Il Dispari 20201102 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201102 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201102

Tre poesie per questo giorno dedicato ai defunti

Oggi, 2 novembre 2020, nel giorno della Commemorazione dei defunti o, come venne inizialmente definito nell’Anniversarium Omnium Animarum, vi propongo due mie poesie dedicate a persone a me care e una poesia, simile ad un epigramma, che potrebbe essere adottata da molti lettori.

Dalla raccolta di poesie “La sagra del peccato” (1957 – 2003):

Lamento plebeo

(Dedicata al Prof. Eduardo Malagoli)

Ho colto il senso
della tua assenza
dall’acre odore
di carta stampata.

Nel vecchio rodeo
di mitici emblemi
tu, fionda e Golia;
sul collo del vinto
catene preziose di pensieri.

Fasciati da dubbi,
contorti, snodati, strizzati,
salvati
uscimmo.
Era il millenovecentosessantuno.

Ne passa di tempo!

Oggi
il sole d’agosto
non sboccia più
semi nei sassi.
Il mare d’agosto
non gonfia più
vele nel golfo.

Manca l’addio
nella mia mente
non più plebea.

D’agosto
si muore
solo.

——————————————–

Dalla raccolta di poesie “La sagra del peccato” (1957 – 2003):

Più fine che amore

(Dedicata a mia madre)

Al dunque anch’io
mi affanno di domande
che sono il vento e il capitano
del mare e del vascello,
che sono penna
e sono carta,
che sono.

Io,
come nessuno
– già qui seduto
da giorni immobili –
che attende il cenno
dalle labbra aperte
oltre il languore
fisso
nei tuoi sensi.

Eri – non ieri –
profumo
immensa
siepe di coralli.

Troppi e inutili ricordi
per l’impossibile
di una lontana primavera.
Violento un mio uragano
quasi
a timore di tintinnii
di vicine campane
schizza chicchi di grandine sui vetri.

Staccasti un figlio
dall’albero
di melo biondo
di spore di speranze.
Era l’anno
del ferro e del fuoco
per Napoli
– Abele -.

Nenie e ninne nanne
tacquero per lui
matti boati di bombe.

Ora, la bocca
resa sottile dagli anni
dal male
inghiotte i suoni
perché io non soffra.

All’ultimo soffio di pensiero
alla forza di perderti
rinasco maturo.
Mi esco
mi alzo
e nel torpore
mi spengo la luce.


Dalla raccolta di poesie “Non rubate la mia vita”
(2005 – 2007):

Quando sarò pensiero

(Quasi un epigramma)

Quando sarò pensiero
su cigli di visioni
dagli orizzonti nitidi
verso stele di mie antiche iscrizioni,
oppure anche
il tempo in cui sarò passione
nel buio ottuso
per lunghi sguardi amorosi
lasciati illanguidire dalle mie tristezze,
di certo o forse
il giorno che sarò ricordo
tra vociare arruffato
di vecchi amici alticci
sulle note matte delle mie sortite,
non posso, voglio,
quando sarò pensiero,
quando sarò pensiero
la docile coerenza
strappata a mani unite
dai cesti di delizie
per gli epigrammi delle tue certezze,
non posso, voglio,
il tempo in cui sarò passione,
il tempo in cui sarò passione
la mascherata tenerezza
oltre effimere apparenze
di abbracci mafiosi
interrata sotto il magna del tuo vulcano,
non posso, voglio,
il giorno che sarò ricordo,
il giorno che sarò ricordo
il giorno voglio
il nostro giorno voglio
intero
dal primo all’ultimo minuto
dal primo all’ultimo sorriso
dal primo all’ultimo tuo bacio.

 

Per la serie Esopo news.

Beata ingenuità?

Il paradosso della scuola al soldo di Amazon.

Mariapia Ciaghi. Quello che secondo me dovrebbe emergere come breve commento alla circolare che allego a queste mie considerazioni è che essa è indegna e sdegnosamente da rifiutare.
Praticamente la proposta, inviata a tutte le famiglie degli alunni frequentanti l’istituto scolastico diretto dalla Dirigente Scolastica che firma la circolare, si può schematizzare in due ipotesi: o la Dirigente Scolastica si fa dare da Amazon una royalty per arrotondare il magro stipendio (tendo ad escludere questa ipotesi), oppure, più probabilmente, vuole fare della scuola un grande supermercato di ignoranti.

La seconda ipotesi lascia immaginare che stia crescendo un messaggio per cui le scuole della Repubblica Italiana vadano tutte chiuse, con ingenti risparmi di miliardi per le spese strutturali, edilizie e del personale impiegato, affinché si sviluppi una idea di scuola voluta e sostenuta anche economicamente da allievi attivi e non passivi che scelgano i più appassionati maestri del pensiero.
Un ritorno ai clerici vagantes che fondarono le università europee.
Quasi che, terminata ormai l’era epica della istruzione di massa che servì a sconfiggere l’analfabetismo del leggere, scrivere e far di conto, basti consegnare ai bimbi un tablet relegandoli in un cantuccio, in casa, affinché guardando i cartoni animati apprendano l’utilizzazione del mini pc imparando, automaticamente a vivere nel mondo che sarà e che è già virtuale.
Tanto poi al resto ci pensa Amazon…

Dott.ssa Mariapia Ciaghi
Direttrice della Casa editrice IL SEXTANTE

Ecco il testo della circolare
Prot.4466IV.5 Circolare N. 119
Roma 28/11/2020
Ai genitori
Al personale docente
Al DSGA
Al personale ATA
IC Sinopoli – Ferrini

Oggetto: Adesione all’iniziativa “Un click per la scuola” – Amazon

Si comunica che tutti i plessi del nostro Comprensorio “Sinopoli – Ferrini sono iscritti all’iniziativa, promossa da Amazon, “Un click per la scuola” che consente:
• ai clienti Amazon di selezionare la Scuola che desiderano supportare;
• ad Amazon di donare, alle Scuole selezionate e che abbiano aderito all’iniziativa, una percentuale, sotto forma di credito virtuale, sugli acquisti effettuati su prodotti venduti e spediti direttamente da Amazon.
• alle Scuole selezionate e che abbiano aderito all’iniziativa di utilizzare tale credito virtuale per acquistare materiale didattico, attrezzature elettroniche, articoli sportivi ed altri articoli presenti su un catalogo di oltre 1.000 prodotti venduti e spediti direttamente da Amazon.

I genitori ed il personale che vorranno supportare il nostro Istituto in questa iniziativa, potranno seguire i passaggi di seguito indicati [omissis] ecc.

L’iniziativa è valida fino a 21 marzo 2021.
Si ringraziano anticipatamente tutti coloro che vorranno aderire, contribuendo così a migliorare la qualità dell’offerta formativa del nostro Istituto.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Prof.ssa Annunziata DI ROSA.

 

TINA BRUNO | Io e la Sanità – parte prima.

Avevo quarantaquattro anni quando, sollevando una brocca d’acqua di due litri di capienza per dare da bere ai bambini del nido comunale presso il quale prestavo servizio con l’incarico di educatrice, fui colta da un dolore improvviso e forte al collo che mi tolse il respiro.
Dopo trenta minuti tutto rientrò nella norma.
Tuttavia, la Coordinatrice ritenne utile che lasciassi il posto di lavoro, almeno per quel giorno e mi fece accompagnare a casa da una collega.
Eseguì l’ordine alla lettera e nel pomeriggio mi recai dal medico di famiglia, il quale, dalle informazioni da me date e dalla visita eseguita sulla zona del corpo indicata, diagnosticò la presenza di un’ernia cervicale di poca importanza e certificò che avevo bisogno di almeno quindici giorni di riposo.
Nei giorni successivi, non avvertì nessun dolore ma la mancanza di forza su tutta la parte destra del corpo.
Da qui iniziò il mio calvario della durata di quattro anni trascorsi senza trovare una risposta a quel senso di affaticamento che m’impediva di vivere una vita normale.
Non mollai e, presa dalla paura, telefonai all’ospedale San Giovanni a Roma chiedendo il ricovero per accertamenti.
L’impiegata dell’accettazione rispose negativamente dicendomi che, dato il Giubileo, ogni ospedale doveva mettere a disposizione degli stranieri, se ne avessero avuto bisogno, un consistente numero di posti-letto.
La ringraziai, la salutai e continuai a chiedere ad altri ospedali e la risposta era sempre la stessa… fino a quando riuscii ad ottenere un ricovero.
Una volta lì, dopo la visita fui accompagnata nel reparto di neurologia chirurgica.
Trascorsero 40 giorni senza che fosse trovata una soluzione.
Dall’anamnesi nessuna traccia, dalla R.M. nessun focolaio che rivelasse il male che mi affliggeva tranne le piccole ernie.
Un giorno, dopo la visita medica, spiegai ai medici che questa sofferenza mi ostacolava nella scrittura.
A quel punto i medici presero di mira il cervelletto e mi sottoposero subito alla R.M. che mostrò la presenza dì una cicatrice causata da un’ischemia vascolare e in più trovarono insufficienza mitralica.
Dopo avermi informato, con molta cautela, mi dissero che ero affetta da parkinsonismo giovanile e bisognava fare il test.
Subito mi somministrarono i farmaci.
Continuai a lavorare per qualche anno ancora, e nel frattempo ogni anno ero sottoposta a visita legale finché, nel 2008 fui riconosciuta invalida civile al 100/100 con accompagno perché incapace di rispondere alle azioni quotidiane della vita e fui collocata a riposo.
Non posso lamentarmi per quanto riguarda la sanità pubblica perché nei miei confronti ha sempre trovato la risposta giusta.
Questa è la faccia positiva della mia esperienza, ma, purtroppo, ho molte altre valutazioni meno favorevoli per un giudizio pubblico sulla sanità italiana che rimando ad un atro articolo.

Il Dispari 20201026 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201026

Il Dispari 20201026 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

dodicesima e ultima puntata del racconto di Bruno Mancini.
Le prime undici puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, il 3 – 10 – 17 – 24 – 31 agosto, 7 – 14 settembre 2020, 5 – 12 ottobre.

PARTE TERZA
I sogni
Capitolo quarto

Bruno: -«Ora che sapete tutto non mi sembra essenziale continuare a tediarci con queste malinconiche divagazioni.
Con tanti interessi che non riusciamo a soddisfare, gingilliamo la puerile infermità d’intrattenerci raccontando simili personalistici abbandoni nostalgici.
È proprio vero che si ritorna bambini quando il tempo rende maturi grappoli di esperienze estreme.
Infantili, ingenui.
Ad otto anni “c’era una volta la fata turchina”, a trenta il “lupo cattivo”, e, dietro l’angolo, alla mia età “il mitico Maradona” assurge a fulcro, non solo dell’assurdo racconto di un folle amore, ma di un turpe inganno e di un giusto suicidio.
Nei miei precedenti interventi la comunicazione si è protratta con approcci apparentemente non omogenei, disuniti, privi di filo conduttore, disarticolati, finanche arroganti nella sfacciata indifferenza verso la tua disponibilità.
Quindi, intendo fare ammenda spostando su un diverso obiettivo il bersaglio offerto dalle mie sciocchitudinanti notturne ricerche di

“Le belle storie d’amore”.

Il Dispari 20201026 – Redazione culturale DILA

Io non sono la pioggia che bagna i teneri germogli delle melanzane e dei pomodori, né il microfono utilizzato nel mitico assalto all’Indipendiente o lo speaker della notte scura di Sonny Liston, non sono il regista dell’indimenticabile Ungaretti e neppure l’autore di papaveri e papere.
Io non sono il vostro padre pio con le sofferenze non curate.
Tutto altro.
Carnefice.
Giacobino, gesuita, stalinista, mi sono interessato unicamente del mio presente futuro.
Un nuovo ricamo per

“Le belle storie d’amore”

è giunto al termine, ma ormai non potrai evitare a te stessa di bere il calice… »
Aurora: -«Avvelenato?»
Bruno: -«Mai. Sempre un confronto leale. Il calice del giudizio finale.
Il mio piacere è servire le idee e le frasi che voglio, il tuo diritto è scegliere un altro autore.
Ma questa è l’apparenza?
Forse la realtà è nascosta da una lacca lucida e non trasparente che mi sono imposto di spalmare su questa futile storia di quotidianità provinciale per, per cosa sennonché per l’unico, irriducibile quanto malsano, tanto prorompente quanto disconosciuto, desiderio di…»
Aurora: -« È più comune -consueto- che si alzino gli occhi al cielo per seguire il tragitto di un elicottero, in special modo se ci si ritrova in una notte di luna su una spiaggia del mar Tirreno, piuttosto che ammirate il cielo stellato durante la grigliata notturna di ferragosto per confrontare la parità della nostra minima esistenza con l’immensa indeterminatezza di tutto quanto ci circonda, ci permea, ci ingloba.
Se oggi, nella piazza grande del paese marinaresco trasformata in arena -riflettori e suoni a centomila- giovani accalcati, vocianti, frementi, impazienti, per tutta la sera di quest’ultimo giorno d’agosto -i temporali pronti a scatenare putiferi di lampi e tuoni-, un mitico gruppo rock si esibisse dal vivo (unica tappa in Europa, biglietti introvabili, bagarini arricchiti, rampolli di uomini importanti accanto ai figli dei fiori), e se d’improvviso crollasse il palco -mille metri quadrati, struttura avveniristica montata e smontata in due amen, orgoglio e vanto del principale produttore mondiale di scenografie stupefacenti-, e se anche, se come, se tutto ciò che vuoi… se un uomo sconosciuto continuasse a suonare in un angolo appartato, con il trombone di Vic Dickenson il brano Cryn’ out my heart for you (di Hopkins), tu credi che qualcuno vorrebbe sapere chi sia o chi non sia il solitario sconosciuto e tenterebbe di abbracciarlo?
È più comune -consueto- attendere il miracolo, che non riconoscerlo nell’istante di un suo avvento non programmato.
L’amore del popolo napoletano verso Diego Armando Maradona è stato lo sguardo al cielo stellato, ed allo stesso tempo, il personale esclusivo abbraccio al solitario sconosciuto suonatore di tromba.
Diego Armando Maradona, in piena autonomia, aveva eletto il Suo Popolo Napoletano alla dimensione di un Mito.
Il Suo Mito.
Un mito d’amore.

Il Dispari 20201026 – Redazione culturale DILA
È vero.
Nella storia dei grandi avvenimenti pubblici e sociali, quasi mai ci si è trovati di fronte ad un reciproco amore tra l’autorevole emblema e la spontanea sudditanza.
O l’una o l’altra.
È anche vero che la mia promessa di indulgenza attiene ai protagonisti di

“Le belle storie d’amore”,

ma questa volta mi hai sorpresa ed imbarazzata.
Non posso negare di essere stata coinvolta dallo svolgimento dei fatti narrati, ma ugualmente non posso ammettere di essere in grado d’identificare gli autori delle azioni maggiormente significative.»
Bruno: -«Perché vuoi essere selettiva, se il cielo è stellato, le stelle formano il cielo.
Il popolo di Napoli è la fonte dell’amore.
La gente di Napoli si è chiesta di essere il popolo di Diego.»
Aurora: -«I contrabbandieri di Santa Lucia, i femminielli dei Gradoni di Chiaia, i mariuoli dei Cagnazi, gli avvocati dei Quattro Palazzi, i politici di Piazza Municipio, i cozzicari di Mergellina, i pescivendoli, i medici, gli ambulanti, bambini e mamme ciascuno per proprio conto?»
Bruno: -«Esatto loro, i contrabbandieri di Santa Lucia, i femminielli dei Gradoni di Chiaia, i mariuoli dei Cagnazi, gli avvocati dei Quattro Palazzi, i politici di Piazza Municipio, i cozzicari di Mergellina, i pescivendoli, i medici, gli ambulanti, bambini e mamme ciascuno per proprio conto»
Aurora: -«Sei folle: Folle ed impudente.
Ti ho elevato a paladino dei protagonisti di

“Le belle storie d’amore”,

e dopo alcune scelte ben riuscite, per esempio la coppia di “L’Appuntamento”, ecco che ti presenti, sfacciato, folle, e proponi di elevare addirittura un intero popolo al rango ed ai benefici di “Eletto Per Amore”.
Ed hai creduto…
Uomini donne e finanche bambini d’equivoci comportamenti…»
Bruno: -«Si può essere la peggiore canaglia, un pessimo esempio di sfacciata arroganza, il postino delle nostre calamità, il massimo intruglio di malefici e malvagità, la carogna delle carogne, un distillato delinquenziale oppure il nettare avvelenato, la iattura personificata, la madre di Cogn, la figlia di …, Bash, il figlio di Giuda, il fratello di Abele, un vecchio inquisitore, Gambadilegno, Diabolik, l’anello forte della forca, la lama della ghigliottina, la polvere radioattiva, il pattume industriale, chi ruba la mia vita, ma, se hai amato una volta nella vita, Amato con la A maiuscola -e Diego è stato da loro Amato, Amato con la A maiuscola-, allora la redenzione non solo è possibile, quanto, ne converrai, addirittura certamente auspicabile.»
Aurora: -«Solo quando avrò smesso di seguire le tue follie, mi lascerò andare ad un’analisi approfondita dei miei comportamenti snaturati.
Solo quando avrò smesso di accettare la speranza come forza motrice di giustizia ed umanità -la tua scelta-, potrò comprendere se sia più saggio guardare il cielo stellato nell’impotenza di una notte d’agosto, oppure seguire il volo di un elicottero per essere attenta a prestare un eventuale soccorso.
Solo quando avrò smesso di accettare la tua categorica supremazia dell’amore, saprò infine decidere se voler essere completamente umana.
Il Popolo ha vinto.
Il Popolo è.
Il Popolo Napoletano è nominato

“POPOLO D’AMORE”.

Diego Armando Maradona ha vinto.
Diego Armando Maradona è.
Diego Armando Maradona è nominato

“PIBE D’AMORE”.

E tu, Petrus, fai brillare il cielo con i fuochi pirotecnici dell’antica Piedigrotta, riempi le strade e le piazze di pazzarielli, scugnizzi, carnacottari e tutti i genuini figli della tradizione popolare partenopea.
Voglio sentire fremere le passioni, accecate dai raggi del sole napoletano, salmastre come il mare a Posillipo, profumate come le ginestre dei Camaldoli (ginestra fiore amato dalla sua donna), dolci come l’uva del Vesuvio e vellutate come le ali dei gabbiani in volo radente sugli scogli di Mergellina.
Poi chiedi che l’uomo dal fiore all’occhiello suoni la nostra musica napoletana, ‘O sole mio, Maria Marì, Indifferentemente, per convincere il nostro amico Bruno, da noi oggi eletto

“POETA DELLA VITA”

a non lasciarci prima di aver regalato alla nostra notte di follia la recitazione delle sue ultime tre

“POESIE DEI SOGNI”.

Brindate tutti a questo evento!
… E tu… bevi una birra gigantesca. »

Il furto della foto di Maradona

PARTE QUARTA
Poesie dei sogni

Non rubate la mia vita

Un sorriso di mare smeraldo
un profumo di ortensia maculata
lo scampanare di turisti pascolanti
lo sciacquio di graniti biancastri,

TEMPO,

la sposa non mi chiede altro
i miei ingorghi pazienteranno ancora
tra un’onda senza fine al tramonto
nel poggio di agrumi e di ninfee.

Non rubate la mia vita,
prendete i sogni.

