Berlusconi

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.. e anche per liberarci dall’omuncolo che chi chiamò coglioni abbiamo copiato gli americani. Dobbiamo sempre copiare dall’America:-)

Alphonse Gabriel Capone, più noto come Al Capone,
Il 6 ottobre 1931 Capone si presentò in un tribunale federale per l’inizio del suo processo; i suoi sodali avevano procurato l’elenco dei potenziali giurati popolari e cominciarono a corromperli con ogni mezzo possibile, ma all’ultimo momento la giuria fu sostituita da una completamente nuova, che venne messa sotto protezione. Il 17 ottobre la nuova giuria giudicò Capone colpevole solo di una parte delle imputazioni per evasione fiscale, condannandolo comunque a undici anni di carcere e ad una pesante multa di 50.000 dollari

ROMA (Reuters) – La Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione, di cui 3 condonati dall’indulto, per Silvio Berlusconi e ha invece annullato con rinvio ad altra sezione della corte d’appello di Milano la sentenza per quel che riguarda la pena interdittiva.

Al termine del processo di secondo grado sulla compravendita di diritti tv Mediaset, l’ex premier era stato condannato alla pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

La decisione della Suprema corte segna la prima condanna definitiva per il Cavaliere e può scuotere il governo di larghe intese del democratico Enrico Letta.

Respinto, quindi, il ricorso della difesa dell’ex premier che aveva chiesto l’annullamento della condanna o in subordine l’annullamento con rinvio in Appello per la derubricazione di reato e pena.

Berlusconi

È attesa per domani pomeriggio la sentenza del processo Mediaset. Domani, intorno a mezzogiorno, il collegio tornerà a riunirsi in camera di consiglio dopo aver tenuto una breve udienza, alle ore 10, per altre cause già fissate. Questa sera termineranno le arringhe dei difensori. Lo si è appreso da fonti della Cassazione. Nel processo l’ex premier Silvio Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione (3 condonati) e a 5 di interdizione dai pubblici uffici.

Coppi: non c’è reato. «Chiedo che la sentenza venga annullata perchè il fatto così come prospettato in mancanza di una violazione di una specifica norma antielusiva non è reato, è penalmente irrilevante» ha detto Franco Coppi, legale di Silvio Berlusconi nell’arringa in Cassazione al processo Mediaset.

Coppi ha fatto esplicito riferimento a pronunciamenti della Cassazione Civile e della Cassazione Penale per circoscrivere un punto, e cioè se ci si trovi o meno di fronte ad una condotta penalmente rilevante. «Questo – ha detto – è un quesito che rimetto alla Corte. Se manca il contrasto con una disposizione antielusiva, l’abuso è penalmente irrilevante – ha spiegato l’avvocato -. Potrà anche esserci un’elusione gigantesca, ma non siamo nell’ambito dell’illecito penale», ma di fronte ad un illecito «di tipo amministrativo e tributario».

Ghedini: manca la prova. «Manca nel tessuto della sentenza un elemento probatorio che Berlusconi possa aver partecipato al reato proprio». Lo ha detto uno dei legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, nella sua arringa in Cassazione nel corso dell’udienza per il processo Mediaset.

«Il procuratore generale – ha affermato Ghedini, che sta passando in rassegna i rilievi mossi ieri dal rappresentante dell’accusa, il sostituto procuratore generale Antonio Mura – ha detto che per Berlusconi ci sarebbero state attività ulteriori oltre alla fatturazione. Quindi mi sarei aspettato dal pg delle integrazioni rispetto alle motivazioni della Corte di Appello, in cui non c’è nulla a riguardo. Integrazioni che non ci sono state perchè non ci sono attività ulteriori oltre la fatturazione».

«Questo processo è diventato ormai un incubo notturno» ha detto Ghedini nel corso dell’arringa. Ghedini nel suo intervento ha contestato l’impostazione secondo cui si può ascrivere a Berlusconi una «responsabilità soggettiva» e ha lamentato una «prepotenza argomentativa della Corte d’appello di Milano rispetto alle nostre motivazioni» nel momento in cui afferma che Berlusconi «non poteva non avvedersi che i prezzi erano gonfiati».

