Arianna Carossa. Performance a Genova

ARIANNA CAROSSA A GENOVA MUSEO DI VILLA CROCE

ANATOMIA DELLA DISTANZA

 Entro la dimensione del concettuale rivisitata unendo tradizione e modernità attraverso l’uso di materiali semplici e ordinari, solcando la dinamica del contemporanea che gioca con riferimenti illusori e lontani dalla realtà come la si legge nel flusso quotidiano, si orienta l’arte di Arianna Carossa artista genovese da anni attiva a New York dove vive e lavora. L’accostamento tra lavori dall’aspetto semplice con altri più elaborati le permette di ridefinire il messaggio che l’arte contemporanea invia creando uno spaesamento anche grazie ad un nuovo modo di concepire il rapporto tra oggetti e ambiente entro cui essi vengono collocati.

Alla sua arte che apre ad nuove prospettive del pensiero prestandosi a diverse interpretazioni, il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova dedica durante la serata del 13 luglio 2017, un interessante appuntamento con ANATOMIA DELLA DISTANZA, a cura di Fabio Carnaghi, che riflette sulla pratica dell’assenza a partire dall’abbandono. Si tratta di un intervento realizzato dall’artista genovese appositamente per lo spazio della Galleria in cui viene sottolineata l’assenza, aspetto centrale in diversi suoi lavori, che qui diventa prima principio estetico e poi etico. Nella performance “la caduta” sottolinea il senso del distacco e della rimozione quale risultato di un’indagine psicoterapeutica in collaborazione con la Dott.ssa Nicoletta Cinotti psicoterapeuta Senior Trainer of Mindfulness, unitamente al video “If you don’t name it, it doesn’t exist” con Roberto Saviano e diretto da Paolo Boriani.

Come altre sue performance e installazioni di grandi dimensioni l’intento della Carossa è quello di sorprendere il visitatore, di portarlo dentro questa nuova visione dell’arte coinvolgendolo in prima persona, rendendolo parte attivai a quanto viene descritto e comunicato. Il visitatore ha così la possibilità di vivere la percezione estetica attraverso un percorso esperienziale. L’arte entra nell’esperienza toccando le emozioni e in questa ottica il distacco e l’abbandono possono tramutarsi in occasioni di consapevolezza e arricchimento.

Arianna Carossa nelle sue opere apprezzate in tutto il mondo e molto richieste, restituisce nuova vita agli oggetti: oggetti che sembrano anonimi e ordinari, ma che acquistano nei suoi spazi nuova vitalità dando una possibilità di ascolto visivo ed emotivo. In questo rinnovato modo di fruire l’arte, diventa essenziale il criterio con cui sono assemblati gli oggetti di diversa provenienza anche in relazione allo spazio. Oggetti semplici, decontestualizzati dal proprio ambiente usuale e abbinati a materiali anche di recupero allusivi – grazie anche all’utilizzo di registrazioni di suoni, voci e rumori- a contesti, persone, animali o riconducibili a precisi stati d’animo.

Silvana Lazzarino

ARIANNA CAROSSA

Arianna Carossa artista di base a New York. Ha esposto a Documenta 11 (“Souvenir aus Genua”, Kunstbalkon Kassel, Documenta 11, Kassel, Germania), Guggenheim Museum (“James Turrel and Me, Story of Love Affairs”, New York, USA), Frieze NY 2013, MACRO Museum (“Road of Contemporary Art”, Roma, Italia), Galata Museum (“Doing Things Going Places”, Genova, Italia), Foundation for Contemporary Art, Rivara Castle (“Sound Of My Soul”, Torino, Italia), Spallanzani Museum (“Ketos 2.0”, Reggio Emilia, Italia), Vittoriano (“Ente Comunale di Consumo”, Roma, Italia), Museo Archeologico Castel San Giorgio (“Prima c’erano gli altri”, La Spezia, Italia).

 

ARIANNA CAROSSA

ANATOMIA DELLA DISTANZA

a cura di Fabio Carnaghi

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce

Via Jacopo Ruffini 3, 16128 Genova

Orari Museo: giovedì-venerdì: 12-19; sabato-domenica: 10-20.

