglia, assegno e licenza mensile, per aver superato il record d’efficienza consistente in venticinque giorni di lavoro consecutivo.

I profani non possono comprendere quanto ciò sia difficile per il nostro equilibrio fisico mentale.

Non divaghiamo.

Lei dov’era all’ora del delitto?

Ha un alibi?

Confessa?»

 

Edoardo: -«Saluto deferentemente… »

Edith: -«Le comunico che da questo momento lei è sottoposto ad indagine giudiziaria tesa ad appurare fatti misfatti e contraffatti di cui quando.

Può usare lo strumento telefonico per contattare persona atta a ricevere formulazione completa dei suoi attuali problemi giuridici.

Trenta secondi a partire da ora.

Via.

Trenta secondi trascorsi.

Lei non vuole o non può addivenire ad una soluzione compromissoria, pertanto… »

 

Edoardo: -«Mi allontano dall’ufficio… »

Edith: -«Formalmente, ufficialmente, gerarchicamente, mi corre veloce, espresso, rapido, il compito di informarla, obbligarla, costringerla a non lasciare il suolo nazionale, non allontanarsi dal territorio regionale, presenziare dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba nei limiti geografici del comune di residenza, non uscire dall’abitazione ad hoc, ad acta, ad limitum, delineata dai nostri hic haec hoc.»

 

Edoardo: -«Confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Non sarei sopravvissuto alla delusione del triste inganno.

Quindi? Ed allora?

Cosa fare?

Ho preso pesantemente posto sulla poltrona accanto al telefono, ho sbirciato oltre il balcone per rassicurarmi d’essere solo, ho aperto il quaderno -con in copertina un epitaffio per Vasco- che funge da agenda, sgualcito, lacerato, abraso, schizzato di birra, pomodoro, insetticida, bruciacchiato da mozziconi di sigarette e residui di zampironi, scarabocchiato con disegni prevalentemente a spirali e losanghe, con gli angoli palesemente umettati e riumettati, insalivati, sputacchiati: l’agenda rubrica telefonica.

Tra i nomi, le sigle, le abbreviazioni, i soprannomi, i doppioni, le notazioni estemporanee, le cancellature, i rimandi, nessun altro all’infuori di me è mai stato in grado di decifrare il codice atto ad abbinare un numero telefonico ad una persona.

Per me è banale.

L’utilizzo come se fosse un album di fotografie.

Ad ogni pagina corrisponde l’immagine di un ricordo di gruppo: A/B/C, 1961, la posa canonica fatta scattare dall’Istituto Scolastico qualche giorno prima dell’esame di maturità a ricordo della classe terza A.

Il secondo in alto a sinistra, dietro il Preside, non saprei più dire come si chiami, ma di lui non mi sfuggono né le sembianze, né le caratteristiche intellettuali.

Il recapito telefonico che cercavo era al centro della parte inferiore destra, scritto in rosso, nella pagina D/E/F.

Già, infatti, si chiama Domenico.

Le assurdità dei nostri genitori a proposito dei nomi imposti -affibbiati- agli indifesi bambini, non hanno mai finito di stupirmi.

Non che oggi la situazione generale sia priva di critiche ed obiezioni, ma loro, negli anni trenta, quaranta e cinquanta, brillavano per conformismo, ipocrisia, assuefazione…

La Domenica è femminile.

Domenico è maschile.

Benito chiamava il figlio Bruno, e loro imponevano il nome Bruno ai loro figli.

A Napoli tutti Gennaro, a Bari tutti Nicola.

Gli ho telefonato…»

Edith: -«Domenico, mi è accaduto questo, questo, questo e quest’altro.»

Un uomo: -«’Overo! Tu che dici!

Ti mando subito un giornalista. Arò stai?

Vabbuo, vabbuo, aspetta nu quart d’ora.

Tienimi informato se ci sono sviluppi.

Salutami a … a coso… sì a Tonino.

T’abbraccio.»

Il Dispari 20200803 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200803

 

 

DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

 

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Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200803

Il Dispari 20200803

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Terza puntata. Le prime due puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio 2020.

 

PARTE SECONDA – Il diario di Bruno

Secondo giorno

 

Edoardo: -«Venerdì 6 Agosto…

Circa mezzanotte, squilla il telefono.

