Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220620

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Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

Anniversario in casa DILA per il “CAPO” e la “CAPA”

Semplicemente succede

Lui mi stava antipatico. Si buttava addosso mentre ballavamo un lento.

Gli dissi “Non mi piace ballare così”.

Lei mi disse “Non mi piace che balli così”. Le risposi “Allora ciao”.

è cominciata così con una schermaglia estemporanea la storia che ancora oggi, dopo 56 anni, tiene legati Bruno e Rosalba, prova provata che non sempre le coppie che fanno un lungo percorso insieme hanno una perfetta consonanza di carattere.

Le anime di gemelle si amano? Sì certo. Ma ciò è ugualmente vero per le anime diverse e scompaginate  che nel continuo confronto quotidiano della loro differente idea del mondo trovano alimento per un viaggio di vita insieme in barba ai pronostici iniziali.

Rosalba da quel balletto galeotto andò via irritata e nervosa.

Bruno… non si sa se in quel momento abbia deciso di provarci ancora o di lasciar perdere, poi glielo chiederemo.

Sicuramente qualcosa è successo di proficuo tra i due. Sembra che lui poi incontrandola le abbia chiesto “vuoi diventare la mia donna?”

Chissà lei cosa rispose. Inutile chiedere alla dama schiva.

Però tre figlie e 56 anni di matrimonio fanno pensare che qualche sì, se non quel giorno, sia stato detto.

Tre figlie e tanta strada insieme sempre fedelmente incrollabilmente radicati alla loro identità.

Toro e pesci, terra e acqua.

Lei ha visto albe ad ogni risveglio.

Lui più albe prima di dormire.

Bruno rompe gli schemi.

Rosalba ama l’ordine costituito.

Lei è stanziale. Lui vorrebbe vivere in una roulotte in giro per il mondo.

Non cercare alchimie nella coppia.

Semplicemente succede.

 

Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

Premio internazionale OTTO MILIONI

ideato da Bruno Mancini, dedicato al Comm. Agostino Lauro, organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” in collaborazione con la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e con l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa

Undicesima edizione- 2022

Sono 50 le opere di arti grafiche che, tra le oltre 200 iscritte, sono state selezionate per partecipare alla fase finale del premio e che potrete votare sul web fino al 10 settembre 2022 cliccando su https://www.emmegiischia.com/wordpress/arti-grafiche-finaliste-premio-otto-milioni-2022/

 Provenienti da 19 Nazioni <Armenia, Cile, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, India, Iran, Israele, Italia, Lettonia, Maldive, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Ucraina, Ungheria, Venezuela, Vietnam>, ecco l’elenco completo degli Artisti finalisti: Abu Pashaev, Aida Turrini, Ajub Ibragimov, Alessia Gaveglia, Amirbek Ismailov, Anastasia Lesyuk, Arif Azad Painter, Artur Gevorgyan, Dina Banay Babay, Dita Dīķe, Èda Gyenis, Elizabete Blūma, Ēriks Bāris, Fabaries Vasquez, Fatima Daudova, Florenza Lessa, Giusy Donini, Indulis Zālīte, Irina Befa, Irinel Daniel Iacob, Janis Drozdovs, Kārlis Dobrājs, Le Hai Linh, Lev Karnauhov, Liga Sarah Lapinska, Loris Giorgini, Magomed Zakriev, Mark Illukpitiya, Maurizio Pedace, Melinda Horvath, Miguel Pinero, Milena Petrarca, Mirjana Milanovic, Nunzia Zambardi, Pini Goldstein, Puransingh Jhala, Raimonds Spundzāns, Rolands Krišjāns, Safa Bn Quadro, Sergey Kyrychenko, Soledad Lamas Gonzalez, Sulumbek Idrisov, Tomas Fernandez, Vera Roke, Vidma Wait, Vija Laganovska – Birkova, Yair Aharon, Yuri Serebryakov.

Nelle prossime edizioni di questa pagina pubblicheremo tutte le 50 opere finaliste.

Complementi a tutti gli Artisti… e vinca il migliore.

Il Dispari 20220620 – Redazione culturale DILA

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Mauro Montacchiesi “legge” la poesia “A Casablanca” di Bruno Mancini ·

Dalla raccolta “Non sono un principe”

Poesie di Bruno Mancini

https://www.emmegiischia.com/wordpress/promo-uno/

A Casablanca

Questa, di Bruno Mancini, è una lirica autobiografica, sintetica riflessione del suo universo in potenza.