——————————-

Di Capri un po’

Enorme scoglio brullo,
come le scorze ruvide
di angurie tropicali
a chiazze agrumate
sbuffate
in macchie di ghepardi:
di Capri un po’.

Zaino seta fardello,
dagli aculei stemmi americani
tesi tra bordi sfilacciati
fruscianti
un’unghia sotto le nuche rasate:
di Capri un po’.

Telo d’intrecci esotici,
per gli occhi degli sciami giapponesi
ombreggiati dal sol levante
filato
sulle falde dei berretti:
di Capri un po’.

Progenie umana dell’isola di tutti,
contemplo
insieme alla sposa di sempre
il dolce silenzio dei nostri sogni.

————————————-

Quipo

Un quipo peruviano
intrecciato
– sfilacci di ginestre
precolombiane lane
papiri, betulle e cordicelle marinaresche -,
dai nodi scuriti,
adagiato
sul banco di cristallo.
Due pietre turchine come il mare di Capri
due passi prima della Certosa
due passi dopo il lusso della nostra fuga.
Il sorriso dell’uomo padrone
esalta
l’anello che oggi ci sposa,
ancora.
Guardiamo affascinati
mimi imbiancati immobili all’angolo del bar,
udiamo incantati
dal loro talamo di legni attintati
sgorgare il suono girovago di un violino tzigano.
Voliamo
da soli voliamo
come il vento tenero dei passeri
la mano nella mano
voliamo
insieme voliamo
fin giù nei giorni conosciuti
negli anni innamorati
voliamo
coribanti voliamo
fin su nel tempo che ci appartiene
in assolato controluce
voliamo
mentre
l’ovulo di antiche zolle
pigia profondo nel mio petto,
alla radice,
e soffia sui semi sommersi
dei tuoi intimoriti ritorni,
profondo.

Voglia,
sotto un manto di stelle di Tragara
con il dolce tepore di una tarda primavera
nel profumo lontano della magnolia in fiore
tra il silenzio delle lucertole striscianti sui sassi,
voglia
il prossimo sonno
renderci liberi dai sogni!

Fine

Il Dispari 20201026 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201019

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

Il programma del MADE IN ISCHIA dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” nella prossima manifestazione internazionale BOOKCITY 2020

BOOKCITY – 13 novembre 2020 ore 16.00
Teatro Franco Parenti – Milano
Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA 

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”
in collaborazione con

  • Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi
  • Testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio
  • Associazione culturale ADA di Dalila Boukhalfa
  • organizza l’evento:

Titolo dell’incontro

  • Premio internazionale di Arti Varie “OTTO MILIONI”

Relatori

  • Jeanfilip (Gianluigi Filippini) – Pittore
  • Mariapia Ciaghi – Editrice
  • Lucilla Trapazzo – Attice

 Staff

  • Domenico Umbro – Musicista
  • Operatore video – TV

 Breve descrizione dell’incontro

  • Proclamazione vincitori delle cinque sezioni (Poesia, Arti grafiche, Musica, Giornalismo, Recitazione) della nona edizione del premio internazionale di Arti Varie “OTTO MILIONI” ideato da Bruno Mancini ed organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
  • Presentazione dell’Antologia di Arti Varie “ARTE ALTROVE” edita dalla Casa Editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi contenente, tra l’altro, alcune opere finaliste della nona edizione del suddetto premio internazionale di Arti Varie “OTTO MILIONI”.
  • Presentazione dell’Antologia plurilingue di Arti Varie “Sinfonia con l’Africa volume secondo” edito dalle Associazioni DILA di Bruno Mancini e ADA di Dalila Boukhalfa.
  • Presentazione del volume “Per Aurora – Tutti i racconti” edito dall’Associazione DILA
  • Presentazione della testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio
  • Recital musicale di Domenico Umbro.
  • Esposizione dell’opera pittorica “Parnaso” di Gianluigi Filippini, in arte Jeanfilp, che è stata utilizzata come copertina della suddetta antologia “ARTE ALTROVE”.
  • Diretta streaming di tutto l’evento.
  • Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria.

Libri presentati
 
1)         Autore Bruno Mancini

  • Titolo ARTE ALTROVE
  • Opere di Arti varie e di Autori internazionali
  • Editore IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi
  • ISBN 978-88-97708-39-1

2)         Autore Bruno Mancini

  • Titolo Sinfonia con l’Africa volume secondo
  • Antologia plurilingue di Autori internazionali
  • Editore Associazioni DILA di Bruno Mancini e ADA di Dalila Boukhalfa Lulu.com
  • ISBN 978-1-716-53778-3

3)         Autore Bruno Mancini

  • Titolo Per Aurora – Tutti i racconti
  • Editore Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”
  • ISBN 9781445237534

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

BOOKCITY – 14 novembre 2020 ore 10.00
Biblioteca Sormani –  Sala Grechetto – Milano

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”
in collaborazione con

  • Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi
  • Testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio
  • Associazione culturale ADA di Dalila Boukhalfa
  • organizza l’evento:

 Titolo dell’incontro

  • L’ECO PERMANENTE: Autori e libri vari della Casa editrice Il Sextante, della Redazione del quotidiano Il Dispari, e delle Associazioni DILA e ADA.

Relatori

  • Mariapia Ciaghi – Editrice
  • Giuseppe Strazzi – Scrittore
  • Jon Mucogllava – Scrittore

 Staff

  • Jeanfilip (Gianluigi Filippini) – Pittore
  • Domenico Umbro – Musicista
  • Operatore Video – TV

Breve descrizione dell’incontro

  • Presentazione del libro “I poeti italiani ci twettano” di Giuseppe Strazzi
  • Presentazione del libro “Echi da due mondi” di Jon Mucogllava
  • Presentazione del libro “Promo uno” di Bruno Mancini
  • Recital musicale di Domenico Umbro.
  • Esposizione dell’opera pittorica “Parnaso” di Gianluigi Filippini, in arte Jeanfilp.
  • Diretta streaming di tutto l’evento.
  • Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria.

Libri presentati
 
1)    Autore Giuseppe Strazzi

  • Titolo I poeti italiani ci twettano
  • Editore Il Sextante
  • ISBN: 978-88-97708-43-8

       2)    Autore Jon Mucogllava

  • Titolo Echi da due mondi
  • Editore Il Sextante
  • ISBN: 978-88-97708-37-7

3)    Autore Bruno Mancini

  • Titolo Promo uno
  • Editore DILA – ADA
  • ISBN 9780244448769

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20201019 – Redazione culturale DILA

EVVIVA I POETI

20 proposte a cura della Vicepresidenza DILA

Inizia oggi un nuovo ciclo di promozioni a favore di scrittori ben degni di una ribalta prestigiosa come lo è questa testata giornalistica IL DISPARI diretta da Gaetano Di Meglio.

Affidata alla supervisione della Vicepresidenza dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA“, la serie di presentazioni prende l’avvio da un sistema di monitoraggio delle proposte poetiche presenti in siti web di grosso interesse pubblico e si svilupperà, nel corso dei prossimi mesi, con articoli e recensioni dei 20 Autori selezionati per ricevere l’ambito privilegio di essere presentati su questa rubrica.

Con l’augurio di favorevoli sviluppi delle iniziative editoriali messe in campo dagli Autori prescelti iniziamo oggi con:

EVVIVA I POETI n.1

Ugo Alessandrone Gambardella | IL LAVORO DEL POETA

In cosa consiste l’attività del poeta?

In sogni che si traducono nel “lavoro” sulla parola, parola che trasforma musicalmente il pensiero. E questo lavoro, io credo, dà un senso (effimero, perché non può essere diversamente) alla vita. Ecco, dare un significato alla mia esistenza, questo è quello che ho cercato di fare dedicandomi per un ventennio a scrivere poesie.

Le poesie sono state il mio vademecum personale che mi ha assistito nelle fasi cruciali della vita, la mia consolazione nelle ferite inflitte dall’amore, il divertissement testimone delle gioie concesse, oltre che una suprema autobiografia.

Ed è in quest’ottica che ho affrontato raccolte come Musiche a fior di pelle (1999), in cui nell’eufonica sensualità dei versi ho cercato una compensazione all’asimmetrico desiderio degli amori giovanili. Oppure, assaporando attraverso una ricerca concettuale e linguistica la condizione esistenziale del rapporto fra i sessi, concepita come tensione violenta e inappagata, inevitabilmente segnata dalla solitudine, ho composto la silloge poetica Blandizie (2012).

L’ultima raccolta, Quel che sorge e non tramonta (2020), di portata più filosofica, gravita invece intorno al contrasto fra una consapevolezza lucida (del vuoto, del nulla che ci circonda e che ci attende) e un istintivo slancio verso il sogno.

Ed eccoci ritornati ai sogni e al senso effimero della poesia, e nel particolare ai miei sogni poetici, che tento di condividere non senza una consapevole umiltà, ricordando, con la lezione del Leopardi, che il più solido piacere di questa vita, è il piacere vano delle illusioni.

DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

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Il Dispari 20200907 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200907 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200907 Il furto della foto di Maradona

Il Dispari 20200907

Il furto della foto di Maradona

ottava puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime sette puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3 – 10 – 17 – 24 – 31 agosto 2020.

Il furto della foto di Maradona

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Undicesimo giorno

 

Edoardo: -«Domenica15 Agosto…

Il telegiornale della sera ha mandato in onda le interviste raccolte subito dopo il fatto.

Alcune di esse hanno rasentato, anzi sono sprofondate nel ridicolo, altre mi sono apparse come residui di comportamenti para mafiosi, tutte, tutte indistintamente sono risultate serve dell’inutilità, della banalità (le quali ormai sono caratteristiche considerate per niente offensive dagli assuefatti cortigiani telespettatori).

 

Il vicino che per primo è giunto nella stanza… »

Edith: -«Come tutte le notti, alle quattro sono salito a chiamarlo per andare a pescare…»

Edoardo: -«L’intervistato, amichevolmente dice pescare, io penso rubare».

Edith: -«… la porta era aperta, ma non rispondeva. Eppure teneva aperti gli occhi, ma lui non parlava. La faccia era una maschera rossa.

Era bravo. Perché l’ha fatto? Perché?»

Edoardo: -«Il giornalista, senza molti preamboli gli ha chiesto…»

Una voce dall’alto: -«Ha visto la foto di Maradona sul tavolo?

Era rubata. Lo sapeva?»

Edoardo: -«L’amico compare ha risposto, con la stessa sfacciataggine e mancanza di pudore… »

Edith: -«Adda murì mamma, mai na cosa e chesta.

è vero, lo sapete, ho qualche precedente, ma non ho mai rubato nelle chiese.

Maradona non si tocca.

Forse sbaglio, ma penso così.»

 

Edoardo: -«Poi è stato intervistato il medico legale, o ufficiale sanitario non ho capito bene… »

Edith: -«Un colpo tra gli occhi. L’arma della offesa gli è rimasta tra le dita, imbrattata di un rosso sangue.

Autolesionista.
Senza dubbio.

Ha fatto tutto da solo.

La foto di Maradona? Un miracolo! Neppure una goccia l’ha sporcata. Eppure era a breve distanza.

La faccia del cadavere, poveretto, era una maschera rossa. Tutto intorno schizzi, ma la foto pulita, senza una goccia!

Un miracolo.

Non credo di sbagliare.

Questo è il mio pensiero.

Un miracolo.»

 

Edoardo: -«A chiarire le modalità dell’atto mortale è stato un personaggio di enorme spessore: il Magg. Sott. Cap. del Nuc. Invest. Insud. Inest.  Ossequiato nel suo Ufficio presso l’Alto Comando Terrestre Navale Aeronautico Satellitare Sottomarino Supervulcanico Antiterremoti Competente per Territorio… »

Edith: -«Constatata la fine avvenuta mediante colpo da se stesso inferto nella parte centrale della parete frontale.

Sopralluogato il locale di cui l’azione suddetta.

Dato ascolto ad eventuali testimoni.

Ricevuta conferma negativa a quanto prima, e prima di quanto.

Abbiamo,

Io abbiamo al giudice ed al Piemme notiziato la negatività criminosa dell’attività prodotta da improbabile seconda terza quarta e quinta soggettività di individui sottoposti a verifiche investigative aventi per oggetto il suddetto fatto inoppugnabile e di certa natura lesivatoria.

La foto di Maradona?

Dettaglio inqualificabile.

Era rubata?

Sarà la superiore giustizia suprema a deciderlo sopra tutto.

Noi, io abbiamo il compito di investigatore.

I giusti giudicano, cioè giudiziano, cioè giustiziano, cioè giudificano, i militari indagano.

Noi, io non siamo i giusti.

Ho detto qualcosa di sbagliato?

Io penso così.

Per noi, io, questa è la legge.»

Edoardo: -«L’ultimo intervento è stato realizzato tra la gente comune… »

Una voce dall’alto: -«Salve, lei è l’edicolante di Piazza Delle Vittime?

Lo conosceva il suicida?»

Edith: -«E chi non lo conosce.

Ogni mattina compra… »

La voce dall’alto: -«Comprava!»

Edith: -«…il corriere dello sport e mi parla… »

La voce: -«Parlava!»

Edith: -«… dei programmi televisivi a pagamento che ha visto la notte.

Lo conosco, lo conosco.

Solo TV ed a spasso per i bar.

Mai altro.

Brava persona.

Un poco…

Ma è vero?

La fotografia, il maleficio, il castigo universale…

Non so più cosa pensare, è tutto sbagliato.»

Edoardo: -«In una comunità microscopica come la nostra, il morso di una cagnetta rappresenta la notizia dell’anno per Sasà, l’intrepido temerario super stalinista baffuto gigante, proprietario direttore redattore telefonista autista delle sei pagine “IL RIONALE” di cronaca sport politica falce martello  costume moralismo arte previdenza assistenza sanità viabilità abusivismo clientelismo bla-bla-bla-ismi.

Così come fa pagare tariffe astronomiche per pubblicizzare qualsiasi schifezza… -tutto-, nonostante la tiratura non stratosferica, egli sarebbe capace nella stessa maniera di pagare compensi irrisori… -nulla- al promotore di un simile evento!

L’edizione straordinaria uscita nella tarda mattinata mostra in prima pagina il corpo.

Si vede poco e di lato, benché la foto sia molto ravvicinata.

Ciò che si nota è una folta capigliatura, una maglietta striminzita a larghe strisce verticali, la mancanza di scarpe, ed il pantalone estivo a mezza coscia -scuro con una tasca dalla fodera rivoltata anche essa a larghe strisce verticali-.

Il titolo ad otto colonne con caratteri cubitali dice…»

Edith: -«Ancora una vittima innocente».

Edoardo: -«Più sotto l’occhiello…»

Edith: -«La nostra società crea solo emarginati».

Edoardo: -«Io avrei scritto: “Eliminato un altro colpevole”.

“La nostra società non ammette emarginati”.

Il testo (firmato Biagino) tanto piagnucolante quanto pregno di populistiche ribellioni sociali, svolazza tra luoghi comuni ed incoerenza…»

Edith: -«La nostra attuale amministrazione, demo… pluto… comunist… social… dittatoral… anarch… globalist… padana minimalist… con a capo la Sindachessa, di poche pretese ma oggetto di molte caricature, democristiana, ex democristiana, felice sorridente, convinta assertrice dei principi fondamentali ed inalienabili del matrimonio, del divorzio, della natura, della caccia e della pesca, delle zanzare e delle zoccole (topi, ratti, pantegane) gigantesche e ben nutrite, delle razze marocchine e padane, della civiltà napoletana e padana, dell’Italia e della padania, della patria unita, della patria in pezzi regionali, della patria in pezzettini provinciali, della sua minuscola patria comunale, essa, eletta dal popolo pecorone vigliacco, non è stata in grado di creare un parcheggio in Via Delle Ginestre, per dare una speranza di vita civile ai poveri emarginati.

Così nascono i ladri, e così si muore uccisi dal rimorso.»

Edoardo: -«Io avrei scritto “Anche chi è nato ladro sa che Maradona non si tocca.”

Essere mariuolo è una professione non adatta ai fessi.

Dalle pagine con foto che tutta la stampa locale ha dedicato questo pomeriggio al suicidio, desumo i particolari della scena del tragico evento.»

Edith: -«Su un foglio di carta, strappato da un quaderno a quadretti, l’addio alla vita del parcheggiatore abusivo di Via Delle Ginestre abbracciava la foto del grande Diego.»

Edoardo: -«L’immagine del Pibe, in una posa da austero condottiero con indosso la maglia azzurra, era poggiata sul tavolo della stanza cucina soggiorno pranzo antibagno lavanderia e stireria, proprio accanto al corpo abbandonato nella stagnante aria pregna d’odori di sughi bruciacchiati, di saponi marsigliesi, di panni sporchi e di piatti da lavare.

Il manoscritto dalla grafia di difficile comprensione è stato riprodotto in fotocopia e, di lato, integrato da questa più semplice trascrizione a caratteri di stampa… »

Tom: -«Dal giorno in cui ho rubato la foto di Maradona non ho più avuto pace, e non ne avrò di certo in seguito, né distruggendola né restituendola.

Il mio peccato di non averlo amato e neppure rispettato è stato enorme, finanche maggiore della mia sfrontata e baldanzosa azione.

Non chiedo scusa e non mi pento, poiché capisco che ogni tentativo in tal senso sarebbe inutile.

Chi troppo ama non sa perdonare.

Abbiate cura dei miei figli.

Loro non c’entrano.

Ignazio.»

Edoardo: -«Ignazio, il mio fratello gemello!»

Il Dispari 20200907 Il furto della foto di Maradona

Il Dispari 20200907 Il furto della foto di Maradona

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

settima puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime sei puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3 il 10 il 17 e il 24 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Ottavo giorno

Edoardo: -«Giovedì 12 Agosto…

Ogni parete delle vie principali è tappezzata da manifesti murali di scherno.

Lo scempio ambientale è stato feroce, catastrofico.

Trenta anni di un abusivismo edilizio da record mondiale, il primo posto nella hit parade cosmica delle costruzioni abusive, l’illegalità diffusa su ognuna delle particelle catastali relative a tutti i comuni dell’isola, le scarpate rese carrabili (!) dai Tizio per accessi a manufatti privi di qualsivoglia autorizzazione, i sottoboschi di felci e mirtilli promossi (!) dai Caio in prati verdi rasati e piscine artificiali (richiamo ipocrita alle bellezze della natura) per contorno e complemento di aberranti edificazioni prive di qualsiasi licenza, gli androni cinti da pietre scalpellate e picchettate a mano ristrutturati (!) dai Sempronio in mini appartamenti con aria condizionata, l’albergo costruito sul Canneto del Lido, l’altro albergo nella Pineta dell’Arso, l’altro albergo sugli Scogli di Punta Molino, l’altro albergo sulla Vecchia Bocca del Porto, l’altro albergo sugli indifesi cespugli di ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna), l’altro alberg… l’altra strada… l’altro campo di calcio… l’altra villa (!) villetta (!), palazzo (!) palazzina (!), appartamento (!) quartino (!), ammezzato (!), terrazzino (!), tettoia (!) tettoietta (!), supermercato (!) negozietto(!), garage (!) parcheggino (!), capannone (!) capannuccia (!)… l’altro album fotografico di un territorio devastato da trenta anni di sequestri sigilli sentenze assoluzioni condoni connivenze… tutto ciò ed altro ancora, è stato niente a confronto della sfrenata apocalisse schiaffeggiata sui muri, sugli alberi, sugli asfalti delle strade e dei terrazzi, su tutto… dalla ribellione del popolo di Maradona.

