Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200810

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Il furto della foto di Maradona

Quarta puntata del racconto di Bruno Mancini.

Le prime tre puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio, e il 3 agosto 2020.

 

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Quarto giorno

 

Edoardo: -«Domenica 8 Agosto…»

Edith: -«AT – TEN – TI.»

Edoardo: -«Il colonnello comandante la commissione medica preposta alla visita di leva, entrò scortato da due militari in pieno assetto di battaglia.

Con passi decisi e rumorosi, dalle nostre spalle si diresse verso la scrivania che avevamo di fronte, sommersa da alcune decine di fascicoli sgualciti e disomogenei.

Allineati e coperti.

Li avevo fissati a lungo durante i venti minuti di attesa -fermo in posizione di riposo-, e praticamente mi ero immaginato una storia per ciascuno di essi.

Il mio, di maggiore corposità -considerato il lungo percorso di uffici ed ufficietti attraverso i quali era transitato-, e che ricordavo essere di colore blu chiaro, lo identificavo, quasi con certezza, nel terzo in alto della seconda fila partendo dall’angolo sinistro.

Il colonnello, nel superarci, ricambiò il saluto militare al picchetto, e prese posto al centro della pedana approntata per l’occasione.

Non era sudato, il nove agosto di quarantadue anni fa, il colonnello bardato con camicia giacca e cravatta, decorazioni multiple, cappello con visiera, calzini e scarpe di cuoio pesante (forse anche maglia della salute e brache di lana lunghe fino ai ginocchi). Non era sudato.

Nonostante il caldo torrido che stagnava sul disalberato cortile adiacente, e che penetrava nel locale in cui ci avevano ordinato di restare in fila allineati.

Neppure un ventilatore, alle due pomeridiane del nove agosto di quarantadue anni fa, trentotto gradi all’ombra, fermi immobili ormai da due ore, senza cibo, senza acqua, senza piscia, noi trenta ragazzi in attesa di visita medica per la leva obbligatoria.»

Edith: -«RI’ – PO’ – SO’.»

Edoardo: -«I nostri giovanili sbatacchianti pendulacchi dondolarono dal centro a destra e poi a sinistra ed ancora a destra ed al centro.»

Edith: -«Signor Colonnello, ecco i…».

 

Edoardo: -«Di quella esperienza mi è rimasto il senso di un’intesa sotterranea, collettiva, non esplicitata, ma forte come può essere, in alcuni momenti storici una suggestione di potere che determina travolgenti rivolte popolari, una complicità spesso silente che oggi ho creduto di rivivere.

Per quale altro motivo, Giulio, il ragazzo scrittore musicista di padre importante, stamattina avrebbe deciso di attendere il mio arrivo allo Snack, confuso tra i tanti consumatori di sfizioserie e gli altrettanto numerosi curiosi di notizie e di pettegolezzi?

Sono arrivato in bicicletta, senza fretta, ben attento a non farmi cogliere alla sprovvista dall’agguato nel quale il bastardo cane stronzo (lasciato sempre libero dal padrone più animale, più bastardo e più stronzo di lui) di tanto in tanto riesce a sorprendermi.

Portavo con me i giornali di cui sono abbonato e che ritiro all’edicola dell’amico Franco.

Questa mattina, da poche ore erano usciti, non uno solo, ma due quotidiani riportanti la notizia del furto e della successiva richiesta di riscatto.

Mimì è stato insuperabile. Ha coinvolto finanche una delle maggiori testate nazionali!

Due articoli per molti versi simili.

Precisi, incisivi, quasi sconvolgenti per la semplicità dell’esposizione e lo sdegno che provocano nel lettore (è il mio caso, naturalmente).

Mimì è stato il solito demoniaco trombatore di giovani notizie abbandonate e disperse.

Mimì è stato il solito guascone.

Si fosse limitato ad esporre l’accaduto riportandolo nel settore riservato alla cronaca -anche soltanto con un trafiletto monotono ed insignificante-, avrebbe, comunque, adempiuto al suo dovere di Direttore Proprietario Cronista.  Anche agendo in maniera meno sensazionalista e più sparagnina avrebbe ugualmente riservato, con suo pieno merito, una sufficiente soddisfazione a me questuante storico abbonato.

Invece, il grosso furetto bramoso epicureo di svolazzanti “Si dice”, bipede autoctono del sottobosco in cui alimenta le sue esclusive fonti informative, il Director Maximo ha applicato la metafora giornalistica dell’uomo che morde il cane -notizia di certo più eclatante dell’inverso-.

Ed io sono diventato l’Intrepido.

Il famelico giustiziere che addenta l’infame alla radice della sua formazione ombelicale.

Un uomo solo alla riscossa.

Un eroe contro l’ignoto.

Per Maradona.

Per un Simbolo.

Un Mito.

Un Popolo.»

Edith: -«Ecco una copia dei giornali da conservare prima che vengano barbaramente sgualciti dagli assatanati predatori di notizie che frequentano il locale.»

 

Edoardo: -«Ecco la ragione per la quale il discreto Giulio si è accostato ponendomi quasi di nascosto una mano sulla spalla, mi ha chiesto di seguirlo nell’angolo meno trafficato accanto al deposito bibite, si è aperto con voluttà la camicia a fiori hawaiani, e mi ha invitato a toccare… »

Edith: -«Toccala!»

Edoardo: -«Toccare? Io non metto la mano sotto la camicia di nessun uomo, giovane o vecchio che sia!»

Edith: -«Coraggio! Non è mai stata lavata! Toccala!»

Edoardo: -«Ma che… »

Edith: -«è la maglia che Diego indossava nella partita di Coppa Uefa contro il Werder Bremen nell’edizione 1989-1990.

Ancora impregnata del suo sudore!»

Edoardo: -«La maglia?»

Edith: -«L’ho portata per te.

Te l’affido.

Sei troppo forte.»

Edoardo: -«Non ci posso credere… tu… »

Edith: -«Sì, ti presto la maglia originale di Diego. Esatto.

Per darti la possibilità di scornacchiare quel fetente mariuolo.

Fanne ciò che vuoi.

Quando credi, mi telefoni e me la restituisci.

Dove posso posarla senza farmi notare dalla gente?»

 

Edoardo: -«Evito, perché sarebbe troppo lungo e noioso, di riportare tutti i pensieri che si sono accavallati ingarbugliati attorcigliati annodati e strozzati nel breve tempo trascorso tra l’arrivederci (un abbraccio appena accennato) con Giulio complice ed ammiccante, e la temeraria scelta di sistemare la mitica numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale.

Solo un folle come me può correre un così grosso rischio lanciando una sfida tanto palese quanto incosciente, tanto pubblica da non poter essere ignorata, ma dalla tanto fragile difesa.

Lo saprà nel giro di pochi minuti. L’isola è piccola. Al massimo in qualche ora.

è certo.

Il mariuolo non potrà non venirne a conoscenza.

Subito, al massimo in qualche ora.

Sarà come introdurgli un dito in un occhio.

Non potrà non agire.

Il problema è capire come e quando.

Con la forza, con l’inganno, attendendo la notte?

Vedremo.

La maglia numero 10 nella vetrina dell’ingresso centrale incorniciata dalla scritta più beffarda possibile…» Edith:  -«Mariuolo, nun si nisciuno.

Questa è la maglia di Diego.

Provaci!

Edoardo: -«P.S. Avevo già chiuso questa pagina di diario, ma prima di stendermi a letto avevo ancora una mezza birra semifredda da bere. Mi sono accostato al computer, ho aperto la casella di posta e vi ho trovato un messaggio senza firma proveniente da comeicinesi@libero.it.

Il contenuto mi ha stupito ed inquietato… »

Edith: -«Vi era scritto: Abbiamo lanciato per te un “Passa Parola” universale.»

Edoardo: -«Perché anonima?

Dicendo “per te” ha voluto puntualizzare una conoscenza, un’amicizia, una familiarità?

Come ha fatto a conoscere il mio indirizzo?

Con quali mezzi “Passa Parola”?

Perché “universale”?

Tutte domande con innumerevoli ipotetiche risposte.

Nessuna certezza.

Come una presenza indecifrabile, soprannaturale che va oltre il pur indefinito popolo d’internet.

Mah!

La birra è finita…»

Edith: -«Buona notte.»

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

 

TWITTERONE

Da Liga Sarah Lapinska Ambasciatrice DILA in Lettonia.

Per conto di DILA

1) Natalya Rossijskaya ha ricevuto la mia opera d’arte “My Tall Ship”.

Natalya, donna elegante e intelligente, nel mercato di Jelgava lavora con libri, riviste, giornali. Ringrazio Natalya per l’ispirazione per alcune delle mie opere.

Mi chiedete “Come mai”?

