Comunicazione ufficiale vincitori sezione giornalismo della nona edizione del premio “Otto milioni” 2020

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Comunicazione ufficiale vincitori

Premio “Otto milioni” 2012 Prima edizione

Premio “Otto milioni” 2013 Seconda edizione

Premio “Otto milioni” 2014 Terza edizione

Premio “Otto milioni” 2015 Quarta edizione

Premio “Otto milioni” 2016 Quinta edizione

Premi “Otto milioni” 2017 Sesta edizione

Premi “Otto milioni” 2018 Settima edizione

Premi “Otto milioni” 2019 Ottava edizione

Premi “Otto milioni” 2020 Nona edizione

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Daniele Bartocci secondo premio sezione giornalismo nona edizione OTTO MILIONI 2020

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DANIELE BARTOCCI

UN BAMBINO CHE SI TRASFORMA IN FUORICLASSE: L’EVOLUZIONE INCREDIBILE DEL CT ROBERTO MANCINI

Daniele Bartocci secondo premio sezione giornalismo nona edizione OTTO MILIONI 2020

Un fuoriclasse vero.

Un gentleman dentro e fuori dal campo.

Fuoriclasse incredibile.

Ricordi che sfociano in lacrime profonde.

Ebbene sì, lacrime firmate, lacrime preziose, lacrime di fuoriclasse.

Numerose perle di saggezza, retroscena, flashback e segreti di un campione chiamato Roberto Mancini, raccontati nella sua Jesi, nella sua terra, davanti al suo popolo che lo ho sempre amato fino in fondo.

Una miriade di ricordi che si intrecciano e si accavallano, fino a formare un fantastico canovaccio narrativo tanto caro al “Quartiere Prato”.

Lacrime, tante lacrime.

Nel maggio 2012 Roberto Mancini fece visita al campo sportivo “Boario” nel quale alcuni giovanissimi della scuola calcio della Junior Jesina a lui intitolata gli rivolsero alcune domande. “Studiate, divertitevi, allenatevi seriamente e credeteci fino in fondo – furono questi i consigli dell’attuale allenatore della nazionale azzurra ai giovani che ambiscono un giorno a palcoscenici di primo livello – Socializzate con i compagni, ascoltate e rispettate gli allenatori e i genitori in quanto l’educazione rappresenta una componente molto rilevante nel calcio di oggi. Insomma, non dovete mollare mai! Ricordatevi comunque di restare sempre con i piedi per terra in quanto arrivare ad alti livelli è una cosa particolarmente difficile”.

Il noto mister della Scuola Calcio della Junior Jesina, Alfredo Zepponi, ovvero colui che “addestrò” Mancini da bambino, in quel periodo lo descrisse così: “Roberto Mancini era sempre il primo a presentarsi alle sessioni di allenamento durante la settimana, era sempre il primo a iniziare la corsetta all’interno del rettangolo di gioco, era sempre il primo a fare gol, sia in settimana sia nel week-end.

Il nostro Roberto si mostrò sin dai primi anni dell’attività calcistica un leader indiscusso dentro e fuori dal campo, un capitano formidabile e un allenatore aggiunto sul terreno di gioco”.

Come per dire, campioni si nasce, non si diventa!

Un grazie particolare a mister Alfredo Zepponi – non lo nasconde l’allora tecnico del Manchester City – Credo di ricordarmi bene, ero anche il primo a dare il primo morso al panino.

Prosciutto e mortadella erano le mie specialità.

Tutto questo per dire: credete in voi stessi e in quello che fate.

Un giorno potrete diventare grandi”.

Anche nel 2010, ospite del Club Panathlon presso l’Hotel Federico II di Jesi, Roberto Mancini disse la sua riguardo ai giovani calciatori: “Nel calcio di oggi, a ragazzini italiani interessanti vengono preferiti giocatori stranieri, spesso di fama, sulla carta maggiormente affidabili; questo perché la cosa più importante, nel mondo calcistico odierno, è vincere sempre.

Gli allenatori tendono ad andare sull’usato sicuro, togliendo tanto spazio ai giovani.

è però opportuno aggiungere che questi ragazzini non hanno la stessa voglia e la stessa fame che si avevano alcuni decenni fa; in passato allenarsi anche una sola volta con la prima squadra era meraviglioso e si rimaneva con i piedi per terra, oggi invece si pensa di essere arrivati al top dopo un semplice allenamento. Ciò crea effetti tutt’altro che positivi sul calcio italiano e sul suo futuro”.

