Luciano Ventrone e il fascino nascosto della natura morta a Gualdo Tadino

Luciano Ventrone: la mostra dedicata alle sue nature morte inaugurata da Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi, esposta nella Chiesa Monumentale di San Francesco

Oltre l’ordinario, nascosta nel reale si cela quell’immagine che spesso sfugge ad un primo impatto, aprendo all’invisibile: è quella proiezione di un nuovo orizzonte visivo ed emotivo restituita da LUCIANO VENTRONE che a partire dall’uso della fotografia realizza dipinti proiettati verso il superamento  della resa oggettiva della realtà.

Luciano Ventrone mostra a Gualdo Tadino. Accordi naturali

La fotografia diventa per l’artista romano che da oltre trent’anni si dedica a soggetti di nature morte, punto di partenza per cogliere l’oltre e guardare all’astrazione dell’oggetto, superando la semplice apparenza. In particolare le nature morte, slegate dal loro essere materia, sono da Ventrone restituite in pittura attraverso una perfetta e armoniosa combinazione di punti di luci e colore che superano la stessa rappresentazione reale.     Tra gli artisti contemporanei più stimati e apprezzati a livello internazionale Luciano Ventrone, nato a Roma nel 1942, da voce ad un universo fatto di percezioni legate a quel microcosmo che risiede negli aspetti del reale e nelle nature morte con cui far vibrare emozioni di felicità e nostalgia tra illusione e verità che accompagnano l’uomo nella ricerca di risposte al suo destino dove il passato ritorna come presenza costante e silenziosa.

Il suo sguardo soffermandosi sui vari aspetti della realtà e delle nature morte, cattura particolari sempre più dettagliati e quasi invisibili, perché calati entro una realtà dove le immagini si susseguono senza fine allontanando dal banale senso delle cose verso “l’ipernaturale”.

Luciano Ventrone mostra a Gualdo Tadino.  Filo di perle

E’ questo senso autentico delle cose, il loro lato nascosto – tra luoghi vicini e lontani e nature morte- dove emergono luce e colore, a caratterizzare la mostra a lui dedicata “Meraviglia ed estasi “ che ssi è inaugurata domenica 15 aprile 2018 alle ore 17.30 a Gualdo Tadino (Perugia) presso il Teatro Talia (in Via Ruggero Guerriero) alla presenza di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi che ne sono i curatori.   Promossa da Polo Museale città di Gualdo Tadino, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino, l’esposizione, organizzata dall’Associazione Archivi Ventrone è allestita negli spazi della Chiesa Monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino dove resterà aperta dal 17 aprile al 28 ottobre 2018.

Un percorso intenso dove le nature morte di Luciano Ventrone cattureranno l’interesse dei visitatori per la forza evocativa con cui viene restituito l’universo delle emozioni a partire da rappresentazioni di fiori, frutta e oggetti in posa che proiettano verso percezioni volte oltre i sensi quasi ad avvertire l’ ipernaturale.

La scelta di Gualdo Tadino non è stata casuale: come hanno sottolineato gli organizzatori la stessa cittadina è stata patria di Matteo da Gualdo (1435 circa-1507), tra gli antesignani del genere della natura morta – con la sua celebre tavola raffigurante l’’Albero di Jesse’, della fine del XV secolo- genere pittorico che Ventrone ha interpretato secondo uno stile e un linguaggio innovativo tra i più apprezzati.

Luciano Ventrone mostra a Gualdo Tadino. Approdo

 

Ad accomunare le opere in mostra, realizzate grazie ad una tecnica senza imperfezioni, esagerata e metafisica è l’interazione tra luce, forma e colore a suggerire rappresentazioni scenografiche suggestive dalla forte spettacolarità tali da coinvolgere occhio e mente in un’armonia di stupore e estasi. Delle nature morte Ventrone restituisce l’intrinseca bellezza, la plasticità delle forme, il fascino nascosto esaltato dai riflessi delle luci su superfici ora concave e convesse dove si incontrano e accostano diverse gamme di colori caldi e intensi, opachi e vivaci. Emergono ricordi, nostalgie, attese, guardando al tempo che passa tra sogni e speranze dove affiorano vanità e fragilità per ritrovare se stessi nel mosaico di emozioni che accompagnano la vita.

Tra le opere vanno citate: “Accordi Naturali”, “Antichi sapori” (2011/2017), “Approdo” (2010/2018) e  i  due inediti paesaggi: “Silvi Marina” (2013/2017) e “I racconti del vento” (2006), rispettivamente una marina e un deserto (soggetto eseguito solo in quattro versioni). Esse sono vere e proprie istantanee di luce e colore, dove il sole sostituisce la fredda e artificiale luminosità elettrica delle nature morte riflettendo quella luce calda che vena d’avorio il mare Adriatico nei pomeriggi d’agosto, così come le dune di sabbia della Libia. E poi “Fragilità” (2013/2017), “Il filo di perle”(2010/2018) e “Il tempo delle vanità” (1998), senza dimenticare  “Mosaico” (2011), raffigurante una melagrana gigante spaccata, esposto nel Padiglione Italia della 54° edizione della Biennale di Venezia. Il Catalogo è edito da Carlo Cambi Editore.