Ho visto la torre campanaria di Piazza Crocetta sovrastata da una enorme bandiera con l’effige di Diego nelle sembianze di Ernesto “Che” Guevara.

Una gigantografia di Diego sui merli della cosiddetta Torre di Michelangelo.

Ho contato quattrocento cinquantasette “DIEGO” scritti con spray azzurro sulla parete della Galleria  “I Nostri Ambasciatori”.

Nessun manifesto di qualsiasi altra natura ha resistito all’invasione, tutti sono stati ricoperti da Diego & C.

Non abbiamo più avuto notizie di detersivi, telefoni, morti, mutande, reggi zizze, dentifrici, computer, sagre, fiere, spettacoli, onoranze, proteste: sono state come cancellate da un uragano tifone tornado.

Nessun manifesto nemmeno politico (!) ha resistito alla furia incollante della protesta spontanea e totalizzante zampillata dai cuori napoletani… ».

Una voce: -«Diego è grande»

Un’altra voce: -«Diego è grande per tutti»

Una terza voce: -«Diego è grande per tutti i napoletani»

Edoardo: -«Diego in ogni angolo.

Il mariuolo è isolato.

Povero stronzo.»

Edith: -«Stronzo sicuro, povero vedremo.»

Edoardo: -«Ieri non ho avuto voglia di leggere la posta, stanotte l’ho aperta, solo per controllare l’eventuale arrivo di un altro messaggio spedito da comeicinesi@libero.it.

C’è.

In effetti, sono solo tre parole… »

Edith: -«Piccirì, aspetta domani.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Nono giorno

Edoardo: -«Venerdi13 Agosto…

Venerdì tredici per alcuni è considerato un giorno sfortunato!

Non esistono precise statistiche che analizzino quante volte “alcuni” abbiano ragione, e quante volte viceversa “tutti gli altri” siano nel giusto.

Dalle mie parti le superstizioni, i simbolismi, le scaramanzie, riceverebbero certamente, in un ipotetico palio cittadino, un numero di decorazioni superiori ad ogni altra aggregazione di “modus vivendi”.

Il raro gentiluomo che si appresta a lasciare il posto a sedere, nel bus stracolmo -ad una donna incinta con un bambino in braccio-, si blocca, irrimediabilmente, annullando il suo slancio umanitario se quella signora ha un colore viola nell’abbigliamento.

Va peggio se un lieve difetto fisico deturpa la linea delle spalle della donna in evidente difficoltà.

Viola è il colore delle onoranze funebri, i gobbi portano sfortuna.

Oggi è venerdì tredici e per l’abusivo di Via Delle Ginestre è stato un giorno particolarmente sfigato.

Avrebbe fatto meglio a non uscire da casa.

Si vede che non è superstizioso, o non ha fatto caso alla concomitanza di tredici e venerdì.

Stamattina l’abusivo di Via Ginestre, mentre era intento ad una semplice manovra di parcheggio, è stato distratto da due suoi compari che chiacchieravano ad alta voce della vicenda del furto ed il più anziano diceva, sputando con sfregio per terra… »

Edith: -«Chi ha arrubbato ‘a foto fa schifo ai mariuoli.»

Edoardo: -«L’altro, capelli biondi, sigarette americane, occhiali scuri linea e marchio Ferrari, incalzava…»

Una voce dal fondo: -«Ai mariuoli? Colui fa schifo all’umanità.»

Edoardo: -«Altri due sputi per terra.

Il nostro, per guardare la scena, si è distratto dalla guida, ha perso il controllo dell’auto e in un colpo solo ne ha sfasciate altre tre.

Fanalini, parafanghi, lunotti, cofani, marmitte, non si capiva niente, una serie di botti e crac e crrr e shchhh…

Edith: -«Gesù ma comm ha fatt…»

Una voce roca: -«Colui forse ha avuto un colpo di sonno.»

Una seconda voce, bisbigliando: -«Suonno? Ma chill ha nguaiat pure o Porsce do ricuttaro de biliardi.»

Una terza voce dall’alto: -«Il ricottaro? Vuoi dire lo spacciatore.»

Edith: -«Chehhe e chelle.

E mo sient a mugliera Margherita!»

La terza voce: -«Certo sono cazzi acidi per colui.»

La prima voce: -«Essa già ‘o vatte quando iss porta e sord, figurammece mo che non bastarrà ‘n anno e fatica.”

Edith: -«Certo. Il biliardiere quando deve dare è stronzo, e tu lo sai bene come me, ma quando deve avere è proprio fetente, il più fetente di tutta l’Isola.»

La seconda voce: -«Fnnesce c’abbusca da i figl drocati do’ biliardiere e dalla stoppola della moglie.»

La prima voce: -«Per un colpo di sonno.»

La terza voce: -«Suonn, chill avrà visto ‘o riavulo»

Edith: -«Andiamo Sasà, se no finisce che ci chiamano a testimone.

Comunque chi ha toccato a Maradona fa schifo all’umanità, è un figlio di puttana, pù pù, gli sputerei in faccia.»

Le tre voci insieme: -«’N faccia, ‘n culo.»

Edoardo: -«Poco fa, prima di concedermi qualche ora di sonno notturno, la curiosità di verificare i nuovi contatti, ed in special modo l’eventuale prosieguo della corrispondenza proveniente da comeicinesi@libero.it, mi ha indotto ad aprire la casella di posta elettronica.

Vi ho trovato l’e-mail promessa da comeicinesi@libero.it con: il numero di un cellulare, la pagina odierna del Corriere riportante il nuovo articolo del furto e la foto della maglia in bacheca, e poi poche righe… »

Edith: -«Questo è il numero di cellulare della persona che cerchi.

Non chiedermi come l’ho ottenuto.

Fidati.

So tante altre cose su di lui.

Se vuoi, puoi, con immaginazione, contattarmi.

Non farti scrupoli, è un bastardo.

Forza Napoli.

Forza Diego.

Forza noi.

Cristina.”

Mia nonna si chiamava Cristina.

La mamma di mia madre.

Ho chiuso gli occhi ed ho aspettato.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Decimo giorno

Edoardo: -«Sabato 14 Agosto … ore 23.54.

Ho telefonato al cellulare ricevuto da Cristina ed alla sua risposta… “Pronto”, senza presentarmi né chiedere chi fosse, non dandogli il tempo di interloquire, con molta calma, evitando qualsiasi interruzioni, suadente, deciso, gli ho detto…

Edith: -«Quando avevi venti anni potevi ancora fuggire alla tua coscienza.

Da giovani tutti ci siamo lusingati di essere simili a Dio.

Indistruttibili mortali.

Ora è tardi.

Non hai fiato per continuare la corsa.

Cessala, e sarai finalmente un distruttibile immortale.

Sei braccato, emarginato, confinato finanche dai veri ladroni. Puoi solo scegliere tra volare dalla finestra per dodici metri fino alla strada, pendolare al gancio di un lampadario, bere sette litri di acido muriatico, oppure, e basta, esploderti una cartuccia sulla fronte.

Fossi in te scegliere quest’ultima ipotesi, ma non intendo influenzarti.

Pensa che bello, non sei stato nessuno neppure rubando la foto di Maradona, invece diventi prima pagina liberandoci dai tuoi blasfemi inganni.

I giornali, i rotocalchi, le televisioni direbbero di te: “Con gli occhi vitrei su una maschera rossa.

Distruttibile mortale, diviene indistruttibile immortale!”

Prova.

Un colpo solo.

Bum.

Non chiudere il telefono.

Bum.

Voglio sentire il colpo.

Attento alla foto.

Che non si macchi.

Dai, stronzo dai.

Bum.»

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200831 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200824

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

Il furto della foto di Maradona

sesta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime cinque puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3  il 10 e il 17 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

Con molti sforzi, sono infine riuscito ad aprire gli occhi ed ho notato sul davanzale accanto alla finestra la striscia arcobaleno della luce filtrata attraverso il vetro socchiuso.

Era in una posizione di gran lunga distante dall’usuale.

Il sospetto che fosse presto, molto presto, prestissimo, molto prestissimo, moltissimo prestissimo, moltissimo prestissimissimo, molto moltissimo prestissimissimo per svegliarmi, è diventato dolorosa conferma alla vista del display, verde, inserito nel frontalino del decoder satellitare: ore 8.47.

Purtroppo.

Poche altre volte ho avuta la sfortuna di scrivere nel diario memorie di mie azioni avvenute tra le sette e le undici del mattino.

Le rare occasioni che mi vengono in mente sono state determinate o da avvenimenti luttuosi, o da partenze per lontane destinazioni.

Solo un particolare giorno lieto ha avuto il privilegio di tanta esclusività.

Ricordo bene.

Mi sposai alle undici, ma alle nove ero già sveglio.

Comunque, stamattina (ieri?) ho recitato una lunga serie di imprecazioni italiane turche rumene latine inglesi francesi tedesche greche libiche spagnole polacche ed ucraine, napoletane romane veneziane siciliane, milanesi e bolognesi; ho bestemmiato tutti gli dei possibili ed immaginabili; sono andato nel bagno, e mentre urinavo più fuori che dentro il vaso mi sono sputato in faccia nello specchio, mortificandomi e giurandomi di non dimenticare mai più aperto il telefonino all’ora del sonno.

Il sonno è sacro oltre qualsiasi notizia.

Dormendo sono finalmente solo con me stesso.

Il sonno è più sacro delle notizie e delle altrui esigenze.

Quando dormo, c’è spazio esclusivamente per me e per i miei pensieri.

Pochi minuti dopo, ho infilato i calzoni chiari i sandali e la maglietta azzurra, il cappello da pescatore -azzurro-, gli occhiali da sole ultrascuri azzurrati, ho sbattuto la porta, chiudendola, con  un fracasso da terremoto casamicciolese, ed ho iniziato il cammino verso il necessario caffè doppio senza zucchero.

Non riesco a bere la prima birra della giornata se non ho già masticato un grano di caffè che chiedo di aggiungere nella tazzina.

Mancavano pochi metri per giungere all’angolo rifugio che avevo scelto, accanto alla vasca dei pesci rossi, per indorare il forzato esilio (almeno fino alle undici nessuno avrebbe dovuto vedermi pena lo sconquasso di ogni relazione futura: amici, conoscenti, gente comune e nemici si sarebbero potuti avvalere di quel fortuito incontro per chiedermene altri simili in altre occasioni).

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

No, no, nessuno doveva notare la mia presenza in quelle ore), ed ecco, implacabile, la triste mannaia della FAMA abbattere le mie difese di riservatezza».

Edith: -«Ho letto della disgrazia e sono venuto personalmente a portare la mia solidarietà.»

Edoardo: -«Grazie, ma non è il caso di farne un dramma.»

Edith: -«Non è il caso? Dramma? Peggio, qui si arriverà alla tragedia.

Un giorno, cioè una notte (faccio l’autotrasportatore, nel piccolo, il furgone è mio, carico e scarico, prelevo e consegno, Ischia Napoli Pozzuoli, sono stato pure a Bagnoli una volta), una notte, mentre imbarcavo da Ischia per Pozzuoli, alle due, tre, quattro non ricordo, Bix, il mio cane da caccia, mezzo bastardo e mezzo combinato con un vero campione afragolese, non riuscì a saltare in tempo sul portellone del traghetto (era il ferry boat di Carluccio).

Rimase a terra.»

Edoardo: -«Cose che capitano, che bevi?»

Edith: -«Niente.

Non sono venuto per bere. Per Diego. Sto qua per Diego. Non dovevano farlo.

A me mi telefonarono sul cellulare a Pozzuoli e mi dissero che Bix era in loro possesso e se lo volevo riavere dovevo portare un milione di lire in contanti alle sei davanti al cinema Puteolum.»

Edoardo: -«Hai chiamato i carabinieri?»

Edith: -«Sei pazzo, gli ho portato i soldi e loro mi hanno dato Bix con pure un guinzaglio nuovo.

Io sì che ti capisco.»

Edoardo: -«Che bevi?»

Edith: -«Offri tu?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Ciao.»

 

Edoardo: -«La posta elettronica oggi trasborda di incitamenti e complimenti vergati con ogni tipologia di espressività, dalle frasi dialettali, alle figure ormai entrate nell’uso comune della internet comunicatività.

Ne ho lette alcune, non molte.

Non ho dato alcuna risposta.

Ho copiato sul desktop la nuova e-mail inviatami da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Essa dice “Caro Bruno, credo che siamo quasi giunti alla meta.

Domani probabilmente… massimo dopodomani.

Ti abbraccio.»

Edoardo: -«E tre, sono tre e-mail anonime, sempre più confidenziali ed intriganti.

Aspetterò domani!»

Edith: -«O forse dopodomani!»

 

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Settimo giorno

 

Edoardo: -«Mercoledì 11 Agosto

Questa mattina ancora prima di arrivare all’edicola di Piazzetta Gelsomino, avevo già saputo quasi tutto.

Il secondo quotidiano in classifica per tiratura nazionale ha dato notizia della vicenda.

Il popolare giornale locale, ed una delle più antiche pubblicazioni italiane sono entrambi usciti con un articolo, su sei colonne, e con due nitide foto raffiguranti la maglia nella vetrina.

Mimì mi aveva accennato qualcosa, ma non credevo che avesse tanto potere ed esibisse tanta solidarietà alla mia causa.»

Edith: -«Ed io ripeto l’operazione di conservare una copia dei giornali, prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Giuseppina la Cicciona mi ha aspettato nella strettoia tra il fotografo ed il barbiere.

Non riuscendo a passare, per la ristrettezza dello spazio che la sua mole lasciava a disposizione, sono educatamente sceso dalla bicicletta. Sbagliando perché lei… »

Edith: -«Dottò, Dottò come site bello!

Aveto fatte buono.

L’avite misso a figure ‘e merda!

Io non parlo italiano e manco napulitano. Comme a tutte, parliamo ischiaiolo.

Voi capite è vero?

Chillo adda murì schiattato ‘n cuorpo!»

Edoardo: -«Le ho detto “Va bene ma permettimi di passare”, e lei…. »

Edith: -«Dottò, Dottò, ‘a pozzo tuccà a maglietta? Nu poc poc.

Non vi preoccupate, mi vado a lavare prima le mani col sapone.»

Edoardo: -«Non avevo ancora cessato di stringerle un polso pronunziando “Va bene, va bene, dopo, ma mi lasci passare?” ed ecco che Pasquale il microtassista, avendomi visto da lontano, ha preso il giornale che aveva poggiato in bella vista sul sedile dei passeggeri, e l’ha sventolato al mio indirizzo, urlando con una mano ad imbuto sulla bocca… »

Edith: -«Vai, vai, distruggilo, massacralo, uccidilo, non sei solo.

Tutti con te.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Per un attimo ho temuto che mi avrebbe inseguito gettandomi un secchio d’acqua gelata sul collo, quasi fossi il suo ciclista preferito in testa all’ultimo strappo sulla scalata della Cima Coppi.

Nemmeno tre pedalate dopo, ventuno metri, approfittando del mio forzato rallentamento dovuto all’ovazione inaspettata di quattro ragazzi e tre palloni, lei Concetta Concettina Ina, la fotoreporter inviata speciale redattrice direttrice dei servizi serali d’informazione trasmessi dalla televisione locale, lei Ina la Vespa, la summa artefice, l’espressione, lo charme, l’intelligenza, la signorilità, l’educazione, la simpatia, la damina ovattata, l’idolo, l’invidiata, lei Ina la bionda, la fidanzata del figlio di Marco, mi ha bloccato con una mano sul manubrio -senza ritegno-, ha scudisciato il microfono a pochi centimetri dal mio muso, e, spudoratamente disconoscendo la palese ritrosia espressa dai gesti che compivo, con prepotenza… »

Edith: -«Ecco a voi, gentili telespettatori, l’uomo che ha sfidato la delinquenza più spietata.

Gli hanno rubata la foto dell’Idolo, e lui ha avuto il coraggio di riempire il vuoto, mettendo in esposizione nello stesso luogo addirittura la maglia, sì, la maglia del favoloso numero 10.

La maglia di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona, indossata dal Pibe in una partita di Coppa.

Ma ormai quest’uomo intrepido che osa sfidare la peggiore delinquenza per un ideale, non è più solo.

La sua battaglia è diventata una bandiera per la voglia di riscatto di tutto il popolo onesto del nostro golfo.»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, posso passare?»

Edith: -«Il “Golfino”, nell’articolo di oggi, dice che tu, mediante l’ironia, hai proposto un nuovo sistema per sfidare la delinquenza. Un po’ come le classiche pernacchie di Totò e di Eduardo De Filippo. Cioè provocando l’emarginazione attraverso la beffa ed il ridicolo.

Proponendo, in un primo momento, la sfacciata provocazione del cartello con la notizia del furto, poi non accettando il cavallo di ritorno, infine esponendo la maglia del Pibe al posto della foto rubata, hai coinvolto un’intera popolazione, accorsa compatta al tuo fianco nella sfida inimmaginabile prima del blasfemo affronto.

Dimmi, racconta ai nostri telespettatori, è vero che quattro, (quattro!) della Curva B, quattro, (quattro!) armadi umani, quattro, (quattro!) diciamo “ragazzacci” si sono auto nominati “CONTROLLORI DELLA SITUAZIONE MARADONA” sfoggiando ghigni terrorizzanti ed urlando slogan di chiaro contenuto minaccioso?»

Una voce: -«Maradona non si tocca».

Una seconda voce: -«Chi vo’ bene a Maradona è frat a me».

Tre voci insieme: -«Omme ‘e merda, mariuolo, vieni, vieni.»

Edith: -« E poi…»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, Inetta, mi fai passare?»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Felicino, fallo passare.»

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

 

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Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200824

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

Il furto della foto di Maradona

sesta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime cinque puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio,  il 3  il 10 e il 17 agosto 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

Con molti sforzi, sono infine riuscito ad aprire gli occhi ed ho notato sul davanzale accanto alla finestra la striscia arcobaleno della luce filtrata attraverso il vetro socchiuso.

Era in una posizione di gran lunga distante dall’usuale.

Il sospetto che fosse presto, molto presto, prestissimo, molto prestissimo, moltissimo prestissimo, moltissimo prestissimissimo, molto moltissimo prestissimissimo per svegliarmi, è diventato dolorosa conferma alla vista del display, verde, inserito nel frontalino del decoder satellitare: ore 8.47.

Purtroppo.

Poche altre volte ho avuta la sfortuna di scrivere nel diario memorie di mie azioni avvenute tra le sette e le undici del mattino.

Le rare occasioni che mi vengono in mente sono state determinate o da avvenimenti luttuosi, o da partenze per lontane destinazioni.

Solo un particolare giorno lieto ha avuto il privilegio di tanta esclusività.

Ricordo bene.

Mi sposai alle undici, ma alle nove ero già sveglio.

Comunque, stamattina (ieri?) ho recitato una lunga serie di imprecazioni italiane turche rumene latine inglesi francesi tedesche greche libiche spagnole polacche ed ucraine, napoletane romane veneziane siciliane, milanesi e bolognesi; ho bestemmiato tutti gli dei possibili ed immaginabili; sono andato nel bagno, e mentre urinavo più fuori che dentro il vaso mi sono sputato in faccia nello specchio, mortificandomi e giurandomi di non dimenticare mai più aperto il telefonino all’ora del sonno.