Lo jesino, bombardato dalle domande dei presenti, aveva anche cercato di spiegare le difficoltà evidenti del calcio italiano a differenza del pallone britannico.

Mancini evidenziò il fatto che in Italia si dà troppo peso ad ogni singolo episodio e situazione, anche arbitrali e a quelli più banali; ciò spesso crea attrito tra società, giocatori, staff tecnico e federale (il VAR oggi risolve questo problema?).

Al contrario, in Inghilterra ad esempio c’è meno pressione da parte della stampa e della televisione e i giocatori vivono la partita come un divertimento, quasi da dilettanti, senza drammi né troppe polemiche.

Il “Mancio” del quartiere Prato, sempre in occasione della cena del Panathlon 2010, concluse con una battuta e un apprezzamento per la nostra città: “In questo periodo sto a Jesi molto spesso, mentre nel passato venivo solamente un paio di volte all’anno.

Qui si vive sempre bene, c’è un clima tranquillo e me ne sto volentieri comodo a casa dove posso gustare i cappelletti di mia madre”.

Roberto Mancini tuttora ama la propria città e anche prima che divenisse allenatore dell’Inter si vedeva spesso nella città di Federico II, specialmente in piazza.

Magari pedalando una bici con le sue gambe e il suo stile da fenomeno.

 

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Anna Alessandrino terzo Premio sezione giornalismo nona edizione OTTO MILIONI 2020

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Anna Alessandrino

C’è differenza tra canzone e poesia?

Canzone e poesia sono come due vecchie cugine che hanno qualche parente in comune e a tratti percorrono la stessa strada.
Magari non si somigliano neanche fisicamente, magari una sarà più attraente dell’altra, ma l’una avrà qualcosa dell’altra.

Ed ecco che ci saranno poesie che alcuni diranno brutte (per me, non ci sono brutte poesie. Ognuna di esse nasce da un’emozione e se chi legge non la coglie è perché, in quel momento, egli non è sulla stessa lunghezza d’onda di quelle emozioni), così come ci saranno belle canzoni, che potrebbero essere paragonate a poesie: paragonate!

I testi di De Andrè, ad esempio, pur essendo poetici ( lo stesso Edoardo Sanguineti afferma che il testo di una canzone può essere poetico), non sono poesie, anche se spesso egli scriveva in metrica (Bocca di rosa).

Lo considerano poeta, ma egli stesso non si è considerato che cantautore, forse perché sapeva benissimo che per un cantautore musica e testo si completano.
I versi della poesia, infatti, non hanno bisogno della musica in quanto nascono con una propria musicalità.

Dunque, la differenza tra canzone e poesia nasce proprio… nella testa dell’autore?

Anche Francesco De Gregori tiene a precisare che “le canzoni non sono poesie”, ma letteratura, come il cinema e il teatro.

Consentono, quindi, di conservare la memoria del passato (Marcel Proust) o di portare i segni del presente (Giulio Ferroni).

Eppure nel 1992 e nel 1993 il premio di poesia Guggenheim-Montale è stato attribuito proprio a due cantautori come Paolo Conte e Francesco Guccini, così come i testi di alcuni cantautori appaiono ormai da anni nelle antologie scolastiche, agevolando il cammino dei giovani verso la “Poesia Alta” (o altra!).

E ancora: se ci sono cantautori laureati poeti, ci sono, anche, poeti improvvisati parolieri (Calvino, Fortini, Pasolini, tanto per citarne alcuni tra i più famosi!).
Tutto questo avviene perché (e nessuno potrà dissentire) tra canzone e poesia, c’è un “parente” in comune, un parente molto stretto che si chiama “ritmo”.

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Michela Zanarella quarto Premio sezione giornalismo nona edizione OTTO MILIONI 2020

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Michela Zanarella intervista Tiziana Mignosa.

Dalla poesia alle favole

Una poesia affascina sempre, esplora i territori dell’anima, crea emozioni.
La poesia è colore, suono, parole e Tiziana Mignosa sa far rivivere con passione e competenza questa preziosa linfa d’espressione.
L’autrice nasce a Siracusa ma vive e lavora a Roma ormai da diversi anni.

