Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

GRAZIA DISTEFANO

Avevo solo 14 anni – seconda puntata

Capitolo secondo

Comincio a scrivere da qui, da quel punto esatto in cui la mia adolescenza è stata interrotta senza chiedere il permesso.

Esiste un confine invisibile che divide la mia vita in due mondi separati. Da una parte c’è la ragazza che ero a quattordici anni: insicura, invisibile, proveniente da un paese della Sicilia.

Dall’altra parte c’è tutto il resto.

Quel confine non è segnato da un compleanno o da una festa, ma da un giorno qualsiasi della settimana, esattamente una domenica, per diventare poi un abisso.

Ho vissuto una situazione traumatica durata nel tempo in cui sono stata trattata come uno straccio da usare e buttare via.

Ero una ragazzina proveniente da un paese della Sicilia in provincia di Catania, catapultata a Roma tra la fine del 1964 e l’inizio del 1965. All’epoca avevo solo nove anni, ne avrei compiuti dieci dopo qualche mese “romano”. Frequentavo la quinta elementare e la mia scuola si trovava in zona Pietralata.

A quei tempi le classi erano formate esclusivamente da femmine o da maschi.

Ci eravamo trasferiti a Roma perché mio papà aveva vinto un concorso statale con la qualifica di “commesso”, smettendo così la vita di contadino, che spesso non dava i frutti adeguati alla vita faticosa che tale mestiere comporta.

Avevo vissuto fino ad allora una vita felice circondata dall’affetto dei nonni, degli zii e dei cugini.

Non era la stessa cosa per i miei genitori, che per affrontare la quotidianità e ciò che comporta la vita famigliare, dovevano fare salti mortali.

Lo stipendio fisso dell’impiego statale era una stella cadente e lucente in mezzo alla semi/povertà in cui vivevamo, da prendere perciò al volo.

A Paternò (il mio paese) vivevamo in una grande casa, divisa in tante “casette” che in comune avevano un ampio cortile, riparato da una estesa pergola dove cresceva l’uva bianca da una parte e nera dall’altra parte.

Ero felice fino alla notizia del trasferimento a Roma.

Non volevo lasciare i miei luoghi, la mia vita, i miei affetti.

La notte non dormivo pensando alla lontananza che presto avrei sofferto. Al fine di rincuorarmi, tutti mi dicevano : “ma non sei contenta? Vai a vivere nella città più bella del mondo

No, non ero contenta, volevo rimanere in quel cortile, volevo aiutare la nonna a impastare il pane, volevo sentire l’odore del forno a legna, volevo mangiare a’ vastidduzza (tipica pagnottina di pane) che la nonna amorevolmente impastava per noi bambini.

Sapevo che non avrei più avuto la vita di prima e che stavo andando verso un mondo a me sconosciuto, tecnologicamente più avanzato, ma sicuramente meno solidale, meno umano.

La mamma mi aveva avvisata che a Roma non sarei più potuta uscire la mattina, prima di andare a scuola, per recarmi dal pecoraio con in mano la zuppiera e 10 lire, comprare la ricotta con il siero e fare colazione.

Il solo pensiero mi addolorava profondamente.

A Roma prima di andare a scuola mangerai il cornetto con il latte”.

Non sapevo cosa fosse il cornetto, ma l’idea non mi piaceva e non mi interessava.

Il mio primo giorno di scuola in una città a me ancora sconosciuta, fu dopo le vacanze di Natale.

La maestra mi accolse senza chiedermi nulla, indicandomi semplicemente il posto dove sedermi, che naturalmente era l’ultimo banco con due posti, ma occupato solo da me.

L’ambiente scolastico era grande e luminoso, ma a me appariva avvolto nel buio come fosse intriso di lacrime.

In quel luogo mi accorgevo di non esistere, e ricordo le notti in cui dormivo rannicchiata  nel letto, perché avevo paura del buio e delle ombre.

Ho imparato molto presto a nascondere i sogni perché essi stessi mi apparivano come fossero mostri che venivano a prendermi per portarmi altrove, in luoghi sconosciuti.

Ero una bambina in cerca di un sorriso, ma a scuola tutti mi guardavano come fossi un verme, un essere sgradevole al di fuori della normalità. Avrei strisciato come un serpente pur di farmi accettare dalla maestra e dalle bambine della classe, ma tutto era inutile.