Il costante incrociarsi di gradi d’individualità, con congetture e rappresentazioni allegoriche, dà l’impressione di blandire un desiderio distante, un’aspettativa che non sarà in nessun caso verità (Apro il sipario sui mondi paralleli …), un’illusione di paradiso che si consuma più in là della prospettiva fallace di un’esile realtà.

Per il vate, le farfalle, negli attuali giorni d’inerzia e di aspettative, appaiono come in controluce (istanza di tenerezza e passionalità) tra i cristalli di Murano.

Il suo buio si presenta angosciato da sopori lancinanti, da selvaggi ardori di mettere in moto la propria energia.

Le farfalle filigranate, i sopori lancinanti, i selvaggi ardori, questa la sintesi allegorica dei suoi giorni, delle sue notti.

ll di là da venire, il tempo andato, al momento non si arrestano, con intenso vigore propulsi all’esterno da struggenti afflati, da ciò che è in fieri. Il cantore alza la cortina su universi convergenti, fatti di “patatine fritte (mancanza di comprensione da parte di …) e birre popolari (Gli amici)”.

E in quegli universi individua un’etera (una relazione sentimentale molto saltuaria) sprovvista di alterigia, alle spalle di un flat screen.

Come da un remotissimo creato, il suo tono metafisico vocalizza: “Amor, amor…”.

Il cantore avvolge aspettative e disillusioni, in un piego piombato, il cui ricevente è la potenza misteriosa e invincibile del suo stesso fato.

Bagna superficialmente la linguella di cerniera, passa i confini in un convenzionale bollettino che dà il titolo che non c’è solennità a Casablanca.

A Casablanca, vale a dire transitoria, ma impellente necessità di considerazione che, verosimilmente, al momento non c’è.

I ricordi sono compressi, eccessivi.

L’ischitano non più luccica di fervori.

Si percepisce, si descrive sgradevole corsaro.

Le reminiscenze sono una masochistica crudeltà, una “ruota della tortura” di manzoniana memoria:

Condotti al luogo del patibolo, le siano dal carnefice con una ruota ben ferrata spezzate a uno a uno tutte le ossa principali del corpo del cranio della testa in poi, …

<Dalla grida del 7 agosto 1630, contro gli untori, firmata da Antonio Ferrer> – (I Promessi Sposi).

Il poeta postula un bilancio esistenziale tra passioni (sentimenti) e delusioni (frustrazioni), tra gemme (gioie), tempeste (gravi sconvolgimenti) e inganni (trame altrui a suo danno).

E continuerà a postulare quel bilancio esistenziale, con nichilistica emozione, fino a quando la folle apoteosi di una sua poesia si trasformerà in una farfalla incastonata sul girotondo (malinconia per i ricordi) opaco di una coppa.

La coppa, ovvero uno stato di coscienza in cui l’uomo, il vate, vuole tornare alla simbiosi con il cosmo.

E’ un sentimentalismo evanescente, permeato di velata tristezza, di commovente malinconia, provvisto di ragguardevole creatività.

Bruno Mancini è instancabilmente autentico, affascinante, incessantemente simbiotico al personalismo umano e umanistico dell’esclusivo periodo che vive, verosimilmente, nel momento della stesura del testo.

Dalla raccolta “Non sono un principe”

A Casablanca

Farfalle filigranate
in vetri di Murano
questi giorni di stasi e di attese
queste notti di sonni convulsi,
brutali desideri di muovere la vita.
E ancora non si fermano,
pensieri endecasillabi,
domani, ieri,
sbalzati fuori del presente.
Apro il sipario
sui mondi paralleli
tra patatine fritte e birre popolari,
scovo puttana priva di spocchia
dietro lo schermo piatto
-come da un altro mondo
la sua vocina aliena
sberleffa
“Amor, amor…”-,
accartoccio speranze e delusioni
in plico sigillato
destinatario “Il mio destino”,
umetto la linguella di chiusura
-sigillo gli fu negato-,
sconfino nel banale
lì dove un notiziario intitola
che non c’è festa a Casablanca.
Spiaccicata
scandalosa memoria,
non più brillo d’entusiasmi,
contro me stesso, trucido pirata,
incatenate anamnesi
alla ruota della tortura,
vorrò misura saldo
tra passioni e delusioni,
gemme
tempeste
inganni,
fin quando in sconveniente epilogo
folle apoteosi d’una mia poesia
sarà farfalla incastonata
-mosaico decorativo-
sul girotondo opaco di una coppa.

