Il dispari 2012 04 12

Benvenuti

La Giuria nominata e presieduta dalla Direttrice Artistica del progetto culturale

LENOIS,

Roberta Panizza,

ha selezionato queste venti poesie che saranno pubblicate nell’Antologia

Adotta una poesia

per essere, infine, premiate secondo le indicazioni di un voto popolare.

Augurando le migliori fortune a tutti gli Autori partecipanti a questa prima edizione del Premio, precisiamo che è già possibile acquistare in prenotazione il volume antologico, che sarà presumibilmente disponibile entro la prima metà di maggio, usufruendo degli sconti dettagliatamente specificati in

 

https://www.emmegiischia.com

 

Per maggiori informazioni tel. 3914830355 dalle 14 alle 22 tutti i giorni

Bruno Mancini

 

Ricordiamo che è offerta la “possibilità” di accesso all’Antologia – in una specifica sezione “Fuori concorso” – a tutte le poesie inserite nel gruppo delle 87 selezionate da LENOIS & Il Dispari che non facciano parte delle 20 ammesse alla finale.

Tale “possibilità” prevede una esplicita richiesta da parte degli Autori a

emmegiischia@gmail.com

nonché la loro determinazione ad acquistare almeno 3 copie del volume per ogni poesia che chiedano di pubblicarvi. Questa opportunità scadrà improrogabilmente il 20 Aprile.

 Da parte della rivista Il Dispari si offre un’ulteriore straordinaria novità che consiste nella disponibilità alla pubblicazione di TUTTE le poesie inserite nell’Antologia, comprese quelle non selezionate per la finale ma che abbiano aderito alla proposta illustrata nella “opportunità” specificata al punto precedente.

 

Antonio Fiore Gricignano di Aversa Dipinto di un poeta
Antonio Fiore Gricignano di Aversa …tinti di cenere
Dalmazio Masini Firenze Pendolari
Demo Martelli San  Lorenzo  al  Mare Scampoli di bene
Donato Ladik Torino E sarò nel vento
Emanuela Di Stefano Roma L’acerbo seno di  Malika
Ester Margherita Barbato Milano Galaverna di gennaio
Felice Serino Torino Gravide di lampi
Italo Zingoni San Romano In-colore
Italo Zingoni San Romano Le cose semplici.
Ivana Tata Milano Quel che resta
Liga Lapinska Lettonia Sono La possibilità
Lorenzo Pais Collegno Le zagare, le arance e la lava
Luigi De Luca Napoli Tu, l’aratro
Nunzia Binetti Barletta In scomparsa
Nunzia Binetti Barletta Non solo suoni
Paola Guarini Fasano Baci
Rita Minniti Cava de’ Tirreni E è il vento
Rodolfo Vettorello Milano Angeli senza ciglia
Stefano Milighetti Castiglion Fiorentino Tempi moderni

 

ELISA BARONE

Nuova amica di LENOIS

Forti sentimenti e passioni nelle liriche di

Elisa Barone

 

Elisa Barone è una donna con una personalità poliedrica, nel senso che, durante l’intervista, più volte mi è sembrata una donna diversa, sempre però, molto sensibile, profondamente intuitiva: mai superficiale.
E’ nata a Salerno, ma da circa 30 anni, vive a Como, città che sente sua.

 Tu sei la mia città
io non volevo
ma amo i tuoi silenzi della sera
mi incanta il lago con i suoi colori…”

Avvocato, Elisa svolge la sua professione con competenza, ed anche con una forte empatia nei confronti dei suoi assistiti..

è convinta che nella nostra società la principale spinta a delinquere, sia “la miseria” e, per quanto riguarda la reiterazione dei reati, essa provenga dalla mancanza di reali possibilità di reinserimento.

L’unico rammarico, rispetto al suo impegno professionale, è quello di non avere abbastanza tempo da dedicare alla scrittura.

Infatti, Elisa Barone scrive poesie e narrativa. Le sue composizioni spaziano tra sogno e realtà, tra presente e passato.

« Ero poco più di una bambina quando cominciai a rendermi conto che, la complicità tra mente, cuore e penna potevano essere un dono, una consolazione. Fu così che, da allora, la scrittura, divenne una confidente, una amica, cui, ancora oggi, in qualche
momento, dico: “Meno male che ci sei”»

Riferendosi  allo scrivere poesie, racconta che quando sente l’impulso di buttare giù versi lo fa dove si trova, con gli stumenti che ha a disposizione.

“Posso scrivere versi sugli scontrini, sui pacchetti di sigarette e, quando non ho avuto una penna a disposizione, più volte, ho usato il rossetto”.

Stimata professionista, moglie, madre e nonna serena, Elisa si porta dentro  un grande dolore che, senz’altro, l’ha aiutata a diventare la bella persona che è.
Fin da quando aveva 4 anni sua madre si ammalò di una grave forma depressiva che non le dette più tregua.

