Coerenza: salto della quaglia tu, salto della quaglia anch’io.

Quando l’Italia era ancora una Repubblica che tentava di darsi una struttura di democrazia rappresentativa delle istanze del Popolo Sovrano (e quindi approssimativamente poco prima che scendesse in campo il Cavaliere -che non fu mai senza macchia e senza paura), fino a quel periodo in cui esistevano Eletti ed Elettori, cioè fino al tempo in cui il Popolo Sovrano gettava le monetine al Super Statista organizzatore della sistematica spartizione delle ricchezze italiane tra delinquenti italiani… tutti (?) noi prendevamo ad esempio la coerenza dei Leaders proposti dai vari partiti.

A quel periodo storico ne è succeduto uno nuovo, concretizzato dalla  coerente   emulazione dei sistemi più o meno legali finalizzati al successo personale… che ha coinvolte finanche le nonne durante le sedute del rosario.

Muore un Papa se ne fa un altro, vale per Stati con strutture  amministrative  differenti dalle nostre.

Il “Papi”, sovrano d’Italia durante oltre un decennio di gestione sciagurata, è morto, ma ciò non implica la necessità di eleggerne un altro con le stesse  caratteristiche, cosicché oggi il fossato tracciato dal  Self Made Man tra la politica ed il popolo, piuttosto che essere ampliato attraverso un  nuovo emblema di fisiologica sopraffazione  da parte dello  spregiudicato (pregiudicato) sull’onesto, oppure essere riportato allo stato in cui la credulità popolare s’illudeva che un Eletto rappresentasse solo e soltanto TANTI Elettori, sarebbe  coerente  che noi-popolo (popolo da sempre colluso con coloro i quali l’hanno privato dei principali diritti democratici), che noi, dicevo, provassimo a livellare quel fossato, ed emulassimo i comportamenti dei politici da noi eletti cantando un grazioso motivetto:

“Salto della quaglia tu,

salto della quaglia anch’io.

Caularone tu,

caularone anch’io.”

proprio in faccia a vecchi e nuovi tromboni che di tessere ne hanno quante le stelle dell’orsa maggiore e le considerano usa e getta come le schede telefoniche.

Per  coerenza con questa fase storica di salti della quaglia e di caularoni, e dopo avere da sempre emulato i comportamenti dei politici che ci hanno governato, ora ci tocca togliere il nostro voto a tutti coloro che hanno tradito e cambiato casacca, anche se ad essi ci legano affari più o meno confessabili…

L’hanno fatto loro, perché non dovremmo farlo noi?

Del resto già alla fine degli anni trenta del secolo  scorso (in pieno regime fascista) la commissione esaminatrice per la costruzione a  Roma di un  “Palazzo della Civiltà Italiana”, dette il via libera al progetto di Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, consistente in un edificio a base quadrata che sulle quattro testate riporta la frase scolpita  in stampatello su tre righe:

“Un popolo di poeti di artisti di eroi

di santi di pensatori di scienziati

di navigatori di trasmigratori”.

Il vocabolario della lingua italiana, Devoto Oli, alle voci “Trasmigrazione – Trasmigrare” scrive:

“Emigrazione in massa”

Oppure anche: “Il passare dell’anima da un corpo ad un altro secondo la dottrina della metempsicosi”.

 L’hanno fatto loro, perché non dovremmo farlo noi?

Bruno Mancini

 

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