Wegil Roma: “L’invisibilità non è un superpotere”. Foto e lastre per dire no alla violenza sulle donne

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere. La mostra a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, è in corso fino al 6 febbraio 2020

Di portata nazionale e non solo, quello della violenza sulle donne è un tema doloroso che riguarda tutta la società. Risuona come un grido di dolore, disperazione, solitudine, come un grido di aiuto,, trattato dalle pagine della cronaca nera e dai talk show televisivi del dolore con parole e immagini che commuovono e fanno riflettere, ma che poi al di fuori di questi canali resta nell’ombra. Vittime di violenze, la maggior parte delle donne si trovano nell’impossibilità di reagire e trovare la forza per dar voce ad un dolore non solo fisico, ma anche morale con cui sono costrette a convivere. Un dolore che ferisce fuori e dentro, nel corpo e nell’animo, fino a diventare un peso insopportabile se alla lunga si resta da soli.

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere mostra di foto e radiografie

A restituire entro un contesto artistico di forte impatto visivo ed emotivo, visibilità a questa realtà drammatica che ancora si nasconde silenziosa negli ambienti dove manca il rispetto e la libertà di essere se stessi, è la mostra “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE, Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne” che è stata inaugurata a Roma WeGil in Largo Ascianghi 5, il 16 gennaio 2020 alle ore 18.30,  cui hanno collaborato Pangea – Reama, l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. All’anteprima per la stampa svoltasi il 16 gennaio alle ore 11.00 sono intervenuti Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e Pari opportunità della Regione Lazio,; Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio; Simona Lanzoni, Vice Presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice di Reama; Marzia Bianchi, fotografa, curatrice e collaboratrice Pangea – Reama; Maria Grazia Vantadori – Chirurga, referente Casd – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente Reama; Fabrizio d’Alba, Direttore Generale Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e l’attrice Francesca Reggiani.

Wegil Roma. L’invisibilità…mattonelle di Marzia Bianchi

Promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, promotrice di Reama, la rete per l’Empowerment e l’auto mutuo aiuto per le donne vittime di violenza, l’esposizione, “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPERPOTERE” curata da Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, presenta 10 fotografie e 10 radiografie che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. Autrice delle fotografie è Marzia Bianchi, fotografa e collaboratrice di Pangea – Reama, che ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama (www.reamanetwork.org), ha trasformato la narrazione in immagini. Alle fotografie sono affiancate, in totale anonimato delle radiografie gentilmente concesse dall’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e dall’ ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze.

Wegil Roma. L’invisibilità…pescerossoweb_credits -®Marzia Bianchi

Così afferma la fotografa Marzia Bianchi:” L’invisibilità non è un superpotere… vuole dunque rompere il muro di silenzio che coinvolge le donne che hanno subito violenza: nella mostra sono i loro corpi, le loro lesioni a parlare, intrecciando singole storie in un unico racconto. Le vite delle donne sono diverse eppure lo schema della violenza si ripete, prevalentemente a opera di un compagno, familiare o conoscente”.

Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete Reama. sottolinea come la mostra sia l’occasione per noi di svelare quello che molto spesso le donne non riescono a dire o nominare una volta giunte al pronto soccorso. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi e attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”.

L’invisibilità…non è un superpotere…

Mariagrazia Vantadori, chirurga dell’ospedale San Carlo Borromeo, nonché referente del Casd, Centro Ascolto Soccorso Donna del San Carlo ha evidenziato come i tanti anni di attività lavorativa e di esperienza sul campo, l’abbiano portata a decodificarele loro lesioni, ad andare oltre il non detto e ad aiutare le donne a orientarsi per uscire dalla violenza con il sostegno della rete territoriale e dei centri antiviolenza. Far capire loro che quanto accaduto non deve ripetersi mai più e che non sono sole è essenziale e in tal senso i presidi sanitari sono uno snodo importantissimo della rete”.

 L’esposizione nasce dall’esperienza ventennale di Fondazione Pangea che ha incontrato migliaia di donne in tutto il mondo e dall’incontro tra la Dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga nonché referente CASD – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente della rete Reama, e la fotografa Marzia Bianchi, collaboratrice di Pangea – Reama. Dopo la tappa romana la mostra sarà ospitata in altri luoghi del Lazio a partire dalla Provincia di Frosinone dal 6 al 27 marzo 2020.

Silvana Lazzarino

 

 L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE

Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne

a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA.

WeGil – Largo Ascianghi 5, Roma

orario: tutti i giorni 10.00-19.00

Inaugurazione  16 gennaio 2020  ore 18.30

16 gennaio – 6 febbraio 2020

ingresso libero

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Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200113

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Editoriale | Il racconto “La Notizia virgola” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
La Notizia virgola – Capitolo 1°

Appena informati della pubblicazione.
Impiccati, sparati, precipitati, di infarto (un infarto suicida), dissanguati.

-“Vai Petrus, è il tuo momento, sali sul palco e leggi pure il resoconto che hai preparato per il nostro amico.

-“Grazie, Signora.
Un cenno di rispetto al nostro amico.
Numero uno.
Trenta Aprile, compleanno del nostro amico, otto persone in una roulotte rubatagli (Giuseppe, l’amante di Giuseppe, la sorella di Giuseppe, il marito avvocato della sorella di Giuseppe, i loro due figli maschi e la unica femmina, il figlio avuto da Giuseppe con l’amante), ognuno con un candelotto di dinamite ficcato per tre quarti nell’ano, hanno riempito di gas e di benzina la roulotte rubata al nostro amico, e quindi, dando fuoco, hanno provocato uno scoppio tremendo
Bumm Bumm Bumm Bumm
Bumm Bumm Bumm Bumm.
Almeno otto Bumm, suicidandosi.
L’osso più grande consegnatoci era di dimensione inferiore a mezzo stuzzicadenti…

-“Regalo per il tuo compleanno?

-“Mi dispiace per la roulotte, non meritava quella fine.

-“Numero due.
Trenta Aprile.
Un boccale di birra, per favore.
Grazie.
Il venditore di gettoni, che Santa Emma tempo addietro aveva chiamato figlio di puttana, ha collegato la corrente elettrica trifase (380 Volt) a tre terminali del suo corpo.
Uno al pisellino, un altro al buco del culo, il terzo nel punto di congiunzione tra gli occhi ed il naso.
Ha tolto il vetro ad uno dei flippers che aveva rubato al nostro amico, si è disteso sui poppers, targets, buttons, ha messo una gamba nel vaso del cesso, l’altra gamba tra le pale del motore dell’aria condizionata, e poi ha alzato l’interruttore dando corrente al tutto.
Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz
Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz
Insomma almeno otto Fzzzzz come gli otto Bumm.
Pensare che odiava i negri, diceva sempre che puzzavano. Anche se li incrociava per strada.
Puzzavano diceva.
Una scena, raccontano, raccapricciante.
Nera polpetta abbrustolita.
Come in fumaiolo della peggiore nave carretta in partenza da Casamicciola…

-“Ancora trenta Aprile, sembra fatto apposta!
E fatto per te!

-“Per me?
Non ho mai avuto, Io, mia cara Aurora, ho sempre dato.
Sono triste per il flipper era un Bally 1985.

-“Numero tre.
Trenta Aprile.
Ora gradirei un limoncello, doppio.
Grazie…

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200113

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

Lorenzo Maria Bottari intervistato in esclusiva per IL DISPARI

“… sarei ben lieto di venire nella meravigliosa isola d’Ischia per conoscerla meglio e, attraverso l’Associazione Internazionale DILA, fare anche un’esposizione delle mie opere.”

Lorenzo Maria Bottari è un pittore definito da Bianca Tragni, la critica d’arte altamurana, un autodidatta che ha avuto più di cento maestri, tra cui Ibrahim Kodra, De Chirico e Guttuso.

Una vita spesa a spasso per il mondo, con incontri del tutto eccezionali a livello artistico e culturale che hanno finito per influenzarne la carriera felice e prosperosa.

L’incontro con la grande poetessa Alda Merini, ispiratore di una serie di quadri a lei dedicati nei quali è rappresentata proprio con i tratti che più le appartenevano, in una maniera sempre delicata e rispettosa.

Un’amicizia la loro che Bottari ricorda con affetto e che andò oltre il livello culturale trasformandosi su un piano anche umano.

Da più di un anno sono esposti nella casa natale di Salvatore Quasimodo, che è un vero e proprio museo tutt’ora aperto al pubblico, a Modica, i quadri che compongono il calendario di Bottari creato con le tele ispirate alle liriche del premio Nobel alla letteratura.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare il pittore che ci ha dato il privilegio di questa intervista esclusiva per il quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, sussurrandoci anche
alcune delicate confidenze sugli accadimenti più importanti della sua carriera.

D:- Come pittore lei è autodidatta oppure ha frequentato scuole particolari?

R:- Io mi definisco autodidatta, infatti stavo per superare gli esami di maturità a Brera del 1974 ma dopo quattro giorni ho finto di andare, silenziosamente, in bagno, ho preso la giacca e sono andato via.
Poi ho frequentato il corso di decorazione per tessuto alla Marangoni di Milano, una delle più prestigiose scuole di Fashion e Design.
Bianca Tragni nota critica altamurana mi definì un autodidatta che ha avuto quasi cento maestri, infatti ho frequentato tanti artisti che oggi fanno parte della storia dell’arte.

D:- La sua pittura si può far risalire ad un movimento particolare?