L’avvocato, inoltre, ha mosso una serie di contestazioni rispetto all’iter che ha condotto alla sentenza impugnata. Tra queste, il fatto di non aver acquisito i verbali dell’avvocato inglese David Mills («per sentirlo di sarebbe voluta una rogatoria in Inghilterra – ha fatto notare Ghedini – per acquisire i verbali no»). E soprattutto di non avere ammesso una serie di testimonianze chieste dalla difesa perchè, «considerate lontane dal nucleo centrale della questione», ha riferito il legale, riportando la sentenza d’appello. «Mills era lontano dal nucleo centrale della questione? – è la domanda che Ghedini ha rivolto alla Corte – Lo erano i dipendenti di Mediaset che si erano occupati degli ammortamenti?».

Anche riguardo al ruolo della società Ims, società di diritto maltese che si occupava dell’acquisto dei diritti tv, «la società era consolidata e ha versato i suoi utili alla capogruppo Mediaset – ha ricordato Ghedini – utili su cui sono state pagate le tasse. Noi abbiamo tra l’altro prodotto un allegato con il prospetto informativo della società» depositato al momento della quotazione in Borsa di Mediaset. «Ma se una società è fittizia – ha osservato Ghedini – faccio fatica a capire perchè se ne sia spiegato il funzionamento».

L’udienza è ripresa stamani, puntualmente come da tabella di marcia. Il primo legale che ha preso la parola è stato l’avvocato Luca Mucci, difensore dell’ex manager Mediaset, Daniele Lorenzano. Per ultimo ha parlato il legale dell’ex premier, Franco Coppi.

Il sostituto procuratore generale Antonello Mura ieri ha definito Berlusconi «l’ideatore del meccanismo delle frode fiscali» e ha chiesto di confermare la condanna a quattro anni di carcere (come stabilito in primo e secondo grado), di cui tre coperti dall’indulto, e di ridurre da cinque a tre anni l’interdizione dei pubblici uffici. Nella sua requisitoria di il sostituto procuratore ha ritenuto «non legittima la pena accessoria di cinque anni e solo questo aspetto la procura generale ha censurato» della sentenza Mediaset emessa lo scorso 8 maggio dalla corte d’appello di Milano, ha precisato oggi il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, circoscrivendo così la richiesta di ieri del pg Mura di ridurre da cinque a tre anni la pena accessoria dell’interdizione inflitta all’ex premier.

Mediaset, nel giorno del verdetto, cede quasi il 2% a Piazza Affari. Una sentenza attesa anche dai mercati per le ripercussioni che una condanna definitiva potrebbe avere sulla tenuta del governo Letta. Ieri il titolo Mediaset aveva guadagnato invece il 3,3%, portando a +40% i guadagni realizzati in un mese circa, dalla chiusura del 24 giugno.

Mercoledì 31 Luglio 2013 – 13:19
Ultimo aggiornamento: 20:34
Il Messaggero.it

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Disabili – Posto auto abolito

Disabili – Posto auto abolito

 

Katia Massaro Presidente Onorario Oceanomaredelphis

Disabili – Karia Massaro Presidente Onorario di

 

Oceanomare Delphis 5 per mille

Oceanomare Delphis 5 per mille

Oceanomaredelphis scrive: “… il fatto che hanno tolto l’unico posto auto (nota bene si tratta di posto auto per disabili) davanti ai

Disabili

Giardini La Mortella di Forio, deve far rumore.

Vi prego di aiutarci a rimetterlo, è una cosa vergognosa, ditelo a tutti i media.

Se fosse necessario, si potrebbe fare una intervista ad Alessandra Vinciguerra direttrice della Mortella, insieme a Rosa Iacono e ci sarei anche io.

Non ci dobbiamo arrendere di fronte all’egoismo e all’ignoranza di questi beceri individui:

Grazie per la vostra partecipazione.

