Da Ischia l’Arte 3 – 8

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   Sul palco si inizia

e la sala si buia

– non devi sentire gli umori –

“Attore”

scollato

nel cubo, dal resto.

 

Sospeso il goccio

e la rugiada

il melograno

“Prologo”

cava la prima scheggia.

 

Un giorno

guardami.

Un giorno

guardati.

Un giorno

guardaci.

Un giorno… un giorno… un giorno.

 

Proscenio scettico

l’alone della ribalta

– più ombre che molti –

“Attore”:

librante

sul solco, tra i fumi.

 

Mi guardo un giorno

e penso.

Ti guardo un giorno

e rido.

Ci guardo un giorno

stupisco.

Un giorno… un giorno… un giorno.

 

E’ quando si smette

che accendono

e spargono giudizi

“Attore”

infuso

nel vuoto, tra gli altri.

 

Annebbia il fato

annebbia il rischio

il principe

“Eccomi”

il telo è teso.

 

Poi guardo un giorno

e c’ero.

Poi guardo un giorno

tu c’eri.

Poi guardo un giorno

insieme.

Un giorno… un giorno… un giorno.

Lei bruna sedeva

“Mi schianti e mi strazi.”

Lei donna ansimava

“Abbandonata e sola.”

Così va dietro un sogno

– ancora schiacciando le noci

tra nocche –

bandelle

nella galleria del vento.

Un sogno eterno

come l’ombra

di luci-riflessi-luna

mobile

deforme, appiccicosa

più scura del buio,

tacita,

sfuggente,

più forte del chiaro.

 

—°°°—

 

Lui rosso fuggiva

“Scorteccia l’anima”

Lui maschio taceva.

“Liberata contorta.”

Strisciava ai piedi un rischio

– di dune incoerenti

tra rovi –

sbuffi

in grotte di voli anonimi.

 

Un rischio pesante

come palle da schiavi

di gesti-attese-silenzi

senza catene,

ingiuste,

consunte, represse,

diffuse

schiumose,

più interne del tronco.

 

—°°°—

 

Per me

un rischio e il foglio

dell’erba

e del prato.

 

Per me

un sogno e il foglio

dove la pista è il deserto

del fato

del soffio e

del vento.

 

E devo voltarmi

a capire

se

è notte o c’è il sole

se è un sogno od un rischio.

Se non hai scritto mai

poesie

d’amore, o di tristezze

oppure

aspetti ancora il tram

a Vico Equense,

tu, Ciccio o Franco,

scollinerai su fianchi

di vulcani

spappolerai finestre di cartone

da nuovo a nuovo

effetto.

       Ma quando mai saprai il mio nome:

      “Ignazio di Frigeria e D’Alessandro”

       poeta d’ozi

       poeta di battaglie

       poeta d’Oltrepò Pavese.

LE MUMMIE E LE VESTALI

 

LA FORZA DI IGNAZIE

 

Se io fossi stata solo figlia

se io fossi stata solo

se io fossi stata

se io fossi

se io

se

per vicoli stretti e fumosi

attenta smarrita

avrei venduto gli occhi.

 

Se io fossi stata solo sposa

se io fossi stata solo

se io fossi stata

se io fossi

se io

se

per luccichii mimetici

solitaria rarità

avrei gelato le parole.

 

Se io fossi stata solo madre

se io fossi stata solo

se io fossi stata

se io fossi

se io

se

per veglie e voglie

condannata smarrita

avrei sedato i suoni.

 

Se io fossi stata solo donna

se io fossi stata solo

se io fossi stata

se io fossi

se io

se

per folli folle disumane

paradisi perduti

avrei tritato i pensieri.

 

°———°———°———°

 

Ma tu offendimi

con albe boreali

e poi sussurrami

di tuoni di tempeste

ma tu affondami in nuvole di abbracci

e poi ritrovami

nelle bugie dei sogni

 

io vivo da sempre

quasi fossi vestale

attonita.

 

       

LA FORZA DI IGNAZII

 

Come giunco

tra rane

 

sbattuto

frustato

sferzato

quando avevo vent’anni

ho lasciato mio padre

lui ne aveva cinquanta.

 

Come graffio

su specchio

 

stridente

gelante

sfregiante

 

quando avevo altri anni

ho lasciato l’amata

lei non so.

 

Come gancio

al labbro

 

stupisce

tradisce

scurisce

 

quando avevo più anni

ho lasciato mio figlio

lui era grande.

 

Come bruco

fra frane

 

intanato

stordito

immoto

 

in questo giorno d’afa

ho lasciato la mia immagine

lei non lo capirà.

