Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200120

Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

Editoriale | Il racconto “COSÌ O COME” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume terzo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/per-aurora-volume-terzo/paperback/product-470688.html
IL RACCONTO
Così o come – Parte terza

FERMATE IL TEMPO Capitolo 1°

[…] Seguendo Petrus mi preparavo alla spiacevole eventualità di aprire la porta su una scena differente da quella del mio ricordo.
Con cautela, con la discrezione di chi non intendeva disturbare, mossi, lentamente, la maniglia, e spinsi.
Nulla era diverso.
Nulla.
Quasi si fosse trattato di un’antica scultura.
Il pianoforte, le luci, il lampadario, le piccole anse ricavate sul lato del banco bar, le rustiche grotte dei desideri con al centro la chitarra rossa di Elvis, i trecento quasi invisibili ciondoli tra i rami di una ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) che io, anni prima, avevo interpretato come ricordi di melodie assimilate in altri luoghi ed in altri tempi.
La fantasia della fantasia.
Le più belle scelte, messe in ordine dalla più eccentrica stravaganza.
Al centro del soffitto l’antico lampadario a cinquanta bracci, di una mescola ottenuta con sabbia e petrolio, ancora troneggiava, aprendo la porta, riflesso nello stesso specchio, irregolare, ambrato.
Gigantesco padrone assoluto dell’intera parete frontale, continuava a sbalordirmi come la prima volta.

I due amici che mi stavano aspettando, due cari compagni, non si erano accorti del mio ingresso e più innamorati di mai, nella naturalezza del tenero sentimento che li univa, seguitavano a creare atmosfere musicali difficili da dimenticare.
Lui, con l’immancabile ginestra (ginestra, fiore amato dalla mia donna) al bavero, e lei con l’identico ventaglio giapponese che aveva nel giorno del loro ricongiungimento.
Per me, erano stati la mia Anima e il mio Cervello.
Ebbi forte la tentazione di effettuare un balzo ed abbracciarli con un simpatico effetto sorpresa.
Tutto ciò durò solo qualche attimo, poiché all’improvviso, guardando la mia figura nell’immenso specchio, ebbi un sussulto…

Bruno Mancini

Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

Lucio Trojano: “Un sorriso allunga la vita”.

Intervista/Reportage a Lucio Trojano illustratore satirico di fama internazionale.

Una giornata particolare è stata quella mia di qualche settimana fa: sono stata invitata a casa per un tea pomeridiano da Lucio Trojano, illustratore di satira di costume al livello internazionale.
Ho potuto parlare con un uomo speciale, dal talento e dalla lunga carriera davvero unici e felici. Tra un sorso di tea ed un altro, mi ha raccontato la sua carriera sempre con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta.

Un pomeriggio piacevole parlando anche dei suoi ricordi più cari, come quello del massimo raggiungimento dei riconoscimenti con la Palma D’oro per la letteratura illustrata con i 6 libri di guida touring satirica sull’Abruzzo ottenuto in collaborazione con sua moglie Marcella che scrisse principalmente i testi delle illustrazioni e degli aneddoti sulla sua amicizia con il grande fumettista italiano Benito Jacovitti.

Trojano, un uomo che ha avuto una grande e innata passione per il suo lavoro e che, con una convinzione testarda di potercela fare, ha raggiunto sempre i suoi obiettivi più belli.

Ho anche potuto ammirare una casa d’altri tempi, con riproduzioni a grande scala delle sue opere più belle, e sono potuta entrare in quella che Lucio Trojano chiama “la stanza delle emozioni”, dove tiene gelosamente esposti sulle pareti tutti i riconoscimenti collezionati in questi lunghi anni di duro lavoro.
A margine di questa piacevolissima visita. e dopo il tour in quella che sembra quasi una “casa museo” ho avuto l’opportunità di potergli porre delle domande per questa intervista esclusiva riservata alla pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio curata da Bruno Mancini.
Vedremo, tramite l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” esposti a Ischia i suoi disegni?
Forse… magari… perché no!

