Pegasus Literary Awards Premio letterario Internazionale Città di Cattolica

E’ giunto alla 12° edizione il Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, definito dalla stampa l’oscar della letteratura italiana

Pubblicato il verbale della 12^ edizione del Premio letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards, definito dalla stampa l’oscar della letteratura italiana. Il concorso patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Cattolica è una delle maggiori manifestazioni conosciute a livello internazionale per la qualità dei contenuti. Organizzato dall’Associazione Culturale Pegasus di Cattolica è oggi il più grande premio popolare italiano ed uno dei maggiori d’Europa. La Kermesse si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonchè di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale. Oltre a giovani autori e a case editrici emergenti, hanno partecipato alla competizione i grandi marchi editoriali, tra i quali. Mondadori, La nave di Teseo, Harper Collins, Curcio ecc.

Molti gli autori provenienti dall’estero Spagna, Venezuela Brasile, Stati uniti, Inghilterra. Il primo Premio per la narrativa edita, è stato assegnato a Franco Forte e Scilla Bonfiglioli con il Best sellers “La bambina e il nazista” (Mondadori). Il Trofeo Pegasus va a Roberto Pazzi con l’opera “Un giorno senza sera” (La nave di Teseo). Tra i premi della Critica spiccano i nomi di Antonio Pascotto giornalista Caporedattore di newmediaset con l’opera  “Il mondo senza internet” (Male edizioni).

Tra i premi speciali fuori concorso segnaliamo Michele Cucuzza con “Fuori dalle Bolle” (Curcio editore) Book of the year, la star internazionale Joe Jackson con “Gravità Zero – un viaggio nella musica” (Volo libero) il giornalista Andrea Scanzi premio speciale per la comunicazione, L’autore Televisivo Aldo Dalla Vecchia con il Premio alla carriera, il giornalista Santo Pirrotta con il premio speciale giornalista dell’anno. Lo scienziato Sergio Bartalucci con il premio speciale per la fisica. A causa dell’emergenza Covid-19 la cerimonia di premiazione prevista per il 18 aprile è stata rinviata a data da destinarsi.

Ufficio stampa Pegasus

 

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Wegil Roma: “L’invisibilità non è un superpotere”. Foto e lastre per dire no alla violenza sulle donne

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere. La mostra a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, è in corso fino al 6 febbraio 2020

Di portata nazionale e non solo, quello della violenza sulle donne è un tema doloroso che riguarda tutta la società. Risuona come un grido di dolore, disperazione, solitudine, come un grido di aiuto,, trattato dalle pagine della cronaca nera e dai talk show televisivi del dolore con parole e immagini che commuovono e fanno riflettere, ma che poi al di fuori di questi canali resta nell’ombra. Vittime di violenze, la maggior parte delle donne si trovano nell’impossibilità di reagire e trovare la forza per dar voce ad un dolore non solo fisico, ma anche morale con cui sono costrette a convivere. Un dolore che ferisce fuori e dentro, nel corpo e nell’animo, fino a diventare un peso insopportabile se alla lunga si resta da soli.

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere mostra di foto e radiografie

A restituire entro un contesto artistico di forte impatto visivo ed emotivo, visibilità a questa realtà drammatica che ancora si nasconde silenziosa negli ambienti dove manca il rispetto e la libertà di essere se stessi, è la mostra “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE, Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne” che è stata inaugurata a Roma WeGil in Largo Ascianghi 5, il 16 gennaio 2020 alle ore 18.30,  cui hanno collaborato Pangea – Reama, l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. All’anteprima per la stampa svoltasi il 16 gennaio alle ore 11.00 sono intervenuti Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e Pari opportunità della Regione Lazio,; Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio; Simona Lanzoni, Vice Presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice di Reama; Marzia Bianchi, fotografa, curatrice e collaboratrice Pangea – Reama; Maria Grazia Vantadori – Chirurga, referente Casd – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente Reama; Fabrizio d’Alba, Direttore Generale Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e l’attrice Francesca Reggiani.