Telefono 010 580069/585772,  museo@villacroce.org

Performance giovedì 13 luglio 2017 ore 19.00

 

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Claudia Wieser in mostra a Genova Museo Villa Croce

Claudia Wieser e le architetture tra tradizione e innovazione in mostra a Genova al Museo di Villa Croce

Design, architettura con rimandi alle atmosfere della filmografia di richiamo mistico futurista che guarda alla fascinazione della classicità e dei contesti sumero babilonesi, si intrecciano nella ricerca espressiva di CLAUDIA WIESER nata a Freilassing ( Germania) nel 1973 affermatasi sulla scena internazionale anche grazie a mostre collettive e personali tenute in Germania e all’estero che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico. Tra queste in particolare vanno citate le più recenti come quelle presso la  Fondazione Memmo, Roma (2017),  il  Kunstverein Reutlingen (2014), il Petit Palais di Parigi, la Galerien der Stadt Esslingen, il Drawing Room di Londra,e il Signal Center for Contemporary Art di Malmö (2013).

Claudia Weser installazione al Museo Arte Contemporanea Villa Croce

Linearità e semplificazione della forma proprie del primo astrattismo si combinano con la capacità  di indagare il rapporto tra strutture architettonica e decorazioni proprie della Bauhaus che diventa occasione per superare  il confine tra “arti alte” e arti applicate facendo uso di carta da parati, ceramica, legno, specchi, tessuti, fotografie e foglie d’oro, Lo spazio secondo la sua ottica va vissuto nelle sue potenzialità progettuali: accanto ai grandi architetti come Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Mallet-Stevens, Claudia Wieser guarda  alle opere di architettura espressionista o a progetti utopici del secolo scorso per realizzare scenari suggestivi e talora spiazzanti dove carte da parti riproducono elementi architettonici quasi a grandezza naturale, come scale o colonne che trasformano lo spazio in cui sono collocate, restituendo,  a chi osserva, la sensazione di trovarsi in un contesto diverso. onirico e spirituale. A Claudia Wieser che a partire dalla tradizione ricrea spazi e luoghi nuovi in cui ridefinire le armonie tra  gli ambienti e  gli oggetti , il Museo Villa Croce di Genova ha dato la possibilità di realizzare il suo lavoro entro gli spazi dello stesso museo, visibile fino al 18 giugno 2017.

Il lavoro di Claudia Wieser riguarda lo scalone del Museo: con il  wallpaper l’artista tedesca fa uso di immagini riferite ad antichi capolavori ripresi da vecchie foto per combinarle con i suoi disegni e le sue sculture. Per questo progetto ideato da Ilaria Bonacossa, Claudia Wieser si è ispirata ad una serie televisiva degli anni Settanta della BBC I, Claudius”, che raccontava le vicende dell’Impero Romano negli anni del passaggio dall’Impero di Augusto alla morte di Claudio. Si tratta di una rappresentazione quasi teatrale di quasi un secolo di storia: una  suggestiva rappresentazione di una reinvenzione del mondo classico che ha permesso all’artista di sviluppare una serie di immagini che nel loro anacronismo riescono a raccontare la politica contemporanea. Il titolo della mostra “Waiting in the Wings” che significa “aspettare che qualcosa di più grande accada” o semplicemente “attendere dietro le quinte” evoca la volontà di un’opera di trasformare lo spazio rimanendo sullo sfondo. La carta da parati seduce creando una scenografia stratificata attraverso cui sembra di aver accesso a diversi mondi ,dove  si alternano scaloni nobiliari, vasi antichi che diventano colonne e profili inquietanti di eroi romani. Sullo sfondo dietro questi elementi si intravedono due occhi giganti di una misteriosa donna contemporanea che sembra scrutare lo spettatore e allo stesso tempo osservare il palcoscenico dove si svolge l’azione..

Alla realizzazione della mostra hanno collaborato il Goethe-Institut Genua e lo Studio Sales di Norberto Ruggieri, Roma.