D:- Grazie dell’invito qui a casa tua oggi. Ho potuto ammirare le tue splendide illustrazioni, e i tuoi tantissimi premi e riconoscimenti nazionali ed internazionali esposti in questa magica stanza. Lucio quando ti sei laureato? E perché questa laurea così diversa da quello che poi effettivamente hai perseguito nella vita?
R:- Mi sono laureato in giurisprudenza nel 1958.
Beh, intanto è sicuro che le lettere umanistiche sono utili per la satira e per l’umorismo.
La passione diciamo però che è innata: secondo me non si nasce umoristi ma con il senso dell’umorismo.

D:- C’è stata qualche amicizia che ha influenzato la tua scelta su cosa fare da grande?
R:- Sì, la mia epoca è quella del grande Benito Jacovitti -grande fumettista italiano autore di tanti personaggi dei fumetti come Cocco Bill- che io seguivo sui giornali e sulle riviste e che poi ho avuto anche la fortuna di conoscere di persona e di diventare anche suo amico.
Io sono abruzzese, lui era molisano e quindi la telefonata mattutina era: “Ciao Molise!”, e lui mi rispondeva “Ciao Abruzzo!!!”.

D:- Sei presente come illustratore satirico da tantissimo tempo nel cartoonig e anche come giurato nelle rassegne nazionali e internazionali, giusto?

R:- Iniziando da Bordighera che era il Salone Internazionale dell’umorismo in campo mondiale, dove tra l’altro ho vinto la Palma d’Oro, sia per il disegno e poi anche con mia moglie per la letteratura illustrata.
Poi anche in altre giurie in Italia, in Turchia, Spagna, Germania etc.

D:- Tra l’altro è bellissima la Palma d’Oro che hai ricevuto e che è appesa alla parete, insieme a tutti gli altri tuoi premi e trofei.

R:- Sì, è davvero bellissima, grazie. Io questa stanza la chiamo la stanza delle emozioni, ed è molto importante per me.

D:- Qual è stato il lavoro che hai svolto insieme a tua moglie Marcella nel campo della letteratura illustrata?

R:- Sono dei libri sull’Abruzzo: sono sei volumi, sono la bellezza di 1200 – 1400 disegni su tutti i popoli che abitavano in antichità quella regione geografica, quindi i Marsi, i Peligni, i Frentani. Sono delle guide Touring allegre dirette sia agli abruzzesi sia agli appassionati di umorismo. Quello trattato non è un umorismo satirico.
Questi sei volumi poi sono stati ristampati dalla Presidenza del Consiglio Regionale.
Un giornalista ha scritto: “L’Abruzzo è l’unica regione che oltre alle guide ufficiali ha anche questa guida particolare e allegra”.
I testi sono stati scritti da me e anche da mia moglie principalmente, e con questi libri abbiamo vinto la Palma D’Oro per la letteratura illustrata che è arrivata dopo venticinque anni.

D:- Ora le tue opere sono anche esposte in alcuni musei importanti?

R:- Sì: a Instambul, Gabrovo, Smirne, Basilea.
E ho ancora tanto da produrre, e sono sicuro che grazie al dono che ho di sorridere e far sorridere riuscirò a farlo.
Io sono per la battuta che non è la classica “Una mela a giorno toglie il medico di torno”, ma “Un sorriso al giorno allunga la vita!!!”.

Liliana Manetti.

Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

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TWITTERONE

Dalla Lettonia ci scrive Liga Sarah Lapinska:

1) Ho regalato per conto di DILA la mia opera d’arte “Kaddish. See you soon! “, nella quale ho disegnato anche i tratti del mio caro papa, alla mia amica Ņina Izopa.
Lei avrebbe bisogno di essere più protetta perché è una donna fragile che ha problemi di salute. Buon compleanno e tanta forza a te, sorellina mia!.

2) Ho regalato alla “Giardiniera” (come il mio amico Pescatore e Mago, Bruno Mancini, chiama Vera Roķe), il mio disegno “Every Face is Unique”.
Vera è una dalle pioniere dei nostri progetti culturali ed è molto sincera.
Grazie alla “Giardiniera” per la sua cordialità, e in cambio dei suoi regali tra quali ci sono, talvolta, anche suoi libri e l’antologia “Zemgales Vācelīte” in lettone e in russo.
A questo progetto partecipano diversi autori, tanti dei quali aderiscono ai concorsi Made in Ischia dell’Associazione “Da Ischia L’Arte – DILA”.