Il sonno è sacro oltre qualsiasi notizia.

Dormendo sono finalmente solo con me stesso.

Il sonno è più sacro delle notizie e delle altrui esigenze.

Quando dormo, c’è spazio esclusivamente per me e per i miei pensieri.

Pochi minuti dopo, ho infilato i calzoni chiari i sandali e la maglietta azzurra, il cappello da pescatore -azzurro-, gli occhiali da sole ultrascuri azzurrati, ho sbattuto la porta, chiudendola, con  un fracasso da terremoto casamicciolese, ed ho iniziato il cammino verso il necessario caffè doppio senza zucchero.

Non riesco a bere la prima birra della giornata se non ho già masticato un grano di caffè che chiedo di aggiungere nella tazzina.

Mancavano pochi metri per giungere all’angolo rifugio che avevo scelto, accanto alla vasca dei pesci rossi, per indorare il forzato esilio (almeno fino alle undici nessuno avrebbe dovuto vedermi pena lo sconquasso di ogni relazione futura: amici, conoscenti, gente comune e nemici si sarebbero potuti avvalere di quel fortuito incontro per chiedermene altri simili in altre occasioni).

Il Dispari 20200824 – Redazione culturale DIL

No, no, nessuno doveva notare la mia presenza in quelle ore), ed ecco, implacabile, la triste mannaia della FAMA abbattere le mie difese di riservatezza».

Edith: -«Ho letto della disgrazia e sono venuto personalmente a portare la mia solidarietà.»

Edoardo: -«Grazie, ma non è il caso di farne un dramma.»

Edith: -«Non è il caso? Dramma? Peggio, qui si arriverà alla tragedia.

Un giorno, cioè una notte (faccio l’autotrasportatore, nel piccolo, il furgone è mio, carico e scarico, prelevo e consegno, Ischia Napoli Pozzuoli, sono stato pure a Bagnoli una volta), una notte, mentre imbarcavo da Ischia per Pozzuoli, alle due, tre, quattro non ricordo, Bix, il mio cane da caccia, mezzo bastardo e mezzo combinato con un vero campione afragolese, non riuscì a saltare in tempo sul portellone del traghetto (era il ferry boat di Carluccio).

Rimase a terra.»

Edoardo: -«Cose che capitano, che bevi?»

Edith: -«Niente.

Non sono venuto per bere. Per Diego. Sto qua per Diego. Non dovevano farlo.

A me mi telefonarono sul cellulare a Pozzuoli e mi dissero che Bix era in loro possesso e se lo volevo riavere dovevo portare un milione di lire in contanti alle sei davanti al cinema Puteolum.»

Edoardo: -«Hai chiamato i carabinieri?»

Edith: -«Sei pazzo, gli ho portato i soldi e loro mi hanno dato Bix con pure un guinzaglio nuovo.

Io sì che ti capisco.»

Edoardo: -«Che bevi?»

Edith: -«Offri tu?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Ciao.»

 

Edoardo: -«La posta elettronica oggi trasborda di incitamenti e complimenti vergati con ogni tipologia di espressività, dalle frasi dialettali, alle figure ormai entrate nell’uso comune della internet comunicatività.

Ne ho lette alcune, non molte.

Non ho dato alcuna risposta.

Ho copiato sul desktop la nuova e-mail inviatami da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Essa dice “Caro Bruno, credo che siamo quasi giunti alla meta.

Domani probabilmente… massimo dopodomani.

Ti abbraccio.»

Edoardo: -«E tre, sono tre e-mail anonime, sempre più confidenziali ed intriganti.

Aspetterò domani!»

Edith: -«O forse dopodomani!»

 

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Settimo giorno

 

Edoardo: -«Mercoledì 11 Agosto

Questa mattina ancora prima di arrivare all’edicola di Piazzetta Gelsomino, avevo già saputo quasi tutto.

Il secondo quotidiano in classifica per tiratura nazionale ha dato notizia della vicenda.

Il popolare giornale locale, ed una delle più antiche pubblicazioni italiane sono entrambi usciti con un articolo, su sei colonne, e con due nitide foto raffiguranti la maglia nella vetrina.

Mimì mi aveva accennato qualcosa, ma non credevo che avesse tanto potere ed esibisse tanta solidarietà alla mia causa.»

Edith: -«Ed io ripeto l’operazione di conservare una copia dei giornali, prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Giuseppina la Cicciona mi ha aspettato nella strettoia tra il fotografo ed il barbiere.

Non riuscendo a passare, per la ristrettezza dello spazio che la sua mole lasciava a disposizione, sono educatamente sceso dalla bicicletta. Sbagliando perché lei… »

Edith: -«Dottò, Dottò come site bello!

Aveto fatte buono.

L’avite misso a figure ‘e merda!

Io non parlo italiano e manco napulitano. Comme a tutte, parliamo ischiaiolo.

Voi capite è vero?

Chillo adda murì schiattato ‘n cuorpo!»

Edoardo: -«Le ho detto “Va bene ma permettimi di passare”, e lei…. »

Edith: -«Dottò, Dottò, ‘a pozzo tuccà a maglietta? Nu poc poc.

Non vi preoccupate, mi vado a lavare prima le mani col sapone.»

Edoardo: -«Non avevo ancora cessato di stringerle un polso pronunziando “Va bene, va bene, dopo, ma mi lasci passare?” ed ecco che Pasquale il microtassista, avendomi visto da lontano, ha preso il giornale che aveva poggiato in bella vista sul sedile dei passeggeri, e l’ha sventolato al mio indirizzo, urlando con una mano ad imbuto sulla bocca… »

Edith: -«Vai, vai, distruggilo, massacralo, uccidilo, non sei solo.

Tutti con te.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Per un attimo ho temuto che mi avrebbe inseguito gettandomi un secchio d’acqua gelata sul collo, quasi fossi il suo ciclista preferito in testa all’ultimo strappo sulla scalata della Cima Coppi.

Nemmeno tre pedalate dopo, ventuno metri, approfittando del mio forzato rallentamento dovuto all’ovazione inaspettata di quattro ragazzi e tre palloni, lei Concetta Concettina Ina, la fotoreporter inviata speciale redattrice direttrice dei servizi serali d’informazione trasmessi dalla televisione locale, lei Ina la Vespa, la summa artefice, l’espressione, lo charme, l’intelligenza, la signorilità, l’educazione, la simpatia, la damina ovattata, l’idolo, l’invidiata, lei Ina la bionda, la fidanzata del figlio di Marco, mi ha bloccato con una mano sul manubrio -senza ritegno-, ha scudisciato il microfono a pochi centimetri dal mio muso, e, spudoratamente disconoscendo la palese ritrosia espressa dai gesti che compivo, con prepotenza… »

Edith: -«Ecco a voi, gentili telespettatori, l’uomo che ha sfidato la delinquenza più spietata.

Gli hanno rubata la foto dell’Idolo, e lui ha avuto il coraggio di riempire il vuoto, mettendo in esposizione nello stesso luogo addirittura la maglia, sì, la maglia del favoloso numero 10.

La maglia di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona.

La maglia mai lavata di Maradona, indossata dal Pibe in una partita di Coppa.

Ma ormai quest’uomo intrepido che osa sfidare la peggiore delinquenza per un ideale, non è più solo.

La sua battaglia è diventata una bandiera per la voglia di riscatto di tutto il popolo onesto del nostro golfo.»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, posso passare?»

Edith: -«Il “Golfino”, nell’articolo di oggi, dice che tu, mediante l’ironia, hai proposto un nuovo sistema per sfidare la delinquenza. Un po’ come le classiche pernacchie di Totò e di Eduardo De Filippo. Cioè provocando l’emarginazione attraverso la beffa ed il ridicolo.

Proponendo, in un primo momento, la sfacciata provocazione del cartello con la notizia del furto, poi non accettando il cavallo di ritorno, infine esponendo la maglia del Pibe al posto della foto rubata, hai coinvolto un’intera popolazione, accorsa compatta al tuo fianco nella sfida inimmaginabile prima del blasfemo affronto.

Dimmi, racconta ai nostri telespettatori, è vero che quattro, (quattro!) della Curva B, quattro, (quattro!) armadi umani, quattro, (quattro!) diciamo “ragazzacci” si sono auto nominati “CONTROLLORI DELLA SITUAZIONE MARADONA” sfoggiando ghigni terrorizzanti ed urlando slogan di chiaro contenuto minaccioso?»

Una voce: -«Maradona non si tocca».

Una seconda voce: -«Chi vo’ bene a Maradona è frat a me».

Tre voci insieme: -«Omme ‘e merda, mariuolo, vieni, vieni.»

Edith: -« E poi…»

Edoardo: -«Ina, Inuccia, Inetta, mi fai passare?»

Edith: -«Forza Napoli.

Forza Diego.

Felicino, fallo passare.»

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quinta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime quattro puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 e il 10 agosto 2020.

 

Il furto della foto di Maradona

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quinto giorno

 

Edoardo: -«Lunedì 9 Agosto…

Tanta, tanta gente si è soffermata incredula in silenzio davanti alla vetrina della porta principale. Quasi nessuno, forse per pudore, è entrato a chiedermi spiegazioni.

Non mi era capitato mai, ad agosto, di avere tempo per spulciare gli appunti di futili curiosità accadute durante le ore di lavoro e custodite -abbandonate- disordinatamente nei cassetti.

Oggi, durante la pausa pomeridiana, tra un gelato alla spagnola innaffiato di grappa alla ruta ed una grappa alla ruta corretta con gelato alla spagnola, ho avuto sottomano alcuni bigliettini che avevo accantonato nei mesi scorsi per utilizzarli in un racconto da titolare “Il chioccolo del fringuello”.

 

°°°————-°°

Il 13/07… alle ore 22.30 un piccolo bambino mi tira i pantaloni…»

Edith: -«Voglio una coca cola.»

Edoardo: -«Un euro.»

Edith: -«Non ne ho»

Edoardo: -«Vai da tuo padre e te lo fai dare.»

Edith: – «Lui si incazza.»

Edoardo: -«E che fa.»

Edith: -«Mi molla un buffettone.»

Edoardo: -«Grande?»

Edith: -«Ha una mano grandissima»

Edoardo: -«E ti da gli schiaffi?»

Edith: -«Buffettoni, e pure scoregge fortissime, e pure io le so fare a comando e puzzano pure e vuoi sentire e…»

Edoardo: -«Guagliò vattenne.

 

°°°————-°°°

Il 13/07… ore 23.30 un uomo elegante e profumato, di circa quaranta anni… »

Edith: -«Mi dia tre Magnum Bianchi.»

Edoardo: -«Gli dico “Prego, tre euro e novanta centesimi. Batto lo scontrino, lui paga, ritira il resto, si avvia verso la porta, ritorna…»

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi cambia un Bianco in un Gola?»

Edoardo: -«Certo.»

Edith: -«Quanto?»

Edoardo: -«Gli dico “venti centesimi”, lui paga e si dirige verso l’uscita, torna… »

Edith: -«Non mi dica niente.

Mi farebbe lo scontrino per la differenza?»

Edoardo: -«venti centesimi?»

Edith: -«Sa è una cena, non vorrei non essere creduto, poiché dobbiamo dividere.»

Edoardo: -«Venti centesimi? Diviso quanti?»

Edith: -«Cinque.»

Edoardo: -«Sa che faccio?

Le emetto uno scontrino maggiorato di cinquanta centesimi, così lei recupera qualcosa per il disturbo del trasporto.»

Edith: -«Grazie, grazie molte.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 13, una trentenne, occhiali scuri, borsa da mare, magra, capelli aderenti al viso truccato in modo  eclatante, forse romana, legge il menù… »

Edith: -«Gnocchi prego.»

Edoardo: -«Va bene.»

Edith: -«Non ci metta formaggio su.»

Edoardo: -«Non lo mettiamo mai. Solo pezzettini di mozzarella.»

Edith: -«No niente mozzarella.»

Edoardo: -«Mi spiace, non posso, è già nel sugo.»

Edith: -«Allora niente… vediamo… mi porti un panino.»

Edoardo: -«Come lo vuole?»

Edith: -«Come c’è?»

Edoardo: -«Pomodoro e tonno.

Salumi e formaggi.

Mozzarella e pomodori…»

Edith: -«Ecco, mi porti un panino solo mozzarella.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 10/07… alle ore 1.30, un uomo di gradevole aspetto, abbronzato, alto, collana d’oro vistosa.»

Edith: -«Avrebbe della colla per topi?»

Edoardo: -«Perché se n’è fuggita?»

Edith: -«Chi?!»

Edoardo: -«La zoccola!»

Edith: -«Eh, sì.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07…  alle ore 19.30, un ricco con una ricca… lui, l’uomo…  »

Edith: -«Un prosecco ed un caffè.»

Edoardo: -«La donna, rivolta dalla mia parte… »

Edith: -«Lei è sempre Don Franco?»

Edoardo: -«Mai stato. Credo!»

Una voce dalla strada: -«Coccooo… cocco belloooo… coo… ccoo…»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 4/07… ore 23.30, un tipo alla Franco de Angelo (il mio amico internazionale, amico quando non era internazionale)…»

Edith: -«A mia moglie è venuta voglia di un cioccolatino.»

Edoardo: -«Sfusi non ne abbiamo. Ci sono queste barrette da un euro.»

Edith: -«Ed io spendo un euro per una voglia di mia moglie?»

 

°°°————°°°

Edoardo: -«Il 24/07… ore 1.45, la signorina extra acchitata, pantaloni bianchi aderenti da far notare le vene pulsanti sui glutei e sul ventre, corpetto trasparente da mostrare le costole ed i polmoni, due labbra, due, rosse entrambe e gonfie una più dell’altra, sugli occhi tutte le schifezze immaginabili compresi i brillantini i luccichii ed i faretti miniaturizzati, ogni scarpa con punta di trenta centimetri, ogni dito con anello di mezzo chilo, ogni orecchio con catenacci dorati, al naso un chiodo nella narice sinistra ed un pipistrello nella narice destra… »

Edith: -«C…e… l’ha… un   t…e…le…fo…no?»

Edoardo: -«No.»

Edith: -«Gli…e…la… pa… go… .è…urge… n… te.»

Edoardo: -«Nessun tipo di telefono.»

La voce di un marocchino: -«Se urgen tu us mio cellul. Prend uest.»

Edith: -«G…r…a…zie. è acceso?»

La voce: -«Sì sì. Sì.»

Edith: -«Wé, amò, so pronta.»

 

°°°————-°°°

Edoardo: -«Il 14/07 alle ore 1.30 è tornato quel cliente dei venti centesimi.

Ha comprato gelati, è venuto alla cassa… »

Edith: -«Quanto pago?»

Edoardo: -«Quando gli ho chiesto ad alta voce “Le faccio lo scontrino maggiorato come ieri?” ha cambiato colore e non ha risposto.

Come ho fatto a non capire subito che la persona accanto a lui era uno degli amici della cena precedente?»

Edith: -«Bugiardo. Carogna! L’avevi capito!»

Edoardo: -« Nel mio primitivo intento “Il Chioccolo del fringuello” avrebbe dovuto essere una specie di lavoro ruotante intorno agli sdoppiamenti di personalità della gente comune (i vip, di per sé, sono esclusi da ogni confronto).

Non era stata un’intuizione fallace.

Ne trovo la conferma riconoscendo attori, nel variopinto e folcloristico aggregato di folla incredula per la notizia del furto della foto di Maradona, gli stessi soggetti descritti nei foglietti che ho appena finito di copiare.

Tutti, tutti i commossi visitatori della teca ove era stata sostituita la foto rubata con la speciale reliquia, tutti gli adoranti sbalorditi ammiratori della mitica numero 10, tutti, di qualsiasi età sesso ed estrazione sociale, tutti potevano essere associati in una stessa collettività, una specie di setta segreta… »

Edith: -«I MARADONETI.»

Edoardo: -«Nella casella della posta in arrivo, l’unica significativa nuova e-mail che non sia pubblicità, proviene da comeicinesi@libero.it… »

Edith: -«Piccirì, abbiamo formato una squadra investigativa per identificare il colpevole ed affidarlo alla giustizia popolare.

Le nostre anime ti sono vicine.»

Edoardo: -«Un’altra e-mail anonima!

“Piccirì” mi è molto familiare!

“Giustizia popolare” è un retaggio di altre epoche!

“Le nostre anime”, mah!»

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Sesto giorno

 

Edoardo: -«Martedì 10 Agosto…

Caro diario, con intraprendenza via-via più marcata ed evidente, piano-piano, il silenzioso composto flusso di visitatori si è trasformato prima in singoli capannelli vocianti, poi in folto raggruppamento di smaniosi protestatori, fino a sfociare nelle innumerevoli manifestazioni popolari entro cui io sono rimasto coinvolto quale essenziale punto di riferimento.

Ho incontrato un’infinità di persone.

Non ho mai parlato tanto in un solo giorno.

Non avevo mai parlato tanto in un solo giorno!

Il bello è che adesso sono già le tre di notte e quindi tu sei un diario “sfasato” come me.

Quando gli altri, i normali, gli educati, i similia similibus, i tele-dipendenti metodici abitudinari borghesi familiarizzati annusano il profumo del caffè per svegliarsi, io, scodinzolando come un serpente tra le sedie della cucina, apro il frigo, e bevo una super ultima birra popolare per addormentarmi.

Oggi (ieri!) per me è stata una giornata Bla Bla Bla parlata in un napoletano ischiota che non riesco a scrivere.

Tradurrò tutto in italiano, anche se l’originale fascinosa affabulazione dialettica perderà specifici connotati acustici di virulenza e passionalità.

Però più tardi, poiché voglio iniziare dalla telefonata che ho ricevuto prima delle nove, nove del mattino, quasi l’alba per me…»

Edith: -«Ciaoooo!

Come staiiiii?

è ver o o o o?»

Edoardo: -«Chi sei?»

Edith: -«Tanto è inutile, non mi riconosceresti per il nome.

Sono la milanese del Fernet e caffè freddo all’una di notte.»

Edoardo: -«Da Milano? Forse la bella statuina ventenne di striminzite origini nostrane? La bionda… »

Edith: -«Lei, sì.

è ver o o o o?

Possibiiiile?

Sono giunti a tanto?

Da noi il misero polacco lavavetri non commetterebbe mai una simile sciocchezza.»

Edoardo: -«Milano non è il golfo di Napoli.»

Edith: -«Guarda te, neppure in Africa.

Scommetto una fortuna.

Non lo trovi un pirla, voi dite fesso, che si condanna con tanta incoscienza.»

Edoardo: -«Come hai saputo?»

Edith: -«La “Corriera delle Otto” ne ha data notizia di buonora.

Per me, guarda te lo dice una ex terrone, lui, il mariuolo, è morto.

A Napoli non lo perdoneranno.»

Edoardo: -«Esagerata.

Napoli.

Morto.

I tempi sono cambiati.»

Edith: -«Per te forse, non per i Maradoneti.

Io ne sono un esempio. Infatti, la ragione della mia telefonata è per dirti che ho già spedito in posta celere assicurata, al tuo indirizzo, quindici fotografie esclusive di me bambina tra le braccia ed i piedi di Diego.

Te le regalo.

Fanne l’uso che vuoi.