Un’ora insolita per tutto.

Nessuno chiama al Bar a quest’ora per ordinare un caffè.

Gilda dorme da due ore.

I figli non mi telefonano mai, poiché i soldi sarebbero l’unico motivo e, quelli, li possono prendere solo venendo personalmente.

Gli sbadati che confondono il mio numero con l’altro simile della rivendita di bombole gas, non hanno mai chiamato dopo le undici di sera.

Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani, Commercialista, Avvocati, Banche, Fornitori, Cafi, Evi, Sip, Telecom, Tim, Wind, chi più chi meno non mi sembrano…

Al mio solito ho risposto dicendo: chi è?»

Edith: -«Siamo la banda del Torchio.

Maradona sta con noi. Sta bene… »

Edoardo: -«Ah, voi siete gli stronzi che hanno rubato la fotografia. Figli di puttane e nipoti di puttanone… »

Edith: -«Se lo vuoi devi pagare.

Mille euro… »

Edoardo: -«Stronzo, merda umana, figlio di zoccola e nipote di zoccolona, con la fotografia sai che ci fai? La metti nel cesso e la guardi quando ti pulisci il culo, rotto di stronzo ricchione figlio e nipote di puttana che sei.»

Edith: -«Come? La fotografia di Maradona nel cesso?»

Edoardo: -«In mano a te o nel cesso è la stessa cosa, stronzo.»

Il Dispari 20200803

Terzo giorno

 

Edoardo:-«Sabato 7 Agosto…

I miei primi pensieri stamattina sono stati dedicati alla richiesta di riscatto.

Avrò dormito sui chiodi tanto mi sono sentito in fibrillazione.

I pori schizzavano sangue bollente, non sudore.

Cosa fare?

Avrei voluto affrontarli.

Magari fingendo un cedimento alle loro richieste.

La vocina della vecchia saggezza popolare mi ha stoppato sottovoce, ricordandomi che i vigliacchi sono sempre vigliacchi.

Ed allora? Cosa fare?

Ho, per un attimo, pensato di rivolgermi ai gendarmi.

La Patria paga un Servizio Difesa Cittadini (SEDICE).

Io sono italiano, cittadino, contribuente ed usufruttuario della severa struttura gerarchica predisposta a tale scopo.

è tutto semplice: mi presento allo sportello, declino le mie generalità, espongo il crimine di cui sono stato vittima e l’ulteriore successivo tentativo d’estorsione, saluto deferentemente, mi allontano dall’ufficio e confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Semplice?

Dovrebbe.

Potrebbe.

Ma non è.

Nella realtà, a tale successione di propositi possono seguire questi accadimenti:

MI PRESENTO ALLO SPORTELLO…»

Edith: -«L’orario di apertura al pubblico dell’ufficio SEDICE addetto  alle pratiche di:

AGGRESSIONI

FURTI

SCIPPI

STUPRI

VIOLENZE

MINACCE
RICATTI
SEQUESTRI
TRENTATI OMICIDI
OMICIDI
STRAGI

è dalle ore NOVE alle ore NOVE E TRENTA di tutti i lunedì dispari dei mesi pari degli anni bisestili.

La Sede Operativa d’ogni relativo previsto Sportello sarà comunicata, a mezzo organi d’informazione, almeno venticinque giorni prima.»

Edoardo: -«Vuol dire dover leggere tutti i giornali e guardare in contemporanea le trasmissioni televisive di tutte le emittenti operanti nell’etere nazionale, per ventiquattro ore il giorno. A partire da un lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile, fino al venticinquesimo giorno precedente il successivo lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile.

Il Dispari 20200803

DECLINO LE MIE GENERALITA’… »

Edith: -« Lei è?…

Di?…

E di?…

Nato a?…

Il?…

Residente a?…

Dal?…

Domicilio?…

Dal?…

Titolo di studio?…

Conseguito il?…

Presso l’Istituto?…

Con voto finale?…

Professione?…

Iscritto al?…

Sesso?…

Dal?…

Situazione familiare?…

Figli?…

Figlie?…

Figliastri?…

Documento di riconoscimento?…

Numero?…

Rilasciato da?…

In data?…

Codice fiscale?…

Rilasciato da?…

Il?…

Segno zodiacale?…

Ascendente?…

Autocertificazione di esistenza in vita alla data?…

Di?…

Rilasciata da?…

Il?… »

 

Una voce:-«N.B. Tutte le caselle devono essere riempite espressamente alla presenza del nostro funzionario.