Sentivo bisbigli e risatine intorno a me, volutamente a voce alta affinché io ascoltassi.

È brutta, non parla italiano, e chi la capisce? Ma da dove viene? I siciliani sono tutti brutti, etc..etc…

Il momento della “ricreazione” era una gioia per tutti i bambini, maschi e femmine, che uscivano dalle loro classi e solo per quei minuti di intervallo potevano scambiarsi qualche parola e ridere di me.

Ascoltavo i loro commenti e anche se capivo ancora poco le battute in romanesco, non mi sfuggiva la cattiveria nei miei confronti.

All’uscita di scuola si formavano i gruppetti e si davano appuntamenti per studiare insieme o per andare a giocare al  parco. Io ero sempre sola e sopportavo le smorfie e linguacce a me dirette, mentre camminavo a distanza da loro.

Vivere a Roma in quel periodo era per me una grande sofferenza.

Rivivevo la gioia dell’estate quando trascorrevo le vacanze al mio paese e ritrovavo tutti i miei amori: nonni, zii e cugini.

Purtroppo le vacanze finivano in men che non si dica, e il ritorno a Roma  era sempre più traumatico.

Esistono traumi che nascono anche in pochi secondi ma poi lasciano segni per tutta la vita. Il fuoco che aveva invaso la mia testa e il mio cuore diventava, negli anni, sempre più rovente.

N.B. La prima puntata è stata pubblicata l’8 agosto.

Copie di una edizione speciale del libro, datate, numerate e firmate dall’autrice sono acquistabili presso l’edicola Trani di Piazza degli Eroi a Ischia Porto.

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APSIl Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

DILA APS: Un patto di collaborazione culturale tra Italia e Algeria

Il 9 settembre, Mohamed Larachiche e Bruno Mancini, nelle rispettive qualità di Presidente dell’Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria, e di Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DİLA APS – Italia”, hanno sottoscritto il seguente accordo.

  • “Il presente accordo nasce dalla comune volontà di favorire lo scambio culturale e artistico tra Algeria e Italia, attraverso iniziative, incontri, mostre, workshop, conferenze, attività culturali e altre manifestazioni che possano contribuire alla conoscenza reciproca e alla valorizzazione della creatività dei due Paesi.

A tal proposito, riteniamo che tale collaborazione possa essere fondata su un accordo informale di collaborazione e d’intesa (Gentlemen’s Agreement), basato sulla reciproca fiducia, sulla buona fede, sull’onore e sulla correttezza tra le parti, senza creare obblighi giuridici o finanziari vincolanti.

L’obiettivo non è quindi quello di stipulare un contratto in senso giuridico, ma di stabilire una forma di collaborazione volontaria e amichevole, nella quale ciascuna associazione possa proporre e sostenere, di volta in volta, iniziative di comune interesse, secondo le proprie possibilità e disponibilità.

  • Tra le possibili forme di collaborazione ci proponiamo di attuare:

– lo scambio di artisti, intellettuali e operatori culturali tra Algeria e Italia;

– la partecipazione reciproca alle mostre e agli eventi organizzati dalle due associazioni;

– l’organizzazione di mostre d’arte, workshop, conferenze e incontri culturali;

– la realizzazione di progetti artistici e culturali comuni;

– la promozione della cultura, dell’arte e del patrimonio algerino in Italia e della cultura e dell’arte italiana in Algeria;

– lo scambio di esperienze e competenze nel settore culturale e artistico;

– la creazione di una rete di contatti tra artisti, associazioni e operatori culturali dei due Paesi.

Tutte tali iniziative saranno concordate preventivamente tra le parti e realizzate sulla base della disponibilità e della volontà reciproca, senza che la presente proposta comporti obblighi di natura economica, contrattuale o giuridica.

Confidando nella reciproca sensibilità verso il dialogo interculturale e nella possibilità di costruire insieme un rapporto duraturo e proficuo, Mahomaed Larachiche e Bruno Mancini sono lieti di sottoscrivere questo patto.”

Subito dopo la firma, Bruno Mancini e Mohamed Larachiche, in perfeto accordo, hanno inacaricate Yousra Chenah e Dalila Boukhalfa di costituire e dirigere un Comitato provvisto della delega alla organizzazione dei progetti concordati.

Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria

Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria

Mohamed Larachiche

Mohamed Larachiche

Yousra Chenah

Yousra Chenah

Bruno Mancini e Dalila Boukhalfa

Bruno Mancini e Dalila Boukhalfa

 

Il Dispari cultura sette settembre 2026 DILA APS

Premiazioni DD Clinic Research Institute – Da Ischia l’Arte DILA APS

Salerno 18 settembre 2026

Il Dispari cultura sette settembre 2026 DILA APS

Il prossimo 18 settembre presso l’h   in qualità di rappresentante di Il Dispari e dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS” conferiranno delle Pergamene alla Carriera ai Dr. Castelli Vincenzo, Dott.ssa Marino Anna Maria, Mattia Rosa, cui verrà aggiunto un PREMIO “SGUARDO OLTRE” a Cozzolino Raimondo.

Le Pergamene avranno le seguenti motivazioni.

Il Dispari cultura sette settembre 2026 DILA APS

  1. PREMIO ALLA CARRIERA CONFERITO CON PROFONDA STIMA E AMMIRAZIONE AL Dr. Castelli Vincenzo.

Motivazione:“In segno di profonda gratitudine e altissimo riconoscimento per il costante e straordinario impegno profuso nella ricerca e nella terapia del dolore: un contributo fondamentale che ha restituito speranza, migliorato la qualità della vita di numerosi pazienti affetti da fibromialgia e aperto una strada innovativa nel trattamento del dolore cronico.”

Evento: SESSIO​NE SPECIALE: SCIENZA, ARTE E DIVULGAZIONE PER LA LONGEVITÀ Cerimonia di Consegna dei Riconoscimenti: Eccellenze nella Ricerca, Divulgazione e Arte per la Salute.

Firme:

IL PRESIDENTE DILA APS: Bruno Mancini

IL PRESIDENTE DDclinic ETS: Dr. Andrea Del Buono

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO: Prof. Luca Rastrelli

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  1. PREMIO “SGUARDO OLTRE”Conferito con profonda stima e ammirazione alMAESTRO DELLA FOTOGRAFIA PROSPETTICA Cozzolino Raimondo

Motivazione:“Per aver saputo catturare l’essenza di un banale grattacielo attraverso un’inedita e coraggiosa prospettiva dal basso, mettendone a nudo le imperfezioni e i difetti strutturali. Questa opera visiva ci offre una metafora straordinaria della condizione umana e clinica: ci sensibilizza a ricercare un modo radicalmente diverso di guardare alla vita e alla salute, insegnandoci che solo cambiando il punto di osservazione possiamo scorgere le reali fragilità ed avviare un autentico percorso di guarigione e architettura del benessere.”

Evento:SESSIONE SPECIALE: SCIENZA, ARTE E DIVULGAZIONE PER LA LONGEVITÀ

Cerimonia di Consegna dei Riconoscimenti: Eccellenze nella Ricerca, Divulgazione e Arte per la Salute.

Firme:

IL PRESIDENTE DILA APS: Bruno Mancini

IL PRESIDENTE DDclinic ETS: Dr. Andrea Del Buono

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO: Prof. Luca Rastrelli

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  1. PREMIO ALLA CARRIERA Conferito con profonda stima e ammirazione alla Dott.ssa Marino Anna Maria

Motivazione:“In segno di altissimo riconoscimento per lo straordinario e instancabile contributo profuso nel corso degli anni a favore delle scienze della salute. Per l’eccellenza clinica, la dedizione allo studio del benessere integrato e la costante guida illuminata che ha saputo offrire a colleghi e pazienti, tracciando una via magistrale nell’evoluzione e nell’architettura della Medicina Moderna.”

Evento: SESSIONE SPECIALE: SCIENZA, ARTE E DIVULGAZIONE PER LA LONGEVITÀ

Cerimonia di Consegna dei Riconoscimenti: Eccellenze nella Ricerca, Divulgazione e Arte per la Salute. Firme:

IL PRESIDENTE DILA APS: Bruno Mancini

IL PRESIDENTE DDclinic ETS: Dr. Andrea Del Buono

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO: Prof. Luca Rastrelli

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  1. PREMIO ALLA CARRIERA CONFERITO CON PROFONDA STIMA E AMMIRAZIONE A Mattia Rosa

Motivazione:Un riconoscimento che celebra la capacità dell’arte di farsi poesia visiva.

