GISELA JOSEFINA MONTILLA LÓPEZ

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GISELA – LA PERSONA

Donna caratterizzata da una cospicua varietà e pluralità d’interessi, nonché da eccezionali abilità.
Questa, sinteticamente, è l’incantevole Gisela Josefina Montilla López.
Cantante e lei stessa autrice dei suoi testi, danzatrice, annunciatrice, poetessa, scrittrice.
Personaggio eclettico dall’animo idealista, sentimentale, caloroso.
Talora una striatura di velata tristezza, flebilmente, struggentemente, intarsia il suo viso.
Chissà, il rimpianto per ciò che è trascorso e lontano, per le sue orgogliose radici, per la madrepatria, per il suo Venezuela.
Il rapporto sentimentale con le sue tradizioni natie è assai consistente, ben radicato, estremamente palese.
In realtà è un amore, un sentimento incommensurabile.
Il soffio vitale di Gisela profuma di emotiva sensibilità, intenso impulso amoroso, riguardosa considerazione per la vita, serena tolleranza.
Ipersensibile, non di rado le capita di sciogliersi in lacrime al cospetto della bellezza del Creato, di un’opera d’Arte, di un bambino che soffre.
Ovunque passi, Josefina lascia spumeggianti scie d’Amore.
Questa encomiabile Donna è un perpetuum mobile, non sta mai ferma.
È indefessamente impegnata nella Cultura, nel sociale, nella solidarietà, in tutto ciò che possa agevolare l’amicizia, la comprensione fra i popoli.
Il suo bon ton, coeso con la sua armonia e il suo dolce sorriso, è un istintivo passe-partout, vincente nei rapporti umani.
Gisela è una fucina di genialità, di creatività.
Lei ama l’esistenza e la sua incrollabile fede le ha permesso, le permette di superare i momenti più foschi.
La Venezuelana confida decisamente nelle virtù umane, in assenza delle quali non è dato esigere dal prossimo né amore né considerazione.
Spontaneità e senso della vita sono sostanziali per lei.
È idealista, riformatrice, innamorata dell’onestà e generosa.
La Montilla Lopez, incomparabile ed emancipata, predilige essere interprete della ribalta, tuttavia incessantemente indipendente.
Ha una forma mentis estesa, equilibrata, innovatrice, imparziale.

GISELA IN POESIA

Per Gisela la poesia è un elisir di lunga vita.
È la panacea universale quando il suo cuore stilla rosso dolore, un dolore terebrante inciso dalle parole che dilaniano, dagli oblii che centrifugano alla volta del baratro.
L’Artista venezuelana ha un intimo sole, ogni volta un sorriso avvincente, desiderio di una società migliore, di un’umanità più fiorente che mai, con le sue passionalità, festosità e serenità.
Lei è una creativa fuori dall’ordinario che riesce a convertire in poesia qualsiasi cosa che vede e reputa stimolante, come il riflusso di un’onda, le stelle, la linea del tramonto.
Nella sua poetica infonde amore, audacia.
La Caraibica si aderge di frequente nell’universo delle sue idee, e si riscatta in evoluzioni mentali, proiettando aneliti intensi e, ciononostante, ciò che la delinea travolgente e ottimista, è il ritorno sulla terraferma, tra gli Umani.
Ed eccola lì, a spargere tracce, nel modo in cui, dentro di lei, il tempo andato ha cesellato icastiche orme che nessuno potrà, in nessun caso, più eliminare.
Josefina è poetessa dall’espressione ultraterrena, ardente, emotiva, avvincente e affascinante, come lo sguardo delle donne del suo Venezuela, di quelle donne che sono l’autentico brand della gradevolezza, della festosità, della gentilezza.
La Lopez è la poetessa dell’inquietudine, del desiderio non compiuto, rimasto immobile, brumoso, come lei stessa versifica ne “L’universo siamo noi”, laddove comunica che la sua anima ancestrale transita su tutto il suo corpo, blandendo l’aria che respira, quando afferma, romanticamente e utopisticamente, che un arcobaleno possa inglobare un intero universo.
Le sue mani, prosegue, sono le impronte di una storia che fu.
Mare, Terra, Aria, sono una congiunzione fatale che colpisce con lo stiletto del desiderio appannato, per comprendere tutto ciò che le gravita all’intorno ed essere in grado di andare oltre quel che fu, che è e che sarà.
Gisela intuisce, auspicabilmente in un transitorio nichilismo, l’inefficacia della contesa (patente è il riferimento all’attuale situazione politica in Venezuela), poiché il vulnus resterà eternamente nella sua mente celeste, che la lambirà, ogni volta, per elargirle un po’ d’amore, buon senso e fantasioso tormento.
La poesia, per Gisela, è anche un potente strumento di denuncia della violenza sulla donna, troppo spesso martire di menti aberranti.

“MI HA VIOLATO”

Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide,
rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei,
gettò in preda all’Ade molte vite gagliarde d’eroi,
ne fece bottino dei cani, di tutti gli uccelli
– consiglio di Zeus si compiva – da quando prima si divisero
contendendo l’Atride signore d’eroi e Achille glorioso.
Ma chi fra gli dèi li fece lottare in contesa?

È l’invocazione con cui il poeta Omero chiede a Calliope di dargli la forza per narrare i fatti raccontati nel poema.
Calliope, la musa ispiratrice della poesia epica.
Poesia epica, ovvero dell’epos, della narrazione poetica di gesta eroiche.
E si direbbe che sia proprio la musa Calliope a dare la forza a Gisela Josefina, per concepire, per scrivere, per narrare il doloroso eroismo della protagonista della poesia:

“MI HA VIOLATO”

Allontanati da me, lasciami respirare.
Sei la fine di un orizzonte,
sei un destino senza futuro,
sei un tunnel senza uscita.