Katia Massaro

Aggiungo tutto il mio sdegno
Katia Massaro Presidente onorario Oceanomaredelphis e Bruno Mancini

Katia Massaro Presidente onorario Oceanomaredelphis e Bruno Mancini

Bruno Mancini 

Katia Massaro

Nemmeno il tempo di completare l’invio ai nostri tanti amici della mail con la quale diamo notizia della straordinaria partecipazione attiva di Katia Massaro Katia Massaro (Presidente Onorario OCEANOMARE DELPHIS ONLUS), al ciclo di serate programmate presso la Biblioteca 7641 Biblioteca Comunale Antoniana di Ischia Porto, e dedicate alla presentazione degli Autori e dei testi che proporremo nella nuova Antologia poetica in allestimento nell’ambito del progetto culturale “La nostra isola“, ed ecco che il prestigioso parcoverde-nuove-1 Hotel Parco Verde di Ischia Porto si è proposto come nuovo sponsor del volume. In virtù dell’accordo raggiunto con Enrico Aloisi, si avrà un nuovo gratuito inserimento di 10 Artisti (Poeti e/o Artisti dell’immagine) nell’Antologia. Ci viene inoltre concesso l’utilizzazione della sala congressi parcoverde036 per la presentazione dei nostri eventi culturali. Sarà proposta, infine, una apposita offerta promozionale in favore di coloro che vorranno alloggiare nell’Hotel durante i giorni in cui proporremo i nostri eventi. Non mi sembra poco, e sono convinto che altre Aziende seguiranno questo esempio. Concludendo voglio chiarire che i 10 Artisti che beneficeranno di questa gratuità opportunità (una pagina ciascuno, comprensiva di note personali e di testo poetico e/o pittorico – fotografico), saranno selezionati dalla nostra Direttrice Artistica Roberta Panizza per Il Golfo Roberta Panizza sulla base delle proposte che verranno indicate dai Pionieri del nostro Progetto “La nostra isola“. Con l’augurio di leggere i vostri versi nell’Antologia vi saluto con un sorriso ischitano. Bruno 1 Bruno Mancini Katia Massaro Katia e Bruno

Katia Massaro – Bruno Mancini

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Maltrattamenti agli animali

Maltrattamenti agli animali

Anna Antonietta Salerno mi scrive…
C’è qualcuno che vuole darle una mano?

Maltrattamenti agli animali.

Anna Antonietta Salerno
sono stanca con delfinari
http://www.covoprieca.com/controinformazione/casicovoprieca/circhiedaltro/delfinari/delfinari.htm
circhi
http://www.covoprieca.com/controinformazione/casicovoprieca/circhiedaltro/circhi/circhi1.htm
zoo
http://www.covoprieca.com/controinformazione/casicovoprieca/circhiedaltro/zoo/zoo.htm
deportazioni animali all’estero
http://www.covoprieca.com/casicovo/tuteladirittianimali/deportazioneanimaliestero/deportazioneanimaliestero.htm
canili lager
http://www.covoprieca.com/controinformazione/casicovoprieca/canili/canili.htm
e qualsiasi altra sofferenza procurata agli indifesi non umani ed anche umaniumani
http://www.covoprieca.com/controinformazione/casicovoprieca/tuteladirittiumani/tuteladirittiumani.htm
Stanca che si cazzeggi solamente senza poter fare nulla, essere uniti

Casi Covoprieca: Circhi ed altro>> Delfinari
www.covoprieca.com
Oggi

21:35
Anna Antonietta Salerno
Quelle dichiarate oggi dalla LAV su canale 5. Ma come mai non vengono ascoltate anche le dichiarazioni sincere e comprovate di semplici cittadini? Da quale pulpito la LAV fa simili dichiarazione visto che è favorevole alle deportazioni degli animali all’estero insieme a wwf ed altre associazioni pseudo animaliste?