Premio internazionale OTTO MILIONI

ideato da Bruno Mancini, dedicato al Comm. Agostino Lauro, organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” in collaborazione con la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e con l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa

Undicesima edizione- 2022

Sono 50 le opere di arti grafiche che, tra le oltre 200 iscritte, sono state selezionate per partecipare alla fase finale del premio e che potrete votare sul web fino al 10 settembre 2022 cliccando su

https://www.emmegiischia.com/wordpress/arti-grafiche-finaliste-premio-otto-milioni-2022/

Provenienti da 19 Nazioni <Armenia, Cile, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, India, Iran, Israele, Italia, Lettonia, Maldive, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Ucraina, Ungheria, Venezuela, Vietnam>, ecco l’elenco completo degli Artisti finalisti: Abu Pashaev, Aida Turrini, Ajub Ibragimov, Alessia Gaveglia, Amirbek Ismailov, Anastasia Lesyuk, Arif Azad Painter, Artur Gevorgyan, Dina Banay Babay, Dita Dīķe, Èda Gyenis, Elizabete Blūma, Ēriks Bāris, Fabaries Vasquez, Fatima Daudova, Florenza Lessa, Giusy Donini, Indulis Zālīte, Irina Befa, Irinel Daniel Iacob, Janis Drozdovs, Kārlis Dobrājs, Le Hai Linh, Lev Karnauhov, Liga Sarah Lapinska, Loris Giorgini, Magomed Zakriev, Mark Illukpitiya, Maurizio Pedace, Melinda Horvath, Miguel Pinero, Milena Petrarca, Mirjana Milanovic, Nunzia Zambardi, Pini Goldstein, Puransingh Jhala, Raimonds Spundzāns, Rolands Krišjāns, Safa Bn Quadro, Sergey Kyrychenko, Soledad Lamas Gonzalez, Sulumbek Idrisov, Tomas Fernandez, Vera Roke, Vidma Wait, Vija Laganovska – Birkova, Yair Aharon, Yuri Serebryakov.

Nelle prossime edizioni di questa pagina pubblicheremo tutte le 50 opere finaliste.

Complementi a tutti gli Artisti… e vinca il migliore.

 

Due poesie inedite di Bruno Mancini

inserite nella raccolta “… Parlo alle cose”

Alla marina

 

Dopo due anni
ho
riabbracciato la mia
spumeggiante
risacca marina.

Ha finto di non riconoscermi
nel lento andare
avviluppate,
da uno scoglio all’altro,
maliziose,
ciuffetti in onde,
alghe sensuali.

Ha finto nel tempo
del certo immerso:
mia forza d’intesa
mia trama di storia
mia voce d’amore.

“Domani torno”
“Domani ti aspetterò”.

———-°°°°————

Fischiettando

 

A piedi scalzi
sabbia di sole incorporata
mi sfida
nel ritorno dai lunghi
due anni.

E sono io a stendermi
nel gesto di un abbraccio
desiderato,
mai perso
nell’infida sfida
tra la vita e la morte.

La sabbia ardente
modellata in tiepida conca
fischiettando per la fuga dei fantasmi
accoglie il mio incantesimo.

Il Dispari 20220613

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Nicola Pantalone si racconta ad Angela Maria Tiberi

Salve, mi chiamo Nicola Pantalone  e sono un musicante.

Qualcuno, all’inizio della mia avventura, scrisse Nick su un manifesto e questa abbreviazione del mio nome me la sono portata per tutta la vita, vuoi perché a pronunciarla era più facile per tutti, vuoi perché un nome americanizzato all’epoca era più affascinante.

La mia povera mamma non ne era felice perché, fino a quel momento aveva associato questo nomignolo al cane, e allora temeva che  mi avessero appunto chiamato come un cane dopo avermi sentito cantare.

A parte gli scherzi, considero di essere stato un uomo fortunato: sono nato a Napoli, sono da tanto tempo Cittadino di Ischia, questa isola meravigliosa, ho come Amico fraterno un uomo geniale, scrittore e poeta di valore che si chiama Bruno Mancini e, soprattutto, ho ricevuto nelle mie corde la possibilità di comunicare col resto del mondo con il linguaggio più armonizzante, più pacifico, più convincente e simpatico che esista: la Musica.

Tanti e tanti anni in musica mi hanno permesso di conoscere e di interpretare canzoni di tutto il mondo, ma il ritorno alle origini, alla mia napoletanità, mai perduta nonostante ripetuti impegni musicali in giro per l’Italia e all’estero, mi ha regalato l’amore per la canzone napoletana, di cui spesso ho raccontato la storia, attraverso gli Autori e gli aneddoti riguardanti la loro vita.