Salutami Ischia.

Forza Napoli.

Forza Diego.»

Edoardo: -«Tu-tu-tu. Ha interrotto la linea.

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200817 – Redazione culturale DILA

 

Il Dispari 20200810

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

DILA

NUSIV

VIRUSISCHIA

 

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Il Dispari 20180226 – Redazione culturale

Il Dispari 20180226 – Redazione culturale

Il Dispari 20180226

Il Dispari 20180226 – Redazione culturale

TWITTERONE

1) All’indirizzo facebook  https://www.facebook.com/search/top/?q=dila%20organizzazione%20eventi trovate il gruppo chiuso <DILA organizzazione eventi>, voluto e creato dalla Presidente dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, Roberta Panizza, allo scopo di facilitare  l’organizzazione di eventi dell’Associazione DILA  e di renderli pubblici attraverso il social.

 

2) Da Mariapia Ciaghi, Socia DILA, organizzatrice eventi,  editrice di “Il Sextante” e del magazine trimestrale“Eudonna”: A Febbraio l’artista trentino Matteo Boato con il quale ho un’amicizia di vecchia data chiude un’esposizione a Riga di suoi lavori (oli su tela) legati al tema della piazza e della casa titolata “The Dancing Houses” (i lavori hanno come oggetto città italiane e paesaggi nordici in parte russi).

Nel vedere la città di Riga, a Dicembre in occasione dell’inaugurazione della sua mostra, se n’è innamorato tanto da dipingere da quel momento più di 30 quadri che raccontano il suo centro storico.

In anteprima assoluta per i Lettori di “Il Dispari” allego uno dei lavori che sono attualmente in fase di asciugatura nel suo studio di Trento

Attraverso Liga Lapinska chiederemo all’Ambasciata o al Consolato lettone a Roma se siano interessati nell’accogliere o nel promuovere un’esposizione tutta dedicata alla Lettonia e in particolare alla città di Riga, con il successivo obiettivo di replicarla a Ischia.

 

3) Silvana Lazzarino, scrittrice, opinionista di “Il Dispari”: Ho piacere di comunicarvi che il mio libro di poesie dedicato alle opere di Alba Gonzales e di Patrizia Canola, con poesie ispirate alle loro opere d’arte è finalista nella sezione libro edito del premio internazionale Alberoandronico, un premio importante a livello internazionale. La cerimonia di premiazione avverrà il prossimo 9 Marzo 2018 a Roma in Campidoglio.

Spero di arrivare sul podio e magari stavolta vincere, ma certamente, anche con l’aiuto dei lettori di questa testata, sono convinta che il libro su Alba e Patrizia potrà volare alto… specie per loro. che sono le protagoniste e le mie muse ispiratrici!

 

4) Nina Lavieri: Desidero informare tutti gli amici di DILA, e in particolare il lettori di “Il Dispari” che è uscito un mio nuovo libro, questa volta edito VERTIGO collana Approdi dal titolo “Voci dal terzo millennio“: racconti di Nina Lavieri, 130 pagine, 13.00 euro è anche on line.

In attesa di muoverci per il progetto in Lettonia dove faremo la mostra collettiva sperando che Liga si sia ripresa e che abbia trovato lo spazio per fine aprile.

5) Da Mariapia Ciaghi, Socia DILA, organizzatrice eventi,  editrice di “Il Sextante” e del magazine trimestrale“Eudonna”: Desidero comunicare che è in programma un evento a Faenza dove presento anche il numero di Marzo del trimestrale Eudonna con relativa sezione dedicata all’Associazione Culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” della quale, dallo scorso mese di Gennaio, faccio parte del Consiglio Direttivo.

Seguirà poi un doppio evento a Trento il 27/28 Marzo in cui ho coinvolta al tavolo delle relatrici la Presidente DILA, Robera Panizza che parlerà appunto dei progetti dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
In attesa del CS, comunico in anteprima per questa testata “Il Dispari” che tra le relatrici  ci saranno, oltre a Roberta Panizza, Laura Lada Caradonna (Presidente Consulta Interassociativa Femminile di Milano), Aurora Lopez (docente Università di Granada e pioniera per aver introdotto gli studi femminili negli Atenei spagnoli), Beatrice Barzaghi (veneziana, dopo aver seguito per un decennio le attività dell’istituzione Parco della Laguna per il Comune di Venezia, ora lavora alla Soprintendenza per i beni culturali a Trento ), Sara Ferrari (Assessore Pari Opportunità), Caterina Dominici (Presidente Aurora), Micaela Bertoldi (scrittrice, Ex Assessore alla Cultura).

6) Da Caterina Guttadauro La Brasca, scrittrice, opinionista di “Il Dispari”: Oggi vi parlo di un Libro e un’Associazione di nome: Wondy sono Io. Libro toccante, abbinato ad una mostra itinerante di quindici tavole, adesso esposte al Baraccano, sala meravigliosa di Bologna. Dietro a tutto questo c’è il Giornalista Del Sole 24 ore, Alessandro Milan, che ha perso la madre dei suoi figli, Francesca, per un tumore. Da questi eventi emergono riflessioni ed emozioni che fanno riflettere sul valore di ogni cosa, ma soprattutto della Vita.

7) Da Paola Occhi, Ambasciatrice di pace DILA: Il prossimo 23 Febbraio, a complemento di un evento di interesse nazionale, DILA e la Nazionale Cantati Lirici (facente parte dell’Associazione “Da Ischia L’Arte” e da lei ottimamente presieduta ) consegneranno in comodato d’uso gratuito all’Ospedale S. Maria Bianca di Mirandola un pianoforte da mettere a disposizione dei pazienti, del personale medico – infermieristico, e di tutti coloro che avranno diritto di accesso alla struttura, affinché, attraverso la musica e l’Arte in generale, si possano creare momenti di piacevole serenità per i degenti.

L’iniziativa comporta, inoltre, la disponibilità resa a favore di DILA di un ambiente all’interno della struttura ospedaliera utilizzabile per la realizzazione di eventi cultural e sociali di ogni tipo.

Tale iniziativa ha già raccolto numerosi consensi dalle Direzioni di strutture ospedaliere dislocate in varie regioni d’Italia.

8) Dal magazine Eudonna: In Anteprima assoluta la copertina del numero di Marzo contenete contributi redazionali dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

 

Caterina Guttadauro intervista Hafez Haidar,

candidato al premio Nobel per la pace 2017 – Parte terza

Terza ed ultima parte dell’intervista rilasciata dal Prof. Hafez Haidar, candidato al premio Nobel per la pace 2017, a Caterina Guttadauro. La prima parte è stata pubblicata l’8 Gennaio 2018 e la seconda parte è stata pubblicata il successivo 15 Gennaio.

Va ricordato che Hafez Haidar è Accademico Emerito, Presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica Italiana, Direttore Generale Internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze, è poeta e scrittore libanese per nascita ed italiano di adozione. Attualmente è Docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università degli Studi di Pavia ed è considerato uno dei maggiori studiosi delle religioni a livello mondiale.

 Caterina Guttadauro: «Questo suo impegno per la pace è stato anche riconosciuto dal Governo Libanese se non mi sbaglio. In che modo è stato valutato?»

Hafez Haidar: «Durante il mio ultimo viaggio in Libano, tra il mese d’Agosto e il mese di Settembre del 2016, presso il Circolo della stampa, gli scrittori, i poeti, i giornalisti e il Rettore dell’Università libanese mi hanno conferito il premio alla Cultura da parte dell’Università libanese e il premio degli scrittori arabi da parte dell’Associazione degli scrittori e dei giornalisti.

Inoltre, presso la sede dell’Unesco di Beirut, il Ministro dell’Informazione mi ha premiato con la targa dell’Informazione e del giornalismo.

Anche il Ministro della cultura mi ha conferito il premio alla cultura.

Il governo libanese ha assicurato il suo appoggio alla mia candidatura al premio Nobel per la Pace.

Caterina Guttadauro: «Cosa ne pensa dell’Amore come somma di tutti quei sentimenti che creano un legame, a partire da quello per una donna, per  i figli, la famiglia, i popoli?»

Hafez Haidar: «Tutto ciò che esiste sotto il Firmamento, palpita come un cuore innamorato.

Persino le rocce, le piante, i fiori amano e si librano nello sconfinato spazio sotto la cupola celeste trafitta dai raggi del Sole.

Nell’amore non c’è differenza tra il nobile e il paggio, tra il re e il ciambellano, poiché tutti possiamo provare gli stessi profondi sentimenti e siamo venuti alla luce grazie all’amore.

E quando l’amore bussa, bisogna subito aprirgli la porta del nostro cuore per permettergli di trasportarci nell’Eden dei sentimenti.

Ci troveremo allora in un mondo immaginifico e surreale, dove il cielo, la terra, il mare e il bosco si tramuteranno in nidi, nei quali gli innamorati si sveglieranno abbracciati quando la notte penetrerà nel giorno e si addormenteranno avvinghiati quando il giorno si tramuterà in notte.

L’amore racchiude la melodia del creato, le note dell’Eternità e la sinfonia di tutto ciò che è passato, presente e futuro.

è la nostra provvista quotidiana e la nostra àncora di salvezza nei momenti ottenebrati dalle avversità del tempo.

In esso ci rifugiamo.

Cerchiamo protezione sotto le sue ali ed esso ci accoglie come una madre soave e ci consola per permetterci di librarci nuovamente sotto un cielo tempestato di stelle scintillanti.

Come la purpurea rosa ha bisogno della rugiada, della brezza mattutina e dei baci del Sole per emanare il suo fragrante profumo, così l’amore ha bisogno di emozioni, sospiri, palpiti per far sbocciare i propri petali al cospetto del Sole e della Luna.

Amatevi e abbracciatevi, in modo che possiate scoprire il segreto dell’esistenza e il melodioso canto della vita.»

Caterina Guttadauro: «A quali Autori, oltre Gibran, Lei è affezionato, anche italiano?»

Hafez Haidar: «Sono affezionato a Dante Alighieri, Manzoni, Neruda, Tagore, Umberto Eco e William Shakespeare

Caterina Guttadauro: «Un consiglio a chi studia la lingua araba, qual è l’approccio migliore con questa lingua e il suo paese?

Hafez Haidar: «Consiglierei a coloro che intraprendono questo importante cammino di imparare con passione ed amore la lingua, perché chi possiede una lingua possiede un intero popolo.

Chi studia una lingua, deve anche conoscere la storia e la civiltà dei popoli che la parlano, senza pregiudizi.

Chi desidera imparare l’arabo, deve studiarlo almeno per un anno in Egitto, Tunisia, Libano.»

Caterina Guttadauro: «Sono centinaia le sue frasi significative e indimenticabili. Ce ne dice una per Lei particolarmente aderente al suo pensiero e al suo vissuto?»

Hafez Haidar: «La cultura è il pane della vita, la pace è il sentiero degli uomini assetati di luce, giustizia, libertà, speranza e luce, l’Amore è il cuore dell’universo.»

Salutiamo il Prof. Hafez Haidar augurandoci che le sue battaglie ci portino a quella che adesso sembra un’utopia.

Gli uomini si assomigliano più di quanto essi stessi pensino, al di sopra di ogni Credo. Gibran dice:

Religione?
Cos’è? Io conosco solo la vita.
Vita significa il campo,
il vigneto e il telaio…
La Chiesa è dentro di te.
Tu stesso sei il suo sacerdote
»

Caterina Guttadauro La Brasca

IL DISPARI 2015 – 2016

IL DISPARI 2017

IL DISPARI 2018

DILA

Premi Otto milioni

Hits: 7

Il Dispari 2017-06-26 – Redazione culturale

Il Dispari 2017-06-26 –  Redazione culturale

Il Dispari 2017-06-26

Il Dispari 2017-06-26

Editoriale 

Rita Cuccaro, che alcuni di voi certamente ricorderanno come mirabile interprete di canzoni classiche italiane durante eventi proposti nella Biblioteca comunale Antoniana diretta da Lucia Annicelli, nell’Hotel Parco Verde della famiglia Buono diretto da Guerino Cigliano e nel ristorante Coquille dell’On. Salvatore Lauro, Rita Cuccaro, dicevo, ha, proprio ultimamente, pubblicato il magnifico CD “Credere all’amore” in cui spicca la canzone “L’amore c’è” scritta dal cantautore italo australiano, Peter Ciani, particolarmente noto e amato qui a Ischia per aver dedicato diverse sue canzoni alla nostra Isola (Ischia Marrana, Ischia Ischia, e l’inno Mare mare dedicato al Comm. Agostino Lauro in occasione del premio di poesia “Otto milioni” sono solo alcuni titoli delle sue canzoni dedicate a Ischia).

Contattata telefonicamente dalla nostra Redazione, Rita Cuccaro ci ha stupiti ed entusiasmati con la bella idea di comunicarci, in anteprima, che ha già iniziato le registrazioni dei brani che faranno parte del suo prossimo album dal titolo provvisorio “I sogni si vivono a Ischia”.

Album in cui ha intenzione di inserire alcune delle canzono scritte dal cantautore siciliano Enzo Salvia, ed in particolare “Coquille” vincitrice del premio musicale “Otto milioni” (presentata in anteprima all’EXPO e al Bookcity di Milano nell’Autunno 2015), e “Nelle bugie dei sogni” anch’essa vincitrice di un’edizione del premio “Otto milioni”.

A questo punto è facile prevedere che Rita Cuccaro sarà invitata a presentare i suoi “lavori” discografici nel Museo Etnografico del mare e che li illustrerà nel modo che le resta più congeniale: Cantando!
Auguri Rita, Ischia ti aspetta!

Silvana Lazzarino al “Giardino segreto dell’anima” in Campinola di Tramonti 

C’è un luogo su questa Terra, e in particolare lungo la Costiera Amalfitana, dove i pensieri diventano parole e i ricordi riaffiorano inattesi a scandagliare sensazioni che il tempo non cancella. è  il “Giardino Segreto dell’anima”, sito a Campinola di Tramonti, custodito come uno scrigno dai coniugi Enza Telese e Antonio De Marco che amorevolmente da oltre quindici anni si dedicano alla manutenzione di questo scenario di piante e fiori, dove i colori e i profumi sono i protagonisti di un concerto unico fatto di sfumature visive ed emotive in cui ritrovare qualcosa di se stessi, del proprio vissuto tra nostalgie e attese, gioie e speranze.

Un giardino botanico sperimentale, dove tra i tanti tipi di fiori si resta incantati dalle 200 piante di rose e dalle molteplici variazioni cromatiche dei glicini.

Ed è proprio all’interno di questo spazio, dall’atmosfera quasi da sogno lontana dalla routine quotidiana, adatto a recuperare il bello e il vero nascosto nelle parole e negli sguardi delle persone -spesso difficile da carpire in contesti lontani dalla natura dove i ritmi della vita scorrono troppo veloci-, che lo scorso 16 giugno 2017 si è svolto l’appuntamento con la poesia e la letteratura all’interno dell’XI edizione di incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Europea.

Un appuntamento nato in virtù del gemellaggio tra incostieraamalfitana.it di cui è direttore artistico Alfonso Bottone e il “Photofestival Attraverso le Pieghe del Tempo” di cui è direttore artistico Lisa Bernardini che insieme, da circa due anni, portano avanti un percorso dove la cultura diventa occasione per riscoprire le bellezze del territorio nazionale.

La serata, accanto all’assegnazione del premi per il terzo Concorso Nazionale di Poesia “Il Giardino segreto dell’anima” alla presenza della presidente di giuria Sonia Giovannetti, ha visto “Incontri d’autore” con la poetessa Silvana Lazzarino e gli scrittori Simonetta Bumbi e Ugo De Angelis intervistati da Alfonso Bottone.

Antonino Giordano, Gerardo Pagano e Maria Antonietta Rotter, classificati rispettivamente al primo al secondo e al terzo posto, dopo essere stati invitati da Alfonso Bottone a parlare delle proprie emozioni legate alle loro opere hanno ricevuto il premio da Antonio De Marco ed Enza Telese.

L’attrice Vania De Angelis ha letto le opere premiate regalando forti emozioni con un’interpretazione che ha commosso il pubblico presente.

La scrittrice Simonetta Bumbi con il suo “Iostoconletartarughe” (Emigli) ha fatto emergere la durezza della vita che spesso porta dolore e sofferenza.

La “nostra” Silvana Lazzarino, Socia dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” e valentissima opinionista della Redazione culturale di questo quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, ha presentato la sua raccolta poetica Oltre le immagini tra visione ed  emozione” (Pagine) in cui dipinge le emozioni della vita.

Non solo della sua, ma la vita in chiave universale toccando ricordi passati e presenti attraverso i luoghi più nascosti e intimi che la natura regala nei suoi volti ora solari, ora abitati dalla notte.

Ha chiuso l’interessante serata l’architetto e scrittore Ugo De Angelis con il libro “In quella foto c’è Maria” (Nane) con il quale ha restituito una visione storica e sociale ai personaggi e ai fatti, accaduti nel mese di Luglio del 1902 alle Ferriere di Conca, che portarono al martirio della piccola Maria Goretti..

Bruno Mancini

La filosofia e il filosofo

 La filosofia è ricerca della verità?
Esiste o non esiste una verità assoluta?
La verità va ricercata, sempre.
Il nostro cervello  lavora e non si appiattisce mai, è sempre alla ricerca di realtà da scoprire, è  motore sempre in funzione, che viaggia dalla nascita ed è in continuo movimento fino all’esaurirsi della sua energia.
Il pensiero che produce subisce continue evoluzioni ed elabora sempre qualcosa di diverso, spesso tenta di volare, per andare oltre l’assoluto, ma poi deve fermarsi e rientrare.

Se è vero che la filosofia è ricerca continua, allora la troviamo nella vita semplice di tutti i giorni.
La filosofia è pensiero, mobile e nobile,nche si modifica costantemente col passare degli anni. Filosofare è ricercare.
Questo è normale anche in un bambino, che non conosce ancora il mondo, il significato delle  stelle, della luna, del  sole e dell’universo che lo circonda e non è interessato ancora alla ricerca più profonda, ma è sempre impegnato a scoprire il nuovo ed ha voglia di apprendere, di sapere e di migliorare.

Questa è filosofia.

Ma allora il bambino è il vero filosofo?
Dunque, se noi riusciamo a conservare quel bambino dentro di noi, possiamo sperare di filosofare tutta la vita?
Dobbiamo augurarci che l’uomo dia più spazio al bambino che ha dentro, per sperare di vedere un mondo migliore.
Tutti i padri della filosofia, da Talete a Platone, ad Aristotele, a Socrate, a Pitagora e fino ai pensatori odierni, hanno espresso il loro pensiero, ma nessuno ha scoperto quello che cercava.
Una verità è certa e sicura: “Ognuno di noi, preso isolatamente, non vale nulla”, è ciò che sostiene il filosofo Aldo Masullo ed è, a mio avviso, una grande verità, è frutto della saggezza di un grande studioso.

La filosofia, dunque, è per l’uomo, fin dalla nascita, ricerca del vero, del nuovo,del suo simile, del suo spirito, della sua anima, della sua natura e dell’impossibile.

Ma allora, senza fare confusione con la fede, anche la religione è filosofia o potremmo definirla tale?
Dagli inizi della storia dell’umanità a tutt’oggi la scienza ha raggiunto moltissimi traguardi, ma l’uomo non ha scoperto la verità che cercava.
Spesso individuiamo nelle persone sagge, nel linguaggio, nel modo di fare, di pensare, di vivere, nel modo di sdrammatizzare, un filosofare perpetuo.

