Il Dispari cultura ventuno settembre 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura ventuno settembre 2026 DILA APS

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Il Dispari cultura ventuno settembre 2026 DILA APS

 

BRUNO MANCINI: MI CHIAMO GIULIA

Monologo scritto per Chiara Pavoni

Il Dispari cultura ventuno settembre 2026 DILA APS

Mi chiamo Giulia e prima mi chiamavo Giuliano; anzi no, mi chiamo Mary ed ero Mario.

Ho vent’anni, ma forse quaranta, e qualche volta sessanta: dipende da chi sono.

Vi stupisce la mia pelle scura?

Vi basterà cambiare occhiali e vedrete che essa è gialla, e senza lenti è bianca.

Pellerossa se resto al sole per qualche ora.

Per etichettarmi volete analizzarmi il pube? La vagina?

Controllare tutte le parti intime? In larghezza e in profondità?

Verificare il sodo delle mammelle? Il ferro dei bicipiti?

Volete vagliare il timbro della mia voce? Falsetto… tenorile?

I peli sul corpo? La trama cutanea?

Oppure la proporzione tra massa muscolare e adipe?

Sono qui, fate pure e intanto chiamatemi Chiara.

Madonna quanti controlli, quanti esami, quanti strazi per la mia tenera voluttuosa abitudine di vita, quanti pianti, i mei, per giungere alla gioia della sper-so-na-liz-za-zio-ne!

Personificare l’impossibile, compattare il disomogeneo, levigare il travertino, congelare il magma vulcanico: io e voi antagonisti.

Non da sempre, ma sempre peggio.

Eppure, non crediate che biasimi i vostri intenti.

Siete professionisti e volete anatomizzare per poi capire e per, infine, passare alla storia in virtù di qualche splendida intuizione, sull’onda di qualche eccellente soluzione, per qualche magistrale insegnamento.

Nei ping pong tra l’essere e l’apparenza, tra San Francesco e il Re Mida, tra evidenza e speculazione, tra me e una statua, avete optato per i secondi termini: apparenza, Re Mida, speculazione, statua.

Certo non tutti voi li avete incorporati tutti insieme ma, indiscutibilmente, tutti voi avete scelto di essere adottati da almeno uno di essi.

Psicologi, sociologi, specialisti del sacro e del profano, educatori, moralisti, filosofi, ciascuno in partenza con belle intenzioni, tutti, alla fine, privi dell’unica vera realtà capace di rendere evidente il senso stesso della vita, e parlo della modestia di valutare il risultato come condizione finale di scelte individuali.

C’è stato abuso infantile, dirà “Uno”.

La società non ha ottemperato al suo dovere di prevenzione, dirà “Un altro”.

Si tratta di distorsioni molecolari, pontificherà “Un terzo”.

E poi un Quarto chiamerà in causa le cattive compagnie, i pedofili, i papponi, e un Quinto si affiderà alla retorica degli ormoni e… via col tango in un balletto di sfrenati individualismi fino alle definizioni di “vizio” o “malattia” o “reato” o “perversione”.

Ma perché non riuscite a pensare che la sessualità, come tanti altri aspetti riscontrabili in natura, non ha l’obbligo di restare segregata in stereotipi posticci formulati a priori, in voliere zoologiche, in un settore bianco o nero privo di sfumature, in gabbie galere selezionate per tipi di carezze e catalogate in base al modo di utilizzare i sensi o anche per le scelte di sensibilità alternative alla prassi?

Perché non vi liberate, sì voi dovreste liberarvi, dal fatuo e dall’ingannevole, mentre potreste agire per salvare bambini che muoiono stroncati da “malattie rare”, tanto più subdole in quanto colpiscono solo pochi individui in percentuale e, quindi, la ricerca di nuove cure non vi consente prospettive di lucro da nababbi?

Mamma non mi faceva mancare affetto, mamma mi stringeva sul suo giovane petto accarezzandomi, baciandomi, dondolandomi, cantando.

Questo prima che iniziassi a camminare.

Mamma giocava con me nei parchi, rincorrendomi e fingendo di non riuscire a raggiungermi, raggiungendomi e fingendo di essere stanca di correre.

Questo prima che io andassi a scuola.

Mamma non voleva che io giocassi con le bambole dicendomi che si trattava di giochi per bambinE, anzi no, non voleva che io giocassi a calcio dicendomi che si trattava di giochi per bambinI.