R:- Per me è difficile far risalire la mia pittura ad un movimento particolare avendo frequentato tanti artisti.
Un po’ come fece Picasso, mi sono lasciato, sin da giovanissimo, influenzare da diversi artisti dalla pittura accademica a Firenze, poi quella Macchiaiola, poi c’è stato il periodo blu.
Mi avevano avvicinato anche alla transavanguardia dei primi anni ’80 ma in effetti non fu così.

D:- Quali incontri con grandi maestri sono sicuramente stati decisivi per la sua formazione?

R:- Sicuramente Wifredo Lam, l’amico afro-cubano di Picasso e Mirò per la ceramica; poi nel 1974 avevo incontrato Ibrahim Kodra al museo Leonardo da Vinci a Milano, e nacque la nostra amicizia che durò tutto l’arco della sua vita.
Inoltre anche Renato Guttuso.

D:- L’incontro con la grande poetessa del ‘900 Alda Merini è stato molto importante per Lei?

R:- Nel 1991 sono stato eletto presidente dell’Associazione Multiart di Milano.
Quando il Presidente Nicola Tedesco mi presentò Alda Merini io non sapevo chi fosse, perché abitavo tra Londra e New York, e inizialmente per me non fu un bell’aggancio, non ebbi subito una buona impressione.
Dopo, lei mi invitò alle presentazioni dei suoi libri e pian piano ne apprezzai l’ironia e la sua grande conoscenza del mondo poetico.
Piano piano la nostra amicizia si irrobustì.
Lei era molto gelosa delle sue amicizie, io come suo amico sono stato sempre molto discreto: quando c’era qualcuno che le voleva fare compagnia io silenziosamente mi dileguavo con molto rispetto.
Tra noi ci si prendeva un po’ in giro. Un po’ ci si dava del tu, un po’ del Lei.
Una volta le dissi: “Lo sa che Lei mi è molto simpatica?”. E lei rispose: “Si lo so, anche io mi trovo molto simpatica!”

D:- Ha conosciuto Quasimodo? Come si è avvicinato alla figura del premio Nobel per la letteratura?

R:- È stato uno dei primi poeti a cui mi sono avvicinato di più, perché Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Vincenzo Consolo mi parlavano di lui poiché lo avevano frequentato.
Poi naturalmente Alda Merini mi ha fatto molto avvicinare alla figura del premio Nobel per la letteratura perché, come è noto, lei ebbe una breve relazione con Quasimodo quando era ancora molto giovane, e poi perché conosceva molto bene la sua poetica e lo adorava.
E lì Alda mi fece rivivere il Quasimodo che io non riuscivo a capire.
Io personalmente il grande poeta non l’ho mai conosciuto.
Poi comunque frequento da tantissimi anni Modica -che è il luogo di nascita del premio Nobel- e lì iniziai a frequentare la sua casa natale.
Così iniziò per me la Quasimodo mania, e presi a dipingere i miei quadri ispirandomi alle liriche del poeta.

D:- Alda Merini stessa Le ha chiesto una mostra per lei?

R:- Dopo che la Merini notò il risultato del progetto, sia della mostra che del mio cataloghino, ossia il lavoro che feci inizialmente come piccolo catalogo tascabile sui quadri che mi ispirarono le poesie del premio Nobel, l’idea le piacque molto, tanto che mi disse “Quando fai una cosa del genere per me?” ed era il 2001.
Io credevo che mi prendeva un pochino in giro: il nostro rapporto era particolare, io nei ritagli di tempo le facevo compagnia come facevo compagnia a mia madre.
Lei a volte era molto triste, le mancavano le figlie, e mi aveva preso a cuore.
Io in qualche episodio la sorprendevo con dei regali di capi di vestiario, visto che portava la stessa taglia di mia madre.
Il nostro rapporto non era costruito solo sul lato culturale ma anche e soprattutto sul lato umano.

D:- I dipinti che hanno composto il calendario dedicato alle poesie di Quasimodo sono stati esposti nella casa del premio Nobel per la Letteratura?

R:- Queste opere sono state realizzate da me dal 1999 al 2000 – 2001, poi sono state fatte diverse mostre.
Poi ebbi il piacere di conoscere anche il figlio di Quasimodo e della danzatrice Maria Cumani (a cui tra l’altro ho dedicato una tela nel calendario che la ritrae bellissima mentre balla da giovane).
Alessandro Quasimodo rimase molto felice del lavoro che stavo svolgendo sulle poesie di suo padre.
Con il tempo mi propose di esporre le opere nella casa museo a Modica.
Così mi sono ritrovato a concretizzare un sogno esponendo in un posto così prestigioso e a me caro.
Ed è stato un successo: la mostra doveva durare venti giorni invece è lì da più di un anno.
In questo ultimo periodo inoltre ho interpretato altri sei pezzi.

D:- Conosce l’Associazione Internazionale DILA di Ischia del presidente Bruno Mancini? Verrebbe tramite quest’Associazione ad esporre le sue opere ad Ischia?

R:- Io sono stato ad Ischia di passaggio, in pochissime occasioni, ma sarei ben lieto di venire nella meravigliosa isola d’Ischia per conoscerla meglio e, attraverso l’Associazione Internazionale DILA, fare anche un’esposizione delle mie opere.”
Grazie dell’invito.

Liliana Manetti.

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200106

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Mariapia Ciaghi a Matera con
L’ECO DELLA PACE A MATERA – dal 1959 a oggi.

Il Sextante, diretto dalla giornalista e regista cinematografica Mariapia Ciaghi, già più volte apprezzata opinionista di questa rubrica, ha proposto un nuovo allestimento della mostra ECO DI PACE mirata a sviluppare dibattiti sulle problematiche attuali della reciproca convivenza ed a lanciare un forte messaggio rivolto agli “uomini di buona volontà” affinché riflettano sui valori della legalità, della vita e trovino la convinzione di prendere posizioni, decise e irremovibili, contro ogni tipo di violenza.

La mostra, itinerante, dopo Roma e dopo Mirano non poteva che approdare a Matera (capitale europea della cultura 2019 ed anche città della Pace dove ha beneficiato del Patrocinio del Comune) perché Matera, come ha affermato il Sindaco Raffaello De Ruggieri «È una città comunitaria in cui le vite delle persone continuano, sia pure con fatica, ad essere legate tra di loro attraverso una rete di solidarietà e di rapporti che restano saldi. »

La mostra nata, appunto, da un’idea di Mariapia Ciaghi e frutto della collaborazione tra Il Sextante, Micro Arti Visive e A.I.D.E, stata allestita presso la storica sede “La Scaletta”, Associazione che da oltre cinquant’anni rappresenta il cuore artistico e culturale della città e che, come ha testimoniato il presidente Francesco Vizziello, ė nata nello stesso anno 1959 in cui le grafiche esposte a Matera, per la pace e contro tutte le guerre, sono state realizzate da alcuni dei migliori artisti mondiali in occasione di una manifestazione contro tutte le guerre tenutasi a Dresda.
A distanza di cinquant’anni queste opere continuano a parlare così come ha sottolineato, nel messaggio per l’inaugurazione dell’evento, Vincenzo Guanci Presidente del Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik:

«Le immagini della mostra rimandano una “eco di pace” a chi si sofferma a vedere o solo a guardare i corpi mossi nei paesaggi più diversi e nei contesti i più vari.
Le grafiche che Mariapia Ciaghi generosamente pone alla nostra attenzione ci costringono a riflettere.
Esse mettono in contatto stretto emozioni e pensieri, creano una sorta di corto circuito tra mente e sentimenti.
Spesso, nel quotidiano lavoro di diffusione di una cultura della pace, ci si imbatte nella difficoltà di risoluzione dei conflitti in assenza di guerra.
Infatti la pace non è assenza di conflitto.
Al contrario è la sua esaltazione in quanto costringe ad utilizzare gli strumenti del diritto e della mediazione di interessi legittimi, per imparare a risolvere i conflitti senza l’uso della forza fisica.
La guerra costituisce, infatti, l’abdicazione dell’umano alla propria essenza, in quanto regredisce allo stato animale.
La guerra è bestiale.
La guerra è l’opposto dell’umanità.
La massima guerra, la guerra nucleare, non è altro che la distruzione dell’intera umanità.
L’estinzione della nostra specie, l’homo sapiens.
L’arte rappresenta tutto questo con la grande potenza del proprio linguaggio: colpisce al cuore, al cuore del problema.
La mostra ECO DI PACE richiama, con le sue grafiche, da un lato gli orrori della guerra e dall’altro la serenità della pace.
L’urlo di dolore della ferita umana e la carezza al volo della colomba.
Non trovate in questa mostra le esaltazioni degli eroi, dei guerrieri, la bellezza dei “bronzi di Riace.
Infatti, troviamo al loro posto la sofferenza di chi fugge dalla guerra, dei profughi, dei feriti, della morte di chi si ama.
E non vale rifugiarsi nel pensiero egoistico che a noi oggi non tocca, per fortuna.
Ieri è toccato.
Può toccare ancora.
Mariapia Ciaghi ci mostra che l’eco del desiderio di pace arriva da ogni parte del pianeta.
Guardate la nazionalità degli autori e la data di ogni opera.
Vi accorgerete che questa mostra parla di ogni tempo e di ogni luogo.»

L’iniziativa, che ha visto esposte le cinquanta grafiche d’archivio provenienti dalla collezione privata della casa editrice il Sextante di Mariapia Ciaghi, ė stata scandita, in parallelo, dalle opere di venti artisti contemporanei, selezionati da Paola Valori, titolare della galleria Micro a Roma.

A questa ECO DI PACE hanno aderito anche il Maestro Guido Angeletti con la scultura “Libera?” e l’artista Jeanfilip (che ricordiamo graditissimo ospite d’onore all’evento del Bookcity 2019 proposto da DILA in collaborazione con IL DISPARI il 17 novembre u.s. nell’Aula magna della SIAM di Milano) con i suoi originali aquiloni della pace.