Lo sapevate che Piedigrotta, la festa più amata dai napoletani, era già menzionata in un libro dello scrittore di Roma antica Petronio?

E che alla Piedigrotta venne affidata verso la metà dell’800 la prima rassegna di canzoni napoletane che, fino a quel momento, non avevano avuto una consacrazione nazionale o, addirittura, internazionale?

Lo sapevate che Libero Bovio, autore di alcune tra le più appassionate e belle canzoni napoletane, poeta sopraffino, soprannominato “‘o chiattone“ per la sua pinguedine da ragazzino, non ebbe nessuna voglia di studiare, per cui costrinse sua madre, ormai vedova, a raccomandarlo per un posto di scrivano?

E qui avvenne la metamorfosi di Bovio, oggi tra gli autori più amati dai napoletani, che ogni anno, nel giorno in cui fanno visita ai loro cari defunti , lasciano un fiore sulla tomba del Poeta.

Ischia, anche prima di diventare meta esclusiva di turisti era già stata menzionata nelle classiche canzoni di Napoli.

Michelemmà, scritta tra il 500 e il 600, parla appunto di una ragazza d’Ischia “E’ ‘na scarola“, figlia di un notaio, che si era intrufolata  nell’accampamento dei turchi invasori e, mentre dormivano, li aveva uccisi “a duie a duie”, salvando l’isola dalle future  scorribande.

Ai primi del 900 l’isola è stata la location nella quale si svolse la storia, poi a lieto fine di Anna Rossi, figlia di un fornaio napoletano.

I matrimoni all’epoca erano combinati e, specie le famiglie più povere, non potevano opporsi a richieste di personaggi particolarmente in vista e per giunta ricchi.

Così Anna sposò Pompeo Corbera, ricco proprietario ischitano e albergatore di Ischia, molto più anziano di lei.

La giovane era triste, perché il suo amore era un coetaneo, il giornalista e poeta Eduardo Nicolardi, che disperatamente le aveva dedicato la canzone “Voce ‘e notte“.

Il signor Corbera, però, dopo poco tempo defunse, lasciando Anna ricca e libera di unirsi per tutto il resto della vita al suo Poeta.

L’uomo della canzone napoletana è quasi sempre un perdente: vive, sperando e disperandosi, il rapporto con la donna che ama.

Lo testimoniano decine e decine di canzoni, tra le quali una che rende particolarmente l’idea è la “Malafemmena“ di Totò.

Secondo me questa caratteristica conferisce una maggior teatralità a ogni storia.

L’osservazione di scene di vita quotidiana potrebbero infatti portare a pensare che il popolo napoletano è “anormale“.

La normalità è svegliarsi presto al mattino, prendere il bus, andare in ufficio e passare circa 7 ore seduto al computer a sbrigare pratiche.

A Napoli, chi si comporta così è una esigua minoranza.

Tutti gli altri cercano di trovare, o addirittura di inventarsi, lavori che permettano di stare in movimento, in mezzo alla gente e, anche inconsciamente, di esibirsi nella maniera più semplice, ma con grande professionalità.

Ecco perché la mia, forse ingenua, riflessione, mi convince sempre più che Napoli è un enorme palcoscenico.

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

DILA – IL DISPARI – ADA nella Biblioteca Antoniana

Nei giorni 4 – 5 – 7 e 8 luglio prossimi, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, in collaborazione con il quotidiano Il Dispari di Gaetano Di Meglio e con l’Associazione ADA di Dalila Boukhalfa, proporrà una serie di incontri con scrittori, pittori e musicisti impegnati da tempo nelle attività artistiche, culturali e sociali organizzate da DILA.

Chiara Pavoni, Alberto Liguoro, Angela Prota, Flora Rucco ne saranno i conduttori.

Nelle prossime settimane vi presenteremo, in anteprima, i programmi completi degli incontri.

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

DILA a Roccagorga

Il pomeriggio del giorno 14 maggio 2022, trascorso nel Museo Etnico di Roccagorga con il Sindaco Nancy Piccaro e l’Assessore alla cultura Anna Maria Polidori che hanno ospitato l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” in occasione della presentazione dell’antologia “Mamma donna meravigliosa” scritto da Angela Maria Tiberi (Calogero editore), organizzato dalla poetessa Maria Supino insieme a Lucia Fusco è stato stupendo.

