Il Dispari 20200713 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200713 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200713

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Agosto…

PARTE PRIMA

Bruno: -«Mia cara Aurora, Petrus, amici, oggi tenterò, una volta ancora, di convincervi che alcune situazioni apparentemente “normali” covano invece, prorompenti,

“Le belle storie d’amore”.

In questo luogo, ove nessuna falsità ottiene ascolto, in questo vostro regno di giustizia ed uguaglianza, alla presenza della mia amica “Signora” Aurora, Donna Guascona eterna dispensatrice d’imparziali decisioni, qui, come in alcun altro lembo dell’esistente, si dissolve la miopia dei semplici per quanto essa attenda ad annettere in ciascun catalogo compartimentale solo elementi rispondenti a criteri di scelta elencati nei relativi rigidi formulari.

Con ciò mi riferisco, tra l’altro, alla moltitudine di qualificazioni riconducibili, sia nell’ambito della moralità sociale, e sia alla sfera dei sentimenti universali.

Sei onesto se:

1) non rubi le caramelle ai bambini

2) non rubi le caramelle

3) non rubi.

Sei avaro se:

1) non butti i soldi dalla finestra

2) non butti i soldi

3) non butti.

Io credo che non tutti coloro che non rubano le caramelle ai bambini siano onesti, né, tanto meno, sia piacevole essere giudicati avari per il solo fatto di non buttare i soldi dalla finestra.

Ci vorranno ancora millenni per capire se Adamo abbia amato Eva, e viceversa.

“Le belle storie d’amore”.

 Come i temporali estivi: tuoni fulmini venti onde frane annegamenti dispersi, trombe d’aria, nuvole nere,  ombrelloni volanti, tende strappate, antenne divelte, luci spente, strade allagate, auto in panne, pescatori allarmati, il buon odore di terra bagnata, l’arcobaleno immenso tra Punta Caruso e Piano Liguori, il pulito dell’aria rinfrescata, la luna rossa come mai prima.

“Le belle storie d’amore”.

 Come un giorno di sole a gennaio: Bologna imbiancata, gli spala neve, le auto brillanti come cristalli di ghiaccio, pedoni all’angolo del Pavalione, piadine, pizzette, ripieni di carne e ricotta, Venezia, un’ombretta di rosso rubino a mezzogiorno, le calle allagate, gli scafi fermi alle banchine, i colombi in voli brevi e beccate interminabili.

Ci vorranno ancora tempi indefiniti per capire se gli zingari amino una terra e se una terra ami gli zingari.

“Le belle storie d’amore”.

Appaiono tutte somiglianti, ma solo se vengono prese in considerazione per la rispondenza ai canoni catalogati.

“Le belle storie d’amore”.

 In vero, nessuna è, non dico identica, ma neppure simile ad un’altra.

Esse sono tra di loro uguali, così come lo sono, fisicamente, i cinesi:

Miliardi d’individui dai tratti identici: stessi occhi, stessa statura, stesso modo di porgere, stesso incedere.

Eppure gestiscono, con comportamenti del tutto analoghi ai nostri, i rapporti e le individualità.

Si riconoscono.

Le storie d’amore sono tutte uguali.

Io non sono né Gino né Lelio, e tu non sei Clara e neppure Antonella.

Da Elena a Giulietta, dal Principe Azzurro a Dante, le vicende degli innamorati s’identificano, nel tema comune dell’irrinunciabile, perfino con la infinita determinazione “Per me non conta altro” della gente comune. Ed allora io sono Gino, divento Lelio sono… tu sei….

La passione universale ed eterna del mito Medea è identica alla testarda ostinazione che in ogni attimo rende moltitudini di persone anonime, protagoniste di trombe d’aria tanto brevi, impercettibili e disattese, da smuovere a stento l’atmosfera sopita come quella delle loro famiglie, o quella delle piccole comunità nelle quali articolano l’intimità della loro vita, e, solo eccezionalmente, nei casi brutali più eclatanti, i venti delle loro vicende divengono elementi di curiose pruderie e pettegolezzi per le cronache da fondo pagina di giornali locali.

Le storie d’amore sono tutte fotocopie nel linguaggio e nella gestualità -come i cinesi-, eppure ciascuno di noi ripete e riconosce le proprie.

Io sono Clara, sono te, sono Antonella, tu sei me e Gino e Lelio.

Forse in un’altra parte delle mie scorribande letterarie avevo già detto qualcosa di simile, forse sono ancora convinto di questa idea, forse vorrei avervi alleati nel superamento di ogni barriera convenzionale, borghese, indiscutibile, dogmatica.

La libertà di decidere con proprie convinzioni quando, come, se e perché, ammiccare riconoscendo

“Le belle storie d’amore”.

Certo il mio tentativo non sarà agevole, però conto almeno sulla vostra attenzione.

Vi ringrazio anticipatamente, e prego il buon Petrus di stappare per noi l’Aglianico migliore.

A volontà per un brindisi augurale. 

Prima di introdurre la gentile partecipazione di Edoardo, Edith, Tom (ed alcune altre voci anonime) a voi ben noti, ed ai quali porgo un sentito sentimento di profondo affetto… grazie per l’applauso, credo sia determinante ed opportuno spiegare che, per dare precisa concretezza e specifica visibilità alle azioni successive al furto della foto di Maradona (questo misfatto sarà, appunto, alla base dell’argomento trattato), ho effettuato alcuni stralci dalle pagine del diario in cui avevo annotato  le mie personali considerazioni sull’argomento.

Esatto.

Vi verranno proposti i giorni nella loro naturale successione e, per rendere incisiva la rappresentazione anche dei valori morali espressi, tralascerò, sbiadendoli ed accantonandoli, tutti gli elementi che non abbiano un nesso con i tempi ed i fatti in narrazione o che non ne siano stati diretta conseguenza.

Un grande sforzo di immedesimazione, alla fine, spero, premierà la vostra disponibilità.

Voglio aggiungere che ho inteso compiere una trascrizione in formato teatrale degli appunti inseriti nelle pagine dell’agenda-diario per non appesantire una lettura, la quale, altrimenti, avrebbe avuto necessità di molteplici interruzioni, sia per spiegazioni relative alle fonti, e sia per chiarimenti in ordine alla successione cronologica degli eventi.

Ascolterete, dalle voci dei nostri amici, le annotazioni che avevo scritto nella foga degli incalzanti episodi.

Integrali, disarticolate, senza censure né aggiunte.

Nei termini esatti con i quali descrivevo, a me stesso, i fatti e le sensazioni di quei giorni.

Mi sono concesso una civetteria?

Non credo.

Anzi, voglio sperare che in conclusione sarà chiaro l’intento di spersonalizzare gli eventi per ricondurli ad una oggettività che ne qualifichi i significati.

Edoardo sarà la mia voce. La voce dell’autore del diario.

Tom effettuerà un unico intervento, nel finale, ma non sarà di poca importanza.

Edith… la mia cara Edith saltellerà tra note di diverso timbro, con la sua incredibile bravura, proponendoci differenti figure inserite nel contesto del racconto: uomini e donne, di dialetti e culture, oserei dire, “variegati”.

Ho avuto necessità di distinguere alcuni interventi, ed a tale scopo mi sono avvalso di voci anonime, che non compariranno fisicamente.

Per il momento è tutto.

Buon ascolto.

A dopo.

Grazie.»

Luciana Capece tradotta da Liga Sarah Lapinska

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” propone, in anteprima per la pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, una poesia di Luciana Capece selezionata per far parte dell’Antologia “Arte Altrove“, di prossima pubblicazione con i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi, che sarà presentata in occasione di un evento DILA in programma nella rassegna internazionale Bookcity di Milano (11-15 novembre p.v.).

La traduzione in lingua russa è della poetessa lettone Liga Sarah Lapinska.

CREATURA DALL’ANIMO ELEGANTE

Aspro è il mondo 

quando piangi di ferite

o Donna dalle ali aperte.

 

Mai arrugginito il tuo cuore 

cede all’oppressioni,

galoppa con successo ogni fatica 

nel tempio della dignità!

 

Tu appartieni agli astri sconosciuti 

< Perfetto Dono di Dio!>

 

Poesia che canti l’inno alla vita che verrà.

 

< Musa d’ogni Pianeta >

la tua gloria nella beltà immortale 

rinverde desideri di Primavera,

nell’amare ogni istante 

l’Uomo che culla i tuoi sogni

come opera compiuta.

 

CREATURA DALL’ANIMO ELEGANTE

Tradotta in russo da Liga Sarah Lapinska
Существо с тонкой душой

Мир суров
когда ты плачешь о шрамах
о женщине с распростертыми крыльями.

Сердце твое, никогда не ржавое,
побеждает в угнетении,
Все препятствия успешно преодолены
на в это особое время !

Ты одна из непризнанных звезд
(Идеальный подарок от Бога)
Поэзия, которая будущей жизни гимн поет!

(У каждой планеты своя Муза)
Твоя слава в красоте бессмертна
весенние желания воплощая,
Каждое мгновение любви.
Человек, который питает твои мечты
как законченная работа.

 

Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200706

Editoriale | Chiara Pavoni: Indaco

Un’altra splendida interpretazione “scenica” di Chiara Pavoni è diventata un video da suggerire a tutti coloro che ritengano la Poesia essere qualcosa di più della banale sintetizzazione di apparati narrativi prevalentemente ruotanti intorno alla sfera delle emozioni amorose.

La Poesia come entità autonoma di espressività complessa, la Poesia come aggregante per la somatizzazione di emozioni, la Poesia come luce individuale per la identificazione di allestimenti sentimentali articolati e collettivi ma anche essenziali e personalistici, queste sono alcune delle potenze che forzano la professionalità artistica di Chiara Pavoni rendendola promotrice, e complice, di una validazione teatrale che rende i versi simili a momenti di assoluta apnea nel microuniverso circostante disponibile per l’immersione teatrale degli spettatori catalizzati sulle onde magnetiche che lei impone.

Chiara Pavoni ha realizzato in un video la “lettura/recitazione” della poesia “Indaco” tratta dalla raccolta di poesie“Erotismo, sì!” (2012 – 2017) scritta da Bruno Mancini, di cui vi diamo il link

https://youtu.be/VsAo85IIbpA

e vi proponiamo il testo.

Indaco

Nell’ieri oltre il sipario delle nostre solitudini,

– maturità non è peccato –

scioglie il nodo nel mio petto la mano

che sposta da scaffali polverosi qui giù in platea

effluvi di antichi amori.

 

Oggi, la storia è amara: SPETTRI.

Romanza la mia testa

quest’uomo accanto che bisbiglia:

“Andiamo a cena insieme?”.

Il viso ciondolo sulla sua spalla.

 

Poi tutti in piedi a porgere gli omaggi

– applausi –,

ma lui non chiede il mio permesso

– sfacciato –

nel togliermi gli occhiali

– deciso –

bisbiglia “Bella”

– maliardo.

 

Odora sesso la mia grotta

– sbandata –

di fronte al suo bastardo sentimento

– testardo.

 

Stele sacrale alla lussuria

– avvinta –

a solo un passo dal delirio

– inappellabile –

è troppo intenso il battito del cuore

– emozionato –

per dirgli “Smettila”

– tremante.

 

“Hotel Sigillo, prego” già impone allo chauffeur

aprendo la portiera al mio passaggio.

Bruno Mancini

Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

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Chiara Pavoni

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Chiara Pavoni

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Chiara Pavoni

Liga Sarah Lapinska, in ricordo di Adam Ilyasov: un poeta, un pittore e un educatore.

Il 23 maggio 2020, il mese in cui i musulmani, tra cui Adam Ilyasov, praticano il digiuno, la vita di questo uomo riverito si è estinta.

Adam è stato un poeta, un pittore e un educatore altruista per tutta la vita ed è stato insegnante per oltre 30 anni.

Ha lavorato molto con i bambini.

Ha fondato un’organizzazione pubblica il cui compito è aiutare i bambini a riprendersi da situazioni traumatiche.

Non si tratta solo di lesioni fisiche, ma di bambini che crescono durante guerre quasi continue e soffrono di violenza morale da molto tempo, mostrando, volentieri, la sua tecnica pittorica ai suoi studenti, piccoli ed adulti, durante corsi di perfezionamento.

Spesso i passanti, interessati a ciò che lui creava su tela o cartone, hanno iniziato a dipingere per dire al mondo e al nostro Creatore, con colori e immagini, cosa non possono o si vergognano di dire nelle loro conversazioni quotidiane.

Le sue figlie Makka, Zhayna e Zara sono artiste di talento.

Adam era orgoglioso non solo delle sue figlie, ma anche dell’amicizia con gli artisti Aminat Istamulova, Kamilla Djulova, Shaman Duzhujev, Ajub Ibragimov, Sherip Curujev, Apti Dibirov, Mehdi Eskerhanov.

Ha dipinto, molto spesso, con acquerelli, dissolvendoli non in acqua, ma in olio denso, motivo per cui le tonalità di colore nei suoi quadri sono così luminose, succose e fresche.

Adam adorava le montagne che circondano la Cecenia e il piccolo villaggio di Oyshar, dove ha vissuto per molti anni.
Adam mi ha affidato le sue riflessioni: “Non condannare” ha detto “coloro che, al momento, stanno compiendo azioni malvagie, per non diventare come loro. La nostra fede e i nostri costumi religiosi sono diversi, ma il nostro Creatore non vuole che diventiamo malvagi o crudeli. Se le mie preghiere non vengono ascoltate, non sono abbastanza chiaro per il Creatore in questo momento. Ho letto sagge parole che indicano la vita senza lavoro simile a un furto, ma il lavoro svolto senza ispirazione è barbarie. Ma, purtroppo, non a tutti noi viene data l’opportunità di guadagnare con mezzi onesti.
Adam mi ha detto che sono stata creata per buone opere.

Non dobbiamo condannare coloro le cui storie di vita non capiamo.
Adam ha anche scritto poesie in lingua cecena.
L’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA” ha pubblicato, in più occasioni, le sue liriche risultate finaliste in varie edizioni del Premio “Otto milioni” e, per ricordalo come merita, ho scelto la sua poesia pubblicata, in italiano, nella nostra antologia Made in Ischia “Una pagina, un’emozione” edita dalla Casa editrice Il Sextante di Mariapia Ciaghi.

Sesilia

Mi sento stanco dalla notte oscura,
iniziando a cercare di liberarmi della tristezza sincera,
per scuotere i sentieri di fronte all’Alto Signore,
per lungo tempo, di nuovo, mi rivolgo a Lui, nella preghiera.

Dal tuo sguardo, la mia anima diventa calda,
e solo quando s’avvicina il mattino mi sento di nuovo triste.
Mi piace il tuo carattere costante e le tue parole sono dolci.
Mi basta di sentirti per capire la felicità, che trovo in te.

La tua bellezza è speciale e generosa,
guardando te, mi risveglio e metto giù la tristezza…

E se ho trovato la casa vera nel tuo cuore,
allora sono sempre gentile e pieno di tenerezza

Liga Sarah Lapinska

 

TWITTERONE: Pozzuoli rende omaggio a Maria Panetty Petrarca

Il 27 giugno 2020 l’Amministrazione comunale di Pozzuoli, nel luogo in cui c’era l’ex scuola elementare “De Amicis” a via Terracciano, ha inaugurato ufficialmente la villetta intestata a Maria Panetty Petrarca, eccelsa donna di cultura, maestra di Sofia Loren.

La bellissima manifestazione è valsa a tributare un ottimo e doveroso riconoscimento ad una donna con eccezionali doti umane.

Moglie, mamma, insegnante, poetessa, educatrice, di alto livello morale ed artistico.

La Redazione di questo giornale si complimenta con tutti i figli e i parenti di Maria Panetty Petrarca e, in modo particolare, con Milena Petrarca, collaboratrice di questa pagina, poetessa e pittrice, vincitrice assoluta, per la sezione “Arti grafiche”, dell’edizione 2017 del Premio Made in Ischia “Otto milioni” ideato da Bruno Mancini ed organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

La sua opera vincitrice “Le due muse” è stata utilizzata per comporre la copertina dell’Antologia “Penne note matite” pubblicata dalla Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi e poi esposta nel Museo delle Culture- MUDEC di Milano – in occasione della manifestazione internazionale Bookcity 2017.

Attualmente Milena Petrarca ricopre il ruolo di Presidente DILA per la Regione Campania.

Un plauso all’amministrazione comunale di Pozzuoli per la speciale attenzione verso la cultura e verso i suoi protagonisti.

 

Il Dispari 20200629 La lapide affranta

Il Dispari 20200629 – Redazione culturale DILA

La lapide affranta – Per la serie “Esopo news”

La lapide affranta

Esiste una morale che regola le gerarchie tra le lapidi?

Questa è la domanda che mi sono posto al cospetto della lapide del più importante Comune dell’isola d’Ischia.

Il Comune di Ischia noto in tutto io mondo per le sue bellezze naturalistiche non meno che per i suoi trascorsi storici.

Ricordare gli illustrissimi e innumerevoli personaggi, positivi negativi e neutri, che vi hanno almeno soggiornato per qualche giorno se non governato per lunghi periodi, diventerebbe un improbo lavoro da topo di biblioteca che non ho alcuna intenzione di effettuare, così che mi accontento di dare per scontato che lo sciame dei lettori se ne faccia un personalissimo sommario elenco.

Indubbiamente, alle lapidi poste a memoria e a postuma gratificazione di coloro che hanno immolata la propria vita in azioni di estrema difesa del bene comune (penso ai caduti nelle guerre di liberazione dalle tirannidi) spetta una posizione di privilegio rispetto alle lapide commemorative di episodi di stretto stampo politico (e mi riferisco, ad esempio, a quelle che ricordano la data di qualche avvenimento importante per l’assetto amministrativo nazionale come potrebbe essere la proclamazione della Repubblica).

Se in questa piramidale gerarchia l’ultimo posto è occupato dalle targhe decise dalle commissioni per l’odonomastica cittadina, non si può non tenere conto dell’esistenza di situazioni intermedie che spopolano sui muri di tutte le località italiane.

Come, ad esempio, i marmi posti nel corso di varie epoche, antiche e moderne, per informare e definire i limiti e le attribuzioni di ciascun borgo.

Insomma un classico biglietto da visita, inchiavardato sulla parte più trafficata ed evidente di ciascuna entità territoriale.

Ischia, la perla del Mediterraneo, l’isola dagli innumerevoli pregi, l’isola dei sogni e delle speranze, Ischia ha la sua carta d’identità nazionale scalpellata in una lapide di marmo scuro posta sul centralissimo Corso Vittoria Colonna.

La lapide della vergogna per l’incuria in cui è tenuta.

Ma Esopo fa notare che la lapide affranta è stata consolata dalla “natura” che si è preso il compito di adornarla con un cespuglio di vegetazione perenne.

Dove l’uomo abbruttisce per egoismo pubblico e privato la sua permanenza sulla terra, la natura attiva i suoi poteri per ribadire la sua supremazia non solo fisicamente totale ma anche moralmente ineccepibile.

COMUNE D’ISCHIA

CAPOLUOGO DI CIRCONDARIO

COLLEGIO ELETTORALE DI POZZUOLI

DISTRETTO DI POZZUOLI

PROVINCIA DI…

Bruno Mancini

Esopo news

Il Dispari 20200629

Editoriale |NICK x TUTTI!

Dico subito che, pubblicando questa intervista graziosamente rilasciata da Nicola Pantalone alla scrittrice, giornalista e Ambasciatrice DILA, Liliana Manetti, parto dal presupposto che non esista un ischitano amante della musica che non abbia avuto modo di ascoltare la sua melodia o non abbia partecipato in qualche maniera alla sua vita artistica.

Però sono anche convinto che non tutti conoscano alcuni “particolari” della sua umanità, ed è su questo che scriverò qualche breve considerazione.

In una foto che pubblichiamo a compendio di questo editoriale, Nicola suona con Mina; in un’altra foto è sul palco con Pippo Baudo e, scavando nel suo archivio fotografico, potremmo riempire diverse pagine di questo giornale con testimonianze di partecipazioni con artisti di chiara fama, non soltanto italiani.

Però Nicola, nonostante il suo blasonato curriculum, ogni volta che è stato sollecitato a rendere magicamente armonico un incontro culturale organizzato senza scopo di lucro, non ha mai messo il naso all’insù fregiandosi dei successi ottenuti per ottenere un qualsiasi beneficio economico o anche solo di immagine.

Nicola ha sempre risposto “Pronto! Dove e quando?”.

L’abbiamo visto nelle piazze in occasioni di feste locali e patronali; come l’abbiamo visto nell’incomparabile scenario del Palazzo Reale o nella suggestiva Villa La Colombaia che fu residenza prediletta di Luchino Visconti; nella Biblioteca comunale Antoniana; sul palco Telethon; per la celebrazione di numerose Shoah; così come per la presentazione di molteplici antologie Made in Ischia pubblicate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi; e, in particolare, per l’anteprima dell’antologia “Adotta una poesia” contenente le opere finaliste del premio omonimo voluto dalla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio; nei salotti e sulle piscine di alberghi con più stelle di quelle presenti sulle bandiere della Slovenia e della Gagauzia messe insieme; ecc ecc.

Gratis, sempre e solamente gratis.

Nicola ha tanto talento e tanta professionalità e tanta capacità di ammaliare il pubblico fortunato di poterlo ascoltare, quanta è la modestia che lo trattiene dal compiere imprese a lui congeniali pur essendo proibitive per tanti Artisti.

Nicola Pantalone è mio amico da sempre, oltre ogni circostanza e al di sopra di ogni stucchevole compiacimento; Nicola, come ho già scritto, è un talento musicale che potrebbe reinventare “La Marsigliese” o “Stranger in the night”; Nicola non manca un’occasione per “laudarmi” (bontà sua, ed evidente corollario della nostra amicizia) come “grande poeta” e non ho motivo di dubitare che lo creda davvero… eppure queste tre qualità messe insieme non sono sufficienti per smuovere la sua modestia fino ad indurlo di accontentare il mio desiderio di vedere musicate da lui alcune mie poesie.

L’ha fatto una volta sola e l’incomprensibile è che lui, pur avendo ritenuto positivo il risultato ottenuto, si senta ancora bloccato dalla difficoltà di una nuova simile impresa!

“Il brivido più lungo”, musica e canto di Nicola Pantalone e testo di Bruno Mancini, presentato in anteprima al MUDEC di Milano in occasione di un evento DILA per il Bookcity 2018 e poi nell’aula magna della SIAM, sempre a Milano e sempre per un evento Bookcity del 2019, lo potrete ascoltare aprendo il link

 

 

Ciò detto (come si usa oggigiorno chiosare quando si vuole introdurre un altro discorso) passiamo a leggere l’intervista rilasciata a Liliana Manetti, per poi concludere l’articolo con qualche breve nota sulla sua attività artistica.

—————————————

D: A quale età è iniziata la sua passione per la musica?

-R: Non esiste un’età per stabilire l’inizio della passione per la musica.

è la Musica che ti viene a cercare, perché sa che tu l’hai nel tuo dna da quando sei nato.

-D: All’inizio quale strumento suonava?

-R: Sembrerà strano, ma all’inizio suonavo la sedia.

Ero talmente portato al ritmo che la sedia mi dava l’idea di una batteria.

Quando poi è arrivato il momento di poter acquistare lo strumento, sono diventato un discreto

batterista.

-D: Al principio della sua carriera di quali gruppo ha fatto parte?

-R: Il Complesso iniziale (così si chiamava allora un gruppo musicale) era quello de “I Diavoli” o “The four Devils“ a seconda di come ci volevamo atteggiare cantando canzoni di Peppino di Capri repertorio italiano) o di Paul Anka e Neil Sedaka (American style).

Poi sono venuti “I Bluemoon“ e “I Sailors di Procida“.

-D: Nel corso della sua vita lei ha viaggiato molto a volte anche trasferendosi.

In quale luogo le è piaciuto di più vivere? E in quale le è piaciuto di più esibirsi?

-R: Sono stato così felice di fare musica, che ogni luogo che ho frequentato, in Italia, Svizzera e Germania, mi ha regalato umanamente la sua dose di successo e di affetto da parte del pubblico.

-D: Nel momento attuale dove vive? Quali sono le sue ultime esperienze musicali?

-R: Vivo, circondato da una bella famiglia, tanti amici, tanta stima e considerazione, in questa meravigliosa isola che è Ischia.

E qui, durante tantissime serate, ho raccontato agli ospiti delle strutture alberghiere dell’isola, con dovizia di particolari di aneddoti e di belle canzoni, la storia della canzone napoletana.

Quella classica, che affascina le generazioni nel tempo.

-D: Ci vuole parlare dei suoi dischi?

-R: Un mio disco, per quanto ne abbia registrati tanti, non è mai stato commercializzato.

Però ho raccolto in un CD molte canzoni scritte da me e l’ho chiamato NOSTOS (dal greco: il ritorno) poiché con quelle canzoni ritorno a momenti, ricordi, affetti e pensieri che riguardano esperienze della mia vita.

-D: Quali sono state le sue collaborazioni che lei ha amato di più?

-R: Tutte! Non c’è stata condivisione che non mi abbia permesso di imparare qualcosa in più e di divertirmi lavorando.

-D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

-R: Più che progetti ho desideri: continuare, per quel poco tempo che mi rimane, e in modo un po’ pigro, a crogiolarmi nel meraviglioso rapporto con i miei cari, sempre disponibile a dare loro una mano se serve, agli amici e a chiunque mi aiuti a crescere, nonostante l’età.

-D: Lei ama molto Ischia?

-R: Amo Ischia, come amo la mia città natale, Napoli, con tutto me stesso, tanto da godere per ciò che mi piace di queste città o da giustificare i loro errori o le cadute di stile, come potrei fare per dei figli.

L’amore, spesso, tralascia l’obiettività.

-D: Come ha conosciuto l’Associazione Internazionale DILA di Bruno Mancini?

-R: Sono fraterno amico di Bruno Mancini da quando eravamo compagni di scuola, ho partecipato con entusiasmo alla nascita della Associazione, frutto del grande impegno e dedizione del mio Grande Amico.

Ho anche composto le musiche delle sigle dei programmi della DILA

.

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Fin qui l’intervista, e ora concludiamo con qualche breve nota sulla sua carriera artistica.

Nick Pantalone nasce il 15/08/1943, sotto il segno zodiacale del leone e sotto le bombe americane, che scendevano copiose dall’azzurro cielo napoletano. A 10 anni canta per la prima volta in pubblico, al ristorante Di Massa, davanti a tutta la sua famiglia riunita.

Gli comprano una chitarra con la quale si esercita per 5 o 6 ore al giorno, abitudine che gli valse l’appellativo di “monaco” da parte del padre.

Spesso si “imbuca” nei locali più “in”, tipo Rancho Fellone e Monchey Bar, dove le orchestre provano per gli spettacoli serali ed è accolto quasi sempre con simpatia per la sua giovane età e per quanto si dimostrava attento e desideroso d’imparare, soprattutto la chitarra.

La vera svolta musicale di Nicola Pantalone inizia nel 1959 quando, nel locale più alla moda di Ischia “‘A Cambusa”, un cantante chitarrista molto bravo, Franco Di Costanzo, si ammalò e vi fu l’esigenza di sostituirlo. Si pensò che per poco tempo non fosse opportuno scomodare il grande Ugo Calise, ed a qualcuno venne fuori il nome di un sedicenne che spesso s’intratteneva, strimpellando la chitarra, a cantare con gli amici sul mitico muretto del Box Bar, in Via Vittoria Colonna: Nicola Pantalone, detto in seguito Nick.Tale breve, ma splendida e impegnativa esperienza, lo convinse a continuare con un vasto repertorio spaziante dalle classiche canzoni napoletane fino alla musica leggera italiana ed internazionale e alla musica brasiliana, con un occhio strizzato al jazz.

Lo paragonano a Paolo Conte, a Luigi Tenco, a De Andrè… ma lui ribatte dicendo ” tutta la musica, è la somma delle musiche che ho ascoltato”.

Un forte desiderio di suonare con altri amici, spinsero il giovane Nick a trasformarsi, per circa sette anni, in cantante batterista.

Suonò due anni con “I Diavoli”.Il gruppo ischitano formato insieme agli amici Enrico Roja, Saverio Toma e Gino Pinto ebbe un’estate artistica indimenticabile suonando al night “Hi Fi Club” in Via Enea, regno della mitica Christine.

Fu lì che incontrò Mina.

Sì, la Mina nazionale, con la quale ebbe modo di intrattenersi in diverse occasioni.Dal 1961 Nick fece parte di un altro gruppo, questa volta composto da musicisti napoletani, “I Blue Moon”.

Insieme suonarono fino al 1965: “Bikini Club”, “Flamenco Club”, circoli esclusivi, feste cittadine.

Poi, per tutta l’estate del 1965, ragazzi e giovani villeggianti fecero carte false pur di prenotare un ingresso al “Ruk Ruk”.

Suonava dal vivo insieme a Enrico Roja, Saverio Toma, Mimmo Paciello, Katia Massaro e altri amici, con gli altoparlanti e gli strumenti musicali arrangiati intorno ad un albero di pino centenario.

Nick ed i suoi amici nel locale che avevo inventato insieme a un gruppo di ragazzi della mia età, tra i quali ricordo Gianni Di Meglio e Jo Scaglione!

Fu un esplosione, un ineguagliato successo che gli valse la successiva partecipazione al “Primo festival della canzone”, tuttora ricordato come pietra miliare della rinascita musicale dell’Isola.

L’esperienza da batterista terminò allorché da Procida gli giunse l’invito di far parte come chitarrista e naturalmente voce solista, dell’ormai mitico gruppo de “I Sailors”.

Dal 1968 decise, più che mai forte di una pregevole esperienza, di suonare da solo.

Dal 1970 al 1973, alla fine di estati ischitane piene di soddisfazioni (tra cui la partecipazione – con l’armonica a bocca, luglio 1971 – alla registrazione della colonna sonora del film di Billy Wilder “Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre”, interpretato da un simpaticissimo Jack Lemmon), passava gli inverni suonando in locali alla moda di Monaco di Baviera, ed effettuando registrazioni alla Bayerischer Rundfunk, – la radio tedesca -, con la grande orchestra, diretta dal Maestro Bert Grund.

In Germania tra il 1977 e il 1979 scrive “Pensieri”, canzone che propone l’immagine di un uomo che esprime, malinconicamente ma dolcemente, la sua “laicità”.

Nel 1973 si trasferì a Como, sulle cui sponde – italiana e svizzera -, fino al 1987, non mancarono successi di pubblico e di critica alle esibizioni della sua musicalità meridionale nei piano bar e nei migliori locali alla moda.

Proprio in Svizzera, e precisamente a Lugano, venne ingaggiato dalla “Lugano Modern Band”: grande orchestra jazz della quale fu chitarrista e cantante per tutti i concerti, fino alla fine del 1980.

Tutto questo, gli consentiva di mantenere un costante contatto estivo con la sua isola, di cui rimaneva innamorato, suonando ogni anno, nei mesi di luglio ed agosto, in locali come lo “Chalet Primavera”, il “Ciao Mare” ed altre strutture che allietavano i più esigenti turisti di tutta l’isola.

Dal 1987 è tornato a vivere nella sua isola d’Ischia, felice di aver realizzato il desiderio che lo calamitava allo “scoglio”.

In quegli anni il criterio del piano bar andava cambindo: non più musica d’ascolto ma musica da ballo, e lui si diede velocemente alle tastiere che permettevano, con l’aiuto di una ritmica pressante, di accontentare il pubblico ballerino, pur continuando la sua magica e straordinaria avventura musicale.

Eccolo suonare anche ad Amburgo, Montreux, Lugano, Zurigo, Losanna…

Durante il 2000, nella fase finale delle manifestazioni in occasione del Giubileo, Nick venne invitato dall’associazione “Rinascita” al Palafiuggi e lì, con la sua chitarra, riuscì ad entusiasmare più di duemila persone convenute da 39 paesi di tutto il mondo, fino a coinvolgere gli spettatori euforici in un enorme gioioso girotondo intorno alla platea.

A settembre del 2004, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del Patrono d’Ischia, San Giovan Giuseppe Della Croce, ha tenuto per circa due ore un recital di canzoni napoletane molto calorosamente apprezzato, non solo dal pubblico, ma principalmente da tutte le autorità civili e religiosi giunte sull’isola da quasi tutto il mondo.

A novembre dello stesso anno è stato invitato a partecipare, unico artista isolano, ad un importante spettacolo organizzato e presentato da Pippo Baudo.

Nel 2005 altre serie di performance nelle splendide località ischitane ogni volta gremite di turisti incollati alle sedie, felici di apprezzare le sue doti di cantante chitarrista affabulatore e narratore di una napoletanità che, almeno per la sua musica, è da sempre vincente nel mondo.

Ne è venuto fuori un prodotto televisivo, trasmesso e ritrasmesso per un lungo periodo di tempo.

Ultimamente ha prodotto un cd (con 12 canzoni tutte di sua composizione) del quale, parlandone, si schermisce con pudore dicendo che: “… non ho inciso questo disco per raggiungere un successo che non ho mai inseguito.”

S’intitola “Nostos”, dal greco “ritorno”.

Bravo il nostro Nick.

Scrivere musica, cantare, essere artista, per donare, soprattutto, un bel ricordo agli affetti, agli amici, al pubblico, senza altre particolari aspettative.

E allora, diamoci il piacere di ascoltarlo questo regalo, per apprezzare maggiormente la sensibilità di Nicola Pantalone, per noi, da sempre, amico Nick.

Napoletano per nascita, Ischitano per amore.

 

Bruno Mancini

 

 



 

 

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Bruno Mancini scrittorebruno-fotografo

è nato a Napoli nel 1943 e risiede ad Ischia, dalla età di tre anni.

A lui piace dire che l’origine della sua ispirazione o forse solo un iniziale impulso ancestrale ed istintivo, il vero basilare momento poetico della sua vita, si è concretizzato nell’incontro, propriamente fisico, tra i suoi sensi acerbi, infantili, e le secolari, immutate, tentazioni autoctone dell’Isola d’Ischia, dove le leggi della natura sembravano fluire ancora difese da valori di primitive protezioni.
Anche se aggiunge, con molta auto ironia e con un pizzico di provocazione:

“Le mie primissime esternazioni poetiche le ho espresse in tenerissima età, quando ancora non avevo pronunziato per la prima volta la parola mamma, ed alla fine di ogni abbondante poppata liberavo graziose ispirazioni poetizzando mediante dei rimati vagiti“.

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Antiche terme comunali – Salone delle feste  – Ischia 1964 Bruno Mancini legge poesie moderne

Recensione di Marina De Caro

Recensione di Roberta Panizza

Recensione di Liga Lapinska

Intervista di Michela Zanarella

Intervista a Michela Zanarella

FATTITALIANI: Caterina Guttadauro La Brasca intervista Bruno Mancini

Caterina Guttadauro La Brasca

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Clara – Musica e canto di Valentina Gavrish – Testo di Bruno Mancini – Quadri di Milena Petrarca

Credevo – Musica e canto di Valentna Gavrish – Testo di Bruno Mancini

Valentina Gavrish Gilda Canta Rita Cuccaro finalista premio “Otto milioni” 2018

Parlo di Te – Testo di Bruno Mancini, musica e canto di Valentina Gavrish.

Non rubate la mia vita testo di Bruno Mancini musica e canto di Valentina Gavrish

Adesso musica e canto di Valentina Gavrish e testo di Bruno Mancini

Carnevale – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

Gilda – Testo di Bruno Mancini -Musica e canto di Valentina Gavrish

Giovane Apache – Testo Bruno Mancini – Musica e canto Valentina Gavrish

Tecla – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

Ad occhi chiusi – Testo di Bruno Mancini – Musica e canto di Valentina Gavrish

28 nov 2013 20:31

PRANDIN MANCINI SOMMA E sento bestemmiare finalista premio “Otto milioni” 2018

“Quanno”: musica Roberto Prandin, testo Bruno Mancini, traduzione L. Somma immagini artisti vari

Tra eutanasia e ghigliottina Prandin Mancini Canola legge Bruno con testi

Tra Eutanasia e Ghigliottina Roberto Prandin Bruno Mancini Patrizia Canola

Tra eutanasia e ghigliottina testo Bruno Mancini, musica Roberto Prandin, disegni Liga Lapinska

E sento jastemma ‘o cielo Roberto Prandin Bruno Mancini Patrizia Canola Luciano Somma fast

Nicola Pantalone Il brivido più lungo finalista premio “Otto milioni” 2018

Canzone per San Valentino

Inno Coquille – Premio Internazionale di Poesia “Otto milioni – 2013”

Nelle bugie dei sogni Sigla 2 cerimonia premiazione “Otto milioni – 2014”

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Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200706

Editoriale | Chiara Pavoni: Indaco

Un’altra splendida interpretazione “scenica” di Chiara Pavoni è diventata un video da suggerire a tutti coloro che ritengano la Poesia essere qualcosa di più della banale sintetizzazione di apparati narrativi prevalentemente ruotanti intorno alla sfera delle emozioni amorose.

La Poesia come entità autonoma di espressività complessa, la Poesia come aggregante per la somatizzazione di emozioni, la Poesia come luce individuale per la identificazione di allestimenti sentimentali articolati e collettivi ma anche essenziali e personalistici, queste sono alcune delle potenze che forzano la professionalità artistica di Chiara Pavoni rendendola promotrice, e complice, di una validazione teatrale che rende i versi simili a momenti di assoluta apnea nel microuniverso circostante disponibile per l’immersione teatrale degli spettatori catalizzati sulle onde magnetiche che lei impone.

Chiara Pavoni ha realizzato in un video la “lettura/recitazione” della poesia “Indaco” tratta dalla raccolta di poesie“Erotismo, sì!” (2012 – 2017) scritta da Bruno Mancini, di cui vi diamo il link

https://youtu.be/VsAo85IIbpA

e vi proponiamo il testo.

Indaco

Nell’ieri oltre il sipario delle nostre solitudini,

– maturità non è peccato –

scioglie il nodo nel mio petto la mano

che sposta da scaffali polverosi qui giù in platea

effluvi di antichi amori.

 

Oggi, la storia è amara: SPETTRI.

Romanza la mia testa

quest’uomo accanto che bisbiglia:

“Andiamo a cena insieme?”.

Il viso ciondolo sulla sua spalla.

 

Poi tutti in piedi a porgere gli omaggi

– applausi –,

ma lui non chiede il mio permesso

– sfacciato –

nel togliermi gli occhiali

– deciso –

bisbiglia “Bella”

– maliardo.

 

Odora sesso la mia grotta

– sbandata –

di fronte al suo bastardo sentimento

– testardo.

 

Stele sacrale alla lussuria

– avvinta –

a solo un passo dal delirio

– inappellabile –

è troppo intenso il battito del cuore

– emozionato –

per dirgli “Smettila”

– tremante.

 

“Hotel Sigillo, prego” già impone allo chauffeur

aprendo la portiera al mio passaggio.

Bruno Mancini

Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

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Chiara Pavoni

Il Dispari 20200706 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Liga Sarah Lapinska, in ricordo di Adam Ilyasov: un poeta, un pittore e un educatore.

Il 23 maggio 2020, il mese in cui i musulmani, tra cui Adam Ilyasov, praticano il digiuno, la vita di questo uomo riverito si è estinta.

Adam è stato un poeta, un pittore e un educatore altruista per tutta la vita ed è stato insegnante per oltre 30 anni.

Ha lavorato molto con i bambini.

Ha fondato un’organizzazione pubblica il cui compito è aiutare i bambini a riprendersi da situazioni traumatiche.

Non si tratta solo di lesioni fisiche, ma di bambini che crescono durante guerre quasi continue e soffrono di violenza morale da molto tempo, mostrando, volentieri, la sua tecnica pittorica ai suoi studenti, piccoli ed adulti, durante corsi di perfezionamento.

Spesso i passanti, interessati a ciò che lui creava su tela o cartone, hanno iniziato a dipingere per dire al mondo e al nostro Creatore, con colori e immagini, cosa non possono o si vergognano di dire nelle loro conversazioni quotidiane.

Le sue figlie Makka, Zhayna e Zara sono artiste di talento.

Adam era orgoglioso non solo delle sue figlie, ma anche dell’amicizia con gli artisti Aminat Istamulova, Kamilla Djulova, Shaman Duzhujev, Ajub Ibragimov, Sherip Curujev, Apti Dibirov, Mehdi Eskerhanov.

Ha dipinto, molto spesso, con acquerelli, dissolvendoli non in acqua, ma in olio denso, motivo per cui le tonalità di colore nei suoi quadri sono così luminose, succose e fresche.

Adam adorava le montagne che circondano la Cecenia e il piccolo villaggio di Oyshar, dove ha vissuto per molti anni.
Adam mi ha affidato le sue riflessioni: “Non condannare” ha detto “coloro che, al momento, stanno compiendo azioni malvagie, per non diventare come loro. La nostra fede e i nostri costumi religiosi sono diversi, ma il nostro Creatore non vuole che diventiamo malvagi o crudeli. Se le mie preghiere non vengono ascoltate, non sono abbastanza chiaro per il Creatore in questo momento. Ho letto sagge parole che indicano la vita senza lavoro simile a un furto, ma il lavoro svolto senza ispirazione è barbarie. Ma, purtroppo, non a tutti noi viene data l’opportunità di guadagnare con mezzi onesti.
Adam mi ha detto che sono stata creata per buone opere.

Non dobbiamo condannare coloro le cui storie di vita non capiamo.
Adam ha anche scritto poesie in lingua cecena.
L’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA” ha pubblicato, in più occasioni, le sue liriche risultate finaliste in varie edizioni del Premio “Otto milioni” e, per ricordalo come merita, ho scelto la sua poesia pubblicata, in italiano, nella nostra antologia Made in Ischia “Una pagina, un’emozione” edita dalla Casa editrice Il Sextante di Mariapia Ciaghi.

Sesilia

Mi sento stanco dalla notte oscura,
iniziando a cercare di liberarmi della tristezza sincera,
per scuotere i sentieri di fronte all’Alto Signore,
per lungo tempo, di nuovo, mi rivolgo a Lui, nella preghiera.

Dal tuo sguardo, la mia anima diventa calda,
e solo quando s’avvicina il mattino mi sento di nuovo triste.
Mi piace il tuo carattere costante e le tue parole sono dolci.
Mi basta di sentirti per capire la felicità, che trovo in te.

La tua bellezza è speciale e generosa,
guardando te, mi risveglio e metto giù la tristezza…

E se ho trovato la casa vera nel tuo cuore,
allora sono sempre gentile e pieno di tenerezza

Liga Sarah Lapinska

 

TWITTERONE: Pozzuoli rende omaggio a Maria Panetty Petrarca

Il 27 giugno 2020 l’Amministrazione comunale di Pozzuoli, nel luogo in cui c’era l’ex scuola elementare “De Amicis” a via Terracciano, ha inaugurato ufficialmente la villetta intestata a Maria Panetty Petrarca, eccelsa donna di cultura, maestra di Sofia Loren.

La bellissima manifestazione è valsa a tributare un ottimo e doveroso riconoscimento ad una donna con eccezionali doti umane.

Moglie, mamma, insegnante, poetessa, educatrice, di alto livello morale ed artistico.

La Redazione di questo giornale si complimenta con tutti i figli e i parenti di Maria Panetty Petrarca e, in modo particolare, con Milena Petrarca, collaboratrice di questa pagina, poetessa e pittrice, vincitrice assoluta, per la sezione “Arti grafiche”, dell’edizione 2017 del Premio Made in Ischia “Otto milioni” ideato da Bruno Mancini ed organizzato dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”.

La sua opera vincitrice “Le due muse” è stata utilizzata per comporre la copertina dell’Antologia “Penne note matite” pubblicata dalla Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi e poi esposta nel Museo delle Culture- MUDEC di Milano – in occasione della manifestazione internazionale Bookcity 2017.

Attualmente Milena Petrarca ricopre il ruolo di Presidente DILA per la Regione Campania.

Un plauso all’amministrazione comunale di Pozzuoli per la speciale attenzione verso la cultura e verso i suoi protagonisti.

 

Il Dispari 20200629 La lapide affranta

Il Dispari 20200629 – Redazione culturale DILA

La lapide affranta – Per la serie “Esopo news”

La lapide affranta

Esiste una morale che regola le gerarchie tra le lapidi?

Questa è la domanda che mi sono posto al cospetto della lapide del più importante Comune dell’isola d’Ischia.

Il Comune di Ischia noto in tutto io mondo per le sue bellezze naturalistiche non meno che per i suoi trascorsi storici.

Ricordare gli illustrissimi e innumerevoli personaggi, positivi negativi e neutri, che vi hanno almeno soggiornato per qualche giorno se non governato per lunghi periodi, diventerebbe un improbo lavoro da topo di biblioteca che non ho alcuna intenzione di effettuare, così che mi accontento di dare per scontato che lo sciame dei lettori se ne faccia un personalissimo sommario elenco.

Indubbiamente, alle lapidi poste a memoria e a postuma gratificazione di coloro che hanno immolata la propria vita in azioni di estrema difesa del bene comune (penso ai caduti nelle guerre di liberazione dalle tirannidi) spetta una posizione di privilegio rispetto alle lapide commemorative di episodi di stretto stampo politico (e mi riferisco, ad esempio, a quelle che ricordano la data di qualche avvenimento importante per l’assetto amministrativo nazionale come potrebbe essere la proclamazione della Repubblica).

Se in questa piramidale gerarchia l’ultimo posto è occupato dalle targhe decise dalle commissioni per l’odonomastica cittadina, non si può non tenere conto dell’esistenza di situazioni intermedie che spopolano sui muri di tutte le località italiane.

Come, ad esempio, i marmi posti nel corso di varie epoche, antiche e moderne, per informare e definire i limiti e le attribuzioni di ciascun borgo.

Insomma un classico biglietto da visita, inchiavardato sulla parte più trafficata ed evidente di ciascuna entità territoriale.

Ischia, la perla del Mediterraneo, l’isola dagli innumerevoli pregi, l’isola dei sogni e delle speranze, Ischia ha la sua carta d’identità nazionale scalpellata in una lapide di marmo scuro posta sul centralissimo Corso Vittoria Colonna.

La lapide della vergogna per l’incuria in cui è tenuta.

Ma Esopo fa notare che la lapide affranta è stata consolata dalla “natura” che si è preso il compito di adornarla con un cespuglio di vegetazione perenne.

Dove l’uomo abbruttisce per egoismo pubblico e privato la sua permanenza sulla terra, la natura attiva i suoi poteri per ribadire la sua supremazia non solo fisicamente totale ma anche moralmente ineccepibile.

COMUNE D’ISCHIA

CAPOLUOGO DI CIRCONDARIO

COLLEGIO ELETTORALE DI POZZUOLI

DISTRETTO DI POZZUOLI

PROVINCIA DI…

Bruno Mancini

Esopo news

Il Dispari 20200629

Editoriale |NICK x TUTTI!

Dico subito che, pubblicando questa intervista graziosamente rilasciata da Nicola Pantalone alla scrittrice, giornalista e Ambasciatrice DILA, Liliana Manetti, parto dal presupposto che non esista un ischitano amante della musica che non abbia avuto modo di ascoltare la sua melodia o non abbia partecipato in qualche maniera alla sua vita artistica.

Però sono anche convinto che non tutti conoscano alcuni “particolari” della sua umanità, ed è su questo che scriverò qualche breve considerazione.

In una foto che pubblichiamo a compendio di questo editoriale, Nicola suona con Mina; in un’altra foto è sul palco con Pippo Baudo e, scavando nel suo archivio fotografico, potremmo riempire diverse pagine di questo giornale con testimonianze di partecipazioni con artisti di chiara fama, non soltanto italiani.

Però Nicola, nonostante il suo blasonato curriculum, ogni volta che è stato sollecitato a rendere magicamente armonico un incontro culturale organizzato senza scopo di lucro, non ha mai messo il naso all’insù fregiandosi dei successi ottenuti per ottenere un qualsiasi beneficio economico o anche solo di immagine.

Nicola ha sempre risposto “Pronto! Dove e quando?”.

L’abbiamo visto nelle piazze in occasioni di feste locali e patronali; come l’abbiamo visto nell’incomparabile scenario del Palazzo Reale o nella suggestiva Villa La Colombaia che fu residenza prediletta di Luchino Visconti; nella Biblioteca comunale Antoniana; sul palco Telethon; per la celebrazione di numerose Shoah; così come per la presentazione di molteplici antologie Made in Ischia pubblicate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi; e, in particolare, per l’anteprima dell’antologia “Adotta una poesia” contenente le opere finaliste del premio omonimo voluto dalla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio; nei salotti e sulle piscine di alberghi con più stelle di quelle presenti sulle bandiere della Slovenia e della Gagauzia messe insieme; ecc ecc.

Gratis, sempre e solamente gratis.

Nicola ha tanto talento e tanta professionalità e tanta capacità di ammaliare il pubblico fortunato di poterlo ascoltare, quanta è la modestia che lo trattiene dal compiere imprese a lui congeniali pur essendo proibitive per tanti Artisti.

Nicola Pantalone è mio amico da sempre, oltre ogni circostanza e al di sopra di ogni stucchevole compiacimento; Nicola, come ho già scritto, è un talento musicale che potrebbe reinventare “La Marsigliese” o “Stranger in the night”; Nicola non manca un’occasione per “laudarmi” (bontà sua, ed evidente corollario della nostra amicizia) come “grande poeta” e non ho motivo di dubitare che lo creda davvero… eppure queste tre qualità messe insieme non sono sufficienti per smuovere la sua modestia fino ad indurlo di accontentare il mio desiderio di vedere musicate da lui alcune mie poesie.

L’ha fatto una volta sola e l’incomprensibile è che lui, pur avendo ritenuto positivo il risultato ottenuto, si senta ancora bloccato dalla difficoltà di una nuova simile impresa!

“Il brivido più lungo”, musica e canto di Nicola Pantalone e testo di Bruno Mancini, presentato in anteprima al MUDEC di Milano in occasione di un evento DILA per il Bookcity 2018 e poi nell’aula magna della SIAM, sempre a Milano e sempre per un evento Bookcity del 2019, lo potrete ascoltare aprendo il link

 

 

Ciò detto (come si usa oggigiorno chiosare quando si vuole introdurre un altro discorso) passiamo a leggere l’intervista rilasciata a Liliana Manetti, per poi concludere l’articolo con qualche breve nota sulla sua attività artistica.

—————————————

D: A quale età è iniziata la sua passione per la musica?

-R: Non esiste un’età per stabilire l’inizio della passione per la musica.

è la Musica che ti viene a cercare, perché sa che tu l’hai nel tuo dna da quando sei nato.

-D: All’inizio quale strumento suonava?

-R: Sembrerà strano, ma all’inizio suonavo la sedia.

Ero talmente portato al ritmo che la sedia mi dava l’idea di una batteria.

Quando poi è arrivato il momento di poter acquistare lo strumento, sono diventato un discreto

batterista.

-D: Al principio della sua carriera di quali gruppo ha fatto parte?

-R: Il Complesso iniziale (così si chiamava allora un gruppo musicale) era quello de “I Diavoli” o “The four Devils“ a seconda di come ci volevamo atteggiare cantando canzoni di Peppino di Capri repertorio italiano) o di Paul Anka e Neil Sedaka (American style).

Poi sono venuti “I Bluemoon“ e “I Sailors di Procida“.

-D: Nel corso della sua vita lei ha viaggiato molto a volte anche trasferendosi.

In quale luogo le è piaciuto di più vivere? E in quale le è piaciuto di più esibirsi?

-R: Sono stato così felice di fare musica, che ogni luogo che ho frequentato, in Italia, Svizzera e Germania, mi ha regalato umanamente la sua dose di successo e di affetto da parte del pubblico.

-D: Nel momento attuale dove vive? Quali sono le sue ultime esperienze musicali?

-R: Vivo, circondato da una bella famiglia, tanti amici, tanta stima e considerazione, in questa meravigliosa isola che è Ischia.

E qui, durante tantissime serate, ho raccontato agli ospiti delle strutture alberghiere dell’isola, con dovizia di particolari di aneddoti e di belle canzoni, la storia della canzone napoletana.

Quella classica, che affascina le generazioni nel tempo.

-D: Ci vuole parlare dei suoi dischi?

-R: Un mio disco, per quanto ne abbia registrati tanti, non è mai stato commercializzato.

Però ho raccolto in un CD molte canzoni scritte da me e l’ho chiamato NOSTOS (dal greco: il ritorno) poiché con quelle canzoni ritorno a momenti, ricordi, affetti e pensieri che riguardano esperienze della mia vita.

-D: Quali sono state le sue collaborazioni che lei ha amato di più?

-R: Tutte! Non c’è stata condivisione che non mi abbia permesso di imparare qualcosa in più e di divertirmi lavorando.

-D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

-R: Più che progetti ho desideri: continuare, per quel poco tempo che mi rimane, e in modo un po’ pigro, a crogiolarmi nel meraviglioso rapporto con i miei cari, sempre disponibile a dare loro una mano se serve, agli amici e a chiunque mi aiuti a crescere, nonostante l’età.

-D: Lei ama molto Ischia?

-R: Amo Ischia, come amo la mia città natale, Napoli, con tutto me stesso, tanto da godere per ciò che mi piace di queste città o da giustificare i loro errori o le cadute di stile, come potrei fare per dei figli.

L’amore, spesso, tralascia l’obiettività.

-D: Come ha conosciuto l’Associazione Internazionale DILA di Bruno Mancini?

-R: Sono fraterno amico di Bruno Mancini da quando eravamo compagni di scuola, ho partecipato con entusiasmo alla nascita della Associazione, frutto del grande impegno e dedizione del mio Grande Amico.

Ho anche composto le musiche delle sigle dei programmi della DILA

.

—————————————

Fin qui l’intervista, e ora concludiamo con qualche breve nota sulla sua carriera artistica.

Nick Pantalone nasce il 15/08/1943, sotto il segno zodiacale del leone e sotto le bombe americane, che scendevano copiose dall’azzurro cielo napoletano. A 10 anni canta per la prima volta in pubblico, al ristorante Di Massa, davanti a tutta la sua famiglia riunita.

Gli comprano una chitarra con la quale si esercita per 5 o 6 ore al giorno, abitudine che gli valse l’appellativo di “monaco” da parte del padre.

Spesso si “imbuca” nei locali più “in”, tipo Rancho Fellone e Monchey Bar, dove le orchestre provano per gli spettacoli serali ed è accolto quasi sempre con simpatia per la sua giovane età e per quanto si dimostrava attento e desideroso d’imparare, soprattutto la chitarra.

La vera svolta musicale di Nicola Pantalone inizia nel 1959 quando, nel locale più alla moda di Ischia “‘A Cambusa”, un cantante chitarrista molto bravo, Franco Di Costanzo, si ammalò e vi fu l’esigenza di sostituirlo. Si pensò che per poco tempo non fosse opportuno scomodare il grande Ugo Calise, ed a qualcuno venne fuori il nome di un sedicenne che spesso s’intratteneva, strimpellando la chitarra, a cantare con gli amici sul mitico muretto del Box Bar, in Via Vittoria Colonna: Nicola Pantalone, detto in seguito Nick.Tale breve, ma splendida e impegnativa esperienza, lo convinse a continuare con un vasto repertorio spaziante dalle classiche canzoni napoletane fino alla musica leggera italiana ed internazionale e alla musica brasiliana, con un occhio strizzato al jazz.

Lo paragonano a Paolo Conte, a Luigi Tenco, a De Andrè… ma lui ribatte dicendo ” tutta la musica, è la somma delle musiche che ho ascoltato”.

Un forte desiderio di suonare con altri amici, spinsero il giovane Nick a trasformarsi, per circa sette anni, in cantante batterista.

Suonò due anni con “I Diavoli”.Il gruppo ischitano formato insieme agli amici Enrico Roja, Saverio Toma e Gino Pinto ebbe un’estate artistica indimenticabile suonando al night “Hi Fi Club” in Via Enea, regno della mitica Christine.

Fu lì che incontrò Mina.

Sì, la Mina nazionale, con la quale ebbe modo di intrattenersi in diverse occasioni.Dal 1961 Nick fece parte di un altro gruppo, questa volta composto da musicisti napoletani, “I Blue Moon”.

Insieme suonarono fino al 1965: “Bikini Club”, “Flamenco Club”, circoli esclusivi, feste cittadine.

Poi, per tutta l’estate del 1965, ragazzi e giovani villeggianti fecero carte false pur di prenotare un ingresso al “Ruk Ruk”.

Suonava dal vivo insieme a Enrico Roja, Saverio Toma, Mimmo Paciello, Katia Massaro e altri amici, con gli altoparlanti e gli strumenti musicali arrangiati intorno ad un albero di pino centenario.

Nick ed i suoi amici nel locale che avevo inventato insieme a un gruppo di ragazzi della mia età, tra i quali ricordo Gianni Di Meglio e Jo Scaglione!

Fu un esplosione, un ineguagliato successo che gli valse la successiva partecipazione al “Primo festival della canzone”, tuttora ricordato come pietra miliare della rinascita musicale dell’Isola.

L’esperienza da batterista terminò allorché da Procida gli giunse l’invito di far parte come chitarrista e naturalmente voce solista, dell’ormai mitico gruppo de “I Sailors”.

Dal 1968 decise, più che mai forte di una pregevole esperienza, di suonare da solo.

Dal 1970 al 1973, alla fine di estati ischitane piene di soddisfazioni (tra cui la partecipazione – con l’armonica a bocca, luglio 1971 – alla registrazione della colonna sonora del film di Billy Wilder “Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre”, interpretato da un simpaticissimo Jack Lemmon), passava gli inverni suonando in locali alla moda di Monaco di Baviera, ed effettuando registrazioni alla Bayerischer Rundfunk, – la radio tedesca -, con la grande orchestra, diretta dal Maestro Bert Grund.

In Germania tra il 1977 e il 1979 scrive “Pensieri”, canzone che propone l’immagine di un uomo che esprime, malinconicamente ma dolcemente, la sua “laicità”.

Nel 1973 si trasferì a Como, sulle cui sponde – italiana e svizzera -, fino al 1987, non mancarono successi di pubblico e di critica alle esibizioni della sua musicalità meridionale nei piano bar e nei migliori locali alla moda.

Proprio in Svizzera, e precisamente a Lugano, venne ingaggiato dalla “Lugano Modern Band”: grande orchestra jazz della quale fu chitarrista e cantante per tutti i concerti, fino alla fine del 1980.

Tutto questo, gli consentiva di mantenere un costante contatto estivo con la sua isola, di cui rimaneva innamorato, suonando ogni anno, nei mesi di luglio ed agosto, in locali come lo “Chalet Primavera”, il “Ciao Mare” ed altre strutture che allietavano i più esigenti turisti di tutta l’isola.

Dal 1987 è tornato a vivere nella sua isola d’Ischia, felice di aver realizzato il desiderio che lo calamitava allo “scoglio”.

In quegli anni il criterio del piano bar andava cambindo: non più musica d’ascolto ma musica da ballo, e lui si diede velocemente alle tastiere che permettevano, con l’aiuto di una ritmica pressante, di accontentare il pubblico ballerino, pur continuando la sua magica e straordinaria avventura musicale.

Eccolo suonare anche ad Amburgo, Montreux, Lugano, Zurigo, Losanna…

Durante il 2000, nella fase finale delle manifestazioni in occasione del Giubileo, Nick venne invitato dall’associazione “Rinascita” al Palafiuggi e lì, con la sua chitarra, riuscì ad entusiasmare più di duemila persone convenute da 39 paesi di tutto il mondo, fino a coinvolgere gli spettatori euforici in un enorme gioioso girotondo intorno alla platea.

A settembre del 2004, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del Patrono d’Ischia, San Giovan Giuseppe Della Croce, ha tenuto per circa due ore un recital di canzoni napoletane molto calorosamente apprezzato, non solo dal pubblico, ma principalmente da tutte le autorità civili e religiosi giunte sull’isola da quasi tutto il mondo.

A novembre dello stesso anno è stato invitato a partecipare, unico artista isolano, ad un importante spettacolo organizzato e presentato da Pippo Baudo.

Nel 2005 altre serie di performance nelle splendide località ischitane ogni volta gremite di turisti incollati alle sedie, felici di apprezzare le sue doti di cantante chitarrista affabulatore e narratore di una napoletanità che, almeno per la sua musica, è da sempre vincente nel mondo.

Ne è venuto fuori un prodotto televisivo, trasmesso e ritrasmesso per un lungo periodo di tempo.

Ultimamente ha prodotto un cd (con 12 canzoni tutte di sua composizione) del quale, parlandone, si schermisce con pudore dicendo che: “… non ho inciso questo disco per raggiungere un successo che non ho mai inseguito.”

S’intitola “Nostos”, dal greco “ritorno”.

Bravo il nostro Nick.

Scrivere musica, cantare, essere artista, per donare, soprattutto, un bel ricordo agli affetti, agli amici, al pubblico, senza altre particolari aspettative.

E allora, diamoci il piacere di ascoltarlo questo regalo, per apprezzare maggiormente la sensibilità di Nicola Pantalone, per noi, da sempre, amico Nick.

Napoletano per nascita, Ischitano per amore.

 

Bruno Mancini

 

 



 

 

Il Dispari 20200622 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200622

EDITORIALE |Mariapia Ciaghi a “Striscia la notizia”

Diamo per scontato che tutti voi sappiate che Mariapia Ciaghi è una delle più determinate sostenitrici dei progetti Made in Ischia promossi dall’associazione culturale “Da Ischia l’Arte – DILA” e validati da questa testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio.

Infatti, da molti anni Mariapia Ciaghi, con la sua casa editrice IL SEXTANTE e il magazine trimestrale EUDONNA, non solo pubblica tutte le antologie contenenti le opere finaliste del premio “Otto milioni”, non solo mette a disposizione una collana poetica per artisti emergenti proposti da DILA, non solo pubblica articoli e inserisce informazioni nelle sue pagine web e nella rivista, ma promuove ed organizza importanti eventi internazionali nei quali il Made in Ischia di DILA ha sempre una posizione di primo piano insieme alla Redazione di questo giornale..

Considerando il rigido duopolio editoriale televisivo (e non solo) che è in mano a due multinazionali – in stridente contrasto con la pluralità voluta dal sistema democratico italiano che ormai tutti sappiamo essere stata calpestato oltre ogni peggiore previsione- , sembra quasi un miracolo che Canale 5, durante una delle sue trasmissioni di punta, come è certamente “Striscia la notizia”, abbia promosso il libro “Le labbra sullo specchio“ scritto da Giuseppe Strazzi e edito da Mariapia Ciaghi con il marchio della sua casa editrice “Il Sextante”.

Infatti, Gerry Scotti con Michelle Hunziker hanno duettato così:

-Lui, tranquillo: «Vi voglio parlare del romanzo “Le labbra sullo specchio“»

-Lei, sensuale: «Sììì, sìììì»

-Lui, entusiasta: «In questo raffinato romanzo l’autore tratta con penna raffinata il tema dell’amore tra un uomo e una donna.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi troviamo quella spinta che fece dire Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo“»

-Lei maliarda: “Come l’hai detto tu viene voglia di prenderlo per solo come l’hai detto tu!»

Era il giorno 13 giugno 2020 e il video potrete guardarlo da

Mariapia Ciaghi ci ha rilasciata questa breve presentazione di Giuseppe Strazzi

«Di lui la critica dice che nella sua ricerca esistenziale affida alla parola la fatica di comunicare ciò che diviene novità nello spirito umano”, poeta e scrittore di pensiero fine ed elegante, da alle stampe con Il Sextante il volume “I poeti italiani ci tweettano” e “Le labbra sullo specchio“.

L’autore ha vinto nel 1990 il Premio nazionale di narrativa LA PRIMOGENITA, Città di Piacenza e nel 2008 il Premio nazionale di poesia ADA NEGRI, Lodi.

Ha tenuto conferenze di Logopoietica basata sulla storia della parola dentro la creatività del fare poesia.

Con il primo lavoro, “I poeti italiani ci tweettano“, l’autore, in un’epoca di globalizzazione economica, afferma ancora una volta, come da sempre la Poesia sia espressione globale dello Spirito che si è storicizzata nelle diverse civiltà e, sulla scia di Heidegger, ripropone il linguaggio poetico come dimora dell’Essere.

Leggendo il volume è possibile sentire il canto vissuto dell’uomo che, con la memoria del passato, attualizza un presente di eterno futuro.

Il “solo e pensoso per li deserti campi…” di Petrarca, è ancora nell’hic et nunc presente nello spirito dell’uomo di oggi che forse lo può percepire come un tweet, dal sibilo della civetta.

Si chiede l’autore: “Non siamo forse, anche noi spesso soli e pensosi?“.

Nel romanzo “Le labbra sullo specchio“, Giuseppe Strazzi tratta “con penna sensibile e affilata il tema dell’amore tra uomo e donna (come ha chiosato Gerry Scotti in Striscia la notizia).

Il protagonista è Arturo Scacchi.

La vicenda, in una città senza nessuna denominazione geografica perché il desiderio d’amore non conosce luoghi, si svolge nell’arco di un solo giorno: dal mattino alla notte.

L’incipit del romanzo è “Era bella”. E la chiusura del romanzo è “Era bella”.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi ritroviamo quella spinta che fece dire a Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo” (sempre riportando le parole di Gerry Scotti in Striscia la notizia).

La bellezza è un valore in se stesso.

Non è utilitarista.

È come un fiore che sorride gratuitamente all’universo!

Così possiamo ritrovare e vivere la bellezza in mezzo a un mondo di interessi, scambi e mercanzie.

Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante.

Brilla dappertutto e fa brillare anche noi con il bello.»

Concludiamo questo omaggio alla professionalità e alla determinazione di Mariapia Ciaghi, ringraziandola per l’esclusiva che ci ha riservata, con l’introduzione al libro scritta da Niccolò Lucarelli.

«Racconto lungo o romanzo breve, poco importa.

A contare in quest’opera di Giuseppe Strazzi, sono le emozioni, l’indagine dell’interiorità, l’eleganza di un linguaggio non aulico ma puntuale ed espressivo.

Caratteristiche non scontate, in tempi grami anche per la letteratura, in cui persino le pagine sembrano aver assorbito un po’ del rumore che affligge la vita quotidiana.

Ma cercando con attenzione sugli scaffali delle librerie, accade invece d’imbattersi in queste riflessioni che stanno a metà fra la poesia e la letteratura, dove il silenzio e la speculazione, il coraggio della ricerca e la voglia di togliersi la maschera prevalgono sulla tronfia vanagloria, su quell’inutile sentenziare che crea soltanto fastidio in chi ascolta.

Le labbra sullo specchio, un titolo dal sapore narcisistico ma rovesciato, come vedrà chi vorrà leggere, è una vicenda all’apparenza banale, una vicenda contemporanea che però racchiude quasi tre millenni di storia dell’umanità, la storia fatta dalla poesia, dalla letteratura, dalla filosofia, dalla psicologia, quella storia che pur non avendo le mani sporche di sangue riesce comunque a incidere in profondità la linea del tempo.

Lasciandosi accompagnare dai personaggi immaginati da Strazzi (che avrebbero potuto uscire da un carme di Catullo), si compie infatti un viaggio mentale nelle vicissitudini dell’amore, quel fuoco che da millenni arde nel cuore degli individui; un romanzo breve denso e colto, che in un numero contenuto di pagine riesce a esprimere molto, a scardinare quei muri emotivi e psicologici che riesce a innalzare un tema vasto e complesso come l’amore, di cui tanto si parla ma di cui si è forse dimenticato la magia e il significato.

Le labbra sullo specchio è un’opera caleidoscopica, dai mille volti da scoprire pagina dopo pagina: un po’ romanzo simbolico, una sorta di moderno mito, un po’ racconto neorealista, anche in virtù di un registro linguistico che indulge su parole o espressioni d’altri tempi, a tratti garbatamente dimesso con il sapore di un racconto popolare, e che rivela costruzioni grammaticali da cui si comprende come Strazzi abbia trascorsi poetici di lunga data.

E ancora, un po’ romanzo di formazione, un po’ riflessione sul passato, in ogni momento improntato alla conoscenza di sé e dell’altro.

Per questo è un’opera di pensiero e “di pancia”, dove la speculazione su (passato) e il vagabondaggio dell’anima di sapore pavesiano si affiancano alla (violenza delle emozioni); un’atmosfera sentimentale e a tratti onirica che ricorda quella che si respira nei racconti di Arthur Schnitzler, si affianca a una dolcezza pascoliana che si attaglia con garbo allo scorrere di una vicenda senza forzature o inutili colpi di scena, che si lascia portare semplicemente dal desiderio di scoperta e dalla volubilità dell’animo umano.

A voler fare un paragone con il mondo del cinema, agli occhi del lettore si presenta una storia enigmatica, dolce e sensuale, densa di immagini sfumate che ricordano la fotografia di certi film di Jean Renoir.

In conclusione, un romanzo breve raffinato e sommesso nei toni, che parla a chiunque abbia voglia di guardarsi dentro, di ascoltarsi, di riscoprire quella “fatica” di conoscere l’altro che è insita nel vero amore.»

Bruno Mancini

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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Il Dispari 20200629 La lapide affranta – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200629 La lapide affranta – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200629 La lapide affranta 

Il Dispari 20200629 – Redazione culturale DILA

La lapide affranta – Per la serie “Esopo news”

La lapide affranta

Esiste una morale che regola le gerarchie tra le lapidi?

Questa è la domanda che mi sono posto al cospetto della lapide del più importante Comune dell’isola d’Ischia.

Il Comune di Ischia noto in tutto io mondo per le sue bellezze naturalistiche non meno che per i suoi trascorsi storici.

Ricordare gli illustrissimi e innumerevoli personaggi, positivi negativi e neutri, che vi hanno almeno soggiornato per qualche giorno se non governato per lunghi periodi, diventerebbe un improbo lavoro da topo di biblioteca che non ho alcuna intenzione di effettuare, così che mi accontento di dare per scontato che lo sciame dei lettori se ne faccia un personalissimo sommario elenco.

Indubbiamente, alle lapidi poste a memoria e a postuma gratificazione di coloro che hanno immolata la propria vita in azioni di estrema difesa del bene comune (penso ai caduti nelle guerre di liberazione dalle tirannidi) spetta una posizione di privilegio rispetto alle lapide commemorative di episodi di stretto stampo politico (e mi riferisco, ad esempio, a quelle che ricordano la data di qualche avvenimento importante per l’assetto amministrativo nazionale come potrebbe essere la proclamazione della Repubblica).

Se in questa piramidale gerarchia l’ultimo posto è occupato dalle targhe decise dalle commissioni  per l’odonomastica cittadina, non si può non tenere conto dell’esistenza di situazioni intermedie che spopolano sui muri di tutte le località italiane.

Come, ad esempio, i marmi posti nel corso di varie epoche, antiche e moderne, per informare e definire i limiti e le attribuzioni di ciascun borgo.

Insomma un classico biglietto da visita, inchiavardato sulla parte più trafficata ed evidente di ciascuna entità territoriale.

Ischia, la perla del Mediterraneo, l’isola dagli innumerevoli pregi, l’isola dei sogni e delle speranze, Ischia ha la sua carta d’identità nazionale scalpellata in una lapide di marmo scuro posta sul centralissimo Corso Vittoria Colonna.

La lapide della vergogna per l’incuria in cui è tenuta.

Ma Esopo fa notare che la lapide affranta è stata consolata dalla “natura” che si è preso il compito di adornarla con un cespuglio di vegetazione perenne.

Dove l’uomo abbruttisce per egoismo pubblico e privato la sua permanenza sulla terra, la natura attiva i suoi poteri per ribadire la sua supremazia non solo fisicamente totale ma anche moralmente ineccepibile.

COMUNE D’ISCHIA

CAPOLUOGO DI CIRCONDARIO

COLLEGIO ELETTORALE DI POZZUOLI

DISTRETTO DI POZZUOLI

PROVINCIA DI…

Bruno Mancini

Esopo news

Il Dispari 20200629

Editoriale |NICK x TUTTI!

Dico subito che, pubblicando questa intervista graziosamente rilasciata da Nicola Pantalone alla scrittrice, giornalista e Ambasciatrice DILA, Liliana Manetti, parto dal presupposto che non esista un ischitano amante della musica che non abbia avuto modo di ascoltare la sua melodia o non abbia partecipato in qualche maniera alla sua vita artistica.

Però sono anche convinto che non tutti conoscano alcuni “particolari” della sua umanità, ed è su questo che scriverò qualche breve considerazione.

In una foto che pubblichiamo a compendio di questo editoriale, Nicola suona con Mina; in un’altra foto è sul palco con Pippo Baudo e, scavando nel suo archivio fotografico, potremmo riempire diverse pagine di questo giornale con testimonianze di partecipazioni con artisti di chiara fama, non soltanto italiani.

Però Nicola, nonostante il suo blasonato curriculum, ogni volta che è stato sollecitato a rendere magicamente armonico un incontro culturale organizzato senza scopo di lucro, non ha mai messo il naso all’insù fregiandosi dei successi ottenuti per ottenere un qualsiasi beneficio economico o anche solo di immagine.

Nicola ha sempre risposto “Pronto! Dove e quando?”.

L’abbiamo visto nelle piazze in occasioni di feste locali e patronali; come l’abbiamo visto nell’incomparabile scenario del Palazzo Reale o nella suggestiva Villa La Colombaia che fu residenza prediletta di Luchino Visconti; nella Biblioteca comunale Antoniana; sul palco Telethon; per la celebrazione di numerose Shoah; così come per la presentazione di molteplici antologie Made in Ischia pubblicate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi; e, in particolare, per l’anteprima dell’antologia “Adotta una poesia” contenente le opere finaliste del premio omonimo voluto dalla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio; nei salotti e sulle piscine di alberghi con più stelle di quelle presenti sulle bandiere della Slovenia e della Gagauzia messe insieme; ecc ecc.

Gratis, sempre e solamente gratis.

Nicola ha tanto talento e tanta professionalità e tanta capacità di ammaliare il pubblico fortunato di poterlo ascoltare, quanta è la modestia che lo trattiene dal compiere imprese a lui congeniali pur essendo proibitive per tanti Artisti.

Nicola Pantalone è mio amico da sempre, oltre ogni circostanza e al di sopra di ogni stucchevole compiacimento; Nicola, come ho già scritto, è un talento musicale che potrebbe reinventare “La Marsigliese” o “Stranger in the night”; Nicola non manca un’occasione per “laudarmi” (bontà sua, ed evidente corollario della nostra amicizia) come “grande poeta” e non ho motivo di dubitare che lo creda davvero…  eppure queste tre qualità messe insieme non sono sufficienti per smuovere la sua modestia fino ad indurlo di accontentare il mio desiderio di vedere musicate da lui alcune mie poesie.

L’ha fatto una volta sola e l’incomprensibile è che lui, pur avendo ritenuto positivo il risultato ottenuto, si senta ancora bloccato dalla difficoltà di una nuova simile impresa!

“Il brivido più lungo”, musica e canto di Nicola Pantalone e testo di Bruno Mancini, presentato in anteprima al MUDEC di Milano in occasione di un evento DILA per il Bookcity 2018 e poi nell’aula magna della SIAM, sempre a Milano e sempre per un evento Bookcity del 2019,  lo potrete ascoltare aprendo il link

 

 

Ciò detto (come si usa oggigiorno chiosare quando si vuole introdurre un altro discorso) passiamo a leggere l’intervista rilasciata a Liliana Manetti, per poi concludere l’articolo con qualche breve nota sulla sua attività artistica.

—————————————

D: A quale età è iniziata la sua passione per la musica?

-R: Non esiste un’età per stabilire l’inizio della passione per la musica.

è la Musica che ti viene a cercare, perché sa che tu l’hai nel tuo dna da quando sei nato.

-D: All’inizio quale strumento suonava?

-R: Sembrerà strano, ma all’inizio suonavo la sedia.

Ero talmente portato al ritmo che la sedia mi dava l’idea di una batteria.

Quando poi è arrivato il momento di poter acquistare lo strumento, sono diventato un discreto

batterista.

-D: Al principio della sua carriera di quali gruppo ha fatto parte?

-R: Il Complesso iniziale (così si chiamava allora un gruppo musicale) era quello de “I Diavoli” o “The four Devils“ a seconda di come ci volevamo atteggiare cantando canzoni di Peppino di Capri repertorio italiano) o di Paul Anka e Neil Sedaka (American style).

Poi sono venuti “I Bluemoon“ e “I Sailors di Procida“.

-D: Nel corso della sua vita lei ha viaggiato molto a volte anche trasferendosi. 

In quale luogo le è piaciuto di più vivere? E in quale le è piaciuto di più esibirsi?

-R: Sono stato così felice di fare musica, che ogni luogo che ho frequentato, in Italia, Svizzera e Germania, mi ha regalato umanamente la sua dose di successo e di affetto da parte del pubblico.

-D: Nel momento attuale dove vive? Quali sono le sue ultime esperienze musicali?

-R: Vivo, circondato da una bella famiglia, tanti amici, tanta stima e considerazione, in questa meravigliosa isola che è Ischia.

E qui, durante tantissime serate, ho raccontato agli ospiti delle strutture alberghiere dell’isola, con dovizia di particolari di aneddoti e di belle canzoni, la storia della canzone napoletana.

Quella classica, che affascina le generazioni nel tempo.

-D: Ci vuole parlare dei suoi dischi?

-R: Un mio disco, per quanto ne abbia registrati tanti, non è mai stato commercializzato.

Però ho raccolto in un CD molte canzoni scritte da me e l’ho chiamato NOSTOS (dal greco: il ritorno) poiché con quelle canzoni ritorno a momenti, ricordi, affetti e pensieri che riguardano esperienze della mia vita.

-D: Quali sono state le sue collaborazioni che lei ha amato di più?

-R: Tutte! Non c’è stata condivisione che non mi abbia permesso di imparare qualcosa in più e di divertirmi lavorando.

-D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

-R: Più che progetti ho desideri: continuare, per quel poco tempo che mi rimane, e in modo un po’ pigro, a crogiolarmi nel meraviglioso rapporto con i miei cari, sempre disponibile a dare loro una mano se serve, agli amici e a chiunque mi aiuti a crescere, nonostante l’età.

-D: Lei ama molto Ischia?

-R: Amo Ischia, come amo la mia città natale, Napoli, con tutto me stesso, tanto da godere per ciò che mi piace di queste città o da giustificare i loro errori o le cadute di stile, come potrei fare per dei figli.

L’amore, spesso, tralascia l’obiettività.

-D: Come ha conosciuto l’Associazione Internazionale DILA di Bruno Mancini?

-R: Sono fraterno amico di Bruno Mancini da quando eravamo compagni di scuola, ho partecipato con entusiasmo alla nascita della Associazione, frutto del grande impegno e dedizione del mio Grande Amico.

Ho anche composto le musiche delle sigle dei programmi della DILA

.

—————————————

Fin qui l’intervista, e ora concludiamo con qualche breve nota sulla sua carriera artistica.

Nick Pantalone nasce il 15/08/1943, sotto il segno zodiacale del leone e sotto le bombe americane, che scendevano copiose dall’azzurro cielo napoletano. A 10 anni canta per la prima volta in pubblico, al ristorante Di Massa, davanti a tutta la sua famiglia riunita.

Gli comprano una chitarra con la quale si esercita per 5 o 6 ore al giorno, abitudine che gli valse l’appellativo di “monaco” da parte del padre.

Spesso si “imbuca” nei locali più “in”, tipo Rancho Fellone e Monchey Bar, dove le orchestre provano per gli spettacoli serali ed è accolto quasi sempre con simpatia per la sua giovane età e per quanto si dimostrava attento e desideroso d’imparare, soprattutto la chitarra.

La vera svolta musicale di Nicola Pantalone inizia nel 1959 quando, nel locale più alla moda di Ischia “‘A Cambusa”, un cantante chitarrista molto bravo, Franco Di Costanzo, si ammalò e vi fu l’esigenza di sostituirlo. Si pensò che per poco tempo non fosse opportuno scomodare il grande Ugo Calise, ed a qualcuno venne fuori il nome di un sedicenne che spesso s’intratteneva, strimpellando la chitarra, a cantare con gli amici sul mitico muretto del Box Bar, in Via Vittoria Colonna: Nicola Pantalone, detto in seguito Nick.Tale breve, ma splendida e impegnativa esperienza, lo convinse a continuare con un vasto repertorio spaziante dalle classiche canzoni napoletane fino alla musica leggera italiana ed internazionale e alla musica brasiliana, con un occhio strizzato al jazz.

Lo paragonano a Paolo Conte, a Luigi Tenco, a De Andrè… ma lui ribatte dicendo ” tutta la musica, è la somma delle musiche che ho ascoltato”.

Un forte desiderio di suonare con altri amici, spinsero il giovane Nick a trasformarsi, per circa sette anni, in cantante batterista.

Suonò due anni con “I Diavoli”.Il gruppo ischitano formato insieme agli amici Enrico Roja, Saverio Toma e Gino Pinto ebbe un’estate artistica indimenticabile suonando al night “Hi Fi Club” in Via Enea, regno della mitica Christine.

Fu lì che incontrò Mina.

Sì, la Mina nazionale, con la quale ebbe modo di intrattenersi in diverse occasioni.Dal 1961 Nick fece parte di un altro gruppo, questa volta composto da musicisti napoletani, “I Blue Moon”.

Insieme suonarono fino al 1965: “Bikini Club”, “Flamenco Club”, circoli esclusivi, feste cittadine.

Poi, per tutta l’estate del 1965, ragazzi e giovani villeggianti fecero carte false pur di prenotare un ingresso al “Ruk Ruk”.

Suonava dal vivo insieme a Enrico Roja, Saverio Toma, Mimmo Paciello, Katia Massaro e altri amici, con gli altoparlanti e gli strumenti musicali arrangiati intorno ad un albero di pino centenario.

Nick ed i suoi amici nel locale che avevo inventato insieme a un gruppo di ragazzi della mia età, tra i quali ricordo Gianni Di Meglio e Jo Scaglione!

Fu un esplosione, un ineguagliato successo che gli valse la successiva partecipazione al “Primo festival della canzone”, tuttora ricordato come pietra miliare della rinascita musicale dell’Isola.

L’esperienza da batterista terminò allorché da Procida gli giunse l’invito di far parte come chitarrista e naturalmente voce solista, dell’ormai mitico gruppo de “I Sailors”.

Dal 1968 decise, più che mai forte di una pregevole esperienza, di suonare da solo.

Dal 1970 al 1973, alla fine di estati ischitane piene di soddisfazioni (tra cui la partecipazione – con l’armonica a bocca, luglio 1971 – alla registrazione della colonna sonora del film di Billy Wilder  “Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre”, interpretato da un simpaticissimo Jack Lemmon), passava gli inverni suonando in locali alla moda di Monaco di Baviera, ed effettuando registrazioni alla Bayerischer Rundfunk, – la radio tedesca -, con la grande orchestra, diretta dal Maestro Bert Grund.

In Germania tra il 1977 e il 1979 scrive “Pensieri”, canzone che propone l’immagine di un uomo che esprime, malinconicamente ma dolcemente, la sua “laicità”.

Nel 1973 si trasferì a Como, sulle cui sponde – italiana e svizzera -, fino al 1987, non mancarono successi di pubblico e di critica alle esibizioni della sua musicalità meridionale nei piano bar e nei migliori locali alla moda.

Proprio in Svizzera, e precisamente a Lugano, venne ingaggiato dalla “Lugano Modern Band”: grande orchestra jazz della quale fu chitarrista e cantante per tutti i concerti, fino alla fine del 1980.

Tutto questo, gli consentiva di mantenere un costante contatto estivo con la sua isola, di cui rimaneva innamorato, suonando ogni anno, nei mesi di luglio ed agosto, in locali come lo “Chalet Primavera”, il “Ciao Mare” ed altre strutture che allietavano i più esigenti turisti di tutta l’isola.

Dal 1987 è tornato a vivere nella sua isola d’Ischia, felice di aver realizzato il desiderio che lo calamitava allo “scoglio”.

In quegli anni il criterio del piano bar andava cambindo: non più musica d’ascolto ma musica da ballo, e lui si diede velocemente alle tastiere che permettevano, con l’aiuto di una ritmica pressante, di accontentare il pubblico ballerino, pur continuando la sua magica e straordinaria  avventura musicale.

Eccolo suonare anche ad Amburgo, Montreux, Lugano, Zurigo, Losanna…

Durante il 2000, nella fase finale delle manifestazioni in occasione del Giubileo, Nick venne invitato dall’associazione “Rinascita” al Palafiuggi e lì, con la sua chitarra, riuscì ad entusiasmare più di duemila persone convenute da 39 paesi di tutto il mondo, fino a coinvolgere gli spettatori euforici in un enorme gioioso girotondo intorno alla platea.

A settembre del 2004, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del Patrono d’Ischia, San Giovan Giuseppe Della Croce, ha tenuto per circa due ore un recital di canzoni napoletane molto calorosamente apprezzato, non solo dal pubblico, ma principalmente da tutte le autorità civili e religiosi giunte sull’isola da quasi tutto il mondo.

A novembre dello stesso anno è stato invitato a partecipare, unico artista isolano, ad un importante spettacolo organizzato e presentato da Pippo Baudo.

Nel 2005 altre serie di performance nelle splendide località ischitane ogni volta gremite di turisti incollati alle sedie, felici di apprezzare le sue doti di cantante chitarrista affabulatore e narratore di una napoletanità che, almeno per la sua musica, è da sempre vincente nel mondo.

Ne è venuto fuori un prodotto televisivo, trasmesso e ritrasmesso per un lungo periodo di tempo.

Ultimamente ha prodotto un cd (con 12 canzoni tutte di sua composizione) del quale, parlandone, si schermisce con pudore dicendo che: “… non ho inciso questo disco per raggiungere un successo che non ho mai inseguito.”

S’intitola “Nostos”, dal greco “ritorno”.

Bravo il nostro Nick.

Scrivere musica, cantare, essere artista, per donare, soprattutto, un bel ricordo agli affetti, agli amici, al pubblico, senza altre particolari aspettative.

E allora, diamoci il piacere di ascoltarlo questo regalo, per apprezzare maggiormente la sensibilità di Nicola Pantalone, per noi, da sempre, amico Nick.

Napoletano per nascita, Ischitano per amore.

 

Bruno Mancini

 

 



 

 

Il Dispari 20200622 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200622

EDITORIALE |Mariapia Ciaghi a “Striscia la notizia”

Diamo per scontato che tutti voi sappiate che Mariapia Ciaghi è una delle più determinate sostenitrici dei progetti Made in Ischia promossi dall’associazione culturale “Da Ischia l’Arte – DILA” e validati da questa testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio.

Infatti, da molti anni Mariapia Ciaghi, con la sua casa editrice IL SEXTANTE e il magazine trimestrale EUDONNA, non solo pubblica tutte le antologie contenenti le opere finaliste del premio “Otto milioni”, non solo mette a disposizione una collana poetica per artisti emergenti proposti da DILA, non solo pubblica articoli e inserisce informazioni nelle sue pagine web e nella rivista, ma promuove ed organizza importanti eventi internazionali nei quali il Made in Ischia di DILA ha sempre una posizione di primo piano insieme alla Redazione di questo giornale..

Considerando il rigido duopolio editoriale televisivo (e non solo) che è in mano a due multinazionali – in stridente contrasto con la pluralità voluta dal sistema democratico italiano che ormai tutti sappiamo essere stata calpestato oltre ogni peggiore previsione- , sembra quasi un miracolo che Canale 5, durante una delle sue trasmissioni di punta, come è certamente “Striscia la notizia”, abbia promosso il libro “Le labbra sullo specchio“ scritto da Giuseppe Strazzi e edito da Mariapia Ciaghi con il marchio della sua casa editrice “Il Sextante”.

Infatti, Gerry Scotti con Michelle Hunziker hanno duettato così:

-Lui, tranquillo: «Vi voglio parlare del romanzo “Le labbra sullo specchio“»

-Lei, sensuale: «Sììì, sìììì»

-Lui, entusiasta: «In questo raffinato romanzo l’autore tratta con penna raffinata il tema dell’amore tra un uomo e una donna.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi troviamo quella spinta che fece dire Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo“»

-Lei maliarda: “Come l’hai detto tu viene voglia di prenderlo per solo come l’hai detto tu!»

Era il giorno 13 giugno 2020 e il video potrete guardarlo da

Mariapia Ciaghi ci ha rilasciata questa breve presentazione di Giuseppe Strazzi

«Di lui la critica dice che nella sua ricerca esistenziale affida alla parola la fatica di comunicare ciò che diviene novità nello spirito umano”, poeta e scrittore di pensiero fine ed elegante, da alle stampe con Il Sextante il volume “I poeti italiani ci tweettano” e “Le labbra sullo specchio“.

L’autore ha vinto nel 1990 il Premio nazionale di narrativa LA PRIMOGENITA, Città di Piacenza e nel 2008 il Premio nazionale di poesia ADA NEGRI, Lodi.

Ha tenuto conferenze di Logopoietica basata sulla storia della parola dentro la creatività del fare poesia.

Con il primo lavoro, “I poeti italiani ci tweettano“, l’autore, in un’epoca di globalizzazione economica, afferma ancora una volta, come da sempre la Poesia sia espressione globale dello Spirito che si è storicizzata nelle diverse civiltà e, sulla scia di Heidegger, ripropone il linguaggio poetico come dimora dell’Essere.

Leggendo il volume è possibile sentire il canto vissuto dell’uomo che, con la memoria del passato, attualizza un presente di eterno futuro.

Il “solo e pensoso per li deserti campi…” di Petrarca, è ancora nell’hic et nunc presente nello spirito dell’uomo di oggi che forse lo può percepire come un tweet, dal sibilo della civetta.

Si chiede l’autore: “Non siamo forse, anche noi spesso soli e pensosi?“.

Nel romanzo “Le labbra sullo specchio“, Giuseppe Strazzi tratta “con penna sensibile e affilata il tema dell’amore tra uomo e donna (come ha chiosato Gerry Scotti in Striscia la notizia).

Il protagonista è Arturo Scacchi.

La vicenda, in una città senza nessuna denominazione geografica perché il desiderio d’amore non conosce luoghi, si svolge nell’arco di un solo giorno: dal mattino alla notte.

L’incipit del romanzo è “Era bella”. E la chiusura del romanzo è “Era bella”.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi ritroviamo quella spinta che fece dire a Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo” (sempre riportando le parole di Gerry Scotti in Striscia la notizia).

La bellezza è un valore in se stesso.

Non è utilitarista.

È come un fiore che sorride gratuitamente all’universo!

Così possiamo ritrovare e vivere la bellezza in mezzo a un mondo di interessi, scambi e mercanzie. 

Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante. 

Brilla dappertutto e fa brillare anche noi con il bello.»

Concludiamo questo omaggio alla professionalità e alla determinazione di Mariapia Ciaghi, ringraziandola per l’esclusiva che ci ha riservata,  con l’introduzione al libro scritta da Niccolò Lucarelli.

«Racconto lungo o romanzo breve, poco importa.

A contare in quest’opera di Giuseppe Strazzi, sono le emozioni, l’indagine dell’interiorità, l’eleganza di un linguaggio non aulico ma puntuale ed espressivo.

Caratteristiche non scontate, in tempi grami anche per la letteratura, in cui persino le pagine sembrano aver assorbito un po’ del rumore che affligge la vita quotidiana.

Ma cercando con attenzione sugli scaffali delle librerie, accade invece d’imbattersi in queste riflessioni che stanno a metà fra la poesia e la letteratura, dove il silenzio e la speculazione, il coraggio della ricerca e la voglia di togliersi la maschera prevalgono sulla tronfia vanagloria, su quell’inutile sentenziare che crea soltanto fastidio in chi ascolta.

Le labbra sullo specchio, un titolo dal sapore narcisistico ma rovesciato, come vedrà chi vorrà leggere, è una vicenda all’apparenza banale, una vicenda contemporanea che però racchiude quasi tre millenni di storia dell’umanità, la storia fatta dalla poesia, dalla letteratura, dalla filosofia, dalla psicologia, quella storia che pur non avendo le mani sporche di sangue riesce comunque a incidere in profondità la linea del tempo.

Lasciandosi accompagnare dai personaggi immaginati da Strazzi (che avrebbero potuto uscire da un carme di Catullo), si compie infatti un viaggio mentale nelle vicissitudini dell’amore, quel fuoco che da millenni arde nel cuore degli individui; un romanzo breve denso e colto, che in un numero contenuto di pagine riesce a esprimere molto, a scardinare quei muri emotivi e psicologici che riesce a innalzare un tema vasto e complesso come l’amore, di cui tanto si parla ma di cui si è forse dimenticato la magia e il significato.

Le labbra sullo specchio è un’opera caleidoscopica, dai mille volti da scoprire pagina dopo pagina: un po’ romanzo simbolico, una sorta di moderno mito, un po’ racconto neorealista, anche in virtù di un registro linguistico che indulge su parole o espressioni d’altri tempi, a tratti garbatamente dimesso con il sapore di un racconto popolare, e che rivela costruzioni grammaticali da cui si comprende come Strazzi abbia trascorsi poetici di lunga data.

E ancora, un po’ romanzo di formazione, un po’ riflessione sul passato, in ogni momento improntato alla conoscenza di sé e dell’altro.

Per questo è un’opera di pensiero e “di pancia”, dove la speculazione su (passato) e il vagabondaggio dell’anima di sapore pavesiano si affiancano alla (violenza delle emozioni);  un’atmosfera sentimentale e a tratti onirica che ricorda quella che si respira nei racconti di Arthur Schnitzler, si affianca a una dolcezza pascoliana che si attaglia con garbo allo scorrere di una vicenda senza forzature o inutili colpi di scena, che si lascia portare semplicemente dal desiderio di scoperta e dalla volubilità dell’animo umano.

A voler fare un paragone con il mondo del cinema, agli occhi del lettore si presenta una storia enigmatica, dolce e sensuale, densa di immagini sfumate che ricordano la fotografia di certi film di Jean Renoir.

In conclusione, un romanzo breve raffinato e sommesso nei toni, che parla a chiunque abbia voglia di guardarsi dentro, di ascoltarsi, di riscoprire quella “fatica” di conoscere l’altro che è insita nel vero amore.»

Bruno Mancini

 

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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Il Dispari 20200629 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200629 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200629

Editoriale |NICK x TUTTI!

Dico subito che, pubblicando questa intervista graziosamente rilasciata da Nicola Pantalone alla scrittrice, giornalista e Ambasciatrice DILA, Liliana Manetti, parto dal presupposto che non esista un ischitano amante della musica che non abbia avuto modo di ascoltare la sua melodia o non abbia partecipato in qualche maniera alla sua vita artistica.

Però sono anche convinto che non tutti conoscano alcuni “particolari” della sua umanità, ed è su questo che scriverò qualche breve considerazione.

In una foto che pubblichiamo a compendio di questo editoriale, Nicola suona con Mina; in un’altra foto è sul palco con Pippo Baudo e, scavando nel suo archivio fotografico, potremmo riempire diverse pagine di questo giornale con testimonianze di partecipazioni con artisti di chiara fama, non soltanto italiani.

Però Nicola, nonostante il suo blasonato curriculum, ogni volta che è stato sollecitato a rendere magicamente armonico un incontro culturale organizzato senza scopo di lucro, non ha mai messo il naso all’insù fregiandosi dei successi ottenuti per ottenere un qualsiasi beneficio economico o anche solo di immagine.

Nicola ha sempre risposto “Pronto! Dove e quando?”.

L’abbiamo visto nelle piazze in occasioni di feste locali e patronali; come l’abbiamo visto nell’incomparabile scenario del Palazzo Reale o nella suggestiva Villa La Colombaia che fu residenza prediletta di Luchino Visconti; nella Biblioteca comunale Antoniana; sul palco Telethon; per la celebrazione di numerose Shoah; così come per la presentazione di molteplici antologie Made in Ischia pubblicate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” per i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi; e, in particolare, per l’anteprima dell’antologia “Adotta una poesia” contenente le opere finaliste del premio omonimo voluto dalla testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio; nei salotti e sulle piscine di alberghi con più stelle di quelle presenti sulle bandiere della Slovenia e della Gagauzia messe insieme; ecc ecc.

Gratis, sempre e solamente gratis.

Nicola ha tanto talento e tanta professionalità e tanta capacità di ammaliare il pubblico fortunato di poterlo ascoltare, quanta è la modestia che lo trattiene dal compiere imprese a lui congeniali pur essendo proibitive per tanti Artisti.

Nicola Pantalone è mio amico da sempre, oltre ogni circostanza e al di sopra di ogni stucchevole compiacimento; Nicola, come ho già scritto, è un talento musicale che potrebbe reinventare “La Marsigliese” o “Stranger in the night”; Nicola non manca un’occasione per “laudarmi” (bontà sua, ed evidente corollario della nostra amicizia) come “grande poeta” e non ho motivo di dubitare che lo creda davvero…  eppure queste tre qualità messe insieme non sono sufficienti per smuovere la sua modestia fino ad indurlo di accontentare il mio desiderio di vedere musicate da lui alcune mie poesie.

L’ha fatto una volta sola e l’incomprensibile è che lui, pur avendo ritenuto positivo il risultato ottenuto, si senta ancora bloccato dalla difficoltà di una nuova simile impresa!

“Il brivido più lungo”, musica e canto di Nicola Pantalone e testo di Bruno Mancini, presentato in anteprima al MUDEC di Milano in occasione di un evento DILA per il Bookcity 2018 e poi nell’aula magna della SIAM, sempre a Milano e sempre per un evento Bookcity del 2019,  lo potrete ascoltare aprendo il link

 

 

Ciò detto (come si usa oggigiorno chiosare quando si vuole introdurre un altro discorso) passiamo a leggere l’intervista rilasciata a Liliana Manetti, per poi concludere l’articolo con qualche breve nota sulla sua attività artistica.

—————————————

D: A quale età è iniziata la sua passione per la musica?

-R: Non esiste un’età per stabilire l’inizio della passione per la musica.

è la Musica che ti viene a cercare, perché sa che tu l’hai nel tuo dna da quando sei nato.

-D: All’inizio quale strumento suonava?

-R: Sembrerà strano, ma all’inizio suonavo la sedia.

Ero talmente portato al ritmo che la sedia mi dava l’idea di una batteria.

Quando poi è arrivato il momento di poter acquistare lo strumento, sono diventato un discreto

batterista.

-D: Al principio della sua carriera di quali gruppo ha fatto parte?

-R: Il Complesso iniziale (così si chiamava allora un gruppo musicale) era quello de “I Diavoli” o “The four Devils“ a seconda di come ci volevamo atteggiare cantando canzoni di Peppino di Capri repertorio italiano) o di Paul Anka e Neil Sedaka (American style).

Poi sono venuti “I Bluemoon“ e “I Sailors di Procida“.

-D: Nel corso della sua vita lei ha viaggiato molto a volte anche trasferendosi. 

In quale luogo le è piaciuto di più vivere? E in quale le è piaciuto di più esibirsi?

-R: Sono stato così felice di fare musica, che ogni luogo che ho frequentato, in Italia, Svizzera e Germania, mi ha regalato umanamente la sua dose di successo e di affetto da parte del pubblico.

-D: Nel momento attuale dove vive? Quali sono le sue ultime esperienze musicali?

-R: Vivo, circondato da una bella famiglia, tanti amici, tanta stima e considerazione, in questa meravigliosa isola che è Ischia.

E qui, durante tantissime serate, ho raccontato agli ospiti delle strutture alberghiere dell’isola, con dovizia di particolari di aneddoti e di belle canzoni, la storia della canzone napoletana.

Quella classica, che affascina le generazioni nel tempo.

-D: Ci vuole parlare dei suoi dischi?

-R: Un mio disco, per quanto ne abbia registrati tanti, non è mai stato commercializzato.

Però ho raccolto in un CD molte canzoni scritte da me e l’ho chiamato NOSTOS (dal greco: il ritorno) poiché con quelle canzoni ritorno a momenti, ricordi, affetti e pensieri che riguardano esperienze della mia vita.

-D: Quali sono state le sue collaborazioni che lei ha amato di più?

-R: Tutte! Non c’è stata condivisione che non mi abbia permesso di imparare qualcosa in più e di divertirmi lavorando.

-D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

-R: Più che progetti ho desideri: continuare, per quel poco tempo che mi rimane, e in modo un po’ pigro, a crogiolarmi nel meraviglioso rapporto con i miei cari, sempre disponibile a dare loro una mano se serve, agli amici e a chiunque mi aiuti a crescere, nonostante l’età.

-D: Lei ama molto Ischia?

-R: Amo Ischia, come amo la mia città natale, Napoli, con tutto me stesso, tanto da godere per ciò che mi piace di queste città o da giustificare i loro errori o le cadute di stile, come potrei fare per dei figli.

L’amore, spesso, tralascia l’obiettività.

-D: Come ha conosciuto l’Associazione Internazionale DILA di Bruno Mancini?

-R: Sono fraterno amico di Bruno Mancini da quando eravamo compagni di scuola, ho partecipato con entusiasmo alla nascita della Associazione, frutto del grande impegno e dedizione del mio Grande Amico.

Ho anche composto le musiche delle sigle dei programmi della DILA

.

—————————————

Fin qui l’intervista, e ora concludiamo con qualche breve nota sulla sua carriera artistica.

Nick Pantalone nasce il 15/08/1943, sotto il segno zodiacale del leone e sotto le bombe americane, che scendevano copiose dall’azzurro cielo napoletano. A 10 anni canta per la prima volta in pubblico, al ristorante Di Massa, davanti a tutta la sua famiglia riunita.

Gli comprano una chitarra con la quale si esercita per 5 o 6 ore al giorno, abitudine che gli valse l’appellativo di “monaco” da parte del padre.

Spesso si “imbuca” nei locali più “in”, tipo Rancho Fellone e Monchey Bar, dove le orchestre provano per gli spettacoli serali ed è accolto quasi sempre con simpatia per la sua giovane età e per quanto si dimostrava attento e desideroso d’imparare, soprattutto la chitarra.

La vera svolta musicale di Nicola Pantalone inizia nel 1959 quando, nel locale più alla moda di Ischia “‘A Cambusa”, un cantante chitarrista molto bravo, Franco Di Costanzo, si ammalò e vi fu l’esigenza di sostituirlo. Si pensò che per poco tempo non fosse opportuno scomodare il grande Ugo Calise, ed a qualcuno venne fuori il nome di un sedicenne che spesso s’intratteneva, strimpellando la chitarra, a cantare con gli amici sul mitico muretto del Box Bar, in Via Vittoria Colonna: Nicola Pantalone, detto in seguito Nick.Tale breve, ma splendida e impegnativa esperienza, lo convinse a continuare con un vasto repertorio spaziante dalle classiche canzoni napoletane fino alla musica leggera italiana ed internazionale e alla musica brasiliana, con un occhio strizzato al jazz.

Lo paragonano a Paolo Conte, a Luigi Tenco, a De Andrè… ma lui ribatte dicendo ” tutta la musica, è la somma delle musiche che ho ascoltato”.

Un forte desiderio di suonare con altri amici, spinsero il giovane Nick a trasformarsi, per circa sette anni, in cantante batterista.

Suonò due anni con “I Diavoli”.Il gruppo ischitano formato insieme agli amici Enrico Roja, Saverio Toma e Gino Pinto ebbe un’estate artistica indimenticabile suonando al night “Hi Fi Club” in Via Enea, regno della mitica Christine.

Fu lì che incontrò Mina.

Sì, la Mina nazionale, con la quale ebbe modo di intrattenersi in diverse occasioni.Dal 1961 Nick fece parte di un altro gruppo, questa volta composto da musicisti napoletani, “I Blue Moon”.

Insieme suonarono fino al 1965: “Bikini Club”, “Flamenco Club”, circoli esclusivi, feste cittadine.

Poi, per tutta l’estate del 1965, ragazzi e giovani villeggianti fecero carte false pur di prenotare un ingresso al “Ruk Ruk”.

Suonava dal vivo insieme a Enrico Roja, Saverio Toma, Mimmo Paciello, Katia Massaro e altri amici, con gli altoparlanti e gli strumenti musicali arrangiati intorno ad un albero di pino centenario.

Nick ed i suoi amici nel locale che avevo inventato insieme a un gruppo di ragazzi della mia età, tra i quali ricordo Gianni Di Meglio e Jo Scaglione!

Fu un esplosione, un ineguagliato successo che gli valse la successiva partecipazione al “Primo festival della canzone”, tuttora ricordato come pietra miliare della rinascita musicale dell’Isola.

L’esperienza da batterista terminò allorché da Procida gli giunse l’invito di far parte come chitarrista e naturalmente voce solista, dell’ormai mitico gruppo de “I Sailors”.

Dal 1968 decise, più che mai forte di una pregevole esperienza, di suonare da solo.

Dal 1970 al 1973, alla fine di estati ischitane piene di soddisfazioni (tra cui la partecipazione – con l’armonica a bocca, luglio 1971 – alla registrazione della colonna sonora del film di Billy Wilder  “Che cosa è successo tra tuo padre e mia madre”, interpretato da un simpaticissimo Jack Lemmon), passava gli inverni suonando in locali alla moda di Monaco di Baviera, ed effettuando registrazioni alla Bayerischer Rundfunk, – la radio tedesca -, con la grande orchestra, diretta dal Maestro Bert Grund.

In Germania tra il 1977 e il 1979 scrive “Pensieri”, canzone che propone l’immagine di un uomo che esprime, malinconicamente ma dolcemente, la sua “laicità”.

Nel 1973 si trasferì a Como, sulle cui sponde – italiana e svizzera -, fino al 1987, non mancarono successi di pubblico e di critica alle esibizioni della sua musicalità meridionale nei piano bar e nei migliori locali alla moda.

Proprio in Svizzera, e precisamente a Lugano, venne ingaggiato dalla “Lugano Modern Band”: grande orchestra jazz della quale fu chitarrista e cantante per tutti i concerti, fino alla fine del 1980.

Tutto questo, gli consentiva di mantenere un costante contatto estivo con la sua isola, di cui rimaneva innamorato, suonando ogni anno, nei mesi di luglio ed agosto, in locali come lo “Chalet Primavera”, il “Ciao Mare” ed altre strutture che allietavano i più esigenti turisti di tutta l’isola.

Dal 1987 è tornato a vivere nella sua isola d’Ischia, felice di aver realizzato il desiderio che lo calamitava allo “scoglio”.

In quegli anni il criterio del piano bar andava cambindo: non più musica d’ascolto ma musica da ballo, e lui si diede velocemente alle tastiere che permettevano, con l’aiuto di una ritmica pressante, di accontentare il pubblico ballerino, pur continuando la sua magica e straordinaria  avventura musicale.

Eccolo suonare anche ad Amburgo, Montreux, Lugano, Zurigo, Losanna…

Durante il 2000, nella fase finale delle manifestazioni in occasione del Giubileo, Nick venne invitato dall’associazione “Rinascita” al Palafiuggi e lì, con la sua chitarra, riuscì ad entusiasmare più di duemila persone convenute da 39 paesi di tutto il mondo, fino a coinvolgere gli spettatori euforici in un enorme gioioso girotondo intorno alla platea.

A settembre del 2004, nell’ambito delle celebrazioni per la nascita del Patrono d’Ischia, San Giovan Giuseppe Della Croce, ha tenuto per circa due ore un recital di canzoni napoletane molto calorosamente apprezzato, non solo dal pubblico, ma principalmente da tutte le autorità civili e religiosi giunte sull’isola da quasi tutto il mondo.

A novembre dello stesso anno è stato invitato a partecipare, unico artista isolano, ad un importante spettacolo organizzato e presentato da Pippo Baudo.

Nel 2005 altre serie di performance nelle splendide località ischitane ogni volta gremite di turisti incollati alle sedie, felici di apprezzare le sue doti di cantante chitarrista affabulatore e narratore di una napoletanità che, almeno per la sua musica, è da sempre vincente nel mondo.

Ne è venuto fuori un prodotto televisivo, trasmesso e ritrasmesso per un lungo periodo di tempo.

Ultimamente ha prodotto un cd (con 12 canzoni tutte di sua composizione) del quale, parlandone, si schermisce con pudore dicendo che: “… non ho inciso questo disco per raggiungere un successo che non ho mai inseguito.”

S’intitola “Nostos”, dal greco “ritorno”.

Bravo il nostro Nick.

Scrivere musica, cantare, essere artista, per donare, soprattutto, un bel ricordo agli affetti, agli amici, al pubblico, senza altre particolari aspettative.

E allora, diamoci il piacere di ascoltarlo questo regalo, per apprezzare maggiormente la sensibilità di Nicola Pantalone, per noi, da sempre, amico Nick.

Napoletano per nascita, Ischitano per amore.

 

Bruno Mancini

 

 



 

 

Il Dispari 20200622 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200622

EDITORIALE |Mariapia Ciaghi a “Striscia la notizia”

Diamo per scontato che tutti voi sappiate che Mariapia Ciaghi è una delle più determinate sostenitrici dei progetti Made in Ischia promossi dall’associazione culturale “Da Ischia l’Arte – DILA” e validati da questa testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio.