Non sono permessi né lettura di appunti, né tanto meno telefonate di conferma od informazione.»

Edith:-«Fra tutti i questionari perfettamente rispondenti ai dati posseduti presso il nostro Archivio Noti e Notizie (ARNONO) verranno estratte a sorte alla presenza di un Funzionario Alto Profilo Notarile (FAPRONO), di un Rappresentante della Comunità Difesa Popolare (CODIPO) e di sette Delegati Partiti Parlamentari (DEPAPI), DUE profili di generalità che saranno ammesse alla successiva Sessione Informazione Criminale (SEICRI) che si terrà (se sarà possibile) a Parlamento riunito in sessione plenaria, da quarantacinque a centocinquanta giorni dopo che saranno stati giudicati gli eventuali ricorsi alla graduatoria da presentare entro sette anni sette mesi sette giorni e sette ore dalla data di affissione all’Albo Pretorio della Comunità Europea Criminologia (CEP).

Si ricorda altresì che la Commissione ad hoc verrà nominata per sette quindicesimi dai ricorrenti, per sei quindicesimi da FAPRONO e per un quindicesimo dai provvisori assegnatari dell’ammissione al SEICRI.

Per completezza d’informazione si ribadisce in giorni illimitati la scadenza di cui prima, durante e dopo l’informativa passata presente futuribile postuma ed estinta.»

 

Una voce: -«N.B. Le tasse d’iscrizione sono forfetariamente determinate in un euro al giorno, sette euro alla settimana, trenta euro al mese, trecentosessantacinque euro e venti centesimi all’anno (Secondo la tradizione  di Pulcinella), da versare anticipatamente con vaglia postale scortato da almeno due guardie giurate armate e provviste di giubbotti antiproiettili, intestato a NOI PER VOI Casella postale 61FE SCALOGNA SCALO ITALIA.»

 

Edoardo: -«ESPONGO IL CRIMINE DI CUI SONO STATO VITTIMA E L’ULTERIORE SUCCESSIVO TENTATIVO D’ESTORSIONE… »

Edith: -« Mi dica.»

Edoardo: -«Sono stato derubato di…»

Edith: -«Come fa ad affermarlo?»

Edoardo: -«Ho poggiato la foto sul cavalletto… »

Edith: -«Sia preciso, pony, da tiro, da corsa? Specifichi meglio. Trotto o galoppo?»

Edoardo: -«Cavalletto di pino siberiano incardinato… »

Edith: -«Struttura ecclesiastica cattolica?

Cardinale Russo?

Chiarisca.»

Edoardo: -«Con chiavarde… »

Edith: -«Moderi i termini se non vuole assaporare lo stringente abbraccio delle mie manette.

è fortunato. Oggi sono stato premiato con medaglia, assegno e licenza mensile, per aver superato il record d’efficienza consistente in venticinque giorni di lavoro consecutivo.

I profani non possono comprendere quanto ciò sia difficile per il nostro equilibrio fisico mentale.

Non divaghiamo.

Lei dov’era all’ora del delitto?

Ha un alibi?

Confessa?»

 

Edoardo: -«Saluto deferentemente… »

Edith: -«Le comunico che da questo momento lei è sottoposto ad indagine giudiziaria tesa ad appurare fatti misfatti e contraffatti di cui quando.

Può usare lo strumento telefonico per contattare persona atta a ricevere formulazione completa dei suoi attuali problemi giuridici.

Trenta secondi a partire da ora.

Via.

Trenta secondi trascorsi.

Lei non vuole o non può addivenire ad una soluzione compromissoria, pertanto… »

 

Edoardo: -«Mi allontano dall’ufficio… »

Edith: -«Formalmente, ufficialmente, gerarchicamente, mi corre veloce, espresso, rapido, il compito di informarla, obbligarla, costringerla a non lasciare il suolo nazionale, non allontanarsi dal territorio regionale, presenziare dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba nei limiti geografici del comune di residenza, non uscire dall’abitazione ad hoc, ad acta, ad limitum, delineata dai nostri hic haec hoc.»