3) Per conto di DILA ho regalato la mia opera d’arte “I See You Soon” ad una signora di gran cuore Anastasia Lide, che conosco da tanto tempo.
Dopo la Seconda guerra mondiale lei, giovanissima, era tra gli entusiasti che hanno ricostruito la città di Jelgava ( Lettonia).
Dopo le giornate passate nel lavoro intenso, per Anastasia ed altri suoi compagni suonava un’orchestra.
Quelli che non si sentivano troppo stanchi, ballavano, anche d’inverno, nelle piazze di sera.
Poiché Anastasia ha buon gusto, ed è anche un’artigiana talentuosa, lei, in cambio, mi ha regalato un bel tessuto ricamato con le sue mani.
Tuttavia, adesso non può essere attiva come prima perche ha problemi di salute.
Auguriamo a lei un cuore non solo dolce come ce l’ha, ma anche più forte.

Il Dispari 20200120– Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200113

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

Editoriale | Il racconto “La Notizia virgola” al Bookcity 2019

Lo scorso 16 novembre, nell’Aula magna della SIAM (Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano, l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ha presentato l’evento “Otto milioni” il cui focus è stato l’antologia di Arti varie “Magari un’emozione!” contenente, tra l’altro, alcuni brani tratti da miei racconti.
Con cadenza settimanale li stiamo pubblicando tutti in questa pagina, augurandovi una buona lettura.

DAL LIBRO
Per Aurora volume secondo
http://www.lulu.com/shop/bruno-mancini/ per-aurora-volume-secondo/paperback/product-4637203.html
IL RACCONTO
La Notizia virgola – Capitolo 1°

Appena informati della pubblicazione.
Impiccati, sparati, precipitati, di infarto (un infarto suicida), dissanguati.

-“Vai Petrus, è il tuo momento, sali sul palco e leggi pure il resoconto che hai preparato per il nostro amico.

-“Grazie, Signora.
Un cenno di rispetto al nostro amico.
Numero uno.
Trenta Aprile, compleanno del nostro amico, otto persone in una roulotte rubatagli (Giuseppe, l’amante di Giuseppe, la sorella di Giuseppe, il marito avvocato della sorella di Giuseppe, i loro due figli maschi e la unica femmina, il figlio avuto da Giuseppe con l’amante), ognuno con un candelotto di dinamite ficcato per tre quarti nell’ano, hanno riempito di gas e di benzina la roulotte rubata al nostro amico, e quindi, dando fuoco, hanno provocato uno scoppio tremendo
Bumm Bumm Bumm Bumm
Bumm Bumm Bumm Bumm.
Almeno otto Bumm, suicidandosi.
L’osso più grande consegnatoci era di dimensione inferiore a mezzo stuzzicadenti…

-“Regalo per il tuo compleanno?

-“Mi dispiace per la roulotte, non meritava quella fine.

-“Numero due.
Trenta Aprile.
Un boccale di birra, per favore.
Grazie.
Il venditore di gettoni, che Santa Emma tempo addietro aveva chiamato figlio di puttana, ha collegato la corrente elettrica trifase (380 Volt) a tre terminali del suo corpo.
Uno al pisellino, un altro al buco del culo, il terzo nel punto di congiunzione tra gli occhi ed il naso.
Ha tolto il vetro ad uno dei flippers che aveva rubato al nostro amico, si è disteso sui poppers, targets, buttons, ha messo una gamba nel vaso del cesso, l’altra gamba tra le pale del motore dell’aria condizionata, e poi ha alzato l’interruttore dando corrente al tutto.
Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz
Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz Fzzzzz
Insomma almeno otto Fzzzzz come gli otto Bumm.
Pensare che odiava i negri, diceva sempre che puzzavano. Anche se li incrociava per strada.
Puzzavano diceva.
Una scena, raccontano, raccapricciante.
Nera polpetta abbrustolita.
Come in fumaiolo della peggiore nave carretta in partenza da Casamicciola…

-“Ancora trenta Aprile, sembra fatto apposta!
E fatto per te!

-“Per me?
Non ho mai avuto, Io, mia cara Aurora, ho sempre dato.
Sono triste per il flipper era un Bally 1985.

-“Numero tre.
Trenta Aprile.
Ora gradirei un limoncello, doppio.
Grazie…

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200113

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

Lorenzo Maria Bottari intervistato in esclusiva per IL DISPARI

“… sarei ben lieto di venire nella meravigliosa isola d’Ischia per conoscerla meglio e, attraverso l’Associazione Internazionale DILA, fare anche un’esposizione delle mie opere.”