Wegil Roma. L’invisibilità…mattonelle di Marzia Bianchi

Promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, promotrice di Reama, la rete per l’Empowerment e l’auto mutuo aiuto per le donne vittime di violenza, l’esposizione, “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPERPOTERE” curata da Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, presenta 10 fotografie e 10 radiografie che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. Autrice delle fotografie è Marzia Bianchi, fotografa e collaboratrice di Pangea – Reama, che ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama (www.reamanetwork.org), ha trasformato la narrazione in immagini. Alle fotografie sono affiancate, in totale anonimato delle radiografie gentilmente concesse dall’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e dall’ ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze.

Wegil Roma. L’invisibilità…pescerossoweb_credits -®Marzia Bianchi

Così afferma la fotografa Marzia Bianchi:” L’invisibilità non è un superpotere… vuole dunque rompere il muro di silenzio che coinvolge le donne che hanno subito violenza: nella mostra sono i loro corpi, le loro lesioni a parlare, intrecciando singole storie in un unico racconto. Le vite delle donne sono diverse eppure lo schema della violenza si ripete, prevalentemente a opera di un compagno, familiare o conoscente”.

Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete Reama. sottolinea come la mostra sia l’occasione per noi di svelare quello che molto spesso le donne non riescono a dire o nominare una volta giunte al pronto soccorso. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi e attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”.

L’invisibilità…non è un superpotere…

Mariagrazia Vantadori, chirurga dell’ospedale San Carlo Borromeo, nonché referente del Casd, Centro Ascolto Soccorso Donna del San Carlo ha evidenziato come i tanti anni di attività lavorativa e di esperienza sul campo, l’abbiano portata a decodificarele loro lesioni, ad andare oltre il non detto e ad aiutare le donne a orientarsi per uscire dalla violenza con il sostegno della rete territoriale e dei centri antiviolenza. Far capire loro che quanto accaduto non deve ripetersi mai più e che non sono sole è essenziale e in tal senso i presidi sanitari sono uno snodo importantissimo della rete”.

 L’esposizione nasce dall’esperienza ventennale di Fondazione Pangea che ha incontrato migliaia di donne in tutto il mondo e dall’incontro tra la Dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga nonché referente CASD – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente della rete Reama, e la fotografa Marzia Bianchi, collaboratrice di Pangea – Reama. Dopo la tappa romana la mostra sarà ospitata in altri luoghi del Lazio a partire dalla Provincia di Frosinone dal 6 al 27 marzo 2020.

Silvana Lazzarino

 

 L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE

Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne

a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA.

WeGil – Largo Ascianghi 5, Roma

orario: tutti i giorni 10.00-19.00

Inaugurazione  16 gennaio 2020  ore 18.30

16 gennaio – 6 febbraio 2020

ingresso libero

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Giocattoli antichi della Collezione Capitolina al Museo delle Mura di Roma

Giocattoli antichi esposti dal 14 dicembre 2019 nella mostra “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” con una selezione di 137 pezzi appartenenti alla Collezione Capitolina

Da sempre il gioco ha accompagnato il percorso dell’individuo nelle sue diverse età dall’infanzia all’adolescenza, dalla giovinezza alla maturità, inclusa la vecchiaia, così da fargli sperimentare l’entusiasmo di questa attività da considerarsi non solo strumento di svago, ma anche strumento per migliorare le proprie prestazioni

Giocattoli antichi: esposizione a Roma Museo delle Mura

Diversi sono stati i giochi intesi come passatempo che hanno caratterizzato epoche e culture fin dall’antichità: dai greci a romani, e poi in età medioevale e con il Rinascimento l’arte del gioco ha permesso di realizzare nuove strategie ludiche e diversi modi e occasioni per divertirsi unendo anche a volte il lato ginnico e sportivo.

Con il passare dei secoli in sintonia con le trasformazioni socio culturali che hanno visto in particolare con il XXI secolo l’avanzare del progresso scientifico e tecnologico, anche il modo e gli spazi deputati al gioco sono cambiati. L’avvento del digitale e di internet hanno dato vita a contesti nuovi in cui creare la dinamica del gioco spesso simulando la vita reale

Resta però sempre vivo l’interesse per un particolare categoria di giocattoli legati al passato: i giocattoli antichi di cui sarà possibile ammirare una preziosa selezione esposta a partire dal 14 dicembre 2019 a Roma presso il Museo delle Mura. Si tratta di una selezione di esemplari della Collezione capitolina di giocattoli antichi ospitata nell’esposizione “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” aperta fino alk 1marzo 2020 ad ingresso libero.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra a cura di Emanuela Lancianese ed Ersilia Maria Loreti con una selezione di 137 giocattoli antichi appartenenti alla Collezione capitolina, anticipa la grande esposizione che si potrà ammirare al Museo di Roma a Palazzo Braschi da aprile a settembre 2020 dove per la prima volta verrà esposta al pubblico la più grande selezione della collezione mai messa in mostra.