Gli artisti invitati a partecipare hanno sviluppato, nelle loro ricerche, approcci differenti sul tema della pace: dalla politica all’ecologia, dal razzismo ai diritti umani.

Colonna conduttrice dell’evento, non pittorica ma testuale, è stato il “Manifesto della Pace” scritto da Bruno Mancini e proposto per la prima volta per la lettura di Sacha Savastano nella Biblioteca Antoniana di Ischia. il 27 Gennaio 2011

https://youtu.be/UYZgNHYqF_8 

del quale vi proponiamo un estratto:

ESTRATTO MANIFESTO BRUNO MANCINI

“…Ho voluto proporre questa premessa che da un ascoltatore superficiale potrebbe essere considerata come un narcisistico decadimento nel culto vanesio della personalità, in quanto ritengo che essa possa rappresentare un esplicito e doveroso chiarimento atto a consentirmi di precisare, senza generare equivoci, che noi, uomini e donne del progetto culturale “La nostra isola”, non siamo qui in veste di storiografi, sociologi,o di altre discipline tese a classificare eventi ed a chiarirne genesi cause ed effetti, e che noi non siamo qui neppure nella veste di un gruppo politicizzato per il quale esistano i “Sempre nel giusto” ed i “Sempre malvagi”, e che noi non siamo qui infine, e sembra un paradosso, nemmeno come portatori di nostre personalità semplicemente umane, le quali comunque potrebbero invogliarci per debolezze a giustificare e per vendetta a punire,

NO… NO… NO… noi siamo qui come ARTISTI, per la maggior parte Scrittori e Poeti, ma anche Pittori, Fotografi, Musicisti ecc. ecc. e siamo qui per proporre sentimenti ed emozioni indotti dalla parole PACE, la quale, sebbene celebrata in mille e mille modi diversi, non consentiremo mai che venga scritta con la penna di un solo colore.

Scegliere tra rosso e nero può andare bene in un gioco stupido come la roulette, ma l’ARTE ha altre ambizioni, l’Arte è rosso, nero, giallo, verde.

ARTE sono i grigi delle nebbie, le variazioni d’indaco dei mari, le terre di Siena, i viola…

L’Arte ha diritti e cittadinanza, forza e bellezza sebbene espressa e scritta con qualsiasi colore dell’arcobaleno.

Ma ciò non basta a definire del tutto gli ideali che il nostro gruppo intende proporre in questo incontro dedicato alla celebrazione della PACE, poiché noi crediamo che la parola PACE non sia soltanto in antitesi, in contrasto, l’opposto della parola GUERRA, ma possa esprimere una forza di contrasto ineguagliabile nei confronti di altre iatture e di tutte le reali nefandezze perpetrate da parti infime ed infide del genere umano:
RAZZISMO, MAFIA, SPECULAZIONI DI OGNI TIPO, ABUSI DI POTERE ecc. ecc. sono tutte Guerre contro le quali gli “Artisti” innalzano lo stendardo della PACE.

Così come abbiamo affermato che gli inchiostri di tutti i colori sono adatti a scrivere la parola PACE, nello stesso modo e con identica determinazione garantiamo che combatteremo e contrasteremo con ogni mezzo non violento, come abbiamo sempre fatto, tutti coloro che hanno voluto, vogliono o vorranno intingere le penne d’oca utilizzate per la scrittura della parola PACE in calamai pieni delle lacrime dei popoli affamati, oppressi, schiavizzati, così come nel sangue innocente dei morti sul lavoro.”

Per l’occasione è stato edito da Il Sextante un catalogo con i testi di Mariapia Ciaghi, Raffaello De Ruggeri Sindaco di Matera, Aldo Forbice giornalista e scrittore, Silvano Mattesini architetto e storico, Anna Selvaggi Presidente AIDE, Paola Valori titolare della galleria romana Micro Arti Visive (nella quale IL DISPARI è stato parte collaborativa dell’evento dedicato alla giornata mondiale della poesia 2019).

Così, dopo Roma e dopo Mirano, la mostra è stata esposta a Matera, e poi?
E poi, se ci sarà qualche istituzione ischitana che ne vorrà proporre l’allestimento sull’isola, saremo ben lieti di intercedere verso Mariapia Ciaghi per convincerla a rendere fattibile la proposta.

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

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Editoriale | Il racconto “La Notizia” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
LA NOTIZIA – Capitolo 22°

[…]
-“Tu ed io faremo il colpaccio.
Scardineremo, bruceremo, annulleremo, supereremo, affosseremo, ridicolizzeremo, mortificheremo, sputeremo in faccia alla telefonata ricevuta in diretta da Bruno Imenottero.
Che vuoi che sia la sua santità, per di più soltanto al telefono, in rapporto alla realizzazione scenica in diretta della mia teoria!
Noi mostreremo la morte a schermo intero e inquadratura fissa in diretta satellitare mondovisione.
La Signora spogliata del suo decoro, della sua intimità e della sua riservatezza.
Nel momento cruciale.
La morte non sarà più immutabile, né più immortale.
Adele, vecchia patanccia padanaccia pervertita animalofila dei miei disgusti, se non la smetti di maneggiare libidinosamente il gatto nero umanizzato da Rob, ti sputo in faccia due caffè alla cicuta.
Che ne pensi Rob?
É o no una cazza di idea?”

-“Architetterò tutto rapidamente.
Va bene ci sto.
Mostreremo in diretta la decapitazione di un martire, eseguita dagli antagonisti dei nobili scopi petroliferi dei nostri finanziatori e delle civiltà loro collegate.
Farò tremare di invidia i discendenti della antica inquisizione.
Hai detto bene, ridicolizzerò Bruno Imenottero e la sua santità.
Sbatterò in faccia all’umanità, con tutta la veemenza della rabbia che mi coltivo, la morte senza veli e senza trucchi.
Signore e Signori, ecco a voi lo spettacolo unico ed irripetibile, pietoso e cruento, umano e mortale ecc.
Ancora una volta sarò il primo.
Al lavoro, e visto che la tua inutile propaggine anale, Emma, oh no, Adele, non potrà collaborare in alcuna maniera, inutile è inutile, le affiderò il gatto.
Almeno si guadagna la pagnotta.
Accompagnalo a pisciare e cagare in queste ore per noi di febbrile lavoro.
Mi raccomando Adele, ogni due ore nel vasino, e non mangiare i suoi croccantini.”…

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Eccellenze femminili |Susana, la Signora dei fiori

“Nata sotto il segno di terra della Vergine”, Susana Gil nacque a Buenos Aires nel 1926.
Suo padre era l’avvocato Enrique Gil, era bella, colta e brillante.

Parlava inglese, giovanissima lavorava al British Council, dove conobbe sir William Walton, classe 1902, affascinante, stimato e famoso compositore e musicista inglese, “una personalità magnetica”, lo definì Susana.

Era il 1948, un colpo di fulmine, lui le fece una corte insidiosa, lei capitolò chiedendogli sicurezza e fedeltà.

Lui era stato donnaiolo e sciupafemmine e si sposarono pochi mesi dopo, nonostante il parere contrario dell’avvocato Gil e di tutti i familiari che avrebbero voluto un amore diverso per Susana.

I due sposi si trasferirono per breve tempo nella Londra del dopoguerra, dove lui continuò per poco i suoi adulteri.

Lei rimase incinta ma Walton non voleva figli così Susana, messa alle strette perché scegliesse di essere solo madre o moglie scelse di abortire per non perdere l’amore di William.

Feriti entrambi, i Walton decisero di andare a vivere all’estero per costruire un matrimonio sano.

William era stato a Napoli venticinque anni prima e conosceva la città di “sole e canzoni”, dove lavorare in pace alle sue opere romantiche, di sapore pucciniano.

Non fu possibile affittare una casa nella città partenopea, perché bombardata impietosamente, così scelsero Ischia, dove portarono la loro Bentley e si stabilirono presso il Convento di San Francesco, dove c’era un pianoforte.

Nel 1949 acquistarono una collina di sassi con una vista strepitosa sul mare, nel bosco di Zaro e la chiamarono “La Mortella”, per via dei mirti selvatici che crescono sul terreno roccioso e arido e perché il mirto è pianta sacra in diverse culture, nelle mitologie del passato.

Vissero a Casa Cirillo.

Nel 1956 l’amico paesaggista Russell Page progettò un giardino verticale, rispettando la naturale conformazione della collina, inserendo nelle formazioni laviche fontane, piscine, ruscelli, sculture marmoree di Simon Verity e furono piantate meravigliose piante acquatiche.

Volle creare “una poesia dello spazio” per Walton e il suo lavoro di artista.
Silenzio e bellezza.

Scalette e sentieri uniscono la parte bassa del giardino, l’ingresso, con il punto più alto dove Susana volle uno straordinario teatro che guarda sul mare di Forio.
Le rocce del giardino danno drammaticità all’ambiente naturale e Susana piantò centinaia di diverse specie di piante, acquistandole da tutto il mondo.

Prima che nel 1957 arrivasse l’acqua a Ischia, i Waltonl’ acquistavano da autocisterne e avevano costruito due cisterne sotterranee per l’acqua piovana.

Nel 1962 finalmente scavarono nella roccia vulcanica, selvaggia e suggestiva, la loro casa.

Laurence Olivier, che andava a trovarli spesso con Vivien Leigh, Maria Callas, Charlie Chaplin chiamava il loro paradiso “la cava di pietra”, per via dell’immane lavoro di scavo che necessitava il sogno di Susanne ma i Walton erano felici nel loro “idillio vulcanico”.