 

°———°———°———                               

 

Ma tu lisciami

e fasciami

e abbracciami

e stringimi

e scoprimi e coprimi

e narrami e ignorami

e forgiami favola ottusa

 

io vivo da sempre

quasi fossi una mummia

deluso.

Ancora hai voglia

di scindere i miei se

come s’io fossi lampada

pendente

al soffio mobile

la luce e buio io

fossi senza penombre

io

fossi

sia

sono

radice e foglia

il male e il bene

bastardo io

sia

sono valigia e pugni

sorrisi e inganni

testardo io

sono   

la culla delle tue incertezze

il dondolo delle tue dolcezze.


NEBBIA

  

Stasera preferisco

fumare.

La musica del bosco

evito.

Chi guardo?

Ancora rombi.

E l’alito della farfalla.

 

Di nostro

resta l’opera

e l’ira

e l’ultima falena

al neon.

 

Ritornano biondi capelli

Ritornano neri capelli

Ritornano rossi capelli

Ritorna il caimano.


LA MASCHERA   E   IL CAPPELLO

                       

(NASCONDE)        (NASCONDE)

  

Su questa striscia gialla

che spacca l’autostrada

io sono in emergenza.

                         Tra queste braccia volgari

                         di giovane spagnolo

                         io sono abbandonata.

L’ho fatto sulla sedia del barbiere.

                         Sul castello di sabbia.

L’ho fatto sotto un ponte ferroviario.

                         Sotto le foglie dei platani.

L’ho fatto tra due litri di gin polacco.

                         Tra i tappeti del camino.

 

°———°———°———

 

Nessuno rispetta il turno

ma tu scommetti che sono

io sono

sono.

 

°———°———°———

 

Avevi una maschera

che ti copriva il naso.

                         Avevo un cappello

                         che mi schiacciava i capelli.

Avevi una maschera

che ti copriva il culo.

                          Avevo un cappello

                         che mi schiacciava il cazzo.

 

°———°———°———

 

Innocente

su questo cesso fetido

di antica galera

innocuo

io sono nella merda.


DOMENICHE DI FOLLE 

 

Tutti in piazza

in piazza

arriva il Papa

il Papa

bum

qualcuno ha sparato.

 

Tutti ai viali

ai viali

arriva il Presidente

il Presidente

bum

qualcuno ha sparato.

 

Tutti al campo

al campo

arriva Pelé

Pelé

olé

qualcuno ha urlato.

 

Perché?


LA CARTA E LA PALLINA 

 

Tentando Ignazia

l’ultimo secolo

è l’ultimo secondo.        

                – Tra gli astri e le poltiglie.

E’ il primo bacio

che ti fa arrossire.

                – Per esseri dannati.

E’ il primo pugno

che ti fa avvilire.

                – se non cerchi riscatti.

 

°———°———°———

 

Se insegui Ignazia

     DIMENTICA

le scarpe più rotte  

                – Se basta!

le storie raccontate da tua madre

                – Non posso!

le tasche bucate

                – Alludi?

le storie raccontate da tuo padre

                – Quali?

le musiche di notte

                – Mai perse!

le storie raccontate dall’amata

                – Potessi!

le morbide cravatte

                – Perché?

Le storie raccontate da tuo figlio

                – Le credi?

 

°———°———°———

 

Se incontri Ignazia

  DIMENTICA

il giorno che dicesti

“Ed io ti parlerò di cani e di animali”

              – Se basta!

  DIMENTICA

il giorno che pensasti

“Io ero una bestia rara.

Quando finisci l’amore”

              – Alludi?

  DIMENTICA

il giorno che chiedesti

“Rendimi pari

desideri e sbagli”

              – Mai persi!

  DIMENTICA

il giorno che sognasti

“Fingiamoli coriandoli

questi brandelli di giorni”

              – Perché?

 

°———°———°———

 

Quando ti chiameranno Ignazio

  DIMENTICA

che cerchi ancora Ignazia

  DIMENTICA

che cerchi ancora

  DIMENTICA

che cerchi

     DIMENTICA

che

     Ignazio

è giù nell’arena

     Ignazio

è giù per la sfida

     Ignazio

è giù col toro

     Ignazio

è giù

     Ignazio

è

dove l’ultimo secondo

                – Rien ne va plus

dove l’ultimo secondo

                – Cip

dove l’ultimo secondo

                – Bang

è lungo come un secolo

soltanto un secolo

un secolo

soltanto.

 


DIO               

BUROCRAZIA

L’ARTISTA

 

Ho fatto il mondo a gusto mio:

lacci e lacciuoli

                          – Lucciole e lanterne.

peste e colera.