“Senza mamma si cresce desiderando una carezza la sera prima di dormire;
una torta di compleanno non comprata in pasticceria; un affetto al quale raccontare i primi turbamenti… e tanto ancora.”

Tutto questo Elisa Barone lo esprime perfettamente, nella sua lirica: “Voglio la mia Mamma”.

Mentre, in un passo del suo libro “La vita oltre la scena” si legge:
“Ad un dolore immenso, può seguire un malessere, che va ad instaurarsi in un punto dell’animo, talmente profondo che mai nessuno vi potrà penetrare e accorgersi che, quel malessere ha bucato l’animo…”

Elisa Barone non riesce ad esserti indifferente. Dopo poco tempo che la incontri, viene fuori una donna che, con tono pacato, si esprime, prende posizioni,  e senti capace dei forti sentimenti e delle passioni che manifesta a pieno nei suoi scritti.

 

Marina de Caro

 

POESIA DELLA SETTIMANA a cura di

Roberta Panizza

E QUANDO ANCHE L’ULTIMO SOLE di   Gastone Cappelloni

 

E quando

anche l’ultimo sole

si sarà iniettato

calore

che sprigionerà incoscienza,

la terrà sarà ricoperta

da velo pietoso

di riluttante epilogo,

e aggrappandosi

a rigagnoli di quiete remota,

s’indorerà

di delirante pazzia,

per origliare dentro le spoglie

che la vanità

le ha cucito con i fasti

di dilaniati amplessi!

 

PRESENTAZIONE

Gastone Cappelloni è nato a Sant’Angelo in Vado (PU). Dice che il suo rapporto con la poesia è nato “nel diario della mente” che poi ha ricomposto “il puzzle dei ricordi nei fogli bianchi della quotidianità”. Il suo curriculum artistico è ricco di pubblicazioni e di premi e classificazioni importanti. In merito alla funziona della poesia dice: “É e rimarrà il filo conduttore tra l’inconscio e la realtà. Tra il volere e il non voler essere… Il fascino della nostra esistenza, da coltivare e non sprecarla dietro la razionalità che non ci dovrebbe appartenere. Poesia è libertà, null’altro ci potrebbe essere, se crediamo nell’istinto di breve vita!”. Riguardo alle tematiche da lui trattate: “Il mio modo di scrivere è un percorso di vita, costruttivo, non saprei, ma molto sferzante e ironico, le poesie spaziano dagli amori passati, alla coscienza, ai valori bistrattati. Un cammino e introspezione di tutto quello che vedo e che abbiamo perduto…

 

Nei mesi scorsi. alcuni lettori di questo settimanale hanno sottoscritto

Errore1”,

primo tentativo per stanare i cosiddetti rappresentanti del popolo dalle loro paleolitiche caverne adornate dai mille simboli dei loro mille privilegi e da scaffali desolatamente vuoti di libri di Poesia (ma gravati per i faldoni delle inchieste giudiziarie che li vedono coinvolti), ed altri lettori ci hanno inviate alcune loro riflessioni sul tema della pessima gestione con la quale è gestito il mondo culturale italiano.

Abbiamo stralciato gli scritti maggiormente indicativi della situazione ischitana e li proporremo a voi lettori ed ai nostri amministratori… in piccole dosi a partire da questo stesso numero.

Bruno Mancini – Scrittore – Ischia

Bruno Mancini

Alberto Liguoro

Cultura ad Ischia, ultimo atto?

Prima puntata

 

In un mio recente articolo su GOLEM, settimanale informatico del venerdì (www.goleminformazione.it) ho parlato di Ischia come emblema d’Italia.

Ma Ischia è anche Ischia e ora io qui vorrei dire qualcosa, senza alcun diverso riferimento; solo per parlare di… quell’antico, indimenticabile profumo di limoni, quei borghi irraggiungibili, quelle spiagge incontaminate, selvagge quasi, quel frinire di cicale nei pomeriggi assolati, i piccoli abbagli delle lucciole attorno ai roveti in fiore, nelle notti fonde d’estate, quei vigneti che producevano vini eccellenti, quella sensazione, quel “sentire” dei giardini dappertutto, nel passaggio tra la primavera e l’estate, già… che fine hanno fatto? Dov’è finito tutto questo?

Quest’isola io la conosco molto bene avendola frequentata da quando ero ragazzo, avendo partecipato a tutti i suoi cambiamenti e ancora adesso continuando a frequentarla con molta assiduità anche durante l’anno; un’isola nella quale io e mia moglie contiamo di stabilirci definitivamente, a breve.

Non molto piccola ma neanche troppo grande, meta da tempo immemorabile di persone  e personalità provenienti da ogni parte del Mondo, essa è in piccolo, il riflesso dell’Italia, un campione, l’osservatorio privilegiato, come si dice, un “laboratorio a cielo aperto”, con i suoi lutti e le sue gioie, le sue disgrazie e le sue fortune.

