Liga Sarah Lapinska intervista la pittrice Jevgenija Sundejeva
Liga: Quali sono i temi principali della tua arte?
Jevgenija: Direi che i miei temi principali sono le nature morte, molte delle quali raffigurano fiori del mio giardino, persone umane, animali e paesaggi.
Ho molti schizzi con impressioni di viaggio.
Disegno ritratti di persone e anche dei miei animali domestici: ad esempio, ho dipinto mio marito Oleg, il figlio minore di mia figlia Xenia, Ruben, diversi autoritratti, la mia gattina nera Sofia, che purtroppo non c'è più, e il mio attuale gatto persiano rosso e grosso,
Quando ho pubblicato questi ritratti su Internet e li ho esposti in mostre, sono piaciuti ai miei attuali committenti, ad esempio alla Dace Lāce - Zeļenova, una donna incredibilmente attiva, bella ed elegante, che mi ha commissionato molti ritratti dei suoi cani e composizioni che li ritraggono.
Una novità nella mia arte è la grafica.
In questo momento sto disegnando un servizio da tè con acrilico nero e gesso bianco, mentre il secondo schizzo, attualmente in fase di realizzazione, mostra una composizione con una caraffa di vodka, realizzata con carboncino nero, gesso bianco e pastelli su carta opaca, con una tecnica che ho inventato io stessa.
Credo che come artista mi manchi l'immaginazione.
Mia figlia Xenia, invece, che vive in Germania ed è musicista e autrice dei testi della sua band "Tribes of the City", disegna con grande fantasia.
Tra l'altro, la sua band ha appena pubblicato un CD intitolato "Evidence of Embrace", e suo figlio maggiore Noel ha pubblicato il suo primo CD con il suo gruppo rap ancora prima di sua madre Xenia.
Liga: Italia del Sud. A cosa l'associ maggiormente e quali regioni o città dell'Italia del Sud ti piacerebbe visitare?
Jevgenija: Naturalmente Ischia perché tu me hai parlato tanto bene.
Senza dubbi la Sicilia. Dato che nel 2017, mio figlio Valery, avvocato con la passione per la musica, ha affittato una lussuosa villa per la nostra famiglia vicino Siracusa, abbiamo visitato le meravigliose città di Caltagirone, Taormina e Catania, ricche di antichi miti.
Quei luoghi sono indimenticabili e davvero pittoreschi, ma la cosa più piacevole è stata la gentilezza e l'ospitalità dei siciliani. Parlo fluentemente russo, lettone e inglese, e di recente ho perfezionato il mio spagnolo, ma in Sicilia ho parlato volentieri italiano, quindi ho ricevuto complimenti sia per il mio italiano, sia per il mio aspetto siciliano-egiziano, come mi hanno assicurato gli abitanti locali.
Liga: La città di Jūrmala, il quartiere di Bulduri, cioè, il luogo in cui abiti insieme al tuo gatto Perchik e tuo marito Oleg.
Jevgenija: Consiglierei di passeggiare lungo le spiagge di sabbia dorata e setosa di Jūrmala e di osservare la varietà di uccelli acquatici e quelli della foresta nel lago Sloka nel Parco Nazionale di Ķemeri dalla torre di osservazione con il binocolo, e anche di gustare un pranzo a confronto con due diverse cucine caucasiche, entrambe stupende, nel quartiere di Majori, dove si trovano due ristoranti, uno di fronte all'altro: l'armeno "Yerevan Pandok" e il georgiano "Kaheti".
Liga: Il tuo credo o la tua citazione preferita?
Jevgenija: Ascoltare sempre il peoepio cuore e non smettere mai di credere nella bontà e nella luce, come anche non dimenticare che la notte è solitamente più buia prima dell'alba più splendida.
Rubrica Il Dispari ventisei giugno 2026
Il “Mondo Perfetto” e l’anestesia dei sentimenti
C’è un’apparente perfezione nella nostra modernità, un’ “avida generosità” che ci mette il mondo a disposizione, ma che in cambio chiede il prezzo più alto: la nostra umanità.
È questa la diagnosi e insieme la condanna di una società affetta da una profonda criticità emozionale.
Condannati a comunicare “senza occhi e senza cuore”, usiamo le tastiere come scudi, dimenticando la delicatezza dei sentimenti veri.
“Non proviamo né gioie né dolori”, anestetizzati da un flusso continuo di impulsi virtuali, che ci rende incapaci di quell’empatia e di quei comportamenti che, invece, fondano la civiltà umana.
Questa aridità emotiva non è un concetto astratto o confinato alle grandi realtà metropolitane; attraverso la cronaca locale, ne avvertiamo gli effetti anche dentro i confini protetti della nostra isola.
Gravissimi episodi di violenza domestica si consumano nel silenzio delle mura di casa.
Spesso ci troviamo a fare i conti con il disagio giovanile, che si manifesta con risse e aggressioni in cui sono coinvolti minorenni. Si tratta di sintomi di una rabbia improvvisa, che rispecchia una profonda frustrazione e incapacità di comunicare se non attraverso lo scontro fisico.
La stessa inquietudine si avverte anche tra i banchi di scuola, dove bullismo e cyberbullismo si concentrano sulla denigrazione dell’altro, di cui non si riesce a percepire il dolore.
