Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200824

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

Il furto della foto di Maradona

sesta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime cinque puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3  il 10 e il 17 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

Con molti sforzi, sono infine riuscito ad aprire gli occhi ed ho notato sul davanzale accanto alla finestra la striscia arcobaleno della luce filtrata attraverso il vetro socchiuso.

Era in una posizione di gran lunga distante dall’usuale.

Il sospetto che fosse presto, molto presto, prestissimo, molto prestissimo, moltissimo prestissimo, moltissimo prestissimissimo, molto moltissimo prestissimissimo per svegliarmi, è diventato dolorosa conferma alla vista del display, verde, inserito nel frontalino del decoder satellitare: ore 8.47.

Purtroppo.

Poche altre volte ho avuta la sfortuna di scrivere nel diario memorie di mie azioni avvenute tra le sette e le undici del mattino.

Le rare occasioni che mi vengono in mente sono state determinate o da avvenimenti luttuosi, o da partenze per lontane destinazioni.

Solo un particolare giorno lieto ha avuto il privilegio di tanta esclusività.

Ricordo bene.

Mi sposai alle undici, ma alle nove ero già sveglio.

Comunque, stamattina (ieri?) ho recitato una lunga serie di imprecazioni italiane turche rumene latine inglesi francesi tedesche greche libiche spagnole polacche ed ucraine, napoletane romane veneziane siciliane, milanesi e bolognesi; ho bestemmiato tutti gli dei possibili ed immaginabili; sono andato nel bagno, e mentre urinavo più fuori che dentro il vaso mi sono sputato in faccia nello specchio, mortificandomi e giurandomi di non dimenticare mai più aperto il telefonino all’ora del sonno.

Il sonno è sacro oltre qualsiasi notizia.

Dormendo sono finalmente solo con me stesso.

Il sonno è più sacro delle notizie e delle altrui esigenze.

Quando dormo, c’è spazio esclusivamente per me e per i miei pensieri.

Pochi minuti dopo, ho infilato i calzoni chiari i sandali e la maglietta azzurra, il cappello da pescatore -azzurro-, gli occhiali da sole ultrascuri azzurrati, ho sbattuto la porta, chiudendola, con  un fracasso da terremoto casamicciolese, ed ho iniziato il cammino verso il necessario caffè doppio senza zucchero.

Non riesco a bere la prima birra della giornata se non ho già masticato un grano di caffè che chiedo di aggiungere nella tazzina.

Mancavano pochi metri per giungere all’angolo rifugio che avevo scelto, accanto alla vasca dei pesci rossi, per indorare il forzato esilio (almeno fino alle undici nessuno avrebbe dovuto vedermi pena lo sconquasso di ogni relazione futura: amici, conoscenti, gente comune e nemici si sarebbero potuti avvalere di quel fortuito incontro per chiedermene altri simili in altre occasioni).

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No, no, nessuno doveva notare la mia presenza in quelle ore), ed ecco, implacabile, la triste mannaia della FAMA abbattere le mie difese di riservatezza».

Edith: -«Ho letto della disgrazia e sono venuto personalmente a portare la mia solidarietà.»

Edoardo: -«Grazie, ma non è il caso di farne un dramma.»

Edith: -«Non è il caso? Dramma? Peggio, qui si arriverà alla tragedia.

Un giorno, cioè una notte (faccio l’autotrasportatore, nel piccolo, il furgone è mio, carico e scarico, prelevo e consegno, Ischia Napoli Pozzuoli, sono stato pure a Bagnoli una volta), una notte, mentre imbarcavo da Ischia per Pozzuoli, alle due, tre, quattro non ricordo, Bix, il mio cane da caccia, mezzo bastardo e mezzo combinato con un vero campione afragolese, non riuscì a saltare in tempo sul portellone del traghetto (era il ferry boat di Carluccio).

Rimase a terra.»

Edoardo: -«Cose che capitano, che bevi?»

Edith: -«Niente.

Non sono venuto per bere. Per Diego. Sto qua per Diego. Non dovevano farlo.

