Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

 

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

GRAZIA DISTEFANO

Avevo solo 14 anni – quarta puntata

Capitolo terzo

…

Dopo aver trascorso i tre anni delle scuole medie con lo stesso dolore nel cuore, aver superato gli esami con la minima votazione, ero in attesa che arrivasse l’estate per tornare alle mie origini ed essere felice.

Dentro di me avevo la consapevolezza che il futuro sarebbe stato ancora più difficile.

Ricordo la scelta della scuola superiore come un ulteriore trauma.

Mi venivano rivolti epiteti poco lusinghieri: “Non puoi fare il liceo classico, troppo difficile, non ce la farai mai!” e ancora “Non puoi fare neanche il liceo scientifico, non capisci niente di matematica” per finire con “Farai il magistrale, dura quattro anni e poi potrai andare a fare la maestra con uno stipendio sicuro”.

Iscrizione all’Istituto magistrale e inizio inferno.

Classi solo femminili, perché all’epoca nessun ragazzo sognava di fare il maestro delle scuole elementari.

L’aria in classe si faceva ogni giorno più pesante.

Il gruppo scolastico intriso di pregiudizi nei miei confronti che non provava più nemmeno a nascondere.

Adolescenti in minigonna che fumavano all’uscita di scuola.

Ognuna di loro aveva un ragazzino/fidanzato che l’aspettava con la Vespa 50 di allora o con il motorino.

Andavano via con la felicità che sprizzava dai pori della pelle. Si baciavano e sorridevano.

A quei tempi io avevo solo 1tre anni, perché essendo stata mandata a scuola a cinque anni, mi trovavo un anno in avanti rispetto ai miei coetanei.

Non mi era permesso portare la minigonna némgli shorts che andavano tanto di moda.

Erano anche gli anni delle scarpe con le zeppe che potevano raggiungere l’altezza fino a dieci – quindici cm., tant’è che in molti paesi si era diffusa la leggenda metropolitana – in parte vera – che fossero la causa principale di incidenti stradali, poiché le ragazze non riuscivano a sentire la sensibilità dei pedali dell’auto.

Amavo quelle scarpe e avrei fatto qualsiasi cosa per poterle indossare, ma figuriamoci, per i miei genitori erano segnali di “poca serietà”.

Sentivo parlare inoltre le mie compagne di classe – naturalmente tra di loro – dei gruppi musicali dell’epoca e delle serate in discoteca con i vari pretendenti maschili.

Insomma, era un mondo a parte, che non aveva niente a che fare con la mia vita e con le mie vicissitudini.

Ero talmente al di fuori di tutto ciò che alle altre era permesso, mentre a me no, che a fine anno arrivò la bocciatura.

Discussioni a casa a non finire, ma la più severa era sempre mia madre: “Non ti applichi abbastanza, essere bocciati è una vergogna, io e papà facciamo i sacrifici per voi!”

Questa era la tiritera che regolarmente mi veniva detta con asprezza, come colei che era irrispettosa nei riguardi dei genitori che tanto facevano e avevano fatto per i figli.

Il mio aspetto fisico di quattordicenne era quello di una ragazza smunta e timida, vestita all’antica, con abbigliamento voluto e scelto da mia madre.

Le gonne sotto al ginocchio, mentre le mie coetanee indossavano altro, e imitavano le modelle inglesi di allora, come ad esempio Twiggy: magrissima, biondissima e capelli lisci.

All’epoca l’estetica dell’appartenenza era un eskimo o un paio di Ray-Ban, per esprimere una dichiarazione di intenti.

Sentivo parlare i gruppetti fuori scuola di Cinema d’Essai, non sapevo cosa fosse, immaginavo però la felicità delle ragazze che sapevano tante cose a differenza di me che non sapevo e non assaporavo nulla di quelle piccole libertà.

I miei capelli erano ricci e neri e quando chiedevo di lisciarli la risposta era: “Quelle sono poco di buone, tu stai bene cosi”.

N.B. La precedenti puntate sono state pubblicate l’8 agosto, il 14 settembre e il 5 ottobre.

Copie di una edizione speciale del libro, datate, numerate e firmate dall’autrice sono acquistabili presso l’edicola Trani di Piazza degli Eroi a Ischia Porto.

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

PATROCINIO EVENTI DILA APS 2026/2027

COMUNE DI SANT’ANTIMO

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Città Metropolitana di Napoli

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Ufficio del Sindaco

Oggetto: Concessione di patrocinio morale per la realizzazione di varie attività culturali, artistiche e sociali promosse dall’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’arte- DILA APS”.