Casi Covoprieca: Circhi ed altro>> Delfinari
www.covoprieca.com

  • Delfinario di Gardaland: dov’è il divertimento?
  • Animal and Nature Conservation Fund ottiene il decreto legislativo che implementa un regolamento severo per il mantenimento dei delfini in cattività
  • Delfini, morte nel parco giochi
  • “Bisogna vietare questi spettacoli”
  • Non si uccidono così anche i delfini

Bellezza ed intelligenza dalla parte degli ultimi.
Navigare in rete piace quasi a tutti. Chi ama gli animali sa che questa scelta non ha confini: il segreto delle persone e delle Associazioni illuminate sta nell’allearsi tra loro, invece di entrare in concorrenza per ripicca. La Fondazione Brigitte Bardot agisce in maniera tangibile e allargata: la meritata notorietà del personaggio fa sì che le sue battaglie in favore di qualunque animale sofferente abbiano vasta risonanza. B.B. spazia, con filmanti, documenti e petizioni, dalle foche massacrate dei territori artici agli elefanti decimati nella savana, dai cani della strada accanto ai mici randagi del quartiere vicino. Collegatevi appena possibile a:

  • .
  • Recapito : 45, rue Vineuse, 75116 Paris, tel. 33 0145051460.


Katia Massaro Presidente onorario Oceanomaredelphis e Bruno Mancini

Katia Massaro Presidente onorario Oceanomaredelphis e Bruno Mancini

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Gilda: “Un’altra Gilda

Gilda: “Un’altra Gilda

Da “Per Aurora volume settimo”

Un’altra Gilda

Gilda

Un busto simile, le stesse tette, la prigioniera dei suoi inganni apparve all’imbrunire lì dove meno la cercavo.

 

Sguazzava nel mare al tramonto a pochi metri dalla riva.

Testa rotonda, capelli piuttosto corti.

Movenze prive di sussulti.

Leggevo di Altafini nuovo leone nella fossa del San Paolo.

Di tanto in tanto un fluido mi spingeva verso la tizia molto vicina allo scoglio sul quale ero stravaccato con gambe pendule e piedi al filo delle schiume delle onde.

Con due bracciate sarei giunto da lei.

Non era bella, eppure attirava la mia attenzione distogliendomi dalla lettura dell’ultima azione di José.

La distanza era tanto breve che avrebbe potuto accorgersi che la guardavo, ma io usavo la massima prudenza poiché non volevo che ciò accadesse.

 

Non era bella non vuol dire che fosse brutta, ma rotondetta e faccia da brava ragazza per cui non valutavo positivamente interessante il tentativo di conquistarla.

Intanto, la sera era giunta in quella fase senza sole, con il cielo tra l’indaco ed il grigio, ed era tanto chiara ancora da consentire la lettura del giornale, forse per qualche altro minuto.

 

Decise di uscire dal mare.

Prima restando per qualche secondo inginocchiata sul fondale sabbioso, intanto che, con entrambe le mani, rimuoveva l’acqua marina dagli occhi e dalla faccia; poi, lentamente, andando, in equilibrio instabile a causa della forte risacca provocata dalla marea in atto, verso la piccola insenatura tra due scogli che si apriva proprio accanto alla posizione in cui io mi trovavo.

Non mi ero accorto che in quella conca, alle mie spalle, qualcuno avesse precedentemente posizionato un telo, la borsa e gli indumenti.

Mi trovai seduto praticamente al di sopra di lei.

La guardavo dall’alto.

Dall’alto, le poppe, a mala pena contenute nel bikini leggermente più scuro della sua carnagione, parevano esaltarsi per la libertà del momento.

Gonfie verso l’alto, verso di me!

Eravamo soli nel raggio di molte centinaia di metri.

 

Le rivolsi la parola chiedendole qualche sciocchezza che ora non ricordo.

Non si sottrasse all’esplicito invito alla conversazione, anzi più volte, inserendo nuovi argomenti, fece in modo che essa non si estinguesse.

Poi, non ricordo come accadde, ci trovammo seduti uno di fronte all’altra, quasi toccandoci.

Da quando era uscita dal mare aveva un grosso telo che le cingeva il busto, dalle spalle alle ginocchia.

Sotto il telo aveva ancora il bikini bagnato.

Sopraggiunta l’oscurità della notte -tante stelle ed una mezza luna con gobba ad occidente-, un lampione, posto ai margini del parco pubblico adiacente l’arenile, consentiva che potessimo vedere anche i particolari dei nostri corpi.

Il suo modo di seguire la conversazione e di vivacizzarla era avvincente.

Vi trovavo profonde analogie con le forti sensazioni positive che avevo percepite durante i primi incontri con Gilda.