A me mi telefonarono sul cellulare a Pozzuoli e mi dissero che Bix era in loro possesso e se lo volevo riavere dovevo portare un milione di lire in contanti alle sei davanti al cinema Puteolum.»

Edoardo: -«Hai chiamato i carabinieri?»

Edith: -«Sei pazzo, gli ho portato i soldi e loro mi hanno dato Bix con pure un guinzaglio nuovo.

Io sì che ti capisco.»

Edoardo: -«Che bevi?»

Edith: -«Offri tu?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Ciao.»

 

Edoardo: -«La posta elettronica oggi trasborda di incitamenti e complimenti vergati con ogni tipologia di espressività, dalle frasi dialettali, alle figure ormai entrate nell’uso comune della internet comunicatività.

Ne ho lette alcune, non molte.

Non ho dato alcuna risposta.

Ho copiato sul desktop la nuova e-mail inviatami da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Essa dice “Caro Bruno, credo che siamo quasi giunti alla meta.

Domani probabilmente… massimo dopodomani.

Ti abbraccio.»

Edoardo: -«E tre, sono tre e-mail anonime, sempre più confidenziali ed intriganti.

Aspetterò domani!»

Edith: -«O forse dopodomani!»

 

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Settimo giorno

 

Edoardo: -«Mercoledì 11 Agosto

Questa mattina ancora prima di arrivare all’edicola di Piazzetta Gelsomino, avevo già saputo quasi tutto.

Il secondo quotidiano in classifica per tiratura nazionale ha dato notizia della vicenda.

Il popolare giornale locale, ed una delle più antiche pubblicazioni italiane sono entrambi usciti con un articolo, su sei colonne, e con due nitide foto raffiguranti la maglia nella vetrina.

Mimì mi aveva accennato qualcosa, ma non credevo che avesse tanto potere ed esibisse tanta solidarietà alla mia causa.»

Edith: -«Ed io ripeto l’operazione di conservare una copia dei giornali, prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Giuseppina la Cicciona mi ha aspettato nella strettoia tra il fotografo ed il barbiere.

Non riuscendo a passare, per la ristrettezza dello spazio che la sua mole lasciava a disposizione, sono educatamente sceso dalla bicicletta. Sbagliando perché lei… »

Edith: -«Dottò, Dottò come site bello!

Aveto fatte buono.

L’avite misso a figure ‘e merda!

Io non parlo italiano e manco napulitano. Comme a tutte, parliamo ischiaiolo.

Voi capite è vero?

Chillo adda murì schiattato ‘n cuorpo!»

Edoardo: -«Le ho detto “Va bene ma permettimi di passare”, e lei…. »

Edith: -«Dottò, Dottò, ‘a pozzo tuccà a maglietta? Nu poc poc.

Non vi preoccupate, mi vado a lavare prima le mani col sapone.»

Edoardo: -«Non avevo ancora cessato di stringerle un polso pronunziando “Va bene, va bene, dopo, ma mi lasci passare?” ed ecco che Pasquale il microtassista, avendomi visto da lontano, ha preso il giornale che aveva poggiato in bella vista sul sedile dei passeggeri, e l’ha sventolato al mio indirizzo, urlando con una mano ad imbuto sulla bocca… »

Edith: -«Vai, vai, distruggilo, massacralo, uccidilo, non sei solo.

Tutti con te.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Per un attimo ho temuto che mi avrebbe inseguito gettandomi un secchio d’acqua gelata sul collo, quasi fossi il suo ciclista preferito in testa all’ultimo strappo sulla scalata della Cima Coppi.