IL SINDACO

Premesso che l’associazione in oggetto, con prot. n. 30364 del 30/09/2026, ha presentato richiesta di patrocinio morale per la realizzazione delle attività;

Tenuto conto che le iniziative sono gratuite e sono di lodevole rilievo socio-culturale per la comunità Santantimese;

Considerato che:

  • Il programma prevede varie iniziative tra cui: cerimonie di premiazioni della XV edizione del Premio Internazionale di Arti Varie “OTTO MILIONI” con relative presentazioni delle opere vincitrici, partecipazione alla rassegna nazionale “Il Maggio dei libri” con eventi sia online che live, redazione della pagina culturale della testata giornalistica IL DISPARI in abbinamento con IL MATTINO, pubblicazione di tre antologie contenenti opere di arti varie, concerti e mostre;
  • tali attività si concretizzeranno durante il periodo novembre 2026-maggio 2027, alcune delle quali si svolgeranno a Ischia e Roma, permettendo di offrire al Comune di Sant’Antimo un’opportunità di visibilità e di inserimento in una rete di relazioni e scambi culturali più ampia;
  • il programma è coerente con le finalità Istituzionali dell’Amministrazione per scopi sociali, in quanto promuove la partecipazione attiva della popolazione di Sant’Antimo alla vita culturale e sociale del territorio, favorendo occasioni di aggregazione, socializzazione e crescita della comunità;
  • la stessa iniziativa sarà pubblicizzata con numerosi strumenti comunicativi e ha potenzialità comunicative legate a una diffusione media rispetto a vari potenziali contatti;
  • tali elementi consentono di accogliere la richiesta di patrocinio morale e di autorizzazione alla realizzazione del suddetto programma promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’arte- DILA APS;

Visti:

  • il regolamento per la disciplina della concessione di patrocinio;
  • l’art. 50 del D.Lgs n.267/2000;

DISPONE

  1. DI CONCEDERE il patrocinio morale dell’Amministrazione Comunale all’iniziativa organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’arte- DILA APS per la realizzazione di varie attività culturali, artistiche e sociali, senza alcun contributo economico da parte dell’Ente;
  2. DI CONSENTIRE l’utilizzo del logo dell’Ente per il materiale pubblicitario dell’evento e sino al termine dello stesso.

IL SINDACO
Avv. Massimo Buonanno

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Comune Sant’Antimo Prot. n. 0030905 del 06-10-2026 Cat.1 Cl.2 Sot.Cl.5

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura dodici ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura cinque ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura cinque ottobre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura cinque ottobre 2026 DILA APS

GRAZIA DISTEFANO

Avevo solo 14 anni – terza puntata

Capitolo terzo

La città di Roma non mi era amica, anzi era crudele,  nonostante i miei genitori facessero di tutto per togliermi di dosso la tristezza e il dolore.

Mi portavano a visitare i luoghi storici della città, cercando di convincermi che da grande li avrei ringraziati, per l’occasione che avevano dato a noi figli di lasciare il paese e vivere  in una città che tutto il mondo amava.

Io invece volevo solo tornare al mio paese, ai miei affetti.

Spesso la mia mente entrava in una zona di silenzio, di oscurità e solo il meccanismo di sopravvivenza mi faceva allontanare la voglia di suicidio.

Abitavamo al quinto piano in una bella palazzina di nuova costruzione in zona Tiburtina, e quando mi affacciavo al balcone il desiderio di morire spesso si palesava più forte che mai.

Il dolore che mi devastava corpo e anima non sempre si manifestava con le lacrime, spesso rimaneva nascosto e ancor più bruciava dentro.

“Hai un brutto carattere, sei sempre con il muso, non ridi mai. Mettiti l’anima in pace perché qui dobbiamo stare, e da grande ci ringrazierai per esser andati via dalla Sicilia”

Era il rimprovero che mia mamma quotidianamente mi faceva, ed io mi sentivo sempre più disperata.

Non le rispondevo, non potevo, avrei rischiato sempre più rimproveri e sempre più richiami a cambiare carattere.

Alla fine della scuola elementare i giudizi della maestra furono negativi a causa della mia scarsa diligenza (questo sosteneva) nel seguire le lezioni e della difficoltà nel comprendere la storia.

Tale risultato era, per i miei genitori, fonte di dispiacere e di preoccupazione futura e pensavano davvero che io fossi poco intelligente.

Le vacanze scolastiche per me erano salvifiche, fino al ritorno in città che si faceva sempre più doloroso.

L’inizio della scuola media, in una classe mista, non prevedeva niente di meglio dell’anno precedente.

Ogni giorno prima di andare a scuola mi sentivo confusa, stordita, mi vergognavo di esistere e il cuore cominciava a battere come un martello pneumatico.

In classe mi si asciugava la gola e spesso mi mancava il fiato.

Le altre ragazzine mi apparivano belle, interagivano con i maschi, parlavano, ridevano, scherzavano.

Avevo invidia di loro e sempre più mi chiudevo nel mio silenzio e nella mia tristezza.