William, già cavaliere nel 1951 e nominato all’Ordine al merito nel 1967, fu riconosciuto come uno dei grandi uomini della musica britannica e le loro sporadiche visite in Inghilterra si trasformavano in occasioni ufficiali.

Gli ottant’anni di William furono celebrati come evento nazionale.

Per oltre cinquant’anni Susana dedicò se stessa, con la sua instancabile mitica forza, alla sua passione e competenza botanica, alla curiosità per la bellezza primordiale di Ischia ed ebbe la forza di creare un gioiello tra i più affascinanti d’Italia e del mondo, mentre William componeva musica.

Le piaceva la vita ischitana, ne conosceva la storia, donna di preziosa affabilità imparò l’italiano e il dialetto in modo da poter interagire con gli isolani, chi l’ha conosciuta la descrive intimamente innamorata del marito, piena di simpatia e fascino.

Dolcemente femminile, amava andare a fare acquisti per tutta l’isola, cucinare, ricamare, passeggiare nel giardino alla ricerca di erbe commestibili e orchidee selvatiche.

Insieme a oltre 800 specie di piante e fiori Susana portò degli uccelli “rari” come il colibrì e il merlo indiano, amava osservare i loro amori e ascoltarne il canto.

Morì l’8 marzo 1983, vent’anni dopo William.
Il loro passaggio terreno permane nel giardino dove riposano le loro ceneri “Il suo spirito tutela il giardino” dice la pietra che accoglie le ceneri di William.
Recita l’epitaffio per lei: “Questo pergolato verde è dedicato a Susana, che ha amato teneramente, ha lavorato con passione e creduto nell’immortalità“.

Sembra di poterla incontrare nel giardino, nelle grotte, sulle scale, col suo gusto eccentrico per l’abbigliamento, i cappellini divertenti, il sorriso.

Il loro amore per la bellezza risuona ancora in quel luogo magico.

Susana rimase vedova per oltre vent’anni.
Non volle risposarsi perché l’amore con William era stato “troppo forte per essere ripetuto“.
I nostri cuori sussultavano durante le nostre passeggiate pomeridiane, quando sedevamo su quelle grandi pietre a guardare verso il mare

Lucia Fusco

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Sinfonia con l’Africa

Il Dispari

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Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Mariapia Ciaghi a Matera con
L’ECO DELLA PACE A MATERA – dal 1959 a oggi.

Il Sextante, diretto dalla giornalista e regista cinematografica Mariapia Ciaghi, già più volte apprezzata opinionista di questa rubrica, ha proposto un nuovo allestimento della mostra ECO DI PACE mirata a sviluppare dibattiti sulle problematiche attuali della reciproca convivenza ed a lanciare un forte messaggio rivolto agli “uomini di buona volontà” affinché riflettano sui valori della legalità, della vita e trovino la convinzione di prendere posizioni, decise e irremovibili, contro ogni tipo di violenza.

La mostra, itinerante, dopo Roma e dopo Mirano non poteva che approdare a Matera (capitale europea della cultura 2019 ed anche città della Pace dove ha beneficiato del Patrocinio del Comune) perché Matera, come ha affermato il Sindaco Raffaello De Ruggieri «È una città comunitaria in cui le vite delle persone continuano, sia pure con fatica, ad essere legate tra di loro attraverso una rete di solidarietà e di rapporti che restano saldi. »

La mostra nata, appunto, da un’idea di Mariapia Ciaghi e frutto della collaborazione tra Il Sextante, Micro Arti Visive e A.I.D.E, stata allestita presso la storica sede “La Scaletta”, Associazione che da oltre cinquant’anni rappresenta il cuore artistico e culturale della città e che, come ha testimoniato il presidente Francesco Vizziello, ė nata nello stesso anno 1959 in cui le grafiche esposte a Matera, per la pace e contro tutte le guerre, sono state realizzate da alcuni dei migliori artisti mondiali in occasione di una manifestazione contro tutte le guerre tenutasi a Dresda.
A distanza di cinquant’anni queste opere continuano a parlare così come ha sottolineato, nel messaggio per l’inaugurazione dell’evento, Vincenzo Guanci Presidente del Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik:

«Le immagini della mostra rimandano una “eco di pace” a chi si sofferma a vedere o solo a guardare i corpi mossi nei paesaggi più diversi e nei contesti i più vari.
Le grafiche che Mariapia Ciaghi generosamente pone alla nostra attenzione ci costringono a riflettere.
Esse mettono in contatto stretto emozioni e pensieri, creano una sorta di corto circuito tra mente e sentimenti.
Spesso, nel quotidiano lavoro di diffusione di una cultura della pace, ci si imbatte nella difficoltà di risoluzione dei conflitti in assenza di guerra.
Infatti la pace non è assenza di conflitto.
Al contrario è la sua esaltazione in quanto costringe ad utilizzare gli strumenti del diritto e della mediazione di interessi legittimi, per imparare a risolvere i conflitti senza l’uso della forza fisica.
La guerra costituisce, infatti, l’abdicazione dell’umano alla propria essenza, in quanto regredisce allo stato animale.
La guerra è bestiale.
La guerra è l’opposto dell’umanità.
La massima guerra, la guerra nucleare, non è altro che la distruzione dell’intera umanità.
L’estinzione della nostra specie, l’homo sapiens.
L’arte rappresenta tutto questo con la grande potenza del proprio linguaggio: colpisce al cuore, al cuore del problema.
La mostra ECO DI PACE richiama, con le sue grafiche, da un lato gli orrori della guerra e dall’altro la serenità della pace.
L’urlo di dolore della ferita umana e la carezza al volo della colomba.
Non trovate in questa mostra le esaltazioni degli eroi, dei guerrieri, la bellezza dei “bronzi di Riace.
Infatti, troviamo al loro posto la sofferenza di chi fugge dalla guerra, dei profughi, dei feriti, della morte di chi si ama.
E non vale rifugiarsi nel pensiero egoistico che a noi oggi non tocca, per fortuna.
Ieri è toccato.
Può toccare ancora.
Mariapia Ciaghi ci mostra che l’eco del desiderio di pace arriva da ogni parte del pianeta.
Guardate la nazionalità degli autori e la data di ogni opera.
Vi accorgerete che questa mostra parla di ogni tempo e di ogni luogo.»

L’iniziativa, che ha visto esposte le cinquanta grafiche d’archivio provenienti dalla collezione privata della casa editrice il Sextante di Mariapia Ciaghi, ė stata scandita, in parallelo, dalle opere di venti artisti contemporanei, selezionati da Paola Valori, titolare della galleria Micro a Roma.

A questa ECO DI PACE hanno aderito anche il Maestro Guido Angeletti con la scultura “Libera?” e l’artista Jeanfilip (che ricordiamo graditissimo ospite d’onore all’evento del Bookcity 2019 proposto da DILA in collaborazione con IL DISPARI il 17 novembre u.s. nell’Aula magna della SIAM di Milano) con i suoi originali aquiloni della pace.

Gli artisti invitati a partecipare hanno sviluppato, nelle loro ricerche, approcci differenti sul tema della pace: dalla politica all’ecologia, dal razzismo ai diritti umani.

Colonna conduttrice dell’evento, non pittorica ma testuale, è stato il “Manifesto della Pace” scritto da Bruno Mancini e proposto per la prima volta per la lettura di Sacha Savastano nella Biblioteca Antoniana di Ischia. il 27 Gennaio 2011

https://youtu.be/UYZgNHYqF_8 

del quale vi proponiamo un estratto:

ESTRATTO MANIFESTO BRUNO MANCINI

“…Ho voluto proporre questa premessa che da un ascoltatore superficiale potrebbe essere considerata come un narcisistico decadimento nel culto vanesio della personalità, in quanto ritengo che essa possa rappresentare un esplicito e doveroso chiarimento atto a consentirmi di precisare, senza generare equivoci, che noi, uomini e donne del progetto culturale “La nostra isola”, non siamo qui in veste di storiografi, sociologi,o di altre discipline tese a classificare eventi ed a chiarirne genesi cause ed effetti, e che noi non siamo qui neppure nella veste di un gruppo politicizzato per il quale esistano i “Sempre nel giusto” ed i “Sempre malvagi”, e che noi non siamo qui infine, e sembra un paradosso, nemmeno come portatori di nostre personalità semplicemente umane, le quali comunque potrebbero invogliarci per debolezze a giustificare e per vendetta a punire,

NO… NO… NO… noi siamo qui come ARTISTI, per la maggior parte Scrittori e Poeti, ma anche Pittori, Fotografi, Musicisti ecc. ecc. e siamo qui per proporre sentimenti ed emozioni indotti dalla parole PACE, la quale, sebbene celebrata in mille e mille modi diversi, non consentiremo mai che venga scritta con la penna di un solo colore.

Scegliere tra rosso e nero può andare bene in un gioco stupido come la roulette, ma l’ARTE ha altre ambizioni, l’Arte è rosso, nero, giallo, verde.

ARTE sono i grigi delle nebbie, le variazioni d’indaco dei mari, le terre di Siena, i viola…

L’Arte ha diritti e cittadinanza, forza e bellezza sebbene espressa e scritta con qualsiasi colore dell’arcobaleno.

Ma ciò non basta a definire del tutto gli ideali che il nostro gruppo intende proporre in questo incontro dedicato alla celebrazione della PACE, poiché noi crediamo che la parola PACE non sia soltanto in antitesi, in contrasto, l’opposto della parola GUERRA, ma possa esprimere una forza di contrasto ineguagliabile nei confronti di altre iatture e di tutte le reali nefandezze perpetrate da parti infime ed infide del genere umano:
RAZZISMO, MAFIA, SPECULAZIONI DI OGNI TIPO, ABUSI DI POTERE ecc. ecc. sono tutte Guerre contro le quali gli “Artisti” innalzano lo stendardo della PACE.