Gilda, fuggita prigioniera di un suo inganno.

Mentre ripensavo a quella storia finita senza che fosse venuto meno nessuno dei valori che l’avevano idealizzata, la donna venuta dal mare, quasi avesse letto nel mio pensiero, parve decisa a sostituirsi alla mia Gilda.

Con fare naturale alzò le braccia nell’atto lento e continuo e seducente di legarsi i capelli ancora gocciolanti.

Le ascelle apparvero nude come quelle che Gilda mostrava quando alzava le braccia per dire “prendimi”.

Il telo, continuamente smosso, lasciava intravedere la parte dei seni prosperosi pronti a schizzare come panna montata al di fuori della piccola striscia di stoffa che li conteneva di poco oltre l’orlo dei capezzoli.

 

Il segno tangibile della sua partecipazione erotica mi giungeva spavaldo intanto che esso stesso mi distoglieva dalle sue lusinghe creandomi il ricordo delle perdute piacevolezze.

Sempre parlandomi, sempre con movenze naturali prive di azioni dichiaratamente mirate a mettersi in mostra, la sconosciuta tolse del tutto il telo che l’avvolgeva dal petto alle ginocchia.

Era ad un soffio da me.

In un bikini tanto ridotto da apparire inesistente, mi parlava della sua vita…

Non mi rendevo conto se mi piacesse maggiormente ascoltarla, oppure guardarla, e nella sudditanza di tanta attraente incertezza non osavo toccarla né chiederle se avesse voglia di un momento erotico.

Lei si fermò a guardare le mie labbra che si muovevano senza pronunciare parole.

Capì che, osando, temevo di perderla.

Sapeva che il lasciare sfuggire quell’attimo avrebbe banalizzato il nostro incontro.

Sulla spiaggia di notte, oggi, con uno sconosciuto, te, potrei avere un orgasmo da ricordare tutta la vita” mi disse.

Bruno Mancini

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Eccidio di Nola

Eccidio di Nola 

Ho scritto poesie e ho fatto tante altre cose nella mia vita.Ho incontrato tante persone lungo il mio percorso e molte ne ho perdute per strada.

Un crimine di guerra ha colpito la mia famiglia,

eccidio che è rimasto impunito e misconosciuto, come tanti altri. Quanti “processi di Norimberga” non si sono mai celebrati?
“Siamo uomini o caporali?” Diceva Totò e “’a morte è ‘na livella”. Ecco: non ci sono medaglie, non ci sono gradi nella Morte.
Dimenticare il “Male della Vita” non vuol dire affatto promuovere ed espandere il “Bene della Vita”, ma anzi promuovere e lasciar prosperare altro “Male della Vita”.
E poi ci sono le parole del soldato Ugo: “E’ questa la guerra? Mi domando. No, questo è un assassinio in massa.”
Ho scoperto, così, di non aver fatto nulla di diverso da ogni altro.
Tutto questo è nel mio libro “NOLA, cronaca dall’eccidio”, pubblicato da INFINITO Edizioni, caro lettore, che io affido a te, e avrò raggiunto lo scopo che mi ero prefisso se tu, in esso, avrai ritrovato un po’ di te stesso.
Alberto Liguoro (Eccidio di Nola)

Locandina Ischia 1

ANNO 1943 – ANNO 2013 – Eccidio di Nola

Sono trascorsi 70 anni, dalla ineluttabile svolta che prese la IIa Guerra Mondiale, in modo particolarmente significativo per l’Italia, passando attraverso funesti episodi che condussero al famoso (ma meglio sarebbe dire al “famigerato”) 8 settembre e poi proseguirono per tutto il ’43 e il ’44, fino alla LIBERAZIONE, il 25 aprile del 1945.