Nemmeno tre pedalate dopo, ventuno metri, approfittando del mio forzato rallentamento dovuto all’ovazione inaspettata di quattro ragazzi e tre palloni, lei Concetta Concettina Ina, la fotoreporter inviata speciale redattrice direttrice dei servizi serali d’informazione trasmessi dalla televisione locale, lei Ina la Vespa, la summa artefice, l’espressione, lo charme, l’intelligenza, la signorilità, l’educazione, la simpatia, la damina ovattata, l’idolo, l’invidiata, lei Ina la bionda, la fidanzata del figlio di Marco, mi ha bloccato con una mano sul manubrio -senza ritegno-, ha scudisciato il microfono a pochi centimetri dal mio muso, e, spudoratamente disconoscendo la palese ritrosia espressa dai gesti che compivo, con prepotenza… »

Edith: -«Ecco a voi, gentili telespettatori, l’uomo che ha sfidato la delinquenza più spietata.

Gli hanno rubata la foto dell’Idolo, e lui ha avuto il coraggio di riempire il vuoto, mettendo in esposizione nello stesso luogo addirittura la maglia, sì, la maglia del favoloso numero 10.

La maglia di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona, indossata dal Pibe in una partita di Coppa.

Ma ormai quest’uomo intrepido che osa sfidare la peggiore delinquenza per un ideale, non è più solo.

La sua battaglia è diventata una bandiera per la voglia di riscatto di tutto il popolo onesto del nostro golfo.»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, posso passare?»

Edith: -«Il “Golfino”, nell’articolo di oggi, dice che tu, mediante l’ironia, hai proposto un nuovo sistema per sfidare la delinquenza. Un po’ come le classiche pernacchie di Totò e di Eduardo De Filippo. Cioè provocando l’emarginazione attraverso la beffa ed il ridicolo.

Proponendo, in un primo momento, la sfacciata provocazione del cartello con la notizia del furto, poi non accettando il cavallo di ritorno, infine esponendo la maglia del Pibe al posto della foto rubata, hai coinvolto un’intera popolazione, accorsa compatta al tuo fianco nella sfida inimmaginabile prima del blasfemo affronto.

Dimmi, racconta ai nostri telespettatori, è vero che quattro, (quattro!) della Curva B, quattro, (quattro!) armadi umani, quattro, (quattro!) diciamo “ragazzacci” si sono auto nominati “CONTROLLORI DELLA SITUAZIONE MARADONA” sfoggiando ghigni terrorizzanti ed urlando slogan di chiaro contenuto minaccioso?»

Una voce: -«Maradona non si tocca».

Una seconda voce: -«Chi vo’ bene a Maradona è frat a me».

Tre voci insieme: -«Omme ‘e merda, mariuolo, vieni, vieni.»

Edith: -« E poi…»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, Inetta, mi fai passare?»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Felicino, fallo passare.»

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

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Il furto della foto di Maradona

Quinta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime quattro puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 e il 10 agosto 2020.

 

Il furto della foto di Maradona

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quinto giorno

 

Edoardo: -«Lunedì 9 Agosto…

Tanta, tanta gente si è soffermata incredula in silenzio davanti alla vetrina della porta principale. Quasi nessuno, forse per pudore, è entrato a chiedermi spiegazioni.

Non mi era capitato mai, ad agosto, di avere tempo per spulciare gli appunti di futili curiosità accadute durante le ore di lavoro e custodite -abbandonate- disordinatamente nei cassetti.

Oggi, durante la pausa pomeridiana, tra un gelato alla spagnola innaffiato di grappa alla ruta ed una grappa alla ruta corretta con gelato alla spagnola, ho avuto sottomano alcuni bigliettini che avevo accantonato nei mesi scorsi per utilizzarli in un racconto da titolare “Il chioccolo del fringuello”.

 

°°°————-°°

Il 13/07… alle ore 22.30 un piccolo bambino mi tira i pantaloni…»

Edith: -«Voglio una coca cola.»

Edoardo: -«Un euro.»

Edith: -«Non ne ho»

Edoardo: -«Vai da tuo padre e te lo fai dare.»

Edith: – «Lui si incazza.»

Edoardo: -«E che fa.»

Edith: -«Mi molla un buffettone.»

Edoardo: -«Grande?»

Edith: -«Ha una mano grandissima»

Edoardo: -«E ti da gli schiaffi?»

Edith: -«Buffettoni, e pure scoregge fortissime, e pure io le so fare a comando e puzzano pure e vuoi sentire e…»

Edoardo: -«Guagliò vattenne.