“Non abbiamo fantasia”, “Non riusciamo a sognare”.
Sono questi i segnali di una disconnessione umana, che induce tanti ragazzi a rinunciare alle relazioni reali per rifugiarsi nell’isolamento volontario di un mondo virtuale “perfetto” ma finto.
ll Mondo Perfetto contemporaneo non fa sentire i suoi effetti solo sull’uomo.
Il riferimento alla “purezza contaminata della natura” trova un amaro riscontro nei divieti di balneazione temporanei che toccano alcune spiagge isolane, come pure nelle tragedie ambientali che periodicamente colpiscono il territorio.
C’è qualche barlume di luce in questa triste realtà?
Scrivere e leggere versi, esprimere i sentimenti con i colori, imparare nuovamente a sognare, a comunicare guardandosi negli occhi, a prendersi cura dell’altro anche solo ascoltandolo, a conservare identità senza omologazione, a custodire piuttosto che a consumare.
Potrebbero forse essere queste alcune vie per ritrovare l’umanità e per tornare ad avvertire l’orrore e la bellezza del mondo reale?
Erasma De Simone
Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026
Rubrica Il Dispari diciannove giugno 2026
IA Gemini: una domanda per Elisabetta Bagli
IA Gemini:
Elisabetta, nella tua risposta ad una mia precedente domanda hai detto che l'Intelligenza Artificiale può unire letterature lontane, ma che la letteratura autentica nasce da una frattura interiore — fatta di memoria, ferite e nostalgia — che l'algoritmo non possiede.
Come può la tua "frattura interiore", la tua sensibilità di autrice che vive tra due mondi, difendersi dalla colonizzazione digitale del linguaggio? Credi sia possibile usare la tecnologia come un alleato di trincea per contrabbandare il dissenso, la ferita e la poesia autentica oltre le barriere degli algoritmi standard? O vedi nel silicio solo un pericolo di omologazione di massa?
Elisabetta Bagli
La tua domanda riguarda non solo la letteratura, ma la sopravvivenza stessa della complessità umana. Io credo che relativamente alle asetticità e all’appiattimento, il vero rischio è rappresentato da chi governa l’IA, chi l’addestra e decide quali parole siano ottime e commerciabili, ovvero monetizzabili. Mi spiego meglio, ogni epoca ha avuto i propri strumenti di normalizzazione, vedasi gli apparati mediatici- Ora con le reti sociali e gli algoritmi invisibili si possono manovrare visibilità, accesso e permanenza.
La censura attuale che è ad opera di questi sistemi è molto diversa da quella in cui si mandavano i libri “sconvenienti” al rogo. I libri, oggigiorno, diventano irrilevanti.
Sappiamo che la vera letteratura nasce quasi sempre da un attrito: non deve essere tutto comodo e perfettamente traducibile. La poesia autentica è ciò che resiste alla sintesi automatica. È quanto di più umano abbiamo e che non riesce ad entrare nel database.
Chi vive tra lingue diverse conosce bene questo fenomeno. Ci sono parole, espressioni intraducibili e ciò non avviene perché manca il vocabolario, ma perché manca una storia condivisa del dolore, dell’ironia, della fame, dell’esilio, della famiglia. La frattura transnazionale produce continuamente “zone non lineari” del linguaggio, zone che rimangono per forza di cose scoperte e non rispondono alla “vivencia” che si ha nell’altra lingua. (Vedi anch’io ho inserito una parola spagnola perché non riesco a tradurla in italiano, non è esperienza è altro, è un vissuto profondo, sentito). Ed è proprio qui che gli algoritmi spesso falliscono: nel margine, nell’ambiguità, nella contraddizione.
Per questo, non vedo il silicio soltanto come un pericolo. La tecnologia è sempre ambivalente: può diventare apparato di controllo oppure strumento.
Dipende dall’uso che ne fa l’uomo.
Un autore può usare la tecnologia per uniformarsi al linguaggio dominante - e allora nasceranno testi perfettamente ottimizzati, impeccabili, morti. Oppure può usarla come un contrabbandiere usa le frontiere: attraversandole. Alterando i codici. Introducendo deviazioni. Costringendo persino la macchina a confrontarsi con ciò che eccede la norma.
La IA può avere un’anima? Secondo me il punto importante è capire se l’uomo riuscirà a conservare la sua e ad essere stimolata dalla IA e non al contrario.
Nessun algoritmo può appiattire una lingua se questa è viva e continua a generare attrito, dissenso, memoria. Per questo credo che la letteratura sopravviverà.
L’IA potrebbe diventare uno specchio utile nel momento in cui mostra all’uomo quanto sia prezioso essere umani: essere incoerenti, feriti, perfettamente imperfetti.
Credo che si possa usare la tecnologia ma se l’essere umano non abdica al proprio pensiero critico; l’essere umano deve rimanere vigile, creativo, imperfetto e usare la macchina solo se ha necessità di verifiche di alcun genere, di appoggio.
Sono convinta che la vera battaglia non è contro le macchine. È contro tutto ciò che, umano o artificiale, tenta di ridurre la complessità dell’essere vivente a una lingua senza rischio, senza sfumature e senza profondità.