                          – Posti e colori.

 

Se guardi il quadro

sono io.


Volava in Viet-Nam.

                – Sui fiumi in Viet-Nam.

Mai baciato un bimbo.

                – Baciarli tutti.

Mai venduto niente.

                – Niente ho regalato.

Neppure se stesso.

                – Neppure me stessa.

 

                          

°———°———°———

 

 

Ha conosciuto Ignazia

in una sera triste

lamentosa di cicale

le gambe abbandonate.

                – Lentamente.

La star, la splendida

contro l’eroe dell’est

agguati e trappole

le gambe abbandonate.

                – La mente mente.

“Ti porterò in America”.

Svanì l’attesa

l’ebbe di corsa

le gambe abbandonate.

                – Immanente lamento.

“Sarai sempre con me”.

Le braccia aperte

il sangue stretto

le gambe abbandonate.

              – Confusione ingorgo.

“Se mi lasci mi uccido”.

Occhi addolciti

le labbra socchiuse

le gambe abbandonate.                                          

              – Frontiera senza sbarre.

“E non mi basti mai”.

Il volo si ferma

il cuore si ferma

le gambe abbandonate.

              – Ignazio, Ignazio… …. 

 

P.S.

Eventuale titolo esplicativo:

“L’eroe e l’eroina”.


Stordiamo ancora

le onde pazze

ai fianchi dei dirupi

la lenta attesa dell’evento.

 

 

Il passerotto è azzurro.

 

 

11/00

 


IL FATTO E LA PASSIONE

  

Ignazia mi stende sul letto

              Ignazio è già steso sul letto

  non è il mio letto

              la prima volta

  non c’è il mio odore

              e penso ancora a nostro figlio

  non c’è il cuscino

              e forse pensa a nostro figlio

  odio gli alberghi

              al cane

  è scomodo per il mio corpo

              alle tasse

  “Sbrigati Ignazia”

  senza fantasia

              senza fantasia

  senza mistero

              senza mistero

  senza colori

              senza colori

  è scomodo per il mio corpo

              e voglio dargli un bacio.

  “Sbrigati Ignazia”.

 

 

Ignazia mi abbaglia

              E’ la mia luce

  muovendo un lume mi scruta

              neanche spengola TV

  non è la mia gola               

              sguardi veloci

     non è il mio ventre

                tum tum tum

     non è il mio pube

                mi piace questo ritmo

     odio le mani sul petto

                tum tum tum

     fissato da occhiali dorati

                sempre uguale

     “Sbrigati Ignazia”

                tum tum tum

     la lingua in bocca

                va bene così

     il ciuccio all’uccello

                tum tum tum

     lo spray e l’aerosol

                la scena è perfetta

     fissato da occhi dorati

                ora è il mio turno.

     “Sbrigati Ignazia”.

 

 

Ignazia mi stordisce

                Ignazio è già stordito

     non è il suo volto banale

                il suo volto è teso

     non c’è una piega

                forse lui sogna

     non c’è una ruga

                il mare in pedalò

     non c’è un sorriso  

                i monti

     odio i peli nel naso

                Parigi in bicicletta

     è enorme sui miei occhi

              l’isola all’alba

  “Sbrigati Ignazia”

              il suono del suo stereo

  le ciglia

              l’ultima baldracca

  i baffi

              no, non voglio

  i peli sul culo

              mi sogna

  è enorme sui miei occhi

              mi sogna.

  “Sbrigati  Ignazia”.

 

 

Ignazia sta cambiando la mia vita

              la vita cambia gli uomini

  è ansimante e sudata

  mi ama

              ora è solo con le sue voglie

  e mi uccide

  mi ama

              ora è solo

  o mi uccide

  mi ama

              ora… … … … … … … … … … … 

  odio i ritorni ……………………………… …

  “SBRIGATI IGNAZIA”…………………

  mi ama                           ……………………………….

              simbiosi perfetta

  e mi uccide

  mi ama

              muoviti coglione

  o mi uccide

  mi ama

                pulsa puttano

     odio i ritardi

                sbatti perdio

     “SBRIGATI DONNA”.

                batti!!

 

 

     Mi ha già cambiato il cuore

     ed io

     non so se

     quando avrò smesso

     il flamenco

     su capitelli in fumo

     d’antico

     quando avrò smesso

     d’essere

     padrone di Aladino

     quando avrò sciolto

     i remi

     al mio vascello

     vorrò sapere se

     se

     se

     se Ignazio di Frigeria e D’Alessandro

     se

     se

     se riuscirò ad amarla ancora

     se

     se

     se sarò vivo oppure morto.


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