Lorenzo Maria Bottari è un pittore definito da Bianca Tragni, la critica d’arte altamurana, un autodidatta che ha avuto più di cento maestri, tra cui Ibrahim Kodra, De Chirico e Guttuso.

Una vita spesa a spasso per il mondo, con incontri del tutto eccezionali a livello artistico e culturale che hanno finito per influenzarne la carriera felice e prosperosa.

L’incontro con la grande poetessa Alda Merini, ispiratore di una serie di quadri a lei dedicati nei quali è rappresentata proprio con i tratti che più le appartenevano, in una maniera sempre delicata e rispettosa.

Un’amicizia la loro che Bottari ricorda con affetto e che andò oltre il livello culturale trasformandosi su un piano anche umano.

Da più di un anno sono esposti nella casa natale di Salvatore Quasimodo, che è un vero e proprio museo tutt’ora aperto al pubblico, a Modica, i quadri che compongono il calendario di Bottari creato con le tele ispirate alle liriche del premio Nobel alla letteratura.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare il pittore che ci ha dato il privilegio di questa intervista esclusiva per il quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, sussurrandoci anche
alcune delicate confidenze sugli accadimenti più importanti della sua carriera.

D:- Come pittore lei è autodidatta oppure ha frequentato scuole particolari?

R:- Io mi definisco autodidatta, infatti stavo per superare gli esami di maturità a Brera del 1974 ma dopo quattro giorni ho finto di andare, silenziosamente, in bagno, ho preso la giacca e sono andato via.
Poi ho frequentato il corso di decorazione per tessuto alla Marangoni di Milano, una delle più prestigiose scuole di Fashion e Design.
Bianca Tragni nota critica altamurana mi definì un autodidatta che ha avuto quasi cento maestri, infatti ho frequentato tanti artisti che oggi fanno parte della storia dell’arte.

D:- La sua pittura si può far risalire ad un movimento particolare?

R:- Per me è difficile far risalire la mia pittura ad un movimento particolare avendo frequentato tanti artisti.
Un po’ come fece Picasso, mi sono lasciato, sin da giovanissimo, influenzare da diversi artisti dalla pittura accademica a Firenze, poi quella Macchiaiola, poi c’è stato il periodo blu.
Mi avevano avvicinato anche alla transavanguardia dei primi anni ’80 ma in effetti non fu così.

D:- Quali incontri con grandi maestri sono sicuramente stati decisivi per la sua formazione?

R:- Sicuramente Wifredo Lam, l’amico afro-cubano di Picasso e Mirò per la ceramica; poi nel 1974 avevo incontrato Ibrahim Kodra al museo Leonardo da Vinci a Milano, e nacque la nostra amicizia che durò tutto l’arco della sua vita.
Inoltre anche Renato Guttuso.

D:- L’incontro con la grande poetessa del ‘900 Alda Merini è stato molto importante per Lei?

R:- Nel 1991 sono stato eletto presidente dell’Associazione Multiart di Milano.
Quando il Presidente Nicola Tedesco mi presentò Alda Merini io non sapevo chi fosse, perché abitavo tra Londra e New York, e inizialmente per me non fu un bell’aggancio, non ebbi subito una buona impressione.
Dopo, lei mi invitò alle presentazioni dei suoi libri e pian piano ne apprezzai l’ironia e la sua grande conoscenza del mondo poetico.
Piano piano la nostra amicizia si irrobustì.
Lei era molto gelosa delle sue amicizie, io come suo amico sono stato sempre molto discreto: quando c’era qualcuno che le voleva fare compagnia io silenziosamente mi dileguavo con molto rispetto.
Tra noi ci si prendeva un po’ in giro. Un po’ ci si dava del tu, un po’ del Lei.
Una volta le dissi: “Lo sa che Lei mi è molto simpatica?”. E lei rispose: “Si lo so, anche io mi trovo molto simpatica!”

D:- Ha conosciuto Quasimodo? Come si è avvicinato alla figura del premio Nobel per la letteratura?