Giocattoli antichi; esposizione a Roma Museo delle Mura

Per lo più riferibili alla cosiddetta “età d’oro” del giocattolo compresa tra il 1860 e il 1930I i 137 pezzi della Collezione di giocattoli antichi, sono esposti nelle torri dell’antica Porta di S. Sebastiano entro un percorso articolato intorno ad un nucleo di giochi di guerra in cui sono presenti diverse tipologie di aerei e navi, armi, carri armati, fortini e soldatini. La scelta di questa tipologia di giochi risponde all’esigenza di coniugare la conoscenza di una serie di opere della Collezione con la valorizzazione di Porta S. Sebastiano, che era parte dell’antica struttura difensiva della città all’interno della quale armi e militari sono realmente stati presenti per secoli.

Senza disposizione cronologica e tipologica i giochi di guerra si presentano corredati da altri pezzi “fuori contesto” come bambole, pupazzi, macchinine, una bicicletta, un monopattino. Questo al fine di restituire un contesto ludico, libero e senza regole”, e offrire al visitatore la sensazione di affacciarsi in una stanza di bambini per osservare il loro spazio di gioco. Ad esempio ci si può soffermare a curiosare tra soldatini di epoche diverse che si sfidano sugli spalti di castelli in miniatura.

Dislocata su due piani del Museo la mostra “RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA” al primo piano propone per i visitatori un video di animazione (di circa 3 minuti) di presentazione realizzato dal videomaker Francesco Arcuri in cui viene presentato un mondo in miniatura dove prendono vita gli antichi oggetti, colti in dettagli anche minimi, sullo sfondo della città nelle sue attività quotidiane. Il video si si avvale di due differenti tecniche di animazione: la stop motion con cui i giocattoli prendono vita su green screen e l’animazione digitale 2D con cui viene animato lo scenario anch’esso realizzato con elementi appartenenti alla collezione e dove sono inseriti giocattoli.

I giochi di guerra (armi, fortini, soldatini, navi, aerei e carri armati) sono esposti al secondo piano distribuiti in “angoli gioco” accanto a bambole, maschere e macchinine, nella ricostruzione volutamente disordinata e incongrua di una stanza di bambini. Da una parte uno spazio agguato e un angolo dedicato alla lettura, uno spazio domestico per le bambole con un piccolo guardaroba per giocare a travestirsi, e poi diverse imbarcazioni in navigazione sovrastate da velivoli di ogni genere. È presente anche una sala dedicata al gioco libero, con macchine da corsa e personaggi dei cartoni animati, e sono previsti laboratori didattici per scuole, bambini e famiglie di cui verrà data comunicazione.

 

Silvana Lazzarino

 

“RA-TA-TA-TA, BANG-BANG, SI GIOCA”

a cura di Emanuela Lancianese ed Ersilia Maria Loreti.

Museo delle Mura, Roma

dal 14 dicembre 2019 al 1 marzo 2020

ingresso libero

 

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Il Maestro Stefano Mainetti docente al Conservatorio di Santa Cecilia

Il Maestro e compositore ricoprirà l’incarico di docente di Composizione per la Musica Applicata alle Immagini presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Pressol’Università di Tor Vergata -Facoltà di Lettere, il 12 dicembre 2019 terrà la Masterclass “Rendering Revolution” suo progetto presentato pubblicamente nel 2017al MAXXI di Roma

Tra i più accreditati compositori italiani Stefano Mainetti, dalla poliedrica esperienza internazionale, ha assunto, per titoli e meriti, l’incarico di docente di Composizione per la Musica Applicata alle Immagini presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Istituto di Alta Formazione Musicale attualmente diretto da Roberto Giuliani ed afferente al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dello Stato Italiano.