Perché a volte troviamo l’ispirazione nei libri, nelle riviste e nei giornali, non dimenticando la nostra vita e coloro che sono per noi speciali.

Con rispetto per i libri, nessuno soggetto scritto è cosi profondo e unico come la nostra vita.

2) Vilis ha ricevuto la mia opera d’arte “The Time is Life, the Time is Death”, (pubblicata nella nostra antologia “Una pagina, un emozione” e rappresentata in una delle nostre mostre in Jelgava) insieme con nostre antologie “Da Ischia sempre poesia” e “Otto Milioni”  (sponsorizzate dall’Istituto Agostino Lauro presieduto da Salvatore Lauro).

Vilis ha ricevuto anche la rivista “Eudonna” edita da Mariapia Ciaghi, in cui si può leggere in lingua italiana la mia intervista a Ilze Zeimule-Stepanova e si possono guardare alcuni miei quadri.

Vilis ha sponsorizzato un po’ i miei colori per dipingere, non solo per disegnare.

Vilis ha già una piccola collezione delle mie opere.

3) La nostra sincera amica da anni Anastasija Lide ha ricevuto le mie opere d’arte “The Earth Remember Us” e “Robin Hood Musician.

Si può dire che lei adesso ha una piccola collezione delle mie opere, che le ho regalate di tutto cuore.

Grazie per le verdure del tuo piccolo giardino, mia cara e rispettata amica!

Ha ricevuto anche la nostra antologia “Mare Monti Mare”

Lei non è poetessa, ma capisce benissimo che non solo poeti o pittori valgono la pena di essere amati e, talvolta, hanno necessità di aiuto.

Ora la signora Anastasia non e più giovanissima quindi le facciamo auguri cordiali.

Ti ringrazio per la tua amicizia, Anastasija!

4) Valentina Ribinskaya ha ricevuto con piacere le nostre antologie “Mare Monti Mare”, “Otto Milioni” e “Da Ischia L’Arte”.

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska My Tall Ship

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska Robin Hood Musician

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Earth Remember Us

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Liga Sarah Lapinska The Time is Life ,the Time is Death

Il Dispari 20200810 – Redazione culturale DILA

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Il Dispari 20200803

Il Dispari 20200803

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Terza puntata. Le prime due puntate sono state pubblicata il 13 e il 27 luglio 2020.

 

PARTE SECONDA – Il diario di Bruno

Secondo giorno

 

Edoardo: -«Venerdì 6 Agosto…

Circa mezzanotte, squilla il telefono.

Un’ora insolita per tutto.

Nessuno chiama al Bar a quest’ora per ordinare un caffè.

Gilda dorme da due ore.

I figli non mi telefonano mai, poiché i soldi sarebbero l’unico motivo e, quelli, li possono prendere solo venendo personalmente.

Gli sbadati che confondono il mio numero con l’altro simile della rivendita di bombole gas, non hanno mai chiamato dopo le undici di sera.

Carabinieri, Polizia, Vigili Urbani, Commercialista, Avvocati, Banche, Fornitori, Cafi, Evi, Sip, Telecom, Tim, Wind, chi più chi meno non mi sembrano…

Al mio solito ho risposto dicendo: chi è?»

Edith: -«Siamo la banda del Torchio.

Maradona sta con noi. Sta bene… »

Edoardo: -«Ah, voi siete gli stronzi che hanno rubato la fotografia. Figli di puttane e nipoti di puttanone… »

Edith: -«Se lo vuoi devi pagare.

Mille euro… »

Edoardo: -«Stronzo, merda umana, figlio di zoccola e nipote di zoccolona, con la fotografia sai che ci fai? La metti nel cesso e la guardi quando ti pulisci il culo, rotto di stronzo ricchione figlio e nipote di puttana che sei.»

Edith: -«Come? La fotografia di Maradona nel cesso?»

Edoardo: -«In mano a te o nel cesso è la stessa cosa, stronzo.»

Il Dispari 20200803

Terzo giorno

 

Edoardo:-«Sabato 7 Agosto…

I miei primi pensieri stamattina sono stati dedicati alla richiesta di riscatto.

Avrò dormito sui chiodi tanto mi sono sentito in fibrillazione.

I pori schizzavano sangue bollente, non sudore.

Cosa fare?

Avrei voluto affrontarli.

Magari fingendo un cedimento alle loro richieste.

La vocina della vecchia saggezza popolare mi ha stoppato sottovoce, ricordandomi che i vigliacchi sono sempre vigliacchi.

Ed allora? Cosa fare?

Ho, per un attimo, pensato di rivolgermi ai gendarmi.

La Patria paga un Servizio Difesa Cittadini (SEDICE).

Io sono italiano, cittadino, contribuente ed usufruttuario della severa struttura gerarchica predisposta a tale scopo.

è tutto semplice: mi presento allo sportello, declino le mie generalità, espongo il crimine di cui sono stato vittima e l’ulteriore successivo tentativo d’estorsione, saluto deferentemente, mi allontano dall’ufficio e confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Semplice?

Dovrebbe.

Potrebbe.

Ma non è.

Nella realtà, a tale successione di propositi possono seguire questi accadimenti:

MI PRESENTO ALLO SPORTELLO…»

Edith: -«L’orario di apertura al pubblico dell’ufficio SEDICE addetto  alle pratiche di:

AGGRESSIONI

FURTI

SCIPPI

STUPRI

VIOLENZE

MINACCE
RICATTI
SEQUESTRI
TRENTATI OMICIDI
OMICIDI
STRAGI

è dalle ore NOVE alle ore NOVE E TRENTA di tutti i lunedì dispari dei mesi pari degli anni bisestili.

La Sede Operativa d’ogni relativo previsto Sportello sarà comunicata, a mezzo organi d’informazione, almeno venticinque giorni prima.»

Edoardo: -«Vuol dire dover leggere tutti i giornali e guardare in contemporanea le trasmissioni televisive di tutte le emittenti operanti nell’etere nazionale, per ventiquattro ore il giorno. A partire da un lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile, fino al venticinquesimo giorno precedente il successivo lunedì dispari di un mese pari di un anno bisestile.

Il Dispari 20200803

DECLINO LE MIE GENERALITA’… »

Edith: -« Lei è?…

Di?…

E di?…

Nato a?…

Il?…

Residente a?…

Dal?…

Domicilio?…

Dal?…

Titolo di studio?…

Conseguito il?…

Presso l’Istituto?…

Con voto finale?…

Professione?…

Iscritto al?…

Sesso?…

Dal?…

Situazione familiare?…

Figli?…

Figlie?…

Figliastri?…

Documento di riconoscimento?…

Numero?…

Rilasciato da?…

In data?…

Codice fiscale?…

Rilasciato da?…

Il?…

Segno zodiacale?…

Ascendente?…

Autocertificazione di esistenza in vita alla data?…

Di?…

Rilasciata da?…

Il?… »

 

Una voce:-«N.B. Tutte le caselle devono essere riempite espressamente alla presenza del nostro funzionario.

Non sono permessi né lettura di appunti, né tanto meno telefonate di conferma od informazione.»

Edith:-«Fra tutti i questionari perfettamente rispondenti ai dati posseduti presso il nostro Archivio Noti e Notizie (ARNONO) verranno estratte a sorte alla presenza di un Funzionario Alto Profilo Notarile (FAPRONO), di un Rappresentante della Comunità Difesa Popolare (CODIPO) e di sette Delegati Partiti Parlamentari (DEPAPI), DUE profili di generalità che saranno ammesse alla successiva Sessione Informazione Criminale (SEICRI) che si terrà (se sarà possibile) a Parlamento riunito in sessione plenaria, da quarantacinque a centocinquanta giorni dopo che saranno stati giudicati gli eventuali ricorsi alla graduatoria da presentare entro sette anni sette mesi sette giorni e sette ore dalla data di affissione all’Albo Pretorio della Comunità Europea Criminologia (CEP).

Si ricorda altresì che la Commissione ad hoc verrà nominata per sette quindicesimi dai ricorrenti, per sei quindicesimi da FAPRONO e per un quindicesimo dai provvisori assegnatari dell’ammissione al SEICRI.

Per completezza d’informazione si ribadisce in giorni illimitati la scadenza di cui prima, durante e dopo l’informativa passata presente futuribile postuma ed estinta.»

 

Una voce: -«N.B. Le tasse d’iscrizione sono forfetariamente determinate in un euro al giorno, sette euro alla settimana, trenta euro al mese, trecentosessantacinque euro e venti centesimi all’anno (Secondo la tradizione  di Pulcinella), da versare anticipatamente con vaglia postale scortato da almeno due guardie giurate armate e provviste di giubbotti antiproiettili, intestato a NOI PER VOI Casella postale 61FE SCALOGNA SCALO ITALIA.»