R:- È stato uno dei primi poeti a cui mi sono avvicinato di più, perché Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Vincenzo Consolo mi parlavano di lui poiché lo avevano frequentato.
Poi naturalmente Alda Merini mi ha fatto molto avvicinare alla figura del premio Nobel per la letteratura perché, come è noto, lei ebbe una breve relazione con Quasimodo quando era ancora molto giovane, e poi perché conosceva molto bene la sua poetica e lo adorava.
E lì Alda mi fece rivivere il Quasimodo che io non riuscivo a capire.
Io personalmente il grande poeta non l’ho mai conosciuto.
Poi comunque frequento da tantissimi anni Modica -che è il luogo di nascita del premio Nobel- e lì iniziai a frequentare la sua casa natale.
Così iniziò per me la Quasimodo mania, e presi a dipingere i miei quadri ispirandomi alle liriche del poeta.

D:- Alda Merini stessa Le ha chiesto una mostra per lei?

R:- Dopo che la Merini notò il risultato del progetto, sia della mostra che del mio cataloghino, ossia il lavoro che feci inizialmente come piccolo catalogo tascabile sui quadri che mi ispirarono le poesie del premio Nobel, l’idea le piacque molto, tanto che mi disse “Quando fai una cosa del genere per me?” ed era il 2001.
Io credevo che mi prendeva un pochino in giro: il nostro rapporto era particolare, io nei ritagli di tempo le facevo compagnia come facevo compagnia a mia madre.
Lei a volte era molto triste, le mancavano le figlie, e mi aveva preso a cuore.
Io in qualche episodio la sorprendevo con dei regali di capi di vestiario, visto che portava la stessa taglia di mia madre.
Il nostro rapporto non era costruito solo sul lato culturale ma anche e soprattutto sul lato umano.

D:- I dipinti che hanno composto il calendario dedicato alle poesie di Quasimodo sono stati esposti nella casa del premio Nobel per la Letteratura?

R:- Queste opere sono state realizzate da me dal 1999 al 2000 – 2001, poi sono state fatte diverse mostre.
Poi ebbi il piacere di conoscere anche il figlio di Quasimodo e della danzatrice Maria Cumani (a cui tra l’altro ho dedicato una tela nel calendario che la ritrae bellissima mentre balla da giovane).
Alessandro Quasimodo rimase molto felice del lavoro che stavo svolgendo sulle poesie di suo padre.
Con il tempo mi propose di esporre le opere nella casa museo a Modica.
Così mi sono ritrovato a concretizzare un sogno esponendo in un posto così prestigioso e a me caro.
Ed è stato un successo: la mostra doveva durare venti giorni invece è lì da più di un anno.
In questo ultimo periodo inoltre ho interpretato altri sei pezzi.

D:- Conosce l’Associazione Internazionale DILA di Ischia del presidente Bruno Mancini? Verrebbe tramite quest’Associazione ad esporre le sue opere ad Ischia?

R:- Io sono stato ad Ischia di passaggio, in pochissime occasioni, ma sarei ben lieto di venire nella meravigliosa isola d’Ischia per conoscerla meglio e, attraverso l’Associazione Internazionale DILA, fare anche un’esposizione delle mie opere.”
Grazie dell’invito.

Liliana Manetti.

Il Dispari 20200113– Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200106

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Mariapia Ciaghi a Matera con
L’ECO DELLA PACE A MATERA – dal 1959 a oggi.

Il Sextante, diretto dalla giornalista e regista cinematografica Mariapia Ciaghi, già più volte apprezzata opinionista di questa rubrica, ha proposto un nuovo allestimento della mostra ECO DI PACE mirata a sviluppare dibattiti sulle problematiche attuali della reciproca convivenza ed a lanciare un forte messaggio rivolto agli “uomini di buona volontà” affinché riflettano sui valori della legalità, della vita e trovino la convinzione di prendere posizioni, decise e irremovibili, contro ogni tipo di violenza.