Si ringraziano le organizzatrici, le Autorità nominate e i partecipanti Alfonso Gurreri, Antonio Scarsella, Eros Ciotti, Mario De Marchis, Rino Sortino, Alessandra Corvi, Isabella Baratta, Paola Cacciotti.

Inoltre, onorevole prestigio è stato conferito dalle presenze dell’artista internazionale Milena Petrarca, Presidente Associazione Internazionale Magna Grecia Latina New nonché Presidente delegata DILA di varie sezioni territoriali nazionali e internazionali come Campania e New York  e da Lucia Fusco Presidente delegata Italia Associazione Internazionale DILA.

La bellissima serata con musica, prelibatezze e vino locale dell’Agro Pontino è stata allietata da numerosi artisti teatrali, che ringraziamo tutti, tra i quali desideriamo segnalare particolarmente Paola Cacciotti, Isabella Baratta, Antonio Scarsella ed Eros Ciotti.
I complimenti da parte del folto pubblico presente sono stati indirizzati, con applausi, a tutti i partecipanti.

Angela Maria Tiberi
Vice Presidente Associazione Internazionale DILA

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

Due poesie inedite di Bruno Mancini

inserite nella raccolta “… Parlo alle cose”

 

Alla marina

Dopo due anni
ho
riabbracciato la mia
spumeggiante
risacca marina.

Ha finto di non riconoscermi
nel lento andare
avviluppate,
da uno scoglio all’altro,
maliziose,
ciuffetti in onde,
alghe sensuali.

Ha finto nel tempo
del certo immerso:
mia forza d’intesa
mia trama di storia
mia voce d’amore.

“Domani torno”
“Domani ti aspetterò”.

———–°°°°————

Fischiettando

A piedi scalzi
sabbia di sole incorporata
mi sfida
nel ritorno dai lunghi
due anni.

E sono io a stendermi
nel gesto di un abbraccio
desiderato,
mai perso
nell’infida sfida
tra la vita e la morte.

La sabbia ardente
modellata in tiepida conca
fischiettando per la fuga dei fantasmi
accoglie il mio incantesimo.

Il Dispari 20220613 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20220606

Ignazio Di Frigeria | Agli angoli degli occhi

Ho letto con molto interesse la recensione che è stata pubblicata in questa pagina, lunedì 30 maggio, a firma di Mauro Montacchiesi relativa alla poesia “Agli angoli degli occhi” scritta da Bruno Mancini.

Penso che Mauro Montacchiesi e molti altri valenti scrittori come lui concorderanno con la “mia” tesi, molto popolare ed altrettanto banale, secondo la quale le poesie, una volta pubblicate, diventano proprietà di tutti e di ciascuno nello stesso tempo della loro lettura e, quindi, senza dubbi o tentennamenti, va rispettato e va addirittura privilegiato un loro sviluppo autonomo, nel bene e nel male, piuttosto che legarle ai laccioli di una singola interpretazione (ove mai si possa veramente interpretare una poesia) che, sia pure autorevole come ritengo che sia quella scritta da Mauro Montacchiesi, molto speso le tarpa le ali del volo libero.

E allora, rileggendo “Agli angoli degli occhi”  ho provato ad immaginare una figura umana che in un momento di pigrizia benvoluta (amica), mentre è, forse, ad occhi socchiusi, veda agli angoli degli occhi, ossia in un campo non centrale della sua attenzione, periferico, ma comunque invadente, sfilare una successione di ricordi della serie “nostalgia eccomi”… e poi la mia immaginazione ha continuato a  leggere i versi come se fossero la rappresentazione di quella figura umana intenta a pensare, e a decidere, di liberarsi dalle “nostalgie” apparse <agli angoli degli occhi>: la morte del passato come momento di vittoria e di rinascita ossia “preparati a morire nostalgia”.

Una nostalgia che prova a scombussolare la pace con temporali (lampi) che si insinuano ovunque (passa più parti), nella psiche e nel corpo, in un moto di secolare sconforto, sempre uguale a se stesso (e sempre come sempre).

Ed ecco la sentenza imperativa

“Cambia
se non adesso
a morte.”

Quindi, la sagoma umana propone a se stesso la sentenza come una ragione e come una giustificazione, come una rivalsa necessaria e naturale (naturale nel senso di conforme alle vicissitudini della natura) riscontrabile in una minima immagine simile a quella di un fiore che sboccia in un pensiero (alla viola nasce il pensiero), un pensiero di riacquistata motilità (e posso ancora muovermi), nel movimento verso l’unione con l’ideale che è in attesa, (venirti accanto), e che non bada al logoramento e alla efficienza della forza vitale.