 

Edoardo: -«ESPONGO IL CRIMINE DI CUI SONO STATO VITTIMA E L’ULTERIORE SUCCESSIVO TENTATIVO D’ESTORSIONE… »

Edith: -« Mi dica.»

Edoardo: -«Sono stato derubato di…»

Edith: -«Come fa ad affermarlo?»

Edoardo: -«Ho poggiato la foto sul cavalletto… »

Edith: -«Sia preciso, pony, da tiro, da corsa? Specifichi meglio. Trotto o galoppo?»

Edoardo: -«Cavalletto di pino siberiano incardinato… »

Edith: -«Struttura ecclesiastica cattolica?

Cardinale Russo?

Chiarisca.»

Edoardo: -«Con chiavarde… »

Edith: -«Moderi i termini se non vuole assaporare lo stringente abbraccio delle mie manette.

è fortunato. Oggi sono stato premiato con medaglia, assegno e licenza mensile, per aver superato il record d’efficienza consistente in venticinque giorni di lavoro consecutivo.

I profani non possono comprendere quanto ciò sia difficile per il nostro equilibrio fisico mentale.

Non divaghiamo.

Lei dov’era all’ora del delitto?

Ha un alibi?

Confessa?»

 

Edoardo: -«Saluto deferentemente… »

Edith: -«Le comunico che da questo momento lei è sottoposto ad indagine giudiziaria tesa ad appurare fatti misfatti e contraffatti di cui quando.

Può usare lo strumento telefonico per contattare persona atta a ricevere formulazione completa dei suoi attuali problemi giuridici.

Trenta secondi a partire da ora.

Via.

Trenta secondi trascorsi.

Lei non vuole o non può addivenire ad una soluzione compromissoria, pertanto… »

 

Edoardo: -«Mi allontano dall’ufficio… »

Edith: -«Formalmente, ufficialmente, gerarchicamente, mi corre veloce, espresso, rapido, il compito di informarla, obbligarla, costringerla a non lasciare il suolo nazionale, non allontanarsi dal territorio regionale, presenziare dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba nei limiti geografici del comune di residenza, non uscire dall’abitazione ad hoc, ad acta, ad limitum, delineata dai nostri hic haec hoc.»

 

Edoardo: -«Confido che loro risolvano il caso senza crearmi ulteriori disagi.

Non sarei sopravvissuto alla delusione del triste inganno.

Quindi? Ed allora?

Cosa fare?

Ho preso pesantemente posto sulla poltrona accanto al telefono, ho sbirciato oltre il balcone per rassicurarmi d’essere solo, ho aperto il quaderno -con in copertina un epitaffio per Vasco- che funge da agenda, sgualcito, lacerato, abraso, schizzato di birra, pomodoro, insetticida, bruciacchiato da mozziconi di sigarette e residui di zampironi, scarabocchiato con disegni prevalentemente a spirali e losanghe, con gli angoli palesemente umettati e riumettati, insalivati, sputacchiati: l’agenda rubrica telefonica.

Tra i nomi, le sigle, le abbreviazioni, i soprannomi, i doppioni, le notazioni estemporanee, le cancellature, i rimandi, nessun altro all’infuori di me è mai stato in grado di decifrare il codice atto ad abbinare un numero telefonico ad una persona.

Per me è banale.

L’utilizzo come se fosse un album di fotografie.

Ad ogni pagina corrisponde l’immagine di un ricordo di gruppo: A/B/C, 1961, la posa canonica fatta scattare dall’Istituto Scolastico qualche giorno prima dell’esame di maturità a ricordo della classe terza A.

Il secondo in alto a sinistra, dietro il Preside, non saprei più dire come si chiami, ma di lui non mi sfuggono né le sembianze, né le caratteristiche intellettuali.

Il recapito telefonico che cercavo era al centro della parte inferiore destra, scritto in rosso, nella pagina D/E/F.

Già, infatti, si chiama Domenico.

Le assurdità dei nostri genitori a proposito dei nomi imposti -affibbiati- agli indifesi bambini, non hanno mai finito di stupirmi.

Non che oggi la situazione generale sia priva di critiche ed obiezioni, ma loro, negli anni trenta, quaranta e cinquanta, brillavano per conformismo, ipocrisia, assuefazione…

La Domenica è femminile.

Domenico è maschile.

Benito chiamava il figlio Bruno, e loro imponevano il nome Bruno ai loro figli.

A Napoli tutti Gennaro, a Bari tutti Nicola.

Gli ho telefonato…»

Edith: -«Domenico, mi è accaduto questo, questo, questo e quest’altro.»

Un uomo: -«’Overo! Tu che dici!

Ti mando subito un giornalista. Arò stai?

Vabbuo, vabbuo, aspetta nu quart d’ora.

Tienimi informato se ci sono sviluppi.

Salutami a … a coso… sì a Tonino.

T’abbraccio.»

Il Dispari 20200803 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200803

 

Il Dispari 20200727

Il Dispari 20200727

Il furto della foto di Maradona

Uno stralcio del racconto di Bruno Mancini

Seconda puntata. La prima puntata è stata pubblicata il 17 luglio 2020.

PARTE SECONDA

Il diario di Bruno

Edoardo: -«Giovedì 5 Agosto…

Alle dodici, come tutte le mattine, ho posizionato, tra la nuova insegna del locale “Da Gilda Snack Bar”, ed il bordo del marciapiede, il solito cavalletto con… ».

Edith: -« Gli inviti pubblicitari del giorno:

 

“Oggi ravioli con caciotta di pecore cilentane.”

“La mia pizza è migliore della tua.”

“Solo un pazzo non beve il nostro Vinazzo.”

“Vinazzo, il vino del… ”

“Maradona è meglio e Pelé, venite a bevere un tè.”

 

In bella vista una maxi foto, 40X60.»

Edoardo: -«Mostra il Pibe mentre si accinge a  tirare un calcio di punizione.

Barriera superata.

Incrocio dei pali.

Portiere incredulo.

Palla nel sacco.

Cinquantaseimila urli.

Goooool.

Centododicimila mani applaudenti.

Goooool. Goooool.

Sei milioni di cuori in subbuglio.

Pum pum pum

Goooool. Goooool. Goooool.

Una sola canzone: “Maradona è meglio e Pelé”

Goool

Goool

Goool.

10 Maggio 1987, chi c’era non potrà dimenticare.

Io c’ero.

Messe in disparte, accantonate, dimenticate tutte le vergogne della nostra atavica inciviltà, ogni mortificazione della nostra servile accondiscendenza, gli slanci eroici dei nostri falliti assalti ai criminali soprusi, il vilipendio continuo delle nostre tradizioni, il nostro essere un popolo cittadino con tutti capi e nessun padrone -tutti compari e nessun amico-, la miseria del nostro dolore incompreso, la mortificazione permanente della gente senza diritti e senza rispetto per le leggi, gool, Diego è grande, noi siamo campioni, il Pibe è il meglio, noi usciamo tutti dai ghetti dai vasci dai fossi.

Il 10 Maggio 1987, all’invasione pacifica, alla festa della festa, c’eravamo tutti da tutti i vicoli e da ogni quartiere.

Sfilarono i contrabbandieri di Santa Lucia, i femminielli dei Gradoni di Chiaia, i mariuoli dei Cagnazi, gli avvocati dei Quattro Palazzi, i politici di Piazza Municipio, i cozzicari di Mergellina, i pescivendoli, i medici, gli ambulanti, bambini e mamme ciascuno per proprio conto.

Mancavano soltanto le Frecce Tricolori, il Presidente della Repubblica, il Papa e Bin Laden, ognuno per un valido motivo.

10 Maggio 1987.

La foto di Diego mentre calcia una punizione dal limite dell’area di rigore, con la maglia azzurra che non si fregia ancora dello scudetto sul petto.

La sfera, accarezzata dal superbo piede di un mito, si alza da terra insieme ad un unico filo d’erba, si dirige verso gli avversari che, saltando, tentano di intercettarla, li sfiora superandoli, si allontana dalla nutrita barriera posta a protezione dell’angolo indifeso della rete. Il portiere rimane immobile, esterrefatto, intanto che la palla senza fretta, rotolando dolcemente su se stessa come una perchia tra le alghe smosse dall’onda di marea, telecomandata, s’insacca baciando beffarda l’incrocio dei pali.

Goool.

Goool:

Alle dodici, come tutti i giorni da un mese circa, l’ho sistemata sul cavalletto leggio.

Due ore dopo, esattamente alle13,45 la foto non era più al suo posto.

Rubata.