 

Edoardo: -«Confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Non sarei sopravvissuto alla delusione del triste inganno.

Quindi? Ed allora?

Cosa fare?

Ho preso pesantemente posto sulla poltrona accanto al telefono, ho sbirciato oltre il balcone per rassicurarmi d’essere solo, ho aperto il quaderno -con in copertina un epitaffio per Vasco- che funge da agenda, sgualcito, lacerato, abraso, schizzato di birra, pomodoro, insetticida, bruciacchiato da mozziconi di sigarette e residui di zampironi, scarabocchiato con disegni prevalentemente a spirali e losanghe, con gli angoli palesemente umettati e riumettati, insalivati, sputacchiati: l’agenda rubrica telefonica.

Tra i nomi, le sigle, le abbreviazioni, i soprannomi, i doppioni, le notazioni estemporanee, le cancellature, i rimandi, nessun altro all’infuori di me è mai stato in grado di decifrare il codice atto ad abbinare un numero telefonico ad una persona.

Per me è banale.

L’utilizzo come se fosse un album di fotografie.

Ad ogni pagina corrisponde l’immagine di un ricordo di gruppo: A/B/C, 1961, la posa canonica fatta scattare dall’Istituto Scolastico qualche giorno prima dell’esame di maturità a ricordo della classe terza A.

Il secondo in alto a sinistra, dietro il Preside, non saprei più dire come si chiami, ma di lui non mi sfuggono né le sembianze, né le caratteristiche intellettuali.

Il recapito telefonico che cercavo era al centro della parte inferiore destra, scritto in rosso, nella pagina D/E/F.

Già, infatti, si chiama Domenico.

Le assurdità dei nostri genitori a proposito dei nomi imposti -affibbiati- agli indifesi bambini, non hanno mai finito di stupirmi.

Non che oggi la situazione generale sia priva di critiche ed obiezioni, ma loro, negli anni trenta, quaranta e cinquanta, brillavano per conformismo, ipocrisia, assuefazione…

La Domenica è femminile.

Domenico è maschile.

Benito chiamava il figlio Bruno, e loro imponevano il nome Bruno ai loro figli.

A Napoli tutti Gennaro, a Bari tutti Nicola.

Gli ho telefonato…»

Edith: -«Domenico, mi è accaduto questo, questo, questo e quest’altro.»

Un uomo: -«’Overo! Tu che dici!

Ti mando subito un giornalista. Arò stai?

Vabbuo, vabbuo, aspetta nu quart d’ora.

Tienimi informato se ci sono sviluppi.

Salutami a … a coso… sì a Tonino.

T’abbraccio.»

Il Dispari 20200803 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200803

 

Il Dispari 20200727

Il Dispari 20200727

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Seconda puntata. La prima puntata è stata pubblicata il 17 luglio 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Edoardo: -«Giovedì 5 Agosto…

Alle dodici, come tutte le mattine, ho posizionato, tra la nuova insegna del locale “Da Gilda Snack Bar”, ed il bordo del marciapiede, il solito cavalletto con… ».

Edith: -« Gli inviti pubblicitari del giorno:

 

“Oggi ravioli con caciotta di pecore cilentane.”

“La mia pizza è migliore della tua.”

“Solo un pazzo non beve il nostro Vinazzo.”

“Vinazzo, il vino del… ”

“Maradona è meglio e Pelé, venite a bevere un tè.”

 

In bella vista una maxi foto, 40X60.»

Edoardo: -«Mostra il Pibe mentre si accinge a  tirare un calcio di punizione.

Barriera superata.

Incrocio dei pali.

Portiere incredulo.

Palla nel sacco.

Cinquantaseimila urli.

Goooool.

Centododicimila mani applaudenti.

Goooool. Goooool.

Sei milioni di cuori in subbuglio.

Pum pum pum

Goooool. Goooool. Goooool.

Una sola canzone: “Maradona è meglio e Pelé”

Goool

Goool

Goool.

10 Maggio 1987, chi c’era non potrà dimenticare.

Io c’ero.

