Stanotte puoi fermarti qui

Benvenuti

Maria Calise legge la sua poesia “Stanotte puoi  fermarti qui” e poi “Ancora hai voglia”!

Maria Caliseè stata la più giovane artista presente nell’Antologia “Ischia mare e poesia”, la quarta delle Antologie poetiche edite nell’ambito dei progetti culturali ideati da Bruno Mancini con  la  Direzione Artistica di  Roberta Panizza, dove per gioventù s’intende esclusivamente la data anagrafica, poiché Maria ha dalla sua una maturità che travalica, nel campo artistico, le normali attitudini della sua generazione.

Lei, nativa dell’Isola d’Ischia, esprime il suo mondo interiore così come è nella natura stessa delle genti isolane, creando confini privi di sbarre ma difficili da superare quasi come il mare in tempesta.

In essi troviamo in bella evidenza la critica feroce per ogni conformismo e per tutte le esibizioni che possano apparire come un “adagio-andante” di musicalità sinfonica, tanto presente da obbligarla ad una autocritica indiscriminata che contrasta il fluire semplice e limpido dei suoi sentimenti, impedendo che essi giungano alle nostre letture nella loro matrice personalistica.

Non è forse attraverso questo processo di spersonalizzazione che avviene la vera catarsi dell’arte?

Stanotte puoi fermarti qui
fra piccole carezze del vento
che piano piano scompigliano
quei tuoi riccioli ribelli
dove il vento cambia i tuoi pensieri
e osservi la luna limpida da lassù
lontano lontano.

Stanotte puoi fermarti qui
su questo prato immerso dal vento
che lentamente scompiglia
i tuoi riccioli belli
che parla più del libro che hai davanti
ed accarezza i tuoi pensieri
se parole non esistono più…
quindi stanotte mio caro fermati qui
su questo prato immerso nel vento
ad osservare le stelle

Seguirà Luciano Somma che leggerà in esclusiva per noi la sua poesia “segreta ” ‘n ora d’ammore”.. e poi tutto il  resto!

MatrioskaKakoshimachia

La vittoria del Bene sul Male: Libera interpretazione di Antonio Mencarini e di Bruno Mancini del poema in un atto di Goran Ingulovic “Matrioska” tratto da una antica leggenda giapponese in cui il Bene – Kakoshi – sconfigge il male – Matrioska – che ne voleva usurpare le sembianze.

Kakoshi il buono, Principe amato del regno di Fantasia, spodestato dalla infida Matrioska Principessa di Katzolandiagtan riesce a…

Poi, la new entry, Maria Calise legge “Ancora hai voglia”!

Volevate un’altra poesia di Trilussa? Eccovi accontentati con “L’ucello in chiesa”…

confessionile 1

Da alcune notti (vi ricordo che l’inizio è all’una e si va avanti fino oltre le tre) è iniziata una nuova rubrica curata da Luciano Somma, durante la quale vengono lette poesie tratte dalle antologie poetiche edite per i progetti culturali ideati da Bruno Mancini con la Direzione Artistica di Roberta Panizza:  “Ischia. un’isola di poesia”, Ischia, un’isola d’amore”, Ischia un’isola di…”, “Ischia mare e poesia”, Adotta una poesia” (sponsorizzata dalla rivista “Il Dispari” di Gaetano Di Meglio), “Otto milioni” (sponsorizzata dall’Istituto Agostino Lauro)… Proporremo un po’ alla volta TUTTI gli Autori che ne hanno fatto parte:-)

… e poi Raffaele Petra, Duca di Vastogirardi e Marchese di Caccavone, è l’Autore che “VOX” (Antonio Mencarini) ci proporrà stanotte nel suo “Inferno poetico” con la poesia ‘A cunfessione.

'a cunfessione

Da oggi, con “La vispa Teresa ” di Trilussa, iniziamo a pubblicare anche i testi delle liriche che fanno parte di questo spazio “speciale” adatto, come abbiamo più volte sottolineato .. solo ad occhi ed orecchi adulti.

Senza dimenticare di trasmettere qualche altro brano  tratto dello scurrile “Inferno poetico” prodotto da Antonio Mencarini.

Questa notte, a partire dall’una come ogni notte, nuova puntata su questo sito del
Notturno 3“Notturno ischitano”, il programma realizzato da Bruno Mancini con tante intriganti intrusioni nel mondo dell’erotismo artistico (e non solo) proposte con la collaborazione di

Collaborazione 1Luciano Somma, Antonio Mencarini e Marina De Caro.

Vi aspettiamo in molti:-)

La vispa teresa11

 

 

 

 

 

 

 

Trilussa 1917

La vispa Teresa
avea tra l’erbetta
a volo sorpresa
gentil farfalletta
e tutta giuliva,
stringendola viva,
gridava a distesa:
“L’ho presa, l’ho presa!”
A lei supplicando
l’afflitta gridò:
“Vivendo, volando,
che male ti fo?
Tu sì mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh, lasciami: anch’io
son figlia di Dio!”
Confusa, pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.

 

Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand’era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.

Armando, il pittore,
vedendola bella,
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì,
ma disse di sì.
“Verrete?” – “Verrò:
ma badi però…”
“Parola d’onore!”
rispose il pittore.

Il giorno seguente,
Armando, l’artista,
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
“T’ho presa, t’ho presa!”
A lui supplicando
Teresa gridò:
“Su, su, mi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch’io
son foglia di Dio…
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma…”
A tale minaccia
Armando tremò,
dischiuse le braccia,
ma quella restò.

Perduto l’onore,
sfumata la stima,
la vispa Teresa,
più vispa di prima,
per niente pentita,
per niente confusa,
capì che l’amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi,
oscuri ed illustri,
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s’offriva e soffriva.
(La donna che s’offre.
se apostrofa l’esse,
ha tutto interesse
a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta,
con l’anima affranta,
col viso un po’ tinto,
col resto un po’ finto,
per torsi d’impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali eTabacchi.
Un giorno un cliente,
chiedendo un toscano
le porse la mano
così… casualmente.
Teresa la prese,
la strinse e gli chiese:
“Mi vuole sposare?
Farebbe un’affare!”
Ma lui, di rimando,
rispose: “No, no!…
Vivendo e fumando
che male ti fo’?
Confusa e pentita
Teresa arrossì,
Dischiuse le dita
e quello fuggì.

Ed ora Teresa,
pentita davvero,
non ha che un pensiero:
d’andarsene in chiesa.
Con l’anima stracca
si siede e stabacca,
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Ma, spesso, fissando
con l’occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito,
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.

Così come allora,
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
“Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!”

“Fu proprio un bel caso!”
sospira Teresa,
fiutando la presa
che sale nel naso.
“Se qui non son lesta
mi scappa anche questa.”
E fiuta, e rifiuta,
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l’eco
si butti allo spreco…
Tra un fiotto e un rimpianto,
tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa…
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.

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