Così come abbiamo affermato che gli inchiostri di tutti i colori sono adatti a scrivere la parola PACE, nello stesso modo e con identica determinazione garantiamo che combatteremo e contrasteremo con ogni mezzo non violento, come abbiamo sempre fatto, tutti coloro che hanno voluto, vogliono o vorranno intingere le penne d’oca utilizzate per la scrittura della parola PACE in calamai pieni delle lacrime dei popoli affamati, oppressi, schiavizzati, così come nel sangue innocente dei morti sul lavoro.”

Per l’occasione è stato edito da Il Sextante un catalogo con i testi di Mariapia Ciaghi, Raffaello De Ruggeri Sindaco di Matera, Aldo Forbice giornalista e scrittore, Silvano Mattesini architetto e storico, Anna Selvaggi Presidente AIDE, Paola Valori titolare della galleria romana Micro Arti Visive (nella quale IL DISPARI è stato parte collaborativa dell’evento dedicato alla giornata mondiale della poesia 2019).

Così, dopo Roma e dopo Mirano, la mostra è stata esposta a Matera, e poi?
E poi, se ci sarà qualche istituzione ischitana che ne vorrà proporre l’allestimento sull’isola, saremo ben lieti di intercedere verso Mariapia Ciaghi per convincerla a rendere fattibile la proposta.

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Editoriale | Il racconto “La Notizia” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
LA NOTIZIA – Capitolo 22°

[…]
-“Tu ed io faremo il colpaccio.
Scardineremo, bruceremo, annulleremo, supereremo, affosseremo, ridicolizzeremo, mortificheremo, sputeremo in faccia alla telefonata ricevuta in diretta da Bruno Imenottero.
Che vuoi che sia la sua santità, per di più soltanto al telefono, in rapporto alla realizzazione scenica in diretta della mia teoria!
Noi mostreremo la morte a schermo intero e inquadratura fissa in diretta satellitare mondovisione.
La Signora spogliata del suo decoro, della sua intimità e della sua riservatezza.
Nel momento cruciale.
La morte non sarà più immutabile, né più immortale.
Adele, vecchia patanccia padanaccia pervertita animalofila dei miei disgusti, se non la smetti di maneggiare libidinosamente il gatto nero umanizzato da Rob, ti sputo in faccia due caffè alla cicuta.
Che ne pensi Rob?
É o no una cazza di idea?”

-“Architetterò tutto rapidamente.
Va bene ci sto.
Mostreremo in diretta la decapitazione di un martire, eseguita dagli antagonisti dei nobili scopi petroliferi dei nostri finanziatori e delle civiltà loro collegate.
Farò tremare di invidia i discendenti della antica inquisizione.
Hai detto bene, ridicolizzerò Bruno Imenottero e la sua santità.
Sbatterò in faccia all’umanità, con tutta la veemenza della rabbia che mi coltivo, la morte senza veli e senza trucchi.
Signore e Signori, ecco a voi lo spettacolo unico ed irripetibile, pietoso e cruento, umano e mortale ecc.
Ancora una volta sarò il primo.
Al lavoro, e visto che la tua inutile propaggine anale, Emma, oh no, Adele, non potrà collaborare in alcuna maniera, inutile è inutile, le affiderò il gatto.
Almeno si guadagna la pagnotta.
Accompagnalo a pisciare e cagare in queste ore per noi di febbrile lavoro.
Mi raccomando Adele, ogni due ore nel vasino, e non mangiare i suoi croccantini.”…

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Eccellenze femminili |Susana, la Signora dei fiori

“Nata sotto il segno di terra della Vergine”, Susana Gil nacque a Buenos Aires nel 1926.
Suo padre era l’avvocato Enrique Gil, era bella, colta e brillante.

Parlava inglese, giovanissima lavorava al British Council, dove conobbe sir William Walton, classe 1902, affascinante, stimato e famoso compositore e musicista inglese, “una personalità magnetica”, lo definì Susana.

Era il 1948, un colpo di fulmine, lui le fece una corte insidiosa, lei capitolò chiedendogli sicurezza e fedeltà.

Lui era stato donnaiolo e sciupafemmine e si sposarono pochi mesi dopo, nonostante il parere contrario dell’avvocato Gil e di tutti i familiari che avrebbero voluto un amore diverso per Susana.

I due sposi si trasferirono per breve tempo nella Londra del dopoguerra, dove lui continuò per poco i suoi adulteri.

Lei rimase incinta ma Walton non voleva figli così Susana, messa alle strette perché scegliesse di essere solo madre o moglie scelse di abortire per non perdere l’amore di William.

Feriti entrambi, i Walton decisero di andare a vivere all’estero per costruire un matrimonio sano.

William era stato a Napoli venticinque anni prima e conosceva la città di “sole e canzoni”, dove lavorare in pace alle sue opere romantiche, di sapore pucciniano.

Non fu possibile affittare una casa nella città partenopea, perché bombardata impietosamente, così scelsero Ischia, dove portarono la loro Bentley e si stabilirono presso il Convento di San Francesco, dove c’era un pianoforte.

Nel 1949 acquistarono una collina di sassi con una vista strepitosa sul mare, nel bosco di Zaro e la chiamarono “La Mortella”, per via dei mirti selvatici che crescono sul terreno roccioso e arido e perché il mirto è pianta sacra in diverse culture, nelle mitologie del passato.

Vissero a Casa Cirillo.

Nel 1956 l’amico paesaggista Russell Page progettò un giardino verticale, rispettando la naturale conformazione della collina, inserendo nelle formazioni laviche fontane, piscine, ruscelli, sculture marmoree di Simon Verity e furono piantate meravigliose piante acquatiche.

Volle creare “una poesia dello spazio” per Walton e il suo lavoro di artista.
Silenzio e bellezza.

Scalette e sentieri uniscono la parte bassa del giardino, l’ingresso, con il punto più alto dove Susana volle uno straordinario teatro che guarda sul mare di Forio.
Le rocce del giardino danno drammaticità all’ambiente naturale e Susana piantò centinaia di diverse specie di piante, acquistandole da tutto il mondo.

Prima che nel 1957 arrivasse l’acqua a Ischia, i Waltonl’ acquistavano da autocisterne e avevano costruito due cisterne sotterranee per l’acqua piovana.

Nel 1962 finalmente scavarono nella roccia vulcanica, selvaggia e suggestiva, la loro casa.

Laurence Olivier, che andava a trovarli spesso con Vivien Leigh, Maria Callas, Charlie Chaplin chiamava il loro paradiso “la cava di pietra”, per via dell’immane lavoro di scavo che necessitava il sogno di Susanne ma i Walton erano felici nel loro “idillio vulcanico”.

William, già cavaliere nel 1951 e nominato all’Ordine al merito nel 1967, fu riconosciuto come uno dei grandi uomini della musica britannica e le loro sporadiche visite in Inghilterra si trasformavano in occasioni ufficiali.

Gli ottant’anni di William furono celebrati come evento nazionale.

Per oltre cinquant’anni Susana dedicò se stessa, con la sua instancabile mitica forza, alla sua passione e competenza botanica, alla curiosità per la bellezza primordiale di Ischia ed ebbe la forza di creare un gioiello tra i più affascinanti d’Italia e del mondo, mentre William componeva musica.

Le piaceva la vita ischitana, ne conosceva la storia, donna di preziosa affabilità imparò l’italiano e il dialetto in modo da poter interagire con gli isolani, chi l’ha conosciuta la descrive intimamente innamorata del marito, piena di simpatia e fascino.

Dolcemente femminile, amava andare a fare acquisti per tutta l’isola, cucinare, ricamare, passeggiare nel giardino alla ricerca di erbe commestibili e orchidee selvatiche.

Insieme a oltre 800 specie di piante e fiori Susana portò degli uccelli “rari” come il colibrì e il merlo indiano, amava osservare i loro amori e ascoltarne il canto.

Morì l’8 marzo 1983, vent’anni dopo William.
Il loro passaggio terreno permane nel giardino dove riposano le loro ceneri “Il suo spirito tutela il giardino” dice la pietra che accoglie le ceneri di William.
Recita l’epitaffio per lei: “Questo pergolato verde è dedicato a Susana, che ha amato teneramente, ha lavorato con passione e creduto nell’immortalità“.

Sembra di poterla incontrare nel giardino, nelle grotte, sulle scale, col suo gusto eccentrico per l’abbigliamento, i cappellini divertenti, il sorriso.

Il loro amore per la bellezza risuona ancora in quel luogo magico.