Ho scelto, in un primo momento, di continuare ad agire fingendo di non essermene accorto: fare buon viso a cattivo gioco, al fine di superare nel miglior modo possibile la rabbia che mi opprimeva per l’impotenza verso la loscaggine inaudita ormai in pieno sviluppo finanche nei nostri luoghi a carattere ludico. Ho privilegiato, in maniera concreta, la necessità di superare con un breve stallo l’attesa di una improbabile favorevole soluzione.

Forse il palo era stato quel giovane, circa venticinque anni e spiccato accento foriano, quasi panzese, il cui gomito sinistro si mostrava completamente ricoperto da un tatuaggio a forma di ragnatela gigante.

Può darsi che sia entrato nel bar per distogliere la mia eventuale attenzione dal luogo del misfatto… »

Edith: -«Un caffè.»

Edoardo: -«Per costringermi in una zona del locale dalla quale non sarei stato in grado di controllare il leggio con la foto. Quindi, a cosa fatta, un cenno d’intesa con il compare, e tutto è filato liscio.

Il fesso sono stato io.

Tuttavia mio nonno diceva sempre che “Alla fine della guerra si contano i morti.”

Oggi e stata la mia Pearl Harbour.

Il mio giorno 5/08… e l’americano 6/01/1941 sono fratelli gemelli.

Mariuolo fetente, ti schiatterò la testa.

Ti farò fare la fine dei Kamikaze giapponesi… BONSAI, e giù in picchiata nell’aria che luccica.

 

Nel primo pomeriggio, in contrapposizione alla finzione precedente per la sterile acquiescenza all’azione inqualificabile della truce canaglia, ho riempito, platealmente, lo spazio lasciato vuoto dal furto con la scritta:

 

QUI C’ERA LA FOTO

DI MARADONA

RUBATA IL 5/08…

ALLE ORE 13.

Da quel preciso momento, oltre ogni mia aspettativa, in poche ore, centinaia di persone si sono fermate a leggere e commentare.

Incredibile.

Una processione che non pregava “Pace” ma che voleva ordinare “Vendetta”.

Tanta, tanta gente si è fermata a leggere!

Più guardavo la scena della incredibile fila, lunga come all’ufficio postale nei giorni programmati per i pagamenti delle tasse (quasi sempre), e più mi assillavano precisi particolari di un  ragazzotto tatuato.

Era circa l’una, il giovane dall’accento panzese, con una ragnatela scura tatuata sul gomito sinistro, aveva bevuto un caffè, aveva pagato senza fretta e, uscendo, si era soffermato un battito di ciglia, niente di più, a guardare l’altra foto di Maradona che giganteggiava tra i liquori e gli sciroppi.

Un caso?

I casi sono due, o era un complice del ladro, oppure era stato il suo inconsapevole grimaldello.

Però, lo ricordo nitidamente, una volta giunto sul marciapiede, vicino all’insegna, ha alzato il braccio ed ha salutato ad alta voce una persona in movimento sull’altra parte della strada.

Un conoscente?

Un caso?

I casi sono due, o il conoscente era il mariuolo, oppure non lo era.

Ed allora?

Se il conoscente che lui salutava con ostentazione fosse stato il mariuolo, presumibilmente egli non ne era il complice, poiché, nell’ipotesi di correità avrebbe senza dubbio evitato il gesto che li accomunava.

Ugualmente, nel caso in cui mariuolo non fosse stato il conoscente, il suo saluto non lo indiziava di complicità nel furto.

Quindi i casi non sono due, ma uno: il giovane tatuato non è stato il complice del conoscente mariuolo.

Perché è chiaro che il ladrone non è stato l’uomo salutato.

Mariuolo fetente, ti schiaccerò le tonsille passandoti un braccio dal culo.

Ti farò fare:

 

BONSAIIIII

 

settantuno volte con la testa di cazzo contro una corazzata americana nell’oceano Pacifico.

05/08… inizia la mia guerra al vigliacco furfante cornuto.

Il Dispari 20200727

Maradona

Il Dispari 20200727

Luciana Capece tradotta da Liga Sarah Lapinska

L’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” propone, in anteprima per la pagina culturale del quotidiano IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, una poesia di Luciana Capece selezionata per far parte dell’Antologia “Arte Altrove”, di prossima pubblicazione con i tipi della Casa editrice IL SEXTANTE di Mariapia Ciaghi, che sarà presentata in occasione di un evento DILA in programma nella rassegna internazionale Bookcity di Milano (11-15 novembre p.v.). La traduzione in lingua lettone è della poetessa Liga Sarah Lapinska.

SAGGEZZA POETICA

Spazio nella memoria dei Sommi

per ricercar nell’atavica storia

grande umanità da inseguire,

nello struggente amore amato

e prigioniero dell’infinito.

 

Note critiche e tele di parole

cavalcano la palma del sonetto,

per remare tra le onde del cuore

nel più caldo processo liberatorio.

 

Dove la creazione, giovane creatura,

nel deposito del dominio mentale

nè sigilla il vanto della CULTURA.

 

Differenza emblematica,

posta ad allegorica espressività

per illuminare il semaforo dell’essenza!

 

Basico ponte è il discorso conservatore,

per incontri di variegata filosofia,

< cassaforte di segreti e d’iconica intelligenza.>

————********————-

SAGGEZZA POETICA

Tradotta in lettone dalla poetessa

Liga Sarah Lapinska

Dzejiskais viedums

Kosmoss vecajo atmiņā
vēsturi atavisko izzinot,
cilvēce plašā, sekotāji
mīlestībā, kura mīlošo sadragā,
kurš ir kā ieslodzītais bezgalībā.

Kritiskas piezīmes un vārdu drēbe,
greznojot sonetu vainagu,
lai ,sirds asiņu viļņos paliekot,
atbrīvošanas procesā sasiltu.

Notiekot radīšanai, kāda jauna būtne
gara valstībai ir krājumā,
KULTŪRAS būtības apzīmogota.
Atšķirība ir simboliska,
un izsacīta kā alegorija,
lai eksistenciālo luksoforu izgaismotu!

Kā pamats – konservatīva diskusija,
lai tiktos daudzveidīgā filosofijā,
kura glabā droši kā seifā gudrību ikonisku.

.Il Dispari 20200727

 

DILA

OTTO MILIONI

VIRUSISCHIA

 

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Marco Tullio Barboni ospite d’onore alla Rassegna” I magnifici quattro”

Marco Tullio Barboni ospite d’onore a Castelfranco Emilia alla Rassegna” I magnifici quattro”

Sulle orme della sua famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema italiano d’Autore, Marco Tullio Barboni, con passione e impegno, si è dedicato a questa straordinaria arte come sceneggiatore e regista. Lo zio Leonida magistrale direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani, ed il padre Enzo cineoperatore, direttore della fotografia e regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher autore di film western, lo hanno stimolato fin da bambino a frequentare i set ricoprendo ruoli di comparsa come nelle lavorazioni della “Baia di Napoli”, in “Beh Hur”, “Barabba”, “Un treno per Durango” e “Django”.

Marco Tullio Barboni

Dopo l’esordio in qualità di aiuto regista in “Lo chiamavano Trinità”, Marco Tullio Barboni, si dedica alla sceneggiatura scoprendo una straordinaria capacità nel cogliere e analizzare contesti e tessuto umano e sociale sottolineando le sfumature delle emozioni. La sua fama è legata a film di grande risalto internazionale interpretati da Bud Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone degli spaghetti western. La sua professione lo ha portato a viaggiare per mezzo mondo acquisendo esperienze formative indimenticabili che lo hanno portato a soffermarsi su diversi aspetti dell’esistenza riflettendo su sentimenti e passioni che lo hanno poi portato alla scrittura letteraria.

Marco Tullio Barboni è tra gli ospiti della rassegna in programma a Castelfranco Emilia; “I magnifici quattro”, dedicata ad grandi successi del cinema italiano che hanno saputo lasciare una traccia indelebile nella storia del grande schermo. La prima serata della prestigiosa rassegna che si svolgerà il 6 agosto alle ore 21.30 in Piazza Garibaldi lo vedrà quale ospite d’onore.

Siamo contentissimi di dare il via a questa iniziativa che rappresenta la risposta dell’Amministrazione all’obiettivo di avere una piazza ‘viva’ anche ad agosto” ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Rita Barbieri, sottolineando come “queste serate rappresentino una concretizzazione della risposta al desiderio di stare insieme anche nel dopo covid19, con una grande valenza emozionale. La nostra è una realtà sempre più viva, anche nel suo cuore pulsante: attraverso queste iniziative, attraverso la condivisione di capolavori del cinema italiano e anche grazie alla partecipazione di ospiti straordinari come Marco Tullio Barboni, tutto assume un prezioso valore aggiunto”.