E’ pur vero che ultimamente sono più le “disgrazie” che le “fortune”.

Ischia sembra aver perso la sua vocazione che viene sublimata in nomi come William Walton, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, i Costantino di Grecia e Gianni Agnelli di quando eravamo ragazzi,  tanto per dirne alcuni, il grande lancio e  il grande fermento dovuto ad Angelo Rizzoli, la marea di star che ogni anno si riversava sull’isola, le performance del via vai del Corso di Ischia, del Castello Aragonese, il lancio dei Peppino di Capri, Peppino Gagliardi, Raffaella Carrà, cantanti quanti ne vuoi, artisti e così via.

Ed ora? Sembra aspirare ad essere la Rimini del versante tirrenico, discoteche caotiche, spazi limitati, con l’acquiescenza di tutti.

I ristoranti non hanno più nessuna vera attrattiva; vanno o per turismo spicciolo, ma proprio quello di massa massificata, o ingiustificata pretenziosità per quello che danno.

Gli albergatori ormai lavorano sui pullman a giornate, sulle settimane, sui pacchetti (sono pieni i foglietti pubblicitari su tutte le riviste dai parrucchieri e dai dentisti), comprensivi immancabilmente di schifosissime serate musicali, con cantanti da serata di beneficenza (ne sento di lagne d’estate dalla mia terrazza), e squallidi fuochi d’artificio, che non mancano di bruciarti pure tende e cuscini.

Quale turismo attira tutto questo? Quello minimale, che lascia poco, distrugge un bel po’, pubblicizza quasi niente e vive di continuo avvicendamento. Ma chi di questi “graditi ospiti” andrà mai a vedere un museo, a sentire una conferenza, un recital di poesie, semmai sullo sfondo della luna piena?

Una volta venivano persone ricche di testa, di cuore e di tasca da tutte le parti del Mondo, in numero contenuto (ma non drasticamente limitato e oppressivo, questo mai ad Ischia), e chi era povero di tasca, semmai giovane con l’appannaggio familiare risicato, come me, ma ugualmente ricco di testa di cuore e di avventura, veniva lo stesso e si arrangiava in qualche modo.

Io ho avuto modo di vedere la differenza tra i tedeschi che frequentavano l’Adriatico (che faceva una scelta e aveva un’offerta di villeggiatura a costi bassi, ugualmente apprezzabile, ma del tutto diversa) e quelli che venivano ad Ischia, dove si capiva che era il loro viaggio, la loro ricerca. Ora non c’è più alcuna differenza, anzi ad Ischia i tedeschi non vengono più perché, obiettivamente, per viaggiare ci sono tanti altri posti e per fare i bagni, l’Adriatico offre di più a prezzi inferiori.

Ma chi dovrebbe promuovere la valorizzazione delle caratteristiche dell’isola?

Il clima, l’agricoltura, il vino, la storia, la tradizione, il mare (pulito?),  le passeggiate tra i boschi in montagna, nelle pinete, o sui vari lungomari che attorniano l’isola, il verde, le specie vegetali presenti solo qui, la cucina di mare e di campagna, i panorami e le notti, quelle che una volta erano le famose notti ischitane, le terme, alcune privatizzate e attrezzate, altri soffioni liberi che la gente si divertiva a cercare, facendo escursioni, immergendosi nella natura (oggi tutte, o quasi, circoscritte, molte abusivamente, come le stradine e i sentieri sbarrati, incamerati nelle proprietà, come gli alberghi abusivi, o cresciuti a dismisura, che deturpano i paesaggi, invadono le spiagge, e aumentano, in modo abnorme, il  numero di presenze, con tutti i disagi di viabilità, approvvigionamenti, qualità dei servizi, monnezza, mediante sottomani e favori a quegli stessi amministratori e operatori che dovrebbero difendere l’isola).

Chi potrebbe fare qualcosa?

Il Mondo della Cultura? O è assente, o è chiuso in se stesso. La Fondazione Walton LA MORTELLA? Fa i suoi concerti, i soliti habitué ci vanno e basta, ma quale futuro? La Biblioteca Antoniana? Bravi e simpatici, ma chiusi nella propria piccola nicchia, non escono all’esterno, non invadono le piazze, gli altri paesi dell’isola, non vanno a stuzzicare, a rompere le scatole agli assessori. Le Autorità? Magari i sindaci riuniti di tutti i Comuni dell’Isola? Questa è la chiave di volta, la summa di tutto. In concreto, non vogliono essere rotte le scatole. Chi fa falla. Chi non fa viene rieletto, viene confermato e così via e poi, come dicevo… hanno altro a cui pensare (come dimostra, tra l’altro, anche la discarica abusiva “esondata” a Casamicciola, che costò la vita alla giovane Anna De Felice, ricorre ora il II° anniversario).

Continua la prossima settimana

Alberto Liguoro - Scrittore - MIlano

Alberto Liguoro

 


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