Susana rimase vedova per oltre vent’anni.
Non volle risposarsi perché l’amore con William era stato “troppo forte per essere ripetuto“.
I nostri cuori sussultavano durante le nostre passeggiate pomeridiane, quando sedevamo su quelle grandi pietre a guardare verso il mare

Lucia Fusco

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Il Dispari 20191230

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

 

Il Dispari 20191216

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Editoriale | Anche “Vasco e Medea” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

Bruno Mancini DAL LIBRO
Per Aurora volume primo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-primo/paperback/product-18665923.html
IL RACCONTO
Vasco e Medea – Capitolo 8°

[…]
I grossi lastroni di lava grigia levigati dai passi di migliaia di persone, orlavano un tratto minimo dello spiazzo destinato alle manovre di attracco; subito accanto, una macchia bruttura di asfalto sconnesso adduceva a diverse stradine, queste sì, già dal primo impatto, coreografiche, quasi personalizzate dagli abitanti e dalle attività annesse.
Scelsero, è facile intuirne il motivo, il viottolo a tratti in leggera pendenza incassato tra pareti di tufo verde chiazzate da prepotenti arbusti di gialle ginestre –ginestra, fiore amato dalla mia donna-.
Su in cima, oltre filari di limoni ed oleandri carichi di frutti e di fiori, giunsero ad un gruppo di vecchie costruzioni tinteggiate con impasti di calce dai colori pastello, chiari, luminosi; prive di un ordine apparente e senza segni esterni identificativi che non fossero gerani rosso fuoco ai balconi, glicini appiccicati alle pareti.
Due pini e due palme tutti ultracentenari, quasi cingevano come baluardi il più vecchio palazzo, al cui ingresso un alto cancello di ferro battuto adornato da volute arabesche mostrava, in fondo ad un viale polveroso, tratti sconnessi di un muro di cinta in parte crollato, formato da pietre grigie semplicemente sovrapposte, che ostruiva, spezzava, limitava, la fitta boscaglia e le piante di alto fusto subito accanto predominanti.
Una strada di recente costruzione, sgradevole, sgraziata, stonata, si immetteva in quella minima piazzola, dal lato opposto rispetto alla direzione del loro arrivo, a sinistra del cancello, completando il suo percorso in una specie di slargo appositamente adibito a deposito di rifiuti.
Assurdo.
Criminali.
La vecchia villa sfregiata.
Pazzi.
Stronzi.
L’incanto accecato.
Rimasero confusi tra ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) e pattume, ognuno fisso, con i sentimenti oltraggiati, tentando di capire se profanare è una vendetta od una maledizione, se il male sopravvive a se stesso per debolezza del suo antagonista oppure per sciocchi abbagli di clemenza.
Mai un silenzio li aveva visti così uniti, insieme indifesi, cruenti, aggressivi.
“Maledetti.
Siate maledetti.”
Da Vasco e Medea lo stesso grido.

Fu lì che lo rividero…

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

A Vasco

A cavallo dell’orso
scimmiotta
la folla disseminata
nel prato di uno stadio
-Ah Vasco!-
tra fumo stellare
il verso del lupo nella steppa:
Uhh Uhh Uhh.

Ritorna assassino
nell’ombra ballerina dei vincenti
il fallo abbandonato
nella doccia
-Ah Vasco!-
per uomini incerti
in teneri sguardi alla luna:
Uhh Uhh Uhh.

Quando
un giorno avrai uno specchio
avrai due occhi
per ascoltare una canzone
in solitudine
-Ah Vasco!-
dimmi quel posto.
Io vengo.
Uhh Uhh Uhh.

Dal racconto “Vasco e Medea” scritto da Bruno Mancini

 

Angela Maria Tiberi intervista DOMENICO UMBRO

in esclusiva per IL DISPARI

Diplomato in clarinetto al Conservatorio Tchaikovsky, diplomato a Perugia con Ciro Scarponi all’Accademia italiana di clarinetto.
Corsi di alto perfezionamento con i docenti Ciro Scarponi, Pasquale Lorenzo, Guido Arbonelli, Francesco Giardino, Fabrizio Meloni, Giuseppe Garbarino, Alessio Vicario.

Per il terzo anno consecutivo è stato presente al Bookcity di Milano 2019, come musicista dei progetti culturali Made in Ischia presentati dall’Associazione Da Ischia L’Arte-DILA.

Infatti, DILA l’aveva già proposto come concertista solista, prima nell’Auditorium del Museo delle Culture MUDEC (2017) e poi nell’Aula Magna della Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri –SIAM e nell’Auditorium di Mare Culturale Urbano (2018).

Con Raffaele Pagliaruli ha costituito il “Duo Giavanese” che ha in calendario numerosi concerti a Milano, Torino, Giaveno e in Svizzera.

Ha ricevuto numerosi attestati di stima e calorosi consensi dal pubblico e dalla stampa.

D:- Quale emozione ha ricevuto nel partecipare agli eventi DILA – ISCHIA e suonare i brani di Roberto Prandin?
R:- Emozionante partecipare agli eventi DILA e suonare a MILANO nella sede dell’Accademia della Scala; altrettanto emozionante eseguire le composizioni di Roberto Prandin.
Insieme a Raffaele Pagliaruli abbiamo eseguito i due brani musicali per clarinetto, flauto e voce recitante “La forza di Ignazie” e “Soggiorno per uomini stanchi“, scritti appositamente per l’evento Bookcity dal compositore Roberto Prandin su testi di Bruno Mancini.

D:- Quando è avvenuto il primo incontro con Bruno Mancini?
R:- L’incontro con Bruno Mancini è iniziato tre anni fa, nel 2017, grazie al mio maestro Guido Altobelli, poi ho partecipato al Bookcity – MUDEC di Milano, e successivamente ho tenuto fermi i contatti con Bruno per gli eventi con DILA.
Nel 2018 ho eseguito la sinfonia “Ischia op. 45” di Roberto Prandin.

D:- Quali sono i prossimi obiettivi?
R:- Suonare a Torino, Svizzera, Milano, Ischia.

Mi complimento con Domenico Umbro per l’alta prestazione dei concerti che ha eseguito nell’Aula della SIAM e alla Cascina Casottello di Milano, insieme a Raffaele Pagliaruli, alla violinista Maria Luisa Neri e alla pianista Santina Amici.

Angela Maria Tiberi

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

Prossimamente:
“Il ritorno di Emanuela Di Stefano”

Poetessa, pittrice, decoratrice, opinionista di questa testata giornalistica, primo premio “Otto milioni” 2014 assegnato dalla Giuria presieduta dal Comune di Torrenova alla sua poesia “Il mare il pescatore ed io“.

M’assopisco sul tuo letto
e tu mi racconti
di un pescatore senza remi
innamorato di te e di me.
Un uomo libero e audace
che intride i suoi occhi
da una terra all’altra,
che m’incendia
da una duna all’altra,
come tu infrangi
le onde sugli scogli
per placar le braccia piene al tocco,
verso la meta a me più cara.
è gonfio il respiro e
m’accompagna in questo sogno
da raccontare al mondo.
Non vi è limite
a questa nostra passione,
sempre in movimento affonda
morbidi baci, ingordi
e divorati sulla tavola
imbandita di una notte d’amore.

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

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DILA & IL DISPARI 2020 Redazione culturale DILA

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Editoriale | Il racconto “La Notizia” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
LA NOTIZIA – Capitolo 22°

[…]
-“Tu ed io faremo il colpaccio.
Scardineremo, bruceremo, annulleremo, supereremo, affosseremo, ridicolizzeremo, mortificheremo, sputeremo in faccia alla telefonata ricevuta in diretta da Bruno Imenottero.
Che vuoi che sia la sua santità, per di più soltanto al telefono, in rapporto alla realizzazione scenica in diretta della mia teoria!
Noi mostreremo la morte a schermo intero e inquadratura fissa in diretta satellitare mondovisione.
La Signora spogliata del suo decoro, della sua intimità e della sua riservatezza.
Nel momento cruciale.
La morte non sarà più immutabile, né più immortale.
Adele, vecchia patanccia padanaccia pervertita animalofila dei miei disgusti, se non la smetti di maneggiare libidinosamente il gatto nero umanizzato da Rob, ti sputo in faccia due caffè alla cicuta.
Che ne pensi Rob?
É o no una cazza di idea?”

-“Architetterò tutto rapidamente.
Va bene ci sto.
Mostreremo in diretta la decapitazione di un martire, eseguita dagli antagonisti dei nobili scopi petroliferi dei nostri finanziatori e delle civiltà loro collegate.
Farò tremare di invidia i discendenti della antica inquisizione.
Hai detto bene, ridicolizzerò Bruno Imenottero e la sua santità.
Sbatterò in faccia all’umanità, con tutta la veemenza della rabbia che mi coltivo, la morte senza veli e senza trucchi.
Signore e Signori, ecco a voi lo spettacolo unico ed irripetibile, pietoso e cruento, umano e mortale ecc.
Ancora una volta sarò il primo.
Al lavoro, e visto che la tua inutile propaggine anale, Emma, oh no, Adele, non potrà collaborare in alcuna maniera, inutile è inutile, le affiderò il gatto.
Almeno si guadagna la pagnotta.
Accompagnalo a pisciare e cagare in queste ore per noi di febbrile lavoro.
Mi raccomando Adele, ogni due ore nel vasino, e non mangiare i suoi croccantini.”…

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Eccellenze femminili |Susana, la Signora dei fiori

“Nata sotto il segno di terra della Vergine”, Susana Gil nacque a Buenos Aires nel 1926.
Suo padre era l’avvocato Enrique Gil, era bella, colta e brillante.

Parlava inglese, giovanissima lavorava al British Council, dove conobbe sir William Walton, classe 1902, affascinante, stimato e famoso compositore e musicista inglese, “una personalità magnetica”, lo definì Susana.

Era il 1948, un colpo di fulmine, lui le fece una corte insidiosa, lei capitolò chiedendogli sicurezza e fedeltà.

Lui era stato donnaiolo e sciupafemmine e si sposarono pochi mesi dopo, nonostante il parere contrario dell’avvocato Gil e di tutti i familiari che avrebbero voluto un amore diverso per Susana.

I due sposi si trasferirono per breve tempo nella Londra del dopoguerra, dove lui continuò per poco i suoi adulteri.

Lei rimase incinta ma Walton non voleva figli così Susana, messa alle strette perché scegliesse di essere solo madre o moglie scelse di abortire per non perdere l’amore di William.