Negli ultimi anni Marco Tullio Barboni è diventato un apprezzato e pluripremiato scrittore, i cui libri hanno riscosso consensi di pubblico e critica.

Sotto i riflettori, in compagnia di Marco Tullio, il 6 agosto ci sarà quell’indimenticabile cult movie, firmato dal celebre padre dal titolo “Lo chiamavano Trinità“, che proprio in questo 2020 spegne il traguardo delle 50 candeline.  All’epoca, Marco Tullio ricoprì il ruolo di secondo aiuto regista a soli 18 anni, a fianco del genitore, che senza ombra di dubbio possiamo annoverare tra i più grandi registi del cinema del nostro Paese.

Sono veramente onorato e felice di poter partecipare a questa bella iniziativa perché” – ha dichiarato Marco Tullio Barboni –  “questa serata è innanzitutto un bell’ omaggio a mio padre, ma è anche l’occasione per poter condividere con il pubblico, trasversalmente, tanti ricordi e soprattutto tanti aneddoti legati non solo a questo film, ma anche al cinema italiano più in generale, ai suoi magnifici protagonisti, dagli attori ai registi, dagli sceneggiatori ai macchinisti, dagli scenografi ai doppiatori fino agli stuntman. Quello italiano, infatti, è un grande cinema divenuto tale grazie allo straordinario mix tra artisti di rara bravura e grandi professionalità. Così come è stato per ’Lo chiamavano Trinità”.

Durante la serata, Barboni sarà al centro di una lunga intervista condotta dal giornalista Gigi Zini, dove si racconterà prendendo idealmente il pubblico per mano e portandolo proprio sul set attraverso la descrizione del “dietro le quinte” e il racconto di tantissimi aneddoti.

L’happening sarà ad ingresso gratuito, ma – nel rispetto delle vigenti normative in materia di contrasto al potenziale contagio da Covid19 – con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/e/biglietti-i-magnifici-quattro-cineincitta-lo-chiamavano-trinita-115692454245   e fino ad esaurimento posti.

Grande successo hanno riscosso i due romanzi di Marco Tullio Barboni : “…. E lo chiamerai destino” (Edizioni Kappa) dove di riflesso si parla dell’uomo sospeso tra conscio e inconscio e dell’eterno conflitto tra consapevolezza e inconsapevolezza e “A spasso con il Mago. Merlino e io” dove rivive sotto forma di sogno il suo legame con il suo adorato cane Merlino che è venuto a mancare. Riguardo questo secondo romanzo (pubblicato nel 2017 con la casa editrice Viola) da poco uscito per l’editore Paguro con una grafica totalmente nuova ed una cornice decisamente accattivante, si ripercorre, attraverso una passeggiata onirica in linea con quella che ogni sera facevano Marco Tullio e Merlino per tutto il tempo vissuto insieme, la vicenda incantata che commuove e fa riflettere, aiutando a ritrovare nel sogno lucido della narrazione un legame che a tutti gli effetti appartiene al mondo puro dell’Amore. Così i due protagonisti dialogano lasciando emergere verità non dette e stati d’animo rimasti silenti nel tempo,

Tra i premi e riconoscimenti ricevuti cda Marco Tullio Barboni con questo secondo romanzo citiamo: il Premio Speciale della Giuria al Pegasus Literary Awards Città di Cattolica, il Premio letterario Milano International nel 2018 ed  il  Premio Letterario Caffè delle Arti nel 2019. Da segnalare anche il prestigioso Premio Apoxiomeno 2017 a Firenze nella categoria Tv e Cinema.

Silvana Lazzarino

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Il Dispari 20200518 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200518 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200518

Dalla raccolta “Per Aurora volume quinto”

Così fu

PARTE 1 – CAPITOLO 12

Nel mio seguire un filo di intrecci meno folti, quasi una giungla casereccia, formato in prevalenza da liane di edere mediterranee e felci sovrastanti papaveri all’ombra delle ginestre (ginestra, fiore amato dalla mia donna) non ancora in fiore, la mole simmetrica del fabbricato, con i due balconi del primo piano poco distanti dagli angoli ed il portone di legno massiccio punteggiato alla estremità superiore da una nicchia votiva per un santo protettore, ad ogni passo, mi veniva incontro piano piano mostrando i segmenti di un puzzle che andavano continuamente ad accostarsi fino a formare la visone totale della sua struttura.

Finché, inaspettatamente, le piante e gli arbusti hanno finito di occupare parte del territorio, lasciando una chiazza semi desertica in corrispondenza del cortile antistante l’ingresso.

Un regalo della natura aveva permesso che il tavolo ed i sedili di lastroni lavici sistemati appena accanto al pozzo fossero soltanto ricoperti di muschio e piccoli fiori di campo, mentre, stupendamente incoronato da tralci di vite selvatica, il piano terra si confondeva con l’adiacente boscaglia.

Volevo, potevo, dovevo entrare? “Che sia più semplice raggiungere una meta che non goderne i privilegi?”

Mancavano molte ore al tramonto, ed io ho avuto voglia di entusiasmarmi per ogni particolare di quel luogo, né brullo né antico, né vivo né solingo, così simile ai contorni che la vita mi offriva nella quotidiana stagnazione di affetti e prospettive di speranze.

Bruno Mancini

Liga Sarah Lapinska segnala alcuni talenti internazionali amici dei progetti culturali Made in Ischia proposti dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Con la sua voce vellutata, Eva Strazdiņa canta la poesia d’amore di Aleksandrs ČaksNella nebbia piange la finestra”. Eva ha un cuore coraggioso e una bella figlia, Sanija, che ha la voce forte di sua madre. Eva dice che le piacerebbe venire ad Ischia con me dopo la fine di questo periodo di quarantena per Covid-19.

Dzintra Delpere canta la ninna nanna che narra di un ragazzino che chiede pane a sua madre, ma sua madre gli promette che metterà un gatto nel carrello e, raggiungendo la luna, avranno giochi d’oro, mentre anche il gatto avrà i topi d’oro. Dzintra ha due figlie, entrambe cantano. “La felicità e una valore eventuale” dice Dzintra “Oggi ho alleviato il dolore. Ma ho imparato con un sorriso a superare le difficoltà. Io, in generale, non mi preoccupo di nulla. Ho grande tranquillità nell’anima e sto godendo questo attimo. Vale la pena fare qualcosa di bene per gli altri. La mia vita è come una festa “.

Guna Oškalna-Vējiņa si è spontaneamente interessata ai nostri eventi culturali quando aveva luogo la mostra DILA-IL DISPARI-IL SEXTANTE a Jelgava. Dice: “Mi sento meglio nel grembo della natura. Riflessioni. Luci. Giochi d’ombra. Preferisco scattare foto di paesaggi e di ritratti. Per poter fare qualsiasi lavoro, dobbiamo impararsi a dire grazie a Qualcuno che ci regala il talento. Voglio che la prima, giusta e migliore faccia si apra a me. E vista negli occhi. Sento come un solletico quando mi accorgo che una foto mi è riuscita bene. A me, ragazza timida, è stata assegnato il compito di fotografare gli attori nella mansione di corrispondente di un giornale. Ho anche lavorato come infermiera, ma non sono riuscita ad abituarmi alle morti, quindi non ho realizzato il mio sogno d’infanzia di diventare dottoressa. Con la macchina fotografica, regalatami da mio padre a 16 anni, mi sono resa conto che la fotografia è la mia vocazione. Lija Guļevska ha pubblicato un libro sul cardiochirurgo Romans Lācis contenente alcuni miei ritratti fotografici.”

Edgars Liepiņš insieme con Raimonds Pauls ha traversato, con le sue canzoni socialmente spiritose, tutta la Lettonia, comprese le province più remote. Edgars canta la poesia di Imants Ziedonis con la sua voce tragica. Perché già, non si può sapere il motivo Le anatre urlano nel fiume di notte e neanche tu dormi. Perché già, il motivo non si può sapere. Forse abbiamo troppo preso, forse non abbiamo abbastanza permesso, e forse non fa abbastanza dolore. Vado via con calma dalla casa. Le stelle brillano e il fango riposa, e si possono vedere i soldi di Felicita brillare. Non c’è niente, oh, è solo così solo di lato finge di piangere. Non c’è niente, oh, è solo così e solo nel silenzio profondo quindi dal lato finge di piangere. Perché già, non si può sapere il motivo. E forse non fa abbastanza dolore. Le anatre urlano nel fiume di notte. E neanche tu dormi. Dappertutto il rumore è muto e ovattato. Non c’è niente, oh, è solo così È solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere il motivo. Non è niente, oh, è così e solo nel silenzio profondo perché già, non puoi sapere perché.