È uno stile di vita semplice, è un modo di vedere le cose, un po’ alla buona, non esasperato.
Si accentuano il comportamento e il linguaggio filosofico più avanti negli anni, con la maturità, con l’esperienza della vita, con l’andare verso gli altri, con la conoscenza e se si ha un poco di cultura in più, questo aiuta maggiormente nel relazionarsi al prossimo, aiuta a vivere e può essere di aiuto anche a chi ci sta vicino.

Il percorso della vita di ognuno di noi può essere breve o può essere lungo, io so quanto tempo ho vissuto, ma non quanto tempo vivrò ancora, questo non lo sa nessuno di noi, è il mistero della vita, ma so che l’impegno della ricerca è stato forte e che alla fine non ha prodotto i risultati sperati. L’uomo si è accorto sicuramente di avere scoperto solo un mondo bellissimo, che non ha saputo godere, apprezzare e proteggere.
Napoli, Marzo 2017
Adolfo Giuliani

Pietro Lapiana

Tra pensieri e sentimenti vagando

Poeta sensibile alle tematiche giovanili in quanto ha svolto l’attività di insegnante per 25 anni nelle Scuole Elementari Statali e per oltre dieci anni è stato docente di Italiano e Storia negli Istituti Tecnici e Professionali,  Pietro Lapiana ha collaborato, come corrispondente, con vari giornali e riviste, tra cui “Cronache Italiane”.

Ha conseguito notevoli premi letterari.

Concordo con il poeta che gli affetti familiari costituiscono il fulcro dell’esistenza.
La sofferenza per la morte della madre non è stato mitigata con la sua poesia, nonostante che sia passato mezzo secolo dal tragico giorno e la scomparsa del padre è stata dolore incolmabile e le sue emozioni nefaste si trovano nei suoi versi.
Toccante la sua poesia:

Mio padre

Era parco di lodi e carezze
ma immenso il suo amore,
abbondava di tenerezze
celate nei recessi del cuore…
Non faceva mai mancare niente,
sopportava sacrifici e privazioni,
all’occasione si mostrava indulgente
pur di assecondare le loro aspirazioni…
Onusto di malanni più che d’età diede l’addio,
l’ultimo brindisi con i suoi cari a Capodanno,
poi una sincope nefasta lo involse nell’oblio,
solo e in silenzio, forse capì che la vita è inganno.
Era mio padre.

La sua anima poetica la troviamo in questi versi

… E scrivo

Meditabondo,
illuminato
da lampi di luce,
raccolgo parole
dal profondo
del cuore,
e scrivo.

Presidente della sede operativa di Sermoneta con competenza su tutta la Provincia di Latina per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, nonché Presidente delegato Regione Lazio per conto dell’Accademia Internazionale “Arte e Cultura di Michelangelo Angrisani”.

l Dispari 2017-06-19

Il Dispari 2017-06-19

Editoriale

Ilde Consales, mi ha scritto:
Carissimo Bruno, ti ringrazio infinitamente!!
Sono onoratissima di essere anche io sui vostri siti!!!!..”,

po ha scritto ai suoi amici:
…con mia grande sorpresa e con tanta gratitudine verso lo scrittore Bruno Mancini, che ha voluto dedicare sui siti di Ischia emmegiischia.com e ildispari24.it/it/, uno spazio alla mia persona, e al M° Santina Amici, che ci ha messi in contatto.
Assieme daremo vita a stimolanti attività culturali, in cui le musiche del M° Roberto Prandin e i versi di Bruno Mancini e dei poeti che seguono i progetti artistici Made in Ischia promossi dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”saranno i protagonisti.
Il pensiero vola anche ai miei cari e agli amici con cui condivido tanti bei ricordi dell’Isola Verde: Erika Russo, Ezio Russo, Marcella Franchini, Raffaele Giusto, Ivana Pomicino, Manuela Pomicino.”,

e di nuovo ha scritto a me:
“Che straordinaria sinergia di talenti! Sono felice ed emozionata di entrare nella vostra grande famiglia! Grazie infinite, caro Bruno Mancini!”

Ma chi è Ilde Consales?

Ilde Consales è
Professore universitario di ruolo (II Fascia) di Linguistica italiana presso Roma Tre University.
Precedentemente Ricercatore di ruolo e Docente universitario presso Università Roma Tre.
Precedentemente Docente di Linguistica italiana e di Didattica della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Macerata.
Precedentemente Ricercatore a progetto presso Università per Stranieri di Siena.
Precedentemente Ricercatore al CNR di Firenze presso Accademia della Crusca.
Dottorato di Ricerca (PhD) presso Università degli Studi Roma Tre.
Relatrice al 2° Convegno Internazionale di Linguistica e Glottologia Italiana (CILGI 2) presso la Uniwersytet Wrocławski (sede di Economia, Diritto e Scienze dell’Amministrazione), patrocinato dall’Accademia della Crusca e dalla Società degli Italianisti Polacchi ove ha parlato di. “Le voci degli affetti e dei moti dell’animo. Le interiezioni nella grammaticografia italiana”.
Relatrice in qualità di Visiting Professor presso la Slezská Univerzita v Opavě (Rep. Ceca).

Ma Ilde Consales è anche

Soprano e cantante del Duo Tamiri con al pianoforte: M° Santina Amici) e negli ultimi mesi ha effettuato concerti presso l’Orto Botanico di Roma per l’AER (Associazione Ecologica Romana), voci recitanti Lucilla Di Pasquale, Isabella Colucci, musiche di Tiersen, Fauré, Bellini, Händel, Martini, Pergolesi, poesie di Tognolini, Lorca, Dell’Era, Schwarz, Klimer – 11 Maggio 2017; nella Chiesa di S. Maria dei Miracoli (meglio nota come una delle due “Chiese gemelle” di Piazza del Popolo, ed è quella di destra provenendo da Piazzale Flaminio) con Valentina Licastro (flauto), Carla Martirano (flauto), Santina Amici (organo), per i musicisti Cambristi di Roma con musiche di Bach, Händel, Vivaldi, Gluck, Massenet, Schubert, Marcello, Chaminade, Tulou, Gomez – 11 Giugno, 2017; nella Chiesa di S. Michele Arcangelo, Romari con M° Santina Amici all’organo (18 marzo 2017.

Presentiamo Ilda Consales,

e le diamo un caloroso benvenuto da parte di tutta la Redazione, perché con lei, finalmente, si chiude il cerchio che ci porterà alla realizzazione di video di alto spessore culturale, nei quali uniremo poesia, canto, musica, arti visive, recitazione. spot commerciali e immagini della nostra splendida isola d’Ischia.
Qui di seguito ho piacere di fare qualche nome di Artisti che sono in lista per entrare in questi progetti che avranno, certamente, il supporto della pagina culturale del quotidiano Il Dispari Redazione culturale diretto da Gaetano N Di Meglio, della splendida rivista trimestrale Eudonna di Mariapia Ciaghi, di tutti i siti (e ne sono veramente molti!) che seguono con interesse le nostre iniziative), insieme alla diffusione televisiva del programma Mancineide.

Faranno parte del progetto, oltre ovviamente a Ilde Consales e Santina Amici: Roberta Panizza poetessa e Direttrice Artistica di DILA, Liga Sara Lapinska poetessa pittrice nonché Ambasciatrice DILA in Lettonia, Angela Maria Tiberi presidente della sede operativa DILA per la provincia di Latina, Silvana Lazzarino poetessa e opinionista specializzata in critica artistica, Neri Maria Luisa direttrice musicale DILA nonché presidente dell’Ass. Arte del Suonare, Guido Arbonelli prof. Conservatorio Firenze, Roberto Prandin compositore, Antonio Mencarinii mitica VOX, Patrizia Canola pittrice che attualmente espone al Museo Etnografico del Mare di Ischia, Milena Petrarca vincitrice del premio di Arti grafiche “Otto milioni” edizione 2016, e TUTTI i poeti, TUTTI gli artisti di arti grafiche e TUTTI i musicisti che hanno già fatto parte di una nostra antologia (se ce lo chiederanno), e poi anche la mia amica del cuore Katia Massaro presidente onorario di Oceanomaredelphis fotografa per hobby così come Roberto Federico.
Certamente dimentico molti amici, ma loro sapranno perdonarmi:-)
Bruno Mancini

Il Dispari 2017-06-19

Ajub Ibragimov

:dipinti melodici come le correnti delle acque e le vibrazioni delle stelle.

Ajub Ibragimov è un pittore con un suo stile inconfondibile, perché ha suo mondo unico e nelle sue composizioni talvolta meditative, talvolta espressive, tutte piene di musica, usa sia colori splendenti, sia rilassanti.
Ajub è un pittore ceceno, nato il 18.07.1969.
Ha cominciato a disegnare e poi a dipingere, ispirato da artisti a lui vicini, quando aveva otto o nove anni.
Da bambino era stimato per come riusciva a sviluppare la sua arte, dipingendo la sua ispirazione, interna ed esterna, con colori e zigzag filigranati.
Ispirato, come dice lui stesso, specialmente dalla natura, dal silenzio come l’inizio di tutte le musiche, sia quelle espresse con i colori, sia quelle proprie delle note.
Il suo maestro Adam Ilyassov, molto orgoglioso di Ajub.Adam, è sicuro, proprio come Ajub, che l’arte e la bellezza uniscono il mondo, i popoli, le fratture, superando i confini violenti di fraintendimenti e crudeltà.

A Grozny, Ajub

ha partecipato alla prima mostra nella sua vita, con le sue opere pittoriche in stile ebru: uno stile conosciuto dai tempi degli antichi persiani che era molto apprezzato in Cecenia dove veniva sviluppato da tradizionalisti artisti turchi.
Il significativo modo della pittura ebru è la danza dei colori, la musica dell’Universo, la dominanza dell’ elemento acqua, il movimento perpetuo in diversi ritmi, in diversi frequenze.
La tecnica per creare queste opere inizia con il preparare la propria anima aprendola per l’amore contemplativo, e poi prosegue usando colori che non risplendono nell’acqua e non corrono tutti insieme.

Ajub, di solito,

usa l’acrilico e l’olio aggiungendovi colle speciali per far fluire colori luminosi sulla carta marmorizzata, inumidita d’acqua come è il fondamento e l’inizio di tutte le vite.
Nel 2002 Ajub si è trasferito in Germania, pare per sempre.
Adesso abita a Norimberga e lavora in una grande industria per guadagnare i soldi necessari a continuare nella sua arte.
Quasi tutto il suo tempo libero lo dedica alla sua arte.
Non ha il conto del numero delle sue opere, sono tantissime.
Ama donarle aspettandosi, timidamente ma senza chiedere, di ricevere in cambio almeno i costosi materiali necessari alla realizzazione delle sue opere.
Dice che il suo stile di pittura è il futurismo astratto, ma nei suoi quadri crea tante forme, anche immagini e simboli concreti.
Non ha preso dal futurismo la sua aggressività, ma il dinamismo sì.
Come tanti emigranti internazionali che non accettano i confini dell’arte e non vogliono accettarli tra i popoli e tra i paesi, Ajub è anche un dadaista, negando la violenza, ma non diventando nichilista.

É, certo, un’esteta:

i suoi quadri sono anche decorativi.
É anche un surrealista, come quasi ogni dadaista.
Sto guardando ancora e ancora i quadri di Ajub.
Astrazioni filigranate, tutte nello stesso tono.
La voce di Ajub, quando ho parlato con lui, aveva intonazioni melodiche, proprio come i suoi quadri.
Ajub è uno stupendo artista disegnatore.

Dipinge strumenti musicali e tele

Vuole diventare un artista disegnatore professionista, ma non ha i soldi per gli studi.
Ajub lavora rapidamente, ha tanta forza creativa, come l’abbiamo, talvolta, noi timidi, noi limpidi, noi che conosciamo tanti segreti dei miti e della bontà.
Durante la mia lunga permanenza a Ischia in occasione della cerimonia di premiazione del premio “Otto milioni” dedicato al Comm. Agostino Lauro e sponsorizzato dall’Istituto Agostino Lauro del quale è Presidente l’On. Salvator Lauro, ho avuto modo di capire che a Ischia sono in molti a poter prendere in considerazione l’idea di promuovere l’arte di Ajub, così armonica e quasi terapeutica.
Così necessaria per tutti.
Tutti.

Liga Sarah Lapinska

Ricordandovi che il 20/03e l’8/05 abbiamo pubblicato 2 serie di 3 poesie finaliste del premio “Otto milioni”, oggi ne pubblichiamo altre 3.
Tutti i componimenti scritti da Autori stranieri sono stati tradotti in italiano da Liga Sarah Lapinska (che ringraziamo per il grande lavoro svolto) la quale, Socia Fondatrice DILA, oltre ad essere un’eccellente pittrice, poetessa e fotografa è anche traduttrice della lingua lettone in italiano, in inglese e in russo.

Franco Maccioni

Cod. 07
Franco Maccioni
Nello spiraglio di luce

L’incredula notte
nascondeva avanzi consumati.
Dietro lo spiraglio aperto
la luna filtrava argentei raggi
tra gli alberi sommersi dal sonno.
Avevo i tuoi occhi di pianto
uniche stelle generose
che dall’immenso cielo
potevo tuffarmi con gioia.
Dall’immensità del nostro amore
nell’incredula notte trascorsa,
l’orizzonte scopriva il nuovo giorno.
Le nostre mani si tenevano strette
e i tuoi occhi risplendevano ancora.
La luce del giorno abbagliava
tracciando nei nostri volti
una tremenda forza di vivere.

Antonio Fiore

Cod. 08
Antonio Fiore
A mia madre

Non si potrà sottrarre
una sola briciola di tempo
per prorogare di quanto le stelle
hanno già scritto
nella nitida luce che arde,
ma che puntualmente si spegnerà,
a prescindere dal vento,
quando la notte scenderà
per addormentare le membra.

Colmo di speranza
l’anima si dilungherà
verso l’infinito sogno,
e su questa terra
che gela la polvere dei tuoi sandali,
nel freddo silenzio
mi ritrovo a respirare i mille ricordi
da riesumare per chi ha tanto amato
e resterà ad amarti.

 

Angela Tiberi

Cod. 09
Angela Maria Tiberi
Cancellarmi

Cancellarmi dal tuo cuore vorresti,
ma in fondo alla tua anima
ci sono i ricordi di quei meravigliosi
momenti vissuti insieme
nel rito di quell’amore immenso che ci ha unito
fino all’estremità del cielo.
I sussurri sono dentro di noi
come lo scroscio di una cascata fresca
che accarezza ancora la nostra pelle di ricordi
indimenticabili siamo noi uniti nelle nostre anime,
anche se il silenzio ci vuole chiudere nell’oblio.
C’è una luce in noi… esiste il nostro amore
che tu vorresti cancellare come avrei voluto io.
No, non si può il nostro calore lo conosce anche il cielo.
Tu rimani in me come io in te,
e tu lo sai anche se smetti di sentirmi,
ormai vivi in me come io in te.

Il Dispari 2017-06-19

 

Il Dispari 2017-06-12

Il Dispari 2017-06-12 Editoriale Eudonna: Giugno 2017 Con il numero di Giugno della rivista Eudonna, prossimamente in edicola,

Il Dispari 2017-06-12

Editoriale

Eudonna: Giugno 2017

Con il numero di Giugno della rivista Eudonna, prossimamente in edicola, l’Associazione culturale Da Ischia l’Arte- DILA proporrà, avvalendosi della preziosa collaborazione di tutta la Redazione della sezione cultura & società del quotidiano Il Dispari diretto da Gaetano Di Meglio, i principali progetti Made in Ischia ideati ed organizzati in sintonia con Mariapia Ciaghi, Founder e CEO di Il Sextante che è l’Editore della rivista.

Eudonna: Giugno 2017 fra eventi, musica e incontri

Importante punto di riferimento di appassionati lettori e addetti ai lavori, stampato e distribuito in 10.000 copie, il magazine Eudonna che esce tra pochi giorni (sarà disponibile nell’edicola della Piazzetta San Girolamo di Ischia porto) sarà dedicato all’artista sarda Maria Lai, alle filandere di Salzano e ad Anna Gaddo.
Nel numero i nomi, le storie e le vicende di donne che hanno cambiato per sempre il volto della società, dell’arte e del mondo del lavoro.
In occasione della presentazione, che avverrà a Roma il prossimo 22 Giugno 2017 nella sede di Micro a Porta Mazzini, sarà presentata anche la seconda tappa espositiva del progetto “OPEN generazioni a confronto” ideato e curato da Paola Valori.
La mostra romana “Il rivisitismo di Fulber, i sentieri di Roy” è dedicata a Fulvio Bernardini, in arte Fulber.

Si tratta – come ci dice Mariapia Ciaghi–

di un ciclo di mostre dedicate al confronto generazionale tra artisti.
Un viaggio itinerante con diversi appuntamenti che si ripeteranno nel corso dell’anno tra gallerie, spazi istituzionali e privati con l’obiettivo di offrire al pubblico un’ambiziosa programmazione, incentrata sulla contaminazione tra talenti emergenti e personalità già consolidate.
Quanto prima, valuteremo il tuo progetto di proporne una tappa in una sede idonea ischitana… magari proprio nel Museo Etnografico del Mare e, senza che questa sia una promessa, posso sbilanciarmi dicendoti che confido di poterla realizzare.”

La mostra “Il rivisitismo di Fulber, i sentieri di Roy”,

aperta tutti i giorni (tranne la domenica) dal 22 al 26 Giugno dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, nasce dalla collaborazione tra Paola Valori e Mariapia Ciaghi e prevede l’esposizione di alcune delle grandi tele più rappresentative del lavoro di Fulber (Fulvio Bernardini) esposte a partire dal 2013 nelle principali capitali europee, a cura del MIIT di Torino.

Sempre in occasione della presentazione di Eudonna, il 26 Giugno alle ore 21:00, a Roma presso la galleria d’arte MICRO, l’Orchestra Mandolinistica Romana diretta dalla Maestra di musica Teresa Fantasia proporrà un concerto di musica classica e popolare, con l’intento di dare un’ampia panoramica sulle diverse sonorità di un’orchestra a plettro in funzione dei differenti stili musicali.

L’Orchestra Mandolinistica Romana, porta avanti una ricca tradizione musicale in perfetto equilibrio tra professionismo, attività amatoriale, divulgazione.
Cuore dell’orchestra è il mandolino, con tutta la sua famiglia (mandolino, mandola, mandoloncello), uno strumento che vanta più di tre secoli di vita, con un repertorio che spazia dai capolavori dell’età barocca, alla musica popolare, a quella contemporanea.

Bruno Mancini

UN GENIO TRA TEATRO E CINEMA

UNA MOSTRA RACCONTA TOTÒ NELLA SUA NAPOLI

Attore per eccellenza dalla risata inconfondibile e contagiosa capace con la sua ironia e mimica di conquistare un pubblico sempre più vasto, Totò (Antonio De Curtis) rivalutato solo dopo la sua morte e pertanto affiancato a grandi nomi quali Charlie Chaplin e Buster Keaton, è stato artista a tutto tondo passando con disinvoltura dal teatro al cinema alla televisione, mai stanco di improvvisare.
Attraverso i suoi personaggi ha raccontato le sfaccettature dell’uomo e della società a lui contemporanea, in particolare quella povera del dopoguerra alle prese con le difficoltà e la voglia di rimettersi in gioco, sempre con una comicità pungente e quell’immancabile affettuosa ironia che ne smorzava il dramma.