Silvana Lazzarino

Claudia Wieser

WAITING IN THE WINGS

installazione Site-Specific / Scalone di Villa Croce

da un progetto di Ilaria Bonacossa assistente curatore Ginevra D’oria

in collaborazione con Goethe-Institut Genua

Museo d’Arte Contemporanea/ Villa Croce/

Via Jacopo Ruffini 3, 16128 Genova

telefono 010 580069/585772

fino al 18 giungo 2017

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Kinkaleri performer

Kinkaleri artista performer tra segno, parola e gestualità

Everyone Gets Lighter | All!

Artista performer con un percorso dove la corporeità fatta di gesti e movimenti rielabora la comunicazione dei codici e dei segni, Kinkaleri nato a Firenze nel 1995.orienta il suo discorso fatto di unicità e totalità sulla sperimentazione che richiamandosi all’azione teatrale ricerca modi sempre nuovi per esplorare l’universo interiore attraverso le performance, dando spazio a produzioni video, materiali sonori allestimenti e installazioni. Con diversi programmi in Italia e all’estero .Kinkaleri, affiancato da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco progetta e pianifica i diversi interventi performativi basati sull’uso di ogni linguaggio legato ai sensi che interagiscono con gli apparati scenici dove le immagini si intrecciano ai suoni.

KINKALERI EVERYONE GETS LIGHTER | ALL!

KINKALERI
EVERYONE GETS LIGHTER | ALL!

Con sede operativa presso lo spazio K nel centro storico di Prato, negli ultimi anni Kinkaleri ha dato vita ad un progetto “ALL” impostato su percorsi fisici, verbali,  visivi e sonori per dare libera forma alle molteplici espressioni del pensiero attraverso la comunicazione gestuale fatta di segni e codici sviluppati entro un ritmo che rimanda alla danza.

Fondamentale per sviluppare questa ricerca è l’uso del “codice K”, codice appositamente pensato per ridare nuova funzione alle calligrafia e conseguentemente al significato della parola stessa per ridefinire l’idea di coreografia. Il simbolo alfabetico diventa gesto: il performer trascrive il simbolo alfabetico sul proprio corpo che vibra con le presenze e assenze del luogo e dello spazio, in rapporto al tempo che diventa globale e assoluto. Emerge una coreografia che utilizzando l’alfabeto e la sua proiezione nel gesto apre ad una maggiore libertà espressiva che investe tutte le funzioni del corpo in un movimento pluridirezionale.

A questo progetto dove il simbolo alfabetico trova nuova espressione nella corporeità in movimento nello spazio nella totale libertà espressiva è dedicato un progetto/ performance “Everyone Gets Lighter | All!” cui Kinkaleri darà vita insieme a Marco Mazzoni e Massimo Conti a Genova presso il Museo Villa Croce l’8 luglio 2016.

La performance giocando sulla ridefinizione del segno attraverso la corporeità quale veicolo privilegiato delle emozioni che entrano ed escono da uno spazio e un tempo in divenire, diventa luogo di libertà individuale dove è dato spazio ad ogni funzione del corpo. Un modo per qualsiasi performer di guardare alla scrittura come dato compositivo da interpretare qui e ora, adottando un codice/linguaggio che nella sua applicazione calligrafica ha la possibilità di divenire altro, travalicando la parola stessa e ridefinendo l’idea di coreografia. Everyone Gets Lighter è una performance sulla trasmissione dell’alfabeto gestuale nel suo divenire poi danza attraverso il movimento e la gestualità dell’attore performer. Dopo la performance attraverso un dispositivo saranno presentati da un performer tutti gli elementi costitutivi del codice, fornendo al pubblico le possibili applicazioni che coinvolgono il corpo nella sua potenzialità comunicativa e coreografica. La performance vuole essere un modo per entrare nei meccanismi della pratica del gesto nelle sue diverse possibilità espressive e allo stesso tempo luogo dove entrare in contatti con l’orizzonte  contemplativo.