Esci da me.
Amore falso e ambiguo, parole che feriscono.
Un colpo, uno e un altro.
Manipolazione delle parole.

Esci da me.
Sei la spada che trafigge il futuro,
sei una pietra che fa male senza pietà.
Sei inconscio, sei immaturo,
sei la morte a guardarti in faccia.

Esci da me.
Un colpo, un altro e un altro.
Le preghiere sono congelate,
i sogni non si realizzano,
le speranze sono svanite.
Un colpo, uno e un altro.
Io non esisto per te.
La mia anima sanguina,
davanti al dolore impresso sul mio corpo.

Esci da me.
Le mie cicatrici parlano da sole.
Guardo il futuro, guardo il mio corpo nudo.
Ogni parte di me ha un dolore disegnato.
Cerco di nascondere le prove, truccandomi.

Esci da me.
Fingi spudoratamente
falsità di parole intelligenti.
Esci da me.
Oggi la mia voce vuole gridare: basta, basta…
ma non possono sentirmi,
perché piangono intorno a me.

È una commovente lirica di censura della violenza sessuale.
Versi che espongono un argomento che attualmente assilla e amareggia la società:
gli abusi sulle donne, martiri inermi di brutali follie.
La donna è un essere meraviglioso, naturalmente ben disposta ad amare.
La donna dà l’impressione di essere fragile, ma è perseverante, particolarmente in amore.
Questa creatura non dovrebbe in nessun caso essere sottoposta ad abuso, segnatamente dalla persona che ama, da quel soggetto con cui tutto condivide, in cui qualsiasi sogno ha riposto.
Violarla è l’andare in pezzi di quei sogni, è il trapasso di qualsiasi aspettativa, è gioia sbriciolata in angoscia, è amarezza.
Nondimeno lei persevera nel nutrire emozioni favorevoli nei confronti del suo aguzzino, fino all’afflato finale.
È questa una poesia epifanica del conflitto intimo della vittima, il suo crudele, umano dolore, il suo tormento.
La Musa dei Caraibi raggiunge con delicatezza e nitidezza le trepidazioni umane più impenetrabili e dilanianti, la reclusione e la sensazione di vacuità dell’anima della vittima.
Gisela conduce il lettore nelle tortuosità di uno degli aspetti più complessi del malessere della società attuale.
“MI HA VIOLATO” produce un’eco per tutte quelle donne che sperimentano un patimento analogo.
La poetessa padroneggia una tecnica espressiva in cui cadenza e armonia si amalgamano a meraviglia, tanto da delineare versi scanditi ed elegantemente musicali.
Versi scanditi sui battiti del cuore.

GISELA NELLA PROSA

Nel presente testo la letterata venezuelana, Gisela Josefina Mantilla Lopez, con istintiva, irriflessa disinvoltura, esterna incondizionatamente, assolutamente, la propria, intima emotività nei confronti di quei martiri, escludendo qualsiasi distinzione di sesso, che hanno subito abusi, efferatezze, tanto nelle facoltà intellettive quanto nella sovranità del proprio corpo.
Gisela definisce questa storia “una piccola storia”, dal momento che raccoglie, in forma sintetica, un avvenimento a tal punto intollerabile per un essere umano, che la facoltà di giudizio e la sensibilità dell’autrice hanno preferito cassare qualsiasi minuta circostanza che fosse stata in grado di provocare un profondo turbamento nell’emozionalità del pubblico.
Questa “piccola storia” assume successivamente la forma, la struttura di una “grande storia”, considerando che è una hot topic che, epocalmente, persiste nella falcidia di vittime, che crescono in numero ogni giorno, con una deturpazione spirituale, con un oltraggio psichico che non consentono loro di sopravvivere.
Tanti individui (uomini, donne e bambini) hanno lasciato questa vita in assenza di qualsiasi loro dichiarazione di validità giuridica o storica in merito, un quid appropriato ad attenuare ad memoriam questo loro dolore, ma eternamente catturato dall’oblio.
L’autrice mette in inchiostro, comunica con radicale, eccezionale franchezza, identificandosi in quella ragazzina ferinamente depredata del suo candido giglio, delle sue fantasie che ancor non conoscono il male, dei suoi balocchi.
E ancora, l’autrice si identifica in quella ragazzina che adesso alza il tono della voce per farsi sentire, per denunciare la sua turpe vicenda.
La scrittrice amorevolmente, sensibilmente auspica che qualcosa prenda l’aire e raggiunga l’emotività del genere umano, a volte ignaro, a volte dolosamente, ignobilmente sordo.
Gisela anela appassionatamente che alcune cose migliorino nelle persone, sotto l’aspetto morale e spirituale, fino a consentire ai cuori di aprirsi alla solidarietà e all’ottimismo, abiurando il tassello empio del mosaico umano e lasciandolo cadere, irrevocabilmente, nell’insondabile oblio di quelle tenebre in cui, per nessuno, sia più possibile recuperarlo.
“Sono stata violentata” di Gisela Josefina Montilla Lopez, è una storia che si distingue per la sua essenziale chiarezza, originalità, attenzione e intensità.
La scrittura è fluente e definita, la psicologia è esauriente, qualsiasi vocabolo è ben collocato, l’insieme è narrato con eleganza emotiva, efficace e possente.
È una storia vibrante, intimamente impressionante che non può e non deve lasciare indifferenti.

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Bruno Mancini

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