La mostra TOTÒ GENIO, in corso a Napoli fino al 9 luglio 2017,

allestita presso le tre sedi di Palazzo Reale, Maschio Angioino e San Domenico Maggiore, lo ricorda a distanza di cinquanta anni dalla sua scomparsa avvenuta il 15 aprile 1967.

L’esposizione, promossa e co -organizzata dal Comune di Napoli in collaborazione con le maggiori istituzioni culturali del paese, ripercorre la carriera di Totò dando ampio spazio alla sua figura poliedrica che ha sempre saputo stupire raccontando aspetti della vita gioiosi e malinconici, giocando sull’improvvisazione e l’imprevisto con quell’ingenuità cui legava un’ironia spesso beffarda e pungente fonte di soluzione per uscire da situazioni non sempre facili.

Curata da Alessandro Nicosia,

che ha coordinato anche la direzione generale del progetto, insieme a Vincenzo Mollica, la mostra prodotta da C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare), attraverso centinaia di documenti si sofferma sulla vita e l’arte di un genio intramontabile: accanto a fotografie, filmati, costumi di scena, locandine di film, vi sono interviste, disegni, riviste e giornali d’epoca, spezzoni cinematografici e televisivi e ancora manoscritti personali, lettere, cimeli e materiale inedito,

Il rapporto tra Totò e i grandi della cultura del Novecento “Genio tra i geni” viene ripercorso negli spazi del Museo Civico di Castel Nuovo con le interviste a personaggi di spicco della cultura e dello spettacolo italiani tra cui: Dario Fò, Roberto Benigni, Andrea Camilleri, Mina, Fiorello.
Sono poi i disegni di Fellini per Totò e quelli realizzati negli anni ’50 da Ettore Scola per la rivista satirica “Marc’Aurelio” e gli oltre trenta schizzi di Pasolini per “La terra vista dalla luna”, senza dimenticare i disegni di celebri fumettisti come Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza.

Nella sezione “Totò, che spettacolo!”

La vita, il varietà, la poesia, le canzoni, la biblioteca, le cose di Totò allestita presso Palazzo Reale è analizzato il rapporto tra Totò e le arti passando dai costumi di scena originali, ai filmati e installazioni multimediali”, per poi trovarsi di fronte all’immancabile baule di scena, che Totò portava sempre con se nei teatri e nei set cinematografici.

Il percorso si chiude con “Dentro Totò”

allestito presso il Convento di San Domenico Maggiore attraverso cui scoprire nuovi aspetti della figura del grande artista, un Totò più “privato” come attraverso le 250 fotografie in cui è ripreso nei fuoriscena dei suoi film, nei momenti di vita quotidiana, nelle serate mondane, fotografie che rivelano le sue passioni, come quella per gli animali.
Il catalogo, edito da Skira, è introdotto da una prefazione di Goffredo Fofi.

Silvana Lazzarino
Fino al 9 luglio 2017

Le Ragunanze & DILA: cerimonia premiazione quarta edizione

Il, 28/05/2017 è stata effettuata la cerimonia di premiazione della 4^ Ragunanza di poesia e fotografia.

Un evento che ogni anno regala grandi emozioni agli organizzatori e agli Artisti.
Ringrazio in primis tutti gli autori premiati che con la loro presenza hanno reso possibile questa iniziativa, grazie anche a coloro che hanno scelto semplicemente di partecipare unendosi a noi.
Un sincero grazie ai componenti di Giuria, al presidente Roberto Ormanni, a Giuseppe Lorin, Fiorella Cappelli, Eduardo Fiorito, Dario Amadei, Elena Sbaraglia, Lorenzo Spurio, Alessandro Bagnato che si sono impegnati con professionalità, scegliendo tra le numerose opere i vincitori. Ringrazio Rita Rag Angelelli direttrice editoriale de Le Mezzelane Casa Editrice, che ha realizzato l’antologia con le opere delle tre edizioni precedenti.
Un grazie a Valerio D’Amato che ci ha donato lo scatto di copertina dell’antologia ed è stato con noi.
Un grazie speciale ad Andrew J A Bulfone e a Monica Fiorucci, grandi sostenitori della nostra associazione.
Grazie a Daniele Franceschini per le riprese video ed il servizio fotografico.
Un ringraziamento a chi ci ha ospitato, l‘Aps Bel Repiro, a chi ha patrocinato l’evento, a chi ha collaborato con noi pubblicizzando il concorso, in particolare il quotidiano “Il Dispari” diretto da Gaetano Di Meglio, Magic BlueRay, Radio Doppio Zero, Golem Informazione, l’Associazione culturale Euterpe, L’Associazione culturale “Da Ischia l’Arte – DILA” e il suo presidente Bruno Mancini.
Ringrazio gli ospiti: il Maestro Gianni Mirizzi con la sua fisarmonica, l’ideatore di “Movie Club Film Festival” David Cardarelli, l’attore Corrado Solari, l’attore Gennaro Momo, l’attrice Chiara K Pavoni, la compagnia “Oltreconfine“, Santo Tornabene e il Comitato Monteverde Nuovo presieduto da Tina Pelliccia, Silvio Parrello “er Pecetto” che ha declamato la poesia “L’airone”,
Davide Cortese vincitore della seconda edizione del concorso “Incontri con la poesia e il racconto” ideato dal Comitato, Antonietta Tiberia vincitrice dell’edizione 2016 dello stesso concorso.
Grazie a Xilema della preziosa presenza.
Spero di non aver dimenticato nessuno e a presto con tutte le foto dell’evento.

Michela Zanarella

Il Dispari 2017-06-05

 

Editoriale

Era il 18/05/2015 quando Gaetano Di Meglio Patron e Direttore del quotidiano Il Dispari ci affidava l’incarico redazionale di questa pagina.
Oggi, dopo due anni di ininterrotta collaborazione, ringraziamo ancora Gaetano Di Meglio insieme a quanti ci hanno inviato loro scritti (pubblicati quasi 400!) ed in particolare: Roberta Panizza, Liga Sarah Lapinska, Katia Massaro, Silvana Lazzarino, Angela Maria Tiberi, Francesca Luzzio,Tina Bruno, Michela Zanarella, Maria Luisa Neri, Emanuela Di Stefano, Paola Occhi, Antonella Ronzulli, Enzo Salvia, Antonio Fiore, Vincenzo Monfregola, Luciano Somma, Alberto Liguoro, Antonio Mencarini, Adolfo Giuliani, Salvatore Santoro.

Con l’augurio di continuare a ricevere la stima di voi lettori, celebriamo l’anniversario pubblicando un “bozzetto ischitano” inserito nel mio libro di racconti

“Per Aurora volume terzo”

… Una teoria secondo la quale la Germania avrebbe avuto dei vantaggi se l’Italia non fosse entrata in guerra al suo fianco?
Eccola.
Nell’autentica versione.
Ebbi personalmente modo di ascoltarla dal suo ideatore, da Questo Uno, al quale non voglio dare un nome.
Costui grande bevitore, nei momenti di euforia, di tanto in tanto andava «esplicitando» la sua teoria, personale inedita rivoluzionaria, delle ragioni per le quali la Germania aveva perso la seconda guerra mondiale.

«Così o come»

non si è mai grandi profeti se non s’insozzano di paure e d’illazioni le menti semplici, ugualmente non si penetrano le essenze recondite delle storie se non si galleggia senza pudori su frasi fatte, ipotesi eccellenti, rapporti indiscussi, prospettive calcificate, verità dogmatizzate, fatti… scusate, notizie di fatti mai verificati, eroi, vigliacchi, generali, ritirate, avanzate, strategie, reclusioni, folli indifese, potenza, potenti, potentati, potenzialità.

Inoltre, per ogni rivolgimento di situazione provocato da un cambio di condottiero, non solo bisogna adattarsi ad agitare nuove bandiere vociando «Arrivano i nostri», ma spesso si è indotti ad accettare di tesserarsi alla nuova «ideologia», e finanche, non di rado, occorre dedicarsi a rielaborare nostri «nuovi» particolari paragrafi (particelle pronominali e parcelle personali comprese).

A «Costui»

nessuno pensò mai di appiccicare sulla schiena l’etichetta d’opportunista venduto incoerente stupido ignorante.
Inizio:
-“La ragione! Una sola!
Tutti i presenti sapevano di doverlo invogliare con frasi tipo:
-“Davvero?
-“Ma quale?
-“Incredibile.
.”Fioooooooo…
-“Possibile?
-“Impossibile!
-“Uhhhh!”
-“È la verità?
-“Enorme!
-“Dicci.
-“Dimmi.
-“L’avevo sospettato.
-“Mamma mia!
-“ È uno scoop.
-“Sei un genio.
-“Avanti, racconta.
-“Stupiscici.
-“Sei unico.”
-“Racconta.

E Lui Colui Il Grande Bevitore

lasciandosi convincere dalle amichevoli lusinghe, sistemò un posacenere nell’angolo destro del tavolo, spostò una bottiglia sull’opposto spigolo sinistro, pose al centro dell’improvvisato ripiano scacchiera, con decisione, il pugno chiuso intorno al bicchiere colmo di birra commerciale dalla schiuma bionda:
-“Le guerre si perdono per troppi nemici, ma anche per alleati inadeguati.
Mettiamo il caso che io voglia penetrare nella villa di un ricco pappone per tentare di privarlo, con un improvviso attacco criminale, del cofanetto nel quale egli custodisca i gioielli -frutto d’estorsioni, ricatti, tangenti, usura, traffici di armi, d’uomini, di farmaci e di segreti-, poi aggiungiamo un’ulteriore ipotesi secondo cui la sfarzosa residenza bunker, oltre che da cinque gorilla umani -di origine italiana indiana indonesiana indiscriminata- provvisti di armi -semi automatiche a tamburo canne mozze dirompenti-, risulti protetta da un circuito -tele audio sensitivo cablato afferente combinato interagente- collegato con sette satelliti, sette stazioni terrestri, sette ripetitori ausiliari, sette velivoli urbani, sette posti di controllo, sette controlli di ascolto, sette postazioni di visione, sette visoni addestrati nella ricerca di uomini, sette strati di filo spinato elettrificato, sette stadi di verifica termica, sette, sette, sette… sette cani -misti tra dobermann pit bull mastino… bracco (quest’ultimo per identificare gli odori e dare l’allarme)-, precisato che un mio piano perfetto preveda il geniale superamento delle difese opposte dai gorilla ecc.… dalle trappole e dalle tagliole ecc…., ipotizziamo anche che nella elaborazione del mio progetto sia inserito lo sviluppo di una complessa azione vincente (mutuata dalla strapotente strategia della Partita di Donna così come fu adottata in 33 delle 34 partite del celebre match per il campionato mondiale di scacchi tra Capablanca ed Alechin nel 1927), supponiamo infine che questo stesso intento abbia funzione di fulcro intorno al quale sia stato attivato il gioco perverso di un Uomo Cattivo nel tentativo d’oppressione degli ebrei polacchi austriaci cecoslovacchi ungheresi francesi belgi olandesi… che faccio? Tento la sortita portandomi come alleato un «gatto» affamato spelacchiato privo di artigli di artiglieri e di artiglieria?
La villa è difesa da cani!
Io vado con un gatto?
I cani ci sbranano.
Così fu.

-“Va bene, ma non fermarti, continua.
“Proprio adesso.
“No, no.
-“Mi deludi.
-“Cosa racconterò ai miei nipotini, una storia monca?
-“Ti prego.
-“Fallo per me.
-“Fallo per chi vuoi, ma fallo.
-“Vuoi una birra nazional popolare?
-“Una birra a Costui!
-“Una birra ed una sigaretta.
-“Tutte bionde. Ah, Ah, Ah.
-“Non ridere, scema.”
-“La curiosità mi scuote le vene.
-“Tu, poi, figuriamoci…
-“Che vuoi dire?
-“Niente.
-“Bugiardo.
-“Ma sì, sei tutta scossa. Sei una scossa, va bene? E basta così. Dai, Costui, continua.
-“Ti farò una foto sul leone di bronzo.

Costui rimase affascinato

dall’accostamento che gli veniva proposto in coda a tanta affettuosa insistenza.
Una sua foto, sul monumento simboleggiante la custodia del palazzo reale, quale premio per una teoria storica! Magnifico!
Chiese conferma:
-“Quando?
-“Anche adesso. Quando vuoi.”
-“ Bene. Le belle idee vincenti non sono, all’origine, differenti…”.

Costui, con un inizio strascicato e pensante,

quasi paladino della necessaria concentrazione che doveva lentamente liberarsi dalle velleitarie sovrapposizioni d’altri futili pensieri e preoccupazioni, più o meno attuali, che durante la breve pausa si erano celati nelle menti dei provvisori ascoltatori, Lui, concesse il bis alla maniera del migliore Ungaretti, con un irripetibile ed unico stile televisivo:

-“… o distanti, nel formulario delle loro composizioni scientifiche filosofiche, da ubbriacanti teoremi destituiti di credibilità.
Io credo…

Questo fu l’incipit con cui avviò la successiva narrazione spettacolo.

Quindi ne proseguì l’esposizione in un suo personale folcloristico parossistico edonismo. Vagando tra due birre commerciali bionde fredde indifferenti, e nebulizzandosi fra sigarette bionde fuoco aspirate violentemente attraverso i baffi di colore giallo arancione indaco nero. Incipriandola con effetti mutuati dalla storia della cinematografia: il polso del protagonista alla fronte (nel gesto dello sconforto per la notizia di una disfatta), il cammina e cammina di Monica nel mitico Deserto Rosso, John Waine alle prese con Jane Russel (pareggio ai punti). Quando tutto ciò non gli parve sufficiente ad ammattire i docili astanti, utilizzò iconologie riconducibili al bagno nella fontana di Trevi, a Totò, ad Albertone e la pastasciutta. Fino al punto da osare d’inserirvi anche sporadiche fragili simbologie canore tipo «Voooolareee…».
Non ricordo di averlo notato proporsi con allegorici riferimenti politici, religiosi.
Li schifava entrambi.
-“… io credo che il vero disastro per il «cattivo» abbia avuto origine nella vanitosa attesa di un applauso.
Chi avrebbe potuto assecondarlo?
Chiaro, un altro «cattivo» meno potente.
Quasi sempre è per questo motivo che il numero Uno consente ad un piccolo inferiore di seguirlo nelle feste, nei festini, nelle orge, ed in quanto altro è prodotto dalla libidine di potenza, lasciando che ne apprezzi le molliche.
Devo dire che le briciole non sono uguali per tutte le valutazioni! Piccole porzioni di pane non hanno evidentemente ugual pregio di minime elargizioni territoriali.
L’impero! Un impero, anche se inutile, è pur sempre un impero.
Se ci regalano l’Isola d’Ischia in cambio del vilipendio di uno sputo in faccia, ci sembra di aver fatto un ottimo affare?
Dipende!
Dipende da chi – come – io – tu – se – ma – quando – dove – e via così.
Nel caso in esame, al Piccolo Inferiore era stato promesso che avrebbe potuto fare quello che voleva: Capo, Presidente, Duce, Super Duce, Super Capo, Extra Presidente.
Va bene, ma non basta, l’Africa non è niente di fronte all’Albania la Grecia Nizza e Savoia.
Vieni con me, caro, – disse il numero Uno – e sarai il faro dell’immenso golfo del Nuovo Mediterraneo, da Nizza a Cipro da Trieste a Gibilterra.
Per te mari e coste e Porti-giane più sensuali e variegate delle tue belle Corti-giane Abissine.
Il diavolo disse al diavoletto.
E il diavoletto che era bravo (alle elementari aveva avuto sei in storia), rispose «obbedisco».”
Costui, in fondo, era un uomo gioioso e collerico, sensuale rude e tenero, bislacco e profondo, futile e sottile. Un brivido per donne di sani tradizionali principi, per maschi timorosi di confronti e per tutte le belle statuine dei presepi viventi allestiti nelle piazze e nelle feste di paese.
Nessuna persona provvista di buon senso avrebbe voluto provocare un confronto con la sua dissacrante, violenta ed anarchica mancanza d’auto ironia:
-“Coloro che bussano alla porta, i bussanti, i bussatori – e così anche il liquido di una bottiglia dal tappo di sughero biondo come la schiuma della mia birra commerciale o come i baffi scoloriti dalle tremila sigarette che fumo in meno di cinquanta giorni – non sempre sono i migliori nel catalogo degli attesi.
Io credo che l’America avrebbe dichiarato guerra al Giappone per l’affronto delle Hawaii, ma non si sarebbe impegnata nello scacchiere europeo se l’Italia non fosse stata in lizza.
Senza la partecipazione del nostro Duce al conflitto, loro, le stelle e strisce, avrebbero comodamente sistemato l’orticello acquatico del vicino Pacifico non creandosi altre preoccupazioni.
Le fabbriche di cannoni ed ogive per proiettili dalle svariate caratteristiche, avrebbero continuato a creare benessere economico con minime perdite di vite umane, sia in regime di guerra, sia nel successivo tempo di ricostruzione.
Ma «la popolo ed il popolazione» nel continente a stelle e strisce era formato in maggioranza da itali americani.
«Non salviamo i nostri cugini zie e nipoti amici fratelli padri nonni madri cumparielli padrini sorelle consanguinei conoscenti?
Il cattivo li opprime.
Noi siamo la libertà.
Loro, gli Italioti, custodi delle nostre radici, delle nostre origini, delle nostre fedi, sono persone a noi care. I nostri consanguinei sono ingenui, semplici, affettuosi, docili, simpatici, gentili, ospitali.
Sono poveri scemi imbrogliati dal fottuto figlio di puttana.
Abbiamo lottato contro le Montagne Rocciose, gli Apache, il Fiume Colorado, Geronimo, ed il Deserto del Nevada, che facciamo, gli spettatori nella corsa alla conquista dell’Italia, l’origine delle nostre origini?
Non sia mai detto!
Andiamo.
WE GO

E vennero.

Non piangere, bambino, tua madre fu violentata da truppe marocchine, sì, sotto il comando di…, sì, sì, sì… ma non erano i cugini, neppure le settantamila, settecentomila, sette milioni, sette miliardi di tonnellate di bombe a tonnellate sui vicoli palazzi spiazzi giardini pubblici scuole chiese alberghi prostiboli… et de hoc satis.”

Bruno Mancini

Il Dispari 2017-05-29 – Redazione culturale

Editoriale

Mercoledì prossimo, 31 Maggio, sarà l’ultimo giorno utile per effettuare l’iscrizione al Bookcity 2017.

Ricordiamo che si tratta di una delle più importanti manifestazioni culturali italiane, sia per la serietà e competenza organizzativa e sia per il numero di eventi in essa proposti.

Infatti, BOOKCITY MILANO è un’iniziativa voluta dal Comune di Milano e dall’Associazione BookCity Milano (Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri), a cui si è affiancata l’AIE (Associazione Italiana Editori), in collaborazione con l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani), e vanta numeri davvero consistenti se si tiene conto che nella passata edizione ha proposto oltre 1.000 eventi, più di 1.700 ospiti, risultando premiata dalla straordinaria partecipazione di un pubblico ancora in crescita, più di 160.000 persone, che ha seguito con interesse ed entusiasmo gli eventi e gli incontri in 260 sedi (in tutti i quartieri di Milano e della Città Metropolitana) con più di 200 case editrici coinvolte, oltre 250 scuole, 1300 classi, 165 progetti didattici riservati allevati scuole e 99 incontri alle Università.