Silvana Lazzarino

 

LUCIANO VENTRONE

MERAVIGLIA ED ESTASI

a cura di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi

Chiesa monumentale di San Francesco,

Corso Italia, Gualdo Tadino (Perugia)

Orari: da martedì a domenica 10.00 – 13.00; 15.00 – 19.00

dal 17 aprile al 28 ottobre 2018

Per informazioni: tel. 075. 9142445

 

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MATISSE IN MOSTRA A TORINO

MATISSE IN MOSTRA A TORINO A PALAZZO CHIABLESE

L’energia del disegno, l’uso di un colore puro seppur disteso sulla tela in modo originale nel far emergere figure e oggetti attraverso rappresentazioni dove non esistono più profondità e chiaroscuri diventano i punti di forza su cui si fonda il movimento dei Fauves nato agli inizi del Novecento che mirava ad una

Matisse e il suo tempo a Torino

Matisse e il suo tempo
a Torino

riproduzione tutta personale della realtà colta nell’immediatezza ed istantaneità di un’emozione esclusiva e soggettiva. Henri Matisse, figura di spicco di questa corrente è l’artista più originale per la sua potenza espressiva evidenziata da una linea dal segno incisivo e dal colore avvolgente per l’immediato impatto visivo ed emotivo.

.

A Matisse che con la sua arte ha rivoluzionato la pittura del Novecento dando inizio ad un nuovo modo di leggere e riprodurre la realtà nelle sue diverse sfaccettature attraverso una visione tutta personale e intimista, distante dall’oggettività e dai principi di concretezza, è dedicata un’importante esposizione in corso a Torino presso Palazzo Chiablese fino al prossimo 15 maggio 2016.

Matisse e il suo tempo a Torino

Matisse e il suo tempo
a Torino

Matisse, e il suo tempo, questo il titolo della mostra promossa dal Comune di Torino – Assessorato alla Cultura, e dal Polo Reale di Torino, offre al visitatore un percorso a scoprire l’universo dell’artista capace come pochi di far vibrare il colore nei suoi rimandi espressivi imprimendo alla linea forza ed energia, eleganza e bellezza.

Le opere presenti nella mostra: cinquanta di Matisse e quarantasette di artisti a lui contemporanei quali Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Miró, Derain, Braque, Marquet, Léger – tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi – descrivono la poetica del grande “maestro dei colori”, le influenze nella produzione e l’esatto contesto delle amicizie e degli scambi artistici.

Attraverso dieci sezioni è ricostruita la carriera del padre del Fauvismo: dai suoi esordi alla fine

Matisse e il suo tempo a Torino

Matisse e il suo tempo
a Torino

dell’Ottocento fino alla sua scomparsa negli anni Sessanta del Novecento; un viaggio alla scoperta del grande precursore delle avanguardie storiche e allo stesso tempo degli altri artisti che hanno animato Parigi nella prima metà del XX secolo.

Le sezioni seguendo un percorso cronologico sviluppato su diversi temi permettono di cogliere accanto alle sottili influenze e le fonti comuni d’ispirazione, anche una sorta di “spirito del tempo” che come un filo rosso unisce Matisse agli altri artisti durante il modernismo degli anni Quaranta e Cinquanta. Il tema della figura umana affrontato seguendo come per le nature morte e gli ambienti interni, una concezione antitradizionale, si sofferma sull’immagine femminile descritta con la sua purezza e semplicità, la sua sensualità e malinconia dove traspare un sottile mistero. Accanto alle figure delle odalische come Odalisca con pantaloni rossi del 1921 sono le rappresentazioni dell’atelier, soggetto questo presente in L’Atelier IX (1952-56) di Braque e Lo studio, (1955) di Picasso.

Partendo da figure appiattite e linee controllate, Matisse passa alla tecnica divisionista della separazione dei colori, guardando poi alla bidimensionalità e agli aspetti volumetrici di Cezanne per definire una propria ricerca nel costruire la sintesi della forma definita dal disegno e rivestita dal colore che diventa tessuto avvolgente con cui la figura è proiettata nel contesto rappresentativo.

opera di Picasso mostra Matisse e il suo tempo

opera di Picasso
mostra Matisse e il suo tempo

La realtà circostante con i suoi scenari naturali e ambientali dove si muovo figure e presenze femminili non è raffigurazione oggettiva, ma intuizione di un modo di percepire che nasce dall’emozione istantanea: così le sue donne diventano figure femminili sproporzionate in rapporto a quanto loro è intorno. Inoltre opere di Matisse quali Icaro (della serie Jazz del 1947), Grande interno rosso (1948), Ragazza vestita di bianco, su fondo rosso (1946) sono messe a confronto con i quadri di Picasso, come Nudo con berretto turco (1955), di Braque Toeletta davanti alla finestra (1942), e di Léger come Il tempo libero – Omaggio a Louis David (1948-1949).

L’arte di Matisse esaltando la forza del colore e l’incisività della linea esprime equilibrio nel giustapporre forme in una danza di armoniose visioni. Equilibrio e incisività nel definire una realtà ideale e talora idealizzata nell’accostare tre colori in particolare il blu, il verde e il rosso, colori dominanti che definiscono ogni elemento creando spazialità.

L’opera dell’artista ischitano Aniellantonio Mascolo (1903-1979) che nella sua Ischia ha sempre trovato fonte di ispirazione è stata accostata a quella di Matisse. Sebbene abbia rinunciato al colore, ma non alla luce in contrasto con gli sfondi scuri, Mascolo si è richiamato al padre dei Fauves per l’uso di forme semplici e appiattite ancorate però ad un certo realismo con cu ha rappresentato i suoi soggetti legati al mondo dei contadini e dei pescatori

Silvana Lazzarino

MATISSE E IL SUO TEMPO

Palazzo Chiablese

Piazza S. Giovanni, 2- 10122 Torino

Orari lunedì 14.30 – 19.30

martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30

giovedì 9.30 – 22.30

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

Infoline e prevendita tel. 011.0240113 (attiva dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00)

fino al 15 maggio 2016

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