Silvana Lazzarino

 

Everyone Gets Lighter | All!

Progetto di Kinkaleri con Marco Mazzoni

a cura di Massimo Conti

prodotto da Kinkaleri

con il sostegno della Regione Toscana

durata 30′

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce

Via Jacopo Ruffini 3, 16128- Genova

venerdì’ 8 luglio 2016

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Francesco Vaccarone

FRANCESCO VACCARONE  E LA POESIA VISIVA

Attuale, creativo, poliedrico nell’uso delle espressioni visive ed emotive è il linguaggio della POESIA VISIVA che, sorto negli anni Sessanta quale risposta al bombardamento progressivo della civiltà delle immagini, della pubblicità ossessionante, diventa occasione per ricreare a partire dal quotidiano da quanto è attuale, opere d’arte innovative attraverso l’assemblaggio di ritagli di giornali ed oggetti di uso abituale.

A raccontare questo innovativo contesto artistico che parte dai linguaggi propri della pubblicità e dei consumi tipici di quegli anni, decodificandoli e manipolandoli è la mostra in corso al museo di Villa Croce di Genova aperta fino al 6 marzo 2016.

la POESIA VISIVA di FRANCESCO VACCARONE

la POESIA VISIVA di FRANCESCO VACCARONE

L’esposizione GENOVA 1965- LA POESIA VISIVA DI FRANCESCO VACCARONE a cura di Valerio Dehò è dedicata in particolare alle sperimentazioni degli anni Sessanta presenti nelle opere di questo artista nato a La Spezia nel 1940, che attraverso le diverse forme espressive dal disegno alla pittura, alla scultura ha saputo recuperare le emozioni dell’uomo nel suo passare lungo i  luoghi di una realtà in cosante divenire dove ritrovare il senso del suo esistere.

Fin da molto giovane già a 16 anni Vaccarone si dedica alla pittura sotto la guida  di G. U. Caselli e G. Bellani che lo incoraggiano a continuare in questo percorso prendendo parte dalla fine degli anni Cinquanta e inizi Sessanta ad esposizioni collettive e personali con cui via via si fa conoscere e apprezzare in diverse città italiane, E’ di questi anni l’uso di un linguaggio creativo figurativo che guarda con attenzione all’espressionismo tedesco. Successivamente verso la metà degli anni Sessanta a contatto con poeti tra cui Gruppo 63 e artisti dell’avanguardia sperimentale italiana quali: Trerosso, il Gruppo 70 di Firenze, LineaSud di Napoli, Vaccarone entra a far parte del Gruppo Studio di Genova che trova il suo centro di azione ed espressione nella galleria-club La Carabaga in cui vengono realizzate una serie di esposizioni dedicate alla poesia visiva.

LA POESIA VISIVA di FRANCESCO VACCARONE

LA POESIA VISIVA di FRANCESCO VACCARONE

Si avvicina così ad un linguaggio sempre più sperimentale verso una ricerca di espressioni visive nuove, in linea con. il gruppo genovese Studio, formato da Zivieri, Tola e Guala e da altri, radunati intorno alla galleria La Carabaga,

In questa mostra si può osservare come Francesco Vaccarone sperimenti le nuove possibilità comunicative dell’arte visiva giocando con il linguaggio contemporaneo facendo in particolare uso dei media classici delle ricerche pop. Sperimentare significa per lui, com’era per i suoi colleghi, attingere da diversi ambiti: dal contesto della parola scritta o declamata agli oggetti di uso quotidiano per dare vita ad opere costituite da ritagli di parole e frasi estratte da riviste e giornali, montate con accostamenti forti, carichi di messaggi politici e poetici.