La mostra, itinerante, dopo Roma e dopo Mirano non poteva che approdare a Matera (capitale europea della cultura 2019 ed anche città della Pace dove ha beneficiato del Patrocinio del Comune) perché Matera, come ha affermato il Sindaco Raffaello De Ruggieri «È una città comunitaria in cui le vite delle persone continuano, sia pure con fatica, ad essere legate tra di loro attraverso una rete di solidarietà e di rapporti che restano saldi. »

La mostra nata, appunto, da un’idea di Mariapia Ciaghi e frutto della collaborazione tra Il Sextante, Micro Arti Visive e A.I.D.E, stata allestita presso la storica sede “La Scaletta”, Associazione che da oltre cinquant’anni rappresenta il cuore artistico e culturale della città e che, come ha testimoniato il presidente Francesco Vizziello, ė nata nello stesso anno 1959 in cui le grafiche esposte a Matera, per la pace e contro tutte le guerre, sono state realizzate da alcuni dei migliori artisti mondiali in occasione di una manifestazione contro tutte le guerre tenutasi a Dresda.
A distanza di cinquant’anni queste opere continuano a parlare così come ha sottolineato, nel messaggio per l’inaugurazione dell’evento, Vincenzo Guanci Presidente del Centro per la Pace e la Legalità Sonja Slavik:

«Le immagini della mostra rimandano una “eco di pace” a chi si sofferma a vedere o solo a guardare i corpi mossi nei paesaggi più diversi e nei contesti i più vari.
Le grafiche che Mariapia Ciaghi generosamente pone alla nostra attenzione ci costringono a riflettere.
Esse mettono in contatto stretto emozioni e pensieri, creano una sorta di corto circuito tra mente e sentimenti.
Spesso, nel quotidiano lavoro di diffusione di una cultura della pace, ci si imbatte nella difficoltà di risoluzione dei conflitti in assenza di guerra.
Infatti la pace non è assenza di conflitto.
Al contrario è la sua esaltazione in quanto costringe ad utilizzare gli strumenti del diritto e della mediazione di interessi legittimi, per imparare a risolvere i conflitti senza l’uso della forza fisica.
La guerra costituisce, infatti, l’abdicazione dell’umano alla propria essenza, in quanto regredisce allo stato animale.
La guerra è bestiale.
La guerra è l’opposto dell’umanità.
La massima guerra, la guerra nucleare, non è altro che la distruzione dell’intera umanità.
L’estinzione della nostra specie, l’homo sapiens.
L’arte rappresenta tutto questo con la grande potenza del proprio linguaggio: colpisce al cuore, al cuore del problema.
La mostra ECO DI PACE richiama, con le sue grafiche, da un lato gli orrori della guerra e dall’altro la serenità della pace.
L’urlo di dolore della ferita umana e la carezza al volo della colomba.
Non trovate in questa mostra le esaltazioni degli eroi, dei guerrieri, la bellezza dei “bronzi di Riace.
Infatti, troviamo al loro posto la sofferenza di chi fugge dalla guerra, dei profughi, dei feriti, della morte di chi si ama.
E non vale rifugiarsi nel pensiero egoistico che a noi oggi non tocca, per fortuna.
Ieri è toccato.
Può toccare ancora.
Mariapia Ciaghi ci mostra che l’eco del desiderio di pace arriva da ogni parte del pianeta.
Guardate la nazionalità degli autori e la data di ogni opera.
Vi accorgerete che questa mostra parla di ogni tempo e di ogni luogo.»

L’iniziativa, che ha visto esposte le cinquanta grafiche d’archivio provenienti dalla collezione privata della casa editrice il Sextante di Mariapia Ciaghi, ė stata scandita, in parallelo, dalle opere di venti artisti contemporanei, selezionati da Paola Valori, titolare della galleria Micro a Roma.

A questa ECO DI PACE hanno aderito anche il Maestro Guido Angeletti con la scultura “Libera?” e l’artista Jeanfilip (che ricordiamo graditissimo ospite d’onore all’evento del Bookcity 2019 proposto da DILA in collaborazione con IL DISPARI il 17 novembre u.s. nell’Aula magna della SIAM di Milano) con i suoi originali aquiloni della pace.

Gli artisti invitati a partecipare hanno sviluppato, nelle loro ricerche, approcci differenti sul tema della pace: dalla politica all’ecologia, dal razzismo ai diritti umani.