Pittrice, poetessa e scrittrice, nel 2007 pubblica con edizioni Creativa “I segreti del cielo”, una silloge poetica.
Nel 2008, sempre con la stessa casa editrice, “La storia senza fine”, romanzo.
Nel 2009 con Narrativa e Poesia è la volta di “Perché”, romanzo, e, sempre nello stesso anno, “Piume d’Anima”, una silloge poetica scritta insieme ai poeti Rita Minniti, Maria Grazia Vai e Nunzio Buono.
Nel 2010 la prima raccolta di favole “Le 7 favole per imparare a sorridere”, opera vincitrice del terzo Premio letterario “favole, cammini e percorsi 2010”, edizione Miele.
Da molti anni è presente con le sue poesie in diverse raccolte antologiche, e, dal 2007, anche in rete con poesie, racconti e fiabe.
Oggi, per i nostri lettori, conosciamo meglio la poetessa Tiziana Mignosa.

Domanda: Qualche volta il Poeta riesce con pochi tratti a dare di una esistenza umana quella piena sofferenza intima che lo caratterizza.
Ti riconosci in questa possibilità poetica?

Risposta: Ovviamente sì, la poesia è la sintesi della gioia e dei dolori che caratterizzano la vita visibile e invisibile dell’umanità in cammino.

Domanda: Il Poeta quando è catturato dalla Poesia è come se si trovasse in una realtà atemporale dove il suono delle parole rappresentano degli arpeggi spirituali che mettono in vibrazione le parti più recondite dell’essere, ancora incatenato alla propria esperienza terrena.
Cosa pensi di questa definizione di ispirazione poetica?

Risposta: Sono d’accordo: il poeta è colui che attraversa il ponte che collega la terra all’infinito, è un viandante assetato di bellezza che coglie le ore della terra e la magia che sfiora la sua anima per trasformarle in parole da donare a chi ne vuole respirar l’essenza.
È uno specchio magico che viaggia al di là del tempo e dello spazio e, mentre narra del sentimento del mondo, riflette il cuore di chi legge che in esso vede la luce o il buio della sua anima.

Domanda: La proprietà della sintesi, il lampo dell’immagine, il gesto cruento, la critica sociale sono tutti elementi che risultano indispensabili e si dipanano qualche volta nell’espressione poetica.
Nella tua poesia riscontri qualche elemento appena accennato?

Risposta: Quando un autore scrive una poesia segue sempre una sua traccia mentale, una sorta di trama a matita sulla quale passa, dopo, l’inchiostro trasferendo così l’emozione di un attimo dall’impalpabilità del pensiero alla realtà tangibile.
Per quanto mi riguarda non attraverso territori già battuti, non seguo regole comuni ma solo quelle del mio sentire legate al momento esatto in cui scrivo e a nient’altro.
Ascolto il linguaggio dell’anima e per me quello è già poesia.
La tecnica è un’altra cosa, quella s’impara leggendo i grandi del passato o i contemporanei e facendo esperienza diretta.
Ovviamente, la capacità di sintesi e il riuscire a immortalare attimi di vissuto è determinante per una poetica che abbia una sua musicalità e un’armonia d’insieme.

Domanda: Il tuo essere Poeta, è nato da cosa?
Cos’è che ami di più nello scrivere e nelle parole?

Risposta: Scrivo da quando ero bambina e un po’ di tutto, le parole, insieme ai colori, rappresentano per me, e da sempre, la libertà di viaggiare oltre il visibile e l’udibile umano.
Quando la poesia decide di mettersi in contatto con me mi martella la mente fin quando non l’assecondo.
Insomma sono una di quelle persone che se è folgorata dall’ispirazione, e sta guidando, si mette a scrivere al semaforo mentre è rosso o mette la freccia e si accosta lasciando il motore acceso, perché un pensiero vagante richiede un’immediata attenzione e pretende di essere fermato su carta.
Insomma ogni momento può essere quello giusto, quindi sono sempre vigile e pronta e, soprattutto, con carta e penna a portata di mano, notte compresa!
Quello che amo di più nello scrivere è l’immensa gioia che provo nel poter essere e fare qualsiasi cosa.
Lo scrittore, infatti, soprattutto nel momento in cui decide di creare, fa un viaggio verso luoghi e identità infinite e contemporaneamente entra in contatto con l’anima del mondo e la sua parte più autentica.
Questo è sempre un momento di grande importanza, un momento di grazia anche se, a volte, la gioia che si prova, ha le sembianze del dolore.

Domanda: Cosa è la POESIA per te?

Risposta: E’ l’incontro con la nostra parte migliore, quella che vive al di là del quotidiano, quella che si avvicina di più ai nostri sogni.
Chi veramente è poeta diventa poesia, respira poesia, si nutre di poesia e riesce a scovarla e a vederla ovunque anche in quelle cose che sembrano all’antitesi della poesia stessa.