Con il video «Ritratti in corso» (gennaio 2025), Mattia Rosa regala un viaggio emozionale di rara delicatezza attraverso le diverse età della vita.

Le sue immagini, toccanti e discrete, sanno cogliere l’essenza profonda dell’esperienza umana, mettendo in luce quell’Amore che dimora in ogni uomo e trasformandolo in un’emozione collettiva, autentica e condivisibile.

Per la maestria con cui trasforma lo sguardo in sentimento e per il valore del suo percorso artistico, viene conferita a Mattia Rosa questa Pergamena alla Carriera.

Evento: SESSIONE SPECIALE: SCIENZA, ARTE E DIVULGAZIONE PER LA LONGEVITÀ

Cerimonia di Consegna dei Riconoscimenti: Eccellenze nella Ricerca, Divulgazione e Arte per la Salute.

Firme:

IL PRESIDENTE DILA APS: Bruno Mancini

IL PRESIDENTE DDclinic ETS: Dr. Andrea Del Buono

IL RESPONSABILE SCIENTIFICO: Prof. Luca Rastrelli

Il Dispari cultura sette settembre 2026 DILA APS

Erasma De Simone: In ricordo di Wystan Hugh Auden

ISCHIA

Ora sono commosso dalla Partenopea intrisa di luce,

il mio grazie èper te Ischia, cui un buon vento

m’ha portato a goderti con dei cari amici

da sporche città produttive.

Come bene correggi i nostri occhi feriti,

come dolcemente ci insegni a vedere

uomini e cose in prospettiva

sotto la tua luce uniforme.

Lì dove l’ambizione non èche un rumore lontano,

la tua pietra lavica accoglie le nostre stanchezze.

Le tue sorgenti calde curano le membra irrigidite

e rivelano il segreto fervore di questa terra.

Isola che non chiedi nulla se non di essere vissuta,

ci restituisci il tempo che avevamo perduto,

e nell’abbraccio del tuo mare azzurro,

l’anima ritrova la sua giusta dimora.

Wystan Hugh Auden

 

Ischia e la crisi d’identità: cosa resta della <<giusta dimora>> di Auden?

La poesia“ Ischia“è stata scritta nel 1948 dal poeta inglese W.H.Auden.

Giunto in Italia in  quello stesso  anno, Auden  vi trascorre  quasi ogni estate fino al  1958, dando un forte impulso alla formazione dell’élite artistica che si raduna nel Bar Internazionale di Maria Senese, a Forio. Negli  anni  Cinquanta, Ischia è un territorio prevalentemente contadino  e  marinaro, ancora lontano dal turismo di massa e dal processo di ricostruzione e industrializzazione in atto in Italia e nel resto d’Europa. Proprio per questo, l’isola rappresenta per Auden l’antidoto alle grigie, nevrotiche, “sporche” città  produttive, un luogo caratterizzato da luce e ritmi umani lenti, privi di ansie competitive.

Il paesaggio ischitano, con la pietra lavica, le sorgenti termali, il mare azzurro, assume un valore terapeutico: la sua lontananza dall’alienazione industriale e tecnocratica offre la possibilità al corpo e allo spirito di ritrovare una sospirata armonia.

Di fronte alla realtà isolana attuale, risulta inevitabile chiedersi: che cosa resta di quella <<giusta dimora>> dell’anima cantata dal poeta inglese nel 1948?

L’isola  indubbiamente soffre di un profonda crisi d’identità, che si palesa in modo particolare nei mesi estivi.

Un turismo aggressivo, non adeguatamente regolamentato, il traffico paralizzante delle arterie principali, l’inquinamento acustico, i periodici sforamenti microbiologici che impongono temporanei divieti di balneazione in alcuni tratti di costa, trasformano Ischia in una copia in miniatura di <<quelle sporche città produttive>> da cui Auden fuggiva.

Le stesse risorse del territorio, come le sorgenti termali e il mare azzurro, risultano compromesse.