Messe in disparte, accantonate, dimenticate tutte le vergogne della nostra atavica inciviltà, ogni mortificazione della nostra servile accondiscendenza, gli slanci eroici dei nostri falliti assalti ai criminali soprusi, il vilipendio continuo delle nostre tradizioni, il nostro essere un popolo cittadino con tutti capi e nessun padrone -tutti compari e nessun amico-, la miseria del nostro dolore incompreso, la mortificazione permanente della gente senza diritti e senza rispetto per le leggi, gool, Diego è grande, noi siamo campioni, il Pibe è il meglio, noi usciamo tutti dai ghetti dai vasci dai fossi.

Il 10 Maggio 1987, all’invasione pacifica, alla festa della festa, c’eravamo tutti da tutti i vicoli e da ogni quartiere.

Sfilarono i contrabbandieri di Santa Lucia, i femminielli dei Gradoni di Chiaia, i mariuoli dei Cagnazi, gli avvocati dei Quattro Palazzi, i politici di Piazza Municipio, i cozzicari di Mergellina, i pescivendoli, i medici, gli ambulanti, bambini e mamme ciascuno per proprio conto.

Mancavano soltanto le Frecce Tricolori, il Presidente della Repubblica, il Papa e Bin Laden, ognuno per un valido motivo.

10 Maggio 1987.

La foto di Diego mentre calcia una punizione dal limite dell’area di rigore, con la maglia azzurra che non si fregia ancora dello scudetto sul petto.

La sfera, accarezzata dal superbo piede di un mito, si alza da terra insieme ad un unico filo d’erba, si dirige verso gli avversari che, saltando, tentano di intercettarla, li sfiora superandoli, si allontana dalla nutrita barriera posta a protezione dell’angolo indifeso della rete. Il portiere rimane immobile, esterrefatto, intanto che la palla senza fretta, rotolando dolcemente su se stessa come una perchia tra le alghe smosse dall’onda di marea, telecomandata, s’insacca baciando beffarda l’incrocio dei pali.

Goool.

Goool:

Alle dodici, come tutti i giorni da un mese circa, l’ho sistemata sul cavalletto leggio.

Due ore dopo, esattamente alle13,45 la foto non era più al suo posto.

Rubata.

Ho scelto, in un primo momento, di continuare ad agire fingendo di non essermene accorto: fare buon viso a cattivo gioco, al fine di superare nel miglior modo possibile la rabbia che mi opprimeva per l’impotenza verso la loscaggine inaudita ormai in pieno sviluppo finanche nei nostri luoghi a carattere ludico. Ho privilegiato, in maniera concreta, la necessità di superare con un breve stallo l’attesa di una improbabile favorevole soluzione.

Forse il palo era stato quel giovane, circa venticinque anni e spiccato accento foriano, quasi panzese, il cui gomito sinistro si mostrava completamente ricoperto da un tatuaggio a forma di ragnatela gigante.

Può darsi che sia entrato nel bar per distogliere la mia eventuale attenzione dal luogo del misfatto… »

Edith: -«Un caffè.»

Edoardo: -«Per costringermi in una zona del locale dalla quale non sarei stato in grado di controllare il leggio con la foto. Quindi, a cosa fatta, un cenno d’intesa con il compare, e tutto è filato liscio.

Il fesso sono stato io.

Tuttavia mio nonno diceva sempre che “Alla fine della guerra si contano i morti.”

Oggi e stata la mia Pearl Harbour.

Il mio giorno 5/08… e l’americano 6/01/1941 sono fratelli gemelli.

Mariuolo fetente, ti schiatterò la testa.

Ti farò fare la fine dei Kamikaze giapponesi… BONSAI, e giù in picchiata nell’aria che luccica.

 

Nel primo pomeriggio, in contrapposizione alla finzione precedente per la sterile acquiescenza all’azione inqualificabile della truce canaglia, ho riempito, platealmente, lo spazio lasciato vuoto dal furto con la scritta:

 

QUI C’ERA LA FOTO

DI MARADONA

RUBATA IL 5/08…

ALLE ORE 13.

Da quel preciso momento, oltre ogni mia aspettativa, in poche ore, centinaia di persone si sono fermate a leggere e commentare.

Incredibile.