Igor Kulev, fischiettando melodicamente, ha suonato la canzone di Raimods Pauls, cantata da Alla Pugacheva con le parole di Andrey Voznesensky “Il milione di rose rosse” e melodie nasali dell’Asia centrale. Niko Pirosmani, un timido, povero pittore georgiano, una volta regalò milioni di fiori alla sua amata, ma, comunque, lei scelse un gran signore con il quale lasciò la Georgia per sempre. Niko dipinse piccoli disegni di pub e di caffè in colori vivaci.

Quando non abbiamo cose da regalare, è importante restare quali siamo e credere in ciò che sappiamo.

Grazie a tutti i miei amici non solo per la fiducia ma anche per la capacità di apprezzare i nostri talenti.

Liga Sarah Lapinska

 

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la seconda delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Chiara Pavoni, Emiliano Negro, Bruno Mancini, Roberto Prandin, Nicola Pantalone, Angela Maria Tiberi, Liliana Manetti, Michela Zanarella, Quinto Ficari, Gianni Rodari, Paola Sarcina, Vladimir Majakovskij, Barbara Maresti, Roberta Panizza, Wanda Roda, Alexian, Santino Spinelli, sono stati i protagonisti musicali insieme al poesie e brani di narrativa tratti da libri di autori vari.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, la testata giornalistica IL DISPARI di Gaetano Di Meglio, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sei puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 20 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla frizzante, entusiasmante e dinamica Liliana Manetti (Ambasciatrice DILA per la Regione Lazio), che sarà impegnata in una serie di interviste, recensioni, letture di poesie e di prose che non vi aspettereste mai di gustare con tanto interesse e complicità. Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/

Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com Tel. 3914830355 tutti i giorni dalle 14 alle 23.

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200511

Editoriale

Lo scorso mercoledì 6 maggio, da parte del gruppo fb LENOIS, è stata diffusa la prima delle otto puntate preparate dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” come contributo alla manifestazione di interesse internazionale “Il Maggio dei Libri” nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Guido Arbonelli e Natalia Benedetti sono stati i protagonisti musicali insieme alle poesie tratte dalla mia raccolta “La Sagra del peccato” lette da Antonio Mencarini con immagini di opere di arti grafiche di Milena Petrarca, Nunzia Zambardi, Liga Lapinska; musiche di Nicola Pantalone e Guido Arbonelli.

Il tutto accompagnato da una buona dose di IL DISPARI di Gaetano Di Meglio e dalla magia dell’isola d’Ischia poiché le registrazioni sono state effettuate in parte a Ischia, in occasione del Natale organizzato dall’Assessorato alla cultura, e in parte nell’aula magna della SIAM (Società d’incoraggiamento Arti e Mestieri) di Milano durante l’evento “Otto milioni” organizzato da DILA ed inserito nella programmazione del BookCity 2016.

Per il loro valido contributo operativo vanno ringraziati, inoltre, l’Associazione algerina ADA di Dalila Boukhalfa, Mariapia Ciaghi editrice del Magazine EUDONNA e della Casa editrice IL SEXTANTE, Liliana Manetti ambasciatrice DILA per la Regione Lazio, Chiara Pavoni attrice scenografa e registra teatrale, Maria Luisa Neri Presidente dell’Associazione “Arte del suonare”, Stefano Degli Abbati scrittore, Domenico Umbro musicista, Angela Maria Tiberi Presidente DILA per l’Italia, Roberto Prandin compositore musicale, Assunta Gneo scrittrice, Giulio Menichelli violinista, Giuseppe Lorin attore, Vito Nicola Paradiso chitarrista, Lucia D’Ambra Attrice, Katia Massaro Presidente onoraria OCEANOMARE DELPHIS, Ugo De Angelis scrittore, e tutti i TANTI altri Artisti che proporremo nelle successive sette puntate di questa prima serie in calendario tutti i mercoledì del mese di maggio e di giugno, alle ore 22.

Il prossimo appuntamento per questa serie di eventi è fissato alle ore 22 di mercoledì 13 maggio, con la puntata realizzata e condotta dalla fantastica bella e brava Chiara Pavoni che farà rimanere incollati sulle seggiole noi nottambuli, e nei letti i più pigroni.

Vi aspettiamo in molti su https://www.facebook.com/groups/LENOIS/ Per partecipare: INFO emmegiischia@gmail.com

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Chiara Pavoni

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILAINTRODUZIONE all’antologia “Magari un’emozione”

L’emotività è una delle caratteristiche individuate per dare concretezza alla realizzazione dell’idea ispiratrice di questa antologia.

Per nulla strutturata sotto il profilo simmetrico, la composizione delle varie sezioni in cui essa è organizzata viene proposta come una serie di tasselli selezionati in base all’unico criterio della emozione, in apparenza latente, ma poi subito scoppiettante agli occhi di chi ne sappia leggere i palpiti primitivi.

Poesia, narrativa, ed arti grafiche in prima linea, seguite da giornalismo, recitazione e musica si intrecciano e si sovrappongono, si amalgamano, infine, nella dinamica volutamente scomposta che articola le pagine di questo libro.

Tutto è cominciato nel 2007, quando vide la luce il primo volume realizzato con i pochi contributi messi a disposizione da Aziende locali ischitane e da uno sparuto nugolo di Artisti disposti ad impegnare qualche loro risorsa sull’accattivante idea di vedere pubblicata una loro opera. Poi, una lunga storia, di piccoli ma continui successi, che ha costruite le premesse per le quali tutte le antologie degli ultimi quattro anni sono state gratificate dalla partecipazione alle edizioni Bookcity e, lo scorso anno, hanno avuto il privilegio di essere mostrate in pubblico nel big -stand allestito nel Castello Sforzesco di Milano, insieme ai nomi più altisonanti della letteratura mondiale, insieme alle collane più rinomate delle maggiori Case editrici internazionali e a disposizione di un pubblico numerosissimo composto da visitatori di provenienza cosmopolita.

Magari un’emozione!”, edita dalla giovane, competente e intraprendente Mariapia Ciaghi, proprietaria della Casa Editrice Il Sextante, sarà anche questa volta al centro di numerose iniziative artistiche e culturali che verranno proposte in biblioteche e luoghi di incontri pubblici, partendo, come sempre, appunto dal Bookcity di Milano 2019 #BCM19.

Noi sappiamo di aver avuto il coraggio di non sottomettere la nostra idealità ai compromessi di tipo commerciale e/o, peggio, di politica commerciale, e sappiamo che voi lettori sarete disposti a valutare favorevolmente le opere proposte dai tanti artisti presenti nel volume.

Bandite le pastoie accademiche che Ferdinando Martini contrastò, e che in precedenza Francesco De Sanctis e Pasquale Villari, pur provenendo dalla scuola di quell’insigne giurista -ma straordinario seccatore- che fu il marchese Basilio Puoti, avevano condannato, le nostre attuali proposte si slanceranno verso un percorso di sicuro respiro con l’audacia dei poeti cui sorride l’ideale di un’Arte nuova, in questa epoca che si è dischiusa al mondo sotto il segno della globalizzazione.

Anche nella parte letteraria sono state aperte nuove vie, ma occorre certamente che tutti coloro cui ferve in seno il fuoco sacro siano incoraggiati a scendere in campo aperto e misurarsi come in un torneo ad armi cortesi. Con tali intendimenti abbiamo voluto offrire alle nuove promesse delle Arti un mezzo per uscire dalla penombra o addirittura dal silenzio ed essere esposte alla viva luce della ribalta pubblicitaria, ove i migliori saranno facilmente individuati dal pubblico dei lettori che sa bene distinguere il grano dal loglio e che riconoscerà, in taluni dei novelli argonauti, i protagonisti di non lontane affermazioni di indubbio valore. Bruno Mancini

Il Dispari 20200511 – Redazione culturale DILA

Due poesie scelta tra quelle dedicate a tutti coloro che sono morti senza il conforto di un abbraccio.

Angela Maria Tiberi

Solitudine

Nell’aria si sente un canto di uccelli

felici di essere liberi di volare

e guardano noi uomini rinchiusi in casa

a causa della pandemia 2020.

No! Non voglio chiamare questo mostro

con il suo nome, né ricordare i giorni

trascorsi in casa.

La gioia mi prende ho due gioielli

accanto a me.

Sono piccini e arraffati,

non si lamentano di stare rinchiusi in casa.

Non andare a scuola è stata la privazione

dei ragazzi e piccini, non vedersi e giocare insieme.

Solo il computer e il telefonino sono stati

operatori di comunicazione del dialogo umano.

Questo mostro di virus ha portato con sé

tanti amori familiari dai capelli bianchi ma

giovani e piccini non sono mancati.

Camion di soldati in fila con le bare

senza fiori e preghiere.