Feriti entrambi, i Walton decisero di andare a vivere all’estero per costruire un matrimonio sano.

William era stato a Napoli venticinque anni prima e conosceva la città di “sole e canzoni”, dove lavorare in pace alle sue opere romantiche, di sapore pucciniano.

Non fu possibile affittare una casa nella città partenopea, perché bombardata impietosamente, così scelsero Ischia, dove portarono la loro Bentley e si stabilirono presso il Convento di San Francesco, dove c’era un pianoforte.

Nel 1949 acquistarono una collina di sassi con una vista strepitosa sul mare, nel bosco di Zaro e la chiamarono “La Mortella”, per via dei mirti selvatici che crescono sul terreno roccioso e arido e perché il mirto è pianta sacra in diverse culture, nelle mitologie del passato.

Vissero a Casa Cirillo.

Nel 1956 l’amico paesaggista Russell Page progettò un giardino verticale, rispettando la naturale conformazione della collina, inserendo nelle formazioni laviche fontane, piscine, ruscelli, sculture marmoree di Simon Verity e furono piantate meravigliose piante acquatiche.

Volle creare “una poesia dello spazio” per Walton e il suo lavoro di artista.
Silenzio e bellezza.

Scalette e sentieri uniscono la parte bassa del giardino, l’ingresso, con il punto più alto dove Susana volle uno straordinario teatro che guarda sul mare di Forio.
Le rocce del giardino danno drammaticità all’ambiente naturale e Susana piantò centinaia di diverse specie di piante, acquistandole da tutto il mondo.

Prima che nel 1957 arrivasse l’acqua a Ischia, i Waltonl’ acquistavano da autocisterne e avevano costruito due cisterne sotterranee per l’acqua piovana.

Nel 1962 finalmente scavarono nella roccia vulcanica, selvaggia e suggestiva, la loro casa.

Laurence Olivier, che andava a trovarli spesso con Vivien Leigh, Maria Callas, Charlie Chaplin chiamava il loro paradiso “la cava di pietra”, per via dell’immane lavoro di scavo che necessitava il sogno di Susanne ma i Walton erano felici nel loro “idillio vulcanico”.

William, già cavaliere nel 1951 e nominato all’Ordine al merito nel 1967, fu riconosciuto come uno dei grandi uomini della musica britannica e le loro sporadiche visite in Inghilterra si trasformavano in occasioni ufficiali.

Gli ottant’anni di William furono celebrati come evento nazionale.

Per oltre cinquant’anni Susana dedicò se stessa, con la sua instancabile mitica forza, alla sua passione e competenza botanica, alla curiosità per la bellezza primordiale di Ischia ed ebbe la forza di creare un gioiello tra i più affascinanti d’Italia e del mondo, mentre William componeva musica.

Le piaceva la vita ischitana, ne conosceva la storia, donna di preziosa affabilità imparò l’italiano e il dialetto in modo da poter interagire con gli isolani, chi l’ha conosciuta la descrive intimamente innamorata del marito, piena di simpatia e fascino.

Dolcemente femminile, amava andare a fare acquisti per tutta l’isola, cucinare, ricamare, passeggiare nel giardino alla ricerca di erbe commestibili e orchidee selvatiche.

Insieme a oltre 800 specie di piante e fiori Susana portò degli uccelli “rari” come il colibrì e il merlo indiano, amava osservare i loro amori e ascoltarne il canto.

Morì l’8 marzo 1983, vent’anni dopo William.
Il loro passaggio terreno permane nel giardino dove riposano le loro ceneri “Il suo spirito tutela il giardino” dice la pietra che accoglie le ceneri di William.
Recita l’epitaffio per lei: “Questo pergolato verde è dedicato a Susana, che ha amato teneramente, ha lavorato con passione e creduto nell’immortalità“.

Sembra di poterla incontrare nel giardino, nelle grotte, sulle scale, col suo gusto eccentrico per l’abbigliamento, i cappellini divertenti, il sorriso.

Il loro amore per la bellezza risuona ancora in quel luogo magico.

Susana rimase vedova per oltre vent’anni.
Non volle risposarsi perché l’amore con William era stato “troppo forte per essere ripetuto“.
I nostri cuori sussultavano durante le nostre passeggiate pomeridiane, quando sedevamo su quelle grandi pietre a guardare verso il mare

Lucia Fusco

Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

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Il Dispari 20191216

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Editoriale | Anche “Vasco e Medea” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

Bruno Mancini DAL LIBRO
Per Aurora volume primo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-primo/paperback/product-18665923.html
IL RACCONTO
Vasco e Medea – Capitolo 8°

[…]
I grossi lastroni di lava grigia levigati dai passi di migliaia di persone, orlavano un tratto minimo dello spiazzo destinato alle manovre di attracco; subito accanto, una macchia bruttura di asfalto sconnesso adduceva a diverse stradine, queste sì, già dal primo impatto, coreografiche, quasi personalizzate dagli abitanti e dalle attività annesse.
Scelsero, è facile intuirne il motivo, il viottolo a tratti in leggera pendenza incassato tra pareti di tufo verde chiazzate da prepotenti arbusti di gialle ginestre –ginestra, fiore amato dalla mia donna-.
Su in cima, oltre filari di limoni ed oleandri carichi di frutti e di fiori, giunsero ad un gruppo di vecchie costruzioni tinteggiate con impasti di calce dai colori pastello, chiari, luminosi; prive di un ordine apparente e senza segni esterni identificativi che non fossero gerani rosso fuoco ai balconi, glicini appiccicati alle pareti.
Due pini e due palme tutti ultracentenari, quasi cingevano come baluardi il più vecchio palazzo, al cui ingresso un alto cancello di ferro battuto adornato da volute arabesche mostrava, in fondo ad un viale polveroso, tratti sconnessi di un muro di cinta in parte crollato, formato da pietre grigie semplicemente sovrapposte, che ostruiva, spezzava, limitava, la fitta boscaglia e le piante di alto fusto subito accanto predominanti.
Una strada di recente costruzione, sgradevole, sgraziata, stonata, si immetteva in quella minima piazzola, dal lato opposto rispetto alla direzione del loro arrivo, a sinistra del cancello, completando il suo percorso in una specie di slargo appositamente adibito a deposito di rifiuti.
Assurdo.
Criminali.
La vecchia villa sfregiata.
Pazzi.
Stronzi.
L’incanto accecato.
Rimasero confusi tra ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) e pattume, ognuno fisso, con i sentimenti oltraggiati, tentando di capire se profanare è una vendetta od una maledizione, se il male sopravvive a se stesso per debolezza del suo antagonista oppure per sciocchi abbagli di clemenza.
Mai un silenzio li aveva visti così uniti, insieme indifesi, cruenti, aggressivi.
“Maledetti.
Siate maledetti.”
Da Vasco e Medea lo stesso grido.

Fu lì che lo rividero…

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

A Vasco

A cavallo dell’orso
scimmiotta
la folla disseminata
nel prato di uno stadio
-Ah Vasco!-
tra fumo stellare
il verso del lupo nella steppa:
Uhh Uhh Uhh.

Ritorna assassino
nell’ombra ballerina dei vincenti
il fallo abbandonato
nella doccia
-Ah Vasco!-
per uomini incerti
in teneri sguardi alla luna:
Uhh Uhh Uhh.

Quando
un giorno avrai uno specchio
avrai due occhi
per ascoltare una canzone
in solitudine
-Ah Vasco!-
dimmi quel posto.
Io vengo.
Uhh Uhh Uhh.

Dal racconto “Vasco e Medea” scritto da Bruno Mancini

 

Angela Maria Tiberi intervista DOMENICO UMBRO

in esclusiva per IL DISPARI

Diplomato in clarinetto al Conservatorio Tchaikovsky, diplomato a Perugia con Ciro Scarponi all’Accademia italiana di clarinetto.
Corsi di alto perfezionamento con i docenti Ciro Scarponi, Pasquale Lorenzo, Guido Arbonelli, Francesco Giardino, Fabrizio Meloni, Giuseppe Garbarino, Alessio Vicario.

Per il terzo anno consecutivo è stato presente al Bookcity di Milano 2019, come musicista dei progetti culturali Made in Ischia presentati dall’Associazione Da Ischia L’Arte-DILA.

Infatti, DILA l’aveva già proposto come concertista solista, prima nell’Auditorium del Museo delle Culture MUDEC (2017) e poi nell’Aula Magna della Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri –SIAM e nell’Auditorium di Mare Culturale Urbano (2018).

Con Raffaele Pagliaruli ha costituito il “Duo Giavanese” che ha in calendario numerosi concerti a Milano, Torino, Giaveno e in Svizzera.

Ha ricevuto numerosi attestati di stima e calorosi consensi dal pubblico e dalla stampa.

D:- Quale emozione ha ricevuto nel partecipare agli eventi DILA – ISCHIA e suonare i brani di Roberto Prandin?
R:- Emozionante partecipare agli eventi DILA e suonare a MILANO nella sede dell’Accademia della Scala; altrettanto emozionante eseguire le composizioni di Roberto Prandin.
Insieme a Raffaele Pagliaruli abbiamo eseguito i due brani musicali per clarinetto, flauto e voce recitante “La forza di Ignazie” e “Soggiorno per uomini stanchi“, scritti appositamente per l’evento Bookcity dal compositore Roberto Prandin su testi di Bruno Mancini.

D:- Quando è avvenuto il primo incontro con Bruno Mancini?
R:- L’incontro con Bruno Mancini è iniziato tre anni fa, nel 2017, grazie al mio maestro Guido Altobelli, poi ho partecipato al Bookcity – MUDEC di Milano, e successivamente ho tenuto fermi i contatti con Bruno per gli eventi con DILA.
Nel 2018 ho eseguito la sinfonia “Ischia op. 45” di Roberto Prandin.