Il Maestro Stefano Mainetti

“E’ un incarico che ho accettato con grande piacere e che mi onora” – ha dichiarato a caldo Mainetti – “sia per il prestigio che il Conservatorio di Santa Cecilia si è guadagnato in Italia e nel mondo, sia per gli illustri Maestri che mi hanno preceduto, nel rispetto dei quali proseguirò l’insegnamento di quest’arte che è sempre stata una mia grande passione”. E’ pertanto accompagnato da questo ennesimo riconoscimento ricevuto in carriera, che si aggiunge alla consueta attività di affermato compositore di musica per cinema, televisione e teatro, che Mainetti  si accinge a tenere prossimamente a Roma  una Masterclass su Rendering Revolution; suo progetto presentato pubblicamente nel 2017 al MAXXI – Museo  nazionale delle arti del XXI secolo –  e che sta ricevendo  molti consensi anche all’estero. “Rendering Revolution è una esperienza di musica aumentata” – ci tiene a sottolineare il Maestro.

Aumentata perché aggiunge una dimensione alla musica; oltre al tempo, infatti, aggiunge lo spazio, all’interno del quale si svolge Rendering Revolution, che di fatto e’ un meccanismo che permette di sfruttare questo spazio dentro il quale gli spettatori si muovono; passando da un ambiente all’altro, la partitura cambia in maniera continua e coerente grazie ad una disposizione particolare degli elementi musicali che ne permettono la fruizione“. Mainetti conclude, promettendo di spiegare tutto dettagliatamente nel  workshop romano: “In Rendering Revolution la tecnologia non è vista come una diminutio, bensì come parte integrante del progetto e paritetica alle altre arti qui rappresentate, anche se l’elemento da cui tutto si dipana rimane la musica.

Il Maestro Stefano Mainetti

Oltre due anni di preparazione per ultimare concettualmente Rendering Revolution  sono valsi al musicista romano una Menzione d’Onore dal Conservatorio di Santa Cecilia di Roma per la valenza scientifica e artistica; quello stesso Conservatorio dove Mainetti concluse il corso di Composizione con il massimo dei voti e che da pochi giorni gli ha riconosciuto la Cattedra come Docente.

Su invito dell’Ing. Giovanni Costantini, Direttore del Master in “Sonic Arts” e del Corso di formazione in Music Production, istituiti presso l’Aula del Master Universita’ di Roma Tor Vergata dal 2011, Stefano Mainetti terrà la Masterclass il prossimo 12 dicembre, presso l’Aula del Master (P10) della Facoltà di Lettere (I° Piano – Via Columbia 1)

Il workshop sarà gratuito ma a numero chiuso. Per partecipare bisognerà prenotarsi a mastersonicarts@uniroma2.it

Silvana Lazzarino

 

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Ginevra Barboni: un talento di famiglia

Ginevra Barboni tra le 50 registe più promettenti al mondo conferma un talento di famiglia nel mondo del cinema

Ginevra Barboni

Figlia e nipote d’arte Ginevra Barboni conferma il talento di famiglia nel mondo del cinema in qualità di regista e sceneggiatrice.  Ad avvalorarlo la notizia giunta da poco con cui la Black Lab Film Co ha inserito Ginevra Barboni tra le 50 registe più promettenti al mondo. Dopo i successi riscossi all’estero, e non solo in Italia, del suo primo cortometraggio La vita che ti aspetta”, Ginevra è concentrata per realizzare un nuovo lavoro che ha scritto insieme al padre. Si tratta del corto “La chiusura del cerchio”, dalla delicata sceneggiatura che tocca la tematica dell’eutanasia.

“Nasco a Roma il 4 giugno 1989. Dopo aver conseguito due stage in “filmaking” e “digital filmaking” presso la “New York Film Academy” di New York, nel dicembre 2013 ho conseguito la laurea triennale in Studi Italiani presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi in critica letteraria dal titolo “Perelà, un uomo di fumo a cavallo fra due secoli” – racconta di sé Ginevra. Suo nonno è stato E. B. Clucher: da “Lo chiamavano Trinità” in poi, tanto per citare un titolo tra i tanti film che ha diretto, ha fatto un pezzo di storia indimenticabile del nostro cinema. Suo padre, Marco Tullio, è  noto sceneggiatore di cinema e tv, e negli ultimi anni anche scrittore di successo..