Una processione che non pregava “Pace” ma che voleva ordinare “Vendetta”.

Tanta, tanta gente si è fermata a leggere!

Più guardavo la scena della incredibile fila, lunga come all’ufficio postale nei giorni programmati per i pagamenti delle tasse (quasi sempre), e più mi assillavano precisi particolari di un  ragazzotto tatuato.

Era circa l’una, il giovane dall’accento panzese, con una ragnatela scura tatuata sul gomito sinistro, aveva bevuto un caffè, aveva pagato senza fretta e, uscendo, si era soffermato un battito di ciglia, niente di più, a guardare l’altra foto di Maradona che giganteggiava tra i liquori e gli sciroppi.

Un caso?

I casi sono due, o era un complice del ladro, oppure era stato il suo inconsapevole grimaldello.

Però, lo ricordo nitidamente, una volta giunto sul marciapiede, vicino all’insegna, ha alzato il braccio ed ha salutato ad alta voce una persona in movimento sull’altra parte della strada.

Un conoscente?

Un caso?

I casi sono due, o il conoscente era il mariuolo, oppure non lo era.

Ed allora?

Se il conoscente che lui salutava con ostentazione fosse stato il mariuolo, presumibilmente egli non ne era il complice, poiché, nell’ipotesi di correità avrebbe senza dubbio evitato il gesto che li accomunava.

Ugualmente, nel caso in cui mariuolo non fosse stato il conoscente, il suo saluto non lo indiziava di complicità nel furto.

Quindi i casi non sono due, ma uno: il giovane tatuato non è stato il complice del conoscente mariuolo.

Perché è chiaro che il ladrone non è stato l’uomo salutato.

Mariuolo fetente, ti schiaccerò le tonsille passandoti un braccio dal culo.

Ti farò fare:

 

BONSAIIIII

 

settantuno volte con la testa di cazzo contro una corazzata americana nell’oceano Pacifico.

05/08… inizia la mia guerra al vigliacco furfante cornuto.

Il Dispari 20200727

Maradona

Il Dispari 20200727

Luciana Capece tradotta da Liga Sarah Lapinska

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” propone, in anteprima per la pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, una poesia di Luciana Capece selezionata per far parte dell’Antologia “Arte Altrove”, di prossima pubblicazione con i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi, che sarà presentata in occasione di un evento DILA in programma nella rassegna internazionale Bookcity di Milano (11-15 novembre p.v.). La traduzione in lingua lettone è della poetessa Liga Sarah Lapinska.

SAGGEZZA POETICA

Spazio nella memoria dei Sommi

per ricercar nell’atavica storia

grande umanità da inseguire,

nello struggente amore amato

e prigioniero dell’infinito.

 

Note critiche e tele di parole

cavalcano la palma del sonetto,

per remare tra le onde del cuore

nel più caldo processo liberatorio.

 

Dove la creazione, giovane creatura,

nel deposito del dominio mentale

nè sigilla il vanto della CULTURA.

 

Differenza emblematica,

posta ad allegorica espressività

per illuminare il semaforo dell’essenza!

 

Basico ponte è il discorso conservatore,

per incontri di variegata filosofia,

< cassaforte di segreti e d’iconica intelligenza.>

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SAGGEZZA POETICA

Tradotta in lettone dalla poetessa

Liga Sarah Lapinska

Dzejiskais viedums

Kosmoss vecajo atmiņā
vēsturi atavisko izzinot,
cilvēce plašā, sekotāji
mīlestībā, kura mīlošo sadragā,
kurš ir kā ieslodzītais bezgalībā.

Kritiskas piezīmes un vārdu drēbe,
greznojot sonetu vainagu,
lai ,sirds asiņu viļņos paliekot,
atbrīvošanas procesā sasiltu.

Notiekot radīšanai, kāda jauna būtne
gara valstībai ir krājumā,
KULTŪRAS būtības apzīmogota.
Atšķirība ir simboliska,
un izsacīta kā alegorija,
lai eksistenciālo luksoforu izgaismotu!

Kā pamats – konservatīva diskusija,
lai tiktos daudzveidīgā filosofijā,
kura glabā droši kā seifā gudrību ikonisku.

.Il Dispari 20200727

 

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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