Colonna conduttrice dell’evento, non pittorica ma testuale, è stato il “Manifesto della Pace” scritto da Bruno Mancini e proposto per la prima volta per la lettura di Sacha Savastano nella Biblioteca Antoniana di Ischia. il 27 Gennaio 2011

https://youtu.be/UYZgNHYqF_8 

del quale vi proponiamo un estratto:

ESTRATTO MANIFESTO BRUNO MANCINI

“…Ho voluto proporre questa premessa che da un ascoltatore superficiale potrebbe essere considerata come un narcisistico decadimento nel culto vanesio della personalità, in quanto ritengo che essa possa rappresentare un esplicito e doveroso chiarimento atto a consentirmi di precisare, senza generare equivoci, che noi, uomini e donne del progetto culturale “La nostra isola”, non siamo qui in veste di storiografi, sociologi,o di altre discipline tese a classificare eventi ed a chiarirne genesi cause ed effetti, e che noi non siamo qui neppure nella veste di un gruppo politicizzato per il quale esistano i “Sempre nel giusto” ed i “Sempre malvagi”, e che noi non siamo qui infine, e sembra un paradosso, nemmeno come portatori di nostre personalità semplicemente umane, le quali comunque potrebbero invogliarci per debolezze a giustificare e per vendetta a punire,

NO… NO… NO… noi siamo qui come ARTISTI, per la maggior parte Scrittori e Poeti, ma anche Pittori, Fotografi, Musicisti ecc. ecc. e siamo qui per proporre sentimenti ed emozioni indotti dalla parole PACE, la quale, sebbene celebrata in mille e mille modi diversi, non consentiremo mai che venga scritta con la penna di un solo colore.

Scegliere tra rosso e nero può andare bene in un gioco stupido come la roulette, ma l’ARTE ha altre ambizioni, l’Arte è rosso, nero, giallo, verde.

ARTE sono i grigi delle nebbie, le variazioni d’indaco dei mari, le terre di Siena, i viola…

L’Arte ha diritti e cittadinanza, forza e bellezza sebbene espressa e scritta con qualsiasi colore dell’arcobaleno.

Ma ciò non basta a definire del tutto gli ideali che il nostro gruppo intende proporre in questo incontro dedicato alla celebrazione della PACE, poiché noi crediamo che la parola PACE non sia soltanto in antitesi, in contrasto, l’opposto della parola GUERRA, ma possa esprimere una forza di contrasto ineguagliabile nei confronti di altre iatture e di tutte le reali nefandezze perpetrate da parti infime ed infide del genere umano:
RAZZISMO, MAFIA, SPECULAZIONI DI OGNI TIPO, ABUSI DI POTERE ecc. ecc. sono tutte Guerre contro le quali gli “Artisti” innalzano lo stendardo della PACE.

Così come abbiamo affermato che gli inchiostri di tutti i colori sono adatti a scrivere la parola PACE, nello stesso modo e con identica determinazione garantiamo che combatteremo e contrasteremo con ogni mezzo non violento, come abbiamo sempre fatto, tutti coloro che hanno voluto, vogliono o vorranno intingere le penne d’oca utilizzate per la scrittura della parola PACE in calamai pieni delle lacrime dei popoli affamati, oppressi, schiavizzati, così come nel sangue innocente dei morti sul lavoro.”

Per l’occasione è stato edito da Il Sextante un catalogo con i testi di Mariapia Ciaghi, Raffaello De Ruggeri Sindaco di Matera, Aldo Forbice giornalista e scrittore, Silvano Mattesini architetto e storico, Anna Selvaggi Presidente AIDE, Paola Valori titolare della galleria romana Micro Arti Visive (nella quale IL DISPARI è stato parte collaborativa dell’evento dedicato alla giornata mondiale della poesia 2019).

Così, dopo Roma e dopo Mirano, la mostra è stata esposta a Matera, e poi?
E poi, se ci sarà qualche istituzione ischitana che ne vorrà proporre l’allestimento sull’isola, saremo ben lieti di intercedere verso Mariapia Ciaghi per convincerla a rendere fattibile la proposta.

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200106 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20191230 – Redazione culturale

Sinfonia con l’Africa

Il Dispari

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Wegil Roma: “L’invisibilità non è un superpotere”. Foto e lastre per dire no alla violenza sulle donne

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere. La mostra a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, è in corso fino al 6 febbraio 2020

Di portata nazionale e non solo, quello della violenza sulle donne è un tema doloroso che riguarda tutta la società. Risuona come un grido di dolore, disperazione, solitudine, come un grido di aiuto,, trattato dalle pagine della cronaca nera e dai talk show televisivi del dolore con parole e immagini che commuovono e fanno riflettere, ma che poi al di fuori di questi canali resta nell’ombra. Vittime di violenze, la maggior parte delle donne si trovano nell’impossibilità di reagire e trovare la forza per dar voce ad un dolore non solo fisico, ma anche morale con cui sono costrette a convivere. Un dolore che ferisce fuori e dentro, nel corpo e nell’animo, fino a diventare un peso insopportabile se alla lunga si resta da soli.