Eccidio di Nola

Questo è, quindi un anno di commemorazioni solenni: già il 2 febbraio, 70° anniversario della fine della battaglia di Stalingrado, decisiva per l’indebolimento irreversibile dell’esercito tedesco sul fronte orientale; 11 luglio, 70° anniversario dell’ultima grande battaglia, che vedeva contrapposte le alleate truppe italiane e tedesche contro gli Anglo-americani, da cui subirono una pesante sconfitta, la battaglia di Gela; che però, per il coraggio e la fierezza, riportò i contendenti ad un’altra grande battaglia, che, nel 405 a.C. fu combattuta tra i Greci e i Cartaginesi; è il 70° anniversario anche di grevi episodi non attribuibili ai Tedeschi, uno per tutti quello che il successivo 14 luglio, macchiò, anche qui in modo indelebile, l’onore delle truppe americane agli ordini del Generale Patton, che trucidarono immotivatamente 76 soldati italiani e 4 tedeschi catturati nella battaglia per la conquista dell’aeroporto di Santo Pietro a Biscari (oggi Acate), in due distinti episodi di barbarie. Solo il 14 luglio 2012 è stata apposta una targa di marmo in quella località, con i nomi di tutti i soldati trucidati, per interessamento del Presidente Giorgio Napolitano, su sollecitazione di uno dei sopravvissuti, l’aviere Giuseppe Giannola. Passando attraverso la messa in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo, di Benito Mussolini, e il suo arresto il 25 luglio, arriviamo all’8 settembre del ’43, dove, indipendentemente da quali siano le proprie idee politiche, o le proprie valutazioni sullo svolgersi degli eventi, non c’è da festeggiare, né da commemorare, ma, per come si svolsero i rapporti tra i “plenipotenziari” italiani e gli Anglo-americani, i rapporti dei Governanti italiani e delle Autorità Militari con i soldati e i cittadini, nonché con i Tedeschi, c’è solo da vestirsi a lutto e piangere per i nostri morti e per il nostro Paese, o chiudere quel giorno in un oscuro silenzio; nei successivi 9 e 10 settembre, per non farci mancare niente, si aggiunge il 70° anniversario della vergogna e del disonore, che grava anche sul popolo italiano, della Famiglia Regnante di Casa Savoia che fuggì, come tutti sanno, per mettere al sicuro ciò a cui più tenevano, la pelle.

Eccidio di Nola

E veniamo così all’11 settembre, il giorno di quell’episodio del quale, io, scrittore, poeta, saggista non ero mai riuscito a scrivere e mai, mi ero riproposto, avrei scritto; ma forse ero io che fuggivo, qui. Quell’episodio, ora noto come “l’eccidio di Nola”, cambiò la mia vita, e forse, proprio per questo era per me tabù.

Deve, evidentemente, averla cambiata tanto da farmi ritrovare, doppiata la boa o scavalcata la montagna, dall’altra parte, dove sono riuscito, dopo 70 anni circa, a trovare la forza e il necessario sangue freddo per parlarne serenamente e scrivere di esso.

Eccidio di Nola

Il 10 settembre a Nola, a seguito di tafferugli tra militari tedeschi e italiani, con la partecipazione anche di civili, conseguenti alla diffusione della notizia dell’armistizio di due giorni prima, restò ucciso un tenente tedesco il cui nome non è mai stato rivelato. Il giorno successivo per ritorsione, 10 ufficiali italiani furono messi al muro dai Tedeschi e fucilati, tra essi c’era mio padre, il tenente Alberto Pesce del I° Reggimento di Artiglieria Alpina, “Gruppo Susa” di Torino, distaccato al 48° Reggimento di Artiglieria “Taro” di Nola; molte trionfalistiche inutili parole chiudono il suo Stato di Servizio, con Medaglia di Bronzo al valor militare alla memoria. 6 mesi dopo io nacqui a San Marco dei Cavoti, un paese del Beneventano, dove mia madre era sfollata per motivi bellici, e un mese dopo la mia nascita, per complicazioni post parto, morì anche mia madre.

Di questo parlo nel mio libro “NOLA, CRONACA DALL’ECCIDIO”, un racconto di guerra, edito da Infinito Edizioni, che sarà nelle librerie dal 1 settembre prossimo e ufficialmente presentato in occasione di una solenne commemorazione per il 70° anniversario dell’”eccidio di Nola”, che si terrà, con la presenza del Vescovo di Nola, il sindaco, la municipalità e altre autorità civili e militari, nel grande salone del prestigioso Museo Archeologico di Nola, il pomeriggio dell’11 settembre prossimo.