 

°°°————-°°°

Il 13/07… ore 23.30 un uomo elegante e profumato, di circa quaranta anni… »

Edith: -«Mi dia tre Magnum Bianchi.»

Edoardo: -«Gli dico “Prego, tre euro e novanta centesimi. Batto lo scontrino, lui paga, ritira il resto, si avvia verso la porta, ritorna…»

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi cambia un Bianco in un Gola?»

Edoardo: -«Certo.»

Edith: -«Quanto?»

Edoardo: -«Gli dico “venti centesimi”, lui paga e si dirige verso l’uscita, torna… »

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi farebbe lo scontrino per la differenza?»

Edoardo: -«venti centesimi?»

Edith: -«Sa è una cena, non vorrei non essere creduto, poiché dobbiamo dividere.»

Edoardo: -«Venti centesimi? Diviso quanti?»

Edith: -«Cinque.»

Edoardo: -«Sa che faccio?

Le emetto uno scontrino maggiorato di cinquanta centesimi, così lei recupera qualcosa per il disturbo del trasporto.»

Edith: -«Grazie, grazie molte.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 13, una trentenne, occhiali scuri, borsa da mare, magra, capelli aderenti al viso truccato in modo  eclatante, forse romana, legge il menù… »

Edith: -«Gnocchi prego.»

Edoardo: -«Va bene.»

Edith: -«Non ci metta formaggio su.»

Edoardo: -«Non lo mettiamo mai. Solo pezzettini di mozzarella.»

Edith: -«No niente mozzarella.»

Edoardo: -«Mi spiace, non posso, è già nel sugo.»

Edith: -«Allora niente… vediamo… mi porti un panino.»

Edoardo: -«Come lo vuole?»

Edith: -«Come c’è?»

Edoardo: -«Pomodoro e tonno.

Salumi e formaggi.

Mozzarella e pomodori…»

Edith: -«Ecco, mi porti un panino solo mozzarella.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 10/07… alle ore 1.30, un uomo di gradevole aspetto, abbronzato, alto, collana d’oro vistosa.»

Edith: -«Avrebbe della colla per topi?»

Edoardo: -«Perché se n’è fuggita?»

Edith: -«Chi?!»

Edoardo: -«La zoccola!»

Edith: -«Eh, sì.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07…  alle ore 19.30, un ricco con una ricca… lui, l’uomo…  »

Edith: -«Un prosecco ed un caffè.»

Edoardo: -«La donna, rivolta dalla mia parte… »

Edith: -«Lei è sempre Don Franco?»

Edoardo: -«Mai stato. Credo!»

Una voce dalla strada: -«Coccooo… cocco belloooo… coo… ccoo…»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 4/07… ore 23.30, un tipo alla Franco de Angelo (il mio amico internazionale, amico quando non era internazionale)…»

Edith: -«A mia moglie è venuta voglia di un cioccolatino.»

Edoardo: -«Sfusi non ne abbiamo. Ci sono queste barrette da un euro.»

Edith: -«Ed io spendo un euro per una voglia di mia moglie?»

 

°°°————°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 1.45, la signorina extra acchitata, pantaloni bianchi aderenti da far notare le vene pulsanti sui glutei e sul ventre, corpetto trasparente da mostrare le costole ed i polmoni, due labbra, due, rosse entrambe e gonfie una più dell’altra, sugli occhi tutte le schifezze immaginabili compresi i brillantini i luccichii ed i faretti miniaturizzati, ogni scarpa con punta di trenta centimetri, ogni dito con anello di mezzo chilo, ogni orecchio con catenacci dorati, al naso un chiodo nella narice sinistra ed un pipistrello nella narice destra… »

Edith: -«C…e… l’ha… un   t…e…le…fo…no?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Gli…e…la… pa… go… .è…urge… n… te.»

Edoardo: -«Nessun tipo di telefono.»

La voce di un marocchino: -«Se urgen tu us mio cellul. Prend uest.»