Giochi di Gabbiani all'alba

Giochi di Gabbiani all’alba

Vele,diro di boa, ,cm.107x107,olio su tela1986

Una nuova prospettiva per l’arte che diventa contenitore di messaggi visivi ed emotivi in linea con le trasformazioni della realtà sociale di quegli anni. Il linguaggio della poesia visiva nasce quale risposta alla proliferazione di immagini tipiche della società dei consumi, utilizzando i suoi stessi mezzi, manipolandoli e decodificandoli. L’artista si concentra sulle ricerche verbo visive che prendono le mosse da un’analisi del linguaggio dei mass-media e delle tecnologie che lo supportano, per assumerlo come linguaggio artistico, stravolgendone il significato per rovesciare i rapporti sociali in una sorta di giocosa rivoluzione. Immagini e oggetti sono assemblati in un ritmo visivo a metà strada tra Pop Art e Nouveau Réalisme.

Leggerezza e ironia, ma anche senso di inquietudine e sfiducia nella complessa traiettoria dell’esistenza attraversano l’opera di Francesco Vaccarone. Nelle sue rappresentazioni forme e linee si inseguono a formare e frantumare figure ora dai colori accesi e avvolgenti, ora più tenui, ma sempre combinati con originalità e fantasia attraverso cui ripensare ad un possibile incontro tra l’uomo e quanto è a lui vicino. Quanto accade fuori e interiormente la sua esistenza è restituito mediante l’uso di simbologie che si annidano in diverse sue descrizioni sia riferite a luoghi a lui cari come le cinque terre, sia ai gabbiani, ai clochard e ad altri aspetti del paesaggio dove si muovono e agiscono anche figure umane.

L'anima il vento

L’anima il vento

Entro quegli spazi liberi e avvolgenti in cui armonia costruttiva e equilibrio di forme si confondono, in un susseguirsi di poesia e leggerezza, malinconia e solitudine, si può intravedere un percorso /lungo cui viaggiano in silenzio gli interrogativi dell’uomo sul suo destino, le cui risposte sembrano celarsi nei simboli che la realtà porta con sé.

Tra i numerosi musei e spazi pubblici e privati italiani e stranieri in cui Francesco Vaccarone ha esposto va citato il Castello Aragonese di Ischia dove ha preso parte alla collettiva “Don Chisciotte della Mancia” dal 19 settembre al 30 ottobre del 1992.

Silvana Lazzarino

 

GENOVA 1965- LA POESIA VISIVA

DI FRANCESCO VACCARONE

a cura di Valerio Dehò

Museo d’Arte Contemporanea/ Villa Croce

Genova Via Jacopo Rufffini,3

Fino al 6 marzo 2016

Ingresso libero

 

Francesco Vaccarone

Note biografiche      

Francesco Vaccarone, nato a La Spezia il 4 ottobre 1940, si dedica giovanissimo alla pittura sotto la guida di G. U. Caselli e di G. Bellani, dedicandosi contemporaneamente a studi classici e filosofici. Dal 1957 al 1964 presenta le sue prime mostre personali e prende parte a numerose mostre collettive in molte città italiane, utilizzando un linguaggio creativo figurativo che guarda con attenzione all’espressionismo tedesco. Dal 1965 incomincia ad interessarsi alle ricerche verbo visive in stretto contatto con artisti e poeti attivi in quel periodo (Gruppo 63, Tre Rosso, il Gruppo 70 di Firenze, LineaSud di Napoli), e fa parte del Gruppo Studio di Genova. Il Gruppo partecipa all’aggiornamento culturale della città con la fondazione delle riviste “Marcatrè” e “Tre Rosso” ed è sostenuto dalla galleria-club La Carabaga che tra il 1963 e il 1965 realizza una serie di esposizioni dedicate alla poesia visiva. Nel 1970 si sposta a Roma dove perfeziona le sue conoscenze delle tecniche calcografiche presso la stamperia il Cigno e frequenta vari artisti tra cui Marini, Gentilini, Raphael Mafai, Zancanaro, Guttuso, Fieschi. Sono degli anni Settanta due dei suoi più importanti cicli i “Gabbiani” e i “Clochards”. Nel 1973 viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro, con prefazione di Enzo Carli e del poeta Dino Carlesi, a cura della Galleria d’Arte Macchi di Pisa. Numerose sue mostre sono state allestite in Italia ed in Svizzera e negli anni ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti.