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Silvana Lazzarino

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05ar25f  Silvana Lazzarino

Counseling vocazionale: Disegnare il futuro a partire da sé

Un percorso con Virginia Vandini e Milena Screm. La presentazione online si svolgerà il 20 gennaio (ore 19)

In questo tempo dove i ritmi quotidiani sono sempre più frenetici e dove diventa prioritario essere competitivi e stare al passo con richieste e sfide sempre più esigenti, poco spazio viene dedicato alla comunicazione vista quale scambio di idee, confronto con l’altro nel rispetto reciproco, cime anche a manifestare in modo autentico i propri bisogni per via di condizionamenti legati al contesto sociale ed educativo.

E’ importante ascoltare i propri bisogni, come le proprie emozioni: in questo la figura del Counselor diventa punto di riferimento per accompagnare la persona verso il profondo riconoscimenti di sè per arrivare ad amarsi e costruire relazioni armoniche.

Il counselor accompagna la persona verso l’ascolto, l’accettazione, la gestione e l’elaborazione delle emozioni con cui acquisire consapevolezza, prendendosi la responsabilità della propria vita ritrovando autostima, fiducia per procedere verso la propria autorealizzazione.

Manifestando empatia, accettazione incondizionata verso il cliente, il counselor pone attenzione a quello che egli sente e vive, in sospensione di giudizio.

Attraverso ascolto attivo, domande aperte e stando nel qui e ora, il counselor porta il cliente a prendere in considerazione ciò che da lui viene percepito nel corpo e a quello che emerge in chiave emozionale.

Questo solo per confermare quanto questa figura professionale non solo conduca la persona ad ascoltarsi nel profondo, ma offra l’occasione alla stessa di attivare un cambiamento entro un’ottica di evoluzione in cui trasformare incertezze e paure in opportunità e nuove consapevolezze, a partire dal ricontattare le proprie risorse procedendo verso scelte e decisioni alternative per la propria autorealizzazione.

A mettere in luce i valori che porta con sè la figura del Counselor per la professione centrata sull’Ascolto del cliente come anche nel porre domande, per accompagnare lo stesso a superare disagi e difficoltà di varia natura (insicurezze, paure, conflitti, abbandoni, ecc), sono Virginia Vandini Sociologa, Supervisor-Trainer Counselor professionista, Costellatrice immaginale, Custode del Mantra Madre  e Milena Screm, Counselor Supervisor Trainer,  formatrice e autrice, con una serie di incontri volti a dare voce ai punti di forza di questa professione delle “relazioni d’aiuto” che diventa vocazione.

Condotto dalle due Counselor Supervisor Trainer di lunga esperienza, il percorso “Counseling vocazionale.:

Disegnare il futuro a partire da sé”, con inizio lunedì 24 febbraio 2025 si svolge online e contempla 6 incontri di 2 ore ciascuno, dalle ore 19.00 alle 21,00.  Attraverso gli incontri si potrà comprendere ancor più la validità di come comunicare in modo efficace i propri valori, avere cura della dimensione umana dell’incontro con l’altro, scoprire un marketing etico per far decollare la professione.

In un setting accade che il Counselor possa accompagnare il cliente ad affrontare rabbia e ostilità, come anche a gestire una resistenza con eleganza.

Questo a patire dal fatto che se ci si pone nei confronti di una persona con atteggiamento diverso, accade che anche l’altra persona sia portata a cambiare.

Contrattaccare non è sempre utile, diversamente dal trovare un accordo.

Se due persone attraversano un conflitto è ben sempre gestirlo invece che trovare un vincitore e un perdente.

Secondo Eric Berne fondatore dell’Analisi transazionale, vi è un invito a non svalutare le idee o pensieri di due persone che vivono delle resistenze, ma a considerarle in un’ottica positiva in cui entrambe sono vincenti e in questo senso si può giungere a trovare un punto di incontro dando voce a i bisogni di entrambi guardando a linee comuni.

A livello di comunicazione interpersonale anche l’atteggiamento assertivo aiuta a manifestare il proprio sentire aprendo il dialogo ed evitando di cedere alla modalità aggressiva o al contrario a trovarsi a subire passivamente una situazione.

L’essere assertivi implica stare nell’osservazione del comportamento della persona, poiché esso è osservabile e quindi l’attenzione va a quello che si sente e si prova rispetto ad un determinato atteggiamento dell’altro evidenziando la situazione che ne deriva.

Da qui poi si passa al dichiarare cosa si desideri venga messo in atto da parte dell’altra persona, affinché la stessa si senta considerata e non aggredita.

Pubblicato il 14 gennaio 2025  su “La Voce del Nisseno”, www.lavocedelnisseno.it,

“COUNSELING VOCAZIONALE: DISEGNARE IL FUTURO A PARTIRE DA SÉ”

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Mariapia Ciaghi

Secondo premio 286 voti

20ar25f Mariapia Ciaghi

Civismo: un modello socio-economico per un futuro sostenibile

In un mondo segnato da disuguaglianze crescenti e crisi ambientali senza precedenti, l’urgenza di un modello socio-economico alternativo diventa sempre più evidente.
Il Civismo, come concetto e pratica, rappresenta una proposta audace e concreta per superare le rigidità del neoliberismo, combinando i valori del collettivismo e del capitalismo in un sistema che privilegia sostenibilità, inclusione sociale e rispetto per l’ambiente.

Al cuore di questa visione si trova una cooperativa multi-attività che integra formazione, lavoro e auto-produzione Convivio di beni e servizi essenziali.

Il Convivio non è semplicemente una struttura economica, ma un laboratorio di civiltà.

Qui si intrecciano la tradizione del mutuo soccorso e l’innovazione economica, dando vita a un microcosmo in cui le persone non sono meri strumenti del profitto, ma protagoniste di una narrazione più ampia e umana.

Formazione, lavoro e auto-produzione si combinano per rispondere ai bisogni essenziali, promuovendo una dignità condivisa che il neoliberismo, con il suo culto dell’individualismo e del consumo sfrenato, ha messo in crisi.

Il Convivio non è utopia, ma un percorso concreto verso una società equa e sostenibile.
Riconosce la necessità di superare il binarismo tra pubblico e privato, facendo spazio a un terzo pilastro: quello del bene comune, che attinge all’intelligenza collettiva delle comunità.
In questo senso, il Civismo non è solo una teoria economica, ma un atto culturale e morale, capace di ridisegnare le priorità della società.

Il Civismo propone un sistema che non lascia nessuno indietro e che include attivamente le donne, i giovani e i più vulnerabili come motori del cambiamento e si presenta oggi come una forma di ribellione pratica e pacifica contro le storture del sistema.

Non si tratta di un ritorno nostalgico al passato, ma di un recupero critico di valori che il neoliberismo ha soffocato: la solidarietà, il lavoro come espressione di sé, e il rispetto per la natura come fondamento della nostra esistenza.

La cooperativa Convivio è un manifesto vivente di questa visione. Immaginiamo una rete di Convivii sparsi per il mondo, capaci di fungere da centri pulsanti di innovazione sociale ed economica.

Qui, le persone si formano, lavorano e producono insieme, alimentando un ciclo virtuoso che combatte lo spreco, riduce le emissioni e ricostruisce il tessuto sociale.
Il cambiamento autentico nasce dal coraggio di immaginare un futuro diverso e dalla determinazione di realizzarlo, passo dopo passo.

Il Civismo e il Convivio non sono solo un’idea: sono una sfida a ripensare il nostro modo di vivere, lavorare e convivere.

Non è forse tempo di osare?

Non è forse il momento di ascoltare le voci di chi ci ricorda che la sostenibilità non è un lusso, ma una necessità?

Il Civismo ci offre una strada: spetta a noi percorrerla, con audacia, speranza e determinazione.

Appuntamento a Venezia il 10 Marzo con Gianfranco Trabuio (Esperto in statistica, economia e PNL. Dirigente e docente universitario); Pasquale Ruga (Esperto in soluzioni energetiche sostenibili); Gabriella Chiellino (Esperta in sostenibilità ambientale e consulente ambientale); Ettore Bonalberti (Sociologo esperto in gestione forestale e ambientale.

Presidnete Associazione internazionale per la Cultura Ambientale e del Lavoro solidale; Dino Gerardi (Esperto in statistica ed economia, già funzionario europeo presso Eurostat e Relazioni Esterne; Introduce Mariapia Ciaghi (Editore, Giornalista, Partner Associazione di Promozione Sociale “Da Ischia L’Arte – DILA APS”, Collaboratrice pagina culturale della testata giornalistica Il Dispari diretto da Gaetano Di Meglio).

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Liga Sarah Lapinska

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13ar25f Liga Sarah Lapinska

Il violino di Sholom

Una volta Dio, ancora una volta, scese sulla terra.

Tolse il Sole, la sua corona, e come mendicante, pellegrino, soldato, poiché noi tutti abbiamo diversi volti e diverse uniformi, raggiunse la Lettonia.

In un cimitero, non lontano dalla piccola Dobele, tre adolescenti, Richard, Moritz ed Eugene insieme alla loro sorellina Cecilia, tutti moreni come i corvi, piangevano sulla bara della loro mamma, Maryam.

La bara era già chiusa, perché Maryam fu uccisa con l’ascia.

Vladislav, il marito di Maryam e padre di due figli di Maryam, era il colpevole.
Roman, uno zingaro, abbraccia i suoi due figli, Moritz ed Eugene.

Eugene, come l’ufficiale dell’esercito di Adolf Hitler, sparò comunisti, ebrei e zingari. I soldati sovietici, invece, spararono a pochi chilometri dalla culla di suo figlio, mio papà. Dio bussa a una porta.

La giovane padrona di casa, Matilda, lo fa accomodare.

Nel grembo ha il suo figlioletto Jidele.

Chiede a Dio se non ha bisogno di un caldo cappotto, oltre alle salsicce rustiche.

Matilda è per metà tedesca, per metà lettone, ma suo marito Sholom è ebreo, uno di quelli che entravano in Lettonia dall’Ucraina insieme con rabbini, gioiellieri, usurai.

Avevano tutto con sé, tranne le armi più pericolose dei coltelli da cucina.

Ecco perché Sholom sapeva tutto, tranne uccidere.

Sholom andò in guerra e respirò i gas velenosi.

Così, Sholom perse un occhio e cominciò a tossire sangue.

La Matilda faceva una proposta a Sholom. Matilda aspetta il ritorno di Sholom dalla cerimonia di matrimonio.

– “Verrà dal matrimonio?!” Dio le chiede.

– “Si. È solo mio marito, ma al matrimonio suona il violino. Mentre suona, i cervi sorridono ai lupi. Quando finì la guerra, viene dichiarato un nuovo trattato di pace. Quando mi strizza gli occhi con il suo bellissimo occhio unico…”

– “Unico?!”

– “Sì. Era in guerra per combattere contro Bermont. Poiché, Sholom è un violinista di Dio. ”

– “Però, finora non ho sentito nulla di lui.”

– “Poiché la stampa non scrive di lui, altrimenti tutte le ragazze si innamorerebbero di lui.”
Sholom ritornò e diede a Dio i suoi vestiti, uno spartito con la calligrafia di Niccolò Paganini, e tre bottiglie di vino.
Dio lo ringraziò e corse via.

Benedisse quella casa, augurando, che Jidele conservasse sempre il suo ferreo ottimismo, Matilda potesse essere sempre innamorata e che Sholom potesse ricevere un tale potere sui cuori e sulle gambe degli umani tale da far cessare le guerre, perché guerrieri, generali, antisemiti e i Semiti, ballassero al ritmo del violino di Sholom, finché sarà in grado di suonare.