Ginevra Barboni e Tommaso Maggi, con i rispettivi padri Marco Tullio Barboni noto sceneggiatore e regista e Angelo Maggi doppiatore

E’ del 2016 la Laurea Magistrale in Televisione, Cinema e New Media di Ginevra, conseguita  presso l’Università IULM di Milano con una tesi, seguita dal prof. Giovanni Chiaramonte, intitolata “Lo Specchio di Andrej Tarkovskij: un film tra memoria e ricordo. “In quello stesso anno frequento il corso di formazione “Scrivere con la luce” di Ercole Visconti presso la Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti di Milano, e l’anno seguente partecipo alla Masterclass “Showrunner: creare e produrre serie tv” di Neil Landau dell’ UCLA, School of Theatre, Film and Television” – ricorda Ginevra con tanta nostalgia.

Nell’inverno del 2016 ricopre anche il ruolo di assistente alla regia nel programma “Master of Photography” prodotto da Sky Arte e nel 2017 come operatrice di macchina in studio e per i confessionali nella seconda edizione dello stesso programma.

Ginevra Barboni e Tommaso Maggi e i rispettivi genitori

Non contenta di aver già ottime basi professionali, Ginevra si specializza ulteriormente lo scorso anno con un master in “Direttore della fotografia, operatore di ripresa e montaggio” presso l’Accademia Nazionale del cinema di Bologna tenuto dai docenti Mauro Marchetti, Rocco Marra e Paolo Vanghetti.

Ginevra continua a raccontarsi con il suo sorriso luminoso,  che non la abbandona mai: “Ho imparato nel set a lavorare a fianco di mio padre già dal 2008, come assistente alla regia e aiuto operatore per suoi cortometraggi, tra i quali  “Il grande forse” con Philippe Leroy e Roberto Andreucci. La fotografia era di Maurizio Calvesi e le Musiche di Franco Micalizzi. Ho poi continuato con “Chimeres Absentes” di Fanny Ardant, “Pensiero Giallo” ed “Idea Malvagia” di Pierfrancesco Campanella, e ho fatto anche il direttore della fotografia nel film “Tundra” di Federico Mattioni. E di mio nonno ho sempre ammirato tutta la sua produzione, ovviamente“. Quest’anno Ginevra Barboni ha realizzato come autrice, produttrice e regista, la sua opera prima, il cortometraggio “La vita che ti aspetta”, insieme al collega ed amico Tommaso Maggi, figlio d’arte anch’egli: suo padre Angelo Maggi è quel magnifico  doppiatore che tutto il mondo conosce, ad esempio, come voce italiana di mostri sacri come Tom Hanks o Bruce Willis.

Ginevra Barboni

Sono così felice che la mia prima creatura cinematografica abbia già riscosso finora ben quindici riconoscimenti: da poco tempo l’abbiamo presentato ai festival internazionali, ed è stato un esordio straordinario”.

Ricordiamo infatti che la pellicola ha vinto come miglior sceneggiatura originale al Los Angeles Film Award, miglior cortometraggio a tema LGTBQ al Detroit Shetown Film Festival e miglior cortometraggio a tema LGTBQ al Lady Filmmakers Festival.

A ciò si sono aggiunti altri prestigiosi traguardi: miglior cortometraggio italiano alla competizione mensile e Grand Jury Award alla competizione annuale all’Oniros Film Festival; premio “La città del cortometraggio” al Social Word Film Festival; miglior regista del festival al Barcelona Planet Film Festival.

Per concludere, miglior cortometraggio e miglior Cinematographer all’European Cinematography Award; Award of distinction al Canada Short Film Festival; e ben 4 nominations: all’Indie Short Fest del Los Angeles International Film Festival come miglior cortometraggio a tema LGTBQ e miglior regista; come miglior cortometraggio straniero al Gold Movie Award; per la miglior attrice protagonista al Barcelona Planet Film Festival. Ulteriori info a  www.ginevrabarboni.com

Silvana Lazzarino

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