Edith: -«G…r…a…zie. è acceso?»

La voce: -«Sì sì. Sì.»

Edith: -«Wé, amò, so pronta.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07 alle ore 1.30 è tornato quel cliente dei venti centesimi.

Ha comprato gelati, è venuto alla cassa… »

Edith: -«Quanto pago?»

Edoardo: -«Quando gli ho chiesto ad alta voce “Le faccio lo scontrino maggiorato come ieri?” ha cambiato colore e non ha risposto.

Come ho fatto a non capire subito che la persona accanto a lui era uno degli amici della cena precedente?»

Edith: -«Bugiardo. Carogna! L’avevi capito!»

Edoardo: -« Nel mio primitivo intento “Il Chioccolo del fringuello” avrebbe dovuto essere una specie di lavoro ruotante intorno agli sdoppiamenti di personalità della gente comune (i vip, di per sé, sono esclusi da ogni confronto).

Non era stata un’intuizione fallace.

Ne trovo la conferma riconoscendo attori, nel variopinto e folcloristico aggregato di folla incredula per la notizia del furto della foto di Maradona, gli stessi soggetti descritti nei foglietti che ho appena finito di copiare.

Tutti, tutti i commossi visitatori della teca ove era stata sostituita la foto rubata con la speciale reliquia, tutti gli adoranti sbalorditi ammiratori della mitica numero 10, tutti, di qualsiasi età sesso ed estrazione sociale, tutti potevano essere associati in una stessa collettività, una specie di setta segreta… »

Edith: -«I MARADONETI.»

Edoardo: -«Nella casella della posta in arrivo, l’unica significativa nuova e-mail che non sia pubblicità, proviene da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Piccirì, abbiamo formato una squadra investigativa per identificare il colpevole ed affidarlo alla giustizia popolare.

Le nostre anime ti sono vicine.»

Edoardo: -«Un’altra e-mail anonima!

“Piccirì” mi è molto familiare!

“Giustizia popolare” è un retaggio di altre epoche!

“Le nostre anime”, mah!»

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

 

Edoardo: -«Martedì 10 Agosto…

Caro diario, con intraprendenza via-via più marcata ed evidente, piano-piano, il silenzioso composto flusso di visitatori si è trasformato prima in singoli capannelli vocianti, poi in folto raggruppamento di smaniosi protestatori, fino a sfociare nelle innumerevoli manifestazioni popolari entro cui io sono rimasto coinvolto quale essenziale punto di riferimento.

Ho incontrato un’infinità di persone.

Non ho mai parlato tanto in un solo giorno.

Non avevo mai parlato tanto in un solo giorno!

Il bello è che adesso sono già le tre di notte e quindi tu sei un diario “sfasato” come me.

Quando gli altri, i normali, gli educati, i similia similibus, i tele-dipendenti metodici abitudinari borghesi familiarizzati annusano il profumo del caffè per svegliarsi, io, scodinzolando come un serpente tra le sedie della cucina, apro il frigo, e bevo una super ultima birra popolare per addormentarmi.

Oggi (ieri!) per me è stata una giornata Bla Bla Bla parlata in un napoletano ischiota che non riesco a scrivere.

Tradurrò tutto in italiano, anche se l’originale fascinosa affabulazione dialettica perderà specifici connotati acustici di virulenza e passionalità.

Però più tardi, poiché voglio iniziare dalla telefonata che ho ricevuto prima delle nove, nove del mattino, quasi l’alba per me…»

Edith: -«Ciaoooo!

Come staiiiii?

è ver o o o o?»

Edoardo: -«Chi sei?»

Edith: -«Tanto è inutile, non mi riconosceresti per il nome.

Sono la milanese del Fernet e caffè freddo all’una di notte.»

Edoardo: -«Da Milano? Forse la bella statuina ventenne di striminzite origini nostrane? La bionda… »

Edith: -«Lei, sì.

è ver o o o o?

Possibiiiile?

Sono giunti a tanto?

Da noi il misero polacco lavavetri non commetterebbe mai una simile sciocchezza.»