Poi, la Lettonia fu occupata dall’esercito di Adolf Hitler.

Sholom ricevette una stella di David gialla da fissare sul suo unico cappotto.

La Matilda non lo lasciò andare alla polizia per registrarsi.

Gli agenti sono venuti di persona, armati.

Il più alto, di nome Fritz, gridò a Matilda di chiamare immediatamente “quel Jude”.
Tre volte gli agenti tedeschi vennero ad arrestare Sholom, ma Sholom cominciò a suonare e i tedeschi subito saltavano in una danza, ridendo come bimbi.

Possono la musica e la danza sconfiggere la guerra e la morte?

Anche un’altra violinista, Sara Rashina, una mia parente lontana, credeva all’amore tra i popoli e sparì a Rumbula.

Fritz ci ripensò un po’ e poi chiamò il fanatico Eugène, un sordo disabile e un assistente di polizia con le stampelle al posto delle gambe.

Tutti e due non potevano ballare. Ma perché Eugène non si sottometteva al potere del violino di Sholom?

Ovviamente, i violinisti sono onnipotenti.

La Matilda era irremovibile nel divorziare dal marito, così Eugène portò con sé anche il Jidele, che non era stato battezzato.
E

ugène ha sparato Sholom in una foresta idilliaca.

Sholom cadde nelle eriche senza chiudere il suo unico occhio. Già nel 21° secolo, l’attivista della Società dei ebrei di Jelgava, Lidija Rybkina e i suoi compagni trovarono questa fossa comune e lei ordinò un memoriale.

Gli assassini di Alfred Bekou hanno ritenuto Jidele un ragazzino lituano bruno e lo ho lasciano da solo.

Dopo la guerra, Matilda trovò il suo figlio. Jidele, adesso Jeronim. Viveva in una famiglia lituana.

Lei non si è mai risposata, ma passava i suoi giorni con Jeronim – Jidele.

Dopo lunghe battaglie con la burocrazia sovietica, è partita insieme con il figlio per la Germania.

Jidele, mentre si esibiva in Lettonia, decise di restarvi.

Affittò una camera vicino a Riga.

Ferma la sua auto noleggiata davanti a una casa non distante da Dobele.

Qui tutto gli ricorda suo papà, anche le macchie scure sulle pareti che mostravano che un tempo qui erano appese le fotografie, ecco, al centro, il piccolo Jidele, vestito da principino; la Matilda sembrava una Madonna di Albrecht, Dürer, invece il moreno Sholom aveva il suo violino a spalla, come il fucile per i soldati.

Cosa altro possiamo aggiungere?
Viva la musica!
Viva l’amore!

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Eva Mārtuža

 

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06ar25f Eva Mārtuža

Come una nipotina di Ibsen

Come una nipotina di Ibsen, come incantata durante la notte del Solstizio Estivo, chiamato in lettone Līgo, come strappata dalla vita di tutti i giorni, comunico con un troll in una terra dei troll.

Ha un troll le sue parole, inoltre ha le raffiche dei sentimenti, inoltre l’anima mia affamata li ha.

O come il ceppo bruciato della notte di Giovanni, in lettone si dice Jānis, sei tu, inoltre sei lo stesso re dei troll, io vado con te per far entrare, indietro di me, l’anima delle rocce e delle montagne.

Una sorgente, proprio come la cicatrice nella roccia, come un dito tagliato sanguinante, con il sapore dell’argento.

Divento la desiderata del troll per stanotte, con passi stanchi sto precipitando in una rupe, appoggio il piede da una cicatrice all’altra, e la rupe comprensibilmente accetta la mia andatura e anche i miei sospiri silenziosi ai suoi fianchi duri.

Mi fermai alla sorgente, lavai i miei piedi nello schizzo dell’ acqua lungo mille metri, e diventi la roccia di Staburadze, ormai saltata in aria e trasformata in una centrale idroelettrica, e sopra il mio viso cadano le gocce.