Infatti, da molti anni Mariapia Ciaghi, con la sua casa editrice IL SEXTANTE e il magazine trimestrale EUDONNA, non solo pubblica tutte le antologie contenenti le opere finaliste del premio “Otto milioni”, non solo mette a disposizione una collana poetica per artisti emergenti proposti da DILA, non solo pubblica articoli e inserisce informazioni nelle sue pagine web e nella rivista, ma promuove ed organizza importanti eventi internazionali nei quali il Made in Ischia di DILA ha sempre una posizione di primo piano insieme alla Redazione di questo giornale..

Considerando il rigido duopolio editoriale televisivo (e non solo) che è in mano a due multinazionali – in stridente contrasto con la pluralità voluta dal sistema democratico italiano che ormai tutti sappiamo essere stata calpestato oltre ogni peggiore previsione- , sembra quasi un miracolo che Canale 5, durante una delle sue trasmissioni di punta, come è certamente “Striscia la notizia”, abbia promosso il libro “Le labbra sullo specchio“ scritto da Giuseppe Strazzi e edito da Mariapia Ciaghi con il marchio della sua casa editrice “Il Sextante”.

Infatti, Gerry Scotti con Michelle Hunziker hanno duettato così:

-Lui, tranquillo: «Vi voglio parlare del romanzo “Le labbra sullo specchio“»

-Lei, sensuale: «Sììì, sìììì»

-Lui, entusiasta: «In questo raffinato romanzo l’autore tratta con penna raffinata il tema dell’amore tra un uomo e una donna.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi troviamo quella spinta che fece dire Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo“»

-Lei maliarda: “Come l’hai detto tu viene voglia di prenderlo per solo come l’hai detto tu!»

Era il giorno 13 giugno 2020 e il video potrete guardarlo da

Mariapia Ciaghi ci ha rilasciata questa breve presentazione di Giuseppe Strazzi

«Di lui la critica dice che nella sua ricerca esistenziale affida alla parola la fatica di comunicare ciò che diviene novità nello spirito umano”, poeta e scrittore di pensiero fine ed elegante, da alle stampe con Il Sextante il volume “I poeti italiani ci tweettano” e “Le labbra sullo specchio“.

L’autore ha vinto nel 1990 il Premio nazionale di narrativa LA PRIMOGENITA, Città di Piacenza e nel 2008 il Premio nazionale di poesia ADA NEGRI, Lodi.

Ha tenuto conferenze di Logopoietica basata sulla storia della parola dentro la creatività del fare poesia.

Con il primo lavoro, “I poeti italiani ci tweettano“, l’autore, in un’epoca di globalizzazione economica, afferma ancora una volta, come da sempre la Poesia sia espressione globale dello Spirito che si è storicizzata nelle diverse civiltà e, sulla scia di Heidegger, ripropone il linguaggio poetico come dimora dell’Essere.

Leggendo il volume è possibile sentire il canto vissuto dell’uomo che, con la memoria del passato, attualizza un presente di eterno futuro.

Il “solo e pensoso per li deserti campi…” di Petrarca, è ancora nell’hic et nunc presente nello spirito dell’uomo di oggi che forse lo può percepire come un tweet, dal sibilo della civetta.

Si chiede l’autore: “Non siamo forse, anche noi spesso soli e pensosi?“.

Nel romanzo “Le labbra sullo specchio“, Giuseppe Strazzi tratta “con penna sensibile e affilata il tema dell’amore tra uomo e donna (come ha chiosato Gerry Scotti in Striscia la notizia).

Il protagonista è Arturo Scacchi.

La vicenda, in una città senza nessuna denominazione geografica perché il desiderio d’amore non conosce luoghi, si svolge nell’arco di un solo giorno: dal mattino alla notte.

L’incipit del romanzo è “Era bella”. E la chiusura del romanzo è “Era bella”.

Nella ricerca della bellezza di Giuseppe Strazzi ritroviamo quella spinta che fece dire a Dostoevskij la famosa frase “La bellezza salverà il mondo” (sempre riportando le parole di Gerry Scotti in Striscia la notizia).

La bellezza è un valore in se stesso.

Non è utilitarista.

È come un fiore che sorride gratuitamente all’universo!

Così possiamo ritrovare e vivere la bellezza in mezzo a un mondo di interessi, scambi e mercanzie. 

Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante. 

Brilla dappertutto e fa brillare anche noi con il bello.»

Concludiamo questo omaggio alla professionalità e alla determinazione di Mariapia Ciaghi, ringraziandola per l’esclusiva che ci ha riservata,  con l’introduzione al libro scritta da Niccolò Lucarelli.

«Racconto lungo o romanzo breve, poco importa.

A contare in quest’opera di Giuseppe Strazzi, sono le emozioni, l’indagine dell’interiorità, l’eleganza di un linguaggio non aulico ma puntuale ed espressivo.

Caratteristiche non scontate, in tempi grami anche per la letteratura, in cui persino le pagine sembrano aver assorbito un po’ del rumore che affligge la vita quotidiana.

Ma cercando con attenzione sugli scaffali delle librerie, accade invece d’imbattersi in queste riflessioni che stanno a metà fra la poesia e la letteratura, dove il silenzio e la speculazione, il coraggio della ricerca e la voglia di togliersi la maschera prevalgono sulla tronfia vanagloria, su quell’inutile sentenziare che crea soltanto fastidio in chi ascolta.

Le labbra sullo specchio, un titolo dal sapore narcisistico ma rovesciato, come vedrà chi vorrà leggere, è una vicenda all’apparenza banale, una vicenda contemporanea che però racchiude quasi tre millenni di storia dell’umanità, la storia fatta dalla poesia, dalla letteratura, dalla filosofia, dalla psicologia, quella storia che pur non avendo le mani sporche di sangue riesce comunque a incidere in profondità la linea del tempo.

Lasciandosi accompagnare dai personaggi immaginati da Strazzi (che avrebbero potuto uscire da un carme di Catullo), si compie infatti un viaggio mentale nelle vicissitudini dell’amore, quel fuoco che da millenni arde nel cuore degli individui; un romanzo breve denso e colto, che in un numero contenuto di pagine riesce a esprimere molto, a scardinare quei muri emotivi e psicologici che riesce a innalzare un tema vasto e complesso come l’amore, di cui tanto si parla ma di cui si è forse dimenticato la magia e il significato.

Le labbra sullo specchio è un’opera caleidoscopica, dai mille volti da scoprire pagina dopo pagina: un po’ romanzo simbolico, una sorta di moderno mito, un po’ racconto neorealista, anche in virtù di un registro linguistico che indulge su parole o espressioni d’altri tempi, a tratti garbatamente dimesso con il sapore di un racconto popolare, e che rivela costruzioni grammaticali da cui si comprende come Strazzi abbia trascorsi poetici di lunga data.

E ancora, un po’ romanzo di formazione, un po’ riflessione sul passato, in ogni momento improntato alla conoscenza di sé e dell’altro.

Per questo è un’opera di pensiero e “di pancia”, dove la speculazione su (passato) e il vagabondaggio dell’anima di sapore pavesiano si affiancano alla (violenza delle emozioni);  un’atmosfera sentimentale e a tratti onirica che ricorda quella che si respira nei racconti di Arthur Schnitzler, si affianca a una dolcezza pascoliana che si attaglia con garbo allo scorrere di una vicenda senza forzature o inutili colpi di scena, che si lascia portare semplicemente dal desiderio di scoperta e dalla volubilità dell’animo umano.

A voler fare un paragone con il mondo del cinema, agli occhi del lettore si presenta una storia enigmatica, dolce e sensuale, densa di immagini sfumate che ricordano la fotografia di certi film di Jean Renoir.

In conclusione, un romanzo breve raffinato e sommesso nei toni, che parla a chiunque abbia voglia di guardarsi dentro, di ascoltarsi, di riscoprire quella “fatica” di conoscere l’altro che è insita nel vero amore.»

Bruno Mancini

 

Il Dispari 20200615 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200615

Dalla raccolta di racconti “Per Aurora volume secondo”

LA CONDANNA

Capitolo 1

 Non avevo ancora completamente realizzato cosa fare, se accettare da Aurora il nuovo attestato di amicizia, salutare ed abbandonare il suo regno pur essendo a conoscenza degli eventi pronti ad investirla con nuova e più grande pericolosità, oppure, rimettendo in moto la narrazione (con Edoardo, Tom ed Edith sul palco), lasciare che i miei timori balenassero nella sua psiche se non come certezza, almeno come sospetto.

Così agendo, ne ero consapevole, poteva tuttavia accadere che lei, Aurora, interpretasse in maniera non assolutamente conforme ai miei intenti i risvolti delle azioni e dei convincimenti insiti nella narrazione della parte del racconto che avrei dovuto proporre.

Non muovevo, né in un senso, né nell’altro la mia determinazione, quasi imbambolato, sognante, ad occhi aperti immobili, con a fianco la mia Anima e il mio Cervello tutti magicamente adagiati nelle oblianti attenzioni della nostra amica.

Nessuna altra idea.

L’uomo vestito di bianco riprese il suo posto al pianoforte suonando in nostro onore le più belle melodie napoletane del suo immenso repertorio.

Una indubbia corrente di pensieri gli consentiva di percepire i miei desideri, tramutandoli in musicalità prima che io li esprimessi.

“Indifferentemente” ritornava ad ogni mio impulso, sempre con maggiore intensità.

Una volta intonata da trombe parlanti, ed era lui vestito di bianco a farlo, la successiva, come se cime di palme e di eucalipti, ondeggiando, rumoreggiassero più simili a violoncelli e contrabbassi che ad alberi tra venti tropicali in foreste dense di pioggia.

“E nuie pe’ recità l’urtima scena…” La donna dalle mani ambrate e con un ventaglio di seta giapponese a colori sgargianti e stecche di bambù, non smetteva di coccolarlo.
La calma giornata di primavera copriva, con un silenzio innaturale di tutto quanto intorno a noi era realtà fisica dell’esistenza, la nostra stessa voglia di agire, ammantandoci di soddisfatta pigrizia.
L’uomo della ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) all’occhiello del bavero, l’indimenticabile protagonista del mio primo incontro con Aurora, era stato da lei invitato ad allietare il nostro gruppo suonando il pianoforte.
Fuggita dal mondo per incontrarlo nel loro ultimo appuntamento, la sua anima gli teneva una mano poggiata sulla spalla.

Edoardo sfogliava e leggeva in silenzio il mio racconto dal punto in cui era stato interrotto, Edith, vorrei dire, usignuoleggiava (ma non credo che l’insensibile correttore delle bozze mi consentirà questa astrusità) antiche canzoni in un inconfondibile accompagnamento.

Aurora, Aurora non lo dimostrava, ma era commossa, intensamente felice e turbata dalla prima sensazione umana della sua esistenza:
-«Petrus, beviamo con il nostro amico che da ora in poi chiameremo Ignazio.

Consigliaci.
Stappa quanto di meglio abbiamo.»

-«Davvero?
Davvero anche per Voi, Signora?»

-«è al loro onore che spetta questo mio brindisi.
Meritano che io beva con loro.
Avanti, Petrus.»

-«Valpolicella e gassosa?»

-«Non chiedere, mesci.»

-«La Signora adesso è veramente Aurora.»

Fu una frase a scuotere il mio torpore e ad impormi la decisione che rifiutavo di assumere.

Aurora aveva detto: “è al loro onore che spetta questo mio brindisi”. Il mio onore decise che non poteva assistere senza partecipare.

Cercai il raggiungimento dello scopo evitando di intaccare il sacrale concetto dell’individualità che ho sempre coltivato.

Lei avrebbe dovuto comprendere attraverso i fatti.

I figli di puttana insinuano.
La Vita no, la Vita mostra.

Dissi…

Il Made in Ischia di DILA è sempre più internazionale

 

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” accentua la sua vocazione internazionale nel proiettarsi sulla scena editoriale di IL MAGGIO DEI LIBRI.

 

Infatti, dopo l’acclamata sesta puntata, proposta mercoledì scorso e della quale vi abbiamo riferito in questa pagina lunedì 3 giugno, dedicata all’amicizia che eminenti personaggi delle due più autorevoli Università algerine hanno voluto, tramite l’Associazione ADA di Dalila Boukhalfa (Presidente DILA per la nazione algerina), far pervenire in video alla nostra DILA affinché fosse inserita in un progetto Made in Ischia, ora ci apprestiamo a mettere in rete la settima puntata che  più internazionale di così non potrebbe presentarsi sulla scena della rassegna nazionale IL MAGGIO DEI LIBRI.

In un video di circa un’ora. mercoledì prossimo con inizio alle ore 22.00 nella home del gruppo LENOIS di facebbok, scorreranno opere musicali, pittoriche, letterarie degli artisti che fanno parte del seguente elenco.

Avrei voluto (dovuto?) completare l’informazione aggiungendo accanto a ciascun nome la provenienza geografica, però ho accolto di buon grado una ben articolata osservazione con la quale Dalila Boukhalfa mi ha fatto notare la contraddizione insita in qualsivoglia tipo di etichettatura attribuita alle opere dell’ingegno e dell’arte.

“Loro sono Artisti (con la A maiuscola), non sono artisti (con la a minuscola) ai quali sia necessario dare lustro mediante qualche aggettivo qualificativo o qualche etichetta di genere, siano pure essi ed esse aggiunti in totale buona fede e con animi scevri da qualunque tipo di razzismo” così ha concluso la sua bonaria osservazione Dalila Boukhalfa in risposta alla mia richiesta di specificare le provenienze geografiche degli Artisti partecipanti alla settima puntata del Made in Ischia.

Giusta osservazione?

Per me lo è stata e quindi completo l’informazione dicendo che gli Artisti presenti in questa prossima puntata rappresentano tutti i continenti del nostro mondo fisico e appassionano tutte le sfere delle nostre emozioni umane.

In ordine sparso, ecco i tag della puntata:Adam Ilyasov; Ajub Ibragimov; Aleem Uddin Arts; Antonio Molina Vasconcelos; Arif Azad Painter; Art Linh; Astra Empele; Chijia He; Daniel Hooper; Ēriks Bāris; Fatima Daudova; Frank W. Tansey; German Vizulis; Guna Oškalna Vējiņa; Heino Blum; Herminia Mesquita; Ismail Akinc; Janis Drozdovs; Kārlis Īle; Kheyrollah Asghari; Lela Geleishvili; Liga Sarah Lapinska; Marcos Robson Mota; Maurizio Pedace; Mehtap Guler; Melinda Horvath; Migel Piñero; Milena Petrarca; Milo Shor; Mirjana Milanovic; Nancy Avellina; Nunzia Zambardi; Olga Ivanova; Onofre P.P. Pinheiro; Osama Salama; Roalds Dobrovenskis; Rubik Kocharian; Safa Bn; Sasho Kostov; Sayed A. Irfan; Sebastiano Grasso; Sergey Kyrychenko; Soledad Llamas Gonsalez; Spasa Maksimovic; Thamer M. Alhiti; Tomas Fernandez; Valdis Jaunskungs; Valerien Bressy; Vera Roķe; Vilis Vizulis; Yuri Serebryakov; Zara Ilyasova, Nicola Pantalone, Bruno Mancini, Gaetano Di Meglio, Mariapia Ciaghi, Dalila Boukhalfa, Antonio Mencarini, Roberto Prandin, Valentina Gavrish, Domenico Umbro, Raffaele Pagliaruli, Maria Luisa Neri, Alessandra Albo, Maddalena Foschetti, Eleonora Corti, Michele Benvenisti, Sveva Corallo, Alessandro Rosace, Federico Casazza, Lucia Fusco.

 

Tutto ciò, sempre con le costanti e determinanti collaborazioni dell’Associazione ADA di Dalila Boukhalfa, del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, della Casa editrice IL SEXTANTE e il magazine EUDONNA di Mariapia Ciaghi, e di tutti i Presidenti delle sedi operative DILA.

Pietro-Sciandra, il Tigre della trasmissione “Avanti un altro” di Paolo Bonolis legge l’antologia “Magari un’emozione”.

Tania Urizar Guatemala – Istituto italiano di cultura – con una nostra antologia

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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