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Rubrica Il Dispari ventisei marzo 2026

Rubrica Il Dispari ventisei marzo 2026

Natalia Costa & Lucio Filisdeo – Brasile in cucina
Fagiolata – Feijoada
INGREDIENTI
Fagiolata – Feijoada
- 500 gr. di fagioli neri
- 250 gr. di carne secca (o fresca)
- 250 gr. di lonza di maiale
- 1 zampa di maiale
- 1 orecchio di maiale
- 250 gr. salsiccia di maiale
- di pancetta affumicata
- 1 salame
- 2 cipolle
- 1/2 cucchiaio di aglio tritato
- il succo di 2 arance
- 2 cucchiai di olio
- sale grosso, pepe
PREPARAZIONE
Fate ammollare i fagioli in acqua fredda per 12 ore.
Disponete la lonza, le costolette, la zampa e l’orecchio in un contenitore e copriteli con abbondante sale grosso.
Lasciateli marinare per almeno 12 ore poi sciacquateli.
Scaldate tutta la carne in tanta acqua quanta ne serve per coprirla, quando raggiunge il bollore eliminate l’acqua, coprite nuovamente la carne con acqua e portate a bollire, scolate la carne ed eliminate il liquido.
Scolate i fagioli e fateli cuocere in 3 litri di acqua, quando sono quasi cotti, unite tutta la carne.
Quando inizia ad essere tenera, unite la salsiccia, la pancetta e il salame tagliati a pezzettini.
Nel frattempo, fate dorare nell’olio le cipolle tritate e l’aglio.
Versate nella pentola dei fagioli il succo delle arance ed eliminate con un mestolo forato la schiuma che si forma in superficie.
Fate asciugare, poi rimestate e unite il soffritto di cipolla e aglio.
Mescolate accuratamente e fate cuocere ancora per 20 minuti circa.
Legenda valida per tutte le ricette
- Gli ingredienti delle ricette sono sempre per 4-6 persone.
- Con cucchiaio si intende quello da minestra.
- Il cucchiaino è quello da tè.
- La tazza è quella a tè.
- La tazzina è quella da caffè.
- Le temperature di cottura sono espresse in gradi centigradi.
- Gli ingredienti: verdure, frutta, carne e pesce sono sempre già mondati, se non diversamente precisato.
- Se la preparazione prevede l’utilizzo di scorza di arancia, limone ecc. scegliete sempre agrumi non trattati.
- Con olio si intende olio extravergine di oliva leggero, salvo indicazioni diverse.
- L’aceto è sempre aceto di vino rosso, se bianco o a base di altri ingredienti viene specificato.
- Con pepe si intende sempre il pepe nero, se di altro tipo viene specificato.
- Con zucchero si intende il prodotto semolato, se grezzo, di canna o altro viene specificato.



Rubrica Il Dispari diciannove marzo 2026

La bellezza e la verità
Luca Nicotra
Il principio metodologico della ricerca scientifica del geniale fisico Paul Dirac era la bellezza: ricercare la verità in fisica per Dirac equivaleva a inseguire la bellezza.
Per Dirac valeva il motto rinascimentale «Pulchritudo splendor veritatis» (La bellezza è lo splendore della verità), laddove c’è bellezza c’è verità.
Per Dirac la bellezza era l’eleganza di un’equazione.
Per lui, per esempio, se un’equazione è bella, prima o poi la teoria fisica sulla quale poggia si rivelerà vera, anche se quell’equazione, almeno temporaneamente, riesce scarsamente a descrivere la realtà sperimentale.
In fondo è ciò che è accaduto alla sua famosa equazione, che nel 1928 predisse l’esistenza delle antiparticelle, confermata sperimentalmente soltanto quattro anni dopo da Carl David Anderson nel 1932, con la scoperta sperimentale del positrone, l’antiparticella positiva dell’elettrone, avente carica elettrica uguale e opposta (+e), lo stesso spin 1/2 e la stessa massa.
Più in generale per Dirac sono tanto più belli i formalismi in matematica quanto più “invarianti” mettono a disposizione, intendendosi per “invarianti” tutte quelle entità o quantità che non cambiano quando si effettuano trasformazioni geometriche (come per es. una rotazione) o quando si cambia sistema di riferimento.
E quanti più “invarianti” ci sono in una teoria fisica tanto maggiore è la sua bellezza e quindi la probabilità della sua esattezza.
Perché l’invarianza risulta essere garante dell’esattezza di una teoria fisica?
La risposta è semplice: perché l’invarianza rispetto a una trasformazione (geometrica o di sistema di riferimento) è la prova più convincente dell’esistenza di un oggetto.
Per spiegarlo basta questa semplice riflessione.
Se ho un oggetto davanti ai miei occhi, posso credere in un primo momento che ciò che vedo da una certa angolazione sia un cubo, ma poi ruotando attorno a quell’oggetto, mi accorgo che invece non è un cubo, perché la sua forma è cambiata osservandolo da un altro punto di vista.
Se, invece, pur cambiando diversi punti di vista permane in me la vista prospettica di un cubo, mi convincerò che effettivamente quell’oggetto è un cubo.
Questo in estrema sintesi il pensiero di Dirac: la bellezza porta all’invarianza, questa alla verità: la bellezza conduce dunque alla verità.
Se per Dirac e anche altri scienziati la bellezza ha un valore euristico e gnoseologico, per alcuni scrittori ha un valore escatologico, come per Fedor Dostoeveskij, che nell’Idiota scrive: «La bellezza salverà il mondo».
Allora è allettante l’idea di fondere assieme i due punti di vista di Dirac e Dostoeveskij, concependo una scienza che, ricercando la bellezza per raggiungere la verità (Dirac), conduca l’umanità alla salvezza (Dostoeveskij): la scienza salverà l’umanità, in contrasto quindi con l’attuale diffuso scetticismo.
E contro i pessimismi di molti che paventano l’avvento della singolarità tecnologica nell’Intelligenza Artificiale, mi piace associare al pensiero fuso Dirac-Dostoeveskij la ferma convinzione del nostro grande Carlo Rovelli: «la scienza è ragionevole, non bisogna temerla».
Se mai è da temere l’uomo che ne fa uso…
«Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d’attesa», dice il poeta, pittore e filosofo libanese Gibran Kahalil.
Io credo che proprio questo anelito a scoprire nuova bellezza sospinga nei loro cammini, solo apparentemente diversi, tanto l’artista quanto lo scienziato.


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