Non ho nessun senso di colpa, nessuna vergogna non ho, sono stanotte destinata per il troll, vado insieme con lui.

Nelle macerie di una roccia, il letto si sta coperto di muschio verde, più morbida di un letto a molle, più largo di cento piedi come unità di misura, sopra una valle come sul trono di un re mi sdraio vicino al troll.

Già il subconscio risveglia, svanisce il mio corpo, la cornice del tempo, il piombo filtra attraverso la rupe.

La montagna prese la mia routine, il troll la mia resa. È la cima della rupe il mio trono, mio letto reale, invece il troll è per me sia re che amante. Ho sentito stanotte la vita e il profumo dell’uomo.

Stavo godendo insieme con il troll quella maestosa vista e la forza della libertà dei giganti delle saghe.

Come una nipotina di Ibsen, come incantata durante la notte del Solstizio Estivo, come strappata dalla vita di tutti i giorni, comunico con un troll in una terra dei troll.

Ha un troll le sue parole, inoltre ha le raffiche dei sentimenti, inoltre l’anima mia affamata li ha.

O come il ceppo bruciato della notte di Giovanni, sei tu, inoltre lo stesso re dei troll, io vado con te per far entrare, dietro di me, l’anima delle rocce e delle montagne,delle rocce e delle montagne.

Una sorgente, proprio come la cicatrice nella roccia, come un dito tagliato sanguinante, con il sapore dell’argento.

Per rendermi di nuovo una innocente di notte…

In modo che le cicatrici, avute nella terra dei troll non guariscono, coltellate, lacerate, seminate da me stessa.

È io sono – neanche un troll, neanche un fiore, neanche una cicatrice.

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ANTONIO MENCARINI

Ed ora iniziamo il 2025 parlando del compianto ANTONIO MENCARINI, VOX per gli amici ischitani dell’Associazione DILA APS, conosciuto alcuni anni or sono sempre on line.
Del resto tra i chiaroscuri d’internet vi è questo grande vantaggio di raggiungere persone ovunque si trovino per amicizie e collaborazioni.

Dotato d’una calda voce inconfondibile ha curato per 2 anni la trasmissione CAFFE’ DI NOTTE su RADIO ANTENNA CAPRI insieme al noto cantautore CARLO MISSAGLIA.
Con me ha collaborato incidendo poesie sia in Italiano che in napoletano raggruppate in 2 album inviati a suo tempo a molte radio, anche estere, che ancora oggi trasmettono la sua voce.

Ora che purtroppo non è più tra noi è emozionante ascoltare la sua voce interpretare i miei versi con una compartecipazione degna della sua fama di fine dicitore.
Per il suo impegnativo lavoro di responsabile commerciale d’una catena d’uno dei maggiori supermercati italiani ha girato mezzo mondo per moltissimi anni fino all’età del pensionamento.

Napoletanissimo  ha vissuto a Milano.

Spesso nei week end si recava ad Ischia.

Memorabili le sue collaborazione alle tante iniziative di Bruno Mancini che lo vedevano appunto sull’isola, in aereo da Milano-Napoli e aliscafo per Ischia!

Già nel primo breve lasso di tempo, solo qualche mese, successivo alla sua decisione di credere nel progetto nato ad Ischia, Mencarini volle e riuscì ad allestire e mandare in onda cinque puntate di trenta minuti ciascuna durante le quali Ischia, le Poesia delle nostre antologie con in primo piano Roberta Panizza, Bruno Mancini, Sacha Savastano, Franco Calise, Nunzia Binetti, Virginia Murru, Alberto Liguoro, Umberto Maselli, Liga Sarah Lapinska, e il sottoscritto, insieme alla musica di Nicola Pantalone, Dario Rustichelli vennero proposte attraverso una importante radio della Romagna.

Le pagine di questo giornale ne hanno illustrate le doti umane ed artistiche più e più volte come giusto riconoscimento alla sua visione dell’arte unificatrice di popoli e di tradizioni.

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