L’Associazione culturale Da Ischia L’Arte – DILA, unica voce dell’isola d’Ischia presente sia nell’edizione 2015 e sia in quella del 2016, ha riproposto la sua candidatura anche quest’anno.

Ancora pochi giorni e poi sapremo se il progetto presentato quest’anno avrà ricevuto l’auspicato Ok da parte della Commissione addetta alla selezione delle iniziative da inserire nel programma ufficiale della manifestazione.

Bruno Mancini

Corrado Solari: “Ad Ischia il fascino di mondi diversi”

E’ uno dei volti più particolari e interessanti del cinema italiano. Corrado Solari è nato a Rimini, ma vive da molti anni a Roma.

Nella sua lunga carriera da attore, iniziata nella prima metà degli anni Settanta, ha sempre interpretato ruoli impegnativi ed è riuscito a farsi apprezzare dal pubblico e dalla critica per la sua unicità espressiva. Recentemente ha lavorato nel film “Questione di Karma” diretto da Edoardo Falcone, insieme a Elio Germano e Fabio De Luigi.

Tra i film più noti che lo hanno visto protagonista ricordiamo: “Giù la testa” diretto da Sergio Leone, “Ma che colpa abbiamo noi”, “L’amore è eterno finché dura” regia di Carlo Verdone, “L’uomo delle stelle” regia di Giuseppe Tornatore.

Nel Cinema è stato diretto anche da: Pietro Germi, Elio Petri, Damiano Damiani, Steno, Carlo Carunchio, Marco Bellocchio, Umberto Lenzi, Stelvio Massi, Sergio Castellitto, Michele Placido, e tanti altri. Dal cinema al teatro fino alla televisione, abbiamo l’opportunità di intervistarlo per scoprire alcune curiosità professionali, oltre al suo legame con Ischia, isola tutta da vivere.

Corrado Solari, come ricorda il suo esordio da attore?

Nacqui a Rimini. Dopo vicissitudini da giramondo per mari e sogni, i più azzardati, anche ‘impossibili’, sentii di sbarcare ad una Scuola dell’attore a Trieste, città che artisticamente bolle sotto.

Avevo 18 anni. Dopo il triennio con promettenti soddisfazioni mi avviai nell’unica direzione possibile per un giovanissimo attore: Roma. Era il 1969. E lì le cose, i fatti, i personaggi, le vicende politiche, in quel periodo tutto era esasperato, saturo, spregiudicato, possibile, innamorabile.
Ci accampammo a piazza Sonnino a Roma in casa di un regista, autore e impresario che ci ospitò in cambio della nostra partecipazione ai suoi testi. E fondammo il Teatro la Paglia in via della Paglia a Santa Maria in Trastevere…ora sparito; anche se spesso vado a recuperare qualche memoria, ma non c’è proprio più. Facemmo diversi testi con discreto successo. I posti disponibili erano sempre esauriti in quegli anni era il momento dei teatri dì avanguardia: Ricci, Carmelo Bene, Teatro Camion, Beat 72, La Fede.
Ecco, esiliai con vigoroso andare verso il teatro‘La Fede, in uno di quei suggestivi magazzini a Porta Portese, compagnia di Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni. E fu cosa bella e grandiosa. Eravamo in nove. Un pensiero intenso lo dedico a Fiammetta Baralla, Giancarlo Nanni che ci lasciarono pochi anni fa e a Meme’ Perlini che ci ha lasciato il 4 aprile 2017
”.

Un suo pensiero per Ischia?

Ischia mi è molto cara.
Spettacolo che dice di sé e non si schermisce a sapersi bella, la più bella.

65 mila anime che gioiscono d’abitarla e di accoglierne altrettanti in estate. Preziosa creatura degli dèi greci, Pithecausa appoggiata sul mar cobalto che ne culla le bellezze e le vanità discrete, ma prorompenti.
E poi romana dove Enea stesso vi fece scalo sulla rotta di Lavinio, Ostia, Roma.
Ischia vanta al visitatore il fascino e la personalità di mondi diversi, sovrapposti e misteriosi. Avvolge il suo essere sibillino e confonde il piacere all’interesse, il passeggiare o il pensare. Ischia si referenzia da sola: è sponsor di se stessa, nei giardini della Mortella fra un concerto e un sospeso musicale dove il canto sorge a dir che non basta mai.
Vorrei scrivere ancora di te Ischia, che lo scriver di te m’ innamora e vorrei, se donna di non lasciarti agli occhi altrui, se non per legger di te, temendo che altri di te s’innamora
”.

Michela Zanarella

MONICA FIORENTINO

HO CONOSCIUTO UN ANGELO CHE SI CHIAMA GODOT

Monica Fiorentino è una poetessa, dolcissima, che tocca il cuore del lettore in maniera semplice e diretta con versi poetici simili a raggi di sole e proposti con grande sintesi di pensieri e di immagini.
Bellissimo il suo blog “Lettera Ventunowww.haikusparsi.wordpress.com nel quale si possono leggere i suoi haiku in “Haiku Sparsi – Versi in giro per la rete”.
Libro profondo che raggiunge l’anima del lettore ed invita ad amare liberalmente, senza l’attesa di un ritorno.
Ho scelto alcuni versi che meritano la meditazione del lettore.

Vento,
a far l’amore
dentro me.
Noi due
soli, in piedi ci baciamo oltre
il muro della notte

Amami-
E silenti spogli l’anima mia

Angela Maria Tiberi

Il Dispari 2017-05-29 - Redazione culturale

ARTE DI KOKOCINSKI in mostra a Napoli

Nell’arte di Alessandro Kokocinski la maschera quale punto di separazione tra la finzione e la verità, quale mezzo per nascondere le emozioni, diventa strumento di indagine con cui toccare aspetti forti dell’esistenza con protagonista l’uomo, sempre più orientato a non mostrarsi col suo vero volto e troppo spesso etichettato e leso nella propria identità.

A questo artista che utilizza diversi linguaggi dell’arte tra pittura, scultura, installazione, fotografia e ancora video e performance, è dedicata un’interessante esposizione in corso a Napoli presso il Museo Archeologico Nazionale aperta fino al 5 giugno 2017.

Promossa ed organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, la mostra “Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown”, attraverso un corpus di oltre 70 opere comprendenti dipinti, sculture, disegni, bassorilievi, installazioni, filmati, versi poetici e libri d’artista, esplora il motivo della maschera, la cui iconografia si lega da sempre alla storia e all’arte tra mito, finzione e realtà per parlare dell’uomo, del suo essere sospeso tra verità e finzione e della sua perdita d’identità celata dietro una falsa rappresentazione di sé che spesso anche la società gli affibbia.

In quasi tutti i lavori di Kokocinski è presente la cartapesta, medium dell’effimero, con cui fa emergere la precarietà dell’essere nel constatare come la linea di separazione, tra pubblico e palcoscenico, tenda a scomparire fino a far coincidere l’aspetto legato all’atto del recitare a quanto è nell’agire legato alla realtà.

In questo avvicinamento tra l’apparire della recitazione e l’essere della vita, in questo loro finire per coincidere creando una sorta di reciproco scambio tra marionetta e uomo e uomo e marionetta, si smarrisce l’identità, imprigionata chissà dove.

Distribuito lungo sei aree – L’Arena; Pulcinella; Petruška; Sogno; Il Clown; Maschera Interiore- il percorso espositivo punta su tre grandi installazioni: “Olocausto del Clown tragico”, “Non l’ho fatto apposta”,”Sguardo al futuro nascente”, centrate sul rapporto tra finzione e realtà, dando forma a nuove configurazioni a partire anche da opere precedenti.

Come sostiene il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, che promuove e sostiene l’evento “La mostra del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre a rappresentare il punto più alto della produzione artistica di Kokocinski, può considerarsi anche una sintesi del suo percorso esistenziale.”

Al centro del discorso di Kokocinski è la malinconia del vivere con le sue ambiguità, le sue incertezze, catalizzata entro un’ottica ironica.

Gioiosità e malinconia si intrecciano nelle sue rappresentazioni in cui lo spettatore è invitato a guardare dentro se stesso a partire da questa giostra ironica propria del circo, dove il grottesco sostiene e stempera il dramma che affiora nella presa di coscienza di essere parte di una realtà alienante.

Vita, maschera e sogno si susseguono in un ritmo dove la stessa vita perde il senso e lo riacquista sotto altra luce per recuperare quell’individualità che coincide con il restituire identità al proprio essere.

Silvana Lazzarino

Il Dispari 2017-05-22 – Redazione culturale

Il Dispari 2017-05-22 - Redazione culturale

Editoriale

4 donne x nuovi progetti Made in Ischia

Giovanna Sorbelli è la Presidente dell’Associazione “Eudonna”.
Mariapia Ciaghi è la titolare della casa editrice “Il Sextante”.
Roberta Panizza è la Direttrice Artistica dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.
Silvana Lazzarino è la Direttrice Editoriale nominata dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per la realizzazione dei progetti concordati con l’Editore “Il Sextante”.

Tra Mariapia Ciaghi, titolare della casa editrice “Il Sextante” che, fra l’altro, pubblica la rivista trimestrale Eudonna sponsorizzata dall’Associazione Eudonna di Giovanna Sorbelli, e Bruno Mancini presidente dell’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA” è stato concordato quanto segue:
1) assegnare a DILA la direzione redazionale di una rubrica all’interno del Magazine “Eudonna”, edito trimestralmente da Il Sextante di Mariapia Ciaghi con la sponsorizzazione dell’Associazione “Eudonna” di Giovanna Sorbelli
2) assegnare a DILA la direzione redazionale di una collana poetica all’interno del catalogo della Casa Editrice “Il Sextante” di Mariapia Ciaghi.

Se si pensa che la rivista “Eudonna”,

orientata nel dare lustro e risalto alle attività femminili, così come essa è impegnata nel porre in evidenza le difficoltà di genere che ancora segnano un solco tra i due sessi, viene attualmente stampata in oltre 10.000 copie (con un programma di sviluppo che tenderà a commercializzarne almeno 40.000 entro il 2018), e se si valuta nella palese positività il fatto che essa è distribuita prevalentemente attraverso Imprese, Gallerie d’Arte, Associazioni (Associazione italiana donne medico, Associazione donne fotografe, Associazione donne del vino, ecc. non solo italiane, ma anche spagnole, russe e di diverse altre nazioni) che a loro volta la distribuiscono nelle loro varie sedi e nei loro congressi o eventi (come avverrà, per esempio, durante il congresso AIDIA -Associazione italiana donne ingegneri e architetto- che si terrà a Torino nei prossimi giorni), e se, infine, si tiene conto che l’Isola d’Ischia offre un panorama di eccellenze femminili operanti sia nel sociale, sia nella cultura e sia nell’imprenditoria (Rosa Iacono, Katia Massaro, Maria Funiciello, Anna Fermo, Lucia Annicelli, Ida Trofa sono solo i primi nomi che mi vengono in mente), allora resta facile tirare le somme e scoprire che l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte –DILA” è venuta in possesso di uno strumento mediatico di enorme prestigio e di grande divulgazione utile (anche, ma non solo) a valorizzare storia, cultura, arte, imprenditorialità e, perché no, onesta amministrazione dei bene pubblici, attribuiti alle specifiche sensibilità femminili delle donne ischitane.

Roberta Panizza, Direttrice Artistica

nonché Vicepresidente dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, ne è a capo della Redazione, Silvana Lazzarino è la Direttrice Editoriale nominata dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per la realizzazione dei progetti concordati con l’Editore “Il Sextante”.

Analogo discorso,

seppure più specifico e limitato all’arte poetica, vale per quanto stabilito al punto due.

In questo caso la principale considerazione che mi sento di esprimere come biglietto di presentazione della nascente collana poetica “Da Ischia, poesia al femminile” è che per la pubblicazione dei testi non si terrà conto dei, molto spesso, voluminosi curriculum artistici degli Autori, dove premi, menzioni, attestati, onorificenze di vario titolo sovente sono frutti coltivati dalle ambizioni e dall’assidua partecipazione a premi e concorsi piuttosto che riconoscimenti reali della qualità poetica dei testi.

La nostra collana avrà come solo elemento di selezione la portata emozionale delle poesie che ci verranno proposte.

Poesia è, come tutte le arti, emozione ed è questa sua natura che verrà privilegiata.
Roberta Panizza e Silvana Lazzarino, operanti anche qui nelle loro identiche funzioni già chiarite per la redazione della rubrica di Il Sextante, con un prossimo articolo, chiariranno come intendono procedere per la realizzazione dei due accordi.

A me, questa volta più di sempre, resta il piacere di poter affermare che la nostra DILA ha compiuto un altro passo importante utile affinché “L’Arte in generale e la Poesia in particolare riconquistino il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”.

Grazie Giovanna Sorbelli, grazie Mariapia Ciaghi, grazie Roberta Panizza, grazie Silvana Lazzarino.

Buon lavoro.

Bruno Mancini
Presidente dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Il Dispari 2017-05-22

Il Dispari 2017-05-22


Alvils Cedriņš

Vincitore del premio internazionale di musica “Otto milioni” 2017 intervistato da Liga Sarah Lapinska

La nostra gentile supporter, Professoressa Baiba Rivža, ospita Alvils Cedriņš e me in una confortevole sala dell’Università di Agricoltura in Jelgava.
Sala ampia con splendidi fiori sul tavolo, e un grande lettore di CD in ombra.
Cominciamo il nostro colloquio con Alvils, ascoltando il suo canto riprodotto dal lettore CD.
Il suo timbro è di baritono con passaggi perfetti e, nello stesso tempo, espressivi.
Conosco Alvils dal tempo in cui lavoravo presso la scuola musicale in Jelgava, mentre lui studiava da batterista.
Un nostro ricordo comune è stata la musica della pianista Džūna Kalnina: la canzone di Solveig “Inno alla sincerità”.
Nato il 23 Marzo 1975, Alvis sembra più giovane dei suoi anni grazie al suo sorriso entusiasmante, è, elegante, alto, dai tipici tratti europei (lui dice: un po’ simili a quelli italiani).

LIGA SARAH: Ciao, Alvils! La mia prima domanda e tipica e quasi obbligatoria: quando eri bambino, cosa volevi diventare? In quale ambiente sei cresciuto?

ALVILS: Le mie memorie dell’infanzia sono strettamente legate con tante discipline artistiche. Mio nonno, Vilis Cedriņs, era un ben conosciuto e famoso poeta lettone, mia madre cantava le arie opere classiche nei teatri.
Adesso pare strano, ma non sognavo di diventare un musicista.
Aspiravo a diventare attore, regista e scenografo.
Ho sempre amato i film antichi italiani, francesi e russi, spesso quelli in bianco e nero come, per esempio, “La prova d’orchestra” di Federico Fellini.
Il teatro, da bambino, lo amavo non meno.
Quando, ormai adolescente, sono diventato batterista e mi divertivo a suonare in orchestre e nelle band, mia madre e una dalle mie sorelle, Inga, mi hanno, si può dire, spinto a studiare canto classico, appezzando la mia voce potente.
Nei primi tempi, frequentavo le lezioni di canto classico per forza, ma poi, gradualmente, ho iniziato ad abituarmi a cantare a piene voce, prendendo consapevolezza di sviluppi sempre più perfetti.

LIGA SARAH: Nella tua passione per il canto, quali sono stati i momenti più commoventi?

ALVILS: I complimenti più commoventi li ho ricevuti dalle monache dopo un concerto di musica sacra che ho cantato, insieme con il mio primo amore, in un monastero. Loro mi hanno sussurrato “Hai la voce di Dio”.

LIGA SARAH: Quale sala da concerto preferisci? Dove vai in scena più volentieri?’

ALVILS: Le mie sale di concerto più amate sono quella nel Museo d’Arte Ģederts Eliass, in Jelgava, quella della scuola musicale di Jelgava, l’aula dell’Università d’Agricoltura, anche questa in Jelgava. In breve, se si trovano all’interno di monumenti di architettura più o meno antichi, dove posso cantare senza microfono, con una buona acustica.
Mi piace il pubblico di St. Pietroburgo. Perché l’intelligenza russa fa sì che la gente sia e capace di orientarsi con gusto in quasi tutti i campi, dall’arte alla scienza.
Non meno mi piace il pubblico di Chicago, dove mia sorella Inga ha organizzato un mio concerto da solista, nel 2006, accompagnato dalla violinista Katharina, alla presenza di ospiti selezionati..

LIGA SARAH: Come prepari te stesso, come ti allievi per i concerti e per la vita?

ALVILS: In qualche modo sono l’insegnante di me stesso. Vado sul palcoscenico abbastanza sicuro, ma poi, ascoltando le mie registrazioni, ricomincio ad analizzarle e trovo sempre stim oli per sviluppare quel modo di cantare. Quasi ogni giorni canto almeno quattro arie di alta difficoltà con passaggi complicati, non quelle più preferite. Suono ancora la batteria. Ho grande stima per il famoso batterista Carl Palmer, che suona un progressive rock and hard rock. Pratico il nuoto per essere elegante sul palcoscenico.

LIGA SARAH: Quali personaggi rispetti di più? Sia nella musica e sia al di fuori di essa?

ALVILS: Dei classici rispetto Puccini, Vivaldi, Mozart, Verdi, Wagner, Rachmaninoff, Borodin. Con il mio timbro di baritono sono un cantante mozartiano, e certo, posso eseguire Verdi. Come personalità stimo molto Mikhail Baryshnikov, Tito Gobbi, Mario Lanza, Muslim Magomajev.

LIGA SARAH: I tuoi paesi preferiti, se ne hai?’

ALVILS: Dapprima voglio dire che non ho mai vissuto in Italia, ma ho tanto desiderio di vederla. Di vedere Ischia. Ho viaggiato tanto, mi piace l’Europa e non solo. Molto volentieri canto in italiano, ma anche in russo, inglese, o lettone, e un po’ anche in francese.

LIGA SARAH: Mentre l’ex ministro della cultura lettone, Raimonds Pauls, quando era al suo posto, ha chiuso la casa dell’operetta e anche adesso fa tutto il possibile per fregare i talenti veri e per far avanzare i suoi protetti, con tanto piacere abbiamo ricevuto la notizia che la Giuria, costituita in Italia, del Premio internazionale di musica “Otto milioni 2017′ ti ha dato il massimo (1000 punti) per L’Inno di Giuseppe Verdi.

ALVILS, sorridente: In ogni caso, quanto prima, proverò a farne una registrazione di più alta qualità.

LIGA SARAH: Ringraziamo Alvils dalla voce radiosa e magica.
La voce di Dio, come hanno detto le monache lituane. Voce shamanica, io dico.
Una voce che ci stupisce per la sorprendente leggerezza con la quale passa dai toni altri a quelli più bassi. Voce straordinariamente ampia e forte, sempre pregna di emozioni, sempre più ricca di sentimenti. Alvils è un grande professionista.
Ringraziamo anche il nostro fotografo Emīls Kiziks, un ragazzo simpatico e generoso.
Liga Sarah Lapinska

DILA

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