Ma non parlo solo di questo.

Molti bombardamenti e cannoneggiamenti che radevano al suolo le città, dal Nord al Sud, “che non si sapeva neanche da che parte venissero” data la spaccatura del Paese in due o tre tronconi contrapposti, come dicono oggi gli Storici, ci furono in quell’anno, e anche di essi, quest’anno ricorre il 70° anniversario. E poi c’è il 13 settembre ’43 fucilazione di 14 carabinieri e 2 civili, a Teverola (Caserta), dopo che si erano arresi ai Tedeschi (l’”esperimento” di Nola aveva ormai aperto la strada ad innumerevoli altre nefandezze); tra il 22 e il 24 settembre a Cefalonia, dopo violenti combattimenti, si arresero e vennero trucidati 5035 militari italiani, tra cui 305 ufficiali, per ordine diretto di Hitler (episodio dimenticato per 37 anni; nel 1980 il Presidente Sandro Pertini fece sentire la sua voce contro quella che definì “la congiura del silenzio”; ci vollero ancora 21 anni perché nel 2001 il Presidente Carlo Azeglio Ciampi rendesse omaggio, con tutti gli onori ai caduti); e le 4 giornate di Napoli, direttamente gemellate con l’eccidio di Nola, come riconosciuto dal Governatore della Regione Campania, anche di esse celebriamo quest’anno il 70° anniversario dal 28 settembre al 1 ottobre.

E, prima dell’ancora più funesto 1944: Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzena, Marzabotto ed altri atroci bagni di sangue (più si stringe il cappio attorno al collo della belva più feroci e devastanti sono i suoi colpi di zanne ed artigli; più cieca è la sua rabbia, come dimostra il Processo di Verona), a parte gli esaltanti colpi inferti dall’avanzare della libertà e della democrazia al loro nemico, alla loro negazione, con l’entrata degli Alleati in Roma il 4 giugno ‘44 e lo sbarco in Normandia del successivo 6 giugno (non dimenticando la bestialità con la quale, il 19 maggio del ’44, il generale francese Alphonse Juin abbandonò allo sciacallaggio delle sue truppe maghrebine, i semplici e inermi abitanti dei villaggi della Ciociaria; un crimine di guerra riconosciuto e subito dimenticato dagli Alleati), c’è ancora Orta di Atella 30 settembre ’43, 25 civili trucidati per rappresaglia a seguito della sottrazione di un camion ad una pattuglia tedesca, durante una battaglia con i partigiani; 7 ottobre Bellona, 54 civili rastrellati, condotti in una cava di tufo dismessa e fucilati, per rappresaglia a seguito dell’uccisione di un soldato tedesco da parte del fratello di una ragazza che stava stuprando. Questi i più significativi episodi con i quali anche la Provincia di Caserta dava il suo tributo di sangue al Dio del Crimine di Guerra, il fratello perverso del Dio della Guerra.

Ora mi fermo, non vorrei mettere giù un altro romanzo.

Mi rivolgo soprattutto ai giovani ai quali dico: non dimenticate MAI il passato, tutto il passato, dove è compreso anche questo, che non trovo espressione migliore per definire, di il MALE della VITA, se volete avere un FUTURO MIGLIORE.

Alberto Liguoro

 

Prefazione

di Roberto Ormanni

Le frequenze dell’Eiar diffondono in un’Italia distrutta fisicamente e moralmente l’annuncio dell’armistizio concordato con le forze anglo-americane. È l’8 settembre 1943. Il messaggio radiofonico del maresciallo Badoglio è registrato perché lui, il maresciallo, sta già raccogliendo armi e bagagli. Soprattutto bagagli, perché le armi italiane non è che fossero di gran pregio. E poco prima anche il re Sciaboletta (così popolarmente soprannominato per la bassa statura) aveva fatto le valigie. Le clausole di quell’armistizio sono uno storico esempio di pasticcio all’italiana.