Wegil Roma. L’invisibilità non è un superpotere mostra di foto e radiografie

A restituire entro un contesto artistico di forte impatto visivo ed emotivo, visibilità a questa realtà drammatica che ancora si nasconde silenziosa negli ambienti dove manca il rispetto e la libertà di essere se stessi, è la mostra “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE, Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne” che è stata inaugurata a Roma WeGil in Largo Ascianghi 5, il 16 gennaio 2020 alle ore 18.30,  cui hanno collaborato Pangea – Reama, l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. All’anteprima per la stampa svoltasi il 16 gennaio alle ore 11.00 sono intervenuti Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e Pari opportunità della Regione Lazio,; Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria della Regione Lazio; Simona Lanzoni, Vice Presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice di Reama; Marzia Bianchi, fotografa, curatrice e collaboratrice Pangea – Reama; Maria Grazia Vantadori – Chirurga, referente Casd – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente Reama; Fabrizio d’Alba, Direttore Generale Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e l’attrice Francesca Reggiani.

Wegil Roma. L’invisibilità…mattonelle di Marzia Bianchi

Promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, promotrice di Reama, la rete per l’Empowerment e l’auto mutuo aiuto per le donne vittime di violenza, l’esposizione, “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPERPOTERE” curata da Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA, presenta 10 fotografie e 10 radiografie che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. Autrice delle fotografie è Marzia Bianchi, fotografa e collaboratrice di Pangea – Reama, che ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama (www.reamanetwork.org), ha trasformato la narrazione in immagini. Alle fotografie sono affiancate, in totale anonimato delle radiografie gentilmente concesse dall’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e dall’ ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze.

Wegil Roma. L’invisibilità…pescerossoweb_credits -®Marzia Bianchi

Così afferma la fotografa Marzia Bianchi:” L’invisibilità non è un superpotere… vuole dunque rompere il muro di silenzio che coinvolge le donne che hanno subito violenza: nella mostra sono i loro corpi, le loro lesioni a parlare, intrecciando singole storie in un unico racconto. Le vite delle donne sono diverse eppure lo schema della violenza si ripete, prevalentemente a opera di un compagno, familiare o conoscente”.

Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete Reama. sottolinea come la mostra sia l’occasione per noi di svelare quello che molto spesso le donne non riescono a dire o nominare una volta giunte al pronto soccorso. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi e attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”.

L’invisibilità…non è un superpotere…

Mariagrazia Vantadori, chirurga dell’ospedale San Carlo Borromeo, nonché referente del Casd, Centro Ascolto Soccorso Donna del San Carlo ha evidenziato come i tanti anni di attività lavorativa e di esperienza sul campo, l’abbiano portata a decodificarele loro lesioni, ad andare oltre il non detto e ad aiutare le donne a orientarsi per uscire dalla violenza con il sostegno della rete territoriale e dei centri antiviolenza. Far capire loro che quanto accaduto non deve ripetersi mai più e che non sono sole è essenziale e in tal senso i presidi sanitari sono uno snodo importantissimo della rete”.

 L’esposizione nasce dall’esperienza ventennale di Fondazione Pangea che ha incontrato migliaia di donne in tutto il mondo e dall’incontro tra la Dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga nonché referente CASD – Centro Ascolto Soccorso Donna dell’Ospedale San Carlo e componente della rete Reama, e la fotografa Marzia Bianchi, collaboratrice di Pangea – Reama. Dopo la tappa romana la mostra sarà ospitata in altri luoghi del Lazio a partire dalla Provincia di Frosinone dal 6 al 27 marzo 2020.

Silvana Lazzarino

 

 L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPER POTERE

Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne

a cura di Marzia Bianchi con Fondazione Pangea – REAMA.

WeGil – Largo Ascianghi 5, Roma

orario: tutti i giorni 10.00-19.00

Inaugurazione  16 gennaio 2020  ore 18.30

16 gennaio – 6 febbraio 2020

ingresso libero

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