Ma io già ero donna uomo, uomo donna, ed oggi sono unO irripetibile, unA speciale, perché sono amore e passione sono libertà e catena, società ed individuo.

Perché io sono come mi voglio.

Qualcuno ha scritto questa poesia:

 

Scriverò di te innocente – giovane Apaches –

dalla lunga chioma di grappoli

di grappoli d’uva rossigna,

tra le fiamme dei tronchi

dei tronchi ardenti sfavillanti

una notte di cielo deserto,

deserto, nel cuore del deserto.

 

Penserò alla tua malinconia – giovane Apaches –

d’attesa e di passioni con  occhi memorie

memorie affastellate,

sopra i fumi dei tronchi

dei tronchi assopiti

nelle notti di cielo deserto,

deserto, come il cuore del deserto.

 

Amerò gli sguardi squillanti – giovane Apaches –

per la felice follia di silenziosi  sorrisi

sorrisi all’ombra di tante chimere,

dentro ai profumi dei tronchi

dei tronchi spenti dalla mia ombra

ogni notte di cielo deserto,

deserta, più del cuore del deserto.

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Janfilip: Mostra personale dedicata a San Francesco

Con piacere vi invito alla mia mostra personale IMPACT, San Francesco – Il Cantico delle Creature

Un progetto dedicato a San Francesco e al suo messaggio di rispetto, ascolto e gratitudine verso il creato, attraverso opere che uniscono pittura, materia, juta e parola.

Ex Fornace Gola Alzaia del Naviglio Pavese 16 – Milano

Inaugurazione: sabato 3 ottobre, ore 18:30, resterà aperta fino all’11 ottobre.

La mostra è curata da Chiara Alberghina e presentata da La Casa delle Artiste.

Ingresso libero.

Un caro saluto a tutti i lettori di Il Dispari da parte di Jeanfilip – Gianluigi Filippini

PROGRAMMA

IMPACT, SAN FRANCESCO

Il Cantico delle Creature

Sabato 3 ottobre – ore 18:30 Vernissage

Domenica 4 ottobre – ore 18:00 Performance attoriale della Compagnia Teatrale MASKERE – “Il Cantico delle Creature”; regia di Nadia Bruno con coreografie della Scuola di Danza Allinsù.

Giovedì 8 ottobre – ore 18:30 Rita Pacilio, francescana secolare, sociologa, mediatrice familiare e scrittrice, attiva in ambito poetico, narrativo e saggistico, di Benevento, sarà ospite per parlare del suo libro “Si è fatto preghiera. San Francesco d’Assisi, otto secoli di umanità e ispirazione”, che esplora il carisma e l’eredità spirituale di San Francesco.

Venerdì 9 ottobre – ore 18:30 Cortometraggio INVICTA FLAMMA basato sull’omonimo brano di Paolo Cane’ dove viene musicato Il cantico delle Creature e si propone come una biografia in miniatura del Santo. Il film in una serie di brevi flash di pochi secondi presenta alcuni episodi significativi della vita di Francesco. Interpreti: Paolo Cane’, Amedeo Folco, Fabiola Amatore, Marco Abba’, Diego Casale. Produzione FERRA. Regia Francesco Ferraiuolo.

Venerdì 9 ottobre – ore 19:15 Il tenore Amedeo Folco e la soprano Fabiola Amatore, accompagnati al piano da Michela Varda, canteranno dei brani tratti dalla “Carmen” di Bizet.

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Il Dispari cultura ventuno settembre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

GRAZIA DISTEFANO

Avevo solo 14 anni – seconda puntata

Capitolo secondo

Comincio a scrivere da qui, da quel punto esatto in cui la mia adolescenza è stata interrotta senza chiedere il permesso.

Esiste un confine invisibile che divide la mia vita in due mondi separati. Da una parte c’è la ragazza che ero a quattordici anni: insicura, invisibile, proveniente da un paese della Sicilia.

Dall’altra parte c’è tutto il resto.

Quel confine non è segnato da un compleanno o da una festa, ma da un giorno qualsiasi della settimana, esattamente una domenica, per diventare poi un abisso.

Ho vissuto una situazione traumatica durata nel tempo in cui sono stata trattata come uno straccio da usare e buttare via.