Edoardo: -«Milano non è il golfo di Napoli.»

Edith: -«Guarda te, neppure in Africa.

Scommetto una fortuna.

Non lo trovi un pirla, voi dite fesso, che si condanna con tanta incoscienza.»

Edoardo: -«Come hai saputo?»

Edith: -«La “Corriera delle Otto” ne ha data notizia di buonora.

Per me, guarda te lo dice una ex terrone, lui, il mariuolo, è morto.

A Napoli non lo perdoneranno.»

Edoardo: -«Esagerata.

Napoli.

Morto.

I tempi sono cambiati.»

Edith: -«Per te forse, non per i Maradoneti.

Io ne sono un esempio. Infatti, la ragione della mia telefonata è per dirti che ho già spedito in posta celere assicurata, al tuo indirizzo, quindici fotografie esclusive di me bambina tra le braccia ed i piedi di Diego.

Te le regalo.

Fanne l’uso che vuoi.

Salutami Ischia.

Forza Napoli.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Tu-tu-tu. Ha interrotto la linea.

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200810

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Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

 

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Premio letterario Internazionale Montefiore 10a edizione

 Premio letterario Internazionale Montefiore patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Montefiore Conca. Il premio è alla sua 10a edizione.

Organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus di Cattolica, è uno dei maggiori premi popolari italiani. La Kermesse si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonchè di scoprire nuovi talenti, occupandosi al contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.  La cerimonia di premiazione si terrà Domenica 26 settembre alle ore 15.00 presso il Teatro Malatesta di Montefiore Conca. Oltre a giovani autori e a case editrici emergenti, partecipano alla competizione grandi marchi editoriali.

Premio letterario internazionale Montefiore, Michele Cucuzza

Il premio è stato più volte menzionato su giornali a tiratura nazionale e su giornali esteri, tra i quali il celebre “Voice of America” a cura di Lino Manocchia, rinomato giornalista americano di origine italiana.

La cerimonia, alla quale parteciperanno autori provenienti da vari paesi del mondo, vedrà la presenza di autorità e sarà ricca di ospiti.

Special guest di questa edizione il giornalista e conduttore tv  Michele Cucuzza, che nell’occasione ritirerà materialmente il prezioso riconoscimento assegnatogli in occasione della 12^ edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, ancora non ritirato per motivi legati al lockdown che ha bloccato per mesi gli eventi pubblici : ricordiamo che tra i premi speciali fuori concorso, a  Michele Cucuzza è andato nell’occasione quello di The Book of the year  con “Fuori dalle Bolle” (Armando Curcio editore).

Vincitrice della kermesse Premio Montefiore ed. 2020 è Claudia Provenzano con l’opera Figli mancati (Armando Curcio editore), mentre il Premio della critica va al regista e scrittore Filippo De Masi con l’opera Che fantastica storia è la vita, ai fratelli Damiano e Margherita Tercon rispettivamente cantante lirico e autrice televisiva (Italia’s Got Talent) con l’opera Mia sorella mi rompe le balle (Mondadori). E allo scrittore spagnolo Manuel Gonzalo Sanchez Gomez con l’opera in lingua Operacìon Hispanic, edito da Europa ediciones.

Tra i premiati della giuria l’eurodeputato Marta Vincenzi con il saggio La promessa della sicurezza, mentre nei premi speciali spicca quello per meriti letterari al Prof. Lodovico Balducci (tra i padri della Geriatria oncologica negli Usa, residente a Tampa in Florida). Questo e molto altro, per una manifestazione letteraria tra le più apprezzate in Italia, che vuole inaugurare con questo happening pubblico una ripartenza post covid attenendosi a tutte le condizioni di sicurezza previste dalla legge.