Già, perché in attesa c’è la vita.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Mauro Montacchiesi di questa “visione”.

Dalla raccolta di poesie

“Agli angoli degli occhi”

(1962 – 1964):                                                                          

Agli angoli degli occhi

 

Agli angoli degli occhi
sotto pigrizie amiche
prepara a morte
nostalgia.
Passa più parti
lampo di tempo indietro
indietro secoli
e sempre come sempre.
Cambia
se non adesso
a morte.

Alla viola nasce il pensiero
e posso ancora muovermi
venirti accanto
e senti la corteccia
vecchia e inutile.

Angela Maria Tiberi intervista la pianista Santina Amici

D:- Buongiorno Santina, come hai conosciuto la cultura napoletana?
R:- La cultura napoletana l’ho conosciuta quando preparavo l’esame di Storia della Musica, mentre frequentavo il Conservatorio.
Ho studiato tutta la Scuola Napoletana del 1700.
Ad esempio la storia del librettista italiano Gennaro Antonio Federico, della Napoli del 1700.
Scrisse “La serva Padrona”, intermezzo, che poi venne musicata dal Compositore Giovanni Battista Pergolesi.
Ho conosciuto la Cultura napoletana passeggiando per la splendida Napoli, ammirando il Teatro San Carlo, teatro più antico del mondo…!
Così come l’Università Federico II, la più antica d’Italia!

D:- Come diffondi la cultura napoletana?
R:- Come sai sono pianista e, quando eseguo concerti, cerco sempre di inserire qualche canzone napoletana. Gaetano Donizetti, nato a Bergamo, visse per molti anni a Napoli, per studiare “La Scuola napoletana”. Compose opere importantissime, ma anche un grazioso brano “Me vojo fa na casa” scritta anche in dialetto napoletano.
Spesso le cantanti liriche che accompagno, la cantano con molto orgoglio…
Il grande Pavarotti, quando si esibiva al Metropolitan, spesso, come bis, eseguiva “O sole mio”, la canzone più eseguita la mondo!
In coppia con la violinista Maria Luisa Neri ho suonato nell’aula magna della SIAM di Milano, in un evento inserito dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” nell’ultimo BookCity pre pandemia, mentre in coppia con la compianta cantante lirica Paola Occhi ho suonato anche a Ischia, nel Museo ecografico del Mare presieduto da Luciano Di Meglio, sempre invitata dall’Associazione ischitana DILA.
Napoli, non solo musica ma anche teatro…
Il grande Totò, De Filippo, Salemme, che fu Suo allievo, Loren, Izzo… la lista degli Artisti è infinita!

D:- Cara Santina ti ringrazio per questa intervista esclusiva che hai voluto rilasciare per la pagina culturale del “nostro” quotidiano IL DISPARI Diretto da Gaetano Di Meglio, e ti ringrazio doppiamente per il tuo prodigarti nel far conoscere la cultura napoletana in tutte le sue sfaccettature.
R:- Ringrazio te, DILA e Il Dispari, mentre il mio pensiero va alla “nostra” isola d’Ischia, dove ogni gesto delle persone è teatrale… anche sorseggiare un caffè in un bar…
Caffè servito caldissimo e accompagnato da un bicchiere d’acqua!
Ischia unica!
 

Due poesie inedite di Bruno Mancini

inserite nella raccolta “… Parlo alle cose”

 

Alla marina

 

Dopo due anni

ho

riabbracciato la mia

spumeggiante

risacca marina.

 

Ha finto di non riconoscermi

nel lento andare

avviluppate,

da uno scoglio all’altro,

maliziose,

ciuffetti in onde,

alghe sensuali.

 

Ha finto nel tempo

del certo immerso:

mia forza d’intesa

mia trama di storia

mia voce d’amore.

 

“Domani torno”

“Domani ti aspetterò”.

 

———–°°°°————

 

Fischiettando

 

A piedi scalzi

sabbia di sole incorporata

mi sfida

nel ritorno dai lunghi

due anni.

 

E sono io a stendermi

nel gesto di un abbraccio

desiderato,

mai perso

nell’infida sfida

tra la vita e la morte.

 

La sabbia ardente

modellata in tiepida conca

fischiettando per la fuga dei fantasmi

accoglie il mio incantesimo.

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