Ero una ragazzina proveniente da un paese della Sicilia in provincia di Catania, catapultata a Roma tra la fine del 1964 e l’inizio del 1965. All’epoca avevo solo nove anni, ne avrei compiuti dieci dopo qualche mese “romano”. Frequentavo la quinta elementare e la mia scuola si trovava in zona Pietralata.

A quei tempi le classi erano formate esclusivamente da femmine o da maschi.

Ci eravamo trasferiti a Roma perché mio papà aveva vinto un concorso statale con la qualifica di “commesso”, smettendo così la vita di contadino, che spesso non dava i frutti adeguati alla vita faticosa che tale mestiere comporta.

Avevo vissuto fino ad allora una vita felice circondata dall’affetto dei nonni, degli zii e dei cugini.

Non era la stessa cosa per i miei genitori, che per affrontare la quotidianità e ciò che comporta la vita famigliare, dovevano fare salti mortali.

Lo stipendio fisso dell’impiego statale era una stella cadente e lucente in mezzo alla semi/povertà in cui vivevamo, da prendere perciò al volo.

A Paternò (il mio paese) vivevamo in una grande casa, divisa in tante “casette” che in comune avevano un ampio cortile, riparato da una estesa pergola dove cresceva l’uva bianca da una parte e nera dall’altra parte.

Ero felice fino alla notizia del trasferimento a Roma.

Non volevo lasciare i miei luoghi, la mia vita, i miei affetti.

La notte non dormivo pensando alla lontananza che presto avrei sofferto. Al fine di rincuorarmi, tutti mi dicevano : “ma non sei contenta? Vai a vivere nella città più bella del mondo”

No, non ero contenta, volevo rimanere in quel cortile, volevo aiutare la nonna a impastare il pane, volevo sentire l’odore del forno a legna, volevo mangiare a’ vastidduzza (tipica pagnottina di pane) che la nonna amorevolmente impastava per noi bambini.

Sapevo che non avrei più avuto la vita di prima e che stavo andando verso un mondo a me sconosciuto, tecnologicamente più avanzato, ma sicuramente meno solidale, meno umano.

La mamma mi aveva avvisata che a Roma non sarei più potuta uscire la mattina, prima di andare a scuola, per recarmi dal pecoraio con in mano la zuppiera e 10 lire, comprare la ricotta con il siero e fare colazione.

Il solo pensiero mi addolorava profondamente.

“A Roma prima di andare a scuola mangerai il cornetto con il latte”.

Non sapevo cosa fosse il cornetto, ma l’idea non mi piaceva e non mi interessava.

Il mio primo giorno di scuola in una città a me ancora sconosciuta, fu dopo le vacanze di Natale.

La maestra mi accolse senza chiedermi nulla, indicandomi semplicemente il posto dove sedermi, che naturalmente era l’ultimo banco con due posti, ma occupato solo da me.

L’ambiente scolastico era grande e luminoso, ma a me appariva avvolto nel buio come fosse intriso di lacrime.

In quel luogo mi accorgevo di non esistere, e ricordo le notti in cui dormivo rannicchiata  nel letto, perché avevo paura del buio e delle ombre.

Ho imparato molto presto a nascondere i sogni perché essi stessi mi apparivano come fossero mostri che venivano a prendermi per portarmi altrove, in luoghi sconosciuti.

Ero una bambina in cerca di un sorriso, ma a scuola tutti mi guardavano come fossi un verme, un essere sgradevole al di fuori della normalità. Avrei strisciato come un serpente pur di farmi accettare dalla maestra e dalle bambine della classe, ma tutto era inutile.

Sentivo bisbigli e risatine intorno a me, volutamente a voce alta affinché io ascoltassi.

“È brutta, non parla italiano, e chi la capisce? Ma da dove viene? I siciliani sono tutti brutti, etc..etc…”

Il momento della “ricreazione” era una gioia per tutti i bambini, maschi e femmine, che uscivano dalle loro classi e solo per quei minuti di intervallo potevano scambiarsi qualche parola e ridere di me.

Ascoltavo i loro commenti e anche se capivo ancora poco le battute in romanesco, non mi sfuggiva la cattiveria nei miei confronti.

All’uscita di scuola si formavano i gruppetti e si davano appuntamenti per studiare insieme o per andare a giocare al  parco. Io ero sempre sola e sopportavo le smorfie e linguacce a me dirette, mentre camminavo a distanza da loro.