Mai si dimenticano le vittime dei medici e

infermieri che hanno donato la vita per combattere

in prima linea di trincea questo mostro di virus.

Non voglio chiamarlo con il suo nome

ma in fondo ci ha uniti per riflettere

ed amare la natura stanca ed oppressa

dall’indifferenza umana.

Il Polo Nord si sta estinguendo per effetto serra.

Gli animali muoiono

in acqua non ci sono più i ghiacciai

e cosa rimarrà all’uomo?

Solo la speranza della realizzazione

del Regno dell’Amore…

 

Bruno Mancini

           

Dissertazioni – Strofa1/A

 

Perché  andiamo

dove fogli di cactus

affissi alle porte

chiudono umanità.

Dove orme di zoccoli

richiamano fughe.

Dove né bello, né buono,

né vero,

né noi. Andiamo a scrivere

quello che resta dei nostri palpiti,

delle nostre “disillusioni”

contro evanescenze prive di sogno.

 

Ora se vuoi, è l’ora di andare.

Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

Il Dispari 20200504

“Vogliamo lavorare, Vogliamo lavorare”

Si avvera la profezia di Scisciotto/Scisciò , mitico personaggio ischitano degli anni ’60

 Dal volume di Bruno Mancini “Per Aurora volume secondo”, il capitolo settimo del racconto “LA NOTIZIA VIRGOLA, LA CONDANNA PUNTO

Edoardo: -«Durante gli anni a cavallo del 1960, l’uomo più conosciuto in tutte le contrade dell’isola non era governato da abitudini, nel senso che non veniva posseduto da azioni ripetitive incontrollate.
Certamente era consuetudinario, totalmente, ma sempre in quanto poteva vantarsi di aver costruito razionalmente quel tipo di comportamento.»
Edith: -«Metodico abitudinario.»
Edoardo: -«Per non dimenticare le chiavi di casa, non lasciare il tempo alla pietanza di scuocersi, per ricordare le scadenze dei pagamenti, i santi ed i compleanni, per passare dall’uscio al letto la notte, dal letto al bagno la mattina (il pomeriggio e la sera riti adeguati), per trovare il libro il disco la penna la cravatta i calzini il numero di telefono del petulante sconosciuto, e poi dormire su un lato, sedere in un modo, guardare parlare pensare, finanche pensare, tutto veniva snocciolato dalla costruzione programmata che lui aveva preteso di organizzare.
Quando si accorse che aveva acceso una sigaretta (ne fumava quaranta al giorno) senza esserne cosciente, smise di fumare.
Ad un amico francese scrisse di non poter accettare che una sigaretta entrasse nella sua vita senza un avallo proveniente da una sua decisione.»
Tom: -«Ma cosa dici! Fumare è un vizio.»
Edoardo: -«Rispose: “Ed io lo uccido”.
I suoi standards ripetitivi erano coccolati, difesi, abbelliti, dichiarati.
Prodotti geniali di un assoluto epicureismo.
L’orologio svizzero giapponese robotizzato satellitare della generazione che verrà, super garantito, iper indistruttibile, solennemente perfetto.»
Edith: -«Guarda che…»
Tom: -«Sì lo so.»
Edith: -«Vorrei che tu…»
Tom: -«Già fatto.»
Edith: -«Mi passi il bicchiere?»
Tom: -«Quale dei due?»
Edoardo: -«Provate ad invertire, andava dicendo, il senso di apertura e chiusura del frigorifero che avete da dieci anni, cambiate posto all’interruttore della luce nell’ingresso della vostra casa, modificate la posizione dei numeri sul disco telefonico, fate un esperimento, e poi ditemi per quante migliaia di volte vi sarete comportati come se non ci fossero stati cambiamenti.
Quasi sradicato con un colpo la cerniera del caro vecchio frigo, riempite di manate la parete ormai vedova dell’interruttore, cercato di parlare con Bruno Mancini sulla linea riservata della donna più inchiappettabile secondo gli italiani.»
Tom: -«Ed aveva ragione.»
Edoardo: -«Fino a quando la sua mente, assolutamente mai distratta da attività lavorative e comunque neppure da quotidiane necessità di sopravvivenza, ebbe un parto che lui, per gli amici Scisciò, paragonò ad un miracolo.
E come tale voleva gridarlo al mondo intero.»
Tom: -«Scisciò nel ricordo di due suoi contemporanei veniva chiamato Scisciotto.»
Edoardo: -«Scisciò Scisciotto non era fesso.
Sappiamo per certo che in quel tempo si era già allenato a pensare, e, forte della nuova abitudine che chiamava cogito, trascorse un quarto della vita, per lui breve, a decidere se rendere urbi et orbi manifesta la gestazione mentale (ricevendone i dovuti applausi e complimenti), oppure se organizzarsi in maniera tale da consentire che il miracolo fosse comprensibile, misterioso ma non troppo, cioè sfruttabile.
Naturalmente a totale beneficio di sé veggente profeta mago cartomante astrologo, Fidel Bud Cri Hit XIV – XII – VIII Greg Pioo Giov Ma Maome, invasato incardinato incunabolo incudine e martello, oltre che dei suoi aventi causa: pastorelli e pastori d’Abruzzo e Molise affaticati lungo la dorsale Appenninica che ogni anno percorrevano due volte con i greggi transumandi.»
Tom: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è quella di lavorare.»
Edoardo: -«Lavorare lavorare diciotto ore il giorno. Sono trascorsi poco più di duecento anni dall’epoca degli schiavi dell’America pre-rivoluzionaria.
Quando arrivarono le lotte di classe diventarono dieci ore.
Ora otto ore e quaranta, vero? Falso? Comunisti, sfascisti, mangiapreti, rovina famiglie, i bambini no, a quelli pensava morbosamente l’Emilio presidente tubatore.
Scisciò viaggiava nel mondo al tempo delle canzoni di Gino (sapore di sale, il cielo in una stanza), il giorno in cui fu illuminato dalla risposta al suo dilemma…»
Tom: -«… se le dodici ore sono diventate otto e quaranta, domani con le nuove tecnologie potrebbero ridursi a trenta per settimana e forse se un inquilino importante di Londra lo richiedesse, forse, anche a meno.»
Edoardo: -«Un veggente, un indovino. La birra è finita, concludi con i suoi pensieri.»
Edith: -«L’uomo è un animale di abitudini e la sua più grande abitudine è lavorare, lavorare, lavorare.
Toglietegli il lavoro e non saprà più come comportarsi, cosa fare, perché esistere. Quasi aprisse il frigo dalla parte sbagliata.
Boccheggiante in apnea.
Quindi io, che non ho mai lavorato, prenderò posto su un balcone di Piazza Venezia ed alla folla oceanica osannante, confermerò la già sussurrata notizia della mia disponibilità.
Pronto ad istruirli, inquadrarli, gerarchizzarli, come un missionario, forte della cultura delle mie esperienze a governare le abitudini, e, in particolare, con la inattaccabile verità della mia assoluta adattabilità a vivere senza lavorare.
Allora sì, senza dubbio, tutti coloro che avevano gridato con rabbia “Vogliamo lavorare vogliamo lavorare”, mi acclameranno portandomi in trionfo.
Loro Re Custode Balia Allenatore Imperatore Comandante Duce.
Che voglio, un titolo una medaglia un tesoro un impero un esercito pronto a duellare morire sacrificarsi samurai donne prone e maschi incazzati…?
AVRO’ TUTTO.»
Edoardo: -«Complimenti per aver ripetuto il suo pensiero tutto in un fiato.
Comunque, un terribile giorno, sbalordito, capì di essere incompleto.»
Edith: -«Si sentì privo di lavoro gratificante?»
Tom: -«Gli mancava una medaglia?»
Edith: -«Voleva un figlio?»
Edoardo: -«Ormai era quasi calvo, la vista indebolita gli concedeva a stento di leggere i giornali, aveva smesso di scazzottarsi con invadenti e rompicoglioni, non fumava, non beveva, non inseguiva sottane, per scelta, per abitudine.»
Tom: -«Abitudine voluta.»
Edith: -«Allora?»
Edoardo: -«Allora aveva dolorosamente compreso che nonostante tutti gli sforzi (ormai erano decenni che provava), neppure usando la super tecnica più raffinata della super benzina da formula uno che trascinava nel bagagliaio delle sue esperienze, mai avrebbe potuto rendere perfettamente organizzata ogni parte della sua vita.»
Edith: -«Gli sarebbe mancata in ogni caso l’abitudine del sogno, perché i sogni, quelli veri, non si possono governare.»

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Il Dispari 20200504 – Redazione culturale DILAIl Dispari 20200504 – Redazione culturale DILA

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Fabrizio Meo presenta la silloge “Amen in limine” a Roma

Fabrizio Meo presenta la sua prima silloge “Amen in limine” a Roma il 15 febbraio 2020 presso la Libreria Hora Felix alle ore 18.00.