Info a www.premiomontefiore.it

  Ufficio Stampa

Associazione Pegasus

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Marco Tullio Barboni ospite d’onore alla Rassegna” I magnifici quattro”

Marco Tullio Barboni ospite d’onore a Castelfranco Emilia alla Rassegna” I magnifici quattro”

Sulle orme della sua famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema italiano d’Autore, Marco Tullio Barboni, con passione e impegno, si è dedicato a questa straordinaria arte come sceneggiatore e regista. Lo zio Leonida magistrale direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani, ed il padre Enzo cineoperatore, direttore della fotografia e regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher autore di film western, lo hanno stimolato fin da bambino a frequentare i set ricoprendo ruoli di comparsa come nelle lavorazioni della “Baia di Napoli”, in “Beh Hur”, “Barabba”, “Un treno per Durango” e “Django”.

Marco Tullio Barboni

Dopo l’esordio in qualità di aiuto regista in “Lo chiamavano Trinità”, Marco Tullio Barboni, si dedica alla sceneggiatura scoprendo una straordinaria capacità nel cogliere e analizzare contesti e tessuto umano e sociale sottolineando le sfumature delle emozioni. La sua fama è legata a film di grande risalto internazionale interpretati da Bud Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone degli spaghetti western. La sua professione lo ha portato a viaggiare per mezzo mondo acquisendo esperienze formative indimenticabili che lo hanno portato a soffermarsi su diversi aspetti dell’esistenza riflettendo su sentimenti e passioni che lo hanno poi portato alla scrittura letteraria.

Marco Tullio Barboni è tra gli ospiti della rassegna in programma a Castelfranco Emilia; “I magnifici quattro”, dedicata ad grandi successi del cinema italiano che hanno saputo lasciare una traccia indelebile nella storia del grande schermo. La prima serata della prestigiosa rassegna che si svolgerà il 6 agosto alle ore 21.30 in Piazza Garibaldi lo vedrà quale ospite d’onore.

Siamo contentissimi di dare il via a questa iniziativa che rappresenta la risposta dell’Amministrazione all’obiettivo di avere una piazza ‘viva’ anche ad agosto” ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Rita Barbieri, sottolineando come “queste serate rappresentino una concretizzazione della risposta al desiderio di stare insieme anche nel dopo covid19, con una grande valenza emozionale. La nostra è una realtà sempre più viva, anche nel suo cuore pulsante: attraverso queste iniziative, attraverso la condivisione di capolavori del cinema italiano e anche grazie alla partecipazione di ospiti straordinari come Marco Tullio Barboni, tutto assume un prezioso valore aggiunto”.

Negli ultimi anni Marco Tullio Barboni è diventato un apprezzato e pluripremiato scrittore, i cui libri hanno riscosso consensi di pubblico e critica.

Sotto i riflettori, in compagnia di Marco Tullio, il 6 agosto ci sarà quell’indimenticabile cult movie, firmato dal celebre padre dal titolo “Lo chiamavano Trinità“, che proprio in questo 2020 spegne il traguardo delle 50 candeline.  All’epoca, Marco Tullio ricoprì il ruolo di secondo aiuto regista a soli 18 anni, a fianco del genitore, che senza ombra di dubbio possiamo annoverare tra i più grandi registi del cinema del nostro Paese.

Sono veramente onorato e felice di poter partecipare a questa bella iniziativa perché” – ha dichiarato Marco Tullio Barboni –  “questa serata è innanzitutto un bell’ omaggio a mio padre, ma è anche l’occasione per poter condividere con il pubblico, trasversalmente, tanti ricordi e soprattutto tanti aneddoti legati non solo a questo film, ma anche al cinema italiano più in generale, ai suoi magnifici protagonisti, dagli attori ai registi, dagli sceneggiatori ai macchinisti, dagli scenografi ai doppiatori fino agli stuntman. Quello italiano, infatti, è un grande cinema divenuto tale grazie allo straordinario mix tra artisti di rara bravura e grandi professionalità. Così come è stato per ’Lo chiamavano Trinità”.

Durante la serata, Barboni sarà al centro di una lunga intervista condotta dal giornalista Gigi Zini, dove si racconterà prendendo idealmente il pubblico per mano e portandolo proprio sul set attraverso la descrizione del “dietro le quinte” e il racconto di tantissimi aneddoti.