Comunicazione ufficiale vincitori sezione giornalismo della nona edizione del premio “Otto milioni” 2020

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Premio “Otto milioni” 2012 Prima edizione

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Sacha Savastano quinto premio sezione giornalismo nona edizione OTTO MILIONI 2020

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Sacha Savastano

Happening culturale al “Miramare e Castello”

Chiuso un capitolo se ne apre subito un altro.

A meno di un mese dal termine ufficiale del progetto “La mia isola”, che grazie alla guida congiunta di Bruno Mancini Roberta Panizza era riuscito nella difficile impresa di far ricomparire Ischia tra le capitali poetiche Italiane dopo anni di buio, trova i crismi dell’ufficialità la nascita di un nuovo e più ambizioso programma.

Dalle ceneri de “La mia isola” nasce infatti il progetto “La nostra isola”, che oltre a raccogliere il frutto di due anni di lavoro proficuo, dovrà riuscire ad allargare gli orizzonti e gli obiettivi, peraltro già di tutto rispetto, del lavoro iniziale, innalzando per così dire al livello successivo l’intera mole progettuale.

“Per puntare ad un ulteriore sviluppo dell’idea” – spiega Mancini in una nota ufficiale – “ è necessario provvedere ad elaborare una nuova più complessa ed articolata struttura atta ad utilizzare al meglio tutte le potenzialità artistiche ed operative che in quest’ultimo anno si sono rese disponibili a collaborare con noi.”
Un rinnovamento che non tradisce dunque antiche e ben piantate radici. “Assolutamente. L’obiettivo rimane quello di restituire alla poesia il palco di primo piano che le compete nell’economia culturale della società Italiana.

Il percorso l’abbiamo già tracciato, non rimane che seguirlo”.

E bisogna dire che non si è perso tempo: sono già allo studio diverse iniziative di grande impatto che dovrebbero sdoganare presso un pubblico molto vasto i lavori poetici dei vari autori aderenti al progetto: si pensa infatti alla creazione di un Premio di Poesia di portata nazionale, alla formazione strutture regionali analoghe a quella ischitana in grado di diffondersi capillarmente sul territorio, alla traduzione delle antologie poetiche in varie lingue e via discorrendo.

Di certo le idee non mancano, né l’entusiasmo e la forza di realizzarle.

Si aprirà, infatti, il prossimo 19 luglio al “Miramare e Castello” di Ischia Ponte l’evento di presentazione dell’antologia poetica “Ischia, un’isola di…”, a cura del progetto culturale “La Nostra Isola” di Bruno Mancini Roberta Panizza.

La sei giorni, che comprenderà oltre alla lettura di stralci del volume anche diverse incursioni nell’intrattenimento, darà modo agli autori delle liriche di presentarsi a pubblico e stampa, e la possibilità a diversi enti, isolani e non, di porgere il proprio saluto e di palesare il proprio appoggio all’iniziativa tutta.
Naturalmente l’attenzione maggiore è tutta attorno ai poeti, grandi protagonisti delle serate, che vedranno (in alcuni casi, per la prima volta) le proprie opere recitate da artisti di grande esperienza di fronte ad una platea piena di addetti ai lavori e di inviati dal mondo dell’informazione; un mix molto interessante che si arricchisce anche del talento e dell’esperienza di scrittori già noti ed affermati che hanno già avuto modo di prendere parte, con le loro poesie, alle antologie precedenti.

Iniziano già a fioccare conferme riguardo i nomi delle personalità dal mondo dell’arte e della cultura che prenderanno parte alla kermesse: da Antonio Mencarini ad Alberto Liguoro, passando per stimati e talentuosi musicisti come Raffaele Colombo ed Antonio Di Pinto, i quali peraltro allieteranno lo svolgersi dei lavori con il loro grande talento chitarristico.
Da ricordare anche il grande contributo offerto dalla pittrice Nunzia Zambardi, le cui opere saranno esposte in una mostra pittorica (già aperta al pubblico, proprio in questi giorni, presso gli Hotel Miramare e Mareblu) di indubbia importanza che farà da gustosissimo contorno alla portata principale.

Ma si è solo all’inizio: è facilmente prevedibile che nel mese che ci separa dall’inaugurazione dell’happening culturale saranno tante altre le ufficializzazioni riguardanti altri ospiti eccellenti, che arricchiranno ulteriormente il tutto.

Non resta che aspettare.

Sono state inoltre resi i noti di nominativi di alcune personalità che affiancheranno Mancini e Panizza nella gestione del progetto: si tratta di Luciano Somma, che ha accettato gli incarichi di Direttore Musicale e di Responsabile delle Giurie dei Premi.

 

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