Se all’epoca di Auden erano vissute per la loro carica terapeutica e contemplativa, oggi appaiono svilite sia dai fruitori, che sembrano apprezzarne solo l’immagine superficiale o, ancora peggio, ne deturpano l’integrità con l’incuria, sia dalle privatizzazioni, che riducono lo spazio di fruizione libera.

A ciò si aggiunge un degrado del vivere civile, in particolare durante le ore notturne, con  episodi  di arroganza e maleducazione.

Senza invocare un nostalgico e impossibile ritorno al passato, per salvare Ischia è necessario recuperare, almeno in parte, la lezione di Auden.

Si tratta di porre le basi per un ritorno alla vivibilità promuovendo un turismo sostenibile.

La corsa al guadagno facile e il disinteresse per il controllo e la tutela delle risorse ambientali rischiano di  rovinare l’isola.

Ischia non è un bene di consumo usa-e-getta, ma una realtà meravigliosa e fragile che non chiede nulla  <<se non di essere vissuta>> con rispetto.

Il Dispari cultura sette settembre 2026 DILA APS
Il Dispari cultura trentuno agosto 2026 DILA APS

Il Dispari cultura trentuno agosto 2026 DILA APS

Il Dispari cultura trentuno agosto 2026 DILA APS

Erasma De Simone

Breve viaggio nella storia di un’isola da proteggere

Fin dall’VIII secolo a.C., quando i naviganti dell’Eubea vi portarono la vite e la cultura greca, Ischia ha curato e stregato chiunque vi mettesse piede.

Terra generosa e, al tempo stesso, vulnerabile, affonda le sue radici nella storia.

I Greci che fondarono l’antica Pithekoussai proprio nell’VIII secolo a.C. furono i primi a comprendere la straordinaria lavorabilità del tufo verde, iniziando così a scavare la roccia per creare grotte e cavità sotterranee utili a conservare le derrate alimentari e il vino a temperatura costante.

I Romani di Aenaria (tra il IV sec.a.C. e il I sec.d.C.), a loro volta, riutilizzarono e perfezionarono questa tradizione di scavo in tutta l’isola, trasformando le cavità naturali in riserve idriche e costruendo cisterne in muratura per la raccolta dell’acqua piovana.

A partire dall’epoca medievale (intorno al 1300-1400), si affermò la tecnica della “parracina”, consistente nell’incastrare i blocchi di tufo e pietra vulcanica “a secco”.

Ancora oggi fondamentale, serve  per contenere i terreni scoscesi dell’isola e creare i famosi terrazzamenti per i vigneti.

Nel Novecento, la dimensione lenta e accogliente ha conquistato artisti e intellettuali italiani e internazionali che, riuniti nel Bar Maria di Forio, hanno celebrato la genuinità della vita contadina e marinara dell’isola.

Raccontare le glorie passate non significa tuttavia dimenticare o disconoscere il dolore.

Per una naturale fragilità geologica, l’isola ha conosciuto il tremito del sisma, il crollo della terra, il pianto delle sue comunità.

A ciò si aggiungono una gestione non sempre trasparente ed efficiente del territorio e una prevalenza di tempi rapidi e frenetici, legati alla sola logica del profitto e del consumo immediato, per niente rispettosi dei cicli della natura.

La poesia che segue si articola secondo un iter che parte dalle origini, passa attraverso la memoria culturale del Novecento, per arrivare a una scelta finale coraggiosa: non fuggire, non abbandonare, ma proteggere affinché Ischia continui a essere un patrimonio vivo d’anima e di pietra.

Il Dispari cultura trentuno agosto 2026 DILA APS

Tutelare e restare

Ischia, sei terra di bellezze e risorse preziose.

L’acqua che cura, il mare azzurro,

le grotte, gli anfratti,

il profumo del tufo verde,

il sapore del vino

stregarono Greci e Romani.

 

Sei stata scrigno

di cultura e di idee.

Uomini illustri,nel fermento

del Bar Maria,

hanno immortalato

la semplicità dei tuoi borghi

e della tua gente,

la tua vita lenta e quieta,

secondo i cicli della terra

e del mare.

 

Ischia, sei anche terra fragile:

più volta sei franata

e hai tremato;

più volte la tua gente

ha pianto le sue ferite.

La speranza, però, non è fuggire,

ma tutelarti per restare.

DILA & IL DISPARI redazione culturale

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Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

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