L’happening sarà ad ingresso gratuito, ma – nel rispetto delle vigenti normative in materia di contrasto al potenziale contagio da Covid19 – con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/e/biglietti-i-magnifici-quattro-cineincitta-lo-chiamavano-trinita-115692454245   e fino ad esaurimento posti.

Grande successo hanno riscosso i due romanzi di Marco Tullio Barboni : “…. E lo chiamerai destino” (Edizioni Kappa) dove di riflesso si parla dell’uomo sospeso tra conscio e inconscio e dell’eterno conflitto tra consapevolezza e inconsapevolezza e “A spasso con il Mago. Merlino e io” dove rivive sotto forma di sogno il suo legame con il suo adorato cane Merlino che è venuto a mancare. Riguardo questo secondo romanzo (pubblicato nel 2017 con la casa editrice Viola) da poco uscito per l’editore Paguro con una grafica totalmente nuova ed una cornice decisamente accattivante, si ripercorre, attraverso una passeggiata onirica in linea con quella che ogni sera facevano Marco Tullio e Merlino per tutto il tempo vissuto insieme, la vicenda incantata che commuove e fa riflettere, aiutando a ritrovare nel sogno lucido della narrazione un legame che a tutti gli effetti appartiene al mondo puro dell’Amore. Così i due protagonisti dialogano lasciando emergere verità non dette e stati d’animo rimasti silenti nel tempo,

Tra i premi e riconoscimenti ricevuti cda Marco Tullio Barboni con questo secondo romanzo citiamo: il Premio Speciale della Giuria al Pegasus Literary Awards Città di Cattolica, il Premio letterario Milano International nel 2018 ed  il  Premio Letterario Caffè delle Arti nel 2019. Da segnalare anche il prestigioso Premio Apoxiomeno 2017 a Firenze nella categoria Tv e Cinema.

Silvana Lazzarino

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Sono un pentito

Sono un pentito: avevo votato 5 stelle

Per la serie Esopo news

Sono un pentito: avevo votato 5 stelle

Sono un pentito

Solo per una sommaria analisi della situazione così come la vedo io, dico che loro NON sono entrati nei palazzo con i calzoncini corti e il cestino della merenda per seguire le lezioni dei professionisti della amministrazione clientelare, dei seguaci della bella vita filo tangentopoli, dei mistificatori di interessi lobbistici ammantati da pseudo valenze sociali, dei poltronisti urbi et orbi ecc.

Loro sono entrati con le divise del partito di maggioranza, con stendardi rappresentanti oltre un terzo degli italiani votanti, con la forza di spinte popolari al gridi di vaffa ecc e DOVEVANO governare secondo gli impegni elettorali oppure imporre il ritorno alle urne.

Scimmiottare film andreottiani già visti, oppure avallare candidature ad avvocati degli italiani tutti mentre si trama per beneficiare il gruppo finanziario del catastrofista benetton, sviluppare -nei fatti- la stagione politica del redivivo ossimoro “convergenze parallele” ideato dalla becera eloquenza democristiana, le pastette alla prodi con banche ed enti pubblici così come aziende ed infrastrutture venduti-regalati-sovvenzionati con notevoli costi a totale perdita per i cittadini ecc. non sono comportamenti che passano sotto traccia in questa epoca di grandi attenzioni pubbliche e di elevato tasso di informazione NON solo statalizzata.

Bruno Mancini

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Amico – poesia di Bruno Mancini

Bruno Mancini legge la poesia “Amico
tratta dalla raccolta di poesie di Bruno Mancini
“La sagra del peccato” (1957 – 2003)

Amico

Ho poco tempo
per essere
la copia antica
di me stesso,
o come bianca leggenda
attesa
da voce di grotta
sommersa
tra chele ed aragosta
insinuante
e danze d’alga
incerta
e flussi di onda
nebulosa.

Mi punge una figura
di uomo nudo
col volto incastonato
da denti spezzati,
e un cuore in mano.
C’è ancora,
se voglio
un goccio di pazienza.

Amico – poesia di Bruno Mancini

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