Le interrogazioni erano un inferno, e spesso quando toccava a me rispondere, la voce dell’insegnante di turno tuonava: “Distefano, puoi ripetere con un tono di voce normale? Ne sei capace? Se hai studiato rispondi”

Io cominciavo a tremare e naturalmente all’intimazione della professoressa: “Siediti” rimanevo seduta con lo sguardo nel vuoto, mentre tutta la classe si prendeva gioco di me.

A casa poi mi attendevano i rimproveri di mamma e papà: “Devi studiare di più, non devi perdere tempo”.

La cosa più eclatante era perennemente la stessa frase : “Devi frequentare gente migliore di te e non peggiore”.

Non capivo cosa volessero dirmi, e mi arrovellavo il cervello piangendo e pensando: ma io non frequento nessuno!

E poi mi chiedevo chi fossero quelli migliori di me!

N.B. La prima e la seconda puntata sono state pubblicate l’8 agosto e il 14 settembre.

Copie di una edizione speciale del libro, datate, numerate e firmate dall’autrice sono acquistabili presso l’edicola Trani di Piazza degli Eroi a Ischia Porto.

Il Dispari cultura cinque ottobre 2026 DILA APS

                                                            

RESA O RESISTENZA?             

Una fede ingenua

di cuore e di ragione

è ormai spenta.

Menti di potenti,

calcolatrici, dominate da ombre nere,

l’hanno sepolta.

Una nuova fede di sopraffazione

si nutre di corpi dilaniati,

di anime disperate,

di voci soffocate,

di macerie di civiltà.

Devastante desolazione,

quotidiana violenza:

resa o resistenza?

Poche righe contro bombe e droni?

Forse è soltanto speranza folle.

Erasma De Simone

Dalle rovine del Novecento alla guerra ibrida:

il ruolo della parola scritta di fronte al potere

I conflitti hanno sempre risposto a spietate logiche di conquista territoriale, potere ed egemonia. Tuttavia, dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale era parsa emergere una nuova consapevolezza: una “fede di cuore e di ragione”, concretizzatasi nella Carta delle Nazioni Unite del 1945, nella Dichiarazione Universali dei Diritti Umani del 1948, nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, per porre limiti all’uso della forza, proteggere i civili e rendere l’aggressione un crimine internazionale.

È stata una parentesi fragile, che nel nuovo millennio ha  incominciato a incrinarsi, lasciando il posto alla cinica regola del più forte.

Oggi assistiamo non semplicemente alla presenza di conflitti, ma all’ascesa di guerre di sopraffazione mosse esclusivamente dal controllo di risorse, di rotte commerciali e di potere economico.

Rispetto ai cataclismi del secolo scorso, la violenza contemporanea ha un volto ancora più freddo, divenendo guerra ibrida.

Si tratta di una strategia militare e politica che combina strumenti convenzionali (soldati, carri armati, bombardamenti) e strumenti non convenzionali (attacchi informatici a centrali elettriche, banche, ospedali, reti di trasporto; manipolazione costante dell’informazione; pressioni economiche ed energetiche attraverso l’uso di gas, petrolio, grano, rotte commerciali come “armi” per ricattare l’economia degli avversari; pressioni migratorie attraverso la strumentalizzazione di flussi di migranti spinti verso i confini per creare crisi politiche).

In una guerra siffatta, la violenza è mediata dalla tecnologia, attraverso droni, intelligenza artificiale, tracciamenti automatici.

La morte viene ridotta a un calcolo probabilistico delegato a un algoritmo, che rimuove quasi del tutto la responsabilità morale dell’esecutore.

Oggi i combattenti si mimetizzano tra i civili che, usati come bersaglio di automatismi digitali e destinatari di manipolazione mediatica, diventano lo strumento stesso attraverso cui si combatte.

Di fronte a un potere che ignora il diritto, affida la responsabilità di morte e distruzione agli algoritmi e la verità alla propaganda, la tentazione più pericolosa è l’assuefazione.

Accettare la sopraffazione come un’inevitabile legge di natura equivale alla resa.

Ecco allora la domanda:«Quale ruolo possono avere oggi la letteratura e la parola scritta in genere?»

Certamente la parola non arresta i droni, non disattiva gli attacchi cibernetici e non sostituisce i trattati internazionali.

La cultura, tuttavia, attraverso la parola scritta, custodisce la memoria dei soprusi, restituisce un nome alle “voci soffocate”, impedendo che la violazione del diritto si configuri come norma quotidiana da accogliere con rassegnazione.

Opporsi all’arroganza e alla violenza con la parola e la cultura può sembrare una “speranza folle”. Eppure, finché c’è una riga scritta a denunciare il buio e a opporsi alla logica del più forte, la resa non è mai definitiva.

È per questo che, ancora oggi, scrivere rimane un fondamentale atto di resistenza, capace di impedire che la tragedia umana si riduca a notizia di passaggio.

Erasma De Simone

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DILA & IL DISPARI redazione culturale

Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

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Bruno Mancini Presidente DILA APS

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NUSIV – Premio Otto milioni

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