La ricerca della completezza tra essenza di pensiero ed emozioni dove si armonizzano materia e spirito, finito e infinito diventa punto di partenza per esplorare il mistero stesso della vita dal suo inizio alla sua declinazione verso altre forme in cui la fine diventa rinascita e ridefinizione del sé, Da qui si potrebbe partire per accostarsi alle profonde riflessioni legate all’uomo e al suo essere in questo tempo, proposte dalle liriche di Fabrizio Meo, giovane autore agnonese appassionato di musica, spiritualità cristiana e orientale, poesia e ancora esperto di Taoismo e Sufismo, nonché di mistica apofatica, che già con la sua prima opera poetica  “AMEN IN LIMINE” restituisce l’energia in divenire del suo proiettarsi verso un rinnovato ascolto del sé in relazione a quanto intorno e al creato. A Roma nell’ambito della Rassegna Iplac presso la libreria Hora Felix in Via Reggio Emilia, 89 alle ore 18.00, sabato 15 febbraio 2020 viene presentata questa interessante silloge che vede come moderatrice Fiorella Cappelli, raffinata  poetessa, giornalista e critica letteraria, nonché organizzatrice di eventi culturali di ampio respiro, e in qualità di relatore il poeta e scrittore Fabio Tirone, la cui poesia esplora il tessuto esistenziale dando spazio all’uomo al suo senso di libertà quale conquista da tenere sempre salda.

Fabrizio Meo e la sua silloge “Amen in limine”,  la presentazione alla libreria Hora Felix sabato 15 febbraio 2020

Emerge da queste pagine dell’opera di Fabrizio Meo, una poesia colta con rimandi alla cultura classica greca e latina che invita con versi densi di armonia ad un rinnovato rapportarsi all’esistenza a partire da rimandi ad un passato pronto a riaffiorare con ombre e luci, ma anche espressioni di saggezza. In questo accostarsi all’esistenza con rinnovato sguardo e partecipazione a quanto vicino e lontano riscoprendo quanto l’armonia dei contrari rappresenti l’equilibrio dell’universo, necessario alla vita, il silenzio interiore diventa  occasione per recuperare quelle autentiche espressioni del pensiero nel rileggere la propria identità spesso offuscate dal caotico presente dal cui labirinto si può uscire recuperando il bello, e l’autentico respiro di luce che muove il pensiero e entra nella materia.  Da qui il rispetto della persona principio necessario per non rinunciare a sé stessi e agli altri ciascuno nella propria unicità, consapevoli che ogni aspetto della vita è in costante cambiamento, così come le sensazioni che si vivono.

La passione per letteratura classica, compresa quella greca e latina e la laurea in materie letterarie presso l’Università del Molise e la specialistica in “Scienze del testo” conseguita all’Università La Sapienza di Roma e ancora l’interesse per la musica anche quella metal, si combinano in questa poesia di luce e respiro infinito con il cosmo accogliendo riflessioni legate a filosofie e credo cristiani e orientali. a suggerire nuove possibili vie per giungere a quella verità sull’uomo  e sul  senso del suo esistere e sul suo nascere e morire, per poi rinascere oltre.

Le liriche di Fabrizio Meo sono specchio di quella parte silente che vibra nell’essenza di luce ad attraversare la materia per recuperare autenticità di emozioni e procedere oltre le banali apparenze e superficialità che appartengono alla massa. I suoi versi  invitano a cogliere oltre la forma quel di più che restituisce l’armonia tra il principio e la fine, il giorno e la notte, ad accarezzare l’idea di approssimarsi a quel confine con il divino, la divinità dove tutto è eterno presente e si rinnova oltre il tempo.

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Silvana Lazzarino

 

 Per la Rassegna Iplac

Presentazione della silloge “Amen in limine”

dii Fabrizio Meo

modera Fiorella Cappelli,

relatore Fabio Tirone

Libreria Hora Felix

Via Reggio Emilia, 89 Roma

Sabato 15 febbraio 2020 ore 18.00

 

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Maratea: le nuove prospettive del cineturismo

Maratea le nuove prospettive nazionali e internazionali del cineturismo presentate lo scorso 9 febbraio 2020 al Convegno “Maratea: patrimonio di storia e cultura, un set di cinema ed eventi” nell’ambito del BIT Borsa internazionale del Turismo

 Grande interesse da parte del pubblico con partecipazioni culturali davvero di spessore, lo scorso 9 febbraio 2020 nell’ambito del Bit – Borsa Internazionale del Turismo, per l’ interessante convegno “Maratea: patrimonio di storia e cultura, un set di cinema ed eventi”. organizzato dal Comune di Maratea insieme all’associazione Cinema Mediterraneo con il Consorzio degli albergatori e la Pro Loco.

Durante l’incontro – moderato dalla bella conduttrice Carolina Rey e che ha visto i saluti di apertura di Vito Bardi, Presidente della Regione Basilicata – diversi sono stati gli interventi in scaletta che si sono soffermati sulle prospettive nazionali e internazionali del cineturismo e sul rapporto virtuoso tra Maratea, la Basilicata, il cinema e gli eventi.

Maratea: il convegno con Michela Scolari e  Vittoria Bianchini

A turno hanno parlato, in vari momenti ed in ordine sparso: Daniele Stoppelli, sindaco di Maratea;  Biagio Salerno, presidente del Consorzio Turistico Maratea; Pierfranco De Marco, presidente della pro loco di Maratea La Perla; Antonella Caramia, presidente associazioniste Cinema Mediterranea; Antonio Nicoletti, direttore Apt Basilicata; il Presidente UMPLI Nazionale Antonino La Spina.

Dal mondo del cinema da sottolineare gli interventi della produttrice Michela Scolari; di Alberto Barbera direttore del Festival del Cinema di Venezia; dell’attrice Vittoria Bianchini che sarà una delle protagoniste del prossimo film di Terry George che si girerà anche in Basilicata.

Tra le presenze che si sono intraviste nello stand pure quella di  Valentina Trotta, assessore al Turismo e Spettacolo del Comune di Maratea. Molto apprezzati poi da parte del pubblico presente gli interventi degli attori Paolo Ruffini e Sandra Milo, con funzione di testimonial per l’occasione. Sandra Milo ha esaltato la funzione del Cinema in Italia. Impossibile per lei non far riferimento, al di là della domanda specifica postale dalla conduttrice Carolina Rey,  alla sua vicenda professionale ed umana con l’indimenticabile Federico Fellini, da lei definito “il più grande regista del mondo, che ha dato tanto amore al nostro Paese“. Un uomo per il quale la Milo ha vissuto un incontro fatale, di quelli indimenticabili e difficile perfino da esprimere per quanto intenso. Ha infine sottolineato, la nostra Sandra icona nazionale: “L’Arte senza amore non è

Maratea: convegno, Antonella Caramia

completa“.

Paolo Ruffini, al solito autoironico e divertente, dopo aver scherzato a più riprese con il manager lucano Nicola Timpone, ha concordato sul fatto che l’Arte senza amore non sia niente, ed ha speso bellissime parole per Maratea ed il territorio lucano, definendolo un luogo familiare, dove ci si sente a casa. Dietro ad una promozione cinematografica c’è proprio arte, ha poi aggiunto  Ruffini, concludendo che “il Cinema è una grande occasione sociale, dove si condividono emozioni con sconosciuti uscendone arricchiti; e dove c’è socialità c’è cultura“.

Sono state annunciate importanti novità relative alla prossima edizione del “Le  giornate del cinema lucano a Maratea – Premio Internazionale Basilicata 2020” e alla sua offerta turistica. La prima anteprima annunciata  ha riguardato il cambio di nome: “Marateale – Premio internazionale Basilicata” sarà la nuova dominazione.

Il sindaco Daniele Stoppelli ha dichiarato nel suo intervento, fra i numerosi contenuti enunciati. “Siamo orgogliosi della nostra importante rassegna cinematografica internazionale, che si terrà dal 21 al 26 luglio 2020  e che ha visto nella scorsa edizione, tra i tanti illustri ospiti, la partecipazione di Richard Gere. Anche per quest’anno e per gli anni a venire, in sinergia con la Regione Basilicata, l’Apt, gli operatori turistici e le associazioni presenti sul territorio, stiamo lavorando alla programmazione turistica di Maratea, al fine di realizzare un’offerta sempre più rispondente alle esigenze del mercato “.Gli interventi parlati in programma sono stati tutti di valore celebrativo per la regione Basilicata: hanno ripercorso la qualità dell’offerta lucana per quanto riguarda vacanze e beni culturali e paesaggistici.

Silvana Lazzarino

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