L’Italia si sfilava dalla guerra ma non si capiva quali fossero le regole da seguire nel rapporto con gli alleati tedeschi. Il nostro esercito si trova senza ordini e senza direttive. Una situazione tragica e grottesca splendidamente sintetizzata nella battuta di Alberto Sordi nel film Tutti a casa: quando la sua compagnia s’imbatte in un gruppo di tedeschi che per tutta risposta gli sparano contro, il sottotenente Sordi-Alberto Innocenzi si mette in contatto con il proprio comando e, allibito, comunica:

Signor Comandante! È successa una cosa incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani!”.

La guerra volge al termine ma una nuova tragedia ha inizio: i tedeschi considerano gli italiani traditori da eliminare e, allo stesso tempo, hanno bisogno dell’accondiscendenza dell’esercito italiano per proteggersi la ritirata. Si avviano così trattative private tra ufficiali. A Napoli il comando italiano raggiunge con l’ex (forse) alleato un accordo: voi andatevene, noi non vi ostacoliamo e chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato. I tedeschi però pretendono che i soldati italiani restino fermi nelle loro caserme e a richiesta consegnino le armi. La risposta, di fatto, è alla napoletana: sì, sì, vabbè, facite comme vulite vuje, basta ca ve ne jate. E in realtà la truppa viene tenuta all’oscuro di questo… gentlemen agreement. Nella convinzione che la miglior soluzione fosse: ognuno per sé e Dio per tutti.

Ma per i tedeschi, ieri come oggi, non ci sono mezze misure. E, d’altro canto, i soldati italiani erano molto più rispettosi della disciplina  e del codice militare di quanto i comandanti pensassero: alle richieste dei tedeschi di consegnare le armi, rispondono picche. E qui sovviene un’altra celebre battuta del cinema, presa da I due colonnelli: Totò non vuole cedere all’ufficiale tedesco che, sprezzante, gli ribadisce: “Io ho carta bianca!”, inducendo Totò a replicare: “… E ci si pulisca il culo!”.

La realtà è assai più drammatica: il 10 settembre 1943 una colonna tedesca, a Nola, ingiunge agli ufficiali italiani di consegnare le armi. Loro rifiutano, ne nasce un litigio nel corso del quale un ufficiale tedesco, rimasto ignoto, viene ucciso. Basta a provocare la prima rappresaglia dell’isterico esercito di Hitler contro i propri alleati dopo il pasticciato armistizio. Il giorno seguente i tedeschi sparano a un ufficiale italiano che, sventolando bandiera bianca, è stato inviato a trattare un accordo e procedono a sceglierne altri dieci da fucilare seduta stante per vendicare la morte del loro soldato.

I pensieri e le parole, i sorrisi e le paure, le passioni e le amarezze, le speranze e le illusioni: le storie dei primi undici soldati italiani vittime non della guerra ma dell’armistizio per aver difeso la propria dignità e, insieme, quella di un’Italia che forse non lo meritava davvero, ci conducono per mano in questo libro di Alberto Liguoro che si rivela un viaggio in un mondo all’apparenza interiore  

Un mondo che, invece, è sorprendentemente comune a quanti, almeno una volta, hanno creduto di aver capito, guardando un film, un documentario o leggendo un saggio, cosa sia successo davvero nei giorni ordinari di quei mesi straordinari.

Alberto Liguoro porta il nome, ma non il cognome, del tenente Alberto Pesce, uno dei martiri fucilati nella piazza di Nola l’11 settembre 1943. Non sarò io, ora e qui, a spiegarvi perché. Alberto ha impiegato settant’anni per riuscire a raccontar(si) questa storia. E già fosse solo per questo, varrebbe la pena di leggerla e raccontarla ancora, in memoria di tutti gli Antonio, Vincenzo, Pasquale, Salvatore, Gennaro, Enrico, Giorgio, Aldo, Giuseppe, Luigi e dei tanti Alberto caduti in silenzio tra le rovine della ragione per consentire a noi di passeggiare distrattamente nella libertà.

Voltaire ha scritto: “Al vivo dobbiamo rispetto ma al morto dobbiamo solo la verità”. È forse ricordando Voltaire, dunque, che Winston Churchill disse: “Più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere”. Ma pensando ad Alberto, non si può che dar ragione a Cyril Connolly: “Meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi”.

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