D:- Quali sono i prossimi obiettivi?
R:- Suonare a Torino, Svizzera, Milano, Ischia.

Mi complimento con Domenico Umbro per l’alta prestazione dei concerti che ha eseguito nell’Aula della SIAM e alla Cascina Casottello di Milano, insieme a Raffaele Pagliaruli, alla violinista Maria Luisa Neri e alla pianista Santina Amici.

Angela Maria Tiberi

Il Dispari 20191216 – Redazione culturale

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Prossimamente:
“Il ritorno di Emanuela Di Stefano”

Poetessa, pittrice, decoratrice, opinionista di questa testata giornalistica, primo premio “Otto milioni” 2014 assegnato dalla Giuria presieduta dal Comune di Torrenova alla sua poesia “Il mare il pescatore ed io“.

M’assopisco sul tuo letto
e tu mi racconti
di un pescatore senza remi
innamorato di te e di me.
Un uomo libero e audace
che intride i suoi occhi
da una terra all’altra,
che m’incendia
da una duna all’altra,
come tu infrangi
le onde sugli scogli
per placar le braccia piene al tocco,
verso la meta a me più cara.
è gonfio il respiro e
m’accompagna in questo sogno
da raccontare al mondo.
Non vi è limite
a questa nostra passione,
sempre in movimento affonda
morbidi baci, ingordi
e divorati sulla tavola
imbandita di una notte d’amore.

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Il Dispari 20191209

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Editoriale | “L’appuntamento” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume primo

http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-primo/paperback/product-18665923.html

IL RACCONTO
L’Appuntamento – Capitolo 4°

Non ricordo di averlo visto mai prima così bello e sicuro.

Non avrei potuto trovare una piega fuori posto allo smoking bianco senza sfumature, alla camicia sbottonata sul collo, alla barba tondeggiante, alle dita con l’inseparabile anello di rubino, alle mani poggiate sul bavero che inserivano all’occhiello una ginestra (ginestra fiore amato dalla mia donna).

Neppure le sue fantasticherie, le sue ostinazioni, i suoi dubbi, le sue speranze, se fossero venuti in superficie avrebbero tolto bellezza alla sfida che si accingeva ad accettare.

Verificare. In maniera definitiva. Senza alibi.
Senza veli.
Verificare.
Sapeva bene che andando all’appuntamento si sarebbe, in modo irreversibile, preclusa la possibilità di salire sull’ultimo battello in partenza dall’isola verso le certezze della sua vita.
Eppure mentre poggiava il piede sul primo gradino… non so, mi turba l’ennesima incertezza…

Bruno Mancini

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

Stupiti dal reportage fotografico esclusivo di
Alberto Ghirardini dal “Fronte oceanico del Massachusetts”

A volte, dove meno te lo aspetti, ti capita di sbattere il muso contro realtà magnifiche che non avresti mai immaginato potessero essere, non dico realizzate, ma nemmeno semplicemente concepite in realtà sociali che gli stereotipi comuni ci inducono a credere propense alla “coltivazione” di ben altre colture, sì colture e non culture.

Un parco pubblico, donato ai cittadini da grossi e piccoli benefattori, che abbia come tema la poesia, sembra un vero e proprio anatema se collocato nella pragmatica vitalità dei discendenti di coloro che le terre americane hanno utilizzate, nei secoli, come pascoli o come pozzi petroliferi o come suoli per la costruzione di grattacieli!

Eppure, grazie al nostro singolare inviato specialissimo sul fronte oceanico del Massachusetts, Alberto Ghirardini, oggi dobbiamo stracciare cataste di pregiudizi alla vista delle foto con cui egli ci documenta che in Osterville esiste un meraviglioso parco denominato “GIARDINO DELLE POESIE” .

Lì, molte poesie sono proprio esposte fisicamente alla lettura del visitatore, all’aperto, su un tragitto a passerella.

Ne ha fotografate due: la prima è dedicata agli alberi “TREES” appunto e inizia dicendo che “Mai un poema potrà essere più bello di un albero…“, e la seconda dal titolo “THE ROSE” (che poi è stata messa in musica e cantata dolcemente da Bette Midler e la si può trovare e ascoltare su youtube) ha un finale dolce e malinconico quanto basta dicendo “Ricordati in inverno che sotto la neve amara, giace il seme che con l’amore del sole in primavera diventerà una rosa“!

Le passerelle portano i nomi dei singoli o delle famiglie dei donatori; il parco è di circa 10 acri, ha panchine qua e là, e si snoda tra sentieri con nomi e targhe dedicate a persone care; gli alberi portano le diciture latine e USA del nome botanico; si è immersi nel silenzio più totale.

Conoscendo la mia inclinazione ai versi o testi scritti, Alberto Ghirardini mi ha stupito con un regalo che mi fa piacere di condividere con tutti voi… e se qualcuno passerà da quelle parti ce ne mandi una sua considerazione.

Bruno Mancini

Il Dispari 20191209

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TWITTERONE

1) Da Liga Sarah Lapinska

Per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ho regalato alcune mie opere pittoriche
a) “The Morning of Princess” all’attrice, giornalista e bella lady, Ilze Zeimule-Stepanova: una delle finaliste dei Premi Made in Ischia “Otto milioni”..
b) “The Meditation about the Peace” alla nostra stimata Anastasya Lide, omaggiandone
la saggezza e la cordialita.
c) “Our Rainbows” al mio amico Vilis Ļevčenoks, adesso molto occupato, che da tempo supporta le nostre attività.

2) Da Lucia Fusco

La vita ci insegna che bisogna volare alto” scriveva Alda Merini, ma la violenza spinge in basso l’umanità tutta.
La violenza cesserà solo quando gli esseri umani condanneranno nel cuore ogni tipo di violenza, contro persone, animali, cose, idee, popoli, ideali.

In occasione della Giornata Contro la Violenza sulle Donne, tra le tante belle ed emozionanti manifestazioni nel territorio lepino ha ottenuto grande risalto l’evento AMORE SICUREZZA DONNA organizzato dal Cif di Latina, Centro Italiano Femminile.
La Presidente Fiorella Mancini ha gentilmente ospitato presso la Casa del Combattente diverse voci.

Un pubblico numeroso ha potuto ricevere il saluto iniziale del sindaco Damiano Coletta e l’invito al rispetto tra tutti gli esseri umani, per poi godere dei contributi di Patrizia Ciccarelli, Assessore alle Politiche di Welfare; Veronica Manfrin, Psicologa; Marita Ricagni, Presidente Regionale del Cif.

I ragazzi della Vigormusic hanno letto diverse testimonianze di donne vittima della violenza domestica e presentato il corto “Donne Allegre” per condannare il dramma della prostituzione, sottolineando la prepotenza che a volte si fa indifferenza, l’uso e l’abuso della donna, la violenza fisica, verbale, metalinguistica.

La regista Donatella Cotesta ha recitato un brano dal film “La Ciociara” vibrante di dolore e orgoglio, passando in sala tra i presenti.

Il Maestro Francesco Molinari ha cantato accompagnandosi con la chitarra, come un moderno rapsodo.

La sala era adornata dei quadri maestosi e colorati della valentissima artista Milena Petrarca, Presidente Sede operativa della Regione Campania per conto dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA“, vibranti di femminilità e bellezza.

Tra il pubblico Flora Rucco, artista e critica d’Arte; Angela Maria Tiberi, poetessa e Presidente DILA Nazione Italia; Abbè Laurent Kpogo, ViceVescovo di Lomè; Mileda Polizzi, Presidente Fidapa; Gianna Castellitto, Vice Presidente INR WHEEL; Carmen Milluzzo, Ispettrice Crocerossine; Eugenio Annino, Presidente Serra Club; Franco Federici, Presidente della Fedelissima Onlus; Giorgio Loddo di UCID; Franco e Laila Pitton del Rotary Club di Pomezia.

È la cultura, l’atteggiamento, il modo di esprimersi ogni giorno che va cambiato, che deve virare verso il Rispetto”, questo è il messaggio che, come un seme, rimane di questo bell’evento che si è concluso con un potente concerto del Gruppo Cantautorando.

3) Da Angela Maria Tiberi

“La Traviata” ha riscosso uno strepitoso successo al Teatro Moderno di Latina.
L’associazione Latina Lirica è stata premiata dal pubblico per lo spettacolo organizzato con tanta passione dalla famiglia Cappelli e un grande elogio va riconosciuto al Direttore Domenico Cappelli che sceglie i protagonisti tra i big della lirica, il quale ha dichiarato “L’Opera è l’unica arte completa, sintesi perfetta di tutte le altre“.

Il soprano Linda Campanella ha saputo interpretare magnificamente il personaggio di Violetta. tanto che l’ultimo saluto al suo amato ha commosso il pubblico riuscendo a toccare l’anima degli spettatori.

Giuseppe Varano ha interpretato superbamente il personaggio di Alfredo e molta commozione ha suscitato nel pubblico cantando le celebri arie dell’opera di Verdi.

Il Baritono Giorgio Gatti ha interpretato splendidamente il ruolo del Marchese Germont .
Grandioso è stato tutto il cast lirico.

In seguito avremo modo di parlare ampiamente degli Artisti che hanno resa indimenticabile questa produzione di musica lirica, senza escludere la possibilità che ciascuno di loro rilasci un’intervista esclusiva per le colonne di questa pagina culturale IL DISPARI alla quale ci onoriamo di poter dare un nostro piccolissimo contributo.

Il Dispari 20191209 – Redazione culturale

 

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