Vivere a Roma in quel periodo era per me una grande sofferenza.

Rivivevo la gioia dell’estate quando trascorrevo le vacanze al mio paese e ritrovavo tutti i miei amori: nonni, zii e cugini.

Purtroppo le vacanze finivano in men che non si dica, e il ritorno a Roma  era sempre più traumatico.

Esistono traumi che nascono anche in pochi secondi ma poi lasciano segni per tutta la vita. Il fuoco che aveva invaso la mia testa e il mio cuore diventava, negli anni, sempre più rovente.

N.B. La prima puntata è stata pubblicata l’8 agosto.

Copie di una edizione speciale del libro, datate, numerate e firmate dall’autrice sono acquistabili presso l’edicola Trani di Piazza degli Eroi a Ischia Porto.

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

Il Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APSIl Dispari cultura quattordici settembre 2026 DILA APS

DILA APS: Un patto di collaborazione culturale tra Italia e Algeria

Il 9 settembre, Mohamed Larachiche e Bruno Mancini, nelle rispettive qualità di Presidente dell’Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria, e di Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DİLA APS – Italia”, hanno sottoscritto il seguente accordo.

  • “Il presente accordo nasce dalla comune volontà di favorire lo scambio culturale e artistico tra Algeria e Italia, attraverso iniziative, incontri, mostre, workshop, conferenze, attività culturali e altre manifestazioni che possano contribuire alla conoscenza reciproca e alla valorizzazione della creatività dei due Paesi.

A tal proposito, riteniamo che tale collaborazione possa essere fondata su un accordo informale di collaborazione e d’intesa (Gentlemen’s Agreement), basato sulla reciproca fiducia, sulla buona fede, sull’onore e sulla correttezza tra le parti, senza creare obblighi giuridici o finanziari vincolanti.

L’obiettivo non è quindi quello di stipulare un contratto in senso giuridico, ma di stabilire una forma di collaborazione volontaria e amichevole, nella quale ciascuna associazione possa proporre e sostenere, di volta in volta, iniziative di comune interesse, secondo le proprie possibilità e disponibilità.

  • Tra le possibili forme di collaborazione ci proponiamo di attuare:

– lo scambio di artisti, intellettuali e operatori culturali tra Algeria e Italia;

– la partecipazione reciproca alle mostre e agli eventi organizzati dalle due associazioni;

– l’organizzazione di mostre d’arte, workshop, conferenze e incontri culturali;

– la realizzazione di progetti artistici e culturali comuni;

– la promozione della cultura, dell’arte e del patrimonio algerino in Italia e della cultura e dell’arte italiana in Algeria;

– lo scambio di esperienze e competenze nel settore culturale e artistico;

– la creazione di una rete di contatti tra artisti, associazioni e operatori culturali dei due Paesi.

Tutte tali iniziative saranno concordate preventivamente tra le parti e realizzate sulla base della disponibilità e della volontà reciproca, senza che la presente proposta comporti obblighi di natura economica, contrattuale o giuridica.

Confidando nella reciproca sensibilità verso il dialogo interculturale e nella possibilità di costruire insieme un rapporto duraturo e proficuo, Mahomaed Larachiche e Bruno Mancini sono lieti di sottoscrivere questo patto.”

Subito dopo la firma, Bruno Mancini e Mohamed Larachiche, in perfeto accordo, hanno inacaricate Yousra Chenah e Dalila Boukhalfa di costituire e dirigere un Comitato provvisto della delega alla organizzazione dei progetti concordati.

Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria

Associazione Pensiero e Creatività Culturale – Algeria

Mohamed Larachiche

Mohamed Larachiche

Yousra Chenah

Yousra Chenah

Bruno Mancini e Dalila Boukhalfa

Bruno Mancini e Dalila Boukhalfa

DILA & IL DISPARI redazione culturale

Bruno Mancini

Bruno Mancini scrittore

DILA APS.it

Bruno Mancini Presidente DILA APS

DILA Altervista

NUSIV – Premio Otto milioni

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Il Dispari 20200203 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200302 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200323 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200316 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200330 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200420 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200427 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200525 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200601 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200608 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200615 – Redazione culturale DILA

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Bruno Mancini scrittore